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Riflessioni sulla pena di morte.

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Sara Mori
Sara Mori
Viandante Residente
Viandante Residente
Quando si sentono notizie di delitti efferati viene spontaneo di desiderare sofferenze o anche la morte di chi li ha commessi.

In effetti,nonostante il cambiamento nei secoli delle leggi giudiziarie,la legge del taglione è ancora insita nell'uomo e il desiderio di vendetta è ancora forte.
La vendetta consistente nella pena massima per il colpevole diventa un lenitivo per chi ha subito il male o per i parenti delle vittime che comunque non avranno più i propri cari.

Spesso gli uomini vogliono penalizzare anche Dio quando lo ritengono responsabile di qualche catastrofe e bestemmiano o diventano atei (perchè altro non possono fare).

Indubbiamente la pena per chi commette il male è giusta.
La reclusione è una sicurezza per gli altri e deve essere anche PIU' DURATURA di quanto non lo sia troppe volte.
L'impossibilità di delinquere ma,soprattutto, l'esclusione dalla società,è una pena che il colpevole deve scontare (anche tutta la vita se è recidivo)

Per quanto riguarda la pena di morte il discorso è diverso.

A parte che il diritto alla vita o alla morte di un individuo spetta solo a Dio,creatore della vita; a parte che la giustizia umana può sbagliare; a parte che la pena di morte non è un esempio per eliminare la delinquenza (basti pensare alla delinquenza sempre in crescita anche negli Stati dove c'è la pena di morte), il motivo principale di non far morire il delinquente è il fatto che gli si preclude ogni via di riscatto, si elimina l'operaio dell'ultima ora che, come sappiamo dal Vangelo, riceve la stessa paga del primo, si uccide il figlio prodigo senza dargli la possibilità di ritornare al Padre.

Non si tratta di un falso bonismo come qualcuno può pensare.
Anche Gesù ha consigliato di trattare chi non si ravvede dopo vari tentativi come un peccatore (cioè di non avere contatti con lui).

Può darsi che molti dei colpevoli non si ravvedano come può darsi che alcuni diventino meglio di altri:questo lo sa solo Dio.
Se San Francesco fosse stato ucciso quando era un ragazzo scapestrato non avremmo avuto un San Francesco, se Paolo di Tarso fosse stato eliminato quando assisteva all'uccisione di Stefano non avremmo avuto un San Paolo e di altri esempi ce ne sono a decine!!

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2
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
per una persona di fede quale sei, il tuo discorso non fa una grinza.
Ma ci sono persone che la tua fede non ce l'hanno e nemmeno riconoscono i Vangeli come... vangelo!

Eppure, anche per loro la pena di morte deve essere inaccettabile. Per vari motivi, ma ne basta uno.

"Semplicemente perché non c'è possibilità di recesso, e quindi non può essere giusta".

Infatti se per ipotesi un valido processo portasse ad una sentenza di pena di morte, il condannato verrebbe ucciso secondo la legge. Ma se altri validi motivi portassero a dichiarare quella sentenza sbagliata, la legge non avrebbe possibilità di "rimediare" al suo errore, divenendo automaticamente condannabile.

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3
tiziana
tiziana
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato

@Sara Mori ha scritto:Quando si sentono notizie di delitti efferati viene spontaneo di desiderare sofferenze o anche la morte di chi li ha commessi.

In effetti,nonostante il cambiamento nei secoli delle leggi giudiziarie,la legge del taglione è ancora insita nell'uomo e il desiderio di vendetta è ancora forte.
La vendetta consistente nella pena massima per il colpevole diventa un lenitivo per chi ha subito il male o per i parenti delle vittime che comunque non avranno più i propri cari.

Spesso gli uomini vogliono penalizzare anche Dio quando lo ritengono responsabile di qualche catastrofe e bestemmiano o diventano atei (perchè altro non possono fare).

Indubbiamente la pena per chi commette il male è giusta.
La reclusione è una sicurezza per gli altri e deve essere anche PIU' DURATURA di quanto non lo sia troppe volte.
L'impossibilità di delinquere ma,soprattutto, l'esclusione dalla società,è una pena che il colpevole deve scontare (anche tutta la vita se è recidivo)

Per quanto riguarda la pena di morte il discorso è diverso.

