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Cogito

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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Cogito.

Derivato dall'abbreviazione Cartesiana " cogito ergo sum " esprime l'autoevidenza esistenziale del soggetto pensante, cioè la certezza che il soggetto pensante ha della sua esistenza in quanto tale.
Si tratta di un movimento di pensiero che è stato ripresentato varie volte nella storia, sia pure per fini diversi.
S. Agostino si avvalse di esso per confutare lo scetticismo accademico, cioè per dimostrare che non si può restare fermi al dubbio (o alla sospensione dell'assenso).
Da S. Agostino lo stesso atteggiamento di pensiero passerà in alcuni Scolastici come S. Tommaso, - Nessuno - egli dice- può pensare con assenso (nel senso di credere) di non essere, perchè pensando a qualcosa, percepisce di essere-.
Per quanto questo movimento di pensiero sia stato utilizzato per servire a fini diversi ( S. Agostino, ad es.,  lo utilizza per dimostrare la trascendenza della Verità [che è Dio stesso] e la presenza di essa nell'anima umana. Campanella lo utilizza per dimostrare la priorità di una nozione innata in sè su ogni altra specie di conoscenza, e Cartesio per giustificare il suo metodo dell'evidenza) e il suo preciso significato sia quindi inteso diversarsamente da un filosofo ed un altro, poche volte si è tuttavia dubitato ( tranne Nietzsche o Carnap ) della sua validità generale.
Ad ogni filosofia che faccia appello alla coscienza come allo strumento della ricerca filosofica, il Cogito deve apparire indubitabile perchè in realtà esso altro non è che la formulazione del postulato metodologico di una tale filosofia.
Ma anche filosofie che non riconoscono tale postulato fanno uso del Cogito e lo riconoscono, infine, valido.
Così fa, ad es., Locke che vede in esso - il più alto grado di certezza- , o Kant che vede in esso la stessa appercezione pura ( o coscienza riflessiva ).
Nella filosofia contemporanea, Husserl assume esplicitamente il Cogito come punto di partenza della sua filosofia e ricorre ad esso continuamente nel corso delle sue analisi, considerandolo come la struttura stessa dell'esperienza vissuta (o coscienza).
Heidegger stesso non mette in dubbio la validità del Cogito per quanto rimproveri a Kant di aver ristretto con esso l'io ad un "soggetto logico", isolato, " soggetto che accompagna le rappresentazioni in modo ontologicamente del tutto indeterminato".
Di fronte ad una così ampia accettazione, le critiche sono state assai scarse.
Si può pensare alla critica di Vico che rimproverava a Cartesio di aver detto  "io penso dunque sono" invece di " io penso dunque esisto" (conoscenza di causa, in quanto il Cogito Cartesiano sarebbe principio di scienza solo nel caso che la coscienza fosse causa dell'esistenza). Vico, comunque, non nega che il Cogito costituisca una certezza valida, anzi si preoccupa di correggerlo, come più sopra accennato.
La critica di Kierkegaard si rivolge alla portata, più che alla validità, del Cogito Cartesiano.
- Il principio di Cartesio "io penso dunque sono" è, al lume di logica, un gioco di parole, poichè quell' "io sono" non significa altro, logicamente, se non " io sono pensante " ovvero "io penso"- .
In altri termini, secondo Kierkegaard, la proposizione Cartesiana è puramente tautologica (è solo un'affermazione vera e conosciuta), in quanto il suo presupposto è l'identità dell'esistenza sommata al pensiero.
La vera, semplice e decisiva critica a questa nozione è da ritenersi quella di Nietzsche :- Si pensa, dunque c'è qualcosa che pensa, a questo si riduce l'argomentazione di Cartesio. Ma questo significa soltanto ritenere come vera a priori la nostra credenza nell'idea di sostanza. Dire che, quando si pensa, bisogna che sia qualcosa che pensi è semplicemente la formulazione dell'abitudine grammaticale che all'azione aggiunge un attore. In breve qui non si fa altro che formulare un postulato logico-metafisico, in luogo di contentarsi di constatarlo... Se si riduce la proposizione a questo " si pensa, dunque ci sono pensieri" ne risulta una semplice tautologia e la "realtà del pensiero" rimane fuori questione sicchè, in questa forma, si è portati a riconoscere l' "apparenza" del pensiero. Ma Cartesio voleva che il pensiero non fosse una realtà apparente ma fosse un in sè -.
Queste considerazioni di Nietzsche costituiscono una critica che molti filosofi contemporanei accetterebbero, del principio del Cogito.
Ad essa fa esplicito riferimento Carnap che sostanzialmente la ripete - l'esistenza dell'io- egli dice - non è un un originario stato di fatto. Dal Cogito non segue il sum; da " io sono cosciente" non segue che "io sono" ma soltanto che vi è un'esperienza cosciente. L'io non appartiene all'espressione delle fondamentali esperienze vissute, ma viene costituito più tardi, essenzialmente allo scopo di delimitare il suo ambito da quello all'altro... -. Questa critica è però ben lungi dall'essere condivisa anche dagli stessi empiristi logici e Ayer, per es., riconferma sostanzialmente la validità del principio Cartesiano come verità logica, pur limitandone la portata. - Se qualcuno pretende di sapere che egli esiste o che è conscio, la sua pretesa deve essere valida semplicemente perchè il suo essere valida è la logica condizione della sua esistenza-.
La posizione di Nietzsche su questo punto era più radicale, e sicuramente, più corretta (ed in questo io mi ritrovo perfettamente d'accordo con lui).

