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Analisi transazionale.

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doctor faust
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Viandante Affezionato
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Ogni forma di dialogo e' riconducibile ad una analisi. Anche i dialoghi con se stesso, cioe' le memorie riflessive, come diari e biografie.

Si possono fare sia dal vivo, analizzando il dialogo mentre i produce, oppure su un documento qualsiasi, analizzandolo come si trattasse dell'esposizione fissata dell'espressione dell'essere nel suo farsi e disfarsi.

Cio' non ha nulla a che fare con la psicologia terapeutica, anche se puo' servire nelle situazioni di sofferenza psicologica, ma si rivolge invece di piu' alla situazione esistenziale del soggetto, mettendone in luce gli elementi portanti, come la sua posizione di fronte agli eventi, il tipo di condizionamenti avuto, i giochi che interpreta di preferenza per mantenere le convinzioni che ha su di se, sugli altri e sul mondo.

Serve anche a conoscere il proprio copione esistenziale, ovvero quel canovaccio scritto nel DNA e nei primi anni di vita, e poi elabotarato e portato a compimento durante gli anni successivi, decidendone già il finale, che puo' essere vincente, perdente o neutro[quasi vincente].

Chi e' interessato all'argomento o gia' iniziato, si faccia avanti. Magari viene fuori una discussione interessante.

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2
lisandro
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Viandante Storico
Viandante Storico
A me per anni è stato utile compilare dei quaderni. Li consideravo all'epoca determinanti per formulare una vera e propria diagnosi sullo stato delle cose (quelle percepite e quelle idealizzate).
Esprimersi vuol dire esporsi. E se ci si espone è per ricevere l'apporto degli altri. E su questa reazione si riformulano e riconsiderano le cose.

Quindi per me un dialogo è sempre una richiesta di aiuto e al contempo una cura. Ma senza dargli una connotazione negativa alla malattia poiché l'individuo "sano" non esiste in natura, ma l'individuo con le sue patologie. Quindi la malattia serve per vivere e non per morire (finché vi è energia), è il modo di stare al mondo.

"Comunicare" è una conquista perché implica una unica scelta e che decidiamo di trasmettere, ma allo stesso tempo è un limite perché dimostra tutto il resto che non siamo stati capaci di ideare.


caio eufrosine.

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3
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
doctor faust ha scritto:Serve anche a conoscere il proprio copione esistenziale, ovvero quel canovaccio scritto nel DNA e nei primi anni di vita, e poi elabotarato e portato a compimento durante gli anni successivi, decidendone già il finale, che puo' essere vincente, perdente o neutro[quasi vincente].

Chi e' interessato all'argomento o gia' iniziato, si faccia avanti. Magari viene fuori una discussione interessante.

Mi piacerebbe capire meglio a quale finale già deciso tu stia facendo riferimento, intendi forse dire che attraverso l'analisi transazionale si può arrivare a prevedere il proprio futuro?

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4
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Cleden ha scritto:

Mi piacerebbe capire meglio a quale finale già deciso tu stia facendo riferimento, intendi forse dire che attraverso l'analisi transazionale si può arrivare a prevedere il proprio futuro?

E gia'.
Ogni persone, in base alla sua posizione esistenziale, al suo sistema di riferimento, alle ingiunzioni, alle spinte e ai permessi che gli sono dati, nei primi anni di vita stila un propio copione di vita, cioe' la trama in cui si sviluppera' la stessa, con delle decisioni sulle mete intermedie e sul gran finale.

Questo lo puo' intuire un analista che coglie il profilo psicologico del soggetto, ma lo può intuire anche il soggetto stesso, cioe' portarlo alla coscienza, con degli esercizi, come la fantasia guidata, oppure verificando insieme all'analista il proprio profilo.

Non e' qualcosa di stabilito a priori, ma e' idealmente perseguito, e, se non intercorrono cambiamenti del programma, al gran finale ci si arriva davvero. Buono o cattivo che sia.

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5
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
lisandro ha scritto:A me per anni è stato utile compilare dei quaderni. Li consideravo all'epoca determinanti per formulare una vera e propria diagnosi sullo stato delle cose (quelle percepite e quelle idealizzate).