A parte che il diritto alla vita o alla morte di un individuo spetta solo a Dio,creatore della vita; a parte che la giustizia umana può sbagliare; a parte che la pena di morte non è un esempio per eliminare la delinquenza (basti pensare alla delinquenza sempre in crescita anche negli Stati dove c'è la pena di morte), il motivo principale di non far morire il delinquente è il fatto che gli si preclude ogni via di riscatto, si elimina l'operaio dell'ultima ora che, come sappiamo dal Vangelo, riceve la stessa paga del primo,  si uccide il figlio prodigo senza dargli la possibilità di ritornare al Padre.

Non si tratta di un falso bonismo come qualcuno può pensare.
Anche Gesù ha consigliato di trattare chi non si ravvede dopo vari tentativi come un peccatore (cioè di non avere contatti con lui).

Può darsi che molti dei colpevoli non si ravvedano come può darsi che alcuni diventino meglio di altri:questo lo sa solo Dio.
Se San Francesco fosse stato ucciso quando era un ragazzo scapestrato non avremmo avuto un San Francesco, se Paolo di Tarso fosse stato eliminato quando assisteva all'uccisione di Stefano non avremmo avuto un San Paolo e di altri esempi ce ne sono a decine!!
Ah, l'operaio dell'ultima ora era un delinquente? Non lo sapevo, dove lo hai letto? Quante cose si imparano...

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4
Sara Mori
Sara Mori
Viandante Residente
Viandante Residente
Tutti possiamo essere operai dell'ultima ora,indipendentemente dal genere di vita che abbiamo avuto.
La parabola è stata detta per specificare che Dio paga con generosità tutti quelli che hanno lavorato per Lui indipendentemente dalla quantità di lavoro che hanno svolto .
Gesù sottolinea la giustizia di Dio perché paga tutti come promesso, ma anche la sua generosità in quanto dà agli ultimi arrivati più di quanto effettivamente meritino..e chi ha orecchi da intendere...intenda.

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5
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

@Sara Mori ha scritto: Tutti possiamo essere operai dell'ultima ora,indipendentemente dal genere di vita che abbiamo avuto.
La parabola è stata detta per specificare che Dio paga con generosità tutti quelli che hanno lavorato per Lui indipendentemente dalla quantità di lavoro che hanno svolto .
Gesù sottolinea la giustizia di Dio perché paga tutti come promesso,  ma anche la sua generosità in quanto dà agli ultimi arrivati più di quanto effettivamente meritino..e chi ha orecchi da intendere...intenda.

Sai Sara?... nonostante io mi professi cattolico apostolico romano praticante, osservante e qualche volta (ma raramente) anche un pelettino bigotto, io non credo che vada presa alla lettera "lavorare alla vigna del Signore" - Io non credo che Iddio abbia una vigna "sua", poiché in quanto creatore, tutto l'universo è suo e quanto esso contiene.

Io penso piuttosto che la frase debba leggersi come "l'operare secondo coscienza", cioè senza falsi compromessi e senza mentire a sé stessi. Tutto li.

Non so re ricordi quella vecchia canzone che nel ritornello diceva:
"" e allora dai, allora dai,
le cose giuste tu le sai...
allora dai, allora dai...
le cose giuste, perché non le fai?
""

Ecco. io credo che le "cose giuste" ce le abbiamo dentro, scritte a fuoco in quella stilla di divino che ci è stata donata e non possiamo cancellare, ma che in omaggio al libero arbitrio possiamo non ascoltare o maldestramente coprire con fogli di amianto.
Ma un po' della sua luce continuerà comunque a filtrare sempre, a perenne ammonimento.

(E' per questo, credo, che chi si dichiara "ateo" si interessa, e parla, e si arrovella su Dio, molto di più di tanti che, semplicemente, si abbandonano alla Sua Grazia)

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6
rikkitikkitavi
rikkitikkitavi
Viandante Forestiero
Viandante Forestiero

@Lucio Musto ha scritto:per una persona di fede quale sei, il tuo discorso non fa una grinza.
Ma ci sono persone che la tua fede non ce l'hanno e nemmeno riconoscono i Vangeli come... vangelo!

