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Le Insorgenze della Vandea

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Sabine
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Così, tanto per chiarire ...


I motivi della rivolta

Il territorio indicato come Vandea Militare è situato nella Francia Occidentale, sulla costa atlantica, con un’estensione di circa 10.000 kmq e con una popolazione, all’epoca, di ottocentomila abitanti. Non si tratta di una regione povera e marginale, ma la sua ricchezza e la sua popolazione sono superiori alla media francese, così come la ricchezza e la popolazione francesi sono superiori alla media europea del tempo.

Gli abitanti della regione sono noti per l’attaccamento alle consuetudini e alle libertà locali, oltre che per un radicato sentimento religioso, segnato dalla predicazione di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), che aveva combattuto lo scetticismo del tempo soprattutto con la devozione mariana.

Alla fine del secolo XVIII l’Ovest, come tutta la Francia, patisce gli esiti di un processo di centralizzazione che si è sempre più sviluppato a partire dal regno di Luigi XIV di Borbone (1638-1715).

Il costo di questa politica è la causa principale della voracità statale in materia fiscale e una delle conseguenze del governo dei ministri illuministi, sì che fra il 1775 e il 1789 la pressione fiscale diventa sempre più sostenuta e male sopportata da tutti.

Quando, per avviare una riforma generale che affronti il problema fiscale e il deficit dello Stato, vengono convocati da re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) gli Stati Generali l’assemblea costituita dai rappresentanti del clero, della nobiltà e della borghesia , anche dalla Vandea arrivano i cahiers de doléance, raccolte di rimostranze e di petizioni che esprimono, insieme a un profondo attaccamento alla monarchia, anche una serie di proteste contro il sistema di imposizione fiscale, i suoi abusi e la sua irrazionalità.

I vandeani auspicano, quindi, un rinnovamento e con questo spirito mandano a Parigi i loro rappresentanti, perché se ne facciano portavoce presso il sovrano. E la disillusione è tanto più cocente quanto più grande è stata la speranza.

Diventa sempre più chiaro, e non solo in Vandea, che a Parigi non si lavora alle sperate riforme, ma a emanare leggi destinate ad aumentare il potere coercitivo delle amministrazioni, a colpire la Chiesa e le tradizioni religiose del popolo in una inquietante accelerazione distruttiva.

La confisca e la vendita dei beni ecclesiastici, che avvantaggia solo borghesi e nobili, e l’introduzione della Costituzione Civile del Clero, nell’estate del 1790, creano un diffuso malcontento, al quale le autorità rispondono con insensibilità, con incapacità di governo e con una crescente repressione, che sfocia nell’irrimediabile frattura fra le popolazioni e i pubblici poteri.

Gli avvenimenti precipitano nel 1793. La rottura provocata dalla Costituzione Civile del Clero, che pone le basi di una rivolta di natura religiosa, si consuma con la notizia che il 21 gennaio 1793 re Luigi XVI è stato ghigliottinato, e si manifesta quando il Governo di Parigi ordina in tutta la Francia l’arruolamento di trecentomila uomini da mandare al fronte.



La guerra contro-rivoluzionaria

La rivolta scoppia perché la popolazione della Vandea rifiuta di abbandonare le case per andare a morire per una repubblica che considera illegittima, colpevole di perseguitare la religione, di aver assassinato il sovrano legittimo e di aver inasprito la crisi economica.

Già dal 1790, a causa delle tasse e in difesa dei sacerdoti detti «refrattari», cioè quelli che non avevano giurato fedeltà alla Costituzione, scoppiano un po’ dovunque tumulti e la Guardia Nazionale, più di una volta, non esita a sparare sulla folla.

Anche in altre regioni della Francia scoppiano rivolte, però ovunque la Repubblica le soffoca più o meno rapidamente, perché sono improvvisate, mancano di coordinamento e di decisione. Ma in Vandea, nel marzo del 1793, inizia un’insurrezione generale, annunciata dal suono delle campane a martello di tutte le chiese. Gli insorti si organizzano militarmente sulla base delle parrocchie e costituiscono un’Armata Cattolica e Reale di molte decine di migliaia di uomini, guidati da capi che essi stessi si sono scelti e che spesso, specie fra i nobili, sono restii a farsi coinvolgere.

