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la censura e il cinema

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Magonzo
Magonzo
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@purplebunny ha scritto:... non è bloccando il mercato, la diffusione e la ricerca dei prodotti culturali (il metodo appunto ottocentesco e novecentesco dei balzelli, dei dazi, delle dogane, della frammentazione) che è risolvibile la situazione. Non più.

il mio non è un auspicio, ma la semplice constatazione di quanto è realisticamente possibile e negoziabile in ragione delle prassi attuali: chi è affamato di soldini, li raccatterà dove riesce, salvaguardando l'idea che musica e home cinema siano gratis, ma che la connessione Internet si paga di più, perché è hardware, roba solida, fibre ottiche, per questo e quest'altro motivo...
per gli enti di riscossione, ogni consumo abusivo è assimilato in termini economici alla pirateria, a prescindere dal soggetto deprivato, autore o editore;

non so... visti da vicino, mi sembra che nessun operatore del settore sia seriamente attrezzato per fare davvero a meno delle porzioni vantaggiose dello status quo, che è un po il Leit Motiv generalizzato del trinceramento nazionale in piccoli e grandi privilegi, ma soprattutto della bolla speculativa generalizzata che sostiene i consumi di quasi tutti i generi del superfluo e culturale nel mondo;
quella sui doppiatori, era una battuta... la censura e il cinema - Pagina 2 104708

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BigBossStigazzi
BigBossStigazzi
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@Magonzo ha scritto:
@purplebunny ha scritto:... non è bloccando il mercato, la diffusione e la ricerca dei prodotti culturali (il metodo appunto ottocentesco e novecentesco dei balzelli, dei dazi, delle dogane, della frammentazione) che è risolvibile la situazione. Non più.

il mio non è un auspicio, ma la semplice constatazione di quanto è realisticamente possibile e negoziabile in ragione delle prassi attuali: chi è affamato di soldini, li raccatterà dove riesce, salvaguardando l'idea che musica e home cinema siano gratis, ma che la connessione Internet si paga di più, perché è hardware, roba solida, fibre ottiche, per questo e quest'altro motivo...
per gli enti di riscossione, ogni consumo abusivo è assimilato in termini economici alla pirateria, a prescindere dal soggetto deprivato, autore o editore;

non so... visti da vicino, mi sembra che nessun operatore del settore sia seriamente attrezzato per fare davvero a meno delle porzioni vantaggiose dello status quo, che è un po il Leit Motiv generalizzato del trinceramento nazionale in piccoli e grandi privilegi, ma soprattutto della bolla speculativa generalizzata che sostiene i consumi di quasi tutti i generi del superfluo e culturale nel mondo;
quella sui doppiatori, era una battuta... la censura e il cinema - Pagina 2 104708

CHESSEI UN SEGUACE DE tremonti?
la cultura sarebbe superflua?
bah siete comunque tutti troppi intelligenti per me
oggi ho imparato la parola ERUDITO beh siete eruditi, ma parlate d'altro, io parlavo di censura
poco importa se di regime o di bottega, ho parlato di mancata educazione degli italiani e 20 anni di cinepanettoni di torna a casa in tutta fretta c'è un biscione che ti aspetta, drive in colpo grosso e tv commerciale hanno reso il pubblico una tabula rasa, con annesso campo minato, che prodotti culturali vengano presi solo come prodotti commerciali e quindi si ragioni solo sull'aspetto economico per me è censura. bona lè

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purplebunny
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Viandante Storico
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@Magonzo ha scritto:il mio non è un auspicio, ma la semplice constatazione di quanto è realisticamente possibile e negoziabile in ragione delle prassi attuali: chi è affamato di soldini, li raccatterà dove riesce, salvaguardando l'idea che musica e home cinema siano gratis, ma che la connessione Internet si paga di più, perché è hardware, roba solida, fibre ottiche, per questo e quest'altro motivo...

La situazione attuale in ogni caso è data da degli errori macroscopici di strategia dei distributori, errori reiterati di fronte a cui i distributori hanno preferito continuare a chiudere gli occhi, e non dall'improvviso e balzano acuirsi e cronicizzarsi dell'illegalità grazie a internet.
Una direzione potrebbe anche essere abbattere i costi delle copie digitali che, attualmente, hanno dei costi SPROPOSITATAMENTE alti rispetto a qualsiasi considerazione economica si possa fare.

per gli enti di riscossione, ogni consumo abusivo è assimilato in termini economici alla pirateria, a prescindere dal soggetto deprivato, autore o editore;

Certo, ai tempi delle musicassette o dei cd, fare la copia di un originale a un familiare o un amico era un abuso. Ma un abuso ben diverso dal fare cento copie e rivenderle per strada.
Le reti p2p non hanno nulla a che fare con il "fare cento copie e rivenderle per strada", ma sono molto più assimilabili alla copia fatta all'amico.
Entrambe le cose sono un abuso, ma di ordini diversi, con sanzioni diverse.


non so... visti da vicino, mi sembra che nessun operatore del settore sia seriamente attrezzato per fare davvero a meno delle porzioni vantaggiose dello status quo, (...)

Visti da vicino, però, sarebbe ora che gli operatori si svegliassero e uscissero dalla gabbia dorata di quanto credono gli sia dovuto per volontà divina e riniziassero a operare.

quella sui doppiatori, era una battuta... la censura e il cinema - Pagina 2 104708

Una battuta seria, a cui rispondevo. BeautyfulSuina

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purplebunny
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Viandante Storico
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@BIGbossSTIGAZZI ha scritto:poco importa se di regime o di bottega, ho parlato di mancata educazione degli italiani e 20 anni di cinepanettoni di torna a casa in tutta fretta c'è un biscione che ti aspetta, drive in colpo grosso e tv commerciale hanno reso il pubblico una tabula rasa, con annesso campo minato, che prodotti culturali vengano presi solo come prodotti commerciali e quindi si ragioni solo sull'aspetto economico per me è censura. bona lè

Ma i prodotti culturali, come i prodotti di qualsivoglia tipo, esistono grazie all'aspetto economico. Senza, non si porrebbe neanche il problema, perché non ci sarebbero.

Allo stato attuale, perché un film considerato "culturale" arrivi in Italia, sono necessari investimenti di una certa rilevanza, e questi investimenti sono possibili a fronte di un ritorno economico. E questo anche ammesso che sia lo stato a fare quegli investimenti (cosa che non è pensabile in ogni caso, come dicevo in un messaggio precedente - subentrerebbe un'altra forma di censura, questa volta di stato, che è ancora peggiore).

E' una questione matematica, purtroppo.
Acquistare il diritto di un film per riproduzione cinematografica = può costare da 5.000 a svariati milioni di euro, a seconda delle potenzialità del prodotto (per film di autori noti come quelli che citavi, si parte da cifre di mooolto superiori al minimo indicato, dai 20.000 euro in su, supperggiù - ma più spesso è molto di più).
Doppiare un film (cosa attualmente richiesta dal mercato italiano perché il prodotto abbia una circolazione minima tanto da pensare di rientrare nei costi) = dai 2.000 euro in su, a seconda del livello del doppiaggio.
Costi per la distribuzione = da un minimo di migliaia di euro fino a parecchie decine di migliaia di euro (per arrivare alle catene di cinema). Il sistema distributivo delle pellicole nelle sale in Italia è una terra di nessuno assimilabile alla mafia.
Costi per la pubblcità (e senza pubblicità NON ESISTE un pubblico) = da migliaia di euro per sporadici passaggi negli Anicaflash a tardissima notte a diverse centinaia di migliaia di euro.

Tieni conto che poi, del prezzo del biglietto, tolto guadagno degli esercenti e tasse, solo una parte va al distributore che ha speso i soldi (in genere circa dal 40 al 50%, a seconda degli accordi e dei casi).

Certo poi c'è la distribuzione home video (dvd a noleggio, dvd nei negozi, dvd in edicola) e gli eventuali diritti televisivi venduti a terzi (altro ambito da terra di nessuno in cui prevalgono logiche mafiose), ma anche questi prevedono ulteriori costi (la produzione materiale del supporto dvd, gli accordi commerciali di distribuzione dei dvd sul territorio, eccetera eccetera).

Con questi conti non sto giustificando la situazione attuale (al contrario!) né sto dando "ragione" al sistema che premia i "cinepanettoni" a eventuale discapito di Gus Van Sant (ci mancherebbe, adoro Van Sant!). Sto solo cercando di dare un'idea della complessità di fattori che entrano in gioco. Una soluzione deve passare attraverso questa complessità, non può fare finta che non esista, temo...

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BigBossStigazzi
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Ma i prodotti culturali, come i prodotti di qualsivoglia tipo, esistono grazie all'aspetto economico. Senza, non si porrebbe neanche il problema, perché non ci sarebbero.


Mi permetto di contraddirti perchè io produco quadri dall'età di 12 anni (e quindi dipingo faccio mostre e vendo o più spesso regalo quadri da 34 anni) ed essi sono sicuramente, se non capolavori, degli oggetti culturali ed esistono a prescindere dall'aspetto economico...LA FRUZIONE SU GRANDE SCALA DIPENDE DALL'ASPETTO ECONOMICO non il prodotto culturale...questa errata interpretazione per me inficia tutto il tuo discorso, comunque ognuno ha la sua idea e se la tiene, mentre su questo topic de " la censura ed il cinema" una cosa ancora non si è detta ed è molto importante, la censura a posteriori, ossia più dei film nuovi, la subiscono i film vecchi di cui sono stati acquistati i diritti e sono fuori catalogo e non rieditati, nessun costo giustifica la censura che subisce Pasolini le cui opere non sono facilmente rintracciabili tanto per fare un esempio ma in generale tutti i film che non vengono ristampati, per una parte può essere credibile che non interessino più e che non avrebbero successo, ma un'altra parte è irrintracciabile per scelta

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purplebunny
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@BIGbossSTIGAZZI ha scritto:Mi permetto di contraddirti perchè io produco quadri dall'età di 12 anni (e quindi dipingo faccio mostre e vendo o più spesso regalo quadri da 34 anni) ed essi sono sicuramente, se non capolavori, degli oggetti culturali ed esistono a prescindere dall'aspetto economico...LA FRUZIONE SU GRANDE SCALA DIPENDE DALL'ASPETTO ECONOMICO non il prodotto culturale...

Mi permetto di controcontraddirti! La tela, i pennelli, i colori... si sono creati dal nulla? Se a 12 anni non li hai pagati tu, li ha pagati qualcun altro, e così continua per forza di cose a essere. Anche ammesso tu mi dicessi che tutti i tuoi quadri sono nati da prodotti di scarto trovati in pattumiera (arte di riciclo), in ogni caso sarebbero scarti di prodotti creati da una economia, per quanto ristretta. Anche ammesso tu mi dicessi che crei tu i pennelli, i colori, la tela - per farlo avresti necessità di materie prime che... e così via.

I costi per importare un film supperggiù te li ho scritti (e sono un po' diversi da quelli per realizzare un quadro).
Naturalmente sei libero di non credere che quelli siano i costi effettivi (ma per quale motivo dovresti, sei a conoscenza di dati diversi?), ma fino a prova contraria sono costi di cui bisogna tenere conto se si vuole fare un discorso concreto - non sono una "mia idea". Puoi dirmi che sono in alcuni casi costi spropositati, e su molti sono d'accordo con te. Ma in ogni caso non mi sembra che si possa discutere della cosa SENZA tenere conto della situazione reale, altrimenti diventa un discorso chiuso in se stesso di nessuna presa sulla realtà.

questa errata interpretazione per me inficia tutto il tuo discorso, comunque ognuno ha la sua idea e se la tiene,

Si possono interpretare come si vogliono le cifre, naturalmente, e anche arrivare a sostenere che la convenzione stessa del denaro sia in realtà una illusione - ma a quel punto la 'censura' sui film importati sarebbe l'ultimo dei problemi strutturali. Se però si accetta la premessa che i soldi sono quella cosa e che il prodotto film costa quelle cifre, le diverse idee possono essere sull'interpretazione da dare a quei costi, non sui costi in se stessi. Ognuno ha la sua idea, certo, ma il dato di partenza continua a essere quello (sempre che si sia interessati a fare un discorso sulla realtà, ovvio, il che non è scontato!).


mentre su questo topic de " la censura ed il cinema" una cosa ancora non si è detta ed è molto importante, la censura a posteriori, ossia più dei film nuovi, la subiscono i film vecchi di cui sono stati acquistati i diritti e sono fuori catalogo e non rieditati, nessun costo giustifica la censura che subisce Pasolini le cui opere non sono facilmente rintracciabili tanto per fare un esempio ma in generale tutti i film che non vengono ristampati, per una parte può essere credibile che non interessino più e che non avrebbero successo, ma un'altra parte è irrintracciabile per scelta

I diritti sui film importati dall'estero hanno una scadenza, regolata da un contratto. In genere hanno una durata variabile dai 7 ai 12 anni (in media, poi immagino possano esserci eccezioni), oltre i quali, se il contratto non viene rinnovato, i diritti tornano liberi sul mercato in mano al detentore originale. Perché un film importato possa essere ridistribuito, ci vuole quindi che un distributore rifaccia un contratto, paghi altri soldi, e rinizi la trafila - cosa che ha dei costi. E se ha dei costi, il distributore deve avere almeno un'idea di come rientrare in quei costi, cioè deve pensare che per quel titolo ci sia un mercato sufficientemente capiente da farlo rientrare nei costi.
Per i titoli prodotti in Italia il discorso naturalmente è diverso, ma in genere ci sono problemi analoghi quando i diritti sono detenuti da una casa di produzione che non è anche distributore, e quindi si ripresenta il problema in maniera analoga.


Mi sembrava di averlo scritto, ma lo ripeto sottolineandolo: faccio questo discorso non per avvallare lo status quo, per giustificare il degrado culturale italiano - mi sembrava solo che per trovare delle possibili strade per uscire dalla 'censura' dei film invisibili sarebbe necessario partire dalla complessità reale, e non dall'astratto di principi senz'altro giusti, ma che devono comunque legarsi a qualcosa di concreto per poter agire - sennò rimangono semplici propositi irrealizzabili.

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Blasel
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Banned
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Non sono aggiornato sul costo del passaggio in TV di un film di prima visione, lo ero al tempo di Tele +.
E' ovvio che abbiano prezzi diversi tra di loro (i films), ma comunque identificabili in precise categorie o gruppi e tale concessione varia ed il prezzo tiene conto sia del numero dei passaggi in T V in un determinato periodo di tempo, sia del bacino d'utenza. E' ovvio che un network nazionale paghi molto di piu' di uno regionale, mentre una Pay-TV, che otterra' un numero di passaggi mai inferiore a 7, paghera' meno di un network nazionale poiche', cryptandone la visione, essa sara' consentita ad un numero, pressocche' certo, di potenziali utenti.
Le televisioni free, dovrebbero, anch'esse', cryptare, se non ne acquistano i diritti, le trasmissioni satellitari di films, ricevibili all'estero.

Da sempre la Walt Disney c'e' riuscita con la RAI. Mediaset ha sempre infranto, quando le sue trasmissioni erano anologiche, tale regola, ma....

Oggi, per poter ricevere le trasmissioni nazionali satellitari, all'estero, e' necessario dfotarsi di un apposito decoder + una tessera della Tivu'Sat che, a parole, si dice che l'attivino senza la necessita' di pagare il canone RAI, ma in realta' avviene il controllo ed i potenziali evasori, ricevono una 'bella' e chiara missiva dal ministero delle finanze.

Tanto per chiarire un paio di cosette.

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BigBossStigazzi
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Mi permetto di controcontraddirti! La tela, i pennelli, i colori... si sono creati dal nulla? Se a 12 anni non li hai pagati tu, li ha pagati qualcun altro, e così continua per forza di cose a essere. Anche ammesso tu mi dicessi che tutti i tuoi quadri sono nati da prodotti di scarto trovati in pattumiera (arte di riciclo), in ogni caso sarebbero scarti di prodotti creati da una economia, per quanto ristretta. Anche ammesso tu mi dicessi che crei tu i pennelli, i colori, la tela - per farlo avresti necessità di materie prime che... e così via.

non era di questi costi che si parlava, già 15 anni fa mi sembra con Clerks un giovane cineasta l'ha finanziato vendendo la propria macchina, quindi si può fare un film a costi ridottissimi oggi con il digitale poi si possono elaborare anche a meno, si resta sul problema soldi per diritti, distribuzione ecc e aldilà di tutto mi fa specie che tu vincoli completamente il film alla sua essenza di prodotto commerciale, oltre che regole diverse penso che l'arte cinematografica meriti di più, ad esempio la pittura che vende che fa i milioni è sempre anch'essa condizionata da mercato, galleristi, critici ed aste ma fortunatamente c'è modo di FARLA e anche farla vedere anche se a numeri ristretti di persone, per il resto puoi anche avere ragione su tutto, costi ecc, ma io continuo a vedere la cinematografia anche come una arte.

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purplebunny
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@BIGbossSTIGAZZI ha scritto:non era di questi costi che si parlava, già 15 anni fa mi sembra con Clerks un giovane cineasta l'ha finanziato vendendo la propria macchina, quindi si può fare un film a costi ridottissimi oggi con il digitale poi si possono elaborare anche a meno, si resta sul problema soldi per diritti, distribuzione ecc e aldilà di tutto mi fa specie che tu vincoli completamente il film alla sua essenza di prodotto commerciale,

Un momento, andiamo per gradi.
La produzione di Clerks, finanziata vendendo la propria raccolta di fumetti, usando i soldi dell'assicurazione di un'auto andata distrutta, prelevando soldi da una serie di carte di credito e utilizzando i fondi per il college, è una cosa. Volendo si può fare un film anche con meno dei soldi impiegati per Clerks. Ce ne sono centinaia di film fatti con meno soldi. Questo non implica che tali film siano al di fuori dell'economia: per fare qualsiasi cosa, artistica quanto vuoi, servono dei soldi, e i soldi rientrano in un discorso economico. Ma non è questo il punto, non è di questo che discutevamo, mi sembra.
Il punto è che non ne staremmo parlando qui, se non fosse che poi Clerks è stato acquisito e distribuito da Miramax. Che incidentalmente è uno dei più grandi e potenti distributori di Hollywood. A quel punto, su un film costato poco quanto vuoi, sono stati investiti moooolti più soldi, in modo tale che quel film fosse visibile e visto.
Possiamo girarci intorno quanto vuoi, ma se oggi parliamo di Clerks, tu e io che siamo in Italia, a distanza di anni, è perché quel film è stato distribuito in un certo modo. E' stato visto da un sufficiente numero di persone da far parlare di sé, in modo da poter diventare un "film di culto", come si ama dire.
Se così non fosse, ti assicuro che non ne staremmo parlando, perché, semplicemente, non lo conosceremmo. Potrebbe essere il film più innovativo e sconvolgente della storia del cinema, fatto anche quasi a costo zero, ma se non si fosse fatto strada nel mondo della distribuzione, non lo saprebbe nessuno, nessuno ne parlerebbe, nessuno lo considererebbe e dunque, da questo punto di vista, sarebbe come se non ci fosse.
Di questo, mi sembra, stavamo parlando: della censura dell'invisibilità cui sono costretti, in Italia, molti film che non vengono in Italia distribuiti. E questa censura dell'invisibilità ha motivazioni economiche, non direttamente artistiche. Motivazioni economiche che non è sufficiente dire "dovrebbe essere lo stato a sopperire", come ho cercato di spiegare - ma forse non mi è riuscito granché, non lo so - perché anche ammesso che lo stato investa più soldi nell'importazione diretta di talune pellicole, non avrebbe comunque soldi per continuare a farlo a fondo perduto, e in ogni caso non potrebbe farlo per qualsiasi film meritevole, e dunque si andrebbe incontro a un altro tipo di censura, questa volta statale e, con ogni probabilità, questa volta sì artistica ("film sgradito al governo non viene distribuito in Italia", riesco già a leggere i titoli dei giornali).


oltre che regole diverse penso che l'arte cinematografica meriti di più, ad esempio la pittura che vende che fa i milioni è sempre anch'essa condizionata da mercato, galleristi, critici ed aste ma fortunatamente c'è modo di FARLA e anche farla vedere anche se a numeri ristretti di persone, per il resto puoi anche avere ragione su tutto, costi ecc, ma io continuo a vedere la cinematografia anche come una arte.

Ma la cinematografia è anche arte, non c'è dubbio, anche se arte molto diversa rispetto a quella individuale di altre forme d'arte, molto più propensa al compromesso, essendo opera collettiva, e da questo punto di vista ibrida - avendo oltretutto nella maggior parte dei casi (Clerks assolutamente incluso) fini commerciali.
Peccato non sia quello di cui stavamo discutendo. Mi sembra si parlasse di 'censura' e del perché molti film considerati meritevoli non arrivano da noi, cioè non circolano, cioè non sono visti. E questo ha a che fare con la fruizione dell'opera, non con la sua produzione.

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Magonzo
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vabbè, c'è una distorsione oiginaria in base alla quale: filtro=censura=negativo...
è ovvio che se un determinato risultato necessita di risorse pubbliche e promozione, in forme dirette o indirette, in quanto "meritevole", vuol dire che ci sono dei soggetti che devono decidere cosa sia meitevole, assegnare i contributi del tipo art.14 d'antan, che finivano non di rado a filmetti dalla regia sgrammaticata (un po' come pubblicare scrittori non mediocri, ma decisamente semianalfabeti...);
come al solito, e comprensibilmente, in Italia abbiamo il faro di politiche illuminate e di Grandeur culurale, finanziate da ricchezze originarie poco disponibili da noi, anche perché scarsamente accentrate;

la censura di oggi, in tutte le arti, è il "troppismo" dell'offerta nel caos estremo delle idee;
una società de-ideologizzata produce sicuramente tante cose interessanti, ha probabilmente un'arte estremamente vitale in molti campi e in diverse culture, ma non trova sistemi strutturati e in competizione ideologica tra loro che forniscano al pubblico un legame identitario con quell'offerta culturale, ed è questa la carenza immane che priva della motivazione necessaria per superare la censura silente dell'abbandono nel mare magno delle potenziali distribuzioni...

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purplebunny
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@Magonzo ha scritto:la censura di oggi, in tutte le arti, è il "troppismo" dell'offerta nel caos estremo delle idee;
una società de-ideologizzata produce sicuramente tante cose interessanti, ha probabilmente un'arte estremamente vitale in molti campi e in diverse culture, ma non trova sistemi strutturati e in competizione ideologica tra loro che forniscano al pubblico un legame identitario con quell'offerta culturale, ed è questa la carenza immane che priva della motivazione necessaria per superare la censura silente dell'abbandono nel mare magno delle potenziali distribuzioni...

Non sono completamente d'accordo. La censura di oggi non mi sembra sia nel "troppismo dell'offerta nel caos estremo delle idee", ma nella forbice tra due modi di concepire, distribuire e fruire dei prodotti culturali, uno residuato del passato, ma ancora predominante, l'altro emerso da una somma di fattori, ma ancora (non a caso) ininfluente.

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BigBossStigazzi
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se si parla di distorsione originaria allora bisognerebbe dividere fra censura positiva e negativa, ma c'è già e si chiama dicrimine, vero che anche discriminare ha solitamente accezzione negativa, ma si tratta di dividere fra cosa merita di essere visto e cosa no, finora il coniglietto mi continua a dire che questa dicriminante è il guadagno, io continuo a sostenere che è sì il guadagno ma DOVREBBE ESSERE il merito.
Vengono fatte a volte delle anteprime per saggiare il possibile successo, quello può saggiare il successo economico, platee di critici ed esperti possono giudicare la qualità di una pellicola, ma il grado di artisticità?
Ormai sono a buon punto nella letura del libro, a parte gli scomparsi italiani, ci sono anche film i cui diritti vengono acquistati, ma comunque non vengono distribuiti, io non sono un tecnico, solo un appassionato e sono ben DUE VOLTE CHE AVENDO LA POSSIBILITA' DI ANDARE AL CINEMA non trovo NULLA DI VALIDO NELL'OFFERTA DELLE MULTISALE

....forse è solo un problema mio ma sono abbastanza deluso!

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purplebunny
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@BIGbossSTIGAZZI ha scritto:se si parla di distorsione originaria allora bisognerebbe dividere fra censura positiva e negativa, ma c'è già e si chiama dicrimine, vero che anche discriminare ha solitamente accezzione negativa, ma si tratta di dividere fra cosa merita di essere visto e cosa no, finora il coniglietto mi continua a dire che questa dicriminante è il guadagno, io continuo a sostenere che è sì il guadagno ma DOVREBBE ESSERE il merito.

Il 'merito' dovrebbe decretare il successo 'commerciale' quindi il rientro dei costi quindi la positività nell'investire in film 'meritevoli'. Assolutamente.
Il discrimine, in questo senso, è la diseducazione del pubblico, non dei distributori. Ma la diseducazione del pubblico nasce da un complesso di fattori che sono direttamente influenzati dalla pigrizia dei distributori (e a monte dei produttori). Come cercavo di dire, un cane che si morde la coda.

Vengono fatte a volte delle anteprime per saggiare il possibile successo, quello può saggiare il successo economico, platee di critici ed esperti possono giudicare la qualità di una pellicola, ma il grado di artisticità?

Si tratta di due tipi di anteprime diverse.
Da una parte ci sono le anteprime con il pubblico, con montaggi non sempre definitivi, per saggiarne le reazioni e decidere cosa eventualmente cambiare (è in questa sede che di solito i finali più belli vengono buttati nel cestino e sostituiti con finali buoni et rassicuranti che non impensieriscano "l'uomo medio"). E' una pratica in voga negli studios hollywoodiani, non credo sia fatta con regolarità da altre parti (anche perché è un costo che si giustifica solo in vista di grande ritorno economico).
Dall'altra ci sono le anteprime per la stampa, a montaggio definitivo, prima dell'uscita, perché possano vederlo e parlarne (possibilmente bene, ma se proprio va bene anche male).

Ormai sono a buon punto nella letura del libro, a parte gli scomparsi italiani, ci sono anche film i cui diritti vengono acquistati, ma comunque non vengono distribuiti,

Può capitare i diritti vengano acquistati e poi non si riesca a trovare una finestra ritenuta adatta per la sua distribuzione. O sorgono problemi di diritti. Rarissimamente credo c'è il caso in cui, a fronte di un investimento per acquistare i diritti, il film poi non esce per motivi diversi, perché l'obiettivo comunque e rientrare nei costi, o comunque incamerare dei soldi a parziale resa dei soldi investiti.


io non sono un tecnico, solo un appassionato e sono ben DUE VOLTE CHE AVENDO LA POSSIBILITA' DI ANDARE AL CINEMA non trovo NULLA DI VALIDO NELL'OFFERTA DELLE MULTISALE

....forse è solo un problema mio ma sono abbastanza deluso!

No, è un problema di molti, purtroppo. La mia soluzione è (a) quando mi riesce frequentare retrospettive, rassegne, festival in cui si proiettano film che altrimenti resterebbero qui invisibili e (b) rivolgermi al mercato home video di altri paesi meno culturalmente deprivati dell'Italia, acquistando dvd in lingua originale con sottotitoli in inglese (parlo da appassionata di cinema asiatico, giapponese, cinese, etc...).

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Magonzo
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@purplebunny ha scritto:
@Magonzo ha scritto:la censura di oggi, in tutte le arti, è il "troppismo" dell'offerta nel caos estremo delle idee;
una società de-ideologizzata produce sicuramente tante cose interessanti, ha probabilmente un'arte estremamente vitale in molti campi e in diverse culture, ma non trova sistemi strutturati e in competizione ideologica tra loro che forniscano al pubblico un legame identitario con quell'offerta culturale, ed è questa la carenza immane che priva della motivazione necessaria per superare la censura silente dell'abbandono nel mare magno delle potenziali distribuzioni...

Non sono completamente d'accordo. La censura di oggi non mi sembra sia nel "troppismo dell'offerta nel caos estremo delle idee", ma nella forbice tra due modi di concepire, distribuire e fruire dei prodotti culturali, uno residuato del passato, ma ancora predominante, l'altro emerso da una somma di fattori, ma ancora (non a caso) ininfluente.

hmmm... boh, sì la censura e il cinema - Pagina 2 700819 scratch ,,,
in linea di massima sono d'accordo con tutto quello che dici, anche se in effetti quello che mi colpisce è una prospettiva meno settoriale sul cinema e più generale sui consumi culturali;
cioè, la tua logica mi sembra compartimentale e presuppone una condizione coeteris paribus nelle variabili economiche e sociali solo teoricamente esterne al settore;

giustamente, non ignori il lato di "prodotto" del cinema, e le sue necessità commerciali; in questo senso forse, prima di puntare il dito sul sistema distributivo - che ha, beninteso, un'importanza essenziale me non motrice - credo sarebbe fondamentale considerare alcune circostanze macroeconomiche e sociali relative al "prodotto cinema",

quello che noto, a livello globale, è che durante i due secoli scorsi la cultura è stata un prodotto, pagata in quanto garantiva uno statu ed un relativo potere;
oggi, in una società omogeneamente piccolo-borghese, ma senza prospettive di ri-strutturazione in classi marchiate dalle frequentazioni culturali, il consumi culturali, cinema incluso, sono divenuti un accessorio a buon mercato, e privi della connotazione ideologica che li rendeva consumi essenziali;
chi ha pagato i diritti d'autore a Bellocchio, Bertolucci o Marcuse, o anche chi faceva staccare il biglietto per "Berretti Verdi" aveva forti motivazioni identitarie;
oggi, se vuoi vedere "Eternal Sunshine of the Spotless Mind", aka "Se mi lasci ti cancello", se lo scarica dal Tubo e poi lo commenta con gli amici di feisbuc, anche con quelli che abitano in Pakistan, magari... e questo è il caso culturalmente virtuoso;
la circostanza tipica è quella di vedersi l'ultimo episodio di Spiderman, gratis, o collezionare tutti i supereroi e vampiri, magari già visti in tv o al cinema, ma secondo una ratio economica molto diversa da quella su cui si sono formate le mentalità operative delle produzioni;
certo, i produttori cinematografici, per quanto ignoranti, sono meglio dei canzonettari come capacità di comprensione della società, se non altro perché il cinema è figlio della letteratura; però, la crisi di rapporto con la vita della società che ha colpito la musica nell'era della digitalizzazione, sul cinema ha un effetto molto più devastante, dati i costi iniziali;

alla fine, trovo che per vederci in qualche modo chiaro, debba esssere ricostruito un percorso per salire lo scalino della fruizione consapevole (e pagante) come gesto qualificante da parte di chi sceglie, mentre ora la modalità che si prospetta è il consumo gratuito e casuale del prodotto-culturale-jingle al servizio dello sponsor televisivo o internettiano, privo di connotati identitari diversi da quelli della massa magmatica post-ideologica,
per dirla in breve, per avere un cinema, una letteratura, una musica e le arti nel loro complesso che esprimano messaggi leggibili, è necessaria una società che esprima ideologie e modelli di status metabolizzabili anche a livello di massa, altrimenti le arti non possono assolvere alla loro funzione essenziale di natura identitaria.

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purplebunny
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Viandante Storico
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@Magonzo ha scritto:in linea di massima sono d'accordo con tutto quello che dici,

Anche io in linea di massima sono d'accordo con quello che dici. Si tratta forse allora di integrare le cose diverse che diciamo, chissà, che probabilmente non si escludono.

quello che noto, a livello globale, è che durante i due secoli scorsi la cultura è stata un prodotto, pagata in quanto garantiva uno statu ed un relativo potere;
oggi, in una società omogeneamente piccolo-borghese, ma senza prospettive di ri-strutturazione in classi marchiate dalle frequentazioni culturali, il consumi culturali, cinema incluso, sono divenuti un accessorio a buon mercato, e privi della connotazione ideologica che li rendeva consumi essenziali;

Ma la connotazione ideologica, che sicuramente esisteva e che oggi si è sgonfiata e svuotata di senso, li rendeva davvero "consumi essenziali"? O piuttosto non indirizzava la fruizione indipendentemente dal contenuto, in questo spogliando la fruizione del prodotto culturale stesso di gran parte del suo senso? Perché a me sembra più verosimile questa seconda ipotesi, vedendo anche gli sviluppi successivi.
Il prodotto culturale era un tassello identitario, sicuramente. Ma questa identità non era propriamente una scelta, era più un percorso guidato, delle tappe. E quindi, percorrerlo serviva veramente a identificarsi, cioè a individuarsi? A me sembra in larga parte di no.
Oggi paradossalmente c'è la possibilità di individuarsi in percorsi autonomi, dunque di esaminare criticamente i prodotti culturali. Ma è caduta quella struttura di riconoscimento sociale che l'identificarsi tramite i prodotti culturali comportava un tempo.

Il fatto è secondome che da un lato è rimasta una componente obsoleta, da parte del mercato, che orienta verso una fruizione massificata perché non è (stato) in grado di sopperire alle mancanze successive alla fine delle fruizioni ideologiche, in arretrato sui mutamenti tecnologici e sociali. E questa componente volta alla massificazione porta al conformismo più sfrenato. A questo conformismo non è ancora possibile opporre l'individuazione dei singoli, perché il sistema di microfruizione, frastagliato per natura, non ha una rilevanza economica, dato che è infestata dall'idea che il digitale è gratuito di per sé. Su questo vanno ancora elaborate soluzioni, secondome.
Sarebbe un argomento vastissimo, e secondome molto interessante.

alla fine, trovo che per vederci in qualche modo chiaro, debba esssere ricostruito un percorso per salire lo scalino della fruizione consapevole (e pagante) come gesto qualificante da parte di chi sceglie, mentre ora la modalità che si prospetta è il consumo gratuito e casuale del prodotto-culturale-jingle al servizio dello sponsor televisivo o internettiano, privo di connotati identitari diversi da quelli della massa magmatica post-ideologica,

Io invece spero che un percorso non si ricostituisca più. Sono convinta che la frammentazione e disgregazione di quei percorsi sia in larga parte positiva. Ma che a quella disgregazione non siano seguiti passi perché la fruizione consapevole (e pagante) avesse un valore di per sé, e non solo per una marginaleeminima fetta di fruitori.

per dirla in breve, per avere un cinema, una letteratura, una musica e le arti nel loro complesso che esprimano messaggi leggibili, è necessaria una società che esprima ideologie e modelli di status metabolizzabili anche a livello di massa, altrimenti le arti non possono assolvere alla loro funzione essenziale di natura identitaria.

Su questo non sono molto d'accordo. Ma d'altra parte, non è un caso che sia convinta di essere anarchica individualista, temo.

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