Eppure, anche per loro la pena di morte deve essere inaccettabile.   Per vari motivi, ma ne basta uno.

"Semplicemente perché non c'è possibilità di recesso, e quindi non può essere giusta".

Infatti se per ipotesi un valido processo portasse ad una sentenza di pena di morte, il condannato verrebbe ucciso secondo la legge.   Ma se altri validi motivi portassero a dichiarare quella sentenza sbagliata, la legge non avrebbe possibilità di "rimediare" al suo errore, divenendo automaticamente condannabile.

certamente, ma non solo: la pena di morte esclude la possibilità di riabilitazione della persona che ha commesso il delitto.
e anche chi non ha la fede e non riconosce i vangeli come vangelo può ben comprendere che la vita degli altri non è nella sua disponibilità.

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7
Arwen
Arwen
Viandante Storico
Viandante Storico
La pena carceraria non ha il solo scopo punitivo, almeno nel nostro ordinamento, ma anche quello di dare la possibilità di riabilitarsi  anche per chi commette un reato grave e occasionale, certo che in caso di recidiva non so quanto possa servire il tentativo di riabilitare. Sta di fatto che davanti a gravi reati e omicidi aggravati da crudeltà viene istintivo desiderare la morte del "mostro" soprattutto quando trattasi di serial killer, anche se non sarebbe giusta la pena di morte, in ogni caso una condanna definitiva all'ergastolo ci sta tutta, senza alcuno sconto di pena, "buttare  la  chiave"
" murando" vivo sarebbe la giusta espiazione, per lo meno si elimina dalla società  tutti coloro che si macchiano crudeltà mostruose, peccato che la legge e la giustizia non sempre coincidono e l'ergastolo quasi nessuno lo sconta.

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8
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

@rikkitikkitavi ha scritto:


certamente, ma non solo: la pena di morte esclude la possibilità di riabilitazione della persona che ha commesso il delitto.
e anche chi non ha la fede e non riconosce i vangeli come vangelo può ben comprendere che la vita degli altri non è nella sua disponibilità. [/quote]

condivido in pieno.

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e concordo anche (a modo mio) con quanto dice Arwen. Se la persona si è macchiata di colpa gravissima verso la collettività, la collettività ha il diritto di escluderlo da se, isolandolo.

Non mi va l'idea del penitenziario, dove il recluso fa una vita più comoda e sicura della mia... a spese di noi tutti.
Gli ergastolani dovrebbero essere esiliati in una isola deserta, in piena libertà di farsi una collettività per conto loro, senza più contatti col mondo civile.

(a "Pianeti penitenziario" la fantascienza ci ha pensato con splendidi racconti già dagli anni sessanta)

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9
Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Non penso che uno stato debba assumersi l'onere della pena di morte, non è "civile" come ci si auspica che uno stato debba essere; ma penso anche che in casi di delitti violenti ed efferati, in palese e perfetta  flagranza di reato, senza che ci sia dubbio alcuno, il colpevole vada consegnato nelle mani dei parenti della vittima affinché essi ne dispongano come meglio credono, anche con la grazia eventualmente.

@Lucio non vedo differenza tra pena di morte ed isolamento

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10
Arwen
Arwen
Viandante Storico
Viandante Storico
Per me c'è differenza, la condanna a morte è definitiva, una volta eseguita non si torna indietro, non vi è rimedio anche in caso di errore, la condanna a vita, magari isolando il colpevole dal resto della comunità è una "morte",  se vogliamo considerarla tale, lenta dove si ha tutto il tempo per riflettere ed espiare,leggere, fare qualcosa e nel caso può essere sospesa,se si limita ad allontanare dalla società pur mantenendo i contatti con altri detenuti non è da considerare "morte" ma espiazione di una colpa, se invece c'è isolamento totale se il condannato non impazzisce prima, è forse più crudele di una condanna a morte immediata.