P.S.
Questo topic non vuole essere un "blog, un autodiario, o come si chiama...", mi farebbe piacere ci fossero dei  thread a seguito, altri post.
Mi piace postare tematiche filosofiche, ovvio che questo non vuol dire che ci sia condivisione o sviluppi dell'interazione tra di noi. Niente è obbligatorio.
Però ognuno potrebbe dire la sua, anche in maniera diversa, o contraria, sul Cogito, sulla coscienza esistenziale.  sorriso
A chi volesse risopondere un "grazie" anticipato.

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2
tiziana
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Viandante Residente
Viandante Residente

@Constantin ha scritto:Cogito.

Derivato dall'abbreviazione Cartesiana " cogito ergo sum " esprime l'autoevidenza esistenziale del soggetto pensante, cioè la certezza che il soggetto pensante ha della sua esistenza in quanto tale.
Si tratta di un movimento di pensiero che è stato ripresentato varie volte nella storia, sia pure per fini diversi.
S. Agostino si avvalse di esso per confutare lo scetticismo accademico, cioè per dimostrare che non si può restare fermi al dubbio (o alla sospensione dell'assenso).
Da S. Agostino lo stesso atteggiamento di pensiero passerà in alcuni Scolastici come S. Tommaso, - Nessuno - egli dice- può pensare con assenso (nel senso di credere) di non essere, perchè pensando a qualcosa, percepisce di essere-.
Per quanto questo movimento di pensiero sia stato utilizzato per servire a fini diversi ( S. Agostino, ad es.,  lo utilizza per dimostrare la trascendenza della Verità [che è Dio stesso] e la presenza di essa nell'anima umana. Campanella lo utilizza per dimostrare la priorità di una nozione innata in sè su ogni altra specie di conoscenza, e Cartesio per giustificare il suo metodo dell'evidenza) e il suo preciso significato sia quindi inteso diversarsamente da un filosofo ed un altro, poche volte si è tuttavia dubitato ( tranne Nietzsche o Carnap ) della sua validità generale.
Ad ogni filosofia che faccia appello alla coscienza come allo strumento della ricerca filosofica, il Cogito deve apparire indubitabile perchè in realtà esso altro non è che la formulazione del postulato metodologico di una tale filosofia.
Ma anche filosofie che non riconoscono tale postulato fanno uso del Cogito e lo riconoscono, infine, valido.
Così fa, ad es., Locke che vede in esso - il più alto grado di certezza- , o Kant che vede in esso la stessa appercezione pura ( o coscienza riflessiva ).
Nella filosofia contemporanea, Husserl assume esplicitamente il Cogito come punto di partenza della sua filosofia e ricorre ad esso continuamente nel corso delle sue analisi, considerandolo come la struttura stessa dell'esperienza vissuta (o coscienza).
Heidegger stesso non mette in dubbio la validità del Cogito per quanto rimproveri a Kant di aver ristretto con esso l'io ad un "soggetto logico", isolato, " soggetto che accompagna le rappresentazioni in modo ontologicamente del tutto indeterminato".