Jacques Cathelineau (1759-1793), vetturino, è l’iniziatore della sollevazione e viene eletto primo generalissimo dell’Armata vandeana; muore in battaglia a trentaquattro anni. Il marchese Louis-Marie de Lescure (1766-1793) è un ufficiale che gli insorti liberano dalla prigionia, ed egli ne diviene un capo autorevole; quando muore in combattimento, a ventisette anni, gli viene trovato addosso il cilicio. Henri du Vergier de la Rochejaquelein (1772-1794) è eletto generalissimo a soli ventuno anni; Napoleone Bonaparte (1769-1821) ne esalterà il genio militare. Jean-Nicolas Stofflet (1753-1796), guardiacaccia, si rivela un formidabile tattico e non accetterà mai di arrendersi. François-Athanas de la Contrie (1763-1796), detto Charette, è un ufficiale di marina «costretto» a diventare un capo leggendario dagli insulti dei contadini che lo traggono da sotto il letto, dove si è nascosto per sottrarsi alle loro ricerche; muore fucilato. Vi è anche chi è prelevato a forza e portato in battaglia sulle spalle dei contadini. Fra le poche eccezioni vi è Antoine-Philippe de la Trémoille, principe di Talmont (1765-1794), che torna dall’esilio per mettersi alla testa della cavalleria, unico dei grandi signori di Francia a combattere e a morire con i vandeani.

Vittorie e sconfitte si alternano fino allo scacco di Nantes e alla sconfitta di Cholet, nell’autunno del 1793. L’Armata Cattolica e Reale decide, allora, di attraversare la Loira e di raggiungere il mare in Normandia, dove pensa di trovare la flotta inglese. Ma all’arrivo gli inglesi non vi sono e i vandeani, con le famiglie al seguito, ritornano sui propri passi, inseguiti dai repubblicani che li sconfiggono in una serie di scontri, che si risolvono in carneficine dove gli insorti, donne e bambini compresi, vengono sterminati a migliaia.



La repressione rivoluzionaria

Nel gennaio del 1794 la Repubblica ordina la distruzione totale della Vandea. Spedizioni militari punitive, dette «colonne infernali», attraversano la regione facendo terra bruciata e perpetrando il genocidio della popolazione, con una metodicità e con strumenti da «soluzione finale», che anticipano gli orrori del secolo XX; né mancano intenti di controllo demografico.

Parallelamente inizia la campagna di scristianizzazione del territorio e il Terrore rivoluzionario si abbatte sulle popolazioni con la più dura delle persecuzioni mentre gli imprigionati, i deportati in questo periodo viene inaugurata la colonia penale di Caienna, nella Guyana , le esecuzioni di ogni tipo sono in un numero imprecisato. Nel febbraio del 1794 la Vandea insorge ancora e conduce una spietata guerra di guerriglia, che mette la Repubblica alle corde. Finalmente, nel febbraio del 1795, a La Jaunnaye, i capi vandeani firmano una pace con la quale il Governo di Parigi s’impegna a riconoscere la libertà del culto cattolico, concede l’amnistia, un’indennità di risarcimento e, a quanto pare, in alcuni articoli segreti, s’impegna a consegnare ai vandeani il figlio di Luigi XVI, prigioniero nella Torre del Tempio di Parigi. Però, in seguito al mancato rispetto degli accordi, nel maggio del 1795 Charette e altri capi riprendono le armi, ma questa volta l’insurrezione non ha l’ampiezza della precedente, anche perché è grande la delusione per il mancato arrivo di un principe che si metta alla testa degli insorti; mancato arrivo di cui sono responsabili anche gli intrighi inglesi.

La guerriglia continua senza speranza fino alla cattura e alla fucilazione di Charette, nel marzo del 1796. Il tentativo di sbarco a Quiberon da parte di settecentocinquanta «emigrati» persone che hanno lasciato la Francia dopo gli avvenimenti del 1789 , molti dei quali ufficiali di marina cui l’Inghilterra ha promesso aiuto e appoggio militare, si conclude in un disastro. Traditi, cadono nelle mani dei repubblicani, che promettono loro la vita in cambio della resa e invece li fucilano; tutto finisce in una tragica Baia dei Porci ante litteram.