La tua soluzione  Miss,  di consegnare il colpevole alla famiglia potrebbe prevedere che questa si faccia giustizia da sè, non è detto che decida per il perdono,  non è forse un modo per scaricare la responsabilità  della pena o eventuale assoluzione alla famiglia "offesa", sollevando la società dalla responsabilità di giudicare e condannare?

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11
Arwen
Arwen
Viandante Storico
Viandante Storico

@Lucio Musto ha scritto:


----------------------------------------------
e concordo anche (a modo mio) con quanto dice Arwen.   Se la persona si è macchiata di colpa gravissima verso la collettività, la collettività ha il diritto di escluderlo da se, isolandolo.

Non mi va l'idea del penitenziario, dove il recluso fa una vita più comoda e sicura della mia... a spese di noi tutti.
Gli ergastolani dovrebbero essere esiliati in una isola deserta, in piena libertà di farsi una collettività per conto loro, senza più contatti col mondo civile.

(a "Pianeti penitenziario" la fantascienza ci ha pensato con splendidi racconti già dagli anni sessanta)

A volte basterebbe che venissero ripristinati i lavori forzati, cioè utilizzare detenuti per svolgere lavori pesanti per lo Stato che nessuno più ormai vuol svolgere tipo...asfaltare strade, riparare ponti ecc...
Esiliare qualcuno in un'isola deserta  in piena libertà di farsi una comunità propria è ancora molto più crudele e incivile che condannare a morte, secondo me, perchè si vedrebbero gruppi di persone che hanno commesso dei gravi crimini, regredire agli istinti animali più perversi pur di sopravvivere ai danni dei criminali più deboli.
A questo punto sarebbe meno crudele, più umano e civile un'iniezione letale a meno che si voglia punire condannando a "morte" senza "sporcarsi  le mani" e sentirsi a posto (apparentemente) con la  coscienza.
Credo di aver letto anch'io qualcosa in proposito o visto film sul genere.

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12
Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico

@Arwen ha scritto:Per me c'è differenza, la condanna a morte è definitiva, una volta eseguita non si torna indietro, non vi è rimedio anche in caso di errore, la condanna a vita, magari isolando il colpevole dal resto della comunità è una "morte",  se vogliamo considerarla tale, lenta dove si ha tutto il tempo per riflettere ed espiare,leggere, fare qualcosa e nel caso può essere sospesa,se si limita ad allontanare dalla società pur mantenendo i contatti con altri detenuti non è da considerare "morte" ma espiazione di una colpa, se invece c'è isolamento totale se il condannato non impazzisce prima, è forse più crudele di una condanna a morte immediata.

La tua soluzione  Miss,  di consegnare il colpevole alla famiglia potrebbe prevedere che questa si faccia giustizia da sè, non è detto che decida per il perdono,  non è forse un modo per scaricare la responsabilità  della pena o eventuale assoluzione alla famiglia "offesa", sollevando la società dalla responsabilità di giudicare e condannare?

Non penso che la società, inteso come stato, debba assumersi per prima la responsabilità della pena e dell'assoluzione (ma ripeto solo in casi di reati violenti ed efferati), penso che sia diritto della famiglia offesa , se essa rinuncia allora tocca alla società. Ma il diritto primo che andrebbe salvaguardato è delle persone danneggiate, poi della società.
Sul fatto che la famiglia "si faccia giustizia da sé", con l'uccisione e la tortura del colpevole, lo ritengo più probabile della grazia, ma magari potremmo rimanere stupiti.

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tiziana
tiziana
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato

@Sara Mori ha scritto: Tutti possiamo essere operai dell'ultima ora,indipendentemente dal genere di vita che abbiamo avuto.
La parabola è stata detta per specificare che Dio paga con generosità tutti quelli che hanno lavorato per Lui indipendentemente dalla quantità di lavoro che hanno svolto .
Gesù sottolinea la giustizia di Dio perché paga tutti come promesso,  ma anche la sua generosità in quanto dà agli ultimi arrivati più di quanto effettivamente meritino..e chi ha orecchi da intendere...intenda.

