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Il leprecauno, calzolaio delle fate.

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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Il Leprecauno,  calzolaio delle fate

Tra i folletti più famosi d’Irlanda c’è sicuramente il Leprecauno, il calzolaio delle fate, un piccolo ometto dai capelli e barba rossi, il vestito verde e una tuba in testa.

Il leprecauno è il più ricco, e il più taccagno, di tutti gli abitanti del Piccolo Popolo, in quanto, confezionando le sue scarpe magiche, è riuscito a guadagnarsi una grande fortuna che tiene in una pentola d’oro nascosta alla base dell’arcobaleno.
Nessuno, nemmeno gli altri esseri fatati, sa come raggiungerne il nascondiglio segreto!

Il Leprecauno: c’era una volta in Irlanda

… Si narra che un giorno due fratelli si trovarono a passeggiare nel bosco…

Calò la sera e si trovarono vicino ad un Biancospino,
albero molto amato da fate e folletti, quando iniziarono a sentire una musica allegra.

Incuriositi rimasero fermi a guardare e ben presto la radura si popolò di piccoli esseri fatati, che danzavano felici al chiarore della luna.
Un piccolo ometto vestito di verde e dalla barba rossa
si accorse di loro, e li invitò ad unirsi ai festeggiamenti, offrendo loro una buona bottiglia di whiskey e un pezzo di carbone, raccomandando che lo tenessero in tasca e non lo tirassero fuori sino all’indomani mattina.

I due fratelli erano assai scettici, ma non se la sentirono di contraddire un leprecauno: non si sa mai che scherzetti possa combinare per ripicca!
Così si unirono alle danze e si divertirono come matti per tutta la notte, finendo poi per addormentarsi sull’erba fresca.
Al mattino, presi dalla curiosità, frugarono nelle tasche alla ricerca del carbone ma al suo posto trovarono una manciata di monete d’oro.

Sbalorditi si interrogarono sul da farsi.
Il maggior dei due fratelli esclamò pieno di meraviglia
“Che fortuna! Se riusciremo a farci amico il leprecauno potremmo guadagnare un sacco di soldi senza più aver bisogno di lavorare!”
ma l’altro dissentì scuotendo il capo:

“No, fratello, non bisogna mai abusare della gentilezza del piccolo popolo. Godiamoci questo dono e torniamo a casa.”
“Torna pure a casa tu se vuoi, codardo! Io resterò qui sino a sera ed aspetterò che torni il leprecauno.”
Sbuffò il fratello maggiore, e così fece.

Lasciato solo sulla collina, aspettò la sera.

Nuovamente, puntuali, tornarono i folletti e il leprecauno, che lo invitarono a ballare ancora insieme a loro.
Il leprecauno lasciò al ragazzo un altro pezzettino di carbone con le stesse raccomandazioni della notte precedente.
Al mattino il ragazzo mise le mani in tasca tutto speranzoso di trovarci una gran fortuna, ma, ahimè, si ritrovò solo con una manciata di carbone.
Anche le monete ottenute la prima sera erano scomparse.
Sconsolato e con la coda tra le gambe tornò a casa e raccontò il fatto al fratello, che lo ammonì:
“Te l’avevo detto, non devi mai mostrarti irrispettoso verso la generosità dei folletti. Sei stato troppo avaro e sei stato punito!”

Ma poi il suo sguardo si addolcì:
“Tieni, prendi un po’ del mio oro, dividiamolo come da buoni fratelli!”

E da allora i giovani non ebbero più problemi economici (chissà che qualche leprecauno non ci abbia messo lo zampino..?) e il maggiore di loro imparò che dall’avarizia non si può ottenere altro che una manciata di carbone....





Ultima modifica di Constantin il Ven 12 Gen 2018 - 10:30, modificato 1 volta

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Lady Joan Marie
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Viandante Storico
Viandante Storico
Morale della favola: chi troppo vuole nulla stringe... Anzi, stringe il carbone!

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