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Contro la disperazione.

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Sara Mori
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Viandante Forestiero
Viandante Forestiero
Il dramma peggiore nel mondo è la disperazione che è capace di far morire corpo e spirito dell'essere umano.La disperazione è l'arma migliore di cui il male si serve per annientare l'uomo nella dignità e nel suo valore per farlo suo.Nel mondo moderno la disperazione si è propagata velocemente includendo non solo alcune fasce della società ma un po' tutti e,sempre di più,i giovani.La disperazione,più che da una mancanza di beni materiali, viene da una solitudine interiore,da un'impossibilità di comunicare all'altro il proprio sentire(senza cadere nell'ipocrisia o nelle solite frasi fatte),dal non sentirsi amati o per lo meno benvoluti:tutto ciò porta ad un'insopportabilità del peso della vita.)Si sa di persone a cui non mancavano ricchezze o successo in campo lavorativo,bellezza,approvazione altrui(gente anche dello spettacolo,del cinema) e che pur si sono sentite sole e disperate.Ci sono due tipi di disperazione:quella di chi non è credente e quella di chi lo è.Sono tutte e due gravi ma la disperazione del credente è micidiale perchè è quella più voluta dal male.Chi crede in Dio e si dispera(per le delusioni della vita,degli affetti,per le disgrazie,le malattie,la miseria)manifesta una mancanza di fede che porterà ben presto all'indifferenza.Esiste poi il livello più grave di disperazione che è quello di colui che si sente in grave colpa verso Dio e verso gli uomini,che ha fatto cose ignobili,che si sente un reietto un rifiuto della società senza speranza di salvezza.Qui il male gioca la sua carta migliore,lo ha già nelle sue spire e aspetta solo il momento che costui si abbandoni ad una vita intima di stravizi o ad un gesto estremo di suicidio.Il dramma di Giuda(e anche di tanta parte dell'umanità)non è tanto aver tradito Gesù ma aver disperato del suo perdono e della sua misericordia.Se guardiamo a Dio come ad un Padre che ci sta a fianco e ci sostiene in tutto non c'è spazio per la disperazione(abbiamo l'esempio di Gesù che dormiva nella barca mentre intorno imperversava la tempesta!)Le tempeste della vita non disturbano la quiete di chi si sente unito a Dio!Anche il rapporto con gli altri può portare a disperazione(incomprensioni,litigi,tradimenti).In realtà nel mondo ogni essere umano è come un universo a sè(una città-stato,se mi si concede il termine).Vediamo persone intorno a noi di cui non conosciamo niente,non sappiamo chi sono nè la loro storia.Il corpo,come una corazza,racchiude volontà,sentimenti,gusti,aspirazioni,caratteristi che proprie che gli altri non conoscono(talvolta neanche gli stessi familiari)Vorremmo che gli altri ragionassero come noi,avessero gli stessi interessi,gusti alimentari,musicali,sportivi,idee politiche,scelte artistiche e ci meravigliamo se non apprezzano o disprezzano ciò che apprezziamo noi.Così scartiamo dalla nostra vita chi non è secondo il nostro modello.Siamo ormai miliardi di persone,tutti diversi,(come le impronte digitali),estranei l'uno all'altro con difficoltà di comunicare e di condividere.A volte abbiamo qualcosa in comune o che ci piace dell'altro e nascono così amicizie e innamoramenti ma,alla prima incongruenza,decadono.Vera amicizia e vero amore è quello di chi capisce che l'altro è diverso,accetta e condivide questa diversità conciliandola con se stesso.Il corpo è una facciata che spesso inganna,una maschera che può nascondere il totalmente diverso interiore.Nella nostra mente ci sono immagini di bellezza che ci travolgono (come anche i suoni,le melodie) e può capitare che una persona corrisponda a questa immagine e ne siamo profondamente attratti ma lo spirito di quella persona ci è sconosciuto.Solo uno Spirito Superiore comune può permettere di capirci,di accettare l'altro così com'è e di comunicare per formare un unico Ente:l'Umanità!

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altamarea
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Viandante Residente
Sara ha scritto:
La disperazione è l'arma migliore di cui il male si serve per annientare l'uomo nella dignità e nel suo valore per farlo suo.

Sara cos’è per te il “male” e cos’è il “bene” ?

In che modo il male interviene per “annientare” l’individuo ? Come riesce a “farlo suo” ?