Ottimo esercizio riflessivo, sull'esempio del diario.
Si scrive quello che ci si sente e poi lo si va a riguardare con occhio obbiettivo, adulto, in modo da contestualizzarlo. Cosi si puo' verificare proprio quell che dici tu: la differenza fra il reale condiviso e il reale interiore.

Esprimersi vuol dire esporsi. E se ci si espone è per ricevere l'apporto degli altri. E su questa reazione si riformulano e riconsiderano le cose.

Anche questa e' ottima osservazione. In effetti l'unico modo per verificare di non essere persi nel proprio mondo interiore e confrontarsi con altri.

Quindi per me un dialogo è sempre una richiesta di aiuto e al contempo una cura. Ma senza dargli una connotazione negativa ...

E gia'. In ogni momento della vita siamo in questa condizione di equilibrio proprio perche', inconsciamente, ci prendiamo cura di noi assolvedo i nostri bisogni. Il dialogo, sia interno che condiviso, e'esposizione e cura nello stesso momento, in quanto assolve al bisogno di ex-sistere.

"Comunicare" è una conquista perché implica una unica scelta e che decidiamo di trasmettere, ma allo stesso tempo è un limite perché dimostra tutto il resto che non siamo stati capaci di ideare.

E' vero. Tutti siamo capaci di esprimerci, ma comunicare e' un livello superiore. Significa capire chi abbiamo di fronte, e metterci nelle condizioni di essere compresi. Non e' percio' un gesto egocentrico, ma altruistico.

Che poi ci si riesca o meno...e' un'altra cosa. Così come sono un'altra cosa le finalita'.

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6
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
non sono daccordo (ma non è una novità) trovo questo determinismo scientista assolutamente gratuito come un qualsiasi libro del destino vergato dalla mano divina, ci sono variabili imponderabili che impediscono queste false sicurezze e queste fallaci previsioni....vuoi predeterminare l'esito di una vita? Qualsiasi vita?
Si nasce, si vive per il tempo che si vive, bene o male a seconda del vissuto personali e dei vari punti di vista e poi si muore e la fine è uguale per tutti........ morì come tutti si muore, come tutti provando dolore

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7
lisandro
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Viandante Storico
Viandante Storico
Proseguo sulla linea salute-malattia: ricordo che lessi tempo fa gli studi di G. Groddeck, il quale sosteneva che anche la mancanza di salute è in un certo senso volontaria.
Dovrebbe far parte del percorso di vita ottenere maggiore consapevolezza sulla propria salute.
Insomma per capire il fine bisogna avere gli strumenti?

Ma evidentemente non basta... anche le teorie quantistiche sostengono che un battito d'ali di farfalla può causare un cataclisma agli antipodi, chi lo può prevedere?

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8
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
BIGbossSTIGAZZI ha scritto: trovo questo determinismo scientista assolutamente gratuito come un qualsiasi libro del destino vergato dalla mano divina, ci sono variabili imponderabili che impediscono queste false sicurezze e queste fallaci previsioni....vuoi predeterminare l'esito di una vita? Qualsiasi vita?

Ovviamente non e' cosi'. Non sono previsioni medianiche, e nemmeno astrologiche.
Sono delle tendenze che vanno un po' oltre la semplice previsione intuitiva.

Di un bambino molto dinamico, come luogo comune, posso prevedere un futuro da sportivo. Ma tutto si ferma li.
Qui si va oltre, perchè ci sono degli elementi su cui basarsi, che ho elencato sopra.

Una volta identificati questi elementi, volendo, si puo'ipotizzare un copione vincente, non vincente [banale] o perdente.

Il copione vincente e' quello che riesce a realizzare cio' che era stato interiormente deciso nell'infanzia. Per esempio: Io faro' l'aviatore. Magari non pilotera' mai l'aereo, ma diventera' un ingeniere aviario, oppure un grande costruttore di aeroplanini telecomandati. L'importante e' che la sua mente sia presa dall'idea del volo. E questo sara' un copione vincente.

