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"Beati i poveri..." ?

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altamarea Online
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Le cosiddette “Beatitudini”, Gesù le ha proclamate nella sua predicazione sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata “discorso della montagna”.

Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come nuovo Mosè che comunica la via della vita, quella via che lui stesso metaforicamente percorre.

La prima delle “Beatitudini evangeliche”, che leggiamo nel Vangelo di Matteo (5,1-12), afferma:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”(Mt 5,3).

Ma che cosa significa “beati” (in greco makarioi) ? Beati vuol dire felici. E l’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire “mendicante”. Va legato al concetto ebraico di anawim, i “curvati” (gli umili e poveri sconfitti dalla vita), i “poveri di Iahweh”, che confidavano solo in Dio, un Dio “giustiziere”. Abbandono fiducioso in Dio progressivamente focalizzato nell’attesa della venuta redentrice del Messia, l’Inviato definitivo di Dio, il Cristo.

Per il profeta e rabbi di Nazaret, i poveri erano i primi destinatari del Vangelo, della buona notizia del regno di Dio che egli annunciava (cf. Mt 11,5-6; Lc 4,18).

Francesco d’Assisi comprese bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà. Rifiutò la vita agiata per “ sposare Madonna Povertà”, per imitare Gesù e seguire il Vangelo. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.

Trasformare la “povertà in spirito” in stile di vita significa cercare di essere liberi dalle cose, a non cedere alla cultura del consumo, a vivere con sobrietà e solidarietà, non con l’indifferenza verso gli altri.

Ma tra il dire e il fare, come si suol dire, c’è di mezzo il mare….

Nel significato non letterale vanno intesi anche altri strani ed imbarazzanti appelli di Gesù alla povertà. Due esempi:

“Se vuoi essere perfetto vai, vendi tutti i tuoi averi, dalli ai poveri e seguimi” (Mt 19, 21).

“E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli” (Mt 21, 24).

Ci sono anche altri stupefacenti inviti simili. Però è necessario tener presente che i vangeli non ci sono giunti in forma originale ma rielaborati nel tempo da più mani.

I primi isolati predicatori cristiani, “carismatici vaganti”, seguivano alla lettera il vero o presunto messaggio pauperistico di Gesù e vivevano in modo errabondo in Galilea, Giudea e, successivamente, in Siria, ma avevano poca presa nelle comunità urbane.

Ci vollero secoli perché la religione cristiana che insegnavano, riorientata nel tempo per adattarla alla loro contemporaneità, conquistasse le classi sociali “medie”. Nel IV secolo il cosiddetto editto (è un rescritto) costantiniano rese lecito il culto cristiano, fra gli altri culti permessi, e ci volle l’imperatore Teodosio I per imporre il cristianesimo come religione di Stato, con conseguenti carneficine dei cristiani verso i pagani.

Nei secoli di decadenza dell’impero romano d’Occidente e di crescente egemonia del cristianesimo ci fu la transizione da un modello di società in cui i poveri erano in gran parte “invisibili” ad un altro in cui ebbero un ruolo nell’immaginario collettivo ma non nella realtà sociale ed economica.

Era interesse della propaganda cristiana esaltare il ruolo dei poveri, perché funzionale alla leadership dei vescovi. Per acquisire potere presentavano le proprie azioni come una risposta alle necessità di un’intera categoria, quella dei poveri, che sostenevano di rappresentare.

La nuova ideologia religiosa dominante rivendicava il merito di aver messo radici nella parte infima della società tramite la cura vescovile dei poveri. Simile alla cosiddetta “tutela dei diritti umani” nella società a noi contemporanea. E’ uno “strumento” retorico attraverso cui oggi alcune ideologie giustificano e propagandano la loro “politica”.

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tiziana
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Viandante Residente
Viandante Residente

@altamarea ha scritto:Le cosiddette “Beatitudini”, Gesù le ha proclamate nella sua predicazione sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata “discorso della montagna”.

Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come nuovo Mosè che comunica la via della vita, quella via che lui stesso metaforicamente percorre.

La prima delle “Beatitudini evangeliche”, che leggiamo nel Vangelo di Matteo (5,1-12), afferma:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”(Mt 5,3).

Ma che cosa significa “beati” (in greco makarioi) ? Beati vuol dire felici. E l’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire “mendicante”. Va legato al concetto ebraico di anawim, i  “curvati” (gli umili e poveri sconfitti dalla vita),  i “poveri di Iahweh”, che confidavano solo in Dio, un Dio “giustiziere”. Abbandono fiducioso in Dio progressivamente focalizzato nell’attesa della venuta redentrice del Messia, l’Inviato definitivo di Dio, il Cristo.

Per il profeta e rabbi di Nazaret, i poveri erano i primi destinatari del Vangelo, della buona notizia del regno di Dio che egli annunciava (cf. Mt 11,5-6; Lc 4,18).

Francesco d’Assisi comprese bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà.  Rifiutò la vita agiata per “ sposare Madonna Povertà”, per imitare Gesù e seguire il Vangelo. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.

Trasformare la “povertà in spirito” in stile di vita significa cercare di essere liberi dalle cose, a non cedere alla cultura del consumo, a vivere con sobrietà e solidarietà, non con l’indifferenza verso gli altri.

Ma tra il dire e il fare, come si suol dire, c’è di mezzo il mare….

Nel significato non letterale  vanno intesi anche altri strani ed imbarazzanti appelli di Gesù alla povertà.  Due esempi:

“Se vuoi essere perfetto vai, vendi tutti i tuoi averi, dalli ai poveri e seguimi” (Mt 19, 21).

“E’ più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno dei cieli” (Mt 21, 24).  

Ci sono anche altri stupefacenti inviti simili. Però è necessario tener presente che i vangeli non ci sono giunti in forma originale ma rielaborati nel tempo da più mani.

I primi isolati predicatori cristiani, “carismatici vaganti”, seguivano alla lettera il vero o presunto messaggio pauperistico di Gesù e vivevano in modo errabondo in Galilea, Giudea e, successivamente, in Siria, ma avevano poca presa nelle comunità urbane.
 
Ci vollero secoli perché la religione cristiana che insegnavano, riorientata nel tempo per adattarla alla loro contemporaneità, conquistasse le classi sociali “medie”. Nel IV secolo il cosiddetto editto (è un rescritto) costantiniano rese lecito il culto cristiano, fra gli altri culti permessi, e ci volle l’imperatore Teodosio I per imporre il cristianesimo come religione di Stato, con conseguenti carneficine dei cristiani verso i pagani.

Nei secoli di decadenza dell’impero romano d’Occidente e di crescente egemonia del cristianesimo ci fu la transizione da un modello di società in cui i poveri erano in gran parte “invisibili” ad un altro in cui ebbero un ruolo nell’immaginario collettivo ma non nella realtà sociale ed economica.

Era interesse della propaganda cristiana esaltare il ruolo dei poveri, perché funzionale alla leadership dei vescovi. Per acquisire potere presentavano le proprie azioni come una risposta alle necessità di un’intera categoria, quella dei poveri, che sostenevano di rappresentare.