Il cervello, la psiche e gli eventi esterni rimangono neutrali o la disperazione dipende da questi tre fattori ?

La disperazione, più che da una mancanza di beni materiali, viene da una solitudine interiore, da un'impossibilità di comunicare all'altro il proprio sentire(senza cadere nell'ipocrisia o nelle solite frasi fatte),dal non sentirsi amati o per lo meno benvoluti: tutto ciò porta ad un'insopportabilità del peso della vita.)

Nella tua eventuale replica, che “dispero” di poter leggere poiché mi privi delle tue risposte, devi approfondire cos’è per te la “solitudine interiore” ed io ti dirò la mia opinione, che già so. Idem per l’incomunicabilità interpersonale.

Per quanto riguarda lo stato d’animo del “non sentirsi amati” ti consiglio di aprire un altro topic, perché su questo tema c’è molto da scrivere.

Si sa di persone a cui non mancavano ricchezze o successo in campo lavorativo, bellezza, approvazione altrui (gente anche dello spettacolo,del cinema) e che pur si sono sentite sole e disperate.


Io direi “depresse”. Ci sono vari livelli di depressione.

Ci sono due tipi di disperazione: quella di chi non è credente e quella di chi lo è.
Sono tutte e due gravi ma la disperazione del credente è micidiale perchè è quella più voluta dal male.
Chi crede in Dio e si dispera(per le delusioni della vita, degli affetti, per le disgrazie, le malattie, la miseria)manifesta una mancanza di fede che porterà ben presto all'indifferenza.


L’indifferenza del fedele che diventa infedele nasce e si esaurisce nello stesso individuo. Pensa invece al dramma che crea l’inesistente Dio in chi spera e crede in lui come l’eterno esistente, il creatore dell’universo.

Esiste poi il livello più grave di disperazione che è quello di colui che si sente in grave colpa verso Dio e verso gli uomini, che ha fatto cose ignobili, che si sente un reietto un rifiuto della società senza speranza di salvezza. Qui il male gioca la sua carta migliore, lo ha già nelle sue spire e aspetta solo il momento che costui si abbandoni ad una vita intima di stravizi o ad un gesto estremo di suicidio.

La “vita intima di stravizi” viene praticata prima del pentimento, poi può “sentirsi un reietto, un rifiuto della società, senza speranza di salvezza”. Quando l’individuo raggiunge questo stato d’animo, il male da te evocato ha già avvinghiato l’individuo, per farne cosa ? Condurlo all’Inferno ?
Sara tu credi all’esistenza dell’Inferno ?

Lo sai che basta confessarsi in punto di morte per andare provvisoriamente in “purgatorio”, e dopo la “purga” accedere in Paradiso. La Chiesa offre schiere di “penitenzieri” pronti ad assolvere i peccatori in nome di Dio.
La confessione libera la “coscienza” e svolge una funzione catartica.
Per alleviare l’afflizione c’è chi sceglie di confessarsi dal presbitero e chi dal psicoterapeuta, perché entrambi sono tenuti al segreto di quanto viene detto loro e ciò facilità la libertà di espressione delle persone.

Se guardiamo a Dio come ad un Padre che ci sta a fianco e ci sostiene in tutto non c'è spazio per la disperazione(abbiamo l'esempio di Gesù che dormiva nella barca mentre intorno imperversava la tempesta!)Le tempeste della vita non disturbano la quiete di chi si sente unito a Dio!
Lo so che è confortante illudersi di avere dio-padre a fianco: nel passato a fianco o dietro c’era l’angelo custode a proteggerci. Non mi dire che gli angeli sono stati emarginati. Come faccio senza l’arcangelo Michele che sguaina la spada e mi difende dal “male” ?
Anche il rapporto con gli altri può portare a disperazione(incomprensioni, litigi, tradimenti).In realtà nel mondo ogni essere umano è come un universo a sé (una città-stato,se mi si concede il termine).Vediamo persone intorno a noi di cui non conosciamo niente,non sappiamo chi sono nè la loro storia. Il corpo, come una corazza, racchiude volontà, sentimenti, gusti, aspirazioni, caratteristi che proprie che gli altri non conoscono(talvolta neanche gli stessi familiari)Vorremmo che gli altri ragionassero come noi, avessero gli stessi interessi, gusti alimentari, musicali, sportivi, idee politiche, scelte artistiche e ci meravigliamo se non apprezzano o disprezzano ciò che apprezziamo noi. Così scartiamo dalla nostra vita chi non è secondo il nostro modello. Siamo ormai miliardi di persone, tutti diversi,(come le impronte digitali),estranei l'uno all'altro con difficoltà di comunicare e di condividere. A volte abbiamo qualcosa in comune o che ci piace dell'altro e nascono così amicizie e innamoramenti ma, alla prima incongruenza, decadono. Vera amicizia e vero amore è quello di chi capisce che l'altro è diverso, accetta e condivide questa diversità conciliandola con se stesso. Il corpo è una facciata che spesso inganna, una maschera che può nascondere il totalmente diverso interiore. Nella nostra mente ci sono immagini di bellezza che ci travolgono (come anche i suoni,le melodie) e può capitare che una persona corrisponda a questa immagine e ne siamo profondamente attratti ma lo spirito di quella persona ci è sconosciuto. Solo uno Spirito Superiore comune può permettere di capirci, di accettare l'altro così com'è e di comunicare per formare un unico Ente:l'Umanità!