Con la morte di Charette si conclude l’epopea vandeana. Vi sarà un’altra insurrezione negli anni 1799 e 1800, guidata dai capi vandeani superstiti e da George Cadoudal (1771-1804) in Bretagna; poi ancora nel 1815, durante i Cento Giorni napoleonici; e, infine, l’ultimo episodio sarà la fallita insurrezione legittimista contro il governo liberale di Parigi nel 1832.


Il costo della guerra

Anni di guerra e di guerriglia spietata, ventuno battaglie campali, duecento prese e riprese di villaggi e di città, settecento scontri locali, centoventimila morti di parte vandeana, numerosissimi di parte repubblicana, la regione completamente devastata: queste sono le cifre impressionanti che molti cercano di nascondere.

Quella che Napoleone ha chiamato una lotta di giganti è una guerra popolare, cattolica e monarchica, che i vandeani hanno condotto diventando coscientemente un ostacolo all’affermazione del primo grande tentativo di repubblica rivoluzionaria e totalitaria della storia moderna. Per questo la Vandea ha pagato con un terribile genocidio, seguito dal silenzio di chi si riconosce nell’albero ideologico della Rivoluzione francese.



La vittoria dei vinti

Il riconoscimento dei sacerdoti fedeli a Roma, il ristabilimento del culto cattolico e infine, con tutti i suoi limiti, il Concordato Napoleonico del 1802 sono da molti ascritti a merito anche del sacrificio dei vandeani. Questa, in ultima analisi, può essere definita la grande vittoria dei vinti. Vinti in questo mondo, dal momento che molti di questi martiri sono stati elevati alla gloria degli altari dalla Chiesa.

Quindi, questa è la ragione per cui, fuori dal linguaggio corrente della storiografia, il termine «Vandea», al di là del suo contesto storico, ha valenza positiva, esempio e sinonimo di contrapposizione radicale ai princìpi rivoluzionari dell’epoca moderna, e difesa e proposizione dei valori sui quali si fonda la civiltà cristiana; perciò termine contro-rivoluzionario perché esprime non solo ostilità alla Rivoluzione in tutti i suoi aspetti, ma anche sostegno dei princìpi cristiani, che sono a essa radicalmente contrari.



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Per approfondire: vedi un quadro generale della Rivoluzione francese, in Pierre Gaxotte (1895-1982), La Rivoluzione Francese, trad. it., Mondadori, Milano 1989; sulla Vandea in particolare, vedi la monografia di Reynald Secher, Il genocidio vandeano, prefazione di Jean Mayer, presentazione di Pierre Chaunu, trad. it., Effedieffe, Milano 1991; e lo straordinario documento di François Noël «Gracchus» Babeuf (1760-1797), La guerra della Vandea e il Sistema di Spopolamento, introduzione, presentazione, cronologia, bibliografia e note di R. Secher e Jean-Joël Brégeon, trad. it., Effedieffe, Milano 1991; per la «fortuna» del termine come categoria storica, vedi gli atti di un convegno tenuto in Vandea nel 1993, per ispirazione dello storico P. Chaunu, AA. VV., La Vandea, premessa di Sergio Romano, trad. it., Corbaccio, Milano 1995; per un’analisi delle interpretazioni del fenomeno «Rivoluzione francese», vedi Massimo Introvigne, Il sacro postmoderno. Chiesa, relativismo e nuova religiosità, Gribaudi, Milano 1996, pp. 24-59.

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
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Non sono ovviamente d'accordo.

Perchè nella tua "ricostruzione storica" dimentichi di citare cosa stava succedendo ad Haiti negli stessi anni. E cioè la rivolta degli schiavi Neri contro la Francia "rivoluzionaria". Quegli schiavi Neri che fonderanno ad Haiti la prima Repubblica Nera del Nuovo Mondo.

Tu sostieni che sarebbe esistita una "civiltà cristiana" contro-rivoluzionaria. E' un vero peccato per te dover scoprire (e se non lo sai, STUDIA!) che i "rivoluzionari francesi" sono gli stessi che hanno cercato di reprimere nel sangue la Rivolta degli schiavi di Haiti.

