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"La passione" di Mel Gibson.

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xmanx
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Era la prima volta che lo vedevo. Lo hanno dato ieri su La7. Quando uscì a suo tempo fu subito al centro di un acceso dibattito.

Il film si inserisce nel filone Gibsoniano nel quale si ritrova anche Apocalypto. Una specie di "realismo storico" Gibsoniano.

La vicenda narrata è molto simile a un episodio riportato da Giuseppe Flavio nella sua Guerra Giudaica (Da: "Guerra Giudaica", di Giuseppe Flavio. Libro VI, cap.5 - 300/309):

“Quattro anni prima che scoppiasse la guerra (che portò alla distruzione di Gerusalemme (66-70 d.C.)), quando la città era al culmine della pace e della prosperità, un tale Yeshua Ben Anania (Gesù figlio di Anania), un rozzo contadino, si recò alla festa in cui è uso che tutti costruiscano tabernacoli per il Dio e all'improvviso cominciò a gridare nel tempio: “Una voce da oriente, una voce da occidente, una voce dai quattro venti, una voce contro Gerusalemme e il tempio, una voce contro sposi e spose, una voce contro il popolo intero”.

Giorno e notte si aggirava per tutti i vicoli gridando queste parole, e alla fine alcuni dei capi della cittadinanza, tediati di quel malaugurio, lo fecero prendere e gli inflissero molte battiture.
Ma quello, senza né aprir bocca in sua difesa né muovere una specifica accusa contro chi lo aveva flagellato, continuò a ripetere il suo ritornello.

Allora i capi, ritenendo che quell'uomo agisse per effetto di una forza sovrumana, lo trascinarono dinanzi al governatore romano Albino. Quivi, sebbene fosse flagellato fino a mettere allo scoperto le ossa, non ebbe un'implorazione né un gemito, ma dando alla sua voce il tono più lugubre che poteva, a ogni battitura rispondeva: “Povera Gerusalemme!”.

Quando Albino, che era il governatore, gli fece domandare chi fosse, donde provenisse e perché lanciasse quella lamentazione, egli non rispose, ma continuò a compiangere il destino della città finché Albino sentenziò che si trattava di pazzia e lo lasciò andare.”

Giuseppe Flavio riporta un fatto che rivela che il comportamento dei sinedriti e i motivi che lo sottendono non sembrano molto diversi dal caso di Gesù di Nazaret.
Gli Ebrei, e in particolar modo quelli del I e II sec. d.C., aspettavano espressamente il Messia (inteso come Re-guerriero che avrebbe liberato gli ebrei dalla dominazione Romana), tanto che saranno molti dopo Gesù a definirsi Messia: il “falso profeta egiziano” nella metà degli anni 50 (citato da Giuseppe Flavio e anche negli Atti), Gesù Ben Anania nlla metà degli anni 60 (citato da Giuseppe Flavio nel testo riportato sopra), fino al Simon bar Kokheba (diventato dopo la sconfitta militare Simon Bar Koseba “figlio della menzogna”) capo della rivolta contro i Romani del 132-135.

Giuseppe Flavio ricorda che in occasione della riduzione a provincia della Giudea (avvenuta nel 6 d.C.) fu mandato da Roma il prefetto Coponio con tutti i poteri, «compreso quello di uccidere» (lo "jus gladii", Bell. 11,117; Ant. 18,2). Situazione che trova conferma anche presso altre province, dove è vero che Roma lasciava una certa autonomia politica, ma è anche vero che manteneva un certo controllo della situazione, riservandosi tra l'altro il potere di condannare a morte.
Anche il Talmud (di Gerusalemme e di Babilonia) afferma che durante l'epoca di Gesù i Giudei furono privati del giudizio di vita e di morte (j. Sanh. 1,18a; 7,24b; b. Sanh. 41a), e lo riacquistarono soltanto allo scoppio della prima guerra giudaica.

Quindi, al tempo di Gesù di Nazareth, il Sinedrio non aveva la potestas gladii. E quindi per mettere a morte Gusù di Nazaret occorreva la condanna a morte da parte dei romani.
Ed è proprio di questo che parla il film di Mel Gibson.

Considerazioni storiche
Da un punto di vista storico, la vicenda narrata da Mel Gibson è solo il racconto di uno dei tanti “regolamenti di conti interno” tra la gerarchia dominante e i vari profeti (veri o falsi che siano stati). Non esiste - quindi - uno “specifico caso Gesù” e una “specifica colpa degli ebrei”, in questo senso. Se caliamo la vicenda all’interno di quel contesto storico rileviamo che la gerarchia religiosa ebraica “temeva” i Romani (che erano degli occupanti) e – a meno di non avere tra le mani un “messia” che corrispondesse ai loro requisiti – consegnava ben volentieri ai Romani qualunque “falso messia” che avesse potuto causare “disordini” o avesse messo in discussione la loro “autorità”, senza garantire la vittoria politico-militare.
E non c’è dubbio che questo Gesù di Nazareth stava diventando un problema, sia di ordine “teologico” che di ordine “pubblico”; quindi lo consegnarono ai romani perchè lo eliminassero.
Ripeto: da un punto di vista storico e analizzando la vicenda all’interno di quel contesto storico, non esiste, nè potrebbe esistere, alcuna specifica “colpa da imputare agli ebrei”. La gerarchia religiosa attendeva un “messia” che fosse Re-guerriero potente e condottiero e che liberasse gli ebrei dal giogo Romano. Di questo “Messia” Gesù, che metteva in discussione la loro autorità e la Legge, che era uno straccione che diceva “amate i vostri nemici” (quindi anche i Romani) e che causava disordini in città, volevano sbarazzarsene.