Il banale non riuscira' nell'intento, ma si consolera' dicendo: Se avessi avuto le conoscenze giuste, se avessi avuto piu' fortuna, se non mi fosse mancata la salute, se... .

Il perdente invece finira' per fare l'avvocato, oppure il pizzaiolo, e vivra' una vita da insoddisfatto.

Ma il copione perdente puo' avere gradi diversi.
Essere lieve e compensato da altre realizzazioni.
Essere medio e condurre così una vita sempre alla ricerca di cio' che non c'e' e non si sa, con un senso di insoddisfazione continua, con mete mai soddisfacenti.

Oppure essere grave, con comportamenti lesivi e autolesivi, e finire in psichiatria, in galera o all'obitorio.

Si nasce, si vive per il tempo che si vive, bene o male a seconda del vissuto personali e dei vari punti di vista e poi si muore e la fine è uguale per tutti........ morì come tutti si muore, come tutti provando dolore

Ma qui non generalizziamo. L'importante e' come conclude il singolo. Se e' soddisfatto o meno. E non e' detto che si debba provare dolore. Per alcuni la morte puo' essere una liberazione.

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9
doctor faust
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Viandante Affezionato
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lisandro ha scritto:Proseguo sulla linea salute-malattia: ricordo che lessi tempo fa gli studi di G. Groddeck, il quale sosteneva che anche la mancanza di salute è in un certo senso volontaria.
Dovrebbe far parte del percorso di vita ottenere maggiore consapevolezza sulla propria salute.
Insomma per capire il fine bisogna avere gli strumenti?

un certo grado di consapevolezza ci vuole, per cui ci vogliono gli strumenti per acquisirlo,
Poi c'e anche quello fortunato, perche' ha a vuto un corredo genetico di tutto riguardo, che e' sereno e soddisfatto per indole, e che quindi e' gia' libero dal copione e puo' realizzre quello che piu gli aggrada, compatibilmente con le possibilita oggettive.

Ma evidentemente non basta... anche le teorie quantistiche sostengono che un battito d'ali di farfalla può causare un cataclisma agli antipodi, chi lo può prevedere?

E vero. Ma le conseguenza sono di tipo passivo, meccanico, causa-effetto.

Qui entra la variabile della volonta' inconsapevole, che riporta sempre il timone in una certa direzione, anche se si cerca di virare a piu' riprese.

Il massimo, ma forse irraggiungibile, e' la liberta' da ogni impronta copionale, che ci permette una liberta' di decisione cosciente e assoluta.

Forse in paradiso...

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10
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Che si possano prevedere le reazioni di un soggetto a determinati stimoli son d'accordo, ci credo, lo sperimento, ho anche visto un paio di mentalisti all'opera capaci di far compiere a degli sconosciuti azioni da loro stessi previste e predeterminate, attraverso un particolare uso delle parole e dei gesti.

Che conoscendo il copione esistenziale di un soggetto si possa prevederne il futuro non mi sembra affermabile con tanta sicurezza, sarebbe possibile unicamente alla condizione che nessuna nuova esperienza entrasse in lui, che nulla mutasse, e sappiamo già che non è così.

Di più, ritengo che il fatto stesso di svelare tale copione possa rappresentare una svolta tale per cui quel copione non varrà più, infatti rendere manifesti e coscienti certi meccanismi psicologici spesso basta per mutarli e/o superarli.


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11
Cleden
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
doctor faust ha scritto:
L'importante e' come conclude il singolo. Se e' soddisfatto o meno. E non e' detto che si debba provare dolore. Per alcuni la morte puo' essere una liberazione.

Se per conclusione intendi proprio la morte allora mi sembra che manchi qualcosa: sarebbe meglio vivere ogni giorno, piuttosto che vivere sperando in un gran finale, rincorrendo un obiettivo che ci si è posti addirittura da bambini.
Quanti bambini avrebbero voluto essere degli astronauti, ma poi hanno cambiato idea volontariamente, non perché banali o perdenti, bensì per aver scoperto, sperimentandole, altre cose che gli piacevano maggiormente?