Anche gli schiavi Neri di Haiti erano controrivoluzionari? E magari cristiani?

PErchè, mia cara Sabine, i cosiddetti "rivoluzionari francesi", oltre a essere "rivoluzionari" erano - guardaunpo' - anche degli schiavisti.

E quindi si crea un problema storico. Abbiamo dei "rivoluzionari" (i francesi) che sono al tempo stesso dei controrivoluzionari (cercano di reprimere l'aspirazione alla liberta di decine di migliaia di schiavi neri che morivano nelle piantagioni "francesi"). E poi abbiamo dei rivoluzionari (i Neri) che sarebbero, per te, dei controrivoluzionari (perchè combattevano contro la francia rivoluzionaria esattamente come il popolo di Vandea). Come la mettiamo? Chisono i "rivoluzionari"...e chi i "controrivoluzionari"? scratch

Come vedi...e questo dovrebbe farti riflettere...i "controrivoluzionari" sono un po' ovunque. Anche tra gli stessi rivoluzionari E questo cosa ti fa capire? Pensaci....vedrai che ci arrivi

P.S. come sempre ti soffermi troppo sui particolari e ti sfugge IL CONTESTO generale. E se ti sfugge il contesto non capisci nulla, nemmeno il particolare. Stai attenta....solleva lo sguardo, guarda TUTTO IL PANORAMA. MAgari ti si apre la mente. Non è forse la prima regola degli illuminati quella di guardare le cose dall'alto?

Te la dico io la verità...tanto tu non ci arrivi:
Non esiste nessuna "civiltà cristiana" controrivoluzionaria. Queste sono balle ideologiche.

- Il popolo di Vandea cercava di difendere la propria autonomia e libertà dalle imposizioni di uno stato centralista.
- I rivoluzionari francesi cercavano di difendere la propria libertà da una monarchia ottusa.
- I neri di haiti cercavano di difendere la propria libertà da una tirannide.

Sono quindi TUTTI movimenti rivoluzionari. Ognuno diventa rivoluzionario quando deve difendere la propria libertà...e diventa poi controrivoluzionario nel momento in cui cerca di imporre il proprio potere sugli altri. Anche questo una "illuminata" dovrebbe saperlo.

E ti ho dato un'altra piccola lezione di storia e di pensiero. Io non vorrei farlo eh....giuro! Ma sei tu che mi costringi.

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3
Sabine
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Viandante Residente
Viandante Residente
Tu non dai lezioni x....tu dici la tua....ma che ti piaccia o no...questi sono i fatti, questa e' la Storia....di pure i tuoi pareri...sempre pareri rimangono....quelli sopra invece sono documenti, storici....:)

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4
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Eggià.
Anche la repressione di Haiti da parte della "francia rivoluzionaria" sono fatti storici.
Come li spieghi?

E secondo te il movimento di Solidarnosc in Polonia era il frutto di una "civiltà cristiana antirivoluzionaria"?

Oppure i movimenti latino-americani che si ispiravano alla "teologia della liberazione" erano il frutto di una "civiltà cristiana antirivoluzionaria"?

Sempre a tua disposizione, per servirla.

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5
Sabine
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Viandante Residente
Viandante Residente
Vedi caro x tu fai sempre un gran minestrone quando non sai come uscire dalle situazioni, una visione a tutto tondo va bene, ma che sia coerente, scevra di sovrastrutture personali e soprattutto obiettiva...cosa che tu non fai...mai....
Te lo dico chiaramente se tu facessi un esame con me....saresti bocciato...:)

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6
Magonzo
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Viandante Storico
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incredibile....
Sabine riporta un grande mito reazionario, descritto da reazionari
@Sabine ha scritto:Così, tanto per chiarire ...

Quella che Napoleone ha chiamato una lotta di giganti è una guerra popolare, cattolica e monarchica, che i vandeani hanno condotto diventando coscientemente un ostacolo all’affermazione del primo grande tentativo di repubblica rivoluzionaria e totalitaria della storia moderna. Per questo la Vandea ha pagato con un terribile genocidio, seguito dal silenzio di chi si riconosce nell’albero ideologico della Rivoluzione francese.