Quest’ultima lunga parte del tuo post sono soltanto constatazioni di un adolescente.
Ciao Sara

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Candido
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Sara Mori
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Viandante Forestiero
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Per male intendo propriamente il maligno cioè un'entità negativa che ti spinge ad agire secondo le regole del suo mondo(quello terreno in cui l'uomo può agire come animale godendo soltanto dei piaceri del corpo fin che può,in un egoismo perfetto.)Il maligno ha le sue attrattive e spinge continuamente a fare cose che spesso non si vorrebbero fare.Per questo è necessaria una vigilanza continua per non diventare costanti servitori di questo male che riesce a far sfuggire dal nostro controllo perfino i pensieri.

Il cervello,la psiche e gli eventi esterni possono essere sopraffatti da questo spirito negativo.

La solitudine interiore per me è non riuscire a stabilire un contatto spirituale con l'altro come se mancasse una connessione che impedisce la comunicazione.

Penso che il maggior numero delle disperazioni e dei suicidi si riscontri in chi afferma che Dio non c'è piuttosto che in credenti che si sentono "delusi"da Dio.L'inferno è questo:cercare Dio,volerlo afferrare e non essere in grado di farlo.L'inferno è anche la condizione di chi si accorge di aver sbagliato(dopo la vita fisica)e non può tornare indietro.

Sul fatto delle confessioni e del lavaggio forzato della coscienza ho i miei dubbi.Certo,confidare a qualcuno ciò che si sente è liberatorio ma si tratta di quella comunicazione spirituale di cui parlavo che toglie la solitudine interiore

Infine continuo ad avercela con le chiese che hanno presentato una Divinità antropomorfa circondata da strane figure falsando il modo di pensare e la fede di intere generazioni:Dio è puro Spirito senza forma,nè sesso,nè tempo nè spazio;non è studiabile dal nostro tipo di scienza che si basa sulla materia ed è inimmaginabile dalla nostra mente che ha solo concetti inerenti la materia.L'importanza di Gesù per l'uomo è questa:guardando a Lui possiamo "vedere" come potrebbe essere Dio in un essere umano.Gesù può essere per noi la Scienza del Divino.

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altamarea
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Sara ha scritto:
Per male intendo propriamente il maligno cioè un'entità negativa che ti spinge ad agire secondo le regole del suo mondo(quello terreno in cui l'uomo può agire come animale godendo soltanto dei piaceri del corpo fin che può,in un egoismo perfetto.)Il maligno ha le sue attrattive e spinge continuamente a fare cose che spesso non si vorrebbero fare.Per questo è necessaria una vigilanza continua per non diventare costanti servitori di questo male che riesce a far sfuggire dal nostro controllo perfino i pensieri.

“il maligno come entità negativa” ? Spiegami le fattezze di questa “entità” !

Bene e male non possono coesistere poiché l'uno è la negazione dell'altro. Inoltre, i  concetti di "bene" e di” male" sono relativi e non assoluti. La realtà non è assolutamente buona o cattiva. Se il bene non è pensabile come opposizione al male si cade nell’indifferenza.

Il maligno ha le sue attrattive e spinge continuamente a fare cose che spesso non si vorrebbero fare. Per questo è necessaria una vigilanza continua per non diventare costanti servitori di questo male che riesce a far sfuggire dal nostro controllo perfino i pensieri.

Sara, penso che da sola ti stai rendendo difficile la quotidianità. Ma rilassati. Non essere ansiosa. Cerca di vivere le tue giornate affrontandole giorno per giorno senza pensare che dietro l’angolo c’è in agguato il “maligno” che ti costringe a dire le preghiere o a cercare un confessore per “liberarti” dal peso dei peccati.

Invece di chiamarlo “maligno” prova a chiamarlo “Eros” oppure “Dioniso”: essi ti rendono la vita piacevole.  

La solitudine interiore per me è non riuscire a stabilire un contatto spirituale con l'altro come se mancasse una connessione che impedisce la comunicazione.

Prova con un possibile partner col quale hai affinità. Penso che quando ti innamorerai metterai da parte le tue fisime a sfondo religioso.

Penso che il maggior numero delle disperazioni e dei suicidi si riscontri in chi afferma che Dio non c'è piuttosto che in credenti che si sentono "delusi"da Dio.L'inferno è questo:cercare Dio,volerlo afferrare e non essere in grado di farlo.L'inferno è anche la condizione di chi si accorge di aver sbagliato(dopo la vita fisica)e non può tornare indietro.

Questa è una tua illazione o è basata su dati statistici ? Quando si fanno queste affermazioni ci vogliono prove.

Io non sono un credente in Dio, non lo cerco e non penso al suicidio.
Io penso che dopo la morte ci sia il nulla, invece tu credi che il de cuius abbia il tempo per meditare ed accorgersi di aver sbagliato. Ogni illusione è lecita !

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altamarea
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Viandante Residente
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dedicato a Sara Mori

“Che io ti cerchi desiderando,
che ti desideri cercando,
che ti trovi amando,
che ti ami ritrovandoti”.


Questa locuzione la scrisse Il teologo-filosofo Anselmo d’Aosta, ove nacque nel 1033/34; fu monaco benedettino in Normandia e e vescovo di Canterbury, dove morì nel 1109.

La proposizione è tratta dalla pagina di apertura di uno dei suoi due capolavori, il “Proslogion” (= "colloquio") dell’anima con Dio: è un saggio di teologia in cui questo monaco espone la dimostrazione a priori dell'esistenza di Dio.

L’altro  saggio di teologia è il “Monologion” (= "soliloquio"), incentrato sull'analisi degli attributi divini e sul problema di dimostrare l'esistenza di Dio.  

Nella perifrasi  che ho evidenziato in rosso il vescovo Anselmo  inanella quattro verbi “annodandoli “ tra loro: cercare, desiderare, trovare, amare. Sono i punti cardinali dell’esperienza non solo mistica ma anche umana.

Il primo atto è il mettersi alla ricerca quando è il tempo della domanda, dell’attesa.

A quel primo atto si associa il desiderio, la motivazione, la speranza di una meta alta, l’ascesa verso la vetta della spiritualità.

Segue la luce quando si riesce a trovare ciò che si cercava e desiderava. Ed è a questo punto che si vive l’ultimo atto, l’esperienza suprema: l’incontro con Amore (se credi che Dio sia amore), totale e assoluto, eterno ed infinito. Si chiude, così, il cerchio della vita umana e spirituale.

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Candido
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Viandante Storico
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Beh, volevo solo dire che per me il maligno non esiste, cosa che qualcuno sostiene venga detta da chi del maligno è preda... SGHIGNAZZARE
Ovviamente esistono la malignità, la cattiveria, l'aggressività e via dicendo, atteggiamenti che dipendono in fondo dalla distorsione del mondo che si vive e spesso dalla propria infelicità. Fonte prima del tutto è forse l'egoismo, il non saper vedere al di là del proprio orticello, tendenza che dipende sostanzialmente da esperienze vissute in modo negativo e che ci hanno fatto ripiegare su noi stessi.
Tutto ciò a meno di non volere identificare il cosiddetto "male" con una entità vera e propria che chiamano "demonio". Secondo me il "male" è tutto ciò che impedisce la nostra evoluzione e spesso sembra farci tornare indietro, ma poiché ritengo che l'uomo sia un essere eterno (qui però il discorso diviene lungo) ogni vicenda che ci capita, ogni esperienza vissuta ha la sua necessità e serve a farci capire qualcosa. Al di là di ciò che chiamiamo BENE o MALE a causa delle nostre limitazioni, che ci impediscono di intuire il disegno divino. Vedo la vita come un libro aperto che leggiamo giorno per giorno. E che alla fine dovremmo imparare ad interpretare.

