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Constantin
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Calendari

Occorre una particolare intelligenza per scoprire il significato ultimo del tempo. Noi lo viviamo e vi ci identifichiamo tanto da vicino che non riusciamo ad accorgercene.
Il mondo dello spazio, che circonda la nostra esistenza, non è se non una parte del nostro vivere: il resto è tempo.
L'esistenza non è mai spiegabile in se stessa, ma solamente attraverso il tempo. Quando chiudiamo gli occhi, noi riusciamo ad avere il tempo senza lo spazio, mentre non potremo mai avere lo spazio senza il tempo.
Per un occhio spirituale e meditativo lo spazio non è che il tempo "congelato", tutte le cose sono eventi pietrificati.
Preambolo indispensabile, questo del tempo, se voglio arrivare al "calendario".
Ogni calendario riflette la storia, le tradizioni, la religione di un popolo: sul filo dei giorni si snodano infatti miti e leggende, riti e usanze, spesso frutto di tradizioni millenarie.
Lo confermano (in occidente) molte ricorrenze : la festa di San Giovanni, per esempio, nella notte tra il 23\24 di giugno è una festa del cristianesimo, di origine pagana (Litha), con il suo corteo di balli, canti, pratiche magiche e purificatorie, la "follia doverosa" del Capodanno o del Carnevale, l'atmosfera euforica dei giorni del solstizio invernale, il Natale e l'Epifania.
Persino i cibi preparati in tali occasioni tengono conto di usanze antichissime, dalle "ossa dei morti" (biscotti duri ricavati da una specie di pasta di mandorle) del 2 novembre, alle uova pasquali, al panettone\pandoro natalizio.
Sul calendario si riportano le feste religiose e quelle profane;  seguendo il ciclo del sole, dalla sua rinascita simbolica nel solstizio d'inverno fino al suo declinare nell'autunno: un percorso scandito dalle grandi ricorrenze che segnano i diversi periodi dell'anno.
Il calendario lo vedo, infine, come un percorso "pianificato" della vita dell'uomo; un "viaggio celeste", fra stelle, santi e pianeti a segnare gli attimi della nostra esistenza.

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altamarea
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Constantin ha scritto:
Occorre una particolare intelligenza per scoprire il significato ultimo del tempo. Noi lo viviamo e vi ci identifichiamo tanto da vicino che non riusciamo ad accorgercene.
Il mondo dello spazio, che circonda la nostra esistenza, non è se non una parte del nostro vivere: il resto è tempo.

Il tempo e lo spazio sono “strumenti” creati dalla mente per la loro comprensione.

Il tempo non è un attributo dell’universo ma è nel nostro cervello. In questo caso, come vengono ordinati nel tempo gli eventi di cui si è coscienti ?

Il meccanismo nervoso del tempo richiede l’integrità delle aree cerebrali che lo elaborano. E’ rilevante l’apporto alla conoscenza del senso del tempo da parte dello studio clinico e strumentale delle lesioni cerebrali.

La coscienza del tempo, spesso inconsciamente diversa da quello misurato dagli orologi.

Il tempo ha una realtà oggettiva o soggettiva? Come bisogna immaginare la direzione del suo scorrere? Con un andamento circolare, in base al quale tutto ciò che accade è destinato a ritornare eternamente seguendo il divenire ciclico con cui la natura stessa sembra manifestarsi, per esempio con le stagioni ? Oppure il tempo è assimilabile a un processo lineare, per cui il passato è qualcosa di irrimediabilmente trascorso e irrecuperabile e il futuro scorre inevitabilmente verso un fine provvidenziale o il nulla ?

Il tempo ha senso se può essere riempito di significato. Il “senso della vita” può essere trovato dentro di noi o fuori di noi, cioè può esserci trasmesso da altre persone. Ma nessuno può dirci quanto grande debba essere questo "significato" al fine di permettere allo scorrere del tempo di non pesarci.

L'essere umano è soggetto a un limite di tempo, che però non viene accettato. Cioè si accetta, individualmente, la fine del proprio tempo perché ci si trova in una condizione tale per cui ci si rende conto che non si può più continuare a vivere. La morte, quando è naturale, è sostanzialmente parte della vita, è vita essa stessa, poiché libera da malattie, sofferenze, disfacimento progressivo del corpo. Tuttavia, il fatto di accettare la propria morte non sta di per sé a significare che si sia contenti di accettarla, meno che mai sono disposti ad accettarla i congiunti o gli amici che hanno provato nei nostri confronti sentimenti di affetto.

Fino ad Albert Einstein tempo e spazio erano separati e considerati oggettivamente, sulla base della geometria euclidea. Lo spazio aveva tre dimensioni: lunghezza, larghezza ed altezza, ed il tempo era misurato con calendari di tipo solare o lunare e successivamente anche con gli orologi.
Con Einstein lo spazio ed il tempo diventano una cosa sola: lo spazio-tempo quadrimensionale unificato; questo concetto lo elaborò come conseguenza delle sue equazioni della relatività, ma dal punto di vista matematico è un concetto astratto. Comunque il tempo è spesso indicato come "quarta dimensione".

Einstein disse che quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio (rapportata a quella della luce), tanto più il tempo rallenta. Se io mi sposto da un fuso orario ad un altro, posso accorciare od allungare il tempo, ma è sempre in riferimento al mio tempo iniziale: nessun altro si accorgerà di questo mutamento.

