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La storia delle donne terribili : dalla cucina al salotto

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NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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Mi piacerebbe raggruppare in questo thread le storie delle donne terribili, per spregiudicatezza e crudeltà di cui la storia ci ha tramandato le esistenze.
Mi piacerebbe discutere di ciò che è vero e di ciò che non lo è, alla luce di un analisi retrospettiva del contesto storico in cui hanno vissuto.
Mi ricordo che uno storico, di cui purtroppo non ricordo il nome, definì gli aspetti della storia che vengono inghiottiti dal tempo " cucine della storia", sottolineando come in realtà i fatti emergenti siano costruiti da chi abita queste stanze.
Ora, le donne terribili sono uscite dalle cucine e hanno popolato i salotti, facendo delle arti a loro riservati un arma di ascesa sociale, un coltello attraverso cui ritagliarsi, con ben poco riguardo nei confronti degli altri commensali un fetta di vita sempre più ampia.

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2
NinfaEco
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una a caso.....
Lucrezia Borgia



La figura di Lucrezia Borgia, figlia illegittima di papa Alessandro IV ha finito per incarnare la spietata politica machiavellica e la corruzione sessuale attribuita come caratteristica ai papati rinascimentali.
Responsabili della costruzione di questo “mito” sono chiaramente gli avversari politici dei Borgia.
Non si hanno infatti sufficienti conoscenze sulla vera Lucrezia per essere certi o meno se le storie circa il suo coinvolgimento nei crimini del padre e del fratello siano vere.

Sappiamo invece che fu una donna colta, amante dell’arte e persino un’imprenditrice ante litteram, abile nell’amministrare la cosa pubblica.
Studiò molto rispetto alle donne dell’epoca e ebbe ottimi precettori.
A 11 anni venne stilato per lei un contratto di matrimonio sciolto poi dal padre che decise di farla sposare a Giovanni Sforza, allo scopo di stabilire un'alleanza con la potente famiglia Sforza con la quale istituì una lega difensiva dello stato della Chiesa a prevenzione dell'imminente invasione francese per opera di Carlo VIII.
Lucrezia era però così giovane che le nozze non poterono essere consumate.
Questo mi colpisce molto. La ragazzina era un instrumentum regni nelle mani del padre. Uno strumento usato senza scrupoli, , ma soltanto uno strumento. Altre erano le mani che lo muovevano. Fin qui poi non mi sembra che per docilità Lucrezia si distaccasse molto dalle altre donne del suo tempo. Mi viene anche da riflettere sulle conseguenze che portava con se ricevere una vita da altri come dovere. Sono consapevole comunque che in parte questi interrogativi sono concepibili soltanto a posteriori, a pasrtire da un orizzonte culturale moderno.
Dopo poco però il papa non ha più bisogno dell’alleanza con gli sforza e decide di far fuori il genero, per poter riutilizzare la figlia come pedina. Lucrezia avverte il marito e si giunge così all’annullamento del matrimonio.
La storia però tramanda anche la versione secondo cui, Lucrezia la lussuriosa stufa del marito avrebbe architettato tutto per disfarsene. Personalmente trovo più credibile l’altra versione.
Durante questo periodo Lucrezia intesse una storia con un messo papale, che il padre molto gentilmente le accopperà perché non spifferi tutto…. E la pedina non sia più utilizzabile. Forse era un amore liberamente scelto e non lussuria? Chi lo sa.
Da questa storia nasce un bimbo che viene fatto sparire e Lucrezia viene fatta sposare ad Alfonso d’Aragona. Ha 17 anni.
Fonti non ufficiali sottolineano il grande affiatamento con il secondo marito, e il forte amore della figlia per il padre. Anche da questo matrimonio nascerà un bambino.
Il matrimonio però ancora una volta finisce, ed ancora una volta per le mire espansionistiche del papa papà.
Non solo, al papà non basto che fuggisse. Mandò un sicario. Lucrezia lo soccorse e curò tanto che dovettero allontanarla con l’inganno dal suo capezzale, per poterlo elimare in via definitiva.
Nel mito di Lucrezia Borgia chiaramente non c’è traccia di questo.
Nel frattempo la ragazza aveva iniziato a governare.
Il padre la Sposa ad Alfonso I d’ Este. Diventa così duchessa di Ferrara. Da questo matrimonio nasceranno 6 figli. Morirà a 39 anni dando alla luce l’ultimo.
Gli anni che precedono la morte la vedono impegnata nella promozione culturale del ducato e nell’amministrazione dello stato, ma anche alle prese con una ricerca spirituale profonda che la portano a diventare terziaria francescana.

Come vi pare questa Lucrezia?


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3
Blasel
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Sono attese : Teodora, Messalina, Poppea, Elisabetta I Tudor, la Grande Caterina di Russia, Cristina di Svezia (o viene inserita fra i 'maschietti'?), Maria Antonietta di Francia, Maria Carolina d'Asburgo (questa la conosci poco), Giovanna d'Arco, etc etc

Di certo, tranne Giovanna d'Arco che pare avesse poco di 'femminile', molte delle succitate avevano gusti sessuali (come la gia' citata Lucrezia), molto spiccati che storia e leggende ci tramandano. Ad esempio di Maria Carolina, regina di Napoli, pochi ricordano che era sorella maggiore di Maria Antonietta, che ha realizzato cose impensabili per la sua epoca, come la comunita' di S.Leucio e nel contempo avesse una relazione con emma Hamilton, moglie dell'ambasciatore di Gran Bretagna a Napoli ed amante di Horatio Nelson, con la quale, pare, amava frequentare anche i postriboli...

Plaudo l'idea, ma sara' sufficiente lo spazio e suscitera' l'interesse degli altri viandanti?

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4
Maestrale

Viandante Forestiero
Viandante Forestiero
Non perfettamente congruente col topic ma mi piace raccontare d’una donna che col salotto ha avuto parecchio a che fare e che ho avuto modo di conoscere tempo fa. Affascinante e bellissima, da mozzare il respiro. Y-muniti del forum, siete invidiosi? Beh.. ne avete motivo… BeautyfulSuina Hedy Lamarr, mai sentita nominare?
Fu una nota attrice nel primo dopoguerra, per inciso la prima a recitare completamente nuda nella storia del cinema in un film il cui titolo è tutto un programma: “Estasi”.

Prima di allora era stata sposata ad un industriale tedesco che era in affari col governo nazista. Un tipo intraprendente e, - come dire?- fantasioso che aveva organizzato un bel giro: faceva si che la moglie fosse “carina” con i gerarchi in modo che le ricche commesse statali non gli venissero mai a mancare.
Ad un certo punto Hedy si seccò della cosa ed in una memorabile serata nel corso di una faraonica festa nella sua villa versò del sonnifero nel caffè, mise a nanna tutti, marito, gerarchi e relative consorti tutte impellicciate e fuggì in America. Qui intraprese la carriera artistica d’attrice, trovò modo di sposarsi (e divorziare) varie volte – 6 credo- e si arricchì a dismisura. Non con i proventi dai film, no, ma i maligni dicono con quell’arte in cui aveva scoperta di esser particolarmente versata di cui sopra: esser carina con chi se lo poteva permettere. Ed i suoi prezzi sembra fossero assolutamente stratosferici e proibitivi.

Dov’è l’interessante in tutto questo? Beh, l’interessante è che in tutta questa vita movimentata, la nostra cara Hedy ebbe anche il tempo di inventare il “frequency hopping”, frequenze che saltano, una tecnica di comunicazione a radiofrequenza con vastissime applicazioni specialmente nel campo delle telecomunicazioni criptate e militari. Stai comunicando con qualcuno ad una certa frequenza e qualcun’altro prova ad intercettarti? Zac! E tu passi ad un’altra frequenza, e poi un’altra ancora, secondo modalità assolutamente imprevedibili. Hedy aveva posto le basi e di fatto inventato la tecnica di comunicazione a spettro espanso peraltro oggi usatissima anche nella fonia mobile e nel wireless. Proprio così: quando mandiamo un sms possiamo rivolgerle un pensiero…

Ho avuto un problemino di lavoro tempo fa, e mi son dovuto mettere a studiare. E’ così che ho conosciuto Hedy. Credete, chi scrive è bravino in matematica, e si difende un bel po’. Ma ha dovuto sudare sette camicie per capire a fondo cos’è che aveva combinato.
E quando dopo quasi una settimana di applicazione e lavoro durissimo sono riuscito finalmente a capire il trucco sono rimasto a bocca aperta: assolutamente geniale. Verrebbe da dire che solo ad una donna poteva venire in mente di mescolare le frequenze in quel modo… credete: geniale.
Ho cercato in rete ed ho visto le sue foto: era bellissima davvero. E’ morta non molti anni fa vecchissima, dimenticata da tutti e con problemi legali perché con l’età aveva iniziato a soffrire di cleptomania e più volte era stata sorpresa nei supermarket a rubare merce di poco valore. Sic transit gloria mundi...

Beh.. spero la storiellina, peraltro assolutamente vera così come l’ho scritta, sia stata per il lettore d’un qualche diletto… Io l’ho trovata interessante la biografia di Hedy Lamarr fa riflettere...Si, fa pensare. E non solo per il caso delle donne in verità. Di Hedy abbiamo detto sopra, Caravaggio un assassino, su Leonardo e Michelangelo stendiamo un velo pietoso, sorvoliamo anche su Mozart..la lista potrebbe esser lunga… E di contro gente cosiddetta “perbene” (secondo la morale e l’etica correnti almeno) con un normalissimo lifestyle, mi viene in mente che so? Fermat per esempio.. più in generale gente che più comune non si può, e che è stata capace di produrre risultati altrettanto eccezionali. Cosa è il genio? Chi è un genio? Cosa lo definisce? Quali sono le sue caratteristiche? Dove si annida? Mah… la smetto va.. che il post m’è venuto lungo e ben spesso mi incarto da solo…

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5
fantasma76
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Viandante Storico
Viandante Storico
@NinfaEco ha scritto:una a caso.....
Lucrezia Borgia
@mcharlye50 ha scritto:Io credo che ognuno abbia diritto a scegliere lo stile di vita che meglio gli aggrada, se poi trova persone disposte a condividere i suoi principi meglio x lui.
http://www.lavalledelleco.net/t2075p15-non-e-un-paese-per-donne
Ecco con Lucrezzia Borgia do 2 risposta, era figlia di un uomo orribile, un papa libertino ed incestuoso, sorella di un assassino, cresciuta in un ambiente orribile. Fu scambiata per il regno di Napoli, il padre assistette alla 1° notte di nozze, sai che schifo, quando il regno del marito non serviva più fu fatto assassinare, e la giovanissima donna cercò di curarlo nel miglior modo possibile, purtroppo lo ammazzarono appena se ne allontanò.
Fu riscambiata per un altro regno, il 2° marito fece all'incirca la stessa fine.
Trovò pace solo con l'ultimo marito, mi sembra duca di Mantova, che conoscendo i precedenti non la volle proprio toccare, gli lasciò un intera ala del maniero lasciandole fare tutto ciò che voleva e aspettando che il padre se la riprendesse senza ammazzarlo, ma la donna spese tutto il tempo per il bene del popolo, che la amava e rispettava.

Sono donne terribili?
Forse, ma il luogo dove sono cresciute non gli ha dato molta scelta, vi è un condizionamento pesante sugli individui per poter dire che le responsabilità siano veramente individuali, certo ognuno è responsabile delle sue azioni e ne paga le conseguenze, ma non è facile valutare un soggetto di una tela se non si tiene presente il resto della tela e dal copione che il pittore aveva intenzione di far inscenare ai vari soggetti.

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6
Blasel
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@ Maestrale, non sono 'vecchio', come alcuni dicono e credono, bensì sono 'antico' e come tale apprezzato dagli estimatori.

la 'tua' eroina l'ho vista in film in prima visione e non come si potrebbe credere in cine-forum o d'essai e desidero apportare alcune correzioni a quanto da te narrato di : Hedwig Eva Maria Kiesler che prese il nome d'arte di Hedy Lamarr (due erre) solo nel 1937, quando a Londra conobbe il produttore Louis Mayer (quello della M.G.M.) che la scritturo' e le apri le porte di Hollywood. Il film 'Estasi' e' del 1934, presentato alla Mostra del cinema di Venezia e la scena in cui appare nuda, nell'acqua, da dove sorge come una novella Venere, fu accettata perche' ritenuta 'bucolica', ma in realta' si vedeva soltanto il suo seno nudo.

Lo studio ed il conseguente brevetto cui fai, giustamente, riferimento, avvenne con la collaborazione del musicista Antheil e fu proposto a Wahington, ma non lo ritennero interessante e la invitarono ad aiutare in altro modo le truppe alleate nella II WW e cosi lei elargiva i suoi baci al prezzo stratosferico per l'epoca di 25.000 dollari e si narra che in una sola serata fece raccogliere 7 milioni di dollari....

Il brevetto di Hedy ed Antheil verra' realizzato nei tardi anni 50 e dal 1962 la tecnologia di quel brevetto, con oltre un migliaio di brevetti successivi-aggiuntivi e' oggi universalmente adottata

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purplebunny
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Viandante Storico
Viandante Storico
Rispetto alla Su Daji del folklore cinese Lucrezia Borgia, nella sua versione popolare, è davvero un agnellino. Tra l'altro Su Daji è anche venuta moooolto prima. Provo a raccontare la sua storia, che io trovo molto affascinante, per quanto terribile.

Premessa: la millenaria storia cinese è costellata di avvicendamenti tra diversi regni rivali. Tutta la storia antica cinese è un susseguirsi di scontri tra dinastie, con rivolte, lotte, colpi di stato eccetera. Le dinastie duravano anche molto, ma era sempre una permanenza piuttosto turbolenta. In questo contesto storico, capita spesso che le ricostuzioni storiche coeve o posteriori attribuiscano un ruolo di primo piano alla nefasta influenza delle donne sulla caduta dei relativi imperi. E l'archetipo di questa donna ammaliatrice che porta alla distruzione del regno è proprio Su Daji.

Su Daji era discendente della nobile famiglia Su, nello stato di Yousu. Verso il 1050 a.C. Yousu venne invaso dal re Zhou della dinastia Shang, allora dinastia dominante (la dinastia Shang va dal 1600 al 1046 a.C.). Il re si invaghì della donna e la prese come sua concubina. Ma ebbe così influenza sull'uomo che presto diventò la sua unica ed esclusiva fonte di intrattenimento. Zhou era così ossessionato da Daji che iniziò a trascurare gli affari di stato per tenerle compagnia e procurarle tutto quello che lei voleva.
Si dice che a Daji piacessero gli animali, così il re fece arrivare animali rari da tutte le terre conosciute. Si dice che Daji amasse la musica, così il re riunì i più grandi compositori e inscenò balletti sbalorditivi con centinaia e centinaia di comparse. Si dice soprattutto che Daji fosse capricciosa e spietata. Così quando un'altra concubina protestò per le ingiuste attenzioni, re Zhou la fece uccidere e, non contento, uccise anche il padre, lo fece a pezzi e lo diede in pasto ai suoi vassalli.
Si dice che Daji provasse piacere nel sentire la sofferenza altrui. Vedendo un contadino che camminava scalzo sul ghiaccio, gli fece tagliare i piedi per studiare il motivo per cui erano così resistenti alle basse temperature. Fece sventrare una donna incinta per poter vedere dal vivo cosa succedeva all'interno della pancia. Oppure fece estrarre il cuore di un ministro imperiale per verificare il detto che il cuore di un uomo retto ha sette aperture.
Si dice che Daji abbia inventato anche un metodo di tortura tutto suo: i prigionieri erano costretti a camminare scalzi su una palla di ottone ricoperta di olio incancescente, quindi scivolosa, su cui erano costretti a danzare. La palla era riposta su una superficie di carboni ardenti, entro cui sarebbero prima o poi caduti, ardendo vivi. Non mancano anche altre invenzioni colorite, come la vasca dei serpenti, in cui vennero gettate settantadue serve, prima spogliate e rasate in ogni parte del corpo, per essere divorate dai serpenti. O la piscina del vino, in cui vennero gettati cinquanta eunuchi e cinquanta serve, legati a catena tra loro, che per sopravvivere e non affogare nel vino dovevano bere e sincronizzare i movimenti nel nuoto per rimanere a galla.
Il rifiuto di occuparsi del regno da parte di Zhou causato dalle inteperanze di Daji portò a una rivolta che causò il crollo della dinastia Shang e l'ascesa della dinastia Zhou (1046-256 a.C.), con re Wu al comando.

La terribile figura di Daji, per come riportata dalle fonti storiche, ha subito una ulteriore trasformazione nei racconti popolari. Secondo il folklore, Daji era in realtà uno spirito-volpe ("huli jing" in cinese - oggi gli spiriti-volpe sono da noi probabilmente più noti nella dizione giapponese di "kitsune"), un demone volpe dalle caratteristiche nove code, che poteva assumere le sembianze di una donna bellissima cui nessun uomo poteva resistere. Secondo questi racconti, lo spirito di una huli jing si sarebbe impossessato dell'innocente Daji per rovinare la dinastia Shang. Il dato di fatto essenziale comunque rimane: è la donna a corrompere un regnante e a causare la sofferenza della popolazione e l'instabilità che porta a guerre e ulteriori sofferenze.

Per quanto mi riguarda, ho sempre avuto l'impressione che tutto questo colorito racconto sulle nefandezze di Daji sia una ricostruzione posteriore e mi piace pensare che invece tutto nasca dal fatto che Daji, finita sposa di guerra, forzata e contro la sua volontà, al re di un regno straniero, abbia tramato per distruggere chi fu causa della sua rovina, ribellandosi in questo modo all'ingiusta unione.
Oppure, molto più semplicemente, che il re Zhou era un incapace, disinteressato degli affari di stato, che per la sua inesperienza portò alla rovina del regno e la colpa fu poi attribuita alla bellezza di Daji (le donne belle sono sempre colpevoli delle mancanze degli uomini, pare).

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Maestrale

Viandante Forestiero
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@blasel ha scritto:@ Maestrale, non sono 'vecchio', come alcuni dicono e credono, bensì sono 'antico' e come tale apprezzato dagli estimatori. la 'tua' eroina l'ho vista in film in prima visione e non come si potrebbe credere in cine-forum o d'essai e desidero apportare alcune correzioni a quanto da te narrato di : Hedwig Eva Maria Kiesler che prese il nome d'arte di Hedy Lamarr (due erre) solo nel 1937, quando (...) (...) universalmente adottata
più che correzioni integrazioni direi. Tutte corrette. BeautyfulSuina

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9
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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@blasel ha scritto:Sono attese : Teodora, Messalina, Poppea, Elisabetta I Tudor, la Grande Caterina di Russia, Cristina di Svezia (o viene inserita fra i 'maschietti'?), Maria Antonietta di Francia, Maria Carolina d'Asburgo (questa la conosci poco), Giovanna d'Arco, etc etc

Golosone rotolarsi dal ridere

Plaudo l'idea, ma sara' sufficiente lo spazio e suscitera' l'interesse degli altri viandanti?

Chi non risica non rosica cool

@Maestrale ha scritto: Cosa è il genio? Chi è un genio? Cosa lo definisce? Quali sono le sue caratteristiche? Dove si annida? Mah… la smetto va.. che il post m’è venuto lungo e ben spesso mi incarto da solo…

Non ti incarti affatto, è un o ttimo spunto... direi che merita un ' intera discussione.
A te l'onere e l'onore di aprirla BeautyfulSuina .

Ti inizio a dire qui che secondo me il genio è come il resto di una divisione: qualcosa che resta, un residuo ineliminabile di ciò che è comprensibile in una persona....


@fantasma76 ha scritto:

Sono donne terribili?
Forse, ma il luogo dove sono cresciute non gli ha dato molta scelta, vi è un condizionamento pesante sugli individui per poter dire che le responsabilità siano veramente individuali, certo ognuno è responsabile delle sue azioni e ne paga le conseguenze, ma non è facile valutare un soggetto di una tela se non si tiene presente il resto della tela e dal copione che il pittore aveva intenzione di far inscenare ai vari soggetti.

Infatti, è quello che penso anche io.
Non bisogna mai dimenticare che nel comprendere un personaggio storico bisogna collogarlo entro un preciso orizzonte culturale che ne rende comprensibile pensieri e azioni. Non bisogna poi dimenticare che noi ci troviamo in un orizzonte differente,che ci porta a pensare e agire in modo diverso. Questi elementio ostacolano la comprensione reciproca. Ad esempio in questo caso nel nostro orizzonte esiste l'idea di libertà come autodeterminazione, che mancava nell'orizzone in cui visse Lucrezia.

@purplebunny ha scritto:
Per quanto mi riguarda, ho sempre avuto l'impressione che tutto questo colorito racconto sulle nefandezze di Daji sia una ricostruzione posteriore e mi piace pensare che invece tutto nasca dal fatto che Daji, finita sposa di guerra, forzata e contro la sua volontà, al re di un regno straniero, abbia tramato per distruggere chi fu causa della sua rovina, ribellandosi in questo modo all'ingiusta unione.
Oppure, molto più semplicemente, che il re Zhou era un incapace, disinteressato degli affari di stato, che per la sua inesperienza portò alla rovina del regno e la colpa fu poi attribuita alla bellezza di Daji (le donne belle sono sempre colpevoli delle mancanze degli uomini, pare).

Evvai.... nuovo materiale !

La tua lettura della genesi dell' immagine di Daji che la tradizione ci ha tramandato è condivisibile, secondo me.
Chiaramente, si tratta di una donna che si è potuta di permettere attraverso il potere che le derivava dai favori di un uomo e dalla sorte, di rompere le regole. Pertanto tale donna si è sottratta agli schemi di comprensione che l'orizzonte culturale d'appartenenza offriva ai suoi contemporanei per identificare la sua figura di donna. La non riconducibilità della sua figura a tale repertorio di immagini ne ha fatto un immagine incongruente e come tale qualcosa di non compresibile e di disorientante. Ecco quindi la difesa nella demonizzazione di tale figura: niente altro che il tentativo di espellere un elemento disturbante rispetto al proprio compito esistenziale di orientamento.

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Bumble-bee
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Ci sarebbe mia suocera... Sorriso Scemo

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Rupa Lauste
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@Bumble-bee ha scritto:Ci sarebbe mia suocera... Sorriso Scemo

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fantasma76
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@Bumble-bee ha scritto:Ci sarebbe mia suocera... Sorriso Scemo
Lo scrivi solo perchè non sa usare il PC e non può leggerti?

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Bumble-bee
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@fantasma76 ha scritto:
@Bumble-bee ha scritto:Ci sarebbe mia suocera... Sorriso Scemo
Lo scrivi solo perchè non sa usare il PC e non può leggerti?

figurati... in un altro forum oramai chiuso ho scritto parecchio su mia suocera... sotto falso nick però! rotolarsi dal ridere


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hakimsanai43
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@blasel ha scritto:Sono attese : Teodora, Messalina, Poppea, Elisabetta I Tudor, la Grande Caterina di Russia, Cristina di Svezia (o viene inserita fra i 'maschietti'?), Maria Antonietta di Francia, Maria Carolina d'Asburgo (questa la conosci poco), Giovanna d'Arco, etc etc

Di certo, tranne Giovanna d'Arco che pare avesse poco di 'femminile', molte delle succitate avevano gusti sessuali (come la gia' citata Lucrezia), molto spiccati che storia e leggende ci tramandano. Ad esempio di Maria Carolina, regina di Napoli, pochi ricordano che era sorella maggiore di Maria Antonietta, che ha realizzato cose impensabili per la sua epoca, come la comunita' di S.Leucio e nel contempo avesse una relazione con emma Hamilton, moglie dell'ambasciatore di Gran Bretagna a Napoli ed amante di Horatio Nelson, con la quale, pare, amava frequentare anche i postriboli...

Plaudo l'idea, ma sara' sufficiente lo spazio e suscitera' l'interesse degli altri viandanti?
nascondersi
E le mie amiche,Pina Matta,Vittoria Sporca e Marina Tettona?

Non sono attese????

Mad2 Mad2 Mad2

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NinfaEco
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Mata Hari era figlia di un commerciante olandese e di una donna proveniente da Java, avviata dal padre alla carriera di insegnante. Come la quasi totalità delle donne del suo tempo si sposò presto, ancche se in modo bizzarro. Conobbe infatti il marito attraverso un annuncio su un giornale. Purtroppo l’uomo, di vent’anni più grande, si rivelo un marito tanto violento. Margaretha Geertruida Zelle si decide a rompere il matrimonio abbandonando una figlia piccola, quando il figlio più grande viene avvelenatato in circostanze misteriose, forse per ordine di nemici del marito. La donna ripara a Parigi.



Il giorno dell’esecuzione Mata Hari si vestì con l’eleganza consueta che aveva incantato gli uomini potenti di tutta l’europa. Sapeva cosa l’attendeva e non mostrò nessuna emozione, così come aveva fatto durante tutto il processo. Venne portata nella foresta parigina di Vincennes, normalmente luogo di fucilazioni o zona di esercitazioni al tiro dei soldati.

Respinse con fierezza il giovane soldato, tutto emozionato, che voleva bendarle gli occhi. Dal plotone avanzarono i dodici fucilieri che avrebbero dovuto portare a termine l’esecuzione: uno dei dodici fucili era caricato a salve, per lasciare a ogni soldato l’illusione che si trattasse del proprio. Delle undici pallottole sparate, tre centrarono Mata Hari, una proprio al cuore. Non vi fu dunque bisogno di un colpo di grazia alla nuca come si era invece soliti fare per procedura.

Un soldato si avvicinò e disse ad alta voce: “Nessuno reclama il cadavere?”. Era la formula di rito e non ebbe risposta. Allora, secondo la legge, il corpo fu trasferito all’Istituto di medicina legale dove le venne recisa la testa dal corpo per essere conservata in un museo di anatomia a Parigi. Ciò che rimase venne sepolto in una fossa comune.



Mata Hari adottò inizialmente la tattica di negare ogni cosa, dichiarandosi totalmente estranea a ogni vicenda di spionaggio dato che mancavono inizialmente prove concrete. Poi però i francesi misero a disposizione i messaggi tradotti ed intercettati e Mata Hari dovette ammettere di essere stata ingaggiata dai tedeschi, ma negò di aver loro trasmesso alcun che. La maggior parte deio suoi amanti ( avvocati, politici francesi, spie e chi più ne ha più ne metta) la difesero. Il processò andò comunque male. Mata hari fu condannata a morte e la richiesta di grazia le fu negata.



Per una donna sola è difficile mantenersi. Prova a fare l’insegnante, poi la modella ed infine inizia a ballare. Il suo aspetto esotico, e il suo fascino portano ben presto il fascino di quella ballerina a travalicare le mura del locale malfamato in cui danzava. Iniziarono a questo punto a circolare le prime voci circa suoi incontri amorosi con importanti ufficiali militari e uomini politici.




A quel punto però la donna era entrata nella rete e, con l'avvicinarsi del conflitto mondiale, fu probabilmente costretta a diventare una vera e propria spia del "Tiergarten" tedesco (col nome in codice di H21 e poi con il nuovo codice AF44.); erano tempi pionieristici, in cui la seduzione giocava un ruolo importante, le donne non venivano sospettate di spionaggio e il massimo della tecnologia era l'inchiostro simpatico.



La ballerina era già sorvegliata dal controspionaggio inglese e francese quando, partì per la Spagna e di qui per Parigi dove si mise in contatto con il controspionaggio francese, per ottenere il permesso di recarsi a Vittel ( doveva informarsi sull’aeroporto della città per conto dei tedeschi). Il controspionaggio francese le propone di entrare tra le sue file e Mata Hari accetta, chiedendo l'enorme cifra di un milione di franchi, giustificata dalle conoscenze importanti che ella vantava e che sarebbero potute tornare utili alla causa francese. Tornata a Parigi, oltre a inviare informazioni sulla sua missione agli agenti tedeschi in Olanda e in Germania, riceve dal controspionaggio francese l’incarico di tornare in Olanda via Spagna. A Madrid continuò il doppio gioco, mantenendosi in contatto sia con l'addetto militare all'ambasciata tedesca , che con quello dell'ambasciata francese, al quale riferì di manovre dei sottomarini tedeschi al largo delle coste del Marocco. L’addetto all’ambasciata tedesca comprese che Mata Hari stava facendo il doppio gioco e telegrafò a Berlino che «l'agente H21» chiedeva denaro ed era in attesa di istruzioni: la risposta fu che l'agente H21 doveva rientrare in Francia per continuare le sue missioni ed essere pagata.
L'ipotesi che i tedeschi avessero deciso di disfarsi di Mata Hari, rivelandola al controspionaggio francese come spia tedesca, poggia sull'utilizzo, da loro fatto in quell'occasione, di un vecchio codice di trasmissione, già abbandonato perché decifrato dai francesi, nel quale Mata Hari veniva ancora identificata con la sigla H21, anziché con la più recente AF44.
In tal modo, i messaggi tedeschi furono facilmente decifrati dalla centrale parigina di ascolto radio della Tour Eiffel e Mata hari venne arrestata.


Mata Hari adottò inizialmente la tattica di negare ogni cosa, dichiarandosi totalmente estranea a ogni vicenda di spionaggio dato che mancavono inizialmente prove concrete. Poi però i francesi misero a disposizione i messaggi tradotti ed intercettati e Mata Hari dovette ammettere di essere stata ingaggiata dai tedeschi, ma negò di aver loro trasmesso alcun che. La maggior parte deio suoi amanti ( avvocati, politici francesi, spie e chi più ne ha più ne metta) la difesero. Il processò andò comunque male. Mata hari fu condannata a morte e la richiesta di grazia le fu negata.



Il giorno dell’esecuzione Mata Hari si vestì con l’eleganza consueta che aveva incantato gli uomini potenti di tutta l’europa. Sapeva cosa l’attendeva e non mostrò nessuna emozione, così come aveva fatto durante tutto il processo. Venne portata nella foresta parigina di Vincennes, normalmente luogo di fucilazioni o zona di esercitazioni al tiro dei soldati.

Respinse con fierezza il giovane soldato, tutto emozionato, che voleva bendarle gli occhi. Dal plotone avanzarono i dodici fucilieri che avrebbero dovuto portare a termine l’esecuzione: uno dei dodici fucili era caricato a salve, per lasciare a ogni soldato l’illusione che si trattasse del proprio. Delle undici pallottole sparate, tre centrarono Mata Hari, una proprio al cuore. Non vi fu dunque bisogno di un colpo di grazia alla nuca come si era invece soliti fare per procedura.

Un soldato si avvicinò e disse ad alta voce: “Nessuno reclama il cadavere?”. Era la formula di rito e non ebbe risposta. Allora, secondo la legge, il corpo fu trasferito all’Istituto di medicina legale dove le venne recisa la testa dal corpo per essere conservata in un museo di anatomia a Parigi. Ciò che rimase venne sepolto in una fossa comune.
Era il 15 ottobre 1917. Margaretha Geertruida Zelle aveva 41 anni.

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hakimsanai43
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Nessuna donna può essere più terribile di mia suocera : due mesi fa i Carabinieri mi hanno arrestato perchè stavo passeggiando con mia suocera senza il porto d'armi !

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shoofly
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Viandante Residente
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« Quando venne a casa mia la tramortii con una roncola. Poi in uno stanzino la feci in sei pezzi, testa, braccia, tronco e gambe. Ebbi cura di far colare il sangue in diverse bacinelle. Vi impastai alcune torte e biscotti al cioccolato. Ne trassi soddisfazione quando scoprii la bontà di questo ingrediente segreto... »

Alcune amiche invitate a gustare quei "dolcetti" affermarono che eran davvero buoni.

La storia di Leonarda è costellata di disgrazie, superstizione e traumi subiti sin dall'infanzia.

La sua terribile vicenda è nota soprattutto attraverso il memoriale che l'ha resa famosa: "Confessioni di un'anima amareggiata".

<<Leonarda nasce a Montella di Avellino nel 1893, concepita in seguito a una violenza carnale subita da Emilia Di Nolfi. Emilia sarà costretta a sposare il suo violentatore e odierà per sempre quella creatura, anche dopo aver divorziato ed essersi risposata con Mariano Cianciulli, dal quale avrà altri figli.

Leonarda è una bambina debole, malaticcia ed epilettica ed è maltrattata dalla madre, mentre i fratelli la isolano e la trattano allo stregua di una paria.

La sfortunata bambina cerca di sfuggire alla propria situazione famigliare tentando più volte il suicidio ma è sfortunata anche da quel punto di vista:

"Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l'altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l'intenzione di morire e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla".

Nonostante non sia una grande bellezza (grassa e dal viso mascolino), Leonarda trova nell'addolescenza una via di consolazione alla sua triste vita: la compagnia maschile.

Un bel giorno uno dei tanti uomini da lei frequentati, l'impiegato statale Raffaele Pansardi, la sposa e la porta via dalla madre. I due coniugi Pansardi si trasferiscono infatti a Lariano, un paesino dell'Alta Irpinia sul quale, poco tempo dopo, si abbatte un terribile terremoto. Leonarda e suo marito cadono in rovina e si trasferiscono nuovamente, questa volta in Emilia Romagna, a Correggio (Reggio Emilia).

Il paesello verrà reso famoso dalla Saponificatrice, ancora prima che da Ligabue.

I cittadini accolgono bene la coppia, che vive in Via Cavour 11A. Leonarda si ingegna in un commercio di abiti usati. Grazie a questo commercio e grazie al rimborso danni per il terremoto, la coppia risolleva ben presto la propria economia, tanto da permettersi una collaboratrice domestica.

Nonostante la nuova situazione economica, la donna non riesce a godersi la vita perché è ossessionata dalla maledizione che sua madre ha pronunciato in punto di morte, una maledizione che le augura una vita piena di sofferenze. Come se ciò non bastasse, anni prima una zingara le aveva fatto una terribile profezia, la cui prima parte recitava:

"Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi".

Mai predizione fu più veritiera: le sue prime 13 gravidanze finiscono con 3 aborti spontanei e 10 neonati morti nella culla.

Dopo l'intervento di una "strega" locale, Leonarda riesce finalmente a portare a termine non una, ma ben quattro gravidanze.

Ora il destino l'ha trasformata in una madre disposta ad uccidere chiunque provi a strapparle via quei quattro preziosi doni del destino.

È il 1939, Giuseppe, il primogenito, è iscritto a lettere all'Università di Milano, Bernardo e Biagio frequentano il ginnasio, Norma l'asilo delle suore.
C'è una guerra alle porte, l'angoscia di Leonarda è sempre maggiore, sopratutto teme che l'esercito si porti via il suo Giuseppe, a combattere contro gli Alleati.

Memore dell'intervento magico compiuto anni prima della strega, e andato a buon fine, Leonarda trova ben presto la soluzione al suo problema: la magia.

"Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l'altra dalla terra nera...per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli".

Leonarda si rivela un'ottima "apprendista", in poco tempo diventa una maga rinomata nella zona. Fa gli oroscopi e legge le carte alle amiche e alle persone (soprattutto donne sole) che si recano nel suo studio magico, ma la Saponificatrice fa le carte anche su se stessa, nella speranza di conoscere il destino di Giuseppe.

Una notte i sogni spaventosi di Leonarda scompaiono e al loro posto appare una Madonna. In braccio porta un Gesù bambino nero e spiega alla donna cosa deve fare: ci vogliono dei sacrifici umani per salvare i suoi figli.

La novella maga decide così di passare al setaccio tutte le proprie clienti, fino a quando non trova tre potenziali vittime che fanno al caso suo: tre donne sole, mature e disposte a tutto pur di cambiare la loro triste e noiosa vita a Correggio.

È il momento di agire.

La prima vittima si chiama Faustina Setti, una settantenne che non ha ancora perso le speranze di trovare marito e che si consulta spesso con la maga per conoscere il proprio destino amoroso.

Leonarda le legge le carte, le promette che sono in arrivo novità e un giorno le comunica finalmente la "lieta" novella: un ricco amico della Cianciulli stessa, e residente a Pola, ha deciso di sposarsi, e ha visto in Faustina Setti la sua donna ideale. Leonarda consiglia all'amica di vendere tutti i propri averi e di non fare parola con nessuno su questa storia, per non scatenare inutili invidie.

Il giorno della partenza Faustina si presenta, tinta truccata ed eccitata come una bambina, dalla maga sua amica, per gli ultimi saluti di rito.

La Cianciulli le offre un caffè, anche se ci sarà da aspettare un po': il fornello è occupato da un enorme pentolone pieno d'acqua bollente sul fuoco, è ora di fare una scorta di sapone per l'inverno!
Nell'attesa del caffè, consiglia perciò alla Setti di guadagnare tempo, magari scrivendo delle lettere ai parenti, nelle quali annuncia che l'incontro con l'uomo è andato a buon fine.

Mentre la settantenne, mezza analfabeta, si affatica sulle lettere, Leonarda prende la scure e le spacca la testa.
Il corpo viene sezionato in nove parti, il sangue raccolto in un catino per scopi ben poco ortodossi…

"...gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi, che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io".

Il giorno dopo la Saponificatrice manda l'ignaro Giuseppe a Pola, a imbucare le lettere scritte dalla povera Faustina innamorata.

La seconda vittima si chiama Francesca Soavi.
È una donna molto attiva, che si sente in gabbia nel paesino Emiliano, così si reca spesso da Leonarda perché vuole sapere dalle carte se troverà mai un posto di lavoro in qualche altra città.

La Cianciulli le promette che a Piacenza c'è ad aspettarla un posto da maestra elementare in un collegio femminile. La donna ringrazia entusiasta e, come Faustina, una fredda mattina del settembre 1940 si reca a salutare la maga, per ringraziarla dell'aiuto.

Anche se con qualche difficoltà in più, Leonarda convince Francesca a non fare parola con nessuno e a scrivere le solite lettere d'addio. Poi compie il suo secondo sacrificio umano.

Questa volta ruba i soldi dalle tasche della vittima e, giorni dopo, si presenta alla famiglia dicendo che è stata incaricata da Francesca a vendere tutte le sue cose.
Giuseppe intanto viene mandato a imbucare delle lettere a Piacenza.

Terza e ultima vittima.
Virginia Cacioppo è una cinquantatreenne ex cantante lirica, che non riesce ad accettare l'età e che passa le giornate ricordando malinconicamente i passati successi artistici.

Leonarda la convoca nel suo studio e le promette che un suo amante, dirigente di un fantomatico teatro di Firenze, sarebbe disposto ad assumere Virginia come segretaria e, eventualmente, potrebbe anche inserirla in qualche spettacolo. La cantante lirica accetta entusiasta e, per rispetto nei confronti dell'amica, non racconta a nessuno del misterioso amante-dirigente di Firenze che la vuole assumere.

Il 30 settembre 1940 si ripete alla perfezione l'ormai solito copione di morte della Saponificatrice.

"Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle belle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce".

A incastrare Leonarda Cianciulli non saranno né un errore madornale né un investigatore geniale, come succede in tutte le storie di assassini seriali, ma saranno bensì una parente impicciona e un prete avido.

Il 30 settembre 1940, prima di sparire, la Cacioppo era stata seguita da una cognata, curiosa di sapere perché Virginia le aveva venduto tutti i vestiti.

La donna, non vedendo più uscire Virginia dalla casa in Via Cavour, si insospettisce e mette in guardia la questura. La questura stessa, poco tempo dopo, durante dei controlli, incappa in un Buono del Tesoro della Cacioppo, depositato alla Banca di San Prospero da un prete di campagna.

Interrogato dagli inquirenti il parroco confessa di aver comprato il Buono da A. Prosperi, amico-amante della Cianciulli.

Leonarda è alle strette. Il questore vuole spiegazioni, ma è nuovamente la Madonna con il Gesù nero ad apparirle in sogno e a dirle di confessare tutto.

EPILOGO
Durante il processo (1946), la mamma assassina, sarà costretta nuovamente a difendere l'adorato Giuseppe dall'accusa di averla aiutata negli omicidi.

Gli inquirenti giustamente hanno diversi dubbi sulle possibilità che una donna di cinquanta anni, alta un metro e cinquanta e tarchiata, sia riuscita da sola uccidere e sezionare tre esseri umani.

Così Leonarda, pur di salvare dalle accuse Giuseppe, propone alla corte di eseguire per loro ciò che ha fatto alle altre donne.
A sorpresa il giudice accetta la proposta e vengono fatti portare nell'aula il cadavere di un vagabondo, un pentolone e una scure.

In 12 minuti netti, sotto agli sguardi allibiti dei magistrati e degli avvocati, il vagabondo viene sezionato, smembrato e bollito per fare saponette. Leonarda è la sola colpevole. Il prete e il suo amante se la cavano con un'accusa di ricettazione.

Condannata a 30 anni di carcere e 3 anni di manicomio, Leonarda passa la sua condanna nelle strutture di Pozzuoli e Aversa, lavorando all'uncinetto, facendo il discorso di benvenuto ai funzionari ministeriali in visita e cucinando biscotti per tutte le sue compagne.

A questo proposito, una suora che l'ha conosciuta ricorda: "Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi che nessuna detenuta però, si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica."

Il 15 settembre 1970, in seguito a apoplessia celebrale, la Cianciulli si è spenta nel manicomio criminale di Pozzuoli ed è stata seppellita nella fossa comune della città campana.

Alla sua misteriosa figura di madre (e quindi di dispensatrice di vita) che si trasforma in terribile assassina sono ispirati il film "Gran Bollito" di Bolognini, lo spettacolo teatrale "Amore E Magia Nella Cucina Di Mamma" della Wertmuller e "Cianciulli!" della band Heavy Metal AFA, ma anche pagine su pagine di libri.>>


Daniele del Frate (http://www.occhirossi.it/biografie/LeonardaCianciulli.htm)



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