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Considerazioni archeologiche e geografiche riguardanti la città di Nazaret

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Sabine
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Autore: G. Bastia

1. Nazaret secondo il Nuovo Testamento

Matteo. Nazaret è una città menzionata dodici volte in tutto il Nuovo Testamento. Il vangelo di Matteo afferma che Giuseppe, il padre di Gesù Cristo, vi andò ad abitare di ritorno dall'Egitto e colloca la città in Galilea (cfr. Mt. 2:22-23). Gesù in seguito abbandonò Nazaret per stabilirsi a Cafarnao, presso il mare (cfr. Mt. 4:13): questa specificazione fa supporre che Nazaret non si trovasse sul mare di Galilea, immediatamente sulla sponda come Cafarnao, ma più lontano dalla riva. Mt. 21:11 ribadisce ancora che Gesù proveniva da Nazaret di Galilea. I vangeli chiamano Nazaret città (gr. pÒlij) ma ciò non ha alcuna implicazione relativamente alla sua estensione, la LXX traduce con lo stesso termine greco l'ebraico 'ir che riferisce una generica comunità autonoma, senza alcun legame con la dimensione della comunità.

Marco. Il vangelo di Marco contiene una sola occorrenza del nome di questa città, in Mc. 1:9, "Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni". Anche Marco, dunque, colloca la città di Nazaret nella Galilea, e afferma che Gesù vi abitò ma non aggiunge altri particolari geografici utilizzabili per una sua concreta individuazione.

Luca. Più ricco di dettagli è invece il vangelo secondo Luca che inizia con il collocare Nazaret in Galilea, cfr. Lc. 1:26, 2:4, 2:39. In Lc. 4:14-30 è riportato l'episodio nel quale Gesù si reca a Nazaret, dove era stato allevato, ed entra di sabato nella sinagoga della città. Letto il passo messianico di Isaia 61:1-2 davanti a tutti, Gesù si proclama Messia e afferma: "oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi". Il racconto prosegue con la descrizione dell'indignazione della folla che tenta di uccidere Gesù gettandolo in un burrone, una volta udite quelle parole:

Lc. 4:28-30 - [28] All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; [29] si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era costruita, per gettarlo giù dal precipizio. [30] Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

Dunque Nazaret, che in Lc. 4:16 è Nazar£ (questa la lezione preferita da NA27), doveva trovarsi su un monte. Su questo monte era presente un ciglio, una sponda, dal quale una persona poteva essere gettata di sotto e probabilmente morire a causa della ripidezza della montagna nel sottostante pendio. Particolare importante, la descrizione di Luca afferma che per raggiungere il precipizio bisognava uscire dalla città, allontanarsi da essa. Anche Mt. 13:53-58 racconta di una visita di Gesù a Nazaret, definita però soltanto come "la sua patria", riportando anche che Gesù insegnò nella sinagoga della città. Tuttavia nel verso Matteo non aggiunge alcuna indicazione supplementare relativamente alla geografia e alla disposizione della cittadina e non afferma che la folla presente nella sinagoga cercò di uccidere Gesù gettandolo da un precipizio. Mc. 6:1-6 concorda con Mt. 13:53-58 nel presentare una versione meno dettagliata e più essenziale della visita di Gesù a Nazaret, rispetto al vangelo di Luca, in cui è assente il tentativo di eliminare Gesù da parte della folla. Inoltre anche Marco, come Matteo, nel passo non menziona direttamente Nazaret ma allude ad esso in modo perifrastico parlando della "sua patria". Possiamo quindi affermare che la descrizione del rotolo letto da Gesù nella sinagoga di Nazaret, la sua pretesa messianicità e il conseguente tentativo della folla di ucciderlo è materiale speciale del solo vangelo secondo Luca.

Giovanni. Il quarto vangelo parla di Nazaret soltanto in Gv. 1:46. Filippo, che aveva già conosciuto Gesù, racconta a Natanaele di aver incontrato "colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret". Il commento di Natanaele è sarcastico: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono"? Questo è l'unico passo in tutto il vangelo di Giovanni in cui Nazaret venga citata.

Atti. Negli Atti abbiamo due riferimenti a Nazaret, cfr. 2:22 e In At. 10:38 viene semplicemente sostenuta la provenienza di Gesù da Nazaret ('Ihsoàn tÕn ¢pÕ Nazaršq), nessun particolare è aggiunto a identificare e localizzare la posizione della città. Nessuna occorrenza del nome della città di Nazaret compare invece in tutto l'epistolario paolino, nelle altre lettere canoniche o nell'Apocalisse. In numerosi passi dei vangeli e degli Atti vengono poi utilizzate le forme Nazwra‹oj/NazarhnÒj che secondo alcuni indicano l'origine, la provenienza di Gesù da Nazaret (cfr. Mt. 2:23), secondo altri sono titoli settari.

2. Discussione di Lc. 4:29

Un passo che fornisce diversi elementi caratteristici di Nazaret è Lc. 4:29 (sondergut). Evidentemente la sua importanza reale è funzione della sua accuratezza e delle conoscenze storico-geografiche del suo redattore o della sua eventuale fonte diretta. Si riporta il testo greco e la corrispondente traduzione letterale parola per parola del verso, che non presenta variazioni significative nella trasmissione manoscritta.

Luca 4:29 kaˆ (cong.: e) ¢nast£ntej (verbo ¢n…sthmi, alzarsi, levarsi, aor. part., 3pl.) ™xšbalon (verbo ™kb£llw, scacciare, aor. ind. 3pl.) aÙtÕn (pronome, "lui", cioè Gesù, accusativo) œxw (avverbio, fuori) tÁj pÒlewj (della città, complemento di all., con gen. semplice) kaˆ (cong.: e) ½gagon (verbo ¥gw, condurre, aor. ind., 3pl.) aÙtÕn (pronome, "lui", cioè Gesù, accusativo) ›wj (congiunz., "fino a") ÑfrÚoj (sostantivo, ciglio, qui è riferito al monte) toà Ôrouj (del monte, genitivo sing.) ™f' (preposizione ™p…, qui ha significato di: "sopra a") oá (avverbio, significa: "dove", genitivo) ¹ pÒlij (la città, nominativo) òkodÒmhto (verbo o„kodomšw, verbo costruire, passivo, ppf. ind.) aÙtîn (pron., "di loro", geni. pl., "la loro città"), éste (congiunzione: "in modo da") katakrhmn…sai (verbo katakrhmn…zw , "buttare giù", aor. inf.) aÙtÒn (pron., "lui", accusativo, cioè Gesù) - Trad.: E, alzatisi, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fino al ciglio del monte sopra il quale la loro città era costruita per scaraventarlo giù.

L'ostacolo maggiore per la corretta interpretazione del passo è la preposizione ™p… che compare a definire la posizione della città rispetto al monte. Si tratta di una preposizione che ha un utilizzo frequentissimo in greco, nel suo significato di moto a luogo o stato in luogo può voler dire sopra a, su (con genitivo) ma anche verso a, alla volta di, in direzione di (con accusativo). Si potrebbe pensare di tradurre con lo condussero fino al ciglio del monte vicino al quale la loro città era costruita, ma qui la traduzione più appropriata non può essere che lo condussero fino al ciglio del monte sul quale la loro città era costruita, come riportato da C.E.I., Nuova Diodati e Riveduta, dal momento che la preposizione regge un genitivo, oá. Dunque la città appare più correttamente collocabile sopra il monte (stato in luogo) che ospitava il precipizio e non nelle immediate vicinanze oppure in direzione di esso.