Non ha senso chiedersi cosa c’è prima del tempo, perché non c’è un prima, che è un concetto temporale, e non esiste un dopo. E’ un continuo fluire in noi di passato, presente e futuro.
Per esempio, la speranza proietta nel futuro, invece nel dolore il tempo sembra fermarsi, diventa presente. La vecchiaia è rivolta al passato, con i ricordi che danno spessore all’identità attraverso la memoria, mentre il futuro è aleatorio.

il tempo non si consuma in uno scorrere senza significato; l’eschaton guida piuttosto il tempo, il tempo dell’uomo e della storia, come tempo non senza un fine e senza uno scopo, ma come tempo dell’amore.

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3
Constantin
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@altamarea ha scritto:Constantin ha scritto:
Occorre una particolare intelligenza per scoprire il significato ultimo del tempo. Noi lo viviamo e vi ci identifichiamo tanto da vicino che non riusciamo ad accorgercene.
Il mondo dello spazio, che circonda la nostra esistenza, non è se non una parte del nostro vivere: il resto è tempo.

Il tempo e lo spazio  sono “strumenti” creati dalla mente per la loro comprensione.  

Il tempo non è un attributo dell’universo ma è nel nostro cervello. In questo caso, come vengono ordinati nel tempo gli eventi di cui si è coscienti ?

Il meccanismo nervoso del tempo richiede l’integrità delle aree cerebrali che lo elaborano. E’ rilevante  l’apporto alla conoscenza del senso del tempo da parte dello studio clinico e strumentale delle lesioni cerebrali.

La coscienza del tempo, spesso inconsciamente diversa da quello misurato dagli orologi.  

Il tempo ha una realtà oggettiva o soggettiva? Come bisogna immaginare la direzione del suo scorrere? Con un andamento circolare, in base al quale tutto ciò che accade è destinato a ritornare eternamente seguendo il divenire ciclico con cui la natura stessa sembra manifestarsi, per esempio con le stagioni ? Oppure il tempo è assimilabile a un processo lineare, per cui il passato è qualcosa di irrimediabilmente trascorso e irrecuperabile e il futuro scorre inevitabilmente verso un fine provvidenziale o il nulla ?

Il tempo ha senso se può essere riempito di significato. Il “senso della vita” può essere trovato dentro di noi o fuori di noi, cioè può esserci trasmesso da altre persone. Ma nessuno può dirci quanto grande debba essere questo "significato" al fine di permettere allo scorrere del tempo di non pesarci.

L'essere umano è soggetto a un limite di tempo, che però non viene accettato. Cioè si accetta, individualmente, la fine del proprio tempo perché ci si trova in una condizione tale per cui ci si rende conto che non si può più continuare a vivere. La morte, quando è naturale, è sostanzialmente parte della vita, è vita essa stessa, poiché libera da malattie, sofferenze, disfacimento progressivo del corpo. Tuttavia, il fatto di accettare la propria morte non sta di per sé a significare che si sia contenti di accettarla, meno che mai sono disposti ad accettarla i congiunti o gli amici che hanno provato nei nostri confronti sentimenti di affetto.

Fino ad Albert Einstein tempo e spazio erano separati e considerati oggettivamente, sulla base della geometria euclidea. Lo spazio aveva tre dimensioni: lunghezza, larghezza ed altezza,  ed il tempo era misurato con calendari di tipo solare o lunare e successivamente anche con gli orologi.
Con Einstein lo spazio ed il tempo diventano una cosa sola: lo spazio-tempo quadrimensionale unificato; questo concetto lo  elaborò come conseguenza delle sue equazioni della relatività, ma  dal punto di vista matematico è un concetto astratto. Comunque il tempo è spesso indicato come "quarta dimensione".

Einstein disse che quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio (rapportata a quella della luce), tanto più il tempo rallenta. Se io mi sposto da un fuso orario ad un altro, posso accorciare od allungare il tempo, ma è sempre in riferimento al mio tempo iniziale: nessun altro si accorgerà di questo mutamento.

Non ha senso chiedersi cosa c’è prima del tempo, perché non c’è un prima, che è un concetto temporale, e non esiste un dopo.  E’ un continuo fluire in noi di passato, presente e futuro.
Per esempio, la speranza proietta nel futuro, invece nel dolore il tempo sembra fermarsi, diventa presente. La vecchiaia è rivolta al passato, con i ricordi che danno spessore all’identità attraverso la memoria, mentre il futuro è aleatorio.  

