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L'eterno presente

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altamarea
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Viandante Affezionato
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L’eterno presente.

La riflessione sul tempo è un capitolo fondamentale della filosofia e della scienza contemporanee.

Cos’è il tempo ? Non è un attributo dell’universo ma è una dimensione costruita dalla nostra mente per comprenderlo. Idem per lo spazio.

Il tempo considerato come dimensione induce a calcolarlo (con l’orologio), a distinguere gli eventi tra passato, presente e futuro.

Il passato ed il futuro esistono solo in relazione al presente: dal tempo presente si diramano due vie, una verso il futuro infinito, l'altra verso il passato infinito.

È la nostra percezione a darci l’impressione del “trascorrere del tempo”. In realtà, il tempo non scorre, il tempo “è”. Come Dio, è eterno presente.

L’eternita’ non si può’ misurare, eppure, per chi ci crede,  il Dio Eterno abita nell’eternità, senza inizio né fine, perché Dio trascende il tempo.

Eternità significa  sia infinita estensione del tempo sia assoluta atemporalità, senza successione temporale; in questa seconda accezione l’eternità è riferita specificamente a Dio.

L’antico filosofo Parmenide di Elea (polis della Magna Grecia) identificava l’eternità come un continuo presente, che esclude il passato ed il futuro. L’attimo, il presente, l’hic et nunc, il “qui e ora” è la vera realtà temporale, mentre l’eternità è  un’astrazione.

L'eterno presente 4ruota-zoom

Nella Bibbia ci sono numerosi richiami al dio dell’eternità.

(Genesi 21, 33): "Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell'eternità".

(Salmi 106, 48) Davide: “Benedetto sia il Signore, il Dio d'Israele, d'eternità in eternità!".

(Isaia 57, 15): “Alto, l'eccelso, che abita l'eternità, e che si chiama il Santo”.

Paolo (1 Timoteo 1, 17):  “Al Re eterno, immortale, invisibile, all'unico Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli”.

(Deuteronomio 33, 27):  “Il Dio eterno è il tuo rifugio; e sotto di te stanno le braccia eterne. Egli scaccia davanti a te il nemico e ti dice: Distruggi!".

(Isaia 40, 28): “Non lo sai tu? Non l'hai mai udito? Il Signore è Dio eterno, il creatore degli estremi confini della terra; egli non si affatica e non si stanca; la sua intelligenza è  imperscrutabile”.

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Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
In realtà nemmeno il presente esiste, perché altro non è che il confine fra due "costruzioni mentali",
come giustamente hai detto.
Un limite impalpabile fra due non-realtà, cuspide d'incontro fra due curve inesistenti!

Eppure questo "nulla" è condizione fondamentale ed costituente essenziale del nostro esistere.

Questo, dovrebbe almeno spingerci a riflettere che ci sono cose, e cose importanti, oltre il
nostro saper pensare, e che non ci è dato di comprendere tutto.

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altamarea
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
Il sostantivo eternità deriva dal latino “aeternĭtas”.

Eternità è un nome composto dal prefisso “ex” (= fuori) + "ternum" (terno), significa fuori dalla triade del tempo: passato, presente e futuro.

L 'eternità è un concetto metafisico del tempo, indica l'infinito trascorrere del tempo, privo di un limite anteriore (inizio) e di uno posteriore (fine), oppure una condizione a-temporale, in cui non esiste il passare del tempo.

L’eternità è uno degli attributi di Dio: Egli non ha avuto inizio e non avrà fine, esiste da sempre e per sempre, al di fuori del tempo.

Nell’antica lingua greca per indicare l’eternità, il tempo infinito, si usava il termine “aion”, manifestazione primordiale di Kronos, precedente alla partizione tra spazio e tempo, spirito e materia, luce e oscurità.

Aion il tempo infinito, Kronos il tempo finito, ciclico, portatore di morte, un suo simbolo è la falce.

Nell’iconografia Aion è raffigurato come un uomo con la testa leonina, due ali dietro le spalle, con la mano destra sorregge lo scettro, con la mano sinistra una chiave; è avvolto da un serpente che intorno al suo corpo compie 7 giri e mezzo, corrispondenti alle sfere celesti, immaginate dall'antico sistema astronomico tolemaico, che credeva la Terra al centro dell’Universo e gli altri corpi “celesti” ruotanti attorno ad essa.