Pilato lo fece “flagellare” - pratica assai diffusa all’epoca - perchè non trovava in lui alcun motivo per condannarlo a morte. La “flagellazione” era una punizione che, secondo lui, avrebbe accontentato le gerarchie religiose ebraiche; Pilato lo fece flagellare “per dargli una lezione” con l’intento poi di liberarlo.
Da un punto di vista “storico” la flagellazione era una “punizione” assai diffusa. Molto dolorosa e molto “sanguinaria”. Il “flagello romano” detto “flagrum” era costituito da un manico flessibile, munito di due o tre strisce di cuoio, appesantite all’estremità da frammenti d’osso o di piombo. Sulla pelle aveva effetti devastanti, tanto che si poteva uccidere a colpi di “flagello”.

I vangeli narrano che le gerarchie religiose ebraiche insistettero perchè venisse giustiziato. Come è del tutto facile prevedere. Non c’è in questo nulla di strano o di eclatante. E’ una cosa che, letta da un punto di vista “storico”, è del tutto comprensibile. Direi inevitabile e del tutto normale. Nè c’è molto da stupirsi nemmeno circa “il processo di piazza”. Stando a quello che dicono i vangeli, Gesù non era un politico e, durante la sua permanenza a Gerusalemme, non si preoccupò di coltivare “alleanze” influenti. Era un uomo che si rivolgeva agli ultimi, i suoi discepoli erano quattro straccioni. E’ del tutto ovvio che, di fronte a un processo “politico” orchestrato dalle massime autorità, la “gente normale” si sia dileguata. Calandoci in quel contesto...chi, appartenendo alla “plebe”, si sarebbe opposto a una volontà che proveniva direttamente dal Sinedrio? E’, quindi, del tutto normale che quelli che lo avevano acclamato al suo ingresso in Gerusalemme, si siano poi dileguati davanti al potere violento del Sinedrio, delle guardie e dei soldati Romani.

E la crocifissione?
La crocifissione era, al tempo dei romani, una modalità di esecuzione della pena capitale e, al tempo stesso, una tortura terribile. La pena della crocifissione era tanto atroce e umiliante che non poteva essere comminata a un cittadino romano. Era applicata agli schiavi, ai sovversivi e agli stranieri.
La morte del condannato avveniva per il soffocamento causato dalla compressione del costato e a tale scopo, spesso, le gambe del condannato venivano spezzate con una mazza o un martello.

Normalmente sul luogo delle crocifissioni c'era già, saldamente piantato per terra, il palo verticale (lo stipes). Il condannato si avviava al luogo dell'esecuzione portando sulle sue spalle il palo orizzontale, detto in latino patibulum (da qui la parola italiana "patibolo"), al quale sarebbe stato confisso. Il patibulum aveva normalmente a metà un foro con cui veniva infisso sullo stipes. Pare che il patibulum fosse legato alle braccia del condannato, e in questo modo (se cadeva durante il tragitto) avrebbe urtato il suolo con la faccia.

Per inchiodare gli arti superiori, i carnefici sapevano bene che conficcando il chiodo nel palmo della mano, il peso del corpo avrebbe immediatamente lacerato la mano stessa. Perciò il chiodo veniva posto in un punto del polso dove la struttura articolare riesce ad esercitare lo sforzo di sostenere il peso del condannato. L'agonia del condannato era abbastanza lenta, potendo durare ore o anche molti giorni.

Non tutti sono unanimi sulle cause della morte: sopravveniva per collasso cardiocircolatorio (dovuto anche all'ipovolemia causata dalla perdita di sangue e di liquidi) o asfissia. Infatti, per respirare, il condannato doveva fare leva sulle gambe; quando, per la stanchezza, o per il freddo, o per il dissanguamento, il condannato non poteva più reggersi sulle gambe, rimaneva penzoloni sulle braccia, con conseguente difficoltà per respirare oppure tutti questi movimenti dolorosissimi portavano al cedimento del cuore.

I carnefici lo sapevano, e quando dovevano accelerare la morte rompevano con un bastone le gambe del condannato, in maniera che il soffocamento arrivasse in breve.

Appare del tutto ovvio, quindi, che la “passione di Gesù”, identica alla “passione” di migliaia e migliaia di altri condannati, fu un avvenimento piuttosto cruento, sadico e sanguinario. Ma quelli erano i tempi, le cose funzionavano così e i romani non ci andavano troppo per il sottile.


Considerazioni “teologiche” e "scientifiche"
La domanda mi sorge spontanea: che diavolo puo' significare un simile "fatto", ammesso e non concesso che sia vero?

I vangeli raccontano la passione e la morte di Gesù in modo molto sobrio. Non c’è “nessuna esaltazione ed ostentazione” del dolore. Questo è un primo punto.
Nel cristianesimo “la sofferenza” non è “il mezzo necessario e indispensabile per espiare la colpa”. Non c’è quindi alcuna giustificazione teologica al “masochismo” e al "sadismo", al dolore “inflitto” o “autoinflitto”. La “ricerca consapevole del dolore” come punizione o autopunizione e come “via per l’espiazione dei peccati” è una deviazione malata che nasce solo da menti malate. Il cocnetto di "punizione" o di "castigo" a causa del peccato e della colpa è una degenerazione malata che non ha nulla a che vedere col cristianesimo. Col cristianesimo non c'entra nulla nemmeno il concetto di "colpa" così come viene comunemente inteso.
Vedere negli altri dei "peccatori" da punire perchè hanno commesso una colpa è una degenerazione malata che col cristianesimo non c'entra nulla, ma è una patologia da curare in un centro di igiene mentale.