il tempo non si consuma in uno scorrere senza significato; l’eschaton guida piuttosto il tempo, il tempo dell’uomo e della storia, come tempo non senza un fine e senza uno scopo, ma come tempo dell’amore.
... vorrei però puntualizzare, ricavando nozioni da  Carlos Castaneda...
l' elemento più importante nel mondo è il concetto di Tempo\Intento.
Per gli Sciamani dell'antico Messico l'Intento era una forza che potevano visualizzare quando vedevano l'energia così come fluisce nell'universo. Lo definivano una forza pervasiva che interveniva in ogni aspetto del tempo e dello spazio. E' la spinta che sta alla base di tutto; ma la cosa fondamentale per gli Sciamani era che quell'Intento, un'astrazione pura, era intimamente legato all'uomo, il quale poteva manipolarlo, mediante una forte disciplina comportamentale.
Un altro elemento di questo insolito sistema cognitivo era la comprensione che gli Sciamani avevano dei concetti di tempo e di spazio, e l'uso che ne facevano. Per loro, il tempo e lo spazio non erano quei fenomeni che rientrano nella nostra esistenza in quanto parte integrante del nostro sistema cognitivo normale.
Per l'uomo comune, la definizione canonica del tempo è "un continuum non spaziale in cui gli eventi si verificano in una successione apparentemente irreversibile, che dal passato attraversa il presente e prosegue nel futuro". Quanto allo spazio è "l'estensione infinita del campo tridimensionale in cui esistono le stelle e le galassie: l'universo".
Secondo gli antichi Sciamani il tempo assomigliava più che altro a un pensiero: un pensiero pensato da qualcosa di un'immensità inconcepibile. Essi ritenevano che l'uomo, in quanto parte di quel pensiero pensato da forze per lui inimmaginabili ne trattenesse una piccola percentuale che poteva essere recuperata in particolari circostanze di disciplina rigorosissima. Quanto allo spazio, per gli Sciamani era un dominio astratto di attività. Lo chiamavano Infinito, e si riferivano a esso come alla somma totale degli sforzi di tutte le creature viventi. Lo spazio era per loro più accessibile, qualcosa di quasi terreno, come se della sua formulazione astratta avessero trattenuto una percentuale maggiore.
Gli antichi Sciamani, diversamente da noi, non consideravano il tempo e lo spazio come due oscure astrazioni. Benché inesprimibili, erano comunque parte integrante dell'uomo. Gli Sciamani possedevano un altro elemento cognitivo chiamato la Ruota del Tempo e la spiegazione che ne offrivano era che il tempo assomigliava a un tunnel infinitamente largo e lungo, un tunnel con solchi riflettenti. Tutti i solchi erano infiniti, e altrettanto infinito era il loro numero. La forza stessa della vita imponeva alle creature viventi di guardare in un unico solco, e questo significava restarne intrappolati e vivere esclusivamente in esso. Lo scopo ultimo di un uomo sta nel concentrare, attraverso l'impiego di una disciplina profonda, la sua attenzione incrollabile sulla Ruota del Tempo, al fine di farla girare. Gli uomini che vi riescono possono guardare in qualsiasi solco e da esso ricavare qualunque cosa desiderino.
La libertà dalla coercizione a contemplarne uno solo significa che si è in grado di guardare in entrambe le direzioni: dove il tempo si ritira e dove avanza. In quest'ottica, la Ruota del Tempo si traduce in un'influenza soverchiante che abbraccia tutta la vita dell'uomo e la supera. Essa sembra tesa da una molla dotata di vita propria che, nell'ambito del sistema cognitivo degli Sciamani, è la Ruota del Tempo. Il pensiero degli Sciamani dell'antico Messico sulla vita, sulla morte, sull'universo e sull'energia, mostra come comprendessero non solo l'universo, ma anche i processi della vita e della coesistenza nel nostro mondo. Ma soprattutto, ci indicano la possibilità di maneggiare contemporaneamente due sistemi cognitivi senza recare alcun danno al proprio sé.

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tiziana
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Viandante Forestiero
Viandante Forestiero

@altamarea ha scritto:Constantin ha scritto:
Occorre una particolare intelligenza per scoprire il significato ultimo del tempo. Noi lo viviamo e vi ci identifichiamo tanto da vicino che non riusciamo ad accorgercene.
Il mondo dello spazio, che circonda la nostra esistenza, non è se non una parte del nostro vivere: il resto è tempo.

Il tempo e lo spazio  sono “strumenti” creati dalla mente per la loro comprensione.  

Il tempo non è un attributo dell’universo ma è nel nostro cervello. In questo caso, come vengono ordinati nel tempo gli eventi di cui si è coscienti ?

Il meccanismo nervoso del tempo richiede l’integrità delle aree cerebrali che lo elaborano. E’ rilevante  l’apporto alla conoscenza del senso del tempo da parte dello studio clinico e strumentale delle lesioni cerebrali.

La coscienza del tempo, spesso inconsciamente diversa da quello misurato dagli orologi.  

Il tempo ha una realtà oggettiva o soggettiva? Come bisogna immaginare la direzione del suo scorrere? Con un andamento circolare, in base al quale tutto ciò che accade è destinato a ritornare eternamente seguendo il divenire ciclico con cui la natura stessa sembra manifestarsi, per esempio con le stagioni ? Oppure il tempo è assimilabile a un processo lineare, per cui il passato è qualcosa di irrimediabilmente trascorso e irrecuperabile e il futuro scorre inevitabilmente verso un fine provvidenziale o il nulla ?

Il tempo ha senso se può essere riempito di significato. Il “senso della vita” può essere trovato dentro di noi o fuori di noi, cioè può esserci trasmesso da altre persone. Ma nessuno può dirci quanto grande debba essere questo "significato" al fine di permettere allo scorrere del tempo di non pesarci.

L'essere umano è soggetto a un limite di tempo, che però non viene accettato. Cioè si accetta, individualmente, la fine del proprio tempo perché ci si trova in una condizione tale per cui ci si rende conto che non si può più continuare a vivere. La morte, quando è naturale, è sostanzialmente parte della vita, è vita essa stessa, poiché libera da malattie, sofferenze, disfacimento progressivo del corpo. Tuttavia, il fatto di accettare la propria morte non sta di per sé a significare che si sia contenti di accettarla, meno che mai sono disposti ad accettarla i congiunti o gli amici che hanno provato nei nostri confronti sentimenti di affetto.

Fino ad Albert Einstein tempo e spazio erano separati e considerati oggettivamente, sulla base della geometria euclidea. Lo spazio aveva tre dimensioni: lunghezza, larghezza ed altezza,  ed il tempo era misurato con calendari di tipo solare o lunare e successivamente anche con gli orologi.
Con Einstein lo spazio ed il tempo diventano una cosa sola: lo spazio-tempo quadrimensionale unificato; questo concetto lo  elaborò come conseguenza delle sue equazioni della relatività, ma  dal punto di vista matematico è un concetto astratto. Comunque il tempo è spesso indicato come "quarta dimensione".

Einstein disse che quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio (rapportata a quella della luce), tanto più il tempo rallenta. Se io mi sposto da un fuso orario ad un altro, posso accorciare od allungare il tempo, ma è sempre in riferimento al mio tempo iniziale: nessun altro si accorgerà di questo mutamento.