L'eterno presente 20117314012_aion-7
Aion, altezza cm 155, base cm 37, Musei Vaticani

“Tempus” indica una ‘frazione’ di tempo; invece “eterno” è il tempo che non ha inizio né fine.

“Eterno” deriva dal latino “aeternus”, da “aeviternus” e questo da “aevum” (= evo, età, periodo), che esprime un tempo, ma determinato.

Eterno è sinonimo di “infinito”, nella lingua greca “apeiron” (= illimitato, indefinito), caratterizzato dall’alfa privativo: “a” + “- peiron” che include la negazione ed il significato di “non finito” oppure “senza fine”.

Furono i filosofi pitagorici e gli eleati a sviluppare il concetto di infinito.

Il filosofo e apologeta cristiano Tertulliano, scrisse: “Aeternitas non habet tempus”.

I cristiani credono che dopo la morte ci sia la vita eterna.

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altamarea
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato
meditatio temporis

Il tempo non è una dimensione della realtà, ma un espediente di cui si serve la nostra mente per percepirla

Noi viviamo l’attimo fuggente, l’eterno istante.

Cos’è un istante ? Per convenzione la minima frazione di tempo, pur sapendo che non esistono singoli istanti ma un loro continuo fluire non scomponibile, vissuti nella loro durata nella coscienza di ognuno nel susseguirsi degli eventi.

Nel linguaggio quotidiano il termine tempo lo utilizziamo con diverse accezioni, per esempio lo colleghiamo alla natura o all’Io psicologico.

Nel collegamento con la natura il tempo lo consideriamo oggettivo, come successione ordinata invariabile di istanti, concatenati e misurabili, invece in rapporto con l’Io il tempo lo reputiamo soggettivo perché riflette lo stato di coscienza o mentale dell’individuo.

Dal tempo soggettivo scaturisce il concetto di eternità come un tempo infinito, che implica in sé, per opposizione, il concetto di non-tempo.

Il problema del tempo è presente nella riflessione filosofica di ogni epoca.

Zenone di Elea (denominata Velia in epoca romana, nel Comune di Ascea, in provincia di Salerno) vissuto dal 489 a.C al 431 a.C., per dimostrare l’impossibilità di pensare il tempo suddiviso in infiniti istanti, elaborò il paradosso della freccia ferma: una freccia scoccata dall’arco non raggiunge mai il bersaglio se ammettiamo che il tempo sia composto di istanti successivi, infatti in ogni istante la freccia è ferma in un certo punto della traiettoria, se il tempo è un susseguirsi di istanti, per la freccia si verifica un susseguirsi di stati di quiete, pertanto essa, nel tempo, è ferma.

Il filosofo greco Aristotele nel suo IV libro della "Fisica" sostiene che il tempo sembra non esistere, perché è formato dal passato, che non esiste più, e dal futuro, che non esiste ancora. Egli identificava il tempo con il divenire.

Infatti “Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito come se ci odiasse: cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani”, scrisse il poeta Orazio (65 a.C. – 8 a.C.). Questa locuzione è tratta dalle “Odi” (1, 11, 8; in latino: “Dum loquimur fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero”. Carpe diem, letteralmente significa “Cogli il giorno”, ma di solito è erroneamente tradotta in “Cogli l'attimo”, anche se la traduzione più appropriata sarebbe “Vivi il presente” non pensando al futuro.

Il carpe diem oraziano è basato sulla considerazione che l’individuo non può conoscere il suo futuro, ma può intervenire nel presente cogliendo le occasioni, le opportunità, l’”attimo fuggente”. E’ la consapevolezza a dare significato all’oggi, a quell'adesso fatto di tempo presente, l'unico tempo che possiamo vivere. E se poi l'amore ci sopravvive, ciò che resta oltre tutto e tutti è l'amore.

Dietro l’esortazione di Orazio c’è il pensiero del filosofo greco Epicuro (342 a.C. – 270 a.C.), ma lo scrittore latino aderì solo in parte all’epicureismo.