Di fronte ad una così ampia accettazione, le critiche sono state assai scarse.
Si può pensare alla critica di Vico che rimproverava a Cartesio di aver detto  "io penso dunque sono" invece di " io penso dunque esisto" (conoscenza di causa, in quanto il Cogito Cartesiano sarebbe principio di scienza solo nel caso che la coscienza fosse causa dell'esistenza). Vico, comunque, non nega che il Cogito costituisca una certezza valida, anzi si preoccupa di correggerlo, come più sopra accennato.
La critica di Kierkegaard si rivolge alla portata, più che alla validità, del Cogito Cartesiano.
- Il principio di Cartesio "io penso dunque sono" è, al lume di logica, un gioco di parole, poichè quell' "io sono" non significa altro, logicamente, se non " io sono pensante " ovvero "io penso"- .
In altri termini, secondo Kierkegaard, la proposizione Cartesiana è puramente tautologica (è solo un'affermazione vera e conosciuta), in quanto il suo presupposto è l'identità dell'esistenza sommata al pensiero.
La vera, semplice e decisiva critica a questa nozione è da ritenersi quella di Nietzsche :- Si pensa, dunque c'è qualcosa che pensa, a questo si riduce l'argomentazione di Cartesio. Ma questo significa soltanto ritenere come vera a priori la nostra credenza nell'idea di sostanza. Dire che, quando si pensa, bisogna che sia qualcosa che pensi è semplicemente la formulazione dell'abitudine grammaticale che all'azione aggiunge un attore. In breve qui non si fa altro che formulare un postulato logico-metafisico, in luogo di contentarsi di constatarlo... Se si riduce la proposizione a questo " si pensa, dunque ci sono pensieri" ne risulta una semplice tautologia e la "realtà del pensiero" rimane fuori questione sicchè, in questa forma, si è portati a riconoscere l' "apparenza" del pensiero. Ma Cartesio voleva che il pensiero non fosse una realtà apparente ma fosse un in sè -.
Queste considerazioni di Nietzsche costituiscono una critica che molti filosofi contemporanei accetterebbero, del principio del Cogito.
Ad essa fa esplicito riferimento Carnap che sostanzialmente la ripete - l'esistenza dell'io- egli dice - non è un un originario stato di fatto. Dal Cogito non segue il sum; da " io sono cosciente" non segue che "io sono" ma soltanto che vi è un'esperienza cosciente. L'io non appartiene all'espressione delle fondamentali esperienze vissute, ma viene costituito più tardi, essenzialmente allo scopo di delimitare il suo ambito da quello all'altro... -. Questa critica è però ben lungi dall'essere condivisa anche dagli stessi empiristi logici e Ayer, per es., riconferma sostanzialmente la validità del principio Cartesiano come verità logica, pur limitandone la portata. - Se qualcuno pretende di sapere che egli esiste o che è conscio, la sua pretesa deve essere valida semplicemente perchè il suo essere valida è la logica condizione della sua esistenza-.
La posizione di Nietzsche su questo punto era più radicale, e sicuramente, più corretta (ed in questo io mi ritrovo perfettamente d'accordo con lui).