Non ha senso chiedersi cosa c’è prima del tempo, perché non c’è un prima, che è un concetto temporale, e non esiste un dopo.  E’ un continuo fluire in noi di passato, presente e futuro.
Per esempio, la speranza proietta nel futuro, invece nel dolore il tempo sembra fermarsi, diventa presente. La vecchiaia è rivolta al passato, con i ricordi che danno spessore all’identità attraverso la memoria, mentre il futuro è aleatorio.  

il tempo non si consuma in uno scorrere senza significato; l’eschaton guida piuttosto il tempo, il tempo dell’uomo e della storia, come tempo non senza un fine e senza uno scopo, ma come tempo dell’amore.
Caro Altamarea, l'integrità delle aree cerebrali è importante non solo per la cognizione del tempo ma anche per permettere movimenti e ricevere stimoli sensitivi. Che poi il tempo sia solo un fluire non credo, il nostro universo ha 17 mld di anni ( è un bel po' di tempo...) e un'estensione di 17 mld di anni- luce, pare che vi siano universi paralleli e che dopo questo Big Bang vi siano stati altri Big-Bang, di cui ci stanno arrivando solo oggi i rumori di fondo. Dire che il tempo non abbia un prima e un dopo ma sia solo un fluire non credo sia giusto.
Poi, l'essere umano è nato per l'immortalità, sarebbe, sennò, ben poca cosa la nostra vita se tutto finisse qui, quando moriremo andremo in un'altra dimensione. Ciao

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Constantin
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" Le dimensioni del Multiverso sono così smisurate che hanno come conseguenza che da qualche parte esistono altri esseri uguali a noi, ma non rischiamo di incontrarli. La distanza che dovremmo percorrere è così grande che il numero di chilometri ha più cifre di quante sono le particelle dell'Universo "

********Che poi il tempo sia solo un fluire non credo, il nostro universo ha 17 mld di anni ( è un bel po' di tempo...) e un'estensione di 17 mld di anni- luce, pare che vi siano universi paralleli e che dopo questo Big Bang vi siano stati altri Big-Bang, di cui ci stanno arrivando solo oggi i rumori di fondo (Tiziana)*******

==== Un'opinione (tempo\coscienza) qui a seguito :
Quando seguo con gli occhi sul quadrante di un orologio il movimento della lancetta che corrisponde alle oscillazioni del pendolo, non misuro la durata, come potrebbe sembrare; mi limito invece a contare delle simultaneità, cosa molto diversa. Al di fuori di me, nello spazio, vi è un’unica posizione della lancetta e del pendolo, in quanto non resta nulla delle posizioni passate.
Dentro di me, si svolge un processo d’organizzazione o di mutua compenetrazione dei fatti di coscienza, che costituisce la vera durata. Mi rappresento ciò che io chiamo le oscillazioni passate del pendolo, nello stesso tempo in cui percepisco l’oscillazione attuale, proprio perché io duro in questo modo. Sopprimiamo ora, per un istante, l’io che pensa queste cosiddette oscillazioni successive; avremo sempre una sola oscillazione del pendolo, anzi una sola posizione di questo pendolo, e quindi nessuna durata. Sopprimiamo, d’altra parte, il pendolo e le sue oscillazioni; avremo solo la durata eterogenea dell’io, senza momenti esterni gli uni agli altri, senza rapporti con il numero. Così, nel nostro io, vi è successione senza esteriorità reciproca; al di fuori dell’io, esteriorità reciproca senza successione:
esteriorità reciproca, in quanto l’oscillazione presente è radicalmente distinta dalla oscillazione precedente che non è più; ma assenza di successione, in quanto la successione esiste solo per uno spettatore cosciente che ricordi il passato e giustapponga le due oscillazioni o i loro simboli in uno spazio ausiliario.
Ora, tra questa successione senza esteriorità e questa esteriorità senza successione si attua una specie di scambio, abbastanza simile a quello che i fisici chiamano un fenomeno di endosmosi. Siccome ognuna delle fasi successive della nostra vita cosciente, che tuttavia si compenetrano fra loro, corrisponde a una oscillazione del pendolo a essa simultanea, e siccome d’altra parte queste oscillazioni sono nettamente distinte, poiché quando una si produce l’altra non c’è più, contraiamo l’abitudine di stabilire la stessa distinzione tra i momenti successivi della nostra vita cosciente: le oscillazioni del bilanciere la scompongono, per così dire, in parti esterne le une alle altre. Di qui l’idea erronea di una durata interna omogenea, analoga allo spazio, i cui momenti identici si susseguirebbero senza compenetrarsi.
... in altri termini le nostre percezioni, sensazioni, emozioni e idee si presentano sotto un duplice aspetto (di coscienza temporale): l'uno netto, preciso ma impersonale; l'altro confuso, infinitamente mobile ed inesprimibile, poichè il linguaggio non potrebbe coglierlo senza fissarne la mobilità (pendolo), e nemmeno adattarlo alla sua forma banale senza farlo cadere nel dominio comune.



Ultima modifica di Constantin il Ven 12 Gen 2018 - 17:31, modificato 1 volta

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Arwen
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@tiziana ha scritto:

[...]Che poi il tempo sia solo un fluire non credo, il nostro universo ha 17 mld di anni ( è un bel po' di tempo...) e un'estensione di 17 mld di anni- luce, pare che vi siano universi paralleli e che dopo  questo Big Bang vi siano stati altri Big-Bang, di cui ci stanno arrivando solo oggi i rumori di fondo. Dire che il tempo non abbia un prima e un dopo ma sia solo un fluire non credo sia giusto.
Poi, l'essere umano è nato per l'immortalità, sarebbe, sennò, ben poca cosa la nostra vita se tutto finisse qui, quando moriremo andremo in un'altra dimensione. Ciao
Forse Altamarea intende che gli eventi avvengono. Ma non in un ordine "temporale"rispetto ad un riferimento preciso...ma in un "ordine relazionale tra di loro".
Credo sia questo che s'intende con "fluire" del tempo.