Per Epicuro non c'è vita dopo la morte, non c'è alcun compenso o riscatto ultraterreno, a differenza di quanto nell'antichità propugnavano pitagorici e platonici, e di quanto, dopo di loro propugneranno i cristiani. La saggezza epicurea vuole pertanto che si goda pienamente dell'unica vita che abbiamo a disposizione, e per questo ogni momento di essa è importante.

Il valore in sé dell'attimo, del momento presente, è sostenuto dai seguaci di Epicuro e da altri filosofi ellenistici. Secondo questi, il piacere e quindi la felicità possono essere completi e perfetti nell'istante; un loro prolungamento non incide sull’intensità.

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Viandante Affezionato
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Diciamo che il tempo scorre, ma è la nostra mente che lo immagina scorrere per percepirlo come successione di istanti, sequenze e scansioni che servono per dare un ordine temporale ai singoli fatti quotidiani che si susseguono e che non riusciamo a dominare. Infatti “Il tempo è troppo lento per chi aspetta, troppo veloce per chi ha paura, troppo lungo per chi soffre, troppo corto per chi gioisce. Ma per chi ama,  il tempo è eterno” scrisse l’insegnante statunitense Henry van Dyke (1852 – 1933).  

E nell’eternità dell’amore tra un uomo ed una donna possono anche nascere dei figli che perpetuano la specie e si susseguono le generazioni, la trama della vita.

“Una generazione va, una generazione viene, ma la terra resta sempre la stessa” si afferma nel prologo del Qoelet  o Ecclesiaste (1, 4).  

Nel libro del Siracide,  scritto a Gerusalemme nel 180 a. C. circa e contenuto nella sola Bibbia cristiana, c’è scritto:  “Come foglie spuntate su albero verdeggiante l’una cade e l’altra sboccia, così sono le generazioni di carne e sangue. Una muore e l’altra nasce”.
Secondo l’anonimo autore la terra assiste indifferente alla morte e alla nascita delle generazioni; è silente teatro del nostro  fugace passaggio, calcolato secondo un immaginario scorrere del tempo.

Il concetto di eternità si presenta nella filosofia antica con Platone e Aristotele nella forma di una successione cronologica illimitata, in cui si sussegue una sequenza illimitata di intervalli di tempo sia precedenti sia posteriori ad un istante. Non esistendo alcuno strumento in grado di misurare un intervallo privo di limiti, esso si configura come congettura, pertinente all’ambito della metafisica.

Nella riflessione teologica di Agostino di Ippona il tempo ha avuto un inizio perché lo ha creato l’atemporale Dio, pre-esistente al tempo.  
L’idea dell’eternità come infinita durata e presente senza inizio e fine è costante nella teologia medievale .

Nel lessico comune “eterno” significa un indefinito protrarsi nel tempo mentre correttamente significa "fuori dal tempo" e non condizionabile da esso.

Tempo ed eterno si annodano tra loro, pur essendo differenti tra loro.

Noi viviamo nella prospettiva del tempo limitato e consideriamo remota l’eternità.

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Viandante Affezionato
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Tempo ed eternità

L’eternità è un concetto metafisico del tempo.

Nella concezione filosofica neoplatonica (da Plotino ad Agostino) rimase la distinzione fra tempo ed eternità, ma il concetto di tempo veniva collegato all’anima anziché al moto cosmico.

L'unico tempo che riusciamo a percepire è il presente, l’attimo fuggente come parte dell’eterno, che è origine e destino, l’alfa e l’omega. Il tempo presente scorre veloce e diventa secondo l’antico filosofo Platone ’“immagine mobile dell’eternità”. La mancanza di un limite anteriore e posteriore allo scorrere del tempo può far ipotizzare la temporalità infinita, oppure eterna.

Il filosofo tedesco Martin Heidegger nel suo noto saggio “Essere e tempo” afferma che passato, presente ed avvenire costituiscono un fenomeno unitario che chiamiamo temporalità.

Anche alcuni antichi scrittori e poeti greci e latini argomentarono sul tempo, l’eternità, l’infinito.