La nuova ideologia religiosa dominante rivendicava il merito di aver messo radici nella parte infima della società tramite la cura vescovile dei poveri. Simile alla cosiddetta “tutela dei diritti umani” nella società a noi contemporanea. E’ uno “strumento” retorico attraverso cui oggi alcune ideologie giustificano e propagandano la loro “politica”.  
Caro Altamarea,
hai affrontato un discorso complesso. Si sa cha vi sono le
Beatitudini di Matteo, e le Maledizioni di Luca.
Tu parli di Mt 5-3.
E' scritto, traslitterando dal greco, makarioi oi ptochoi to pneumati,
e cioè beati i poveri in spirito. E chi sono coloro secondo te? Non sono
solo i miserabili, i poveracci, i minimi, i piccoli, ma i semplici, coloro che ac-
cettano la volontà di D*o, così come lui la manda, senza porsi altri pro-
blemi. Nella letteratura mi vengono in mente due esempi di "poveri in spirito",
Lucia dei Promessi Sposi, libro grandissimo e tutto da ristudiare, comprese
le gride, e un personaggio delle Operette Morali di Leopardi, Il venditore di
almanacchi, e allorchè il passeggere gli chiede come vorrebbe fosse il nuovo
anno, egli risponde, così come D*o me lo mandasse.
Ecco due esempi di poveri in spirito.
Col rescritto di Costantino, la religione cristiana fu libera religione in tutto
l'Impero, con Teodosio, che sconfisse definitivamente l'Arianesimo, il Cristianesimo divenne aggressivo e si diffusein tutto l'orbe terracqueo allora conosciuto. Per il resto della storia un po' per
volta.
Ciao.

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anconastro
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"comprese le gride"
scusami, ma non vedo il nesso o l'importanza della lettura delle "gride" (che la critica storica e letteraria giudicano concordemente-caso raro se non unico- come parte "debole " dell'opera) col tema del thread. Puoi, per piacere, spiegarmi? Grazie!

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4
tiziana
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Viandante Residente
Viandante Residente

@anconastro ha scritto: "comprese le gride"
scusami, ma non vedo il nesso o l'importanza della lettura delle "gride" (che la critica storica e letteraria giudicano  concordemente-caso raro se non unico- come parte "debole " dell'opera) col tema del thread. Puoi, per piacere, spiegarmi? Grazie!

Di niente.
Il titolo del thread sono : Le beatitudini. Io ho accennato alla figura di Lucia dei Promessi Sposi e ho detto che quest'ultimo è un libro assolutamente da rileggere. Le gride non sono una parte minore del libro e nè la critica storico e letteraria le giudicano una parte debole, ma sono uno spaccato interessantissimo dell'epoca e vanno lette e ponderate. Tra l'altro sono anche ricche di humor che certo non manca a Manzoni.

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anconastro
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Viandante Residente
Viandante Residente
"Le gride non sono una parte minore del libro e nè la critica storico e letteraria le giudicano una parte debole"
evidentemente (senza polemica, per carità) abbiamo letto critici diversi. Per me sono una gran "pizza" iniutile che appesantisce (e non ce n'é certamente bisogno). Naturalmente, é legittimo che possa pensare diversamente.

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6
anconastro
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Viandante Residente
Viandante Residente
L'atto politico di Costantino é stato (non esiste prova contraria, naturalmente) una decisione di politica a breve termine che causo' gravi danni sul medio-lungo. Per Roma e per la civiltà greco-romana.
Ne paghiamo ancora il conto.
Il dibattito, inutile dirlo ( ed infatti, lo dico :) ) é aperto e, per coloro ai quali interessa, feroce.
Non é argomento del thread.
Le beatitudini restano un grande momento morale.
Inutili, come tanti altri testi di autori greci, latini, indiani, cinesi ....
Tutti li esaltano ed invitano GLI ALTRI a prenderne atto e seguirli....
Il tempio é pieno di mercanti e nemmeno con i carri armati si mettono fuori
(forse perché i tank sono i mercanti che li fabbricano)

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Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico
@altamarea ha scritto:Le cosiddette “Beatitudini”, Gesù le ha proclamate nella sua predicazione sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata “discorso della montagna”.

Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come nuovo Mosè che comunica la via della vita, quella via che lui stesso metaforicamente percorre.

La prima delle “Beatitudini evangeliche”, che leggiamo nel Vangelo di Matteo (5,1-12), afferma:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”(Mt 5,3).