P.S.
Questo topic non vuole essere un "blog, un autodiario, o come si chiama...", mi farebbe piacere ci fossero dei  thread a seguito, altri post.
Mi piace postare tematiche filosofiche, ovvio che questo non vuol dire che ci sia condivisione o sviluppi dell'interazione tra di noi. Niente è obbligatorio.
Però ognuno potrebbe dire la sua, anche in maniera diversa, o contraria, sul Cogito, sulla coscienza esistenziale.  sorriso
A chi volesse risopondere un "grazie" anticipato.

Io credo che un topic filosofico così lungo e complesso possa confondere le idee, penso che si deve essere più sintetici e concisi.
D'altronde il "Cogito" non nasce con Cartesio ma con Parmenide che nel frammento 3 del suo poema" Sulla natura" scrive:" Infatti lo stesso é pensare ed essere."
Ciao.

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3
Constantin
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Viandante Ad Honorem
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Ecco un "grazie" posticipato tiziana.
Mi dispiace ma non so essere più conciso.
Per quanto riguarda Parmenide, certo lo conosco, ma i miei riferimenti agli antichi filosofi sono più che altro  modalità di relazione per i contemporanei, mi danno l'opportunità di sviluppare tematiche che ritengo di notevole importanza.
Il riferimento a Cartesio con la sua autoevidenza esistenziale ( sostanzialmente diversa dalla citazione di Parmenide, credo da La via della Verità e La via dell'Opinione) è stato preso e messo a confronto, per l'appunto (e più che altro) con filosofi contemporanei ed in special modo con Nietzsche.
Ciao

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4
tiziana
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Viandante Residente
Viandante Residente

@Constantin ha scritto:Ecco un "grazie" posticipato tiziana.
Mi dispiace ma non so essere più conciso.
Per quanto riguarda Parmenide, certo lo conosco, ma i miei riferimenti agli antichi filosofi sono più che altro  modalità di relazione per i contemporanei, mi danno l'opportunità di sviluppare tematiche che ritengo di notevole importanza.
Il riferimento a Cartesio con la sua autoevidenza esistenziale ( sostanzialmente diversa dalla citazione di Parmenide, credo da La via della Verità e La via dell'Opinione) è stato preso e messo a confronto, per l'appunto (e più che altro) con filosofi contemporanei ed in special modo con Nietzsche.
Ciao
Caro Constantin,
ma Parmenide non ha scritto La via della Verità e la Via dell'Opinione, come saprai meglio di me, ha scritto solo il poema in versi Sulla natura, di cui ci rimangono purtroppo pochi frammenti. Io dicevo che non è Cartesio l'inventore del Cogito ma Parmenide, molti secoli prima, siamo nel VI sec a.e.v., ricordiamo che Omero visse tra il IX e l 'VIII sec a.e.v. e Omero non si occupò mai dell'Essere ma Parmenide sì.
Nel mio liceo privato, pieno di preti e di monache, di Parmenide non capii nulla, e manco di Cartesio, anzi mi chiedo perchè si studi filosofia nei licei classici religiosi. La filosofia si fonda sul dubbio, la fede sulla certezza, sono agli antipodi. Passando gli anni ho ripreso il mano il testo, che era di mio babbo, Sulla natura, con testo greco a fronte e mi sono tradotta i passi più importanti e ho cominciato a capire qualcosa. Lo spazio di tempo che avevamo per approfondire era anche molto ridotto, era un'epoca in cui si leggeva molto, Flaubert, Zola, Maupassant, ricordo che avevamo sempre un libro da leggere sotto il banco mentre gli altri venivano interrogati.
Nella mia timidezza me ne stavo da sola, e la mia compagna di banco una volta mi vide leggere Festa Mobile di Hemingway, regalatomi da babbo per il mio compleanno, era un libro delizioso sulla generazione perduta, con tutti questi grandi scrittori che si incontravano a Parigi negli anni 20. C'erano Picasso, Fitzgerald, la moglie Zelda, Hemingway, Pound e narra l'autore che quella era un periodo in cui erano tanto poveri e tanto felici. Fu un libro da leggere tutto d'un fiato. Tornate a scuola, l'insegnante di Lettere disse, ragazzi, ho scoperto un libro bellissimo, Festa Mobile, lo consiglio a tutti, leggetelo. Io tacqui perchè che mi importava, l'avevo letto e la bellezza del libro si era stata trasferita in me, il resto non mi interessava. Ma la mia compagna di banco, che mi voleva bene,  ora ha 2 ragazzi studiosi, etc, etc, non seppe stare zitta e disse ad alta voce, professoressa, lei lo ha letto, indicando me. L'insegnante mi conosceva, sapeva che ero timida, scontrosa e nascosta, e mi chiese però perchè non fossi entrata nella discussione e cosa ne pensassi, e così discutemmo di questo libro bellissimo che, in tutto il liceo, avevo letto solo io. Vabbè, una digressione.
Ciao.