E' un discorso molto complesso, poi tu dici che Gesù dà agli ultimi più di quanto meritino. E che ne sai tu? Chi sono questi che non sono andati a lavorare nella vigna all'alba? Non credo che siano delinquenti o scansafatiche.Ti faccio un esempio. A Roma -sud c'è il polo oncologico della Capitale, e ci vado spesso per lavoro, non perchè sia malata, e vedevo, e vedo tuttora, uno spiazzo con tante persone ammucchiate, soprattutto uomini. Le prime volte andavo con un collega e chiesi chi fossero quelle persone, mi rispose, stranieri, rumeni, moldavi, nigeriani sono lì aspettando che arrivino i camion con i padroni, casomai vi fosse bisogno di altri muratori, idraulici, e così via. Insomma i braccianti di un tempo?-dissi io. Già-mi rispose lui. Questo verso le 7- 7,30 del mattino.Quando tornavamo ce ne era ancora uno sparuto gruppo, forse i piu' deboli, i meno forti, insomma gli scartati che alle 14 ancora aspettavano, sotto il sole a picco, o al gelo, di essere presi a giornata. Certo che a questi ultimi il padrone dovrebbe dare molto ma molto di più di quanto dà a quelli che sono entrati a lavorare alle 7.
Ciao.

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14
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

@Arwen ha scritto:
@Lucio Musto ha scritto:


----------------------------------------------
e concordo anche (a modo mio) con quanto dice Arwen.   Se la persona si è macchiata di colpa gravissima verso la collettività, la collettività ha il diritto di escluderlo da se, isolandolo.

Non mi va l'idea del penitenziario, dove il recluso fa una vita più comoda e sicura della mia... a spese di noi tutti.
Gli ergastolani dovrebbero essere esiliati in una isola deserta, in piena libertà di farsi una collettività per conto loro, senza più contatti col mondo civile.

(a "Pianeti penitenziario" la fantascienza ci ha pensato con splendidi racconti già dagli anni sessanta)

A volte basterebbe che venissero ripristinati i lavori forzati, cioè utilizzare detenuti per svolgere lavori pesanti per lo Stato che nessuno più ormai vuol svolgere tipo...asfaltare strade, riparare ponti ecc...
Esiliare qualcuno in un'isola deserta  in piena libertà di farsi una comunità propria è ancora molto più crudele e incivile che condannare a morte, secondo me, perchè si vedrebbero gruppi di persone che hanno commesso dei gravi crimini, regredire agli istinti animali più perversi pur di sopravvivere ai danni dei criminali più deboli.
A questo punto sarebbe meno crudele, più umano e civile un'iniezione letale a meno che si voglia punire condannando a "morte" senza "sporcarsi  le mani" e sentirsi a posto (apparentemente) con la  coscienza.
Credo di aver letto anch'io qualcosa in proposito o visto film sul genere.

non ne faccio una questione di maggiore o minore durezza, ma solo un discorso logico. Ha sgarrato gravemente contro la società?... la società ti ripudia escludendoti da sé ed allontanandoti.

Per rispondere anche ad un intervento successivo, io penso che i "lavori forzati" dovrebbero essere comunque la base della pena, anche qui per un discorso non di ferocia ma di logica: Non è giusto che tu che sei "in punizione" per aver violato la legge debba vivere a spese mie che invece la legge non la ho infranto. Tutti i condannati in carcere, anche quello che ha rubato solo le caramenlle, come minimo dovrebbero mantenersi col frutto del loro lavoro, e non a sbafo dei contribuenti.
Naturalmente con tutte le garanzie e le trasparenze possibili ed immaginabili: non vogliamo frodare nessuno, e meno di tutti i condannati!

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15
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
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@ Miss.Stanislavskij
la differenza è semplice. Con la pena di morte togli la vita ad una persona,
con l'isolamento semplicemente la escludi da quel contesto sociale che ha gravemente tradito.

La vita appartiene alla persona, quindi è inviolabile.
il vivere sociale è della collettività, quindi la legge, emanazione della collettività, può negartelo.