La vittoria dei vinti

Il riconoscimento dei sacerdoti fedeli a Roma, il ristabilimento del culto cattolico e infine, con tutti i suoi limiti, il Concordato Napoleonico del 1802 sono da molti ascritti a merito anche del sacrificio dei vandeani. Questa, in ultima analisi, può essere definita la grande vittoria dei vinti. Vinti in questo mondo, dal momento che molti di questi martiri sono stati elevati alla gloria degli altari dalla Chiesa.

Quindi, questa è la ragione per cui, fuori dal linguaggio corrente della storiografia, il termine «Vandea», al di là del suo contesto storico, ha valenza positiva, esempio e sinonimo di contrapposizione radicale ai princìpi rivoluzionari dell’epoca moderna, e difesa e proposizione dei valori sui quali si fonda la civiltà cristiana; perciò termine contro-rivoluzionario perché esprime non solo ostilità alla Rivoluzione in tutti i suoi aspetti, ma anche sostegno dei princìpi cristiani, che sono a essa radicalmente contrari.


e xmanx riesce ad attaccarla riportando un ulteriore argomentazione a carico dei cattivoni rivoluzionari;

@ Sabine: la storia va raccontata e valutata nel suo contesto; oltretutto, volendo anche al principio di uguaglianza potrebbe essere attribuita la qualità di "totalitario";

@xmanx: lo schiavismo era uno standard, nel senso che semplicemente certe popolazioni non erano considerate facenti parte del "demos", ma questo accadeva anche nella liberale e non giacobin-rivoluzionaria Inghilterra; la Rivoluzione francese ha anche stabilito il principio dello stato-nazione (contrapposto al principio della legittimità dello stato dinastico), tanto caro alla destra, anche non liberale, ed in nome di quel principio ha agito come potenza;

scusa, ma quando scrivi di storia sembri come Willy il coyote che accende la miccia ma non si accorge che sta ancora seduto sulla bomba...

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7
Sabine
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Viandante Residente
Viandante Residente
Ah meno male finalmente una risposta intelligente...allora a qualcuno la capacita di interpretazione funziona ancora..:)
Ciò che dici e' verissimo...;)

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8
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Mia cara Sabine...tu scrivi:
Il termine "Vandea" esprime quindi un concetto contro-rivoluzionario perché esprime non solo ostilità alla Rivoluzione in tutti i suoi aspetti, ma anche sostegno dei princìpi cristiani, che sono a essa radicalmente contrari.

Quindi tu parti dall'analisi di uno specifico episodio storico (la rivolta della Vandea) per dedurre un concetto "generale". Secondo te il cristianesimo sarebbe radicalmente contrario allo spirito rivoluzionario moderno e quindi alla modernità.

Questa è una impostazione "ideologica". Perchè tu parti dall'analisi di un episodio locale e ben collocato nello spazio-tempo, e ne estrai una definiozione universale che -secondo te - varrebbe per ogni spazio-tempo possibile.


Ecco perchè la scuola italiana va allo sfascio

1- in prima battuta ti ho dimostrato storicamente che la rivolta della vandea "non è affatto l'esempio classico di un certo controrivoluzionarismo cristiano". Poichè a 8000 km di distanza succedeva la stessa cosa: gli haitiani si rivoltavano contro i francesi. Quindi..o erano controrivoluzionari anche gli haitiani - che cristiani non erano - oppure (ed è questa la verità) c'era un certo atteggiamento "totalitario" nel nuovo governo francese...che causava una inevitabile reazione in chi voleva difendere la propria libertà (siano essi cristiani o non cristiani).

2- ti ho dimostrato storicamente che E' FALSO associare al cristianesimo uno spirito controrivoluzionario in modo assoluto. Perchè in altre parti del mondo, lo spirito cristiano è stato il motore di movimenti rivoluzionari.

Cosa posso fare ancora per servirla?

@magonzo
Tu ovviamente non hai capito una fava della tesi che si nasconde nel discorso di Sabine. Sabine ha fatto tutta una ricostruzione storica per affermare una sua impostazione "ideologica": "il critianesimo è intrinsecamente antirivoluzionario e, quindi, antimoderno".

Le ho dimostrato, per l'ennesima volta, che la sua è solo una visione "ideologica" che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti.
Lei ha capito benissimo......quello che non ha capito sei tu. Come al solito.



