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"Nuda Veritas"

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"Nuda Veritas" Gustav_Klimt_044
Gustav Klimt, “Nuda Veritas”, 1899, olio su tela, Vienna, Österreichisches Theatermuseum

Nella parte alta del dipinto,sul fondo oro, c'è la citazione in lingua tedesca di una frase del filosofo Ferdinand Canning Scott Schiller (1864 - 1937): "Kannst du nicht gefallen durch deine That und dein Kunstwerk. Mach es wenigen recht. Vielen gefallen ist Schlimm" (= Non puoi piacere a tutti con la tua azione e la tua arte. Fai in modo di piacere a pochi. È sbagliato voler piacere a tutti).

Il significato della frase  allude  all’opposizione di Klimt nei confronti degli ambienti più conservatori dell'arte e della società viennese. Il movimento artistico di cui fece parte si chiamava "Secessione viennese". Questo dipinto fu esposto per la prima volta proprio in occasione della quarta mostra della Secessione viennese).

La parte centrale della tela è occupata dalla nuda figura femminile su sfondo azzurro.
"Nuda Veritas" Nuda-Veritas-Klimt-dettaglio
La donna sorregge sulla mano destra uno specchio, simbolo della verità. Ha la fulva capigliatura decorata con fiori.

Altri due esili fiori simili a spermatozoi sono uno per parte  ai lati delle sue gambe, avvolte da un serpente, simbolo del Male che insidia la Verità.  

Molte interpretazioni sono state fatte sul significato dello specchio: secondo la più accreditata di queste letture, la donna, rivolgendo lo specchio verso di noi, ci sta esortando a fuggire dalla menzogna rappresentata dalla serpe. In questa esortazione c'è l'opinione di Klimt riguardo la totale libertà dell'arte,  che deve dire la verità in quanto espressione della propria epoca.

Sotto i piedi della donna la scritta “Nuda Veritas”, che dà il titolo al dipinto.

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Verità: il sostantivo femminile "Verità" deriva  dal latino “vērĭtas"  e questa da “verus” (= vero); indica ciò che è vero, conforme o coerente con la realtà oggettiva.

Gli antichi Greci  denominavano il sostantivo  verità con  il lemma aletheia”,  parola composta da “a-“ (alpha privativa) + “lèthe” (= nascosta). Il significato letterale è “non nascosto”, ma viene tradotta in diversi modi: “svelamento”, “rivelazione”.

La verità si contrappone all'opinione, in greco "doxa".

Secondo il Vangelo di Giovanni,  Gesù disse varie volte e in diverse occasioni la parola “verità”, come nel famoso detto di Cristo "La verità vi farà liberi": “Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: ‘Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi’ ” (8, 31 – 32). Questa frase esalta la funzione liberatoria e liberatrice della verità.

Ecco due delle cinque promesse dello Spirito Santo fatte da Gesù agli apostoli durante l’ultima cena.

Dal Vangelo di Giovanni: “Quando verrà il Paràclito che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio” (15, 26 – 27).  

Ed ancora “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future” (Gv 16, 13).

Paraclito (paràcletos in greco) è il termine con cui nel Vangelo secondo Giovanni  viene indicato lo Spirito Santo, ma nell’antico linguaggio giuridico significava "chiamato vicino", l'equivalente latino è l'ad-vocatus, cioè "avvocato", inteso come "difensore" o "soccorritore", per estensione "consolatore".

Gesù, nel suo discorso di addio nell'ultima cena, riportato nel Vangelo di Giovanni promette ai suoi discepoli di non lasciarli soli, ma di mandar loro un consolatore (Gv 14,16, Gv 14,26, Gv15,26, Gv 16,7).

In Giovanni (14,16) lo Spirito è chiamato "altro paraclito", perché il primo paraclito è Gesù.

Nel "Libro di Giobbe" della Bibbia ebraica il paraclito è invocato da Giobbe per difenderlo da Ĕlōhīm,  il dio di Israele nell'Antico Testamento.

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In ebraico verità si dice ’emet, ma contiene anche l’idea della fedeltà, della stabilità, della certezza, conquistata attraverso una relazione di amore, di condivisione, di adesione, di lealtà.

La verità è la parola di Dio che si manifesta: “Chiunque è per la verità, ascolta la mia voce”. Questa frase è nel Vangelo di Giovanni, che narra del processo a Gesù e viene interrogato: “Allora Pilato gli disse: ‘Dunque tu sei re ?’. Rispose Gesù: ‘Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è per la verità, ascolta la mia voce’. Gli dice Pilato: ‘Che cos'è la verità ?’ (Quid est veritas ?) E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: ‘Io non trovo in lui colpa alcuna” (18, 37 – 38).

Ma la verità è assoluta ? Di solito è il singolo individuo o il gruppo a determinarla nelle situazioni concrete e mutevoli e secondo gli interessi o i vantaggi contingenti. È quello che potremmo classificare come "soggettivismo" o, come "relativismo".

Lo scrittore austriaco Robert Musil (1880 – 1942) nel suo incompiuto romanzo titolato ”L’uomo senza qualità” afferma che "La verità non è un cristallo che si può mettere in tasca, bensì un mare sconfinato in cui ci si immerge".

Ancora l’evangelista Giovanni fa dire a Cristo la nota frase: “Ego eimi he odòs, kai he alètheia kai he zoè”, “Io sono la via, la verità e la vita” (14, 6): “Gli disse Tommaso: ‘Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?’. Gli disse Gesù: ‘Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto’.
Gli disse Filippo: ‘Signore, mostraci il Padre e ci basta’. Gli rispose Gesù: ‘Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre ? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò (14, 5 - 14).

La verità non è più soltanto la parola, ma è quella parola, che, come dice Giovanni, è diventata sarx,persona. Conoscere la verità non è più soltanto ascoltare una parola, non è più semplicemente accogliere una rivelazione che inquieta, che consola, è anche fare l’esperienza di una persona e del suo amore.

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Da dove arriva la "verità"? Dall'antico Egitto , con la dea Maat.

"Nuda Veritas" 220px-Maat.svg
dea Maat

Questa dea era la personificazione della verità, della giustizia. Rappresentava anche il principio etico e morale che ogni egizio doveva rispettare durante la sua vita; Maat era parte integrante della società, garante dell'ordine pubblico.
Mandata nel mondo da suo padre, il dio-sole Ra, perché allontanasse per sempre il caos, Maat aveva anche un ruolo primario nella pesatura delle anime (o pesatura del cuore) che avveniva nel Duat, l'oltretomba egizio. La sua piuma era la misura che determinava se l'anima (che si credeva residente nel cuore) del defunto avrebbe raggiunto l'aldilà o meno.

Secondo la concezione cristiana la verità non è assimilabile ad un concetto, ma è rappresentata da una Persona: Gesù Cristo.


Il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 2466), afferma che: “In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente. “Pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14), egli è la “luce del mondo” (Gv 8,12), egli è la Verità [Gv 14,6]. “Chiunque crede” in lui non rimane “nelle tenebre” (Gv 12,46 ). Il discepolo di Gesù rimane fedele alla sua parola, per conoscere la verità che fa liberi [Gv 8,32 ] e che santifica [Gv 17,17]. Seguire Gesù, è vivere dello “Spirito di verità” (Gv 14,17) che il Padre manda nel suo nome [Gv 14,26] e che guida alla verità tutta intera” (Gv 16,13). Ai suoi discepoli Gesù insegna l'amore incondizionato della verità: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no” (Mt 5,37)”.

Nel tempo la teologia cristiana si è appropriata di gran parte del patrimonio filosofico elaborato da Socrate, Platone, Aristotele e Plotino, ed ha più volte sostenuto l’impossibilità di collegare la nozione di "verità" alla "dimostrabilità".

Alcuni tra i più importanti dottori della Chiesa, come Agostino, Anselmo d'Aosta, Tommasomd’Aquino, Bonaventura da Bagnoregio, Niccolò Cusano, concepivano la Verità come qualcosa di trascendente, afferrabile tramite un atto intuitivo che sfocia nella dimensione mistica Una tale dimensione non si traduceva per loro in una fuga nell'irrazionale, quanto piuttosto nel sovra-razionale, Dio come Verità assoluta come tale è a fondamento dell'ordine razionale dell'universo.

La nozione cristiana della verità cominciò a entrare in crisi con l'avvento del pensiero moderno, con i tentativi di Cartesio da una parte, e dell'empirismo dall'altra (George Berkeley e David Hume), di escludere dall'orizzonte della verità tutto ciò che non potesse essere dimostrato logicamente, o verificato sperimentalmente. Questa nuova concezione della verità venne poi fatta propria in particolare dal positivismo ottocentesco.

Numerosi filosofi affermano che la verità è la concordanza fra il giudizio e la realtà: definizione empirica abbastanza condivisibile.

Nei secoli le indagini filosofiche e teologiche hanno prodotto una classificazione dei vari tipi di verità, per esempio:

Le verità matematiche: sono dimostrate in maniera logica e controllabili da chiunque abbia un'alfabetizzazione adeguata. La verità matematica, che abbiamo già dentro di noi (aletheia, "non-dimenticanza").

Le verità scientifiche: non sono mai definitive e sempre sottoposte a continue verifiche sperimentali, spesso effettuabili solo da chi abbia adeguati mezzi tecnologici. La verità scientifica, sollevamento di un velo che ricopre la realtà (apokalypsis).

Le verità storiche: si basano su diverse testimonianze relative a fatti unici e non riproducibili, perciò non possono mai avere il grado di affidabilità delle verità matematiche o scientifiche.

Da un punto di vista individuale il grado di certezza che ciascuno di noi assegna alle varie verità dipende non solo dalla loro natura, ma anche dalla nostra conoscenza di esse.

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Lucio Musto
Lucio Musto
Viandante Ad Honorem
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"Che cos'è la verità?" chiese Pilato... e se ne lavò le mani.

Non aveva tutti i torti. Infatti "verità", come altre parole simili, appartengono a quei concetti metastabili per i quali, ancor prima di discuterne, occorre mettere dei paletti, mettersi d'accordo su cosa si vuole discutere, se si vuol tentare di arrivare da qualche parte.

Serva per tutti l'esempio che si riferisce alla bellezza, dove tutto il discorso può iniziare e finire nell'asserto in sé vero, ma del tutto privo di giustificazione:
"L'ideale di bellezza per un rospo, è la sua rospa"

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"Nuda Veritas" Gian_lorenzo_bernini_045_la_verit%C3%A0_scoperta_dal_tempo_1646
Gian Lorenzo Bernini, “La verità svelata dal Tempo”, 1645 – 1652, Roma, Galleria Borghese.

Questa statua in marmo di Carrara, alta 280 cm, è un’opera incompiuta. Il progetto prevedeva un gruppo scultoreo con il “Tempo in volo, rivelatore della Verità”.

La raffigurazione del Tempo, doveva essere posta nella parte alta  ma non fu  realizzata da Gian Lorenzo.

La “Verità” è allegoricamente  rappresentata da una giovane, la quale viene spogliata in  modo vorticoso e violento dal “Tempo”.

La donna, seduta su un masso roccioso, sorregge con la mano destra il Sole (che simboleggia la Verità rivelata)  e poggia il piede della gamba sinistra sul globo terrestre.

Domenico Bernini, figlio di Gian Lorenzo, narra che il padre cominciò questa scultura in un periodo difficile della sua carriera, culminato con l'abbattimento di uno dei campanili da lui progettati per la Basilica di San Pietro e con l'elezione al soglio pontificio di Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), che gli preferì come architetto Francesco Borromini (1599-1667).

A differenza di altre opere di Gian Lorenzo Bernini, la Verità non fu ordinata da un committente, l’artista la fece per sé. Nel suo testamento, infatti, Gian Lorenzo  espresse il desiderio di far rimanere questa statua nella casa del primogenito dei suoi discendenti.

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Se non esiste la verità, perché parlarne?  Se esiste la verità a che serve discuterne ?

La verità è conforme ai fatti reali o come viene variamente percepita dagli individui ?  

Verità religiosa o  scientifica,  ?  Logico-matematica o  storica ?  Ogni disciplina ha la sua verità. Ma che tipo di verità ? Assoluta o relativa ?

Ma esiste la verità assoluta od universale ?

La verità assoluta è irraggiungibile per l'essere umano, non è ottenibile tramite la ragione. Allora perché credere  nella religione  cristiana ?  

Per il cristianesimo è Dio la verità assoluta. Recitare il “Credo” e  dire  "Credo in Dio padre ... creatore del cielo e della terra"  significa affermare che si crede in lui in modo assoluto, senza dubbi.  Il "credo" è considerato come gli assiomi di Euclide: verità autoevidente per il suo contenuto, da cui  far derivare ogni ragionamento.

Per poter dire in modo assoluto che non esiste Dio  o che non esiste una verità assoluta è necessaria la conoscenza assoluta dell’universo. Ma gli esseri umani hanno la mente limitata con conseguente conoscenza limitata, perciò  affermare che non esiste la verità assoluta è una contraddizione, perché chi lo dice crede in una sua verità assoluta.

In modo razionale e logico si può dire:  “Con la conoscenza limitata che ho, non credo che esista Dio o qualcosa che sia assolutamente vero”.

La  verità relativa (relativismo) afferma che  non  ci sono verità assolute e mette criticamente in discussione la possibilità di giungere ad una loro definizione assoluta e definitiva.

Il relativista sostiene che la verità assoluta non esiste; anche se esistesse non è conoscibile oppure è conoscibile solo parzialmente, cioè in modo relativo, perché tutto viene filtrato dalla percezione, limitata ed imperfetta.  

La filosofia relativista è antica. Risale alla sofistica greca. In seguito, posizioni relativiste furono espresse dallo scetticismo antico e moderno, dal criticismo, dall'empirismo e dal pragmatismo.