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5
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Ciao tiziana, hai ragione quando dici che l'unico poema di Parmedine è  "Sulla natura". Di quel poema sono giunti a noi (come dicevi) solo pochi frammenti. Questi frammenti comprendono un Proemio e la trattazione in due parti: La via della Verità e La via dell'Opinione.
Ti riporto qui sotto una parte di questa trattazione:
" … Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l'una che "è" e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità);
l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo.
… Infatti lo stesso è pensare ed essere.
"
In effetti da questo sembrerebbe che sia stato lui il primo a parlare di autoevidenza esistenziale, il Cogito, per l'appunto.
Va beh... sono partito da Cartesio in quanto l'astrazione "Cogito ergo sum"  ci viene  da lui.
*****
Heminway, un grande.
Ho letto parecchi suoi libri, quello che mi piaciuto di più è " Per chi suona la campana".
Una vera avventura scritta in modo meraviglioso (attraverso un alter ego) su quando era corrispondente di guerra  durante il conflitto civile spagnolo.
Qualcuno che non apprezza chi furono "i partigiani"  ( anche i nostri ovviamente ) dovrebbe assolutamente leggerlo.

P.S. ... bellissimo anche "Festa mobile", ... Parigi, semplicemente il più bel posto al mondo dove lavorare...., peccato sia rimasto incompiuto.

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6
tiziana
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Viandante Residente
Viandante Residente

@Constantin ha scritto:Ciao tiziana, hai ragione quando dici che l'unico poema di Parmedine è  "Sulla natura". Di quel poema sono giunti a noi (come dicevi) solo pochi frammenti. Questi frammenti comprendono un Proemio e la trattazione in due parti: La via della Verità e La via dell'Opinione.
Ti riporto qui sotto una parte di questa trattazione:
" … Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l'una che "è" e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità);
l'altra che "non è" e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo.
… Infatti lo stesso è pensare ed essere.
"
In effetti da questo sembrerebbe che sia stato lui il primo a parlare di autoevidenza esistenziale, il Cogito, per l'appunto.
Va beh... sono partito da Cartesio in quanto l'astrazione "Cogito ergo sum"  ci viene  da lui.
*****
Heminway, un grande.
Ho letto parecchi suoi libri, quello che mi piaciuto di più è " Per chi suona la campana".
Una vera avventura scritta in modo meraviglioso (attraverso un alter ego) su quando era corrispondente di guerra  durante il conflitto civile spagnolo.
Qualcuno che non apprezza chi furono "i partigiani"  ( anche i nostri ovviamente ) dovrebbe assolutamente leggerlo.