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16
Miss.Stanislavskij
Miss.Stanislavskij
Viandante Mitico
Viandante Mitico

@Lucio Musto ha scritto:@ Miss.Stanislavskij
la differenza è semplice.   Con la pena di morte togli la vita ad una persona,
con l'isolamento semplicemente la escludi da quel contesto sociale che ha gravemente tradito.

La vita appartiene alla persona, quindi è inviolabile.
il vivere sociale è della collettività, quindi la legge, emanazione della collettività, può negartelo.

Considerando che l'essere umano è "animale sociale " (idea che condivido parzialmente) la condanna all'esilio e all'isolamento è equivalente alla pena di morte, solo più lenta

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17
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
altrettanto allora si può dire dell'ergastolo!

In realtà l'esilio probabilmente avverrebbe come abbandono in un luogo (isola deserta o simile) da condividere con altri esiliati, quindi non "isolamento" ma allontanamento dalla collettività ferita.

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18
rikkitikkitavi
rikkitikkitavi
Viandante Forestiero
Viandante Forestiero

@Lucio Musto ha scritto:

e concordo anche (a modo mio) con quanto dice Arwen.   Se la persona si è macchiata di colpa gravissima verso la collettività, la collettività ha il diritto di escluderlo da se, isolandolo.

Non mi va l'idea del penitenziario, dove il recluso fa una vita più comoda e sicura della mia... a spese di noi tutti.
Gli ergastolani dovrebbero essere esiliati in una isola deserta, in piena libertà di farsi una collettività per conto loro, senza più contatti col mondo civile.

(a "Pianeti penitenziario" la fantascienza ci ha pensato con splendidi racconti già dagli anni sessanta)
o la "zona fantasma" nella quale era rinchiuso Lex Luthor.
ma lasciando perdere la fantasia, anche l'Australia era un territorio di confino per delinquenti.
io sinceramente sono dubbioso. non certamente sul lavoro dei carcerati, che può essere anche un'occasione di riscatto. qui a Milano c'è un "negozio" in cui si vendono i prodotti dei carcerati di Bollate. ottima cosa, a mio parere.
sono dubbioso sulla deportazione: l'isolamento, l'esclusione dalla società già esistono nelle carceri. mentre la capacità di costruire una società non mi sembra sia tra le doti di coloro che vengono detenuti.
devo pensarci su.

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19
Arwen
Arwen
Viandante Storico
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Si verrebbe a creare, secondo me, una società basata sulla violenza e il dominio del più forte....una società probabilmente criminale.

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20
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

@Arwen ha scritto:Si verrebbe a creare, secondo me, una società basata sulla violenza  e il dominio del più forte....una società probabilmente criminale.

probabilmente si, vista che è composta da criminali...

Ma anche la criminalità è un valore relativo. E, magari su scala diversa da quella del convento delle Orsoline, anche lì ci sarebbe il meno peggio, ed il più peggio... come in qualunque comunità di qualunque colore di qualsiasi parte del mondo.

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21
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

@rikkitikkitavi ha scritto:
@Lucio Musto ha scritto:

e concordo anche (a modo mio) con quanto dice Arwen.   Se la persona si è macchiata di colpa gravissima verso la collettività, la collettività ha il diritto di escluderlo da se, isolandolo.

Non mi va l'idea del penitenziario, dove il recluso fa una vita più comoda e sicura della mia... a spese di noi tutti.
Gli ergastolani dovrebbero essere esiliati in una isola deserta, in piena libertà di farsi una collettività per conto loro, senza più contatti col mondo civile.

(a "Pianeti penitenziario" la fantascienza ci ha pensato con splendidi racconti già dagli anni sessanta)
o la "zona fantasma" nella quale era rinchiuso Lex Luthor.
ma lasciando perdere la fantasia, anche l'Australia era un territorio di confino per delinquenti.
io sinceramente sono dubbioso. non certamente sul lavoro dei carcerati, che può essere anche un'occasione di riscatto. qui a Milano c'è un "negozio" in cui si vendono i prodotti dei carcerati di Bollate. ottima cosa, a mio parere.
sono dubbioso sulla deportazione: l'isolamento, l'esclusione dalla società già esistono nelle carceri. mentre la capacità di costruire una società non mi sembra sia tra le doti di coloro che vengono detenuti.
devo pensarci su.

io credo che l'uomo sia elastico ed adattabile al massimo grado. Il re dei generalisti, perciò è onnipresente sul pianeta.
Metti insieme un gruppo di uomini, magari presi a caso, e loro riusciranno comunque ad organizzarsi... bene, male, in qualche modo... ma non soccomberanno perché fra di loro non c'è un Marchionne o u Metternich!