C’è piuttosto un’altra prospettiva. Il “dolore” viene vissuto come “sacrificio d’amore” quando questo viene causato da altri per impedire di essere semplicemente se stessi. Se cioè, per essere fedeli a se stessi, si vive una situazione di dolore “imposto da una violenza esterna”, questo viene “offerto come sacrificio d’amore”. Esattamente come ha fatto Gesù, che ha visto nella sua “passione” un sacrificio d’amore.
Gesù non “ha cercato” la morte. Nè “ha cercato” la sofferenza. Gesù non è stato "punito" per i nostri peccati. E non ha cercato "la punizione" per i nostri peccati. Semplicemente, l’essere fedele a se stesso ha fatto in modo che altri “usassero violenza per fermarlo”. E il dolore scaturito da questa violenza subita è stato offerto “come sacrificio di amore”.
Gesù, prima di essere ucciso diceva: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.
Ma il “dare la vita” non è cercato, non è voluto. Il cristianesimo non inneggia nè istiga “al masochismo”. Il cristianesimo afferma che “per essere fedeli a se stessi fino in fondo occorre essere pronti a tutto”, anche al sacrificio estremo.

Seconda questione: la colpa. O, come viene comunemento chiamato: il peccato.
Il cristianesimo dice che “Gesù prende su di sè i peccati del mondo, vince il peccato e ci salva”. Ma che significa questo? Che significa concretamente? Che senso ha (se ce l'ha)?
Che significa peccatori? Che significa che “tutti sono peccatori”?
Puo’ essere “peccatore” un bimbo di 2 mesi?
Che senso ha nella realtà concreta dell'uomo questo linguaggio?

I malati di mente, e molti sono presenti anche nelle chiese (in tutte le chiese), identificano il “peccato” con: “fare qualcosa che è contrario a una morale”. E la morale, ovviamente, la decidono loro...i malati di mente.
Se questo fosse vero...cioè se il peccato fosse una azione contro “la morale”, come si potrebbe giustificare il concetto: “tutti sono peccatori, compresi i bambini”.
Come puo’ un bambino “agire contro la morale”, e quindi peccare?
E il peccato originale? Che cosa è il cosiddetto “peccato originale”?
Quale motivo razionale potrebbe sostenere l’idea che dice: “tutti noi siamo in colpa a causa del peccato originale di Adamo ed Eva”.
Dovrei forse io essere responsabile di un fatto accaduto migliaia di anni fa....e che nessuno sa’ se è veramente accaduto?
Queste ovviamente sono tutte cazzate.

Che cosa è dunque il peccato?
Peccato=status legato al nostro stadio evolutivo. Legato cioè ai nostri meccanismi biologici, istintivi e cerebrali.

Il “concetto di peccato” non è affatto legato nè alla deviazione rispetto a una morale, nè, tantomeno, a quello che hanno fatto Adamo ed Eva.
Il peccato è sinonimo di “status dovuto al nostro stadio evolutivo, cioè al nostro essere homo sapiens”.
Il peccato, quindi, non è qualcosa di “negativo”. Associare il “peccato” a qualcosa di “negativo” è una semplificazione assurda.

Peccato=status
Il peccato non è colpa. Il peccato è uno status.
E proprio perchè siamo tutti individui della specie “homo sapiens”, e quindi abbiamo tutti lo stesso “status”, siamo tutti “peccatori”. Anche i bambini. E non perchè abbiamo commesso delle colpe. O perchè abbiamo deviato da una legge morale.
Al "concetto di peccato" non è legato nè una sensazione "negativa" e di "giudizio morale", nè il concetto di “colpa”, nè quello di “espiazione” e nè quello del “dolore” che servirebbe come espiazione.
Tutti questi collegamenti sono assolutamente stronzate inventate da una gerarchia religiosa che pretende di imporre la sua morale e la vuole imporre facendo leva sul senso di colpa.

Il concetto di “peccato” è legato allo “status” del nostro stadio evolutivo. Che è molto “scimmia”, cioè ancora troppo legato ai meccanismi istintivi ed egoistici degli animali dai quali proveniamo e ancora poco proteso verso una dimensione più trascendente governata dall’”amore”.
Meccanismi egoistici intesi come “meccanismi biologici messi in atto dal nostro cervello per alimentare e sostenere noi come individuo”.

Gesù, quindi, è come se avesse detto: “il mio sacrificio è per poter evolvere verso uno stadio evolutivo superiore, per superare i limiti imposti dai nostri meccanismi biologici che sono per molti aspetti legati ai meccanismi di base di ogni specie animale. Cioè l’egoismo inteso come autoconservazione. E questi meccanismi sono legati al nostro status di specie. Per evolverci, come specie, dobbiamo andare oltre i limiti che il nostro corpo biologico e il nostro cervello ci impongono”.

Questa cosa è tanto vera perchè l’avrebbe vissuta lui sulla sua pelle. Entrando - cioè - fino in fondo nella violenza che ha subito, vivendo l’amore per i suoi carnefici, e superando l’istinto animale che, di fronte alla morte, cerca di “salvarsi” e “autoconservarsi”. Gesù, nella sua passione, avrebbe agito per superare i limiti del “nostro cervello” che non è in grado di concepire l’amore vero. Ma “intende” l’amore come soddisfacimento di un nostro bisogno e quindi come l’ennesima manifestazione dell’egoismo “di ogni specie animale”.