P.S. ... bellissimo anche "Festa mobile", ... Parigi, semplicemente il più bel posto al mondo dove lavorare...., peccato sia rimasto incompiuto.
Caro Constantin,
ci stiamo soffermando su Parmenide perchè è uno dei più grandi filosofi che siano mai esistiti. Ci restano di lui 150 versi, suddivisi in  19 fremmenti, alcuni frammenti sono di un solo rigo.

Si può dividere in .

1) Un Proemio
2) Una parte prima
3) una parte seconda.

Il lui c'è fusione di Mythos e Logos, come si sa.

Nello stupendo Proemio appare il carro trainato dalle cavalle che seguendo le indicazioni di fanciulle, Figlie del Sole, lo conducono dalla Dea che gli spiegherà ogni cosa.

Qui mi colpisce l'immagine del carro, trainato da cavalle, che va verso il Sole, un'immagine che verrà ripresa nella Medea di Euripide, lei fugge su un carro alato, mentre Giasone si lamenta per l'uccisione dei figli, o avanzando nei secoli abbiamo la scena del carro in Romeo and Juliet, allorchè lei, nell' orto dei Capuleti, attende Romeo, e dice, galoppate veloci, cavalli dai piedi di fuoco, alle case del sole. Un cocchiere come Fetonte vi avrebbe già spinti a frustate verso l'Occidente e già avrebbe riportata qui la fosca notte.
Tornando indietro nei secoli ricordo Orazio nel Carmen saeculare che parla di un,

"Alme sol, curru nitido, ecc, ecc", ( O Sole divino che dai la vita, e che col carro lucente mostri e celi il giorno etc, etc).

Ma oltre ciò, l'importanza di Parmenide è di aver sistemato i binari su cui scorrerà tutta la filosofia occidentale e di aver tematizzato il principio di non-contraddizione.
Riguardo ad Hemingway, ricordo di aver letto tanti libri suoi, era l'era della pubertà in cui si studiava moltissimo, "studio matto e disperatissimo" vorrei poter dire... Ricordo che i miei avevano comprato una casa in campagna lontano da Roma ( 200 km), avevano amici lì, e mi trascinavano là d'estate a morire di caldo, non sapevo che fare, ero già stata a Londra per studiare l'inglese, e portavo con me cassette di frutta ripiene di libri da leggere. Mi dirai , ma a 15- 16 anni non avevi altro da fare? Eh, il ragazzo non ce l'avevo ancora, quindi leggevo, a volte anche un libro al gorno.

Di Hemingway lessi:

Per chi suona la campana
Festa mobile
Verdi colline d'Afica
Fiesta
Il vecchio e il mare, ect, ect.

Riguardo a Per chi suona la campana ( ci fu anche il famoso film con Gary Cooper e Ingrid Bergman), ricordo lei, Maria, che dormiva sempre nel sacco a pelo del partigiano Robert Jordan, e i franchisti le avevano massacrato i genitori e rasato a zero i capelli, e l'autore si sofferma spesso a dirci che Jordan accarezzava la testa di Maria e che i capelli stavano ricrescendo in fretta folti più di prima. Fu veramente una cosa terribile questa guerra civile in Spagna.
Per quanto riguarda i partigiani sono del parere che siano morti sulle montagne per la nostra libertà. Ho avuto parenti partigiani morti per questo.
Ciao.

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7
Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico

@Constantin ha scritto:Cogito.