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Arwen
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@altamarea ha scritto:

Il tempo e lo spazio  sono “strumenti” creati dalla mente per la loro comprensione.  

Il tempo non è un attributo dell’universo ma è nel nostro cervello.


Sono d'accordo con Altamarea nella sua definizione di tempo dal punto di vista fisico e che il tempo essendo variabile e soggettivo per cui si ha una percezione diversa è illusione, cioè non esiste, nel senso non che sia tutto fermo e immutabile  ma  ce non esiste una specie di "superorologio" o un qualche cosa che "sovrintenda" agli eventi e che li metta in fila.

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Arwen
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@Constantin ha scritto:Calendari

Occorre una particolare intelligenza per scoprire il significato ultimo del tempo. Noi lo viviamo e vi ci identifichiamo tanto da vicino che non riusciamo ad accorgercene.
Il mondo dello spazio, che circonda la nostra esistenza, non è se non una parte del nostro vivere: il resto è tempo.
L'esistenza non è mai spiegabile in se stessa, ma solamente attraverso il tempo. Quando chiudiamo gli occhi, noi riusciamo ad avere il tempo senza lo spazio, mentre non potremo mai avere lo spazio senza il tempo.
Per un occhio spirituale e meditativo lo spazio non è che il tempo "congelato", tutte le cose sono eventi pietrificati.
Preambolo indispensabile, questo del tempo, se voglio arrivare al "calendario".
Ogni calendario riflette la storia, le tradizioni, la religione di un popolo: sul filo dei giorni si snodano infatti miti e leggende, riti e usanze, spesso frutto di tradizioni millenarie.
Lo confermano (in occidente) molte ricorrenze : la festa di San Giovanni, per esempio, nella notte tra il 23\24 di giugno è una festa del cristianesimo, di origine pagana (Litha), con il suo corteo di balli, canti, pratiche magiche e purificatorie, la "follia doverosa" del Capodanno o del Carnevale, l'atmosfera euforica dei giorni del solstizio invernale, il Natale e l'Epifania.
Persino i cibi preparati in tali occasioni tengono conto di usanze antichissime, dalle "ossa dei morti" (biscotti duri ricavati da una specie di pasta di mandorle) del 2 novembre, alle uova pasquali, al panettone\pandoro natalizio.
Sul calendario si riportano le feste religiose e quelle profane;  seguendo il ciclo del sole, dalla sua rinascita simbolica nel solstizio d'inverno fino al suo declinare nell'autunno: un percorso scandito dalle grandi ricorrenze che segnano i diversi periodi dell'anno.
Il calendario lo vedo, infine, come un percorso "pianificato" della vita dell'uomo; un "viaggio celeste", fra stelle, santi e pianeti a segnare gli attimi della nostra esistenza.
Io il calendario lo vedo come un sistema creato ed adottato dall'uomo per suddividere, calcolare e dare un nome ai vari periodi di tempo,degli anni ecc... e per pianificare eventi della vita anche, basati sull'osservazione del sole e della luna, quindi le stagioni.
I santi francamente è qualcosa di aggiunto in più che serve solo a chi è credente, non tutti i calendari riportano i santi.

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9
tiziana
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@Arwen ha scritto:
@altamarea ha scritto:

Il tempo e lo spazio  sono “strumenti” creati dalla mente per la loro comprensione.  

Il tempo non è un attributo dell’universo ma è nel nostro cervello.


Sono d'accordo con Altamarea nella sua definizione di tempo dal punto di vista fisico e che il tempo essendo variabile e soggettivo per cui si ha una percezione diversa è illusione, cioè non esiste, nel senso non che sia tutto fermo e immutabile  ma  ce non esiste una specie di "superorologio" o un qualche cosa che "sovrintenda" agli eventi e che li metta in fila.
Dunque è il discorso del "Mondo come volontà e rappresentazione", anche il tempo è una nostra rappresentazione?

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10
altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Tiziana ha scritto:
Dire che il tempo non abbia un prima e un dopo ma sia solo un fluire non credo sia giusto.

Perché non è giusto ? La cognizione “tempo”  è una creazione umana per misurare un prima e un dopo.

Se invece sei una seguace del creazionismo e credi nell’esistenza del Dio creatore, allora il tuo dubbio è giustificato: in tal caso il tempo inizia dal momento della creazione dell’universo.

Gli antichi Greci usavano due parole per indicare il fluire del tempo: “Chronos” e “Kairos”.
Chronos era il tempo cronologico, sequenziale; Kairos il tempo indeterminato.

Per alludere al tempo infinito, l’eternità, immobile, utilizzavano il lemma “aiòn”, opposto al tempo mobile di Chronos.

Tiziana ha scritto:
l'essere umano è nato per l'immortalità, sarebbe, sennò, ben poca cosa la nostra vita se tutto finisse qui, quando moriremo andremo in un'altra dimensione.

Tiziana, qual è secondo te il motivo principale per cui vivere ?  Per vivere deve esserci almeno un motivo? Questo motivo deve essere uguale per tutti? La ricerca di tale motivo può essere un motivo valido? Conosci già dei motivi per cui non dovresti vivere? In che modo il "dovere" può inficiare il "vivere" ponendo all'individuo la questione del suo "dover vivere"?

Tiziana ha scritto:
Dunque è il discorso del "Mondo come volontà e rappresentazione", anche il tempo è una nostra rappresentazione?

Si Tiziana, anche il “tempo” è una nostra rappresentazione mentale. Te lo confermerebbe anche il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer. La comprensione metafisica del mondo è possibile non solo con i sensi, ma anche con la rappresentazione e la volontà, tra la dimensione di apparenza delle cose e la sostanza delle stesse.

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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@Arwen ha scritto:
@Constantin ha scritto:Calendari

Occorre una particolare intelligenza per scoprire il significato ultimo del tempo. Noi lo viviamo e vi ci identifichiamo tanto da vicino che non riusciamo ad accorgercene.
Il mondo dello spazio, che circonda la nostra esistenza, non è se non una parte del nostro vivere: il resto è tempo.
L'esistenza non è mai spiegabile in se stessa, ma solamente attraverso il tempo. Quando chiudiamo gli occhi, noi riusciamo ad avere il tempo senza lo spazio, mentre non potremo mai avere lo spazio senza il tempo.
Per un occhio spirituale e meditativo lo spazio non è che il tempo "congelato", tutte le cose sono eventi pietrificati.
Preambolo indispensabile, questo del tempo, se voglio arrivare al "calendario".
Ogni calendario riflette la storia, le tradizioni, la religione di un popolo: sul filo dei giorni si snodano infatti miti e leggende, riti e usanze, spesso frutto di tradizioni millenarie.
Lo confermano (in occidente) molte ricorrenze : la festa di San Giovanni, per esempio, nella notte tra il 23\24 di giugno è una festa del cristianesimo, di origine pagana (Litha), con il suo corteo di balli, canti, pratiche magiche e purificatorie, la "follia doverosa" del Capodanno o del Carnevale, l'atmosfera euforica dei giorni del solstizio invernale, il Natale e l'Epifania.
Persino i cibi preparati in tali occasioni tengono conto di usanze antichissime, dalle "ossa dei morti" (biscotti duri ricavati da una specie di pasta di mandorle) del 2 novembre, alle uova pasquali, al panettone\pandoro natalizio.
Sul calendario si riportano le feste religiose e quelle profane;  seguendo il ciclo del sole, dalla sua rinascita simbolica nel solstizio d'inverno fino al suo declinare nell'autunno: un percorso scandito dalle grandi ricorrenze che segnano i diversi periodi dell'anno.
Il calendario lo vedo, infine, come un percorso "pianificato" della vita dell'uomo; un "viaggio celeste", fra stelle, santi e pianeti a segnare gli attimi della nostra esistenza.
Io il calendario lo vedo come un sistema creato ed adottato dall'uomo per suddividere, calcolare e dare un nome ai vari periodi di tempo,degli anni ecc... e per pianificare eventi della vita anche, basati sull'osservazione del sole e della luna, quindi le stagioni.
I santi francamente è qualcosa di aggiunto in più che serve solo a chi è credente, non tutti i calendari riportano i santi.

Direi che siamo in comune accordo, Il calendario lo vedo, infine, come un percorso "pianificato" della vita dell'uomo; un "viaggio celeste", fra stelle, santi e pianeti a segnare gli attimi della nostra esistenza.
Per quanto concerne i santi, nemmeno io ci credo.

Entrando nella sfera più propriamente "personale" io posseggo tre calendari, gli stessi che si rinnovano di anno in anno, e non ho alcuna intenzione di cambiare: Calendario pellerossa 2018 - A cura di Edizioni Il Punto d'Incontro- zona ingresso


calendario a strappo dei numeri del giorno, molto utile- zona cucina, sopra pianta cactus sedile della suocera-


infine Calendario 2018 Fantasy - Alchemy. Europosters.it - con le figure del grande disegnatore Luis Royo camera da letto.

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tiziana
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Viandante Forestiero
Viandante Forestiero

@altamarea ha scritto:Tiziana ha scritto:
Dire che il tempo non abbia un prima e un dopo ma sia solo un fluire non credo sia giusto.

Perché non è giusto ? La cognizione “tempo”  è una creazione umana per misurare un prima e un dopo.

Se invece sei una seguace del creazionismo e credi nell’esistenza del Dio creatore, allora il tuo dubbio è giustificato: in tal caso il tempo inizia dal momento della creazione dell’universo.

Gli antichi Greci usavano due parole per indicare il fluire del tempo: “Chronos” e “Kairos”.
Chronos era il tempo cronologico, sequenziale; Kairos il tempo indeterminato.

Per alludere al tempo infinito, l’eternità, immobile, utilizzavano il lemma “aiòn”, opposto al tempo mobile di Chronos.

Tiziana ha scritto:
l'essere umano è nato per l'immortalità, sarebbe, sennò, ben poca cosa la nostra vita se tutto finisse qui, quando moriremo andremo in un'altra dimensione.

Tiziana, qual è secondo te il motivo principale per cui vivere ?  Per vivere deve esserci almeno un motivo? Questo motivo deve essere uguale per tutti? La ricerca di tale motivo può essere un motivo valido? Conosci già dei motivi per cui non dovresti vivere? In che modo il "dovere" può inficiare il "vivere" ponendo all'individuo la questione del suo "dover vivere"?

Tiziana ha scritto:
Dunque è il discorso del "Mondo come volontà e rappresentazione", anche il tempo è una nostra rappresentazione?

Si Tiziana, anche il “tempo” è una nostra rappresentazione mentale.  Te lo confermerebbe anche il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer. La comprensione metafisica del mondo è possibile non solo con i sensi, ma anche con la rappresentazione e la volontà, tra la dimensione  di apparenza delle cose e la sostanza delle stesse.
No, non sono una seguace del creazionismo, per mio carattere non sono affiliata a nessuna causa, se vogliamo trovare un termine più esatto direi che sono agnostica, non nego l'esistenza di un Creatore ma non ho prove sufficienti a dimostrarne l'esistenza. Mi dicono, sia atei sia credenti, che questa è una posizione di comodo per legare (o litigare ...) con tutti. Penso davvero che non tutto finisca su questo pianeta e che la vita deve continuare, non si sarebbe disturbato tanto il Creatore a costruire spirali di DNA, mitocondri, fosforilazioni ossidative se tutto doveva finire su quest'orbe terracqueo.

Un motivo valido per vivere è questo: abbiamo avuto la possibilità di far parte dell'universo, quante probabilità potevamo avere di esistere?, allora viviamo e vediamo questo universo.
Cio' che i Greci chiamavano aion, un'eternità immobile, insomma, non credo sia affatto così, credo che l'eternità non sia cristallizzata, ma cosa ci sia non lo sappiamo, ma cristallizzata e immobile non è.

Certo, Schopenhauer scrive "Il mondo come volontà e rappresentazione", ma sono due concetti diversi, la Volontà non c'entra col tempo, penso, è una Volontà che si dispiega senza finalità, una Volontà irrazionale, non è la Ragione di Hegel, è una Volontà cieca di vivere, che vuole per volere e per accrescere l'insoddisfazione e il dolore. Tutto l'universo è una manifestazione di questa Volontà.

Poi, il mondo che noi conosciamo è fenomeno, il mondo della nostra conoscenza è la nostra rappresentazione del mondo, le infinite rappresentazioni appaiono ordinate nello spazio e nel tempo e legate tra loro dal principio di causalità. Solo in ciò posso essere d'accordo con te col concetto del fluire del tempo.

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Tiziana per rispondere al tuo post debbo andare in O.T., ma Constantin ed Arwen sono comprensivi e mi perdonano !

Tiziana ha scritto:
sono agnostica, non nego l'esistenza di un Creatore ma non ho prove sufficienti a dimostrarne l'esistenza.

La  “fede” può anche  illudere, può indurre  a credere nell’esistenza del dio-creatore ed effusore   dell’anima umana: con questa la dottrina cattolica  fa sperare nell’immortalità.

Tu dici di essere agnostica, il prefisso alfa privativo ti nega la gnosi, la conoscenza, allora perché affermi che 
l'essere umano è nato per l'immortalità, sarebbe, sennò, ben poca cosa la nostra vita se tutto finisse qui, quando moriremo andremo in un'altra dimensione.

Te l’hanno suggerito alcuni scritti di Platone o del neoplatonico Plotino  che l’essere umano è nato per l’immortalità ? La tua frase è intrisa di religiosità,  a me sembra di religione cristiana.

Tiziana, perché l’essere umano, mortale, è nato per l’immortalità ? Come ipotizzi la vita perpetua ?  

La morte è un evento biologico naturale sovrapposto da una costruzione culturale.

Del defunto sopravvive nella memoria altrui ciò che ha dato, ciò che ha fatto, il bene ed il male compiuti.

La morte non è una tra le possibilità del nostro futuro, essa è certa. Perciò è necessario, per quanto possibile, migliorare le condizioni della propria vita, anche se si pensa alla morte, senza la pretesa di superare la morte.

Lo so, sentirsi immortali è "forse" da sempre tra le prerogative della giovinezza, e anche tra i privilegi. Ho scritto "forse" tra virgolette  perché nell’età classica, quando gli antichi si riferivano agli uomini, li chiamavano mortali. L’ immortalità era infatti un’esclusiva degli dèi.

La mortalità è una caratteristica che nel Nuovo Testamento compare in collegamento con la risurrezione; vedi anche  le varie lettere di Paolo di Tarso  ai Romani e ai Corinzi, dove puoi trovare alimento alla tua  speranza per l'immortalità, con il corpo e l'anima.

Fra circa due mesi sarà Pasqua ed il guardare oltre la tomba è insito nel messaggio pasquale cristiano fin da quella significativa interpellanza rivolta dal messaggero divino, l'angelo, alle pie donne nell’alba di Pasqua: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Luca 24,5).

La teologia cristiana ha adottato sia la categoria biblica della “risurrezione” sia quella apparentemente alternativa della “immortalità” greca nel periodo classico.  

Hai letto alcuni testi dei teologi protestanti Karl Barth e Oscar Cullman  sulla “deplatonizzazione” della visione cristiana tradizionale ?

Immortalità dell’anima o risurrezione dei morti ? E’ la domanda che si pone Cullman in un saggio del 1956. Un interrogativo a dilemma.

Per rimanere in ambito cattolico, debbo dirti che stimo molto come teologo il papa emerito Joseph Ratzinger. Mi piace un suo vecchio saggio: “Escatologia. Morte e vita eterna”. Se ne hai voglia ti consiglio di leggerlo.

L’anima, nella tradizione cristiana, è stata sempre concepita come una realtà personale distinta, ma intimamente vincolata alla corporeità con la quale dà origine alla creatura umana. Neanche nella morte si assiste a una totale cancellazione di questo rapporto con la materia corporale, ma a una sua trasformazione, di difficile determinazione e descrizione. Il nesso è, infatti, trasferito su un nuovo piano ove cadono spazio e tempo e ci si inoltra nell’oltrevita, nell’eternità e nell’infinito, ove non c’è più né "prima" né "poi".

Mi fermo qui, altrimenti dovrei dilungarmi sull’escatologia, sul destino ultimo dell’essere umano e dell’universo.

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tiziana
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Viandante Forestiero
Viandante Forestiero

@altamarea ha scritto:Tiziana per rispondere al tuo post debbo andare in O.T., ma Constantin ed Arwen sono comprensivi e mi perdonano !

Tiziana ha scritto:
sono agnostica, non nego l'esistenza di un Creatore ma non ho prove sufficienti a dimostrarne l'esistenza.

La  “fede” può anche  illudere, può indurre  a credere nell’esistenza del dio-creatore ed effusore   dell’anima umana: con questa la dottrina cattolica  fa sperare nell’immortalità.

Tu dici di essere agnostica, il prefisso alfa privativo ti nega la gnosi, la conoscenza, allora perché affermi che 
l'essere umano è nato per l'immortalità, sarebbe, sennò, ben poca cosa la nostra vita se tutto finisse qui, quando moriremo andremo in un'altra dimensione.

Te l’hanno suggerito alcuni scritti di Platone o del neoplatonico Plotino  che l’essere umano è nato per l’immortalità ? La tua frase è intrisa di religiosità,  a me sembra di religione cristiana.

Tiziana, perché l’essere umano, mortale, è nato per l’immortalità ? Come ipotizzi la vita perpetua ?  

La morte è un evento biologico naturale sovrapposto da una costruzione culturale.

Del defunto sopravvive nella memoria altrui ciò che ha dato, ciò che ha fatto, il bene ed il male compiuti.

La morte non è una tra le possibilità del nostro futuro, essa è certa. Perciò è necessario, per quanto possibile, migliorare le condizioni della propria vita, anche se si pensa alla morte, senza la pretesa di superare la morte.

Lo so, sentirsi immortali è "forse" da sempre tra le prerogative della giovinezza, e anche tra i privilegi. Ho scritto "forse" tra virgolette  perché nell’età classica, quando gli antichi si riferivano agli uomini, li chiamavano mortali. L’ immortalità era infatti un’esclusiva degli dèi.

La mortalità è una caratteristica che nel Nuovo Testamento compare in collegamento con la risurrezione; vedi anche  le varie lettere di Paolo di Tarso  ai Romani e ai Corinzi, dove puoi trovare alimento alla tua  speranza per l'immortalità, con il corpo e l'anima.

Fra circa due mesi sarà Pasqua ed il guardare oltre la tomba è insito nel messaggio pasquale cristiano fin da quella significativa interpellanza rivolta dal messaggero divino, l'angelo, alle pie donne nell’alba di Pasqua: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» (Luca 24,5).

La teologia cristiana ha adottato sia la categoria biblica della “risurrezione” sia quella apparentemente alternativa della “immortalità” greca nel periodo classico.  

Hai letto alcuni testi dei teologi protestanti Karl Barth e Oscar Cullman  sulla “deplatonizzazione” della visione cristiana tradizionale ?

Immortalità dell’anima o risurrezione dei morti ? E’ la domanda che si pone Cullman in un saggio del 1956. Un interrogativo a dilemma.

Per rimanere in ambito cattolico, debbo dirti che stimo molto come teologo il papa emerito Joseph Ratzinger. Mi piace un suo vecchio saggio: “Escatologia. Morte e vita eterna”. Se ne hai voglia ti consiglio di leggerlo.

L’anima, nella tradizione cristiana, è stata sempre concepita come una realtà personale distinta, ma intimamente vincolata alla corporeità con la quale dà origine alla creatura umana. Neanche nella morte si assiste a una totale cancellazione di questo rapporto con la materia corporale, ma a una sua trasformazione, di difficile determinazione e descrizione. Il nesso è, infatti, trasferito su un nuovo piano ove cadono spazio e tempo e ci si inoltra nell’oltrevita, nell’eternità e nell’infinito, ove non c’è più né "prima" né "poi".

Mi fermo qui, altrimenti dovrei dilungarmi sull’escatologia, sul destino ultimo dell’essere umano e dell’universo.
Constantin e Arwen sono entrambi admin?
Ma io credo che D*o deve esistere, anche se non posso dimostrarlo, poi l'immortalità dell'anima e la risurrezione sono due concetti diversi che non si autoescludono. Credo che veramente Gesù sia risorto al terzo giorno, mi dirai che la storia dei tre giorni è vecchia, persino Inanna scende negli inferi e torna sulla terra al terzo giorno, e così Mitra, e così Dioniso, sì, e anche Gesù Cristo, e perchè no? Con lui si conchiude tutta la sfera celeste, ma non ho prove. Penso che appena moriamo saremo al cospetto di D*o che ci interrogherà sulla carità. Come vedo io l'eternità, mi chiedi. Un contatto perenne con D*o, certo se avremo ascoltato le sue leggi e i suoi comandi, senno' guai a noi, sarà pianto e stridor di denti.
La B.J. scrive in una nota: L'uomo tende all'immortalità, che finalmente gli sarà concessa.
Chiudo qua anche io.

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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@tiziana
Ma io credo che D*o deve esistere, anche se non posso dimostrarlo, poi l'immortalità dell'anima  e la risurrezione sono due concetti diversi che non si autoescludono. Credo che veramente Gesù sia risorto al terzo giorno, mi dirai che la storia dei tre giorni è vecchia, persino Inanna scende negli inferi e torna sulla terra al terzo giorno, e così Mitra, e così Dioniso, sì, e anche Gesù Cristo, e perchè no? Con lui si conchiude tutta la sfera celeste, ma non ho prove. Penso che appena moriamo saremo al cospetto di D*o che ci interrogherà sulla carità. Come vedo io l'eternità, mi chiedi. Un contatto perenne con D*o, certo se avremo ascoltato le sue leggi e i suoi comandi, senno' guai a noi, sarà pianto e stridor di denti.
La B.J. scrive in una nota: L'uomo tende all'immortalità, che finalmente gli sarà concessa.
Chiudo qua anche io.*****


E quindi, