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sull'indifferenza

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Sull'indifferenza.

Cos'è l'indifferenza?
Nel campo della ragione la potremmo definire :- nessuna ragione o il contrario di essa -.
Oppure l'enunciato che gli eventi hanno la stessa probabilità di esistere,  quando non c'è ragione da assumere nel merito di qualcosa che potrebbe accadere invece di un'altra.
Un fondamento della teoria (a priori) della probabilità, cioè della teoria che cerca di definire la probabilità; ed è anche alla base di quanto cerca di definire questa probabilità, indipendentemente dalla frequenza degli eventi cui essa si riferisce.
E' di sicuro uno stato mentale.
Uno stato mentale che non conterrebbe né piacere, né dolore, né una mescolanza del primo e del secondo.
E' sinonimo di "libero arbitrio", di libertà nel senso più largo o di ciò che assolutamente non dipende da un altro essere, da un avvenimento o da una condizione.
Ci si avvicina a uno stato di totale "indipendenza" da credenze religiose, da dottrine metafisiche, da moralità imposte o sottintese.
L'indifferente non dipende da nessuno, giudica e decide senza seguire l'opinione o i consigli  di altri.
L'indifferenza appartiene all'individuo e lo costituisce liberamente su quanto lo concerne e può applicarsi anche a qualcosa di transitorio che non ha unità propria, come un fenomeno che non potrebbe essere chiamato individuo. E' la cosa che più assomiglia alla "psicologia individuale", come lo studio delle differenze psichiche nei diversi spiriti.
Alla fine, potremmo definire l'indifferenza, come una tendenza che vede nell'individuo o nell'individuale la più essenziale forma di realtà, forse il più alto grado di valore, in quanto gli uomini sono sempre troppo governati.

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Constantin, un mio collega mi diceva che l'indifferenza verso una persona è il modo migliore per farle capire il proprio disprezzo. Ignorarla significa negare la sua esistenza.

Tale ricetta va bene anche per chi si separa, senza usare gesti violenti.

Ti faccio leggere il noto monito di Antonio Gramsci verso gli indifferenti:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

(11 febbraio 1917)

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
“Gli indifferenti” è il titolo del romanzo scritto e pubblicato nel 1929 da Alberto Moravia. Alcuni dei personaggi sono indifferenti nei confronti della morale (come Leo) e della vita.

L’indifferenza agisce nel silenzio, è scevra dall’ira e dall’espressione esteriore.

La vera indifferenza non provoca frustrazione nell’indifferente. Essa può essere violenta come l’odio.

Chi viene “negato” può soffrire o infischiarsene, a seconda delle cause.


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Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Quanto ho postato sull'indifferenza è un mero "ragionamento" sul significato "più generico" del termine.
Lo dico a beneficio di chi pensa (o a chi interessa) che io sia indifferente nello spirito. Non è così.

"La vita è troppo corta per trascorrere del tempo con persone con cui non sei felice.
Se qualcuno ti vuole nella sua vita, deve creare lo spazio per te.
E ognuno non dovrebbe aver bisogno di lottare per averlo.
Non insistere mai con qualcuno che dimostra di non apprezzare il tuo valore."


Oppure: "E poi ti trovi che un giorno sei tu ad avere l'arma,
e non spari,
perchè di colpire chi ti ha ferito,
non te ne importa più nulla."


Per quanto concerne "Gli indifferenti", libro che ho letto, come tanti altri di questo scrittore  che mi è piaciuto, (: il conformista, la ciociara, la noia, racconti romani, il disprezzo, cito a caso...)Moravia, attraverso le pagine del suo romanzo , rappresenta l’incapacità di volere e di vivere autenticamente la realtà (l'indifferenza, appunto) propria della borghesia degli anni trenta del secolo scorso ( ma, aggiungo, anche della borghesia attuale), schiava dei valori (simbolo) del denaro e del sesso. Sebbene io non sappia se l'indifferenza possa definirsi un simbolo è di sicuro il marchio della decadenza generale della società borghese.

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