Derivato dall'abbreviazione Cartesiana " cogito ergo sum " esprime l'autoevidenza esistenziale del soggetto pensante, cioè la certezza che il soggetto pensante ha della sua esistenza in quanto tale.
Si tratta di un movimento di pensiero che è stato ripresentato varie volte nella storia, sia pure per fini diversi.
S. Agostino si avvalse di esso per confutare lo scetticismo accademico, cioè per dimostrare che non si può restare fermi al dubbio (o alla sospensione dell'assenso).
Da S. Agostino lo stesso atteggiamento di pensiero passerà in alcuni Scolastici come S. Tommaso, - Nessuno - egli dice- può pensare con assenso (nel senso di credere) di non essere, perchè pensando a qualcosa, percepisce di essere-.
Per quanto questo movimento di pensiero sia stato utilizzato per servire a fini diversi ( S. Agostino, ad es.,  lo utilizza per dimostrare la trascendenza della Verità [che è Dio stesso] e la presenza di essa nell'anima umana. Campanella lo utilizza per dimostrare la priorità di una nozione innata in sè su ogni altra specie di conoscenza, e Cartesio per giustificare il suo metodo dell'evidenza) e il suo preciso significato sia quindi inteso diversarsamente da un filosofo ed un altro, poche volte si è tuttavia dubitato ( tranne Nietzsche o Carnap ) della sua validità generale.
Ad ogni filosofia che faccia appello alla coscienza come allo strumento della ricerca filosofica, il Cogito deve apparire indubitabile perchè in realtà esso altro non è che la formulazione del postulato metodologico di una tale filosofia.
Ma anche filosofie che non riconoscono tale postulato fanno uso del Cogito e lo riconoscono, infine, valido.
Così fa, ad es., Locke che vede in esso - il più alto grado di certezza- , o Kant che vede in esso la stessa appercezione pura ( o coscienza riflessiva ).
Nella filosofia contemporanea, Husserl assume esplicitamente il Cogito come punto di partenza della sua filosofia e ricorre ad esso continuamente nel corso delle sue analisi, considerandolo come la struttura stessa dell'esperienza vissuta (o coscienza).
Heidegger stesso non mette in dubbio la validità del Cogito per quanto rimproveri a Kant di aver ristretto con esso l'io ad un "soggetto logico", isolato, " soggetto che accompagna le rappresentazioni in modo ontologicamente del tutto indeterminato".
Di fronte ad una così ampia accettazione, le critiche sono state assai scarse.
Si può pensare alla critica di Vico che rimproverava a Cartesio di aver detto  "io penso dunque sono" invece di " io penso dunque esisto" (conoscenza di causa, in quanto il Cogito Cartesiano sarebbe principio di scienza solo nel caso che la coscienza fosse causa dell'esistenza). Vico, comunque, non nega che il Cogito costituisca una certezza valida, anzi si preoccupa di correggerlo, come più sopra accennato.
La critica di Kierkegaard si rivolge alla portata, più che alla validità, del Cogito Cartesiano.
- Il principio di Cartesio "io penso dunque sono" è, al lume di logica, un gioco di parole, poichè quell' "io sono" non significa altro, logicamente, se non " io sono pensante " ovvero "io penso"- .
In altri termini, secondo Kierkegaard, la proposizione Cartesiana è puramente tautologica (è solo un'affermazione vera e conosciuta), in quanto il suo presupposto è l'identità dell'esistenza sommata al pensiero.
La vera, semplice e decisiva critica a questa nozione è da ritenersi quella di Nietzsche :- Si pensa, dunque c'è qualcosa che pensa, a questo si riduce l'argomentazione di Cartesio. Ma questo significa soltanto ritenere come vera a priori la nostra credenza nell'idea di sostanza. Dire che, quando si pensa, bisogna che sia qualcosa che pensi è semplicemente la formulazione dell'abitudine grammaticale che all'azione aggiunge un attore. In breve qui non si fa altro che formulare un postulato logico-metafisico, in luogo di contentarsi di constatarlo... Se si riduce la proposizione a questo " si pensa, dunque ci sono pensieri" ne risulta una semplice tautologia e la "realtà del pensiero" rimane fuori questione sicchè, in questa forma, si è portati a riconoscere l' "apparenza" del pensiero. Ma Cartesio voleva che il pensiero non fosse una realtà apparente ma fosse un in sè -.
Queste considerazioni di Nietzsche costituiscono una critica che molti filosofi contemporanei accetterebbero, del principio del Cogito.
Ad essa fa esplicito riferimento Carnap che sostanzialmente la ripete - l'esistenza dell'io- egli dice - non è un un originario stato di fatto. Dal Cogito non segue il sum; da " io sono cosciente" non segue che "io sono" ma soltanto che vi è un'esperienza cosciente. L'io non appartiene all'espressione delle fondamentali esperienze vissute, ma viene costituito più tardi, essenzialmente allo scopo di delimitare il suo ambito da quello all'altro... -. Questa critica è però ben lungi dall'essere condivisa anche dagli stessi empiristi logici e Ayer, per es., riconferma sostanzialmente la validità del principio Cartesiano come verità logica, pur limitandone la portata. - Se qualcuno pretende di sapere che egli esiste o che è conscio, la sua pretesa deve essere valida semplicemente perchè il suo essere valida è la logica condizione della sua esistenza-.
La posizione di Nietzsche su questo punto era più radicale, e sicuramente, più corretta (ed in questo io mi ritrovo perfettamente d'accordo con lui).