Ma che cosa significa “beati” (in greco makarioi) ? Beati vuol dire felici. E l’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire “mendicante”. Va legato al concetto ebraico di anawim, i  “curvati” (gli umili e poveri sconfitti dalla vita),  i “poveri di Iahweh”, che confidavano solo in Dio, un Dio “giustiziere”. Abbandono fiducioso in Dio progressivamente focalizzato nell’attesa della venuta redentrice del Messia, l’Inviato definitivo di Dio, il Cristo.

Per il profeta e rabbi di Nazaret, i poveri erano i primi destinatari del Vangelo, della buona notizia del regno di Dio che egli annunciava (cf. Mt 11,5-6; Lc 4,18).

Francesco d’Assisi comprese bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà.  Rifiutò la vita agiata per “ sposare Madonna Povertà”, per imitare Gesù e seguire il Vangelo. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.

Trasformare la “povertà in spirito” in stile di vita significa cercare di essere liberi dalle cose, a non cedere alla cultura del consumo, a vivere con sobrietà e solidarietà, non con l’indifferenza verso gli altri.

Ma tra il dire e il fare, come si suol dire, c’è di mezzo il mare….[...]

[...]
Era interesse della propaganda cristiana esaltare il ruolo dei poveri, perché funzionale alla leadership dei vescovi. Per acquisire potere presentavano le proprie azioni come una risposta alle necessità di un’intera categoria, quella dei poveri, che sostenevano di rappresentare.

La nuova ideologia religiosa dominante rivendicava il merito di aver messo radici nella parte infima della società tramite la cura vescovile dei poveri. Simile alla cosiddetta “tutela dei diritti umani” nella società a noi contemporanea. E’ uno “strumento” retorico attraverso cui oggi alcune ideologie giustificano e propagandano la loro “politica”.  
Invitare alla povertà è sicuramente uno strumento politico per tener buone le masse ed il popolo, un invito ai poveri ed umili, gli ultimi per intenderci che diventa mezzo di riscatto di una vita misera con un premio nell'aldilà.
Di fatto però chi ha sempre predicato bene...spesso ha razzolato male, basta guardare ai ministri della Chiesa oggi che sono tutt'altro che poveri,  economicamente parlando, e spesso anche di spirito.
Il messaggio è comunque ancora oggi valido se interpretato come invito a fare a meno del superfluo,assenza di avidità, distacco e umiltà, solidarietà al servizio degli altri.
@anconastro ha scritto:L'atto politico di Costantino é stato (non esiste prova contraria, naturalmente) una decisione di politica a breve termine che causo' gravi danni sul medio-lungo. Per Roma e per la civiltà greco-romana.
Ne paghiamo ancora il conto.
Il dibattito, inutile dirlo ( ed infatti, lo dico :)  ) é aperto e, per coloro ai quali interessa, feroce.
Non é argomento del thread.
Le beatitudini restano un grande momento morale.
Inutili, come tanti altri testi di autori greci, latini, indiani, cinesi ....
Tutti li esaltano ed invitano GLI ALTRI  a prenderne atto e seguirli....
Il tempio é pieno di mercanti e nemmeno con i carri armati si mettono fuori
(forse perché i tank sono i mercanti che li fabbricano)
Tutti esaltano l'invito evangelico a diminuire l'ego, ad essere "umili", vivere con sobrietà e generosità, solidarietà ma gli ALTRI siamo anche noi, si dovrebbe iniziare prima di tutto da se stessi.

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tiziana
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Viandante Residente
Viandante Residente

@Arwen ha scritto:
@altamarea ha scritto:Le cosiddette “Beatitudini”, Gesù le ha proclamate nella sua predicazione sulla riva del lago di Galilea. C’era tanta folla e lui salì sulla collina, per ammaestrare i suoi discepoli, perciò quella predica viene chiamata “discorso della montagna”.