Inoltre non ritengo sia utile per superare le frustrazioni credere che a causa del proprio corredo genetico e di ciò che si è vissuto nei primi - quanti... 2, 3? - anni di vita qualsiasi cosa si cerchi di fare la nostra volontà automatica deciderà per noi... Mi sembra 'na roba mica tanto "aperta", questa analisi transazionale qua...

Ai miei figli cerco e spero di insegnare che il valore di una persona è indipendente dalla professione che sceglie o si trova a dover svolgere.
Gli insegno che si può sempre migliorare, che crescendo si impara a scegliere, che si impara a sbagliare sempre di meno, gli insegno a riflettere sui perché dei loro comportamenti, a comprendere le loro emozioni. Soprattutto spero di insegnargli che ogni giorno ha il suo valore. Che direbbe l'analisi transazionale di tutto questo?

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BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
...e qui casca l'asino, io lavoro con gli errori, con i falliti (con quelli che tu e chi come te chiamereste falliti) ma la vita e gli adattamenti ad essa non finiscono mai, tu parli di teorie astratte io ti dico che la vita è carne e sangue e merda e per amare bisogna sporcarsi le mani

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13
doctor faust
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Viandante Affezionato
Cleden ha scritto:

Che conoscendo il copione esistenziale di un soggetto si possa prevederne il futuro non mi sembra affermabile con tanta sicurezza, sarebbe possibile unicamente alla condizione che nessuna nuova esperienza entrasse in lui, che nulla mutasse, e sappiamo già che non è così.

Di più, ritengo che il fatto stesso di svelare tale copione possa rappresentare una svolta tale per cui quel copione non varrà più, infatti rendere manifesti e coscienti certi meccanismi psicologici spesso basta per mutarli e/o superarli.



Infatti non ha senso passare del tempo a cercare di definire il copione di un soggetto, se il fine non e' quello di provare a modificarlo, perche giudicato insoddifacente dallo stesso.

E' il fine di ogni psico-terapia, in fondo.

Ma anche qui c'e' un distinguo: ci sono soggetti che sono suscettibili di modificazione degli atteggiamenti inveterati, e altri no.
Ecco perche tante psicoterapie lasciano il tempo che trovano, cosi' come tentativi di rieducazione o di ristrutturazione.



Ma anche

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14
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Cleden ha scritto:
doctor faust ha scritto:
L'importante e' come conclude il singolo. Se e' soddisfatto o meno. E non e' detto che si debba provare dolore. Per alcuni la morte puo' essere una liberazione.

Se per conclusione intendi proprio la morte allora mi sembra che manchi qualcosa: sarebbe meglio vivere ogni giorno, piuttosto che vivere sperando in un gran finale, rincorrendo un obiettivo che ci si è posti addirittura da bambini.

Ma infatti non e' che uno debba vivere in funzione della morte, anche se gli esistenzialisti nikilisti post heiddegheriani lo sostenevano.
Semplicemente quel momento e' ineluttabile, e percio' sarebbe meglio che si si giungesse senza rimpianti e senza rimorsi, sereni e soddifatti.

Diciamo che il gran finale te lo costruisci ogni giorno, e non e' percio' una speranza, ma una conseguenza delle azioni precedenti. Il problema e' che sono in buoa parte determinate dal tuo copione di vita.

Quanti bambini avrebbero voluto essere degli astronauti, ma poi hanno cambiato idea volontariamente, non perché banali o perdenti, bensì per aver scoperto, sperimentandole, altre cose che gli piacevano maggiormente?

Ma certo. Non e' tanto l'astronauta che conta, ma la sensazione che stai viaggiando verso nuove e misteriose avventure, se questa e' la tua aspirazione.
C'e' quello che ci riesce e quello che non ci riesce, e finisce per fare il ragioniere in banca.

Inoltre non ritengo sia utile per superare le frustrazioni credere che a causa del proprio corredo genetico e di ciò che si è vissuto nei primi - quanti... 2, 3? - anni di vita qualsiasi cosa si cerchi di fare la nostra volontà automatica deciderà per noi... Mi sembra 'na roba mica tanto "aperta", questa analisi transazionale qua...