Comunque pensaci. L'ipotesi io la trovo affascinante.

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Anch'io da giovanetto, avevo in casa delle pentole di alluminio fatte dai carcerati di non ricordo quale carcere. Poi l'iniziativa fallì. Ricordo fumosamente, ma mi pare che sosse una specie di ghetto dove i carcerati sgobbavano e gli sbirri lucravano... non va bene così! Quelle pentole erano belle, anche se decisamente inusuali... chiaramente fatte artigianalmente, da dilettanti.

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22
Arwen
Arwen
Viandante Storico
Viandante Storico
Ecco l'ultima di questi giorni: pregiudicato agli arresti domiciliari dà fuoco all'ex moglie.
Che giustizia è? Che messaggio diamo alle donne che cercano di liberarsi da amori sbagliati?
In questo momento, visto tutte le fallle della nostra giustizia, non importa se la vita è sacra o meno, se esiste un Dio o meno che condannerà, trovo adattissima la legge del taglione......occhio per occhio e dente per dente!
Il colpevole lo condannerei alla stessa sorte...provasse pure lui il bruciore e lo sfiguramento o la perdita della vita.

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23
Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

@Arwen ha scritto:Ecco l'ultima di questi giorni: pregiudicato agli arresti domiciliari dà fuoco all'ex moglie.
Che giustizia è? Che messaggio diamo alle donne che cercano di liberarsi da amori sbagliati?
In questo momento, visto tutte le fallle della nostra giustizia, non importa se la vita è sacra o meno, se esiste un Dio o meno che condannerà, trovo adattissima la legge del taglione......occhio per occhio e dente per dente!
Il colpevole lo condannerei alla stessa sorte...provasse pure lui il bruciore e lo sfiguramento  o la perdita della vita.

Ahi ahi ahi!!!... se caldeggiamo la legge del taglione... stiamo messi davvero male!

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24
tiziana
tiziana
Viandante Affezionato
Viandante Affezionato

@Lucio Musto ha scritto:
@Arwen ha scritto:Ecco l'ultima di questi giorni: pregiudicato agli arresti domiciliari dà fuoco all'ex moglie.
Che giustizia è? Che messaggio diamo alle donne che cercano di liberarsi da amori sbagliati?
In questo momento, visto tutte le fallle della nostra giustizia, non importa se la vita è sacra o meno, se esiste un Dio o meno che condannerà, trovo adattissima la legge del taglione......occhio per occhio e dente per dente!
Il colpevole lo condannerei alla stessa sorte...provasse pure lui il bruciore e lo sfiguramento  o la perdita della vita.

Ahi ahi ahi!!!... se caldeggiamo la legge del taglione... stiamo messi davvero male!

E poi il Levitico, con la legge "del taglione" non è affatto così arido, va interpretato bene. Non si può fare. Facciamo il film "Il Canaro".NO NO.

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Arwen
Arwen
Viandante Storico
Viandante Storico
@Lucio Musto ha scritto:
@Arwen ha scritto:Ecco l'ultima di questi giorni: pregiudicato agli arresti domiciliari dà fuoco all'ex moglie.
Che giustizia è? Che messaggio diamo alle donne che cercano di liberarsi da amori sbagliati?
In questo momento, visto tutte le fallle della nostra giustizia, non importa se la vita è sacra o meno, se esiste un Dio o meno che condannerà, trovo adattissima la legge del taglione......occhio per occhio e dente per dente!
Il colpevole lo condannerei alla stessa sorte...provasse pure lui il bruciore e lo sfiguramento  o la perdita della vita.

Ahi ahi ahi!!!... se caldeggiamo la legge del taglione... stiamo messi davvero male!

Me ne frego. :-)

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