Nella Bibbia, il monte è visto come luogo dove Dio si rivela, e Gesù che predica sulla collina si presenta come nuovo Mosè che comunica la via della vita, quella via che lui stesso metaforicamente percorre.

La prima delle “Beatitudini evangeliche”, che leggiamo nel Vangelo di Matteo (5,1-12), afferma:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”(Mt 5,3).

Ma che cosa significa “beati” (in greco makarioi) ? Beati vuol dire felici. E l’aggettivo greco ptochós (povero) non ha un significato soltanto materiale, ma vuol dire “mendicante”. Va legato al concetto ebraico di anawim, i  “curvati” (gli umili e poveri sconfitti dalla vita),  i “poveri di Iahweh”, che confidavano solo in Dio, un Dio “giustiziere”. Abbandono fiducioso in Dio progressivamente focalizzato nell’attesa della venuta redentrice del Messia, l’Inviato definitivo di Dio, il Cristo.

Per il profeta e rabbi di Nazaret, i poveri erano i primi destinatari del Vangelo, della buona notizia del regno di Dio che egli annunciava (cf. Mt 11,5-6; Lc 4,18).

Francesco d’Assisi comprese bene il segreto della Beatitudine dei poveri in spirito. Infatti, quando Gesù gli parlò nella persona del lebbroso e nel crocifisso, egli riconobbe la grandezza di Dio e la propria condizione di umiltà.  Rifiutò la vita agiata per “ sposare Madonna Povertà”, per imitare Gesù e seguire il Vangelo. Francesco ha vissuto l’imitazione di Cristo povero e l’amore per i poveri in modo inscindibile, come le due facce di una stessa medaglia.

Trasformare la “povertà in spirito” in stile di vita significa cercare di essere liberi dalle cose, a non cedere alla cultura del consumo, a vivere con sobrietà e solidarietà, non con l’indifferenza verso gli altri.

Ma tra il dire e il fare, come si suol dire, c’è di mezzo il mare….[...]

[...]
Era interesse della propaganda cristiana esaltare il ruolo dei poveri, perché funzionale alla leadership dei vescovi. Per acquisire potere presentavano le proprie azioni come una risposta alle necessità di un’intera categoria, quella dei poveri, che sostenevano di rappresentare.

La nuova ideologia religiosa dominante rivendicava il merito di aver messo radici nella parte infima della società tramite la cura vescovile dei poveri. Simile alla cosiddetta “tutela dei diritti umani” nella società a noi contemporanea. E’ uno “strumento” retorico attraverso cui oggi alcune ideologie giustificano e propagandano la loro “politica”.  
Invitare alla povertà è sicuramente uno strumento politico per tener buone le masse ed il popolo, un invito ai poveri ed umili, gli ultimi per intenderci che diventa mezzo di riscatto di una vita misera con un premio nell'aldilà.
Di fatto però chi ha sempre predicato bene...spesso ha razzolato male, basta guardare ai ministri della Chiesa oggi che sono tutt'altro che poveri,  economicamente parlando, e spesso anche di spirito.
Il messaggio è comunque ancora oggi valido se interpretato come invito a fare a meno del superfluo,assenza di avidità, distacco e umiltà, solidarietà al servizio degli altri.
@anconastro ha scritto:L'atto politico di Costantino é stato (non esiste prova contraria, naturalmente) una decisione di politica a breve termine che causo' gravi danni sul medio-lungo. Per Roma e per la civiltà greco-romana.
Ne paghiamo ancora il conto.
Il dibattito, inutile dirlo ( ed infatti, lo dico :)  ) é aperto e, per coloro ai quali interessa, feroce.
Non é argomento del thread.
Le beatitudini restano un grande momento morale.
Inutili, come tanti altri testi di autori greci, latini, indiani, cinesi ....
Tutti li esaltano ed invitano GLI ALTRI  a prenderne atto e seguirli....
Il tempio é pieno di mercanti e nemmeno con i carri armati si mettono fuori
(forse perché i tank sono i mercanti che li fabbricano)
Tutti esaltano l'invito evangelico a diminuire l'ego, ad essere "umili", vivere con sobrietà e generosità, solidarietà ma gli ALTRI siamo anche noi, si dovrebbe iniziare prima di tutto da se stessi.