Ultima modifica di xmanx il Sab 16 Apr 2011 - 13:35, modificato 3 volte

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Sabine
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Viandante Residente
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Ahahahaha...sei uno spasso...vabbe' vado a pranzo...ahahahaha

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10
Magonzo
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Viandante Storico
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@xmanx ha scritto:
@magonzo
Tu ovviamente non hai capito una fava della tesi che si nasconde nel discorso di Sabine. Sabine ha fatto tutta una ricostruzione storica per affermare una sua impostazione "ideologica": "il critianesimo è intrinsecamente antirivoluzionario e, quindi, antimoderno".

Le ho dimostrato, per l'ennesima volta, che la sua è solo una visione "ideologica" che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti.
Lei ha capito benissimo......quello che non ha capito sei tu. Come al solito.
hai ragione, è che ho una certa difficoltà ad identificare il Cristianesimo col clero vandeano; forse l'identità si verifica nei fumetti Marvel, che sembrano essere la tua fonte di critica storica...
xmanx, abbi pietà di te stesso e soprattutto della Storia;
e incrocia le dita che quei lazzaroni stasera battano la Doria e non facciano come al solito nelle partite "facili" in casa

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11
Sabine
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Vedi Magonzo il caro x crede di farmi la lettura del pensiero e presuppone di conoscere, beato lui, tutto quello che mi passa per la testa....comprese tesi impossibili che non ho mai formulato....ma che ci vuoi fare e' fatto così...presupponenza, saccenza, un po' di ignoranza (nel senso di colui che ignora)...e tanti scarpini....ooops...scarponi...;)
Quelli con i quali ha imparato la storia e con i quali legge ciò che scrivo...visto che dice che ho anche detto, ma quando?...che la rivoluzione e' antimoderna....ahahahaha...
Secondo me ha problemi seri a leggere e comprendere...



Ultima modifica di Sabine il Sab 16 Apr 2011 - 14:09, modificato 2 volte

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
@magonzo
"Quella che Napoleone ha chiamato una lotta di giganti è una guerra popolare, cattolica e monarchica, che i vandeani hanno condotto diventando coscientemente un ostacolo all’affermazione del primo grande tentativo di repubblica rivoluzionaria e totalitaria della storia moderna."

1- in prima battuta ho dimostrato storicamente che la rivolta della vandea "non è affatto l'esempio classico di un certo controrivoluzionarismo cristiano". Poichè a 8000 km di distanza succedeva la stessa cosa: gli haitiani si rivoltavano contro i francesi. Quindi..o erano controrivoluzionari anche gli haitiani - che cristiani non erano - oppure (ed è questa la verità) c'era un certo atteggiamento "totalitario" nel nuovo governo francese...che causava una inevitabile reazione in chi voleva difendere la propria libertà (siano essi cristiani o non cristiani).

2- ho dimostrato storicamente che E' FALSO associare al cristianesimo uno spirito controrivoluzionario in senso assoluto. Perchè in altre parti del mondo, lo spirito cristiano è stato il motore di movimenti rivoluzionari.

Quello che Sabine non comprende è che il potere difende se stesso (sia esso potere politico o religioso). Mentre, invece, la gente difende la propria libertà e la propria dignità (e non difende certo il clero o la monarchia).
Quindi...parlare di guerra "popolare" va bene. Parlare di guerra "cattolica e monarchica" è una bufala.

Stasera i doriani li asfaltiamo.

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xmanx
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@sabine
E' vero o non è vero che tu sostieni questa teoria: "perciò termine contro-rivoluzionario perché esprime non solo ostilità alla Rivoluzione in tutti i suoi aspetti, ma anche sostegno dei princìpi cristiani, che sono a essa radicalmente contrari"

Sono tutt'occhi

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14
Sabine
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Viandante Residente
Viandante Residente
X...l'unica cosa che hai dimostrato e' di avere il paraocchi...:)

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15
Sabine
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Viandante Residente
Viandante Residente
@xmanx ha scritto:@sabine
E' vero o non è vero che tu sostieni questa teoria: "perciò termine contro-rivoluzionario perché esprime non solo ostilità alla Rivoluzione in tutti i suoi aspetti, ma anche sostegno dei princìpi cristiani, che sono a essa radicalmente contrari"

Sono tutt'occhi

Ahahahahahaha...che tipo...

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Diciamo che sono un osservatore attento
Mi piacciono i particolari, ma anche il contesto.

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Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
@xmanx ha scritto:@magonzo
1- in prima battuta ho dimostrato storicamente che la rivolta della vandea "non è affatto l'esempio classico di un certo controrivoluzionarismo cristiano". Poichè a 8000 km di distanza succedeva la stessa cosa: gli haitiani si rivoltavano contro i francesi. Quindi..o erano controrivoluzionari anche gli haitiani - che cristiani non erano - oppure (ed è questa la verità) c'era un certo atteggiamento "totalitario" nel nuovo governo francese...che causava una inevitabile reazione in chi voleva difendere la propria libertà (siano essi cristiani o non cristiani).

2- ho dimostrato storicamente che E' FALSO associare al cristianesimo uno spirito controrivoluzionario in senso assoluto. Perchè in altre parti del mondo, lo spirito cristiano è stato il motore di movimenti rivoluzionari.

Quello che Sabine non comprende è che il potere difende se stesso (sia esso potere politico o religioso). Mentre, invece, la gente difende la propria libertà e la propria dignità (e non difende certo il clero o la monarchia).
Quindi...parlare di guerra "popolare" va bene. Parlare di guerra "cattolica e monarchica" è una bufala.

così non hai dimostrato nulla, perché le categorie che attribuisci non sono sovrapponibili, né, ove ciò fosse possbile, una contrapposizione esclude che ve ne possano essere altre nell'ambito di uno schieramento (come per esempio tra guelfi bianchi e neri: Dante da guelfo era perseguitato dgli estremisti della sua parte, non dai ghibellini);

ripeto, un conto è "il Cristianesimo", che nella sua accezione filosofica universalista ed egualitarisa è sicuramente un prodromo "filosofico" (in questo caso un'accezione politica) della Rivoluzione francese e dell'idea socialista, altro è il ruolo conservatore del clero e delle istituzioni religiose secolarizzate in molte epoche;

un conto è lo stato-nazione ove i cittadini sono equiparati e contrapposto allo stato legittimista ove governano i privilegiati del sangue, altro è lo stesso stato che si atteggia all'esterno a "potenza", prima della dottina socialista dell'internazionalismo di classe; non puoi applicare retrospettivamente categorie politiche che sarebbero state ormulate solo una 50ina d'anni più tardi e divenute nozione comune ancora qualche decenno dopo;

oltretutto, se parliamo di "Cristianesimo", l'impatto politico della Riforma e della Controriforma sulle istituzioni politiche è stato così enormemente diverso da rendere assolutamente impraticabile qualunque generalizzazione...

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
In parte sono d'accordo.

Il cristianesimo non è una "dottrina politica" e il Vaticano non è la "realizzazione storica di quella dottrina". Per cui identificare il cristianesimo con il Vaticano (inteso come potere temporale) è una cazzata pazzesca.

Il Vaticano è stato "uno stato tra gli stati". Inoltre il suo "essere vicino ai regnanti degli stati europei" (e il fatto di essere protagonista delle varie "incoronazioni" e di averne spesso influenzato i destini e la politica) ha reso il Vaticano (inteso come potere temporale) un potere reazionario. Un potere, cioè, vicino ai potenti. E, quindi, inevitabilmente "conservatore".

E' anche grave il fatto che le gerarchie ecclesiali abbiano giustificato il proprio "potere temporale", sostenendo che "veniva da dio", o che era "emanazione della volontà di dio". Queste sono tutte cazzate inventate da un potere temporale - che come ogni potere politico - tenta in ogni modo di giustificare se stesso e conservare se stesso.

In questo senso "la breccia di Porta Pia" ha portato in occidente un elemento di chiarezza, separando nettamente la questione della "gestione del potere politico" dalla religione.

Quindi si puo' affermare che la gerarchia del clero è stata, spesso, controrivoluzionaria. Non si puo' dire, invece, che il "cristianesimo" sia controrivoluzionario.

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Sabine
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Viandante Residente
Viandante Residente
Wow, un "mezzo" discorso coerente... party

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