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American: The Bill Hicks Story

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Automaalox
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Eravamo al punto in cui mi interrompevi, di nuovo allo stesso punto in cui voi, fottuta massa di zoticoni, riuscite ancora a rovinare qualcosa perché non siete in grado di farla anche voi!

Il film:

Non è un film, è un documentario. Anzi, è definito un docufilm, o cinementario; qualora la parola cinementario esistesse.

Qualcuno in Inghilterra ha pensato: "Ehi, Bill Hicks è morto da quasi 20 anni ed è diventato l'idolo di quella massa di cretinetti che l'hanno scoperto su internet e ne hanno stravolto completamente il messaggio manipolandolo a proprio uso e cosnumo come hanno fatto con Orwell e Sbirulino, realizziamo un cinementario". Ha raccolto immagini e filmati di repertorio, utilizzato una tecnica di animazione detta cut-and-paste (cioè, taglia un'immagine da una foto e utilizzala sullo sfondo della stessa foto o di altre foto incollandola e ottenendo un effetto di animazione tridimensionale; sì, gli americani hanno il dono della sintesi oltre al dono del colesterolo alto), e intervistato amici e parenti di Bill.

Il risultato è eccellente. No, davvero, senza ironia.

Certo, Hicks era americano; e allora perché il docufilm l'hanno fatto gli Inglesi? Ovviamente perchè Hicks odiava gli americani ed è morto per questo. Come Hitler, col quale aveva in comune le prime due lettere del cognome e il padiglione auricolare destro più grande del sinistro.

Come si fa a morire odiando gli americani? Si potrebbe andare dagli americani dopo un attentato su suolo americano e dire loro "sono stato io" oppure, molto più semplicemente, conviverci per 32 anni. E pensare.

Hicks effettivamente era in grado di pensare, pensava che voleva fare lo stand-up comedian, pensava di essere un bravo autore, pensava di essere espressivo (e aveva ragione) ma pensava anche che sarebbe dovuto piacere agli americani. Gli americani però non sono caffettiere, ma sono, e questo è stato un problemone, persone. Le persone in genere si trovano un po' ovunque sul pianeta terra, hanno vari colori e parlano varie lingue, introducono nel loro corpo cose ed espellono altre cose. Oltre a ciò hanno occhi per vedere e orecchie per sentire, sono quindi capaci di assimilare informazioni ed elaborarle. Smbrerebbe un meccanismo semplice e lineare, ma hanno anche la straordinaria capacità, sulla base dei loro pregiudizi (cioè di informazioni acquisite senza prove reali), di odiare tutto ciò che ignorano o non comprendono. Fino a pretendere che ciò che ignorano o non comprendono non esista, e, se esiste, che venga cancellato o distrutto. Alcuni poi riescono a farlo subito dopo aver dissertato di libertà e democrazia. E' chiaro che uno come Bill Hicks cogliesse quelle piccolissime contraddizioni e che avesse bisogno di salire sul palco senza dover pensare di piacere agli americani (cioè alle persone).

Quindi cosa fa una persona che voglia perdere le inibizioni e fare tutto quello vuole e dire tutto quello che pensa? Può diventare Presidente del Consiglio in Italia oppure, più semplicemente, cominciare a bere.

Ora, Hicks è morto di tumore al pancreas e non esistono ricerche che dimostrino, dal punto di vista biochimico, una correlazione fra alcool e tumore al pancreas. Ma i dati statistici esistono e dicono: se bevi puoi ammalarti di tumore al pancreas (anche se non fumi). E Hicks fumava. Ed è morto. Giovane. Aveva la mia età, e io sono giovane cristo!!! Però non fumo e non bevo. Mi resta solo quel piccolo problema delle persone.


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Automaalox
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Eravamo al punto in cui mi interrompevi, di nuovo allo stesso punto in cui voi, fottuta massa di zoticoni, riuscite ancora a rovinare qualcosa perché non siete in grado di farla anche voi!

Quanto ti capisco Bill. E sono anche prevedibili.

In questo topic avevo velocemente introdotto il tema della censura (di cui anche tu sei stato vittima) perché avevo immaginato che il lungimirante e tollerante censore avrebbe deciso di sfogare la sua frustrazione distruggendo qualcosa, mostrando il fianco alla prevedibilità. In una grottesca trasposizione online del reato di offesa al pubblico ufficiale, al quale l'orgoglio ferito fa perdere tutta quella lungimiranza e tolleranza e dimostrando che una divisa, virtuale o reale, non sta bene addosso a nessuno. Penso che avrei più difficoltà a manovrare dei burattini.

Ma torniamo a te, Bill, e alla tua ultima esibizione :



Eri malato ma nessuno lo sapeva; tu sì, e saresti morto entro quattro mesi. Eppure eri lì per donare a questi bifolchi ancora qualcosa. Non è straordinariamente ironico che proprio gli intolleranti e bigotti fondamentalisti del movimento pro-life abbiano ordinato di censurarti? Ironico e profondamente ingiusto. Tu crei e loro distruggono. Tipico.

Questa esibizione venne completamente tagliata, la CBS e David Letterman declinarono ogni responsabilità. A quanto pare Bill scrisse una lettera (lunga) in cui espresse il suo rammarico al giornalista del The New Yorker John Lahr col quale corrispondeva.

Io ho trovato solo questa (ma non è quella a cui mi riferisco):
http://documents.newyorker.com/2011/04/letter-from-bill-hicks-to-john-lahr/

Nonostante tutto riusciva ancora a provare delusione, e si prova delusione solo dopo aver sperato, e lui ha sperato che per una volta coloro che passano la vita a lamentarsi e piagnucolare, a cercare di distruggere ciò che non li aggrada, coloro che non hanno idea di cosa significhi creare, elaborare, produrre e ragionare ma pensano che indignarsi sia il solo modo per nobilitare la loro esistenza potessero pensare di farsi una sfracassata di cazzi loro.

David Letterman, 15 anni dopo (il 30 gennaio 2009), si scusò e mandò in onda l'ultima apparizione di Bill.



Curiosità:

Il Marky Mark di cui parla Bill in questo spezzone è Mark Wahlberg.



Ultima modifica di automaalox il Ven 3 Giu 2011 - 21:58, modificato 1 volta

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Automaalox
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Ma questo è un topic in cui si parla di Bill Hicks.


Nel 1992 la BBC (considerate che Bill era più popolare presso i sudditi di Sua Maestà che tra i prolifici redneck a stelle e strisce) lo intervistò dopo un suo spettacolo. Venne fuori qualcosa di stupendo, questo:



La trasmissione trattava il tema di quali limiti porre all'esposizione di un pensiero (cioè, come posso legittimare il fatto che siccome non voglio sentire allora posso impedire di parlare o cancellare ciò che è stato detto). Da non perdere le espressioni, memorabili, dell'intervistatrice che vorrebbe assolutamente tracciare una linea di demarcazione fra ciò che si può o non si può dire. Solo perché lei non vuole sentire. E Bill con poche parole la spazza via.

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