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Noi, il Cannibale Felice, il Perdono e la Vendetta

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1
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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In una trasmissione televisiva lo hanno citato.
Mi è tornato in mente il libro e l'ho cercato.
Poi mi sono venute due idee e una è questa


Troppe volte sento dire cose scontate sul perdono e sulla rabbia.
Il perdono vince sempre nel giudizio della gente, forse perchè può contare su raccomandazioni illustri e la rabbia si per-verte, si traveste, si trasforma...
Diffido di chi coltiva ad oltranza il credo del perdono, almeno quanto diffido di chi non sa perdonare.

Vorrei parlarne in modo diverso,
partendo dalle parole di Montaigne .
Le riporto nel post sotto.
Ho tagliato il più possibile.



Impieghiamo gran parte delle nostre veglie nel fare a pezzi coll'immaginazione i nostri nemici, nello strappare loro gli occhi e le viscere, nello spremere e svuotare le loro vene, nel pestare e stritolare ogni loro organo, pur lasciando loro, per pietà, il godimento del proprio scheletro. Fatta questa concessione, ci plachiamo e, spossati, scivoliamo nel sonno: riposo ben meritato dopo tanto accanimento e tanta pignoleria. D'altra parte, dobbiamo recuperare le forze per poter la notte seguente ricominciare l'operazione, riprendere un lavoro che scoraggerebbe un Ercole macellaio. Decisamente, avere nemici non è una sinecura.

(....) Il programma delle nostre notti sarebbe meno pesante se, di giorno, ci fosse concesso di dare libero corso alle nostre cattive inclinazioni.

(...)Non vendicarsi significa incatenarsi all'idea del perdono, immergervisi ,affondarvi, significa rendersi impuri con l'odio che si soffoca in sé. Il nemico risparmiato ci ossessiona e ci turba, particolarmente quando abbiamo deciso di non esecrarlo più. Perciò gli perdoniamo veramente soltanto se abbiamo contributo o assistito alla sua caduta, se egli ci offre lo spettacolo di una fine ignominiosa o, riconciliazione suprema, se contempliamo il suo cadavere. Felicità rara, per la verità; meglio non contarci. Perché il nemico non è mai a terra; sempre in piedi e trionfante, la sua prima qualità è di ergersi davanti a noi e di opporre ai nostri timidi sogghigni il suo sarcasmo raggiante.

(...)Le vie della crudeltà sono varie. Sostituendosi alla giungla, la conversazione permette alla nostra bestialità di consumarsi senza danno immediato per i nostri simili. Se, per il capriccio di qualche potenza malefica, perdessimo l'uso della parola, nessuno si sentirebbe più al sicuro. Il bisogno di uccidere, iscritto del nostro sangue, siamo riusciti a trasferirlo nei nostri pensieri: soltanto questa acrobazia spiega la possibilità, e la permanenza, della società. Si dovrà concludere che riusciamo a vincere la nostra corruzione nativa, il nostro talento omicida? Significherebbe ingannarsi sulle capacità del verbo e esagerarne i sortilegi. La crudeltà ereditaria, di cui disponiamo, non si lascia domare così facilmente; finché non ci si abbandona a essa completamente e non la si esaurisce, finché la si conserva nell'intimità più segreta di sé, non si giungerà a emanciparsene realmente.
Il vero assassino medita il suo delitto, lo prepara, lo compie e, compiendolo, si libera per un certo tempo dei suoi impulsi; in compenso ,chi non uccide perché non può uccidere, pur avendone la voglia, l'assassino non realizzato, velleitario ed elegiaco della strage, commette coll'immaginazione un numero infinito di crimini e langue e soffre molto più dell'altro, perché si porta dietro il rimpianto di tutti gli atti abominevoli che non ha saputo perpetrare. Allo stesso modo, chi non osa vendicarsi si avvelena la vita, maledice i propri scrupoli e quell'atto contro natura che è il perdono.




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2
Zadig
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gh

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3
NinfaEco
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Zadig ha scritto:gh

Ti sei strozzato con il polpettone?

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4
NinfaEco
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:_-_: Montaigne intimorisce....

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5
euvitt
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Viandante Storico
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io credo di aver rischiato di uccidere una persona

l'ho rischiato perché per anni, nonostante il male che mi aveva fatto non mi concedevo di odiarlo

alla fine per un processo troppo lungo da spiegare ho scoperchiato il sarcofago
ed è venuta su tutta la puzza

se non l'avessi fatto tutto quello che avevo dentro sarebbe uscito fuori ne modo peggiore... non so cosa avrei fatto, dipende dalle circostanze

il perdono è una cosa troppo intima, troppo interiore per essere oggetto di atto di volontà, deve venir fuori spontaneamente... se avviene allora è vero, è reale

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6
fantasma76
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perdonare, odiare, ma semplicemente cambiare pagina no?

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7
BigBossStigazzi
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forse perchè non siamo dei libri...

perdonare un atto contronatura?....forse sicuramente poco spontaneo, troppo spesso il perdono viene confuso con la rinuncia alla vendetta cosa assai naturale, in fin dei conti se qualcuno più forte di te ti fa un torto, rinunciare alla vendetta è salutare, il PERDONO è una condanna , peggiore della vendetta perchè avvicina persone che si odiano è una forma estrema di sadomasochismo è una denuncia che non hai mai fine "IO sono più BUONO DI TE, io ti ho perdonato e tu mi colpisci ancora, forza, la mia debolezza e la mia morte sono la tua estrema condanna" in fin dei conti il perdono è la forma più raffinata di vendetta

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8
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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@euvitt
Io non odio praticamente mai.
Però so riservare questo sentimento a chi lo merita.
Ovviamente ben poche persone meritano odio, forse lo hanno meritato tre o quattro persone in tutta la mia vita. Al contrario ritengo tutti meritevoli di rispetto e molti meritevoli di affetto.
L'odio come lo intendo io non è rancore, ne disprezzo. E' valutazione degli atti commessi da una persona. Se questi atti risultano deliberatamente cattivi, se la persona ne appare assolutamente consapevole, se reitera il comportamento rendendo peggiore il mondo di tutti in modo gratuito allora io provo odio e ritengo legittimo agire di conseguenza. Non si tratta di vendetta, perchè la vendetta è privata. I miei atti sono finalizzati a restituire a quella persona ciò che merita, cioè a mostrarle cosa è davvero, come in uno specchio.
Ho sempre creduto che la giustizia dipenda da noi, e spesso nel mondo manca. Me la prendo in carico io allora, se proprio serve.
Viceversa, ingoiare l'ingiustizia porta a farsi del male da soli.
Si soffre per essere stati calpestati senza che nessuno abbia visto, si diventa rancorosi, lamentosi e depressi. Paradossalmente sono le persone corrette ad abbruttirsi e ad apparire come perdenti, se ingoiano l'ingiustizia.
Non ha senso che "il buono" ingoi l'ingiustizia perchè è male e lui crede nel bene. Semmai proprio per questo deve rifiutarsi di farlo.
Ovviamente parlo di cose gravi.

@fantasma
Voltare pagina è sempre un bene.
Ma non confondere ciò che dico con il rancore.
Io credo che anche il perdono non sia una cosa dovuta e buona in se stessa, come reagire ad un attacco non è una cosa negativa in se stessa.
A volte per voltare pagina è indispensabile sentirsi in grado di difendere se stessi.


@BigBoss
il PERDONO è una condanna , peggiore della vendetta perchè avvicina persone che si odiano è una forma estrema di sadomasochismo è una denuncia che non hai mai fine "IO sono più BUONO DI TE, io ti ho perdonato e tu mi colpisci ancora, forza, la mia debolezza e la mia morte sono la tua estrema condanna" in fin dei conti il perdono è la forma più raffinata di vendetta

Sei riuscito a dire benissimo ciò che avrei voluto dire.
Grazie.
Sono cose che pochi capiscono:
il perdono è sado-masochistico.
E' masochistico perchè porta la persona ad ingoiare l'ingiustizia partendo dal presupposto che bontà è subire. La persona non è in grado di accettare la propria aggressività e le impedisce di scaricarsi. L'aggressività però rimane e cerca scarica deviandosi e indirizzandosi sull'io. Ed ecco fiorire una bella nevrosi. Oppure l'aggressività si riversa ovunque in modo generalizzato attraverso sistemi idealizzanti volti a negarla o ad affermala, attraverso le così dette manie di persecuzione e attraverso scissioni (idealizzazione/distruzione).
E' sadismo perchè la bontà è spesso un forma di ricatto, il ricatto della vittima. Incatena l'aguzzino a noi attraverso il senso di colpa ed è uno strumento di potere. Soltanto io ho notato quanto riescano ad essere cattive in realtà le persone che si dichiarano buone? Al contrario chi dichiara di essere anche cattivo, raramente riesce ad essere cos crudele.
Proprio su queste due cose volevo riflettere, e credo che il signor Montaigne alludesse a questo.
Ha detto un sacco di cose interessanti sai?
le tirerò fuori mano a mano, e non fatevi intimorire dal fato che era un filosofo. Essendo uno scettico, era una cosa a cui manco lui dava peso.
Per questo mi piace.

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9
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
sai cara la mia ninfa cattivella, credo proprio che la montagna sia alla base del pensiero del "famoso cugino De Andrade" e del suo manifesto del cannibalismo, la riscossa dei miserabili attraverso l'assimilazione (via orale) del conquistadores e dei vescovi che li accompagnavano, ci sono cose troppo grandi che possono solo essere rimosse, un perdono sarebbe ipocrita ed impossibile, un pensiero di vendetta comporterebbe una faida infinita:

come far pagare all'europa la "conquista" del "nuovo mondo"?
come far pagare ai tedeschi (e agli italiani) le leggi razziali ed i campi di sterminio?
come far tornare in pari la bilancia del karma fra uomo e donna, padri e figli, bianchi e neri, ricchi e poveri?

Quanto sangue dovrebbe scorrere per cicatrizzare tutte le vecchie ferite?
Forse tutto il sangue che circola nel genere umano basta?

Meglio mangiare insieme al proprio nemico, noi commensali...lui pietanza!

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10
Magonzo
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Viandante Storico
Viandante Storico
NinfaEco ha scritto:@BigBoss
il PERDONO è una condanna , peggiore della vendetta perchè avvicina persone che si odiano è una forma estrema di sadomasochismo è una denuncia che non hai mai fine "IO sono più BUONO DI TE, io ti ho perdonato e tu mi colpisci ancora, forza, la mia debolezza e la mia morte sono la tua estrema condanna" in fin dei conti il perdono è la forma più raffinata di vendetta

Sei riuscito a dire benissimo ciò che avrei voluto dire.
Grazie.
Sono cose che pochi capiscono:
il perdono è sado-masochistico.
E' masochistico perchè porta la persona ad ingoiare l'ingiustizia partendo dal presupposto che bontà è subire. La persona non è in grado di accettare la propria aggressività e le impedisce di scaricarsi. L'aggressività però rimane e cerca scarica deviandosi e indirizzandosi sull'io. Ed ecco fiorire una bella nevrosi. Oppure l'aggressività si riversa ovunque in modo generalizzato attraverso sistemi idealizzanti volti a negarla o ad affermala, attraverso le così dette manie di persecuzione e attraverso scissioni (idealizzazione/distruzione).
E' sadismo perchè la bontà è spesso un forma di ricatto, il ricatto della vittima. Incatena l'aguzzino a noi attraverso il senso di colpa ed è uno strumento di potere. Soltanto io ho notato quanto riescano ad essere cattive in realtà le persone che si dichiarano buone? Al contrario chi dichiara di essere anche cattivo, raramente riesce ad essere cos crudele.
Proprio su queste due cose volevo riflettere, e credo che il signor Montaigne alludesse a questo.
Ha detto un sacco di cose interessanti sai?
le tirerò fuori mano a mano, e non fatevi intimorire dal fato che era un filosofo. Essendo uno scettico, era una cosa a cui manco lui dava peso.
Per questo mi piace.
ecco, qui ci avviciniamo al nocciolo;
però bisogna sempre tener presente l'alternativa perché, per parafrasare una classica dicoomia, spesso si dimentica che l'ipocrisia è alternativa al cinismo;

non perdonare ed evitare questo legame sadomaschistico, comporta una capacità di metabolizzare la propria vendetta, ma dove il perdono costruisce un rapporto ipocrita e sadomasochista, la vendetta viene altrettanto ipocritamente travestita da"legge" oppure dalla premessa della legge, ossia la necessità funzionale di una pretesa autotutela;
gli effetti dei due sistemi sono diversi a seconda del contesto culturale in cui operano e delle valvole di sfogo disponibili; sarebbe interessante confrontare il modus operandi della "giustizia" inambito cattolico e protestante...

per fare un esempio che molti ricordano, il finale di Match Point di W. Allen, rappresenta tipicamente la questione:
mentre la sceneggiatura suggerisce allo spettatore l'esito dell'imminente e liberatorio castigo, un'escamotage "regala" al colpevole l'impunità e una vita "serena" di solitudine con la sua colpa; una soluzione deforme e incomprensibile per un cattolico, ma ovvia per un riformato;

il problema, tutto niciano, è quello di quanto saremmo eventualmente in grado di recuperare un metabolismo etico che relativizzi l'architettura cristiana della morale, fondata sulla generale consapevolezza del comune destino di morte e della conseguente empatia con "l'altro", il "prossimo"...

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BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
piano, un attimo, la non negazione della vendetta non significa essere a favore della vendetta di stato, delle pene capitali e del resto non significa neppure negare l'empatia, io ben poche volte, a dirti la verità, son riuscito a "fare il cattivo" (tipo per la fine di una storia) perchè capivo che quella persona ( e forse anch'io)non avrebbe retto ad un lasciarsi da buoni amici, ossia ho pareggiato i conti anche con scontri ANCHE perchè a livello empatico capivo che per non trascinarsi e prolungare la sofferenza uno dei due doveva assumersi la responsabilità di essere cattivo fino in fondo... quindi ho fatto liberamente il cattivo con l'avvallo ipocrita della mia empatia ahr ahr ahr...sì forse un ciccinino di cinismo esce dicendo queste cose
ma il cinismo è così libbberatorio

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Magonzo ha scritto:


non perdonare ed evitare questo legame sadomaschistico, comporta una capacità di metabolizzare la propria vendetta, ma dove il perdono costruisce un rapporto ipocrita e sadomasochista, la vendetta viene altrettanto ipocritamente travestita da"legge" oppure dalla premessa della legge, ossia la necessità funzionale di una pretesa autotutela;


Non ho capito. Mi spieghi?
Staaccandoti da Match Point perchè mi "sconfondo".

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Magonzo
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Viandante Storico
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NinfaEco ha scritto:
Magonzo ha scritto:


non perdonare ed evitare questo legame sadomaschistico, comporta una capacità di metabolizzare la propria vendetta, ma dove il perdono costruisce un rapporto ipocrita e sadomasochista, la vendetta viene altrettanto ipocritamente travestita da"legge" oppure dalla premessa della legge, ossia la necessità funzionale di una pretesa autotutela;


Non ho capito. Mi spieghi?
Staaccandoti da Match Point perchè mi "sconfondo".
la punizione prevista dalla legge agisce motivata funzionalmente quale "deterrente" (l'autotutela), ma crea anche il presupposto di condivisione e stemperamento del sentimento vendicativo e consente di sentirsi innocenti: "non sono io che condanno a morte, ma la legge di una comunità comunque cristiana e compassionevole".

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fantasma76
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Sapete cosa è la Commissione per la verità e la riconciliazione in Sudafrica?
Il Sudafrica non ha scelto di punire, e manco di dimenticare, ma di raccontare.

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