Il veronese Gaio Valerio Catullo nel carme 5 invita a vivere ed amare perché la vita è breve, la paragona al Sole che tramonta senza più risorgere (vv. 4-5); considera l'eternità della morte come "una lunga notte da dormire".

Quinto Orazio Flacco (primo libro, ode 11), dice ad una ragazza che si chiama Leuconoe: “Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero” (= Mentre parliamo sarà fuggito, inesorabile, il tempo: cogli il giorno, confidando il meno possibile nel domani). Il poeta invita a godere ogni giorno dei beni offerti dalla vita, perché il futuro non è prevedibile. La proposizione non invita alla ricerca del piacere ma ad apprezzare ciò che si ha.

Il filosofo, drammaturgo e politico Lucio Anneo Seneca nel “De brevitate vitae” non si lamenta per l’esiguo tempo di vita concesso agli individui, ma recrimina perché quasi tutte le persone sprecano la propria vita, la vivono in modo sbagliato.

Fra gli scrittori moderni e contemporanei è da citare Giacomo Leopardi, che nella poesia “L’Infinito” unisce l’infinito spaziale (“interminati spazi”) all’infinito temporale (“ e mi sovvien l’eterno”). l'infinito è l'altra "faccia" dell'eternità.

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Viandante Affezionato
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L'eterno presente Il-pensatore-di-auguste-rodin-1840-1917_62046
Auguste Rodin: “il pensatore” (scultura in bronzo realizzata tra il 1880 e il 1902; Museo Rodin, Parigi). Rappresenta un uomo che medita.

Chi crede nella vita eterna ha a che fare con il mistero, sostiene l’esistenza di un aldilà dopo la morte, chi non ci crede afferma che la vita è quella temporanea, biologica. Sono due ideologie che coinvolgono le personali riflessioni sul senso del tempo, della vita, l’aldilà, l’eternità, la fides e la ratio, fede e ragione, intesa quest’ultima come facoltà di pensare mettendo in rapporto i concetti e le loro enunciazioni.

Ratio è la traduzione della parola greca logos e ne mantiene il duplice significato di ragione e discorso.

“Fides et ratio
” è anche il titolo di una lettera enciclica inviata il 14 settembre 1998 dal pontefice Giovanni Paolo II ai vescovi della Chiesa cattolica. Nell’incipit di tale lettera c’è scritto che “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità”.

Per favorire il mio “Spirito” ad innalzarsi verso la contemplazione della “verità” ascolto la canzone titolata “Eternità”, presentata nel 1970 al Festival di Sanremo, cantata dai “Camaleonti” e da Ornella Vanoni.
testo canzone:

Stare qui
ha il sapore dell’eternità,
dopo aver amato te
io ti guardo mentre dormi accanto a me.

Non ti sveglierò, oh no, no, no,
perché tu sorridi.
Un bel sogno forse ora c’è
dietro le ciglia chiuse.

Eternità,
spalanca le tue braccia,
io sono qua
accanto alla felicità che dorme.

Per lei vivrò
e quando avrà bisogno
io ci sarò
ad asciugare le sue lacrime.

Resta qui,
primo fiore dell’eternità,
dopo aver amato te
sul soffitto passa un angelo per me.

Non ti sveglierò, oh no, no, no,
perché tu sorridi.
Un bel sogno forse ora c’è
dietro le ciglia chiuse.

Eternità,
spalanca le tue braccia,
io sono qua
accanto alla felicità che dorme.

Per lei vivrò
e quando avrà bisogno
io ci sarò
ad asciugare le sue lacrime.

Eternità,
spalanca le tue braccia,
io sono qua
ad asciugare le sue lacrime.

the end.
fine della canzone e di questo topic.
Lo so, mi par di ascoltare le vostre voci in coro che gridano: "Deo grazia ! Finalmente !".

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Lady Joan Marie
Lady Joan Marie
Viandante Storico
Viandante Storico
Per niente proprio!
Anzi, ti dirò che tutto quello che hai scritto è molto interessante e istruttivo e mi ha fatto riflettere sul tempo dell'eternità che ha un significato molto profondo per chi lo scrive con precisione come hai fatto tu! Grazie.
amorebandiera

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