L'eta presa in esame varia da soggetto a soggetto. Nelle femmine per esempio, le decisioni vengono prese prima che non per il maschio.
Copmunque gia molto e' determinato dall'indole ereditata, che stabilisce a priori la posizione esistenziale.
Poi le decisioni fondamentali possono essere prese in diversi momenti e vengono fissate per lo piu' inconsapevolmente. C'e' tempo fino all'adolescenza, perche nell'adolescenza alcune decisioni di base possono essere riprese e riviste, alla luce di una nuova cognizione di se e della propria forza vitale.
Resta pero' la sensazione che cio' che indirizzera' la propria vita interiore e' formato nei primi anni.
Come per una pianticella.
Cio' che avvera dopo sara' la realizzazione o l'inibizione di quel progetto.

Ai miei figli cerco e spero di insegnare che il valore di una persona è indipendente dalla professione che sceglie o si trova a dover svolgere.

E certamente.Meno male.

Gli insegno che si può sempre migliorare, che crescendo si impara a scegliere, che si impara a sbagliare sempre di meno, gli insegno a riflettere sui perché dei loro comportamenti, a comprendere le loro emozioni.

Gia'. Ma queste cose non si insegnano. Si apprendono sopratutto dai comportamenti altrui, secondo la propria disposizione d'animo.

Soprattutto spero di insegnargli che ogni giorno ha il suo valore. Che direbbe l'analisi transazionale di tutto questo?

Nulla. Ti farebbe gli auguri.

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15
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
BIGbossSTIGAZZI ha scritto:...e qui casca l'asino, io lavoro con gli errori, con i falliti (con quelli che tu e chi come te chiamereste falliti) ma la vita e gli adattamenti ad essa non finiscono mai, tu parli di teorie astratte io ti dico che la vita è carne e sangue e merda e per amare bisogna sporcarsi le mani

Ma...si tratta di teorie che provengono da intuizioni sul campo.
Berne, che per primo ha messo le basi a ques'argomento, lo ha fatto sul campo, come medico militare.
Io stesso, che l'ho adottato come chiave di comprensione dei fenomeni psichici della comunicazione,lo confronto ogni giorno cercando conferme, ma anche critiche e confutazioni.

Che fai? l'infermiere?
E' un lavoro interessante e vario, che ti da una interfaccia continua per verificare questo metodo, che ti puo' senz'altro tornare utile.


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16
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Io vorrei cogliere l'occasione per fare una domanda su una cosa che non ho mai capito di questo approccio.
Cosa differenzia le emozioni parassite dalle altre?
Dal mio punto di vista tutte le emozioni che un soggetto prova appartengono al soggetto, quindi nessuna è parassita.

imbarazzo Poi ho anche altre domande, ad essere sincera. Ma te le dirò una alla volta.

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17
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:Io vorrei cogliere l'occasione per fare una domanda su una cosa che non ho mai capito di questo approccio.
Cosa differenzia le emozioni parassite dalle altre?
Dal mio punto di vista tutte le emozioni che un soggetto prova appartengono al soggetto, quindi nessuna è parassita.

imbarazzo Poi ho anche altre domande, ad essere sincera. Ma te le dirò una alla volta.

Per fare una domanda simile o ti stai informando a spron battuto, o sei gia' a conoscenza di fondamenti della metodica.

Comunque, giusto per ricordarlo, essendo un metodo in gran parte basato sul comportamento e sul dialogo che ne consegue, si puo' parlare di approccio cognitivo-comportamentale.

Ma, lasciando ampio margine di spazio all'intuizione, e quindi ad una visione intregrata dell'individuo, si puo' parlare di un aspetto della psicologia umanista, o, come piace pensare a me, ad una filosofia umanista.

Non per nulla gli aspetti transazionali sono molteplici e metterli tutti in fila in un ordine logico, prevede una certa plasticità e creativitò, che sfiora l'arte.

Ma veniamo alla domanda...