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Sara Mori
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Viandante Forestiero
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Non si possono dare delle fattezze ad entità spirituali;si sente solo il loro influsso nella nostra spiritualità

.Io non vivo con ansia e la preghiera per me è un piacere e non un castigo.Non frequento i confessionali e sono indignata dal fatto che le preghiere(quelle memorizzate)vengono date come penitenza:errore enorme del concetto di preghiera!

Eros e Dionisio erano divinità pagane ma pur sempre divinità per quei tempi.Se non si crede in Dio in quanto spirituale non si può credere neanche a questi.

La vita può essere piacevole anche mettendo sopra ad Eros e Dionisio qualcosa di più dignitoso per l'uomo(Tengo a precisare che non sono contraria a piaceri e divertimenti equilibrati poiché se Dio ci ha concesso una sensibilità lo ha fatto perché potessimo sperimentare e assaporare il bello e il buono che la Creazione ci presenta senza scendere al livello animalesco.L'uomo dà ad ogni cosa quel tocco in più che l'animale non fa:rende buoni i cibi,apprezza la musica,l'arte,la bellezza della natura,rende l'amore qualcosa di più di un atto generativo.

Io ho un partner di cui sono innamorata ma l'amore umano è un affluente dell'amore di Dio,ne fa parte non lo sostituisce.
Ritengo che non tutti gli atei chiaramente pensano al suicidio ma solo quelli a cui la vita in cui credono non ha dato e non ha più niente da dare(neanche Eros e Dionisio)Comunque penso di essere su un binario diverso dal tuo.Del resto ognuno ha la sua strada la sua meta,le sue illusioni come dici tu.In questa vita tutto è illusione:si fanno progetti e si lotta per realizzarli,ma siamo sicuri di arrivare a domani o anche questa è un'illusione?

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altamarea
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Viandante Residente
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Sara ha scritto:
Non si possono dare delle fattezze ad entità spirituali; si sente solo il loro influsso nella nostra spiritualità

Questa tua proposizione mi fa pensare all’antica Grecia e all’hybris, spesso associata alla “nemesis”, alla vendetta degli dei, nel tuo caso di Dio, per la tracotanza, la superbia che induce a sfidare il “creatore” nell’illusione di essere arbitro dell’essere e dell’esistere, invece, secondo te, è spinto ad agire dal volere  del “maligno” o da Dio.

Secondo la tua convinzione siamo attraversati da eventi, prove, forze incontrollabili, ma non accenni al libero arbitrio  dell'individuo.

Libero arbitrio e  libertà: io non credo che nelle persone le azioni siano determinate da forze soprannaturali  superiori ma derivano da  autonome scelte nel bene e nel male.

L'espressione "libero arbitrio" è nata delle discussioni teologiche cristiane,  in relazione alla conciliabilità tra onnipotenza e onniscienza divina e libertà umana.

Nell'accezione cristiana il libero arbitrio è un concetto teologico  che si relaziona  col peccato;  dal punto di vista laico il libero arbitrio è un concetto filosofico in relazione con la libertà dell'individuo (non c'è forza spirituale extraterrestre capace di ostacolarla o deviarla) e con l'indeterminismo (= casualità) del proprio volere.  

Ogni persona è libera di fare le proprie scelte, perseguite tramite volontà, perciò la sua possibilità di scelta è liberamente determinata. Ciò si contrappone alle varie concezioni secondo cui questa possibilità sarebbe in qualche modo predeterminata da fattori sovrannaturali (destino), il diavolo, Dio,  o naturali (determinismo),tramite i quali   il volere degli individui sarebbe prestabilito, perciò a seconda dei casi si parla di predestinazione o  fatalismo.

Il libero arbitrio è la possibilità di agire; la volontà è il mezzo e non lo scopo per compiere un'azione. Sono libero di amare una persona e applico la mia volontà per la strategia di corteggiamento affinché anche lei si innamori. Secondo la tua opinione, invece, il "maligno" o chi per lui decide dell'esito. Ti sembra normale ?

