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Avere, oppure Essere ?

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siete piu' ESSERE o AVERE ?

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Blasel
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I due verbi ausiliari distinguono la natura umana.

I soggetti che possiamo collocare nella divisione AVERE, sono quelli legati al possesso, all'arricchimento, alla indispensabilita' degli oggetti e quindi al controllo.

I soggetti che, invece si collocano nella divisione ESSERE, sono quelli legati all'esistenza, alla natura, all'attivita' fisica, ai rapporti personali ed alla cura della e delle persone.

E' chiaro che non esiste una divisione netta delle due sezioni e che ci sono persone piu' AVERE che ESSERE e viceversa, ma che, comunque hanno una propensione per una delle due.

Voi a quale ritenete di appartenere di piu' e, se volete, spiegatecene le motivazioni

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2
Giglio Bianco
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Essere. Non c'e' molto da spiegare.

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3
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
anch'io essere ma non sò quanto sono sincero, nel senso che se me lo chiedi sono ...ma sono anche un collezionista per cui mi piace AVERE e anche il mio ESSERE a volte penso che sia una buccia che ho, dov'è l'essenza? cosa mi definisce per quello che sono? E' un discorso complesso e temo di non avere risposte definitive...

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4
Blasel
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Banned
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Senza voler giudicare nessuno, del resto impossibile con due sole risposte, posso dire che e' molto facile ritenere di appartenere, per lo piu', nella divisione ESSERE mentre, ad una piu' attenta autoanalisi, come ha fatto Big, ci si accorge che il nostro IO ha la necessita' di AVERE e' soltanto la percentuale di cio' che puo' condizionare il nostro ESSERE.




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5
RobyM
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Viandante Storico
Viandante Storico
blasel ha scritto:I due verbi ausiliari distinguono la natura umana.

I soggetti che possiamo collocare nella divisione AVERE, sono quelli legati al possesso, all'arricchimento, alla indispensabilita' degli oggetti e quindi al controllo.

I soggetti che, invece si collocano nella divisione ESSERE, sono quelli legati all'esistenza, alla natura, all'attivita' fisica, ai rapporti personali ed alla cura della e delle persone.

E' chiaro che non esiste una divisione netta delle due sezioni e che ci sono persone piu' AVERE che ESSERE e viceversa, ma che, comunque hanno una propensione per una delle due.

Voi a quale ritenete di appartenere di piu' e, se volete, spiegatecene le motivazioni

Essere, sempre.
Non mi frega nulla d'avere, ma solo d'essere.

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6
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Essere senza l'avere non ci permette di esprimere cio' che siamo. E quindi anche l'essere diventa sterile e finisce per spegnersi nell'inconsistenza.
Avere senza l'essere non ci consente di amare cio' che abbiamo e quindi non ci consente di farne esperienza nella sua totalità.

Quindi....essere e avere. Avere ed essere. sadness

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7
fantasma76
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Viandante Storico
Viandante Storico
Quando ci sono i soldi, la salute, il frigorifero pieno, e la connessione ADSL allora sicuramente Essere.
Quando vediamo un barbone allora quello sicuramente non Avere.

E' brutto non Avere, è meglio non Essere.

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8
Blasel
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Banned
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fantasma76 ha scritto:Quando ci sono i soldi, la salute, il frigorifero pieno, e la connessione ADSL allora sicuramente Essere.
Quando vediamo un barbone allora quello sicuramente non Avere.

E' brutto non Avere, è meglio non Essere.


Hai letto, studiato Erich Fromm?

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9
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
una domanda troppo difficile per me, blasel.

Forse numericamente potrei indagare su quanti Avere mi siano indispensabili e quanti Essere.
Ma poi non saprei dare un valore assoluto al peso di ogni voce, e quindi l'indagine sarebbe vuota.

Esempio: quanto importante "Essere vivo" e quanto "Avere di che vivere"?... ma questo è solo un esempio facile.

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10
fantasma76
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Viandante Storico
Viandante Storico
blasel ha scritto:Hai letto, studiato Erich Fromm?
No.

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11
Blasel
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Banned
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Lucio Musto ha scritto:una domanda troppo difficile per me, blasel.

Forse numericamente potrei indagare su quanti Avere mi siano indispensabili e quanti Essere.
.


Ecco, hai colto il senso che intendo dare con questo thread. L'ho messo in grassetto, e cioe' fare una chiara indagine su se stessi per accertare quanto si sia ESSERE e quanto sia, in special modo oggi, AVERE.

A parte te, Lucio ed io, ci sono molti giovani e giovanissimi che frequentano la nostra Valle, mi chiedo, quanti di loro che si proclamano (giustamente) ESSERE, sono disponibili ad abbandonare tutto (l'AVERE) attuale, casa e famiglia (se non sposati) compresi, per trasferirsi e cercare una vera identita' nell'ESSERE?

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12
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
blasel ha scritto:
Lucio Musto ha scritto:una domanda troppo difficile per me, blasel.

Forse numericamente potrei indagare su quanti Avere mi siano indispensabili e quanti Essere.
.


Ecco, hai colto il senso che intendo dare con questo thread. L'ho messo in grassetto, e cioe' fare una chiara indagine su se stessi per accertare quanto si sia ESSERE e quanto sia, in special modo oggi, AVERE.

A parte te, Lucio ed io, ci sono molti giovani e giovanissimi che frequentano la nostra Valle, mi chiedo, quanti di loro che si proclamano (giustamente) ESSERE, sono disponibili ad abbandonare tutto (l'AVERE) attuale, casa e famiglia (se non sposati) compresi, per trasferirsi e cercare una vera identita' nell'ESSERE?


Nessuno, io credo, e penso sia giusto così.

Molte volte ho meditato quella parabola evangelica detta "Del giovane ricco", in cui si parla di un giovane che si rivolge a Gesù chiedendo cosa deve fare "per conquistarsi la vita eterna". E Gesù gli chiede:
Cosa dicono le scritture?... non ammazzare, non rubare, non dire falsa testimonianza...
Ma il giovane si schernisce e risponde: "Ma tutte queste cose io le faccio già dall'infanzia!... cos'altro mi manca, per essere degno del Paradiso?". E come noto Gesù lo guarda compassionevole (già intuisce la reazione!) e gli dice "Se vuoi essere perfetto va, vendi i tuoi averi, dai il ricavato in elemosina, poi vieni e seguimi.
Si sa come finisce la storia: il giovane china il capo e rinunzia a quest'ultimo passo perché, malinconicamente si conclude "aveva molte ricchezze".

Dicevo dunque che meditando questa parola mi sono spesso chiesto come la si debba interpretare. Forse la ricchezza è un male ed i beni della terra, che almeno per noi credenti (e pure per il giovane ricco) sono anch'essi dono di Dio?
Evidentemente no, non è questa l'interpretazione, anche perché ci sarebbe, da parte di Gesù, l'istigazione a contaminare di male quelli ai quali sarebbero andati quei beni venduti, o anche i proventi di quella vendita!

Allora la parabola vuol dire qualcos'altro, e risulta evidente, solo a soffermarcisi un attimo.
Il giovane si rivolge al Maestro perché vuole la vita eterna, il Paradiso... ma senza rinunciare ai suoi altri beni, che per lui continuano ad essere la cosa più importante.
Quindi non mira ad "essere" lui perfetto, ma ad "avere" quasi in possesso la vita eterna. Gemma preziosa da "aggiungere" a tutte le sue ricchezze.

Ecco dunque, l'eterno dualismo di contrapposizione fra chiaro e scuro, fra luce ed ombra.
L'avere beni materiali (il semplice "avere" del nostro argomentare) è fondamentale, perché solo così possiamo scoprire il primato dell'"essere degno" (il semplice "essere" del nostro discorso).
Senza l'uno o senza l'altro si fa solo confusione.

Chiuderò, come d'abitudine, con un piccolo esempio. Quante volte sentiamo innamorati parlare di convenienze nel rapporto con il proprio partner?... deve darmi questo, deve essermi fedele, deve comportarsi in un certo modo, se mi vuole... altrimenti aria!... cercasse altrove.
Ecco, in questa comune situazione si ritrova l'atteggiamento del giovane ricco della parabola: si pretende di "acquisire" l'amore dell'altro, certe cose, certe manifestazioni, certi comportamenti, per farne patrimonio proprio.
Lontanissimo il concetto di farsi amore ed "essere" per l'altro, senza alcuna mira contraccambio!.

Lucio Musto 28 marzo 2011
-----------------------------------

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13
tulip
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Viandante Storico
Viandante Storico
Ho votato Essere ma ho dei dubbi...Essere è pesante, Avere è rilassante...non mi frega nulla dell'avere ma è così difficile essere confused

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14
BigBossStigazzi
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
tutti quelli che hanno pensano di essere
tutti quelli che non hanno vorrebbero avere
tutti quelli che sono se ne sono accorti perchè hanno
tutti quelli che non sono non se ne accorgono perchè hanno

minchia potrebbe essere il nuovo eco della valle!!!!!!!!!

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15
The Royal
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Viandante Storico
Viandante Storico

Ho votato essere, anche se potrebbe esserci, e non e' un gioco di parole, la propensione a pensare che si dichiari"essere" per nobilizzare le posizioni del dichiarante e quindi apparire filantropi umani ,magnanimi e cosi' via. Io ribadisco in tutta convinzione che alla base della dignita' e della personalita' umana esista la vocazione dell'essere, o meglio, essere autenticamente noi stessi con le proprie convinzioni anche a costo, a volte di urtarci con il prossimo. Noi siamo quello che siamo : se io assegno ad un poeta la funzione di netturbino, mansione che tra l'altro io stimo moltissimo, perche' come ho gia' detto altrove vorrei un attimo vedere cosa succederebbe se i netturbini si fermassero di colpo, ebbene quello sara' sempre un poeta, poiche' le sue potenzialita' espressive emergeranno, anche se non sul lavoro, ma in altri spazi. Se io prendo un cannibale analfabeta,e' solo un'espressione teorica e non un'offesa, serve solo ad esprimere un certo livello di condizione gli metto giacca e cravatta impaiettata e lo invio a presentare una serata di gala od una sfilata di moda, potremmo anche trovarci di fronte ad esiti un poco deludenti. Siamo quello che siamo. Concludo con una massima di Giancarlo Magalli: I soldi non danno la felicita' ma tolgono il nervoso.Ci vogliono anche loro, solo che a volte i troppi soldi hanno anche fatto saltare matrimoni proprio per ragioni d'interesse. BeautyfulSuina

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16
Blasel
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Sento il dovere di ringraziare, per l'accoglienza, questo thread ed in particolare Lucio (Musto) e Big (boss) che, con estrema sincerita' hanno fatto un'analisi (attenta) prima di rispondere. Non che altri non l'abbiano fatta, ma e' molto facile (a mio avviso) dichiarare cio' che si aspira ad ESSERE, dimenticandosi del proprio AVERE, al quale bisognerebbe rinunciare per poter....ESSERE.

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17
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
sei troppo buono, blasel, il merito è tuo che ci metti in testa quesiti da affrontare.

ed anche di che con una parola ci mette in crisi: ""E' tanto difficile essere?"" dice,
ed apre una voragine come quella ai Colli Aminei...
"Si, è difficile essere... ma perché?"...
e qui ci vogliono i pezzi da novanta!

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18
LiQuiRizia91
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Viandante Storico
Viandante Storico
Essere è una delle cose più difficili per me.
Essere lo vedo un pò come uno spogliarsi di tutte le sovrastrutture mentali che ci portiamo dietro, legate agli ambienti che frequentiamo, le persone che frequentiamo, la società nella quale viviamo...
Sono propensa per l'avere. Che non ha accezione unicamente negativa o egoistica.

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19
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Quindi qui si teorizzerebbe di rinunciare che so....ad avere un cd di buona musica? ad avere una buona compagnia? ad avere un buon bicchiere di whisky? ad avere le mille bottigliette che una donna ha in bagno? ad avere una buona doccia rilassante? ad avere una propria casa? una macchina? ad avere una bella cucina dove preparare qualche pranzetto? ad avere un buon lavoro? ad avere un buon libro? E se non abbiamo nulla...come facciamo a "essere" e ad esprimere cio' che siamo?

si sente puzza di ipocrisia fin fuori dallo schermo.

L'ipocrisia serve a strappare qualche applauso. Dagli stolti. Ed è pur vero che c'è qualcuno che adora avere "una platea di stolti" che l'applaude. sadness

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20
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
xmanx ha scritto:Quindi qui si teorizzerebbe di rinunciare che so....ad avere un cd di buona musica? ad avere una buona compagnia? ad avere un buon bicchiere di whisky? ad avere le mille bottigliette che una donna ha in bagno? ad avere una buona doccia rilassante? ad avere una propria casa? una macchina? ad avere una bella cucina dove preparare qualche pranzetto? ad avere un buon lavoro? ad avere un buon libro? E se non abbiamo nulla...come facciamo a "essere" e ad esprimere cio' che siamo?

si sente puzza di ipocrisia fin fuori dallo schermo.

L'ipocrisia serve a strappare qualche applauso. Dagli stolti. Ed è pur vero che c'è qualcuno che adora avere "una platea di stolti" che l'applaude. sadness

No, a mio avviso non bisogna rinunciare proprio a nulla di tutte queste cose, anzi, meglio se ce ne sono anche delle altre.
Ma se si riesce ad essere distaccato da queste cose, cioè a non fare di esse lo scopo finale della propria vita, l'obiettivo di ogni sforzo e sacrificio, il motivo di ogni angoscia, l'oggetto di ogni desiderio, il rammarico per non possederle e l'astio verso invece chi le ha... beh, se si riesce a non farsi condizionare dalle cose, si vive meglio.

Se poi si riesce anche a valutare il proprio intelletto, la bellezza delle cose per quelle che sono, i valori spirituali, senza farsi travolgere dalla quotidiana corsa all'accaparramento di beni materiali... si realizza una qualità di vita superiore.

Ma naturalmente questo è il mio parere. Il suonatore Jones, nell'omonima canzone di de André esprime una posizione del tutto diversa:
"... dice al mercante di liquore: tu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?..."

è tutt'altra filosofia, ma come bocciarla a priori?

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21
purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
blasel ha scritto:I due verbi ausiliari distinguono la natura umana.

Distinguono la natura umana per Fromm. Sarebbe una precisazione da fare, secondome, perché implicano una visione dualistica della realtà che non è "oggettiva", "trasparente", "data", "naturale", ma, al contrario, già mediata da un pensiero (quello di Fromm).
La domanda antecedente allora forse dovrebbe essere se si accetta questa visione dualistica (che d'altra parte non è una novità, ci accompagna fin dai tempi di Platone, che di dualismi se ne intendeva).


Quando alle superiori mi facevano quella domanda (e capitava spesso, tipo in gita, nell'intervallo, a distanza regolare di tempo - ha sempre esercitato un gran fascino, mi sembra di capire), comunque, a me divertiva rispondere: "Né essere, né avere, ma fare". Solo che poi è arrivato il nostro attuale presdelcons con il suo vuoto "partito del fare" che ha denaturato la parola, rovinandomi il giochino.


BeautyfulSuina

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22
xmanx
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Mi spiace contraddirti...ma il "fare" è l'anello di congiunzione tra l'"essere" e l'"avere". Non li esclude nè li sostituisce, ma li unisce. Tu "sei" e tramite il "fare" dai forma all'"avere". Sia il "modo di fare" che "il modo di avere" sono una proiezione del tuo "essere". Cioè dicono chi "sei" veramente. sadness

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23
purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
xmanx ha scritto:Mi spiace contraddirti...ma il "fare" è l'anello di congiunzione tra l'"essere" e l'"avere". Non li esclude nè li sostituisce, ma li unisce. Tu "sei" e tramite il "fare" dai forma all'"avere". Sia il "modo di fare" che "il modo di avere" sono una proiezione del tuo "essere". Cioè dicono chi "sei" veramente. sadness

Si potrebbe discutere di questa tua interpretazione, che è solo una delle tante possibili, ma il punto non era quello (il "fare" era solo una battuta più o meno sciocca, in forma di risposta).

Dipende da quale visione del mondo parti. Si tratta di comprendersi sulle convenzioni da cui si sceglie di partire. Per me ad esempio una divisione dualistica della realtà non ha alcun senso, se non la polarizzazione in funzione normativa dell'esistente.

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24
Blasel
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Banned
Banned
purplebunny ha scritto:
Distinguono la natura umana per Fromm. Sarebbe una precisazione da fare, secondome, perché implicano una visione dualistica della realtà che non è "oggettiva", "trasparente", "data", "naturale", ma, al contrario, già mediata da un pensiero (quello di Fromm).



Nel post n° 8, successivo alla risposta di Fantasma, chiedo, appunto, se ha letto o studiato Fromm che, mi sembra riduttivo definire solo uno psicanalista tedesco.

Non ho voluto aggravare il thread con le teorie di Fromm, come non l'ho fatto per altri, in quanto non credo (potrei sbagliarmi) che molti Viandanti troverebbero interesse a tali discussioni, considerando che sono tra i pochi ad aprirne, anche se in maniera solamente essenziale.

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25
purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
blasel ha scritto:Nel post n° 8, successivo alla risposta di Fantasma, chiedo, appunto, se ha letto o studiato Fromm che, mi sembra riduttivo definire solo uno psicanalista tedesco.

Non ho voluto aggravare il thread con le teorie di Fromm, come non l'ho fatto per altri, in quanto non credo (potrei sbagliarmi) che molti Viandanti troverebbero interesse a tali discussioni, considerando che sono tra i pochi ad aprirne, anche se in maniera solamente essenziale.

Non intendevo assolutamente dire che avresti dovuto attribuire la paternità della domanda a Fromm o a chicchessia, scusa; se si è capito questo chiedo perdono. Intendevo piuttosto spostare l'attenzione dalla scelta dualistica tra "essere o avere" al sostrato su cui si basa la domanda - ovvero la visione dualistica (in questo caso proposta da Fromm, ma non era il nome il punto) che non è "data", "naturale", "oggettiva" (o il termine che preferisci), ma solo una tra le tante interpretazioni possibili.

Le domande delimitano l'orizzonte delle possibili risposte. Perciò porsi domande sulla natura delle domande è secondome un passo necessario prima di rispondere a quelle domande.

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