In questo senso, dunque:
Peccato=status legato al nostro stadio evolutivo
Tutti siamo peccatori perchè tutti apparteniamo allo stesso stadio evolutivo (siamo tutti individui homo sapiens, anche i bambini)
Il peccato orginale: Proprio perchè il concetto di peccato è il concetto del nostro stadio evolutivo e dei suoi limiti strutturali e cerebrali, il peccato originale coincide con l’avvento del primo individuo di Homo Sapiens. Ed è quindi ovvio che la “colpa” del primo individuo è la nostra stessa “colpa”, cioè noi portiamo dentro di noi le stesse caratteristiche biologiche e cerebrali del primo homo sapiens. E, quindi, gli stessi limiti.
Gesù “vince il peccato”: Gesù si propone come il primo individuo di uno stadio evolutivo superiore. Che “vince il peccato” nel senso che supera i limiti imposti dalla biologia e dalla struttura cerebrale dell’homo sapiens. E’ come se Gesù fosse il capostipite di una nuova specie. Nessun individuo appartenente alla specie homo sapiens, infatti, potrebbe uscire dalla propria tomba sulle propie gambe.

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Steiner

Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
E' un'analisi interessante , articolata , accurata.
E' frutto di una elaborazione o sintesi personale?

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Certo che sì.
Basata su una considerazione assai semplice: noi, gli uomini, la specie umana, le religioni, la scienza...parliamo delle vicende umane alla ricerca di un "senso" dando per scontato che l'homo sapiens (come stadio evolutivo) "ci sia da sempre" e "ci sarà per sempre".
Purtroppo (o per fortuna) non è così. Noi ci siamo da circa 30.000 anni...e siamo il risultato di un "percorso evolutivo". E siamo una "tappa" del percorso evolutivo. Non siamo il traguardo finale.

Qualunque analisi sulla condizione umana che pretenda di sondare "il senso della vicenda umana", non puo' prescindere da questa semplice considerazione. Noi non siamo il traguardo della evoluzione. L'evoluzione non si è fermata con noi. L'evoluzione è sempre in "divenire". E noi siamo una semplice "tappa".
Probabilmente anche l'homo abilis e l'uomo di neandertal pensavano che "non esisteva un "oltre" la loro specie". Eppure siamo arrivati noi: L'homo sapiens.

Ragionare sul "destino dell'uomo" senza calarlo in questo contesto, sarebbe un po' come ragionare sull'intero Giro d'Italia, soffermandosi solo su una "tappa". Senza analizzare le precedenti e senza prendere in considerazione le successive.
A questo proposito...immaginare che esisterà davvero "un giudizio universale" inteso, storicamente, come un qualcosa che riguarderà noi uomini, immaginare che tutta la straordinaria storia della vita sulla terra si ferma a noi...e noi siamo i soggetti attorno ai quali tutta la vita sulla terra ruota...è un attegiamento tipico del nostro "egocentrismo" intellettuale (nostro inteso come specie). Ma che poco ha a che vedere con la realtà delle cose, così come la scienza ce le racconta.

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BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
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l'ho visto per cinque minuti...sono stati cinque minuti di troppo, ti consiglio Brian di Nazareth dei Monty Pyton, è moolto più istruttivo e mooolto più divertente

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Guarda...guarderei un film che parlasse di platone o di socrate, di giulio cesare o alessandro magno. Di ipazia di Alessandria o di san francesco.

Tutto cio' che fa parte delle radici della nostra cultura va osservato con rispetto e spirito critico. Secondo me commetti un errore ad associare cristianesimo a vaticano, e siccome ti sta sul cazzo il vaticano metti una X su tutto. Comunque fai tu.

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BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
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secondo te un torture-porn come "la passione" centra con il cristianesimo?
Comunque preferisco l'umanesimo

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fantasma76
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Viandante Storico
La passione di Mel Gibson è picchiare le donne, http://www.libero-news.it/news/452151/Mel_Gibson_picchia_la_compagna___Te_lo_meritavi_.html
andrebbero boicottati i suoi film solo per questo.

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euvitt
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@fantasma76 ha scritto:La passione di Mel Gibson è picchiare le donne, http://www.libero-news.it/news/452151/Mel_Gibson_picchia_la_compagna___Te_lo_meritavi_.html
andrebbero boicottati i suoi film solo per questo.

parliamoci chiaro...il mondo dello spettacolo è una fogna

mi sa che se cercassi registi ed attori irreprensibili faticherei molto a vedere un film

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Steiner

Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Opinioni molto interessanti, senza ironia.
( non conosco xmanx però è interessante quello che ha detto)
Attenzione però, credo sia importante dividere subito la critica e l'analisi di un film dai contenuti religiosi.
O parliamo del film o parliamo del sentimento religioso.
E sappiamo , (io in modo molto fumoso) che man mano che si è evoluta l'intelligenza dei ns. antenati, di pari passo si è evoluta la domanda di infinito.

( pare che le zanzare e gli scarafaggi ci siano da eoni...mai letto niente di particolarmente intelligente da parte loro . I dinosauri sono durati ben più di noi. e noi potremo sparire forse anche più in fretta. Ma forse, abbiamo espresso qualcosa di spirituale in più , oltre a mangiare , defecare, riprodursi , morire. Che qualche domanda o speranza in più , la nostra specie sia portata ad esprimere , mi pare già una certa giustificazione. Non scevra da illusioni od errori, ci mancherebbe)

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xmanx
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Tra 7 e 20 milioni di anni fa, scimmie primitive simili alle scimmie antropomorfe erano ampiamente distribuiti sul continente africano e sono proprio loro i progenitori delle attuali popolazioni umane.