Constato che stai percorrendo la tua strada per rafforzare sempre più le tue convinzioni fideistiche. Il muro psicologico a sfondo religioso che stai alzando quanti anni durerà ?

Cosa dovrà accadere per convincerti del contrario delle tue credenze ?

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tiziana
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Viandante Affezionato
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@altamarea ha scritto:dedicato a Sara Mori

“Che io ti cerchi desiderando,
che ti desideri cercando,
che ti trovi amando,
che ti ami ritrovandoti”.


Questa locuzione la scrisse Il teologo-filosofo Anselmo d’Aosta, ove nacque nel 1033/34; fu monaco benedettino in Normandia e e vescovo di Canterbury, dove morì nel 1109.

La proposizione è tratta dalla pagina di apertura di uno dei suoi due capolavori, il “Proslogion” (= "colloquio") dell’anima con Dio: è un saggio di teologia in cui questo monaco espone la dimostrazione a priori dell'esistenza di Dio.

L’altro  saggio di teologia è il “Monologion” (= "soliloquio"), incentrato sull'analisi degli attributi divini e sul problema di dimostrare l'esistenza di Dio.  

Nella perifrasi  che ho evidenziato in rosso il vescovo Anselmo  inanella quattro verbi “annodandoli “ tra loro: cercare, desiderare, trovare, amare. Sono i punti cardinali dell’esperienza non solo mistica ma anche umana.

Il primo atto è il mettersi alla ricerca quando è il tempo della domanda, dell’attesa.

A quel primo atto si associa il desiderio, la motivazione, la speranza di una meta alta, l’ascesa verso la vetta della spiritualità.

Segue la luce quando si riesce a trovare ciò che si cercava e desiderava. Ed è a questo punto che si vive l’ultimo atto, l’esperienza suprema: l’incontro con Amore (se credi che Dio sia amore), totale e assoluto, eterno ed infinito. Si chiude, così, il cerchio della vita umana e spirituale.

S', la grande prova ontologica dell'esistenza di Dio, nel Proslogion ( che non esiste in greco) di Anselmo d'Aosta che dice, Dio è ciò di cui non può pensarsi cosa maggiore, cio' fu un pilastro per la storia della filosofia.



Ultima modifica di tiziana il Lun 10 Dic 2018 - 11:37, modificato 1 volta

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tiziana
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@Sara Mori ha scritto:Non si possono dare delle fattezze ad entità spirituali;si sente solo il loro influsso nella nostra spiritualità

.Io non vivo con ansia e la preghiera per me è un piacere e non un castigo.Non frequento i confessionali e sono indignata dal fatto che le preghiere(quelle memorizzate)vengono date come penitenza:errore enorme del concetto di preghiera!

Eros e Dionisio erano divinità pagane ma pur sempre divinità per quei tempi.Se non si crede in Dio in quanto spirituale non si può credere neanche a questi.

La vita può essere piacevole anche mettendo sopra ad Eros e Dionisio qualcosa di più dignitoso per l'uomo(Tengo a precisare che non sono contraria a piaceri e divertimenti equilibrati poiché se Dio ci ha concesso una sensibilità lo ha fatto perché potessimo sperimentare e assaporare il bello e il buono che la Creazione ci presenta senza scendere al livello animalesco.L'uomo dà ad ogni cosa quel tocco in più che l'animale non fa:rende buoni i cibi,apprezza la musica,l'arte,la bellezza della natura,rende l'amore qualcosa di più di un atto generativo.

Io ho un partner di cui sono innamorata ma l'amore umano è un affluente dell'amore di Dio,ne fa parte non lo sostituisce.
Ritengo che non tutti gli atei chiaramente pensano al suicidio ma solo quelli a cui la vita in cui credono non ha dato e non ha più niente da dare(neanche Eros e Dionisio)Comunque penso di essere su un binario diverso dal tuo.Del resto ognuno ha la sua strada la sua meta,le sue illusioni come dici tu.In questa vita tutto è illusione:si fanno progetti e si lotta per realizzarli,ma siamo sicuri di arrivare a domani o anche questa è un'illusione?


Gentile signora Mori, ma noi siamo cristiani ( la maggioranza di noi), e la nostra è una religione incarnata, per questo abbiamo dato vita a un'arte meravigliosa e riproduciamo in fattezze entità spirituali.

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