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Blasel
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Essendo stato, il tema in questione, un argomento del mio lavoro quotidiano, ed in parte (essendo in pensione) lo e' ancora, lo avevo 'snobbato' non leggendolo. Adesso, dopo averlo scorso, intervengo solo per alcune precisazioni :



doctor faust ha scritto:
Il copione vincente e' quello che riesce a realizzare cio' che era stato interiormente deciso nell'infanzia. Per esempio: Io faro' l'aviatore. Magari non pilotera' mai l'aereo, ma diventera' un ingeniere aviario, L'importante e' che la sua mente sia presa dall'idea del volo. E questo sara' un copione vincente.



Che un ingegniere sia specializzato in ornitologia, mi giunge del tutto nuovo e che poi tale indirizzo di studi possa soddisfare il primario desiderio di poter volare, mi sembra del tutto impossibile.




lisandro ha scritto:Proseguo sulla linea salute-malattia: ricordo che lessi tempo fa gli studi di G. Groddeck, il quale sosteneva che anche la mancanza di salute è in un certo senso volontaria.




Se e' riconosciuto l'effetto benefico del placebo, altrettanto e' riconosciuto l'effetto negativo derivante dall'ipocondria.

Solo per dare una spiegazione a quanto sopra, l'O.M.S. ha registrato che nel secondo semestre del 1999, nel mondo occidentale, i decessi dei malati cronici rallentavano progressivamente, rispetto alle medie degli anni precedenti, con l'approssimarsi del 31 dicembre. Nel primo semestre del terzo millennio, quelle 'morti' che mancavano all'appello delle medie dell'anno precedente, si verificarono quasi completamente.
E' ovvio che cio' fu dovuto dal desiderio di poter assistere all'alba del nuovo secolo-millennio e, raggiunto tale scopo, il 'corso' normale riprese da dove s'era interrotto.

L'analisi transazionale e' cosa altamente positiva, altra cosa sarebbe il tentare l'autoanalisi che potrebbe provocare piu' danni che benefici. Credo siano rarissimi i casi da contemplare con successo con l'ausilio di tale pratica.

Ah, a proposito, come la mettiamo con il fatto che nella famiglia dalla quale provengo tutti i miei ascendenti ed anche i loro figli, hanno scelto gli studi giuridici e si son laureati in giurispridenza, mentre io ambivo a divenire uno psicologo?

Ed il fatto che poter realizzare tale 'sogno' infantile, mi abbia fatto prima prendere una laurea in medicina (ai miei tempi era cosi), per poter accedere a tale dottorato, conseguito il quale trovai piu' soddisfacente realizzarmi gestendo le risorse umane per i clienti di una multinazionale operante nel marketing, mi deve far considerare fra i realizzati con successo oppure no?

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19
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
blasel ha scritto:L'analisi transazionale e' cosa altamente positiva, altra cosa sarebbe il tentare l'autoanalisi che potrebbe provocare piu' danni che benefici. Credo siano rarissimi i casi da contemplare con successo con l'ausilio di tale pratica.

Ah, a proposito, come la mettiamo con il fatto che nella famiglia dalla quale provengo tutti i miei ascendenti ed anche i loro figli, hanno scelto gli studi giuridici e si son laureati in giurispridenza, mentre io ambivo a divenire uno psicologo?

mi è capitato di leggere diversi testi sulla transazionale, anche studi tecnici per motivi di lavoro,

non ho competenze per esprimere giudizi o pareri significativi, ma ho trovato convincenti certe descrizioni sui meccanismi di comunicazione non verbali e sull'articolazione dei relativi messaggi;

quanto alle ipotesi "deterministiche" o di copione, ammesso che esse siano formulabili secondo criteri che prevedano una verificabilità, forse andrebbero valutati i profili complessi dei processi decisionali e le variabili esterne che eventualmente intervengano ad influenzare le decsioni e realizzare o far fallire il c.d. copione

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20
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
NinfaEco ha scritto:
Cosa differenzia le emozioni parassite dalle altre?
Dal mio punto di vista tutte le emozioni che un soggetto prova appartengono al soggetto, quindi nessuna è parassita.

Una emozione parassita e' una emozione non autentica, ma condizionata.