Intorno ai 5 milioni di anni fa, si sarebbe verificata una biforcazione evolutiva. Da questa scimmia primitiva si sarebbero sviluppati due rami evolutivi.
Il primo è quello che ha portato agli attuali scimpanzè e gorilla.
Il secondo è quello che ha portato all'uomo.

Vediamo in dettaglio questo secondo ramo evolutivo.

Intorno a 3,2 milioni di anni fa si sarebbe passati da quella "scimmia primitiva" al "Astralopithecus afarensis": fra i reperti qui rinvenuti spicca lo scheletro di “Lucy”. Lo studio di questi fossili ha permesso di stabilire che questo ominide camminava in posizione eretta, pur mantenendo caratteri legati alla vita arboricola. Scatola cranica piuttosto piccola, denti di tipo umano ma di dimensioni maggiori, ossa adatte alla stazione eretta.
(Tutti, nella comunità scientifica, conoscono la piccola "Lucy")

Da "Lucy" sarebbe avvenuta un'altra biforcazione evolutiva. La prima avrebbe portato ad altre forme di Australopitechi, poi estinti. La seconda avrebbe portato a circa 2,7 milioni di anni fa alla comparsa dell' "Homo abilis". L’Homo habilis è chiamato così perché ritenuto capace di creare strumenti. Aveva il pollice opponibile e cioè poteva spingere il pollice contro il palmo della mano, riuscendo così ad avere una presa che gli consentiva di impugnare una pietra e di usarla come strumento di lavoro. Scatola cranica abbastanza grande, denti e scheletro simili a quelli dell’uomo moderno, pollice opponibile.

Circa 1,8 milioni di anni fa, discendendo dall'Homo abilis, sarebbe apparso l'"Homo erectus". Scatola cranica di circa 1000 cm3, fronte bassa e sfuggente, scheletro simile a quelli dell’uomo moderno. L’Homo erectus scoprì il fuoco e il modo di conservarlo, questo gli permise di proteggersi dal freddo e dagli animali e di cucinare la carne, ricavandone vantaggi per la digestione.

Intorno ai 500.000 anni fa, discendendo, dall'Homo erectus, sarebbe apparso un "Homo Sapiens arcaico", dal quale sarebbe avvenuta l'ennesima biforcazione evolutiva.
Il primo ramo evolutivo avrebbe portato, circa 150.000 anni fa, all' "Homo neanderthalensis". Capacità cranica superiore a quella del-l’uomo moderno, faccia e arcate sopracciliari sporgenti, ossa spesse e muscolatura potente. Abili cacciatori, vivevano in caverne e capanne, usavano strumenti e governavano il fuoco. Seppellivano i morti. Si sono estinti tra i 30 e 40 mila anni fa.
Le analisi del DNA hanno escluso che l’uomo moderno discendi dai neanderthaliani.

Il secondo ramo evolutivo avrebbe portato, circa 100.000 anni fa, all'"Homo sapiens sapiens" (anche conosciuto come Uomo di Cro-Magnon dal luogo del primo ritrovamento). Ha avuto origine in Africa orientale per poi diffondersi dappertutto. A partire do 40.000 anni fa tutti i continenti sono abitati dall’homo sapiens sapiens e non si trova più traccia di uomini di tipo più antico.
E' opinione diffusa che "Homo neanderthalensis" e "Homo sapiens sapiens" si sono sovrapposti e
hanno abitato contemporaneamente il pianeta. E che l'estinzione dell'Homo neanderthalensis sia stata dovuta proprio al diffondersi dell'Homo sapiens sapiens.

Noi siamo una tappa di questo percorso evolutivo, che sembra avere una caratteristica fondamentale. Dagli organismi monocellulari che vivevano nei mari, fino all'Homo sapeins sapiens, la "spinta evolutiva" ha puntato, attraverso varie biforcazioni e "tentativi", a forme di vita sempre più complesse e sempre più autoconsapevoli.
Questo è un dato di fatto. Qualcuno potrà dire che è semplicemente un caso. Qualcuno potrà dire che non lo è.
Qualcuno infatti sostiene che, come nel seme, c'è già codificata tutta la pianta adulta...e la pianta adulta non è un risultato casuale di quel seme, ma è proprio la sua piena espressione....così è la straordinaria storia della vita sulla terra. La vita ha dentro la spinta per arrivare a manifestarsi in forme sempre più complesse e consapevoli, sempre più intelligenti e autocoscienti...e noi Homo sapiens sapiens non saremmo altro che una "tappa intermedia" in questo processo.

Ma la cosa più straordinaria è l'evoluzione del "cervello".
Le Grandi Scimmie Antropomorfe (GSA), entrate in scena circa 20 milioni di anni fa sono forse i primi esseri
viventi a raggiungere una sia pur rudimentale forma di consapevolezza di sé. Esse costituiscono un
grosso ramo con svariate derivazioni, di cui solo quattro sono sopravvissute fino ad oggi sul grande
albero sistemico della vita (gli oranghi, i gorilla, gli scimpanzé e gli ominidi). Il loro quoziente
encefalico (QE) è già 2,5 volte più grande di quello medio dei mammiferi e il loro recente strato neocorticale
(che sancisce il definitivo trionfo delle ‘gerarchie reticolari’ degli interneuroni – la ‘materia
grigia’ pensante – e l’avvento dei domini cognitivi logico-simbolici) avvolge come in una cipolla gli
strati più interni ed arcaici del cervello – quello paleomammaliano, tipico dei mammiferi (che ha origine nei piccoli roditori), e quello rettiliano ancora più interno. Eggià...il nostro cervelletto, il nucleo più interno del cervello, detto anche "cervello rettile".