P.S.
Questo topic non vuole essere un "blog, un autodiario, o come si chiama...", mi farebbe piacere ci fossero dei  thread a seguito, altri post.
Mi piace postare tematiche filosofiche, ovvio che questo non vuol dire che ci sia condivisione o sviluppi dell'interazione tra di noi. Niente è obbligatorio.
Però ognuno potrebbe dire la sua, anche in maniera diversa, o contraria, sul Cogito, sulla coscienza esistenziale.  sorriso
A chi volesse risopondere un "grazie" anticipato.

Constantin, non sono preparata sull'argomento, per poter rispondere devo documentarmi e mettermi a studiare  quindi finora mi sono limitata a leggervi sorriso

Intanto mi sembra che la frase completa scritta da Cartesio sia questa:
"Ego cogito, ergo sum, sive existo“. Che, tradotto suona come: “Io penso, dunque sono, ovvero esisto”.
Come hai detto tu  il “cogito ergo sum” di Cartesio giunge a conclusione di un lungo ragionamento intrapreso nel Discorso sul metodo.Parte dal dubbio per giungere alla verità.
Cartesio si propose lo scopo di provare a mettere in dubbio tutto. Se una qualche verità avesse davvero resistito ai colpi del dubbio, allora sarebbe stata abbastanza solida da costruirci sopra una scienza. Se invece avesse ceduto, sarebbe stata da scartare, però isembra che il suo ragionamento abbia rivelato delle falle.
Noi ci fidiamo dei sensi ma siamo sicuri che cioè che vediamo, sentiamo, tocchiamo siano affidabili, cioe esistono realmente?
Oppure un inganno? Come nel film Matrix, la realtà un sogno?La realtà è come la vediamo?Dunque tutto ciò che vediamo attorno a noi, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere un sogno e quindi non possiamo essere certi di quello che ci dicono i sensi.
Quindi se le certezze dei sensi non sono così certe perchè l'inganno avvenga ci deve essere un soggetto da ingannare quindi perché io venga ingannato, io devo esistere. È questo che Cartesio vuol dire con la sua frase “Cogito ergo sum”. Significa “Penso dunque sono”, e cioè “Dubito, mi inganno, quindi esisto”.

C’è una sola cosa di cui essere davvero certi, inevitabilmente: che il nostro io esiste. Ma come esistiamo?Non sappiamo se abbiamo davvero due braccia, due gambe, una testa e dei capelli. Quello potrebbe essere un inganno. Come in Matrix, potremmo essere delle larve attaccate a delle macchine.
 
Però, anche se fossimo delle larve, noi esisteremmo. Di questo siamo certi. Ed è questa la verità indubitabille.
Pensare dunque significa dubitare ma anche avere delle idee.
Forse la frase di Cartesio può sembrare un gioco di parole ma ha un suo perchè ed un senso.

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