La si impara da bimbi, quando si comprende che le emozioni autentiche non sono ben accette da chi rappresenta il nostro dio, cioe' mamma o babbo o le persone che si occupano di noi.

Per cui comprimiamo le emozioni autentiche, e ci adattiamo a manifestare emozioni diverse, che pero' sono accettate, e percio' ci fanno sentire al sicuro.

Le amozioni parassite sono percio' emozioni di copione,perche', provadole, noi non siamo spontanei, ma rispondiamo ad un condizionamento.

Pe es.: Se mamma si accorge di me quando piango, e invece se mi arrabbio mi ignora o mi sgrida, allora io tendero' a piangere invece che manifestare la mia rabbia.
Cosi facendo assecondo il suo desiderio, ed io rispondo alla sua spinta, che mi dice:- Mi devi compiacere, se vuoi che ti voglia bene-.

Da adulta, ogni volta saro' sotto stress, anche se scoppio di rabbia, e vorrei risolvere il problema qui e ora, entrero' nel copione e comincero' a frignare, per compiacere l'autorita'.

Così facendo probabilmente non risolvero' il problema, ma sentiro' che questa e' la cosa da fare, anche se alla fine mi lascera' insoddifatta e senza stima di me.

Quindi l'emozione parassita non serve per la risoluzione dei problemi, ma mi mantiene in una situazione di dipendenza affettiva, di soggezione e non di autonomia.

Chiaramente le sfumature sono molte e ci sarebbe molto altro da dire sull'argomento.
ma se c'e' qualcuno che vuole integrare o dissentire, prego.

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21
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
blasel ha scritto:



doctor faust ha scritto:
Il copione vincente e' quello che riesce a realizzare cio' che era stato interiormente deciso nell'infanzia. Per esempio: Io faro' l'aviatore. Magari non pilotera' mai l'aereo, ma diventera' un ingeniere aviario, L'importante e' che la sua mente sia presa dall'idea del volo. E questo sara' un copione vincente.



Che un ingegniere sia specializzato in ornitologia, mi giunge del tutto nuovo e che poi tale indirizzo di studi possa soddisfare il primario desiderio di poter volare, mi sembra del tutto impossibile.

Hai ragione. L'aggettivo adeguato è "aeronautico".

L'analisi transazionale e' cosa altamente positiva, altra cosa sarebbe il tentare l'autoanalisi che potrebbe provocare piu' danni che benefici. Credo siano rarissimi i casi da contemplare con successo con l'ausilio di tale pratica.

Penso che questo sia un pregiudizio, forse mutuato dai tuoi studi di medicina, in cui si ripete spesso che "nessuno puo' essere un buon medico di se stesso", in quanto manca dell'obiettivita' necessaria, sotto lo stress di decidere di che malattia soffre.
E penso che sia vero per cio' che riguarda problemi prevalentemente fisici, o mentali gravi.

Altro e' valutare oggettivamente le proprie nevrosi o i propri comportamenti disfunzionali.
Anche se non e' da tutti farlo, credo sia possibbile. Altrimenti dovremme dire che le confessioni di S.Agostino non sono frutto di un'autoanalisi seria, ma di convinzioni di copione. Così come di tanti altri autori.

Ah, a proposito, come la mettiamo con il fatto che nella famiglia dalla quale provengo tutti i miei ascendenti ed anche i loro figli, hanno scelto gli studi giuridici e si son laureati in giurispridenza, mentre io ambivo a divenire uno psicologo?

Forse perche il tuo condizionamento ti ha costretto a diventare ribelle, in una posizione: io sono Si e voi siete No. Un bastian contrario, che andava contro le regole non scritte della famiglia.

Questo puo' anche spiegare poi il tuo interesse per la psicologia.

Il fatto di desiderare di fare a meno dei famigliari, con cui eri in contrapposizione, ti ha costretto a cercare di dominare le relazioni umane, e percio' diventare prima medico [così faccio da me] e poi psicologo [cosi saro' in una posizione di dominanza nelle relazioni umane e nessuno potra' ferirmi].

