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Colpa, Lutto e Assassinio

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1
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
La colpa. Per quanto sia chiaro che il problema della colpa
sia di ordine sovrastrutturale, questo sentimento appartiene a chi lascia.
Decidere di interrompere il rapporto con un'altra persona significa prendere
posizione con coraggio, troncando qualcosa che continuerebbe e fare a meno di
una compagnia divenuta abituale. Le
faccende di coraggio non sono per tutti.


Accade così che il lasciante diventi Assassino, per
alleggerire sulle sue spalle il peso della colpa. Ognuno ucciderà con il suo
stile, ma quanto più il legame è stato profondo, tante più saranno le sue
armi. Il lasciante diventa assassino perché
per potersene andare leggero decide di distruggere alle fondamenta l’altro. Lo
può fare perché lo conosce bene ed il continuare ad essere amato gli conferisce
il potere necessario. La persona con cui
aveva condiviso una vita diventa “una persona con problemi strutturali”, un
essere “incapace di dare ascolto e spazio”, una persona non eccitante (“Non sei
una rappresentante del mondo erotico perché cerchi un contatto profondo” è
soltanto una modulazione particolarmente crudele di questo leit motiv comune,
rafforzata dall’alabarda spaziale della psicoanalisi, usata purtroppo in questo
caso come strumento di difesa e di offesa ). Il rapporto intrecciato si riduce
unicamente ad “un rapporto malato” che forse da anni si voleva interrompere non
facendolo sono per paura di “restare solo”. Così facendo il lasciante uccide il
lasciato togliendogli però anche il morto su cui piacere. Non è mai esistito
nulla, ciò che ha cambiato il lasciato era soltanto una fantasia, nemmeno
condivisa. Nella vita non è riuscito a meritare amore come credeva, nonostante
i suoi limiti. Per estensione poi, data la pregnanza del legame così reciso,
ogni altro legame analogamente appare come il nascondimento dello stessa lacerante
ed assurda menzogna. Il lasciante nega un morto su cui piangere al lasciante,
ed impedisce pure che un funerale sia svolto perché non ha il coraggio di dire “ti
lascio “ ma induce gli altri a farlo. Il lasciante si trova gli occhi talmente
asciutti che capisce bene cosa sia accaduto nei fatti, ma si sente tradito l’ennesima
volta e come sanguinante, senza che la ferita possa fermare la sua emmoragia.


Come ho detto io non credo alla colpa, perché il conflitto è
parte di noi e nulla quadra. Ma credo che ciò valga osservando noi stessi
mentre il contatto con l’altro richieda un altro ordine di valutazioni. Deve
esistere un punto nel tempo in cui riuscire ad avere rispetto di chi abbiamo
amato, non importa quando. Lo ha distrutto semplicemente per rimuovere il fatto
che volevamo staccarci da una persona che infondo non aveva nulla che non
andasse. L’astio in lui cresceva perché a causa del suo amore non ci
riuscivamo. Ha poi ritagliato tra le verità soltanto quelle che gli comodavano,
per che la propria auto rappresentazione non ne uscisse lesa. L’assassino ha
ucciso e mutilato per sempre se stesso.

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2
beautiful stranger
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@NinfaEco ha scritto:
L’assassino ha ucciso e mutilato per sempre se stesso.

E' proprio questo il punto: le operazioni di restyling sul nostro passato hanno sempre esiti disastrosi, nel profondo. Possiamo raccontarcela come vogliamo, ma fino ad un certo punto. Rinnegare chi abbiamo amato è proprio un suicidio parziale, come hai scritto, solo che gli effetti si producono lentissimamente, neanche ce ne accorgiamo subito.
Piuttosto io mi chiedo: perchè smettere di amare è vissuto dal "lasciante" come una colpa? L'amore secondo me non è eterno. Molti pensano che un amore che finisce non sia vero amore, ed è da qui che parte il malinteso che porta al rinnegare. Invece ci sono sentimenti vivissimi e splendidi che si esauriscono, e non è colpa di nessuno. Non si può tenere in vita artificialmente un sentimento finito, non ci si può nè si deve sentire in colpa anche se l'altro continua ad amarci. Il "lasciante" si sente in colpa quando così lo fa sentire chi ama ancora. Ma è davvero una colpa la sua? Non si può continuare ad amare per tener fede ad un impegno. La necessità di doversi giustificare secondo me porta proprio a quelle distorsioni e perversioni mentali che dici.

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3
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@beautiful stranger ha scritto: perchè smettere di amare è vissuto dal "lasciante" come una colpa?
Credo che venga vissuto con una colpa per vari motivi, gran parte dei quali sono riducibili al crollo di un idealizzazione.
L'amore che si decide di distruggere costituiva prima un bene con valore esistenziale per il lasciante, e quindi la sua distruzione è lesiva a livello di autoconsiderzione di sè. Inoltre spesso compiere un simile atto attira la disapprovazione di altri, in una società orientata alla monogomia. Il senso di colpa è infondo soltanto la persecezione del pericolo di non poter essere più percepito come una bella persona. Paradossalmente è prer questoi che il lasciante mangia pane e menzogna e diviene assassino. Il coraggio è per pochi.

Ma è davvero una colpa la sua?
Non lo sarebbe affatto se sapesse agire con coraggio, senza sentirsi in dovere di uccidere l'altra persona, di mentire e di evitare la chiarezza. La percezione indebita della colpa ingenera effettivamente una colpa, e la vigliaccheria espressa nel fuggire lasciando all'altro l'onere del lasciare la dice lunga. Non siamo ciò che sappiamo o non sappiamo fare. Se compiamo un atto indegno o rifuggiamo il compiere in atto degno lo nascondiamo perchè farebbe di noi persone non degne. Questo è uno di quei casi.

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4
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Leggendo Ninfa mi viene questa riflessione:

Tu staresti con una persona "che non ti piace"? O che "non ti piace più"? In questi casi si aprono nuovi spazi alla fantasia e, inevitabilmente, questi spazi vengono riempiti da una nuova persona, da nuove fantasie e dalle fantasie alla realtà il passo è breve. Brevissimo.
Il fatto di essere "vittima" di quesa cosa non cambia la sostanza. Non si può vivere con una persona che non vogliamo più.

Leggendo Stranger mi viene questa riflessione:
L'amore non è eterno. Faccio un esempio. Ed è solo un esempio. Se fossi il proprietario di una azienda e dovessi scegliere un nuovo collaboratore, di sicuro non mi soffermerei su una persona che è mossa dalla convinzione: "tanto un rapporto di collaborazione non è eterno". Ovviamente tutti sappiamo che è così. Ma sicuramente mi verrebbe da pensare che, una simile convinzione di fondo sarebbe di impedimento ad una totale condivisione del progetto professionale. Se tu avessi una azienda che deve scegliere un collaboratore in una posizione chiave, che cosa penseresti?

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5
beautiful stranger
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@xmanx ha scritto:
Leggendo Stranger mi viene questa riflessione:
L'amore non è eterno. Faccio un esempio. Ed è solo un esempio. Se fossi il proprietario di una azienda e dovessi scegliere un nuovo collaboratore, di sicuro non mi soffermerei su una persona che è mossa dalla convinzione: "tanto un rapporto di collaborazione non è eterno". Ovviamente tutti sappiamo che è così. Ma sicuramente mi verrebbe da pensare che, una simile convinzione di fondo sarebbe di impedimento ad una totale condivisione del progetto professionale. Se tu avessi una azienda che deve scegliere un collaboratore in una posizione chiave, che cosa penseresti?

Penserei che dovrò sempre adoperarmi al meglio per "fidelizzare" il mio collaboratore, invece di darlo per scontato, sfruttarlo, non valorizzare le sue capacità. E' un pò più faticoso del rapporto con lo schiavo in catene nel campo di cotone, dal punto di vista psico-fisico, ma immensamente più gratificante.
Sapere che il mio matrimonio può finire, per i motivi più vari, non toglie spessore al mio impegno nel progetto comune, anzi...Forse lo aumenta.

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6
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@beautiful stranger ha scritto:
Penserei che dovrò sempre adoperarmi al meglio per "fidelizzare" il mio collaboratore, invece di darlo per scontato, sfruttarlo, non valorizzare le sue capacità. E' un pò più faticoso del rapporto con lo schiavo in catene nel campo di cotone, dal punto di vista psico-fisico, ma immensamente più gratificante.
Sapere che il mio matrimonio può finire, per i motivi più vari, non toglie spessore al mio impegno nel progetto comune, anzi...Forse lo aumenta.

Così dunque se per ipotesi tu avessi una gioielleria e dovessi fare un contratto con una collaboratrice alla quale affidare la gestione della cassaforte, le spedizioni valori e la gestione dei rapporti con banche e agenzie di sicurezza...tu ti fideresti di una persona se questa ti dicesse: "sono convinta che i rapporti collaborativi finiscono"????? Cioè il primo pensiero che ti verrebbe in mente sarebbe che cosa fare per fidelizzarlo????

ok. Ci credo.

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7
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
io credo che nel momento dell'abbandono vengano a galla tutte le questioni, le riserve mentali che sono state rimosse "con sacrificio" pur di tenere in piedi il rapporto, e quindi chi subisce tende a recriminare, a percepirsi come vittima;

non è un tema facile, anche perché potrebbe essere facilmente correlato con posture molto radicate riguardo ad "azioni e aspettative di remunerazione"...

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8
beautiful stranger
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
@xmanx ha scritto:
@beautiful stranger ha scritto:
Penserei che dovrò sempre adoperarmi al meglio per "fidelizzare" il mio collaboratore, invece di darlo per scontato, sfruttarlo, non valorizzare le sue capacità. E' un pò più faticoso del rapporto con lo schiavo in catene nel campo di cotone, dal punto di vista psico-fisico, ma immensamente più gratificante.
Sapere che il mio matrimonio può finire, per i motivi più vari, non toglie spessore al mio impegno nel progetto comune, anzi...Forse lo aumenta.

Così dunque se per ipotesi tu avessi una gioielleria e dovessi fare un contratto con una collaboratrice alla quale affidare la gestione della cassaforte, le spedizioni valori e la gestione dei rapporti con banche e agenzie di sicurezza...tu ti fideresti di una persona se questa ti dicesse: "sono convinta che i rapporti collaborativi finiscono"????? Cioè il primo pensiero che ti verrebbe in mente sarebbe che cosa fare per fidelizzarlo????

ok. Ci credo.

Mi dispiace, ma nelle tue metafore imprenditorialistiche mi ci ritrovo poco. Non mi innamoro in esito di un procedimento di selezione del personale: accade e basta.

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9
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@beautiful stranger ha scritto:
Mi dispiace, ma nelle tue metafore imprenditorialistiche mi ci ritrovo poco. Non mi innamoro in esito di un procedimento di selezione del personale: accade e basta.
Cioè, mi stai dicendo che per te l'innamoramento non è -anche- l'esito di una selezione?
ok. ci credo.

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10
beautiful stranger
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Il matrimonio è l'esito di una selezione
L'innamoramento non necessariamente lo è: infatti sovente accade che ci si innamori di soggetti inadatti.
A meno che tu con "selezione" non ti riferisca ad un processo istintivo, inconscio, del tipo di quello che guida gli animali nell'accoppiamento.

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11
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@beautiful stranger ha scritto:Il matrimonio è l'esito di una selezione
A meno che tu con "selezione" non ti riferisca ad un processo istintivo, inconscio, del tipo di quello che guida gli animali nell'accoppiamento.
Esattamente. Istintivo si. Che sia anche inconscio...bè in parte credo di sì...e in parte non è inconscio affatto.

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12
Jester

Viandante Storico
Viandante Storico
La colpa é di chi ha considerato il rapporto a due con superficialità, di chi non si é dimostrato se stesso fino in fondo, di chi ha iniziato sapendo già che ci sarebbe stata una fine, di chi non c'ha messo l'impegno dovuto, di chi ha tradito (per gioco, per sfogo, per noia, etc), di quello dei due che non ha affrontato la storia con la speranza e con l'impegno che tutto cio' sia per sempre...ma poi sentirsi in colpa, fa stare malissimo psicologicamente...non é meglio una bella assoluzione in formula piena e amen?

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Ospite
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Ospite
Scusate, ma paragonare l'amore, un sentimento, un'emozione ad un contratto di collaborazione, mi fa letteralmente rabbrividire e lo trovo un paragone un po' tanto riduttivo e semplicistico. L'amore, i sentimenti e le emozioni in generale hanno così tante sfaccettature che non sono non possono essere rinchiusi in metafore di questo tipo, ma nemmeno in soluzioni o studi di psicologia in un'unica direzione.
Ogni caso è a sé, e per ognuno di questo non c'è un'unica interpretazione, ancor più difficile da comprendere in metafore con imprese e rapporti collaborativi.
Niente è eterno, questo nel bene o nel male lo sappiamo tutti. L'assassino diventa tale nel momento in cui si comporta come assassino, ed i suoi sensi di colpa secondo me non vengono dalla fine del sentimento, ma dalle giustificazioni che trova per spiegare questo e per spiegare le proprie azioni, sempre che i sensi di colpa ci siano. Io sono una persona che da' alle cose il proprio nome, senza tanti fronzoli e senza tante mascherine, ed il non farlo girando intorno alle cose è proprio il problema sostanziale in moltissimi rapporti e situazioni.
Non tutti provano sensi di colpa, anzi. E far vedere di provare colpe spesso è un'arma per colpevolizzare a propria volta l'altro, o per apparire, come può anche non esserlo, perchè questo dipende dalla persona.
I sensi di colpa sono per chi ha una coscienza, ma parlo di sensi di colpa reali, e non delle lacrime da coccodrillo usate per farsi vedere sempre e comunque in maniera sensibile, per poter affermare di aver sempre agito in buona fede. Chi porta avanti e persevera certi comportamenti, non ha sensi di colpa, perchè i sensi di colpa ti portano a ragionare, a capire di aver sbagliato, ed a migliorarti, non al contrario a reiterare i tuoi atteggiamenti.
Non sempre si provano, non sempre sono reali, non sempre una spiegazione vale per tutte le storie, anzi, è proprio il contrario.
Sta di fatto che se li provi è un po' come avere la coda di paglia: sai benissimo cosa stai facendo, sai benissimo dove stanno i tuoi errori, ma è tanto meglio mascherarli e far finta di non vederli, ma soprattutto non farli vedere agli altri.

14
xmanx
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Viandante Ad Honorem
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Una metafora non si usa per assimilare in toto una esperienza ad un altra. Si usa per mettere in rilievo un particolare aspetto. Che è poi quello che ho cercato di fare. Poi può non piacere e si può anche non essere d'accordo...per carità.

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xmanx, non era di certo per assalirti, ma era una mia considerazione personale, e comunque sia penso che le metafore ci stiano, ma che debbano essere il più possibili calzanti, dato che di solito vengono utilizzate per far comprendere al meglio qualcosa.
Dopo aver risposto a questa discussione, mi sono messa a guardare una serie televisiva che mi piace molto, e nemmeno a farlo apposta, uno dei protagonisti della puntata aveva passato il tempo precedente alla sua morte a chiedere alle persone che conosceva se era una brava persona. Nel sapere ciò, uno dei detective ha esordito con un "doveva aver fatto qualcosa di terribile per cercare così tanta conferma del contrario". Effettivamente è così, o almeno è come vedo chi ha tali atteggiamenti. Non ci sono sensi di colpa se non sai, o almeno non hai il dubbio di aver e di star sbagliando in qualcosa, e quando li sbandieri alla ricerca di qualcuno che ti dica che non stai sbagliando, lo fai perchè hai bisogno di qualcuno che ti "pulisca", in qualche modo.

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
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beh...può anche essere vero il contrario. Puoi chiedere in giro conferma al fatto di essere una brava persona anche perchè puoi non capire perchè sei stato colpito da qualcosa di terribile. No?
Cioè uno può dire. Mi sembra di essere una brava persona, perchè sono stato colpito così.
Uhm...ad occhio e croce credo che questa intero 3d sia nato più per un colpo subito che per un colpo inflitto.

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Tendenzialmente chi è convinto di essere nel giusto, però, non chiede conferme, quando lo fai, di solito, è perchè dubiti di esserlo.

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
bè...quando si subisce un duro colpo qualcuno può essere portato ad avere una crisi di identità. A non ritenersi in qualche modo adeguato. A sentirsi inadatto. E quindi essere portato a chiedere conferma del suo essere "brava persona"....proprio perchè non riesce a farsi una ragione del perchè abbia subito un tale colpo.

E' solo una ipotesi teorica...ma può accadere di perdersi e di arrivare ad avere dubbi su di sè.

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19
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Ospite
@xmanx ha scritto:bè...quando si subisce un duro colpo qualcuno può essere portato ad avere una crisi di identità. A non ritenersi in qualche modo adeguato. A sentirsi inadatto. E quindi essere portato a chiedere conferma del suo essere "brava persona"....proprio perchè non riesce a farsi una ragione del perchè abbia subito un tale colpo.

E' solo una ipotesi teorica...ma può accadere di perdersi e di arrivare ad avere dubbi su di sè.

Quello che dici è vero, ma anche nel momento in cui è chi subisce che si colpevolizza, lo fa perchè ha dei dubbi su quello che ha fatto, non importa che questi dubbi siano fondati o meno, ma chiedi le conferme, in entrambi i casi, ovvero da assassino o da vittima, perchè non sei sicuro di aver fatto le cose giuste.
Poi ci sono due tipi di sensi di colpa: quelli che davvero esistono, e da cui non scappi e quindi cerchi di capire cosa hai fatto di sbagliato, non perpetrando la cosa; e quelli che invece io reputo solo le lacrime di coccodrillo, detti solo perchè fanno tanto "io so' sensibile" ma che non servono ad un'emerita fava, perchè dopo 5 minuti sei pronto a rifare esattamente quanto fatto, se la cosa ti conviene.

20
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Bè...d'altra parte chi prova un reale senso di colpa è, in genere, consapevole che c'è un valore più alto e importante del semplice tornaconto. Ad esempio il rispetto di chi ha davanti che ti spinge a essere trasparente e dire le cose come stanno realmente.
Chi invece è orientato esclusivamente al proprio tornaconto non avrà e non potrà mai avere sensi di colpa nei confronti di altri. Semplicemente, sugli altri, ci passa sopra.

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Shri_Radha
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Sono termini forti...
forse non bisognerebbe vivere le cose così.

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