Nella “Critica della ragion pura” il filosofo Immanuel  Kant libera il campo dalle "prove" dell'esistenza di Dio.  Egli credeva che fosse assoluta solo la verità matematica.

Le verità relative non possono essere confrontate con le verità assolute. Queste,infatti, sono vere per tutte le epoche e le culture, perciò universali.

La legge di gravità è una realtà assoluta, i numeri hanno valore assoluto, anche se non in tutti i casi.  

Se non vi fossero verità assolute, criteri assoluti,  il mondo sarebbe nel caos. Non esisterebbero le “leggi” scientifiche valide per tutta la comunità scientifica,   non esisterebbero criteri di misurazione adottati da tutti,   e nulla che sia giusto o sbagliato.

Però c’è da dire che la scienza non cerca la verità assoluta ma la miglior spiegazione possibile di un fenomeno.

In ambito religioso per il relativismo non esiste una sola vera religione, nessun modo per avere una giusta relazione con Dio. Pertanto, tutte le religioni sarebbero false perché pretenderebbero tutte d’insegnare o di credere in qualche tipo di vita ultraterrena, in qualche tipo di verità assoluta. Infatti la religione cristiana si presenta come verità assoluta, indubitabile.

Le religioni sono un tentativo di dare un senso e una definizione alla vita. Esse nascono perché  l’umanità desidera qualcosa di più della semplice esistenza fisica.  
Attraverso la religione, le persone cercano sicurezza e speranza per il futuro, perdono per i peccati, pace e risposte alle domande esistenziali.

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La tradizione cristiana attribuisce all'evangelista ed apostolo Giovanni cinque testi neotestamentari: il Vangelo secondo Giovanni, le tre Lettere di Giovanni e l'Apocalisse di Giovanni. Un altro elaborato a lui attribuito è l'Apocrifo di Giovanni, ma questo testo non è considerato dalle Chiese cattolica ed ortodossa come divinamente ispirato.

Questo teologo è artisticamente raffigurato col simbolo dell'aquila, attribuitogli in quanto, con la sua visione descritta nell'Apocalisse, avrebbe contemplato la Vera Luce del Verbo, come descritto nel prologo del suo vangelo.

Nel terzo capitolo Giovanni usa la frase “fare la verità”: “Chi fa la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio” (Gv 3,21).

Per gli antichi Greci La verità non “si fa”, si conosce, invece per l’evangelista Giovanni (o chi successivamente ha manipolato il testo originario) la verità è rivelazione.

La verità è l’epifania della parola divina ; “en archè èn o Logos”, dice Giovanni, che fra i primi apostoli di Gesù fu quello che sviluppò il concetto di “Verità”, l’alètheia.

Lo storico della filosofia Francesco Adorno (1921 – 2010) evidenziò che il lemma greco “aletheia” deriva da ”lanthano” (= "coprire"), preceduto dall'alfa privativo, perciò indica ciò che si scopre nel giudizio; invece il vocabolo latino “veritas” nel suo significato originario vuol dire "fede".

I filosofi sofisti concepivano la verità come una forma di conoscenza sempre e comunque relativa al soggetto che la produce e al suo rapporto con l'esperienza. Perciò non esiste un'unica verità, ma una miriade di opinioni soggettive, perciò il relativismo coinvolge tutti gli ambiti della conoscenza.

Il filosofo e retore greco Protagora (486 a.C. – 411 a.C.), che fu il fondatore della filosofia sofistica, affermava: "riguardo agli dei, non ho la possibilità di accertare né che sono, né che non sono, opponendosi a ciò molte cose: l'oscurità dell'argomento e la brevità della vita umana".

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Anche Giambattista Tiepolo titolò una sua realizzazione “La Verità svelata dal Tempo”.
"Nuda Veritas" Foto2g-9682
Giambattista Tiepolo, “La Verità svelata dal Tempo”, 1745 circa, Vicenza, Musei Civici.

L’immagine allegorica raffigura la Verità, personificata dalla fanciulla sdraiata su una nube con a fianco il globo terrestre. Sulla mano destra ha uno specchio, con la mano sinistra sorregge il disco solare, simbolo della luce della Ragione.

Dietro di lei c’è il Tempo, simboleggiato da un anziano barbuto ed alato. La sua falce è poggiata vicino al globo. Con la mano destra sorregge un ramo di palma, che allude alla Verità. Il vecchio volge lo sguardo accigliato verso uno dei putti che gli ha appena rubato la clessidra.

Sulla destra della tela, al di sotto di un putto con una corona d’alloro, c’è la Menzogna abbagliata dalla luce della Verità.

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"Nuda Veritas" 310px-Time_Saving_Truth_from_Falsehood_and_Envy

François Lemoyne: “Tempo salva Verità da Invidia e Falsità” (1737).

The end

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