Questi pensieri sono riferibili al pensiero magico del bambino, e alle decisioni prese sulla sua vita.

Sono supposizioni. Bisognerebbe saperne di piu'.

Ed il fatto che poter realizzare tale 'sogno' infantile, mi abbia fatto prima prendere una laurea in medicina (ai miei tempi era cosi), per poter accedere a tale dottorato, conseguito il quale trovai piu' soddisfacente realizzarmi gestendo le risorse umane per i clienti di una multinazionale operante nel marketing, mi deve far considerare fra i realizzati con successo oppure no?

Questo lo sai tu. Sei tu che senti se sei un vincente o meno, rispetto alla vita.
[non rispetto agli altri, perchè se fosse cosi', vuol dire che il copione ha avuto la meglio fin da ultimo].

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22
doctor faust
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Magonzo ha scritto:
quanto alle ipotesi "deterministiche" o di copione, ammesso che esse siano formulabili secondo criteri che prevedano una verificabilità, forse andrebbero valutati i profili complessi dei processi decisionali e le variabili esterne che eventualmente intervengano ad influenzare le decsioni e realizzare o far fallire il c.d. copione

Credo che tutto sia in relazione al fine.

Se il fine e' uno studio approfondito dei meccanismi, puo' essere così.

Se il fine e' una maggiore padronanza nei rapporti umani, penso che la cosa non sia così importante.

Se il fine e' terapeutico credo si debba dare piu' importanza alle strategie per arrivare al risultato, che non ricercare la perfezione metodologica.

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23
Blasel
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..quando parlo di 'analisi' parlo della procedura seria e consolidata, lo stesso dicasi per 'autoanalisi' e posso assicurare te e molti altri ancora che, tale pratica, puo' arrecare gravi negativita', se non controllata da un operatore esterno. Ben altra cosa e' un 'autoanalisi' comportamentale superficiale e, credo, tu ti riferisca a quest'ultima, altrimenti non saprei come spiegarmelo.
Ti rammento che ogni analista DEVE annualmente sottoporsi ad analisi presso un collega-mentore.

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BigBossStigazzi
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[quote="doctor faust"]
BIGbossSTIGAZZI ha scritto:...e qui casca l'asino, io lavoro con gli errori, con i falliti (con quelli che tu e chi come te chiamereste falliti) ma la vita e gli adattamenti ad essa non finiscono mai, tu parli di teorie astratte io ti dico che la vita è carne e sangue e merda e per amare bisogna sporcarsi le mani

Ma...si tratta di teorie che provengono da intuizioni sul campo.
Berne, che per primo ha messo le basi a ques'argomento, lo ha fatto sul campo, come medico militare.
Io stesso, che l'ho adottato come chiave di comprensione dei fenomeni psichici della comunicazione,lo confronto ogni giorno cercando conferme, ma anche critiche e confutazioni.

ok considero questa affermazione come quella che mi mancava...vedi doctor faust bisogna avere molta autostima per pensare di poter aiutare qualcuno e molta umiltà quando si "pasticcia con il gulliver delle persone" (dall'arancia meccanica alexino bello sottoposto a ricondizionamento mentale) nel post originale c'era molta troppa sicurezza, se cerchi anche critiche e confutazioni ok...

io faccio l'educatore

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Blasel
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BIGbossSTIGAZZI ha scritto:
io faccio l'educatore



Lo sapevo, o meglio : l'avevo intuito da quello che hai postato anche in passato e, mi ha molto divertito, che D octor Faust ti abbia potuto scambiare con un 'mastugiorgio', alias infermiere di ospedale psichiatrico.

Sia chiaro che un infermiere qualificato e' una nobile professione che merita, come tutte, rispetto, ma 'mastugiorgio' richiede tecniche (e fisico) allenate, che ne fanno un professionista piu' determinante di sanitario (medico).

Suppongo che tu, Big, ne abbia veduto qualcuno in azione, vero?

Ah, dimenticavo, le donne che esercitano tale professione, molto spesso, hanno un'apparenza che non lascerebbe mai immaginare di cosa son capaci in caso di necessita'.

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