Qui si parla delle Beatitudini, e Altamarea ci ricorda i beati i poveri in spirito ( traslitterando dal greco è Makarioi oi ptochoi to pneumati). Altamarea ci dici che "poveri" (oi ptochoi) è un aggettivo, qui no, è usato come sostantivo, vedi anche la presenza dell'articolo "oi". Certo che tenere le masse nella povertà, nell'ignoranza fa comodo per manipolarle ma qui il discorso evangelico vuol dire altro.
Il rescritto di Costantino fu, allora, una necessità per la sopravvivenza dell'Impero, egli poteva allearsi con gli ariani o con i cristiani e scelse questi ultimi perchè erano di più, quindi si appoggiavano a vicenda. Non molto tempo dopo Teodosio sconfisse definitivamente l'arianesimo e ricordo che elimino' il Patriarca di Costantinopoli e chiamò a succedergli, come vescovo, uno dei tre grandi Padri Cappàdoci, San Gregorio di Nazianzo, poeta in lingua greca delicato e prolifico, che aveva nel suo cuore l'idea inconcussa della Trinità. Il Concilio di Costantinopoli I (381) finì male per il grande Nazianzeno, per rivalità e liti tra i padri conciliari e fu costretto ad abbandonarlo e nel suo famoso Addio al Concilio esistono tante frasi e parole cui liberamente Manzono si ispirò per il suo Addio ai monti.
Si battè per la coerenza di theoria e praxis, fu poeta sensibilissimo, finissimo in lingua greca e teologo insigne.
Fu poeta eccelso, ricordiamo l'Autobiografia in 1949 trimetri giambici, e gli epigrammi che ci sono giunti tutti con l'VIII Libro dell'Antologia Palatina.
Ecco alcuni versi che scrisse quando fu costretto ad abbandonare il Concilio di Costantinopoli I.

"Addio augusta basilica
Addio Santi Apostoli
Addio cattedra pontificale. Addio celebre città, eccelsa per l'ardore della fede e l'amore verso Gesù Cristo. Addio Oriente e Occidente, per i quali ho tanto combattuto, e che mi avete esposto a tante battaglie. Addio miei figli, conservate l'eredita' che vi è stata affidata. Ricordatevi delle mie sofferenze e che la grazia di Nostro Signore Gesù Cristo sia sempre presso di voi."

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Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico
Tiziana quando riprendi una citazione(quote), come in questo caso, non riesco a capire se è rivolta a me o ad Altamarea o alle risposte di Anconastro.

Prendila come suggerimento, per rispondere singolarmente a più di una "citazione" dovresti usare il tasto "multiquote", oppure solo quella a cui vuoi far riferimento nella risposta, altrimenti se per rispondere (ad esempio) ad Anconastro citi l'ultima risposta, in questo caso la mia che vengo per ultima, poi non si capisce a chi ti stai rivolgendo.

Comunque tornando all'argomento la mia risposta era rivolta all'intero post di Altamarea non specificatamente al rescritto di Constantino (di cui la dettagliata descrizione m'interessa relativamente) ma alla filosofia del messaggio evangelico sottolineato in grassetto cioè " Trasformare la “povertà in spirito” in stile di vita significa cercare di essere liberi dalle cose, a non cedere alla cultura del consumo, a vivere con sobrietà e solidarietà, non con l’indifferenza verso gli altri.
Ma tra il dire e il fare, come si suol dire, c’è di mezzo il mare… "


E' su questo che intendevo dibattere e su cui si basa la mia risposta.

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