Segno inequivocabile del fatto che nel nostro cervello esiste anche "il cervello dei rettili" dai quali proveniamo. Nei nostri comportamenti, nel nostro Io, c'è - quindi - anche il "rettile" che eravamo. E c'è anche il topo che eravamo. Nel nostro cervello, in sostanza, è sintetizzato il nostro Io animale e istintivo e automatico e incosciente (un animale non "pensa" di avere fame...semplicemente ha fame. E' quindi governato dai suoi meccanismi istintivi ed automatici - il 99% del nostro corpo funziona "indipendentemente" dalla nostra volontà cosciente, esattamente come quello di una lucertola, ed è così anche per gran parte delle emozioni, come la "paura", ad esempio, che è un meccanismo automatico di difesa), che è di gran lunga predominante rispetto allo strato "pensante e autocosciente".
Per non parlare ovviamente della "gestazione umana" che riassume in 9 mesi, i 4 miliardi di evoluzione della vita sulla terra. Dall'organismo unicellulare (l'ovulo fecondato), alla vita nell'acqua (liquido amniotico), passando per tutti gli stadi evolutivi (compresa la famosa "coda dell'embrione" rappresentazione della fase "rettile" della nostra evoluzione).

Non puo', dunque, esistere alcun pensiero sull'uomo e sul suo destino che prescinda da questo semplice fatto: il percorso evolutivo della vita sulla terra.
Ed è proprio per questo motivo che non puo' esistere antitesi e contrapposizione tra religione e scienza, tra spiritualità e pensiero scientifico. Poichè sono due discipline "che parlano della stessa cosa usando linguaqgi e immagini diverse". Ma non potrebbero MAI parlare di cose diverse, poichè l'uomo E' la sua storia evolutiva. E non si puo' parlare dell'uomo se non inquadrandolo nel contesto della sua storia evolutiva.



Ultima modifica di xmanx il Gio 21 Apr 2011 - 16:34, modificato 5 volte

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Rupa Lauste
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Ma gibson non è quello sfigato violento?

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BigBossStigazzi
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TU SEI INTERMEDIO X, io sono all'ultimo stadio di sviluppo chiamami "agfa-color"

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xmanx
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Ma la cosa più straordinaria è l'evoluzione del "cervello".
Le Grandi Scimmie Antropomorfe (GSA), entrate in scena circa 20 milioni di anni fa sono forse i primi esseri
viventi a raggiungere una sia pur rudimentale forma di consapevolezza di sé. Esse costituiscono un
grosso ramo con svariate derivazioni, di cui solo quattro sono sopravvissute fino ad oggi sul grande
albero sistemico della vita (gli oranghi, i gorilla, gli scimpanzé e gli ominidi). Il loro quoziente
encefalico (QE) è già 2,5 volte più grande di quello medio dei mammiferi e il loro recente strato neocorticale
(che sancisce il definitivo trionfo delle ‘gerarchie reticolari’ degli interneuroni – la ‘materia
grigia’ pensante – e l’avvento dei domini cognitivi logico-simbolici) avvolge come in una cipolla gli
strati più interni ed arcaici del cervello – quello paleomammaliano, tipico dei mammiferi (che ha origine nei piccoli roditori), e quello rettiliano ancora più interno. Eggià...il nostro cervelletto, il nucleo più interno del cervello, detto anche "cervello rettile".

Segno inequivocabile del fatto che nel nostro cervello esiste anche "il cervello dei rettili" dai quali proveniamo. Nei nostri comportamenti, nel nostro Io, c'è - quindi - anche il "rettile" che eravamo. E c'è anche il topo che eravamo. Nel nostro cervello, in sostanza, è sintetizzato il nostro Io animale e istintivo e automatico e incosciente (un animale non "pensa" di avere fame...semplicemente ha fame. E' quindi governato dai suoi meccanismi istintivi ed automatici - il 99% del nostro corpo funziona "indipendentemente" dalla nostra volontà cosciente, esattamente come quello di una lucertola ed è così anche per gran parte delle emozioni, come la "paura", ad esempio, che è un meccanismo automatico di difesa), che è di gran lunga predominante rispetto allo strato "pensante e autocosciente".
Per non parlare ovviamente della "gestazione umana" che riassume in 9 mesi, i 4 miliardi di evoluzione della vita sulla terra. Dall'organismo unicellulare (l'ovulo fecondato), alla vita nell'acqua (liquido amniotico), passando per tutti gli stadi evolutivi (compresa la famosa "coda dell'embrione" rappresentazione della fase "rettile" della nostra evoluzione).

Non puo', dunque, esistere alcun pensiero sull'uomo e sul suo destino che prescinda da questo semplice fatto: il percorso evolutivo della vita sulla terra.
Ed è proprio per questo motivo che non puo' esistere antitesi e contrapposizione tra religione e scienza, tra spiritualità e pensiero scientifico. Poichè sono due discipline "che parlano della stessa cosa usando linguaqgi e immagini diverse". Ma non potrebbero MAI parlare di cose diverse, poichè l'uomo E' la sua storia evolutiva. E non si puo' parlare dell'uomo se non inquadrandolo nel contesto della sua storia evolutiva.

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BigBossStigazzi
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x...scusami solo per capire sei ot da te stesso?
fai la passione di mel gibson e poi parli delle gsa?
io che sono rimasto alla fase erettile non sò più come seguirti ragazzo mio

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xmanx
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E' la "fase rettile"...non la "fase erettile".

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BigBossStigazzi
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scusa ..ero rimasto a quella e- party2

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xmanx
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Proseguo, dunque, nel ragionamento.

Evoluzione del corpo.
Attraverso i ritrovamenti fossili la scienza ha ricostruito questi passaggi:
- 20 milioni di anni fa: "Grandi scimmie antropomorfe".
- 3,2 milioni di anni fa: "Astralopithecus afarensis". E qui citiamo la piccola Lucy. L'australopiteco prende il nome dalla zona in cui visse, ovvero l'Africa Australe. Dalle impronte trovate sul terreno, gli antropologi hanno potuto stabilire che l'australopiteco iniziò a camminare su due piedi, cominciando il processo di evoluzione che lo allontanerà dall'aspetto scimmiesco (al quale ancora assomiglia) per avvicinarlo a quello umano. Un'importantissima scoperta, avvenuta nel 1974, ha permesso agli scenziati di ricostruire uno scheletro quasi completo di australopiteco femmina, divenuta famosa con il nome di Lucy. Grazie a lei sappiamo che aspetto avessero. Lucy viveva in gruppo, e le sue preoccupazioni principali erano quelle di trovare un riparo e cibo.
- 2,7 milioni di anni fa: "Homo abilis".
- 1,8 milioni di anni fa: "Homo erectus".
- 500.000 anni fa: "Homo Sapiens arcaico".
- da 200.000 a 100.000 anni fa: "Homo sapiens sapiens".

Evoluzione del cervello
Per quanto riguarda l'evoluzione del cervello, non esistono, ovviamente, fossili.
Il modello della mente di Mc Lean sostiene: “Nel corso dell’evoluzione, il cervello dei primati si sviluppa secondo tre linee principali che possiamo chiamare “rettiliano”, “paleomammaliano” e “neomammaliano”. In pratica è come se, nel nostro cervello, ci fossero tre cervelli distinti che differiscono per la loro chimica e la loro struttura e che sono, nel senso dell’evoluzione, delle entità indipendenti. Esiste una gerarchia di tre cervelli in uno. Si puo’ pensare che ogni "strato" abbia la sua forma di intelligenza, la sua propria memoria specializzata e le sue proprie funzioni motrici. Anche se i tre cervelli sono strettamente interconnessi e dipendano funzionalmente l’uno dall’altro, è provato che ciascuno puo’ operare in maniera indipendente dall’altro. In breve Mc Lean osserva come il nostro cervello sia costituito da più strutture sovrapposte.

1 - Il cervello rettiliano o cervelletto - simile a quello che hanno i rettili e responsabile delle azioni più semplici: difesa del territorio, movimenti ripetitivi etc.
Tale cervello è anche sede delle memorie relative al movimento ed agli schemi di azione.

2 - Il cervello mammaliano o sistema limbico - come una seconda struttura sovrapposta alla prima che troviamo solo nei mammiferi - si pensa sia il responsabile di tutta una serie dei comportamenti tipici dei mammiferi, quali il creare gruppi o il rimanere accanto ai piccoli. Il sistema limbico è strettamente correlato con le emozioni.

3 - Il neocortex o corteccia cerebrale - una terza struttura presente solo nell’uomo responsabile delle operazioni mentali a livello più alto. Il neocortex contiene varie aree, responsabili della percezione, e dei movimenti corrispondenti. In particolare il cortex prefontale appare
responsabile principalmente dell’organizzazione temporale dei comportamenti con una funzione sia
retrospettiva che anticipatrice che permetterebbe la preparazione del movimento secondo un certo numero di contingenze fornite dalle esperienze passate.

L'evoluzione "del corpo" e "del cervello", ovviamente, vanno di pari passo. Nel nostro cervello c'è "la componente rettile", poichè noi, ciascuno di noi, E' anche "il rettile" dai quali discendiamo.
Ciascuno di noi E' anche "il primo mammifero" (piccoli roditori) dal quale discendiamo.

Ora...i fossili ritrovati sono come "fotogrammi" sparsi qua e là di un intero film. Il film della evoluzione.
Per quanto riguarda l'intero film le domande più interessanti sono:
1- cosa succede tra un fotogramma e l'altro?
2- e più in particolare...cosa succede tra l'ultimo fotogramma che appartiene a una "specie precedente" e il primo fotogramma che "appartiene alla specie successiva"?

La cosa più interessante è che le modifiche strutturali-fisiche-genetiche sono "lentissime". Infinitesimali. Impercettibili. Si possono osservare, cioè, cambiamenti sostanziali nella specie solo paragonando fotogrammi che distano centinaia di migliaia di anni l'uno dall'altro. Se osserviamo due fotogrammi vicini non notiamo alcuna differenza.

Eppure...e questo è l'aspetto davvero affascinante...l'evoluzione è comunque in movimento. Anche se non lo percepiamo. E' esattamente come osservare una pianta "che cresce". Se la guardi ogni minuto non ti accorgi che sta crescendo. Se la guardi da un giorno con l'altro puoi, invece, notare che è "cambiata".

Ora...ed è questo l'altro punto interessante..i cambiamenti che portano a un salto evolutivo (il passaggio da una specie alla successiva) sono inseriti nella storia di una specie. E cioè sono veicolati da individui "speciali" che nascono all'interno di una specie. Questi individui appartengono alla specie "precedente", ma, al tempo stesso, portano con sè delle caratteristiche che saranno della "specie" successiva. In gergo scientifico si chiamano "mutanti".

E la vita continua.....

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BigBossStigazzi
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tolgo la battuta chè le riservo a chi le capisce...carissimo x, tu pensi di essere lo speciale della specie, ti senti pronto per il balzo evolutivo? Io chissà perchè vorrei anche solo capire dove vuoi andare a parare, stai costruendo la tua cosmogonia?

Ps ossia da "la passione" di mel gibson o meglio su di essa stai costruendo un castello di specchi è per allenarti come free climber?

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xmanx
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Minchia big. Apri la tue mente
Io sono sì un mutante...ma solo come nick

Mi viene in mente un film..."Star Gate". Lo hai mai visto? Oppure "Il quinto elemento" di Besson. Lo hai mai visto?
Mi sa che tu non hai visto un cazzo.

Sia ben chiaro...le vicende di qui stiamo parlando non hanno alcun peso nell'esercizio della quotidiana arte del vivere. Cosa c'è di meglio - infatti - del calore di una donna? E di un buon bicchiere di vino? scratch (E magari anche di una bella partitina a briscola dove vinco io sicuramente?)
Per cui quello di cui parliamo in questa sede mi serve solo per tenere in movimento i miei 2 neuroni (Ernesto ed Evaristo (quello destro e quello sinistro) : visto quanto sono gentile? te li ho anche presentati ), perchè altrimenti affondano e annegano nella scatola cranica.

Ok. Torniamo al "Quinto Elemento" di Luc Besson. cool Devo dire che lei (il quinto elemento) è una gran bella gnocca. Ma questo è un altro discorso.
Dunque..la vicenda del "Quinto Elemento" ruota attorno alle vicende di strani alieni ecc...ecc...(ma non è questo il punto) che hanno lasciato delle tracce sulla terra. La questione che voglio affrontare è che Luc Besson ci racconta che, attorno a queste tracce, si sviluppa un "fenomeno religioso". Cioè nasce una "religione" che custodisce il segreto di queste tracce nell'attesa del ritorno del "quinto elemento" (una figa tremenda ).
Con questo voglio dire che nella vicenda umana si tende a creare una "religione", con il suo linguaggio, con il suo pensiero....che, proprio per l'ambiguità del suo linguaggio e del suo pensiero, sembra lontanissima dalla vita pratica. Sembra non avere nulla a che fare con la vicenda umana e la sua condizione concreta.
Il film si conclude con la dimostrazione che "quel linguaggio religioso" - invece - parlava in modo criptico di cose che, invece, erano reali e riguardavano concretamente la vicenda umana. Ma questo lo si è saputo solo dopo...quando sono avvenuti i fatti "escatologici" (che, nello specifico del film si sono conclusi con una bella trombata ) che hanno reso tutto chiaro ed evidente.

Con questo voglio dire che non puo' esistere alcuna contrapposizione tra "religione"-"scienza"-"condizione umana". Cioè...una religione che non riguarda la vicenda umana nel suo concreto...cioè che non tiene conto di cio' che l'uomo è per come la scienza ce lo mostra, è solo un "esercizio intellettuale" che non ha alcun interesse..nè riesce a suscitarlo.
In sostanza non mi interessa nulla di un liguaggio religioso e spirituale che non parla "della realtà delle cose". E se un linguaggio religioso e spirituale parla della "realtà delle cose", allora non puo' essere in contrasto con la scienza, che la realtà delle cose la indaga.
In sostanza...una Bibbia (e con il termine Bibbia, includo tutte le Bibbie) che non parla delle stesse cose di cui parla la scienza...e cioè: l'evoluzione dell'uomo, l'infinitamente piccolo (atomo) e l'infinitamente grande (galassie)...è solo "fuffa".

Detto questo (di cui, tanto, non avrai capito un cazzo ) voglio andare a parare a questo: se la vicenda di Gesù di Nazareth è vera, essa non puo' essere slegata dalla storia della evoluzione dell'uomo sulla terra e della vita nell'universo. Ed è proprio leggendola nel contesto della evoluzione dell'uomo e della vita nell'universo che troverebbe forse un senso.

In altre parole una religione che proietta un dio lassù nei cieli, come se stesse in un balcone a guardare che succede...che parla della vicenda umana in chiave negativa...che poi manda suo figlio a salvarci dal peccato...che poi dice che il papa è il suo vicario e devi andare da lui se vuoi salvarti per andare in paradiso....con o senza le 7 vergini....e che poi arriverà il giudizio universale e saltiamo tutti fuori dalla tomba....bè, tutto questo è piuttosto ridicolo.
Come è ridicolo "pensare" che dio è tutto quello che è...e anche quello che non è ancora. Per cui se ti siedi e fai ohmmmmmm con le dita chiuse in circolo e vivi le esperienze extra corporali, diventi un "illuminato".

Io mi domando e cerco di capire cosa sta succedendo "realmente". E lascio le favolette ai visionari.


Fatti una birra va. rolleyss

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BigBossStigazzi
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ok x per la birra ma sono finalmente convinto : sei fuori come un balkone!
- il 5 elemento è una vaccata non è una metafora di un cazzo
- stai cercando di trovare le basi scientifiche ad una fede che quindi non è più una fede
- fai arrampichare sugli specchi mentali ovviamente opachi, i tuoi due criceti?

mandali al drenare il ghiaione del letto del fiumme che passa fra i due emisferi và!

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xmanx
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uhm...no.
- il Quinto elemento è metafora del fatto che "un linguaggio religioso puo' essere anche criptico e pieno di simbolismi. Ma per essere interessante deve parlare di cose reali legate all'esperienza umana reale. Altrimenti diventa solo una favoletta".
- fede e scienza non sono in contrapposizione, ma devono necessariamente completarsi vicendevolmente. Una fede senza scienza è fanatismo.
- i miei due criceti non si arrampicano sugli specchi. ma corrono in circolo sulla superficie interna della scatola cranica. E non cadono perchè corrono così veloci che la forza centrifuga li tiene aderenti alla parete.

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