Ne consegue che secondo il Nuovo Testamento greco, in particolare secondo i sinottici, la città di Nazaret deve soddisfare i seguenti requisiti:

1) si trova in Galilea, nel regno del tetrarca Erode Antipa che aveva autorità su quella regione ai tempi di Gesù (cfr. Mt. 2:22-23, Mc. 1:9, Lc. 1:26, 2:4 e 2:39);

2) non è collocata direttamente sulle rive del mare della Galilea (cfr. Mt. 4:13); il luogo va cercato nella parte occidentale del mare di Galilea in quanto sulla sponda orientale e in parte a nord del lago si trovava la regione della Gaulanitide su cui regnava Filippo nel tempo in cui visse Gesù e fino al 34 d.C.;

3) è dotata di una sinagoga (cfr. Mt. 13:54; Mc. 6:2; Lc. 4:16);

4) si trova sopra (™p… + gen.) un monte (cfr. Lc. 4:29);

5) uscendo dalla città era possibile raggiungere il ciglio (cioè il margine o sponda) del monte su cui sorgeva la città, sotto il quale si trovava un precipizio. Luca, interpretato letteralmente, afferma che Gesù fu cacciato dalla città e fu condotto sull'orlo del precipizio; il verbo utilizzato in Lc. 4:29 è ™kb£llw, lo stesso che viene generalmente impiegato per la cacciata dei demoni nel tipico linguaggio del Nuovo Testamento, sottintende quindi uscita e allontanamento dal centro abitato. Oltre il ciglio vi era un precipizio dal quale gettandosi al disotto si poteva morire (cfr. Lc. 4:29); poiché precedentemente Luca aveva detto che scacciarono Gesù fuori dalla città, ci sembra corretto supporre che la città fosse certamente edificata su di un monte ma non comprendesse al suo interno il ciglio con il precipizio, per raggiungere il quale bisognava abbandonare la città e uscire da essa;

6) il precipizio deve trovarsi sullo stesso monte in cui sorge anche la città, ma fuori di essa;

7) da Nazaret non proviene qualcosa di buono (cfr. Gv. 1:46). Sui possibili significati dell'aggettivo "buono" (nel testo greco è ¢gaqÒj) impiegato nel quarto vangelo si discuterà nel paragrafo 5.1 della presente trattazione.

Oltre a queste richieste andrebbe poi osservato che la condanna a morte di una persona difficilmente poteva essere eseguita all'interno di un centro abitato per motivi di purità. Il Talmud stabilisce ad esempio che il luogo dove veniva eseguita materialmente una lapidazione in seguito ad una condanna a morte doveva distare almeno sei miglia talmudici dal Beth Din, il tribunale ebraico che aveva emesso la condanna (1 miglio talmudico = 2.000 ammot @ 1 km). Anche se nel caso di Lc. 4:29 siamo in presenza di una esecuzione sommaria decisa a furor di popolo e non a una sentenza regolarmente emessa da un tribunale ebraico abilitato, molto probabilmente degli ebrei osservanti avrebbero rispettato la prescrizione di Lev. 24:14 e 24:23, per cui Lc. giustamente afferma che Gesù fu scacciato dalla città per essere condotto sul luogo del precipizio. Sulla base di questi vincoli imposti dal Nuovo Testamento si può verificare se la attuale città di Nazaret può realmente essere considerata la città di origine di Gesù Cristo ed eventualmente identificare un luogo alternativo. Richiedendo che tutte e sette le precedenti condizioni siano simultaneamente soddisfatte senza alcuna deroga, ci mettiamo nell'ipotesi di conferire una credibilità assoluta e totale al racconto evangelico di Luca, supponendo che l'autore avesse una conoscenza esatta della reale collocazione della città che intendeva descrivere. Questa ipotesi non è controllabile in modo oggettivo e non è affatto scontata. Cambiando anche solo leggermente una delle assunzioni si potrebbe pervenire a risultati profondamente diversi.

3. La Nazaret odierna

La tradizione cristiana identifica da secoli la Nazaret neotestamentaria con una cittadina della Galilea che ancora oggi è densamente abitata. Nel corso del tempo si è accesa la fantasia e la devozione dei pellegrini cristiani nei confronti di questa città, i quali hanno creduto di individuare quasi tutti i luoghi in cui Gesù visse la propria infanzia e gioventù. Siamo in presenza, chiaramente, di localizzazioni la cui autenticità storica è indimostrabile. Abbiamo già trattato nella pagina web:

http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Nazaret.htm

le problematiche di natura storica e archeologica riguardanti l'identificazione della Nazaret odierna con la città in cui visse Gesù secondo il Nuovo Testamento. Una città di nome Nazaret non è mai direttamente menzionata nell'Antico Testamento, nel Talmud, nelle opere di Giuseppe Flavio o di altri storici o scrittori del periodo, praticamente ci è nota dalle fonti più antiche solo attraverso la letteratura cristiana. Per il problema delle fonti letterarie su Nazaret, si rimanda alla pagina prec. citata. Nel luogo in cui sorge oggi l'attuale cittadina chiamata Nazaret i ritrovamenti archeologici risalenti all'epoca anteriore al III-IV secolo d.C. si sono rivelati alquanto scarsi per cui le posizioni più radicali arrivano persino a negare l'esistenza storica della città, fino al periodo bizantino. Nella migliore delle ipotesi Nazaret nel I secolo d.C. era un piccolo e oscuro villaggio galilaico, del resto questo potrebbe anche spiegare un passo come quello di Gv. 1:46. Il primo autore cristiano che identifica nella Nazaret attuale la città menzionata dal Nuovo Testamento, ma senza provvedere una dimostrazione del suo asserto, è Eusebio di Cesarea (265-340 d.C.) che nel contesto, tuttavia, sta citando da Giulio Africano, vissuto nel II secolo dopo Cristo. (1) I sinottici affermano inoltre che a Nazaret doveva sorgere una sinagoga, ma nella Nazaret attuale formalmente non è stato ritrovato un simile edificio risalente al I secolo dopo Cristo, anche se sulla base di alcuni scavi archeologici eseguiti negli anni '50 del XX secolo P. Bellarmino Bagatti ha avanzato l'ipotesi che sotto la Basilica dell'Annunciazione vi siano le tracce di una antica casa di preghiera giudaica (2). Il problema della mancanza a Nazaret delle tracce archeologiche di una sinagoga dei tempi di Cristo potrebbe anche non essere un ostacolo insormontabile alla identificazione della odierna Nazaret con la città dei vangeli. Dal fatto che attualmente non esistano resti archeologici sicuri di un tale edificio non si può inferire la sua inesistenza nei tempi antichi. La sinagoga o casa di preghiera potrebbe essere andata completamente distrutta o trasformata in un'altra struttura, inoltre si deve tenere conto che Nazaret è densamente abitata con continuità storica da molti secoli, così non tutte le zone sono state scavate in quanto vi sono edifici abitati. Non è detto che potendo accedere ad ogni zona della città non si possano ritrovare i resti di una sinagoga antica, come quelle ritrovate a Gamla, Gerusalemme, Herodion, Masada o quella di Gerico, risalente al periodo asmoneo. In questi luoghi, con l'esclusione di Gerusalemme e Gerico, si è potuto disporre di tutta l'area interessata dalle ricerche archeologiche. Inoltre è bene tenere conto che anche Giuseppe Flavio, nelle sue opere, cita la presenza di alcune sinagoghe, certamente attive nel corso del I secolo in quanto egli vi colloca episodi importanti al tempo della rivolta del 66 d.C., nelle città di Tiberiade (cfr. Vita, 54), Dora (cfr. Ant., 19:300) e Cesarea Marittima (cfr. Bell. 2:285 e 2:289), tuttavia nessuna sinagoga ebraica così antica è mai stata rinvenuta in tutti questi siti archeologici. A Cesarea Marittima la situazione è ancora più eclatante in quanto l'antica città oggi non è più abitata ed è stata scavata per intero, ottenendo come risultato il ritrovamento di una sinagoga del periodo bizantino, databile al IV secolo d.C., senza che al disotto di essa vi siano tracce dell'esistenza di una costruzione più antica: si tratta della sinagoga in cui fu rinvenuta nel 1962 la lapide con la possibile menzione del nome di Nazaret, pubblicata da M. Avi-Yonah (3). Come a Cesarea, anche a Tiberiade e Dora non risultano ritrovamenti di sinagoghe di quel periodo, ma per queste città la situazione logistica degli scavi è simile a quella di Nazaret, alcune aree non sono accessibili a causa della presenza di edifici moderni. La Tosefta parla poi della sinagoga di Alessandria in Egitto, sede di una importante comunità ebraica, ma anche in questa città non è mai stata ritrovata alcuna sinagoga così antica. Tutti questi edifici potrebbero semplicemente essere stati distrutti o assorbiti da altre costruzioni senza lasciare traccia nel corso del tempo. In generale il ritrovamento di un edificio pubblico identificabile con una sinagoga e databile al I secolo è di per se un fatto piuttosto raro ed eccezionale.

