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24 giugno - S Giovanni Battista

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Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
24 giugno - notte di S. Giovanni

‘Na buttigliella ‘e “père ‘e palumme” dal deciso colore rosso vinaccia, un mezzo spicchio di provolone stagionato “del monaco”, due fette doppie di “palatone”, e la televisione da guardare… che con le stronzate che danno oggi, la guardi o non la guardi ti ammosci allo stesso modo.

Giuvà… che ci vuoi fare?... dicevano i vecchi antichi, e c’avevano raggione! che la vita è un’altalena, che va e che vène… come il secchio del pozzo ca mo’ è chieno e mò è vacante… come la panza vuota, che speriamo a Dio che domani la si possa riempire…

I momenti come questo, Giuvà, vuoti di emozzioni, non ci devono spaventare, perché la Madonna li ha creati perché ci ricordassimo di ringraziare a Dio delle cose dolci che ci siamo zucate, per pregarlo che mai sia peggio di adesso e per chiedergli, se fosse possibile alla sua bontà, qualche altro juorno ‘e gioia.. ‘e felicità… anche domani, o dopo… quann’ pare a Isso!

Te la ricordi Giuvà, ‘e chella vòta, parecchio tempo fa… trent’anne?... quando facettemo la notte di S.Giovanni proprio second’ ‘e regole più antiche, ‘e tradizione vere, (o inventate, chi ‘o po’ sapé?)
ca ce cuntava “a maga”…. quella ragazza… comme se chiammava?... con le zizze grosse, un poco appese, che nella vita sua faceva sulo scemità?

Non mi ricordo, va!, ma non importa, certo che era di grande compagnia!... e s’inventò quella serata, in omaggio a te che eri il festeggiato e alla comitiva, che riuscì troppo bella, e che ce cunsulajemo!

Cominciò, se ben ricordo alla campagna di quell’amico suo carabiniere… o forse là arrivai io che voi già c’eravate, per il “rito primo del bosco al tramontare”.
In pratica un’arrampicata sui ciliegi… t’arrecuorde, Giuvà quanto erano grossi?... parévano ‘e Baobab ‘n mieza a steppa! a raccogliere frutta a tunnellate!
Diceva ‘o giuvinotto militare che l’annata era stata scarsa, e poco conveniente chiamare gli operai alla raccolta!... Gennaro se ne regnette duje paniere… chiù gruosse d’o mazzo ‘e ‘na lavannara…

Poco più tardi, era quasi al buio la notte più breve di ogni anno, ci fu il “secondo rito al bosco”… davvero suggestivo…
Le ragazze tenevano i cerogeni ben alti a farci luce, e noi uomini, arrampicati sul vecchio tronco malandato raccoglievamo le noci del nocillo:
«Guagljù, m’arraccumanno!... quarantotto noci!! - strillava ‘a maga da sotto l’albero, fra nu scongiuro e n’incantesimo; non una di meno ca s’offende il Santo, non una e cchiù ca s’’ncazza ‘a pianta!... e guardàteve ‘e fatte vuoste!... se dentro ci sta il verme, il nocillo vi viene ‘na ciofèca!...»

Quarantotto noci da mettere nell’alcol tagliate in quattro con la foglia d’alloro, con un seme, la scorza di limone e i grani di caffè tostato… e qualche altra cosa che più non mi ricordo.
Il barattolo da tappare bene prima di mezzanotte e da tenere al buio fino alla vigilia dell’Assunta.
Ci disse anche il perché, la maga, ma non mi torna in mente.

A mezzanotte poi, ricordi?... cominciava il rito della notte, quello del fuoco e del piombo fuso.

L’ho ritrovata in Austria, sai? la tradizione, con rito quasi identico a quello della maga… ma come si chiamava?... non riesco a ricordare!
Anche in Austria fanno il piombo fuso, ma, bizzarramente, il rito si sposta di mezz’anno, all’altro San Giovanni , ed all’altro solstizio, quello d’inverno… (che poi l’hanno spostato all’ultimo dell’anno per evidenti interessi commerciali).
E mi viene da pensare che la maga in fondo non s’inventasse proprio tutto!...
E mi ricordo anche delle due figure dei “compari” giocatori di carte del Presepe Tradizionale Napoletano, “zi Vicienzo” e “zi Pascale”, nella tradizione più antica chiamati “i San Giovanni”… e nella mia fantasia associo le alterne fortune delle carte al senso apotropaico del piombo fuso, che una volta favorisce l’uno, una volta l’altro… a Napoli San Giovanni Battista, a Vienna San Giovanni evangelista…

In Austria naturalmente il rito è più rigoroso, e c’è anche un manualetto di istruzioni e guida all’interpretazione delle figure; al posto poi dei pezzetti informi di piombo che avevamo noi (ti ricordi quel pezzo di cavo “sottopiombo” del vecchio impianto elettrico?) lì hanno delle figurine modellate, ognuna con un suo preciso significato… il pane, la lanterna, il secchio, il comignolo, la “mappatella” del viandante, il fiasco… e nella confezione di figurine c’è anche un apposito crogiolo di latta per effettuare la fusione…
Ma la sostanza è la stessa: stesso pentolone d’acqua fredda, semioscurità, formule magiche incomprensibili… e poi dal più vecchio al più giovane prende la sua figurina modellata (non ho capito se ci sia una regola, per sceglierla) la mette nel crogiuolo, sopra la fiamma fino alla completa fusione. Poi con un gesto deciso lascia cadere il metallo fuso nell’acqua, dove subito solidifica.
Quindi, l’interpretazione della forma… ognuno dice la sua idea, poi la maga (chissà se può essere anche un mago?) consulta il libretto, e pontifica. Quello che dice lei, è il vero significato!...

Naturalmente per noi un estroso passatempo di società… ma in Austria ho visto un uomo adulto rabbuiarsi per un vaticinio sgradito, ed una donna andarsene di là a piangere…

Forse, nemmeno per noi è un banale gioco e nulla più. A me uscì una figurina racchia con le braccia aperte

Il ricordo di quella notte lontana dedicata a te, con le sue bizzarrie, i riti, i canti e gli immancabili “intrattieno” di stuzzichini saporiti, mi hanno permesso di replicare stasera quelle emozioni, di rivivere quelle ore, di sentirmi felice di dividere ancora con te ‘sta buttigliella ‘e pere ‘e palummo, ‘sta scorza ‘è furmaggio, ‘o poch’ e pane… e moltiplicare ancora l’amicizia di una vita.

Buon Onomastico, Giuvà!



Lucio Musto a Giovanni Keller la notte del 24 giugno 2011

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