Lc. 4:29 aggiunge condizioni geografiche supplementari rispetto alle generiche indicazioni rintracciabili negli vangeli canonici. La Nazaret evangelica doveva trovarsi su di un colle, Luca utilizza il classico termine greco Ôroj, che significa "monte", "montagna" e non ha specifico riferimento alle dimensioni e all'altitudine, così può essere impiegato anche per una semplice "collina". Dal suo uso, non possiamo stabilire con precisione che tipo di monte fosse e quanto fosse scosceso. Lo stesso termine è impiegato ad esempio per il "monte degli Ulivi" a Gerusalemme, dal Nuovo Testamento (tÕ Ôroj tÕ kaloÚmenon 'Elaiîn, Lc. 19:29) e da Flavio Giuseppe (es. Bell. 2,262), sebbene questo colle non sia che un piccolo rilievo rispetto al terreno circostante, di altezza relativamente modesta. Giuseppe Flavio lo usa nei casi più disparati, per i "monti Pirenei" in Francia (Bell. 2, 371). In Bell. 2, 188 Flavio Giuseppe usa kl…ma (pendio) per le catene collinari della Galilea, ma in Bell. 2, 511 impiega tranquillamente Ôroj per il "monte Asamon" che si trovava, a suo dire, vicinissimo alla città di Sefforis (la quale dista circa 5 km dalla Nazaret odierna). Anche per Gamla, in Bell. 4, 5, Flavio Giuseppe ci parla di un "alto monte", ØhlÒn Ôroj. Secondo Lc. 4:29, il colle di Nazaret aveva un ciglio, la sponda sotto cui si trovava un precipizio, gr. Ñfràj, che poteva essere raggiunto uscendo dalla città. Probabilmente il precipizio si trovava nelle immediate vicinanze della città, ma non all'interno di quello che all'epoca era il perimetro cittadino: difficilmente, per motivi di purità, avrebbero ucciso una persona all'interno del centro abitato. Il testo greco dice poi: kaˆ ¢nast£ntej ™xšbalon aÙtÕn œxw tÁj pÒlewj, kaˆ ½gagon aÙtÕn ›wj ÑfrÚoj, cioè per raggiungere il ciglio del monte fu necessario scacciare (verbo ™kb£llw) Gesù dalla città, tutto ciò lascia intuire che uscirono da essa. Immagini satellitari dettagliate della zona in cui sorge la Nazaret odierna sono disponibili su Google Earth. Sotto vengono riportate alcune immagini della città vista dall'alto, in esse è visibile una specie di altopiano che si trova comunque in una regione collinare sopra il quale è edificata Nazaret. La prima immagine (in alto a sinistra) è stata generata da sud guardando verso nord, poco più a sud di Nazaret si vede un pendio al disotto del quale inizia una grande zona pianeggiante che si estende verso sud (si tratta della pianura di Esdrelon). Subito sotto il pendio è visibile un'altra città. La città di Nazaret, dunque, non si trova in una pianura ma in una zona collinare, che si eleva di oltre un centinaio di metri rispetto alla pianura circ, come si presume anche dalla proporzione con gli edifici delle città. Anche la carta geografica mostra numerose curve di livello che denotano rapide variazioni dell'altitudine del terreno, così come le immagini fotografiche mostrano una città che si trova su una zona collinare (click to enlarge).

3.1 Geografia e Monte del Precipizio (Jebel el-Qafse)

Nazaret si trova nelle colline della Galilea e oggi è una cittadina di circa 70.000 abitanti, di maggioranza araba. Essa conobbe un grande sviluppo nel corso del XX secolo, quando McGarvey la visitò nel 1879 vi trovò soltanto 6.000 abitanti e diverse case nella periferia dell'epoca erano appena state costruite o risultavano in costruzione (Lands of the Bible, seconda parte, VII, 1). I colli di Nazaret hanno un aspetto biancastro poiché sono di roccia dolomitica e gesso, questo potrebbe giustificare l’identificazione di “Beth Lavan (lett. “casa/località bianca”) in collina” di cui in Mishnà Menachot 8,6, proprio con Nazaret, sebbene gli elementi a disposizione siano molto generici (4). La Basilica dell’Annunciazione (cattolica), che si trova nel centro della città si trova a 350 m (5), ma vi sono zone anche più alte come la zona della Chiesa Salesiana (e del Seminario Don Bosco), poco più a nord-ovest, che si trova a 480 m, o l’estrema periferia nord-est della città, che raggiunge i 500 m di altitudine. A est e a sud-est di Nazaret la catena collinare degrada velocemente nella pianura di Esdrelon: il centro di Afula, che in linea d’aria si trova a 10 km dalla Basilica dell’Annunciazione, si trova già a 60 m. Tutta la pianura che circonda Afula e si estende a sud e est di Nazaret è situata a 100 m di altitudine all’incirca. Seguendo la strada 60 che da Afula porta a Nazaret, l’altitudine si mantiene tra i 60 e i 150 m fino alla deviazione per la Marj Ibn Amer, che sale a Nazaret e si trova a circa 3 km dalla Basilica dell’Annunciazione. Qui il terreno inizia a salire e nello spazio di 3 km subisce un dislivello di 200 m circa, passando da 150 m a 350 m (Basilica Ann.ze). Il “monte del Precipizio” (in ebraico Har Qedumin, in arabo Jebel el-Qafse) è alto 397 m, esso costituisce un dislivello di 150-200 m rispetto al terreno circostante: si trova a sud-est del centro di Nazaret e dista dalla Basilica dell’Annunciazione 2 km in linea d’aria. Tale distanza è inferiore, sino a qualche centinaio di metri, se si prende a riferimento l’estrema periferia orientale della Nazaret moderna. Sopra di esso non vi sono resti archeologici del I secolo, non si può dire che l’antica città vi sorgesse sopra. Il villaggio di Iksal, situato ad est nella zona pianeggiante, si trova a 3,3 km dalla Basilica dell’Annunciazione in linea d’aria e a 2 km dal monte del precipizio, ma è a quota 160 m, nella zona pianeggiante (dislivello di quasi 200 metri risp. alla Basilica dell’Annunciazione). Il monte Tabor dista dalla Basilica dell’Annz.ne 8,3 km in linea d’aria e si trova a 550 m. A 5,3 km a nord della Basilica dell’Annz.ne è situata Sefforis che si trova a 260 m. Nei dintorni di Sefforis vi sono solo colli più bassi rispetto alla zona in cui sorge Nazaret. Flavio Giuseppe cita il “monte (Ôroj) Asamon” che dovrebbe trovarsi proprio di fronte a Sefforis (Bell. 2, 511). Ilut, 4 km a nord-ovest della Basilica dell’Annz.ne, si trova a 240 m di altitudine. La zona di Cana si trova a circa 6 km nord-ovest rispetto alla Basilica, ad una altezza di circa 250 m (qui il terreno è relativamente molto variabile nei dintorni). In linea d’aria, Nazaret dista circa 32 km da Cafarnao, seguendo le strade si arriva a 40 km circa di percorso. Gamla si trova invece a 16 km in linea d’aria da Cafarnao, seguendo però le strade si raggiungono i 20 km. Sebbene Nazaret si trovi in una zona collinare e sia circondata da varie monti, il pendio a sud di Nazaret che dà verso la sottostante pianura non sembra definibile come precipizio, in quanto la pendenza che manifesta è abbastanza dolce e può essere tranquillamente disceso a piedi. Tramite le mappe satellitari di Google Earth si può stabilire che la Nazaret attuale è situata ad un'altitudine compresa tra i 250 e i 450 metri sul livello del mare. La zona urbana nord-ovest che circonda il Monte del Precipizio è situata tra i 300 e i 450 metri; la zona nordest tra i 300 e i 450 m. di altitudine. La stessa Nazaret è ubicata su territorio collinare e tra il punto più alto e la parte più depressa della città vi è un dislivello di 100-110 m. L'entità dei dislivelli presenti nella città, tuttavia, non sembra tale da creare un precipizio in alcun punto della città o delle sue immediate vicinanze. Per questo la tradizione cristiana più antica ha identificato nel cosiddetto "monte del precipizio" (Jebel el-Qafse) di cui abbiamo detto il luogo in cui si svolse la scena degli abitanti di Nazaret che cercano di uccidere Gesù secondo Lc. 4:29, in quanto tale monte è effettivamente sede di un profondo dirupo. Per raggiungere il "monte del precipizio" partendo dal centro di Nazaret occorre circa un'ora di cammino a piedi. Nelle mappe satellitari esso è visibile con chiarezza in quanto si affaccia sulla pianura, dunque sembra svettare meglio rispetto alle altre colline della zona. A nord di Nazaret esiste persino un monte più alto del Monte del Precipizio, si tratta del Jebel en-Nebi Sa‘in che raggiunge 488 metri di altitudine. Il problema fondamentale dei dirupi presenti sul "monte del precipizio", nel Jebel en-Nebi Sa‘in e in altre zone poste nelle vicinanze è che la città di Nazaret non è edificata sopra di essi, sebbene sia vicino ad essi. Questo è in contraddizione con Lc. 4:29 che colloca espressamente la cittadina sopra il monte in cui si trova anche il dirupo.

3.2 Esistenza di dirupi in città

Sebbene a prima vista sembri difficile trovare delle asperità del terreno così forti da creare un burrone dalle dimensioni rilevanti nell'attuale centro abitato di Nazaret, è possibile verificare che in realtà non mancano punti della città adattabili a una descrizione come quella di Lc. 4:29. J.W. McGarvey, Lands of the Bible, 1881, riporta una descrizione accurata di un paio di dirupi che egli identificò a Nazaret. Tale descrizione si trova nel cap. VII, 1 della seconda parte del libro (Nazareth and its vicinity) e nella Lettera XIV (From Tiberias to Tyre) allegata alla terza parte del libro. McGarvey visitò personalmente Nazaret nel 1879 ed ebbe occasione di controllare sul campo la descrizione di Lc. 4:29, come egli stesso scrive. Dalle sue ricerche sono emersi due possibili dirupi:

(1) il primo precipizio si trova nella zona della cosiddetta chiesa greca dell'Annunciazione (6), nelle cui vicinanze è situata anche la cosiddetta "fonte di Maria". Si tratta di un precipizio che secondo McGarvey misurava 60 piedi (18 metri circa). Nel 1879, quando McGarvey visitò Nazareth, il punto si trovava nella periferia nord-orientale della città, che all'epoca era molto piccola della città attuale e ivi terminava.

(2) Il secondo precipizio segnalato da McGarvey, profondo 40 piedi (circa 12 metri), si trova in quella che all'epoca era la periferia sud-occidentale della città, nel cosiddetto quartiere latino, dalla parte opposta alla chiesa greca dell'annunciazione, presso la cappella dei maroniti ("maronite chapel"). La chiesetta dei cristiano-maroniti fu ultimata nel 1774, oggi a Nazareth esiste una seconda chiesa della comunità cristiano-maronita, più moderna e ultimata da poco, quindi bisogna considerare che McGarvey si riferisce alla vecchia chiesa maronita e non confondersi con la nuova costruzione. Attualmente essa dista circa 300 metri dalla Basilica dell'Annunciazione. Mc Garvey prende chiaramente posizione in favore di questo secondo precipizio, sia rispetto al precedente (il quale probabilmente si formò in tempi posteriori a quelli di Cristo), sia al Jebel el-Qafse, che ha lo svantaggio di non trovarsi sullo stesso colle di Nazaret ed è troppo lontano per immaginare una scena di furore popolare che conduce Gesù a piedi da Nazaret fino sul Jebel el-Qafse. Il dirupo presso la chiesa maronita ai tempi di Cristo si trovava relativamente lontano dal centro abitato vero e proprio, in conformità con il testo lucano secondo cui "lo scacciarono dalla città": anche da questo punto di vista appare compatibile. McGarvey segnala opportunamente che nel 1879 attorno alla zona vi erano soltanto costruzioni moderne e nessun resto antico.

Il dirupo presso la cappella maronita, oltre che da McGarvey, viene segnalato anche da altri autori. Si può citare Howard Crosby, Lands of the Moslem: A Narrative of Oriental Travel, Adamant Media Corporation, 2001, ISBN 1402194447, 9781402194443, pp. 318-319, in cui l'autore parla di Nazareth: "Then we visited the Maronite Chapel, a small building of bare and unsightly interior. (...) Just over this little church the hill rises abrubtly, forming a precipice, which may well be the point to which the crowd endeavored to bring our Lord in order to cast him therefrom. There is certainly no necessity, and little sense, in placing the spot at a distance of two miles from Nazareth, where the most sage and erudite traditions affirm the site to be" (il libro si trova anche su Google Books). Howard Crosby è vissuto nel 1826-1891, Land of the Moslem fu pubblicato nel 1851, prima del viaggio di McGarvey (1879). Lo stesso dirupo presso la chiesetta maronita è riportato anche in Edward Robinson, Eli Smith, Biblical Researches in Palestine, 1838-52, Vol. 3, Boston, 1856, pag. 335; nella voce "Nazareth" dello Smiths's Bible Dictionary (1901); in C.F. Emmett, Beyond the Basilica: Christians and Muslims in Nazareth, University of Chicago Press, 1995, ISBN 0226207110, 9780226207117, a pag. 114 (cfr. il paragrafo "The maronite community"). W. Sanday, Sacred Sites of the Gospels, Oxford (1903) annota: "There are no less than four so-called Cliffs of Precipitation (referring to the incident of St. Luke iv. 29): one in the hands of the Latins; one in the hands of the Greeks; one some way out of Nazareth (the cliff shown in PL LIII area of the above photos), and the one in the plate, which is not only more probable than the rest, but in itself really probable, as it lies just at the back of ancient Nazareth." Oggi il sito web ufficiale (turistico) della città di Nazaret segnala un dirupo presso la zona della cappella maronita, ma allude tuttavia ad un dislivello di 6-7 metri soltanto, contro i 40 piedi segnalati da McGarvey (può darsi che il salto sia stato ridotto artificialmente nel corso del tempo a causa di lavori edili). G. Ricciotti, invece, in Vita di Gesù (1942), scrive, commentando il passo lucano: "Nell'àmbito del villaggio non potevano mancare scoscendimenti di terreno, che si prestavano benissimo al violento progetto: si è quindi pensato, non senza verosimiglianza, a uno sbalzo di una decina di metri situato presso l'odierna chiesa dei Greci cattolici, la quale sarebbe sorta appunto presso il luogo già occupato dall'antica sinagoga." In realtà presso l'odierna chiesa dei greci cattolici, costruita nel 1887, che si trova nel centro di Nazareth, a 300 metri in linea d'aria dalla Basilica dell'Annunciazione, non vi è alcun dirupo, come confermato da gente del luogo. Forse Ricciotti ha soltanto confuso la "cappella dei maroniti" con la "chiesa dei greci cattolici". Bellarmino Bagatti che scavò a Nazaret negli anni '50 del XX secolo, segnala invece un dirupo verso ovest rispetto alla Basilica dell'Annunciazione, come il Nuovo Dizionario Enciclopedico illustrato della Bibbia, Edizione Piemme, nuova edizione rivista ed integrata 2005, pag. 694, "I presenti reagirono tentando di gettarlo giù da un precipizio come prevedeva la successiva legislazione rabbinica prima di una lapidazione (San 6,4). Il 'ciglio del monte (gr. Ñfràj) si quale la loro città era situata' (Lc 4,29) venne erroneamente identificato a partire dal IX secolo, con una parete rapida di Gebel el-Qafze, che si affaccia sulla pianura (Kopp, 124-129). Le pendici rocciose a margine dello sperone collinare sono ancora visibili in una litografia di D. Roberts, del 1842. Dal punto di vista archeologico, questa zona venne localizzata in corrispondenza del lato Ovest della Chiesa dell'Annunciazione (MB 16 [1980] 9)." (7)

Gli elementi a favore della identificazione della città di Lc. 4:29 con l'attuale Nazaret sono, in conclusione:

Nazaret si trova nella Galilea ed è citata ben dodici volte nel Nuovo Testamento, secondo cui era la patria di Gesù. Lo stesso Gesù fu ascoltato da Erode Antipa, tetrarca della Galilea, secondo il vangelo di Luca.

Sebbene Nazaret sorga in una zona collinare con cime non elevate, è possibile localizzare nello stesso colle in cui giace il precipizio presso la cappella maronita, oppure, a circa 2 km dalla Basilica dell'Annunciazione ma su un colle diverso da quello su cui sorge la città, il Jebel el-Qafse, il cosiddetto "monte del precipizio", in cui è presente un ulteriore dirupo.

Nonostante l'esistenza della città nel I secolo d.C. non sia attestata da altre fonti letterarie al difuori del Nuovo Testamento, gli scavi archeologici hanno comunque dimostrato l'esistenza di un insediamento umano in quel periodo, sebbene molto piccolo. L'iscrizione rinvenuta da M. Avi-Yonah a Cesarea di Palestina nel 1962 che riporterebbe il nome Nazaret come sede della famiglia sacerdotale degli Happizzes, potrebbe essere una prova archeologica ulteriore in favore dell'esistenza di un insediamento umano e, soprattutto, del nome in tempi molto antichi. Menzione del nome di "Nazaret" come località pare attestato anche nella lamentazione del 9 di Ab del poeta sinagogale Eleazar ha-Qalir (Kalir), vissuto nel VII secolo d.C., sebbene sussistano difficoltà di interpretazione del testo.

Ed ora un riassunto degli elementi sfavorevoli all'identificazione:

L'assenza o l'incertezza di fonti extra-cristiane che parlino di questa località ai tempi di Cristo certamente non depone a favore della sua esistenza. La presenza di tracce di un insediamento umano da tempi antichissimi non dimostra che qui sorgesse la patria di Cristo e il suo nome fosse proprio Nazaret. L'epigrafe scoperta da Avi-Yonah è stata rinvenuta a Cesarea di Palestina e non (eventualmente) sul posto a Nazaret.

Mancano, inoltre, prove certe dell'esistenza di una sinagoga databile al tempo di Gesù, nonostante gli scavi di Bellarmino Bagatti abbiano portato alla luce i resti di un edificio molto antico, del II secolo, sotto la basilica dell'Annunciazione. D'altra parte, come abbiamo osservato la mancanza di resti di sinagoga anche in altre città in cui le fonti ambientano fatti storici. In tutti questi casi, così come a Nazaret, non significa che al tempo di Cristo eventualmente non esistesse un edificio adibito a sinagoga andato completamene perduto nei secoli successivi.



4. La città di Gamla

4.1 Geografia e archeologia di Gamla

Gamla (8) era una città situata nella Gaulanitide (oggi la regione è il Golan), nella parte nord est del mare della Galilea. Di questa località abbiamo una descrizione geografica abbastanza dettagliata e il racconto dell'assedio cui fu sottoposta da parte dei Romani nel corso della guerra giudaica, cfr. Flavio Giuseppe, Bell., 4:5-83. La città è inoltre citata in Mishnà 'Arakin 9,6 e nel successivo commento a questa mishnà (folio 32a,b) che erroneamente la colloca in Galilea. L'interesse per Gamla, nel contesto dell'argomento qui trattato, è motivato dal fatto che dal punto di vista geografico l'ubicazione della città sembra adattarsi molto bene alle richieste di Lc. 4:29. Oggi Gamla è un sito archeologico, un cumulo di rovine che è tale dall'epoca della conquista della città da parte dei Romani nel 67 d.C., al tempo della rivolta giudaica. I resti della città si trovano sulla parete di un monte che si eleva a circa trecento metri dal terreno circostante. Dalle sottostanti immagini fotografiche si può intuire come il monte che ospita Gamla abbia pareti piuttosto ripide, così si può pensare che esso ospiti dei precipizi nelle immediate vicinanze della città, se non direttamente nell'area in cui sorgeva anticamente, come richiesto dal passo del vangelo di Luca:

Queste caratteristiche fisiche, unite al fatto che gli scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un grande edificio pubblico certamente utilizzato nel I secolo d.C. ed identificabile con una sinagoga, rendono Gamla una città molto interessante per l'analogia con Lc. 4:29, più di quanto lo sia la Nazaret odierna. Siamo infatti in presenza di una città attiva ai tempi di Gesù e fino alla guerra giudaica, costruita sulla parete di un monte molto ripido, con la presenza di un edificio identificabile con una sinagoga e la possibilità di trovare dei burroni nelle immediate vicinanze della città, sul monte in cui sorge.

La maggior parte delle notizie che vengono qui riportate e che riguardano la geografia e l'archeologia della città di Gamla ci sono state fornite dal Dr. Danny Syon, archeologo, membro dell'Israel Antiquities Authority (IAA), oggi uno dei maggiori esperti del sito di Gamla. D. Syon è editor dell'opera: Gamla - Final Report of the Shmaryahou Gutman Excavations (1976-1988), IAA Report, ancora non pubblicata, contenente il bilancio definitivo di dodici anni di scavi archeologici condotti a Gamla. Un riassunto sintetico della situazione archeologica di Gamla si può trovare in una serie di articoli del Dr. D. Syon nel sito dell'IAA . D. Syon ha inoltre fornito personalmente alcuni preziosi suggerimenti sulla geografia di Gamla, tramite una corrispondenza e-mail intercorsa nel Giugno del 2007.

L'identificazione del sito attuale con la città descritta da Giuseppe Flavio avvenne formalmente nel 1976, anno in cui l'archeologo israeliano S. Gutman iniziò una campagna di scavi sul monte di cui si vedono le fotografie qui sopra, che si protrasse nei decenni successivi. Essa fu accettata dalla comunità archeologica internazionale. Prima che Gutman identificasse la città di Gamla descritta da Giuseppe Flavio con l'attuale sito archeologico che si trova nel Golan, non mancavano comunque altri siti archeologici con cui Gamla era stata in precedenza identificata. Secondo Danny Syon: "the present site was first suggested in 1968", inoltre: "the previously accepted identification of Gamla with the site of Tel ed-Dra', in the Rukkad river-bed, now on the border of Israel with Syria, was proposed by Konrad Furrer, in 1889". Inoltre, prima ancora della identificazione transitoria di K. Furrer, l'archeologo tedesco G. Schumacher scoprì per primo delle rovine su un colle situato lungo la sponda orientale del mare della Galilea, presso Qal'at el-Husn. Per alcuni anni si credette che queste rovine fossero proprio quelle di Gamla: ne abbiamo traccia ad esempio in F. Delitzsch, A Day in Capernaum, 1887, pag. 38 ("The ruins of Chorazin ... and those of Gamala (el-Husn)". In seguito si scoprì poi che le rovine di Qal'at el-Husn meglio si adattano alla città di Hyppos, identificazione che ancora oggi è ritenuta valida dagli archeologi. Pertanto prima della scoperta del sito che attualmente identifica Gamla, dalla fine del XIX secolo non mancava un sito archeologico che poteva assomigliare alla descrizione di Giuseppe Flavio di cui in Bell., 4:1-83, con rovine di una antica città collocate su di uno sperone di montagna e una disposizione molto simile alla attuale Gamla.

Dalla fotografia ad alta definizione sopra riportata possiamo prendere dimestichezza con gli elementi archeologici che caratterizzano la Gamla riportata alla luce dagli archeologi. In essa, che mostra il monte di Gamla ripreso da est guardando verso ovest, si può vedere una serie di edifici diroccati costruiti nelle vicinanze di un muro di cinta che sale lungo il pendio del monte. Il complesso degli edifici si trova nella parete sud del monte, quindi il muro si trova più a est degli edifici che proteggeva e faceva da confine alla città proteggendola da incursioni nemiche provenienti dal basso. Della esistenza di un muro difensivo a Gamla abbiamo notizia in Giuseppe Flavio: "la città, che per le sue difese naturali era così imprendibile, Giuseppe l'aveva cinta di mura e rafforzata con gallerie e trincee", cfr. Bell., 4:9. Questo passo, prima della scoperta dell'attuale Gamla, veniva solitamente interpretato come una esagerazione di Giuseppe, come se egli avesse in realtà soltanto rafforzato ed ampliato una cinta muraria preesistente. Giuseppe, infatti, parla di Gamla, sebbene di sfuggita, anche in Ant., 13:394, ai tempi di Alessandro Ianneo (I sec. a.C.), definendola una guarnigione o presidio militare, in greco froirÒj, per cui sembrerebbe logico attendersi che una cinta muraria esistesse già da molto tempo prima dell'arrivo di Giuseppe a Gamla ai tempi della rivolta del 66. Gli scavi hanno invece provato che l'asserzione di cui in Bell., 4:9, è da intendersi alla lettera: il muro infatti segue un percorso alquanto tortuoso a zig-zag inglobando lungo il tragitto degli edifici preesistenti e rattoppando gli spazi vuoti tra gli edifici adiacenti. Secondo D. Syon, "in the time of Jesus, Gamla did not have a wall; the excavations proved very clearly that the wall was constructed only in the months preceeding the siege of Vespasian". Pertanto Gamla non era una città fortificata ai tempi di Gesù, del resto solo le città molto grandi potevano avere una cinta muraria appositamente progettata a scopo di difesa perenne, questo non è il caso né di Nazaret, che non ha alcuna cinta muraria antica, né di Gamla, fortificata soltanto per ragioni di contingenza nel 66 d.C. Il fatto che Gamla non fosse fortificata fino al 66 toglie autorità al passo del vangelo di Tommaso, loghion 32 (// Mt. 5:14), che legge: "una città costruita su un alto monte e fortificata non può cadere né essere nascosta", questo loghion non può essere utilizzato per rivelare una speciale connessione tra la patria di Gesù e la città di Gamla. Si noti che la versione di Mt. del loghion gesuano non dice "fortificata", un simile verbo non compare nella frase che si riduce a: "non può restare nascosta una città collocata sopra un monte". Del resto il loghion 32 del VdT è attestato anche da un frammento greco, P. Oxy. 1.36-41, in cui viene utilizzato il verbo sthr…zw che assume il significato più generico di fissare saldamente, non certo fortificare in senso tecnico militare. Seguendo il percorso del muro si possono vedere i resti dell'edificio più grande, identificato con una sinagoga. Salendo verso la direzione nord, il muro termina in prossimità di una grande torre rotonda, una costruzione più antica del muro, risalente al periodo ellenistico. Lungo il muro, subito sotto la sinagoga è ancora visibile una breccia in cui il muro è sfondato, si tratta di una delle tre brecce che i Romani riuscirono ad aprire nel muro nel corso dell'attacco alla città. Il muro, la grande sinagoga, la torre rotonda e alcuni edifici sotto la sinagoga certamente appartenevano alla città di Gamla nel I secolo d.C. Ma quanto era grande l'estensione della città in quel periodo? Non è facile dare una risposta esaustiva a questa domanda in quanto fino ad oggi soltanto il 5% dell'area archeologica è stato riportato alla luce. Sopra la torre rotonda a circa 50 metri da essa si vedono le fondamenta di alcuni edifici, salendo un po' verso il monte, in direzione nord ovest. Secondo Syon questi edifici sono databili al I secolo a.C. quindi non esistevano più ai tempi di Gesù o di Giuseppe Flavio. Più ad ovest si vedono altre rovine di antichi edifici, la città probabilmente si estendeva fin verso la parte più alta del monte dietro il muro di cinta che la proteggeva, senza tuttavia raggiungere la vetta più alta del monte, nella parete sud. La cima del monte infatti è relativamente molto ripida per poter ospitare degli edifici, inoltre mancano terrazzamenti atti ad ospitare quartieri di case. Le pietre che si vedono sulla sommità del monte, nel suo punto più alto, sono rocce naturali, da non confondersi con le macerie di edifici diroccati; del resto la dimensione di queste rocce presenti sulla sommità è molto più grande di quella delle pietre fabbricate, che la risoluzione della fotografia non consente di vedere nel dettaglio (si confronti con la struttura del muro di cinta, realizzata con pietre fabbricate). In Bell., 4:5-8 Giuseppe descrive da un punto di vista geografico la città (9):

Bell., 4:5-8 - [5] Da un'alta montagna si protende infatti uno sperone dirupato il quale nel mezzo s'innalza in una gobba che dalla sommità declina con uguale pendio sia davanti sia di dietro, tanto da rassomigliare al profilo di un cammello; da questo trae il nome, anche se i paesani non rispettano l'esatta pronuncia del nome. [6] Sui fianchi e di fronte termina in burroni impraticabili mentre è un po' accessibile di dietro, dove è come appesa alla montagna; ma anche qui gli abitanti, scavando una fossa trasversale, avevano sbarrato il passaggio. [7] Le case costruite sui ripidi pendii erano fittamente disposte l'una sopra l'altra: sembrava che la città fosse appesa e sempre sul punto di cadere dall'alto su sé stessa. [8] Affacciava a mezzogiorno, e la sua sommità meridionale, elevandosi a smisurata altezza, formava la rocca della città, sotto cui un dirupo privo di mura piombava in un profondissimo burrone; dentro le mura v'era una fonte e ivi la città terminava.

Questa descrizione è da ritenersi molto accurata dal momento che Giuseppe era stato comandante della guarnigione militare di Gamla e aveva una conoscenza diretta della regione. Il sito archeologico presenta alcune anomalie, se comparato alla descrizione di Giuseppe. Certamente anche la città del sito archeologico "affaccia" a mezzogiorno, se si intende con questo il fatto che è edificata sulla parete sud del colle che la ospita. Tuttavia l'impressione, leggendo Giuseppe, è che la città fosse molto più grande di quanto si è riportato alla luce dagli scavi fino ad oggi, inoltre Giuseppe allude all'esistenza della rocca della città, ¤kra tÁj pÒlewj, che si trovava ad una altezza smisurata e sotto di essa si trovava un profondissimo burrone, non protetto da fortificazioni o ripari. In greco ¤kra ha due significati: "vetta", nel senso di sommità, punto più alto, oppure "rocca" nel senso di edificio fortificato, cioè una fortezza. A Gamla si deve scegliere la prima ipotesi in quanto non è stato ritrovato in essa alcun edificio avente caratteristiche simili a quelle di una fortezza, secondo D. Syon "Josephus does not speak of a fortress. Literally: ¤kra tÁj pÒlewj means the highest part of the city. Though the word is sometimes used in the sense of a building, this is not always the case and at Gamla it is not. There may have been a building up there, but not a fortress." Se la parte più elevata della città ospitava un dirupo, allora potrebbe essere questo il precipizio in cui gli abitanti della città cercarono di gettare Gesù: ne segue che essi non avevano avuto necessità di uscire dalla città scendendo verso il basso per trovare un precipizio, sarebbe stato sufficiente salire verso l'alto per trovare nella parte più alta della città un dirupo. In realtà la presenza di un simile burrone nelle vicinanze della città e sulla sommità del monte è oggetto di discussione. Sebbene Giuseppe parli di un burrone, f£ragx nel testo greco, è necessario qui osservare che per quanto le immagini di Gamla sembrino illustrare una città piena di dirupi da tutte le parti, specialmente sulla sommità del monte, come del resto affermato nel sopra citato passo di Guerra Giudaica, in realtà a Gamla esiste un solo precipizio definibile come tale, neppure molto alto. Scrive infatti Syon: "At Gamla there is one place only at the very highest point of the hill where there is a large boulder on which perhaps 5-10 people could stand and where there is a cliff about 6-7 meters high. I am not sure that if someone jumped or pushed off from there he would die." Secondo Syon burroni più profondi si possono trovare uscendo da Gamla, attraversando il muro difensivo (che non esisteva al tempo di Gesù) e recandosi per esempio attraverso un antico sentiero esattamente nel punto in cui è stata scattata l'immagine ad alta definizione (da est verso ovest) di Gamla: lì è presente ancora oggi un precipizio avente caratteristiche compatibili con quello richiesto da Lc. 4:29. Questo precipizio, comunque, si trova a circa quattrocento metri da Gamla, su di un un altro sperone della stessa montagna. Nell'ipotesi che Lc. 4:29 sia realmente riferibile a Gamla, si aprirebbe dunque il problema di stabilire se l'espressione ™f' oá ¹ pÒlij òkodÒmhto aÙtîn (sopra cui la loro città era edificata) è compatibile con la posizione di questo secondo precipizio in quanto sul colle dove sorge la città non c'è alcun dirupo mortale.

Dopo aver descritto l'assedio della città e il primo sfondamento da parte dei Romani, che furono ricacciati indietro dagli assediati, verso il basso, Giuseppe Flavio descrive il secondo assalto, questa volta risolutivo, e la conquista finale della città di Gamla:

Bell., 4:70-74 - [70] Tito, che intanto aveva fatto ritorno, sdegnato per la sconfitta che i romani avevano subita in sua assenza, scelse duecento cavalieri e alquanti fanti e alla loro testa, senza trovare ostacoli, entrò nella città. [71] Quando era già dentro, le sentinelle se ne avvidero e corsero gridando alle armi mentre la voce dell'attacco si diffondeva rapidamente tra la gente, e allora alcuni, tirandosi dietro mogli e figli, correvano tra gemiti e clamori a rifugiarsi sulla rocca, altri si facevano incontro a Tito cadendo l'uno dopo l'altro; [72] quanti infine non riuscirono a fuggire verso l'alto, non poterono evitare di incappare nei posti di blocco dei romani. Dappertutto si levava il lamento incessante degli uccisi, e il sangue allagò l'intera città scorrendo giù per i pendii. [73] Contro quelli che si erano rifugiati sulla rocca accorse Vespasiano con tutto l'esercito. [74] La sommità era da ogni parte dirupata e di difficile accesso, e si levava ad una altezza enorme tutta gremita di gente e circondata da strapiombi.

Bell., 4:78-79 - [78] Così i romani arrivarono sulla sommità, li accerchiarono e senza dar tregua presero a farne strage, non solo di quelli con le armi in pugno, ma anche di quelli che alzavano le mani: contro tutti li rendeva spietati il ricordo dei commilitoni caduti nel primo assalto. [79] Allora i più dei giudei, stretti da ogni parte e disperando di salvarsi, si gettarono con le mogli e i figli nel precipizio che era stato scavato fino a grandissima profondità sotto la rocca. [80] Accadde così che la furia dei Romani apparve più blanda della ferocia che i vinti usarono verso se stessi; quelli infatti ne uccisero quattromila, mentre più di cinquemila furono coloro che si precipitarono dall'alto.

Da questi passi si ricava ancora una volta l'impressione che la città salisse fin quasi sulla vetta del monte, sulla rocca che costituiva non una fortezza ma la parte più alta della città. Nella descrizione gli abitanti di Gamla e i soldati dei Giudei per salvarsi fuggono verso l'alto, mentre i Romani sono penetrati dal basso attraverso il muro fin dentro la città. Secondo Syon l'episodio degli abitanti di Gamla che si gettano nel precipizio sottostante la rocca, preferendo la morte alla cattura, è soltanto leggendario. Nessun precipizio del genere infatti è oggi presente, sebbene le immagini fotografiche mostrino delle pareti molto ripide nel monte queste comunque non sono così impervie come descritto da Giuseppe, con la sola eccezione del piccolo dirupo precedentemente citato, che si trova nel punto più in alto del colle ed è profondo 6-7 metri al massimo e la piattaforma sopra di esso può ospitare soltanto poche persone. In Bell. 4:79 Giuseppe scrive poi che il precipizio sotto la rocca (f£ragga baqut£th) era stato scavato (upopèrukto), probabilmente gli abitanti della città oltre a costruire il muro cercarono di rendere più ripide e impervie alcune possibili zone di accesso alla città, del resto opere del genere sono descritte anche in Bell., 4:6. Secondo D. Syon è più verosimile che gli abitanti abbiano cercato la salvezza e non il suicidio di massa, cercando di scendere attraverso i pendii verso il basso, dalla parete nord:

"Discussion on mass suicide in the Hellenistic-Roman world — real or literary — is beyond the scope of this paper, but has been amply discussed elsewhere. I propose to take a more pragmatic two-step approach to disproving the suicide story. First, the only place along the crest of the ridge where there is a vertical cliff high enough for someone falling off it to die with reasonable certainty is at the summit, which can only be reached with some difficulty, by clambering over large boulders. Today the summit area can accommodate a few score people at most. In antiquity it may indeed have been larger, as earthquakes certainly brought down some massive boulders, but not by much. Even if we accept only 500 people, not 5000, standing on the ridge, it would be physically impossible for all but a few to reach the summit and jump headlong to their deaths. The rest would not have made it. The remainder of the ridge on the north simply slopes down, though steeply indeed, to the gorge below. Second, contrary to the time afforded to Eleazar Ben-Yair on Masada to make his speech and persuade his comrades to commit suicide, it is hard to imagine that the people at Gamla would have had the presence of mind in the midst of the fighting to decide on carrying out a mass suicide. The truth, which Josephus wanted either to distort or ‘touch up’ in a literary way, is simply that the remaining defenders and townspeople were trying to flee down the steep northern slope in panic, with the inevitable result that many were trampled underfoot and died. I believe that some of the more agile actually reached the gorge, and thence — safety. For an observer (Josephus?) standing on the Deir Qaruh ridge and looking at this drama unfolding, it may indeed have appeared as a mass suicide."

La mancanza di un precipizio degno di questo nome sulla sommità della città e dentro di essa potrebbe far sospettare che la città archeologica scoperta non coincida Gamla, a meno appunto di non supporre che Giuseppe abbia ingigantito il dramma della conquista della città. Nel caso del collegamento con Lc. 4:29 le difficoltà sono certamente minori, Luca afferma espressamente che Gesù fu portato fuori della città per essere ucciso, del resto questo è coerente con il Talmud secondo cui una condanna poteva essere eseguita almeno sei miglia lontano dal Beth Din e in generale fuori dal centro abitato. Tuttavia il secondo precipizio cui allude Syon si trova soltanto a trecento metri da Gamla, una distanza certamente molto piccola.

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
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Cioè tu analizzi i vangeli come se fossero stati scritti da dei tecnici dell'istituto geografico De Agostini
Sei fuori strada, e molto anche. Questa si che è una ossessione. Cioè...andare a tradurre le singole parole per vedere se esiste - addirittura - una precisa corrispondenza morfologica del terreno.
Cioè, secondo te, chi ha scritto i vangeli aveva la preoccupazione di tracciare una mappa morfologica dei luoghi in una epoca in cui non esisteva nemmeno il concetto di mappa morfologica???

Questa non è ricerca storica. Questa è ossessione.

I vangeli usano certamente una tecnica narrativa che utilizza una ambientazione storica e geografica. E l'ambientazione storica e geografica non è casuale. Perchè è l'espressione di una precisa volontà di identificare il gesù "teologico" con il gesù "storico". Per evidenziare cioè il fatto che gesù non è un mito o una entità incorporea, ma è esattamente quella persona che quelle genti avevano incontrato (o direttamente o indirettamente attraverso il tramandarsi della testimonianza).

Ma da qui a voler leggere i vangeli come se fossero un trattato storico o geografico, ce ne corre.
Io davvero non ho parole. Nessuno storico che si pone il problema della storicità di gesù legge i vangeli come se fossero un trattato storico o geografico. Questo avveniva - e tu lo sai bene - 300 anni fa. Cioè questo tuo approccio alla questione storica di gesù è il "primo approccio", avvenuto intorno al 1700 (se non ricordo male).
Gli storici moderni sono un po' più avanti.

"I Vangeli canonici rileggono la storia di Gesù alla luce della fede della Chiesa. Sono perciò indiscutibilmente una interpretazione teologica, non storica, della figura di Gesù. E sono una interpretazione teologica che la Chiesa ha scelto tra altre perché in essa ha ritenuto di riconoscere il fondamento della propria fede.

Ma soprattutto bisogna affermare che, pur essendo i Vangeli canonici indiscutibilmente interpretazioni di fede della persona di Gesù, essi non perdono mai il legame con la sua figura storica. La scelta di quella singolare, e nuova, forma letteraria che è il Vangelo per parlare della persona di Gesù - forma nella quale l’insegnamento del maestro è trasmesso nella cornice di un racconto della sua vicenda storica - rivela che la preoccupazione principale dei Vangeli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni è proprio quella di affermare l’identità paradossale del Cristo glorioso nel quale essi credono col Gesù storico dei primi testimoni. I Vangeli canonici sono certamente testi «kerygmatici» (dal greco antico kerusso, proclamare, n.d.r.), che proclamano la fede dei seguaci di Gesù, ma questa fede la proclamano narrando la storia del loro maestro."

Questo sono i vangeli. Non dei trattati scritti da storici o da cartografi.

Per questo motivo è importante appurare l'esistenza di una nazareth antica, per trovare un riscontro storico alle vicende narrate. Ma spingersi fino a voler trovare il monte, o la collina, o il dirupo, o magari era una semplice buca (trasformata poi in un monte da chi ha scritto il vangelo) dalla quale volevano gettare gesù appare più una ossessione che la ricerca di un riscontro storico.

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Sabine
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Viandante Residente
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Wow X due risposte uguali su due post diversi...:)

Vabbè allora entriamo nello specifico....non che la cosa mi entusiasmi visto che dall'altra parte non è che io abbia qualcuno che possa comprendere pienamente ciò che dico, ma poichè sei un uomo di buona volontà so che ti documenterai un pochino, quando troverai come contraddire, se lo troverai, ciò che ti sto per dire, postalo pure che ne parliamo...

Partiamo pure dal fatto che "NATZRA'T" come denomizazione topografica e vocabolo del lessico Ebraico non è esistita fino al IV secolo, è questo è un fatto accertato.

Pertanto tutto il lessico di derivazione greca "Ναζαρηνος Ναζωραιος" così come tutte le varianti ( e se ciò fosse necessario arriverò a citare anche il Grande Lessico )

risulta essere solo il frutto di una falsificazione compiuta dai redattori Greci.

Ma questa è solo la partenza del discorso non appena avrai assimilato questo ti spiegherò il resto, insegnandoti qual'è il metodo giusto per le analisi degli argomenti di cui parli.

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xmanx
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Viandante Ad Honorem
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"Risulta essere solo il frutto di una falsificazione compiuta dai redattori Greci".

Ma se la cosa è così evidente che anche uno stupido dovrebbe vederla al primo colpo....come mai "sei solo tu a sostenerla all'interno della comunità scientifica"???

ahhhhh...cosa dici? c'è una grande cospirazione all'interno della comunità scientifica (che per definizione è laica e non confessionale) per occultare le verità scomode per la chiesa.
No! non dirlo! scommetto che c'è di mezzo anche la CIA! E magari la P2!

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5
Sabine
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Viandante Residente
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Stupidottero, queste cose la comunità scientifica le sa e se studiassi e ti informassi meglio le sapresti anche tu, ti ho dato tutte le informazioni necessarie a fare una bella ricerca, ma seria, non con quattro cose prese su Internet...studia x...studia per benino...oppure porta dati ufficiali che dicono il contrario...
Aspetto con ansia documenti ufficiali che parlino di Nazareth nel primo secolo, non i tuoi raccontini...fonti ufficiali....

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6
xmanx
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Viandante Ad Honorem
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Non ce ne sono di fonti ufficiali che parlano della Nazareth del primo secolo.
Ma io non ti ho portato dei "raccontini". Ti ho portato l'evidenza di un ritrovamento archeologico.

Ora...secondo te i redattori Greci avrebbero scritto un falso. Cioè...non solo avrebbero, di proposito inventato un mito, ma avrebbero anche inserito delle falsità grossolane. Come quella di fare riferimento a una cittadina che in realtà, all'epoca, nemmeno esisteva.
Ma attenzione! Avrebbero costruito un mito, infarcendolo di grossolane menzogne, spacciandolo poi per "realtà storica".

Il mistero si infittisce scratch

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7
Sabine
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Viandante Residente
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Guarda il perché hanno sbagliato se vuoi te lo spiego...anche perché ci sono una marea di fonti al riguardo...ma solo se decidi ti toglierti il paraocchi...altrimenti e' fiato sprecato...fammi sapere...;)

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8
xmanx
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Viandante Ad Honorem
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Spieghi spieghi...lei è la mia professoressa preferita
Se poi porta la gonna ancora meglio

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9
Sabine
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Viandante Residente
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Minigonna e tacco 12 di solito...;)
Si dopo con calma che la cosa e' lunga e devo capire come metterti in moto quei due neuroni senza farli andare in tilt...;)

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10
xmanx
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azz...con minigonna e tacco 12 i miei due neuroni vanno in tilt senza che dici una parola.

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11
Sabine
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Viandante Residente
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Ci proviamo, ma secondo me ti ho sopravvalutato...

Piano piano, va....

Partiamo dell' etimologia di Nazaret.

Nella lapide di Cesarea Marittima, della quale poi proveremo a parlare più in là sempre che ce la fai a seguirmi (:)...)quando iniziaremo a trattare le prove archeologiche dell esistenza di Nazaret, il nome della città è indicato con "NTSRT" N (nun) + TS (tsadi) + R (resh)
+ T (taw).
Sappiamo che Nazaret era chiamata in ebraico Nasrath o Nâsrâh (Ricciotti, 1941, così se ti vuoi informare hai i riferimenti). Anche se questa cosa non è certa ma solo una supposizione. Entrambi i termini derivano dalla parola "natsar".

Ricciotti sostiene che il significato originario di "Nasrath" (Nâsrâh) sia quello di "guardiana" , in perfetto accordo con le possibili interpretazioni della parola natsar.

Fino a qui ci sei?

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12
xmanx
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Viandante Ad Honorem
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si, ci sono.
sono attentissimo

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Sabine
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Viandante Residente
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Ma pensa...chi l'avrebbe detto... Sorriso Scemo

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14
Sabine
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Viandante Residente
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E' chiaro che le indagini di ricerca si fanno con ciò che si ha a disposizione soprattutto gli scavi vengono effettuati in base a ciò che sono le descrizioni, in questo caso dei testi che si hanno, vale per tutta la storia, e quando dici che non si trattano le ricerche archeologiche come un atlante dici una fesseria, ma anche tu lo sai,solo che ti piace fare bastian contrario per tigna...

Quindi sappiamo che Nazaret significa "guardiana" o anche "osservatorio", e che per conseguenza, non trascurabile doveva essere un punto di osservazione, oltretutto questo corrisponde esattamente alla descrizione evangelica, che per quanto sia un racconto fornisce comunque dei dati, solo che non potrebbe essere la Natzrat attuale perché questa non è posta in una posizione montuosa abbastanza alta da potersi definire punto di osservazione.E quindi i suoi abitanti, coerentemente al nome della città, dovrebbero chiamarsi "natzratim" e non "notzrim".
Forse però possiamo dire che poteva anche andare bene "nozrim"(=osservatori, guardie) e che questa espressione indicasse gli abitanti dei piccoli villaggi. In 2 Re 18:8 è usato "migdal notzrim" (equivalente di "torre di guardia") termine che veniva usato per indicare i piccoli villaggi, ma come abbiamo visto prima questi erano in origine dei posti di osservazione, quindi delle postazioni di guardia, e pertanto non potevano che essere disposti ad una certa altitudine che quindi permetteva l'osservazione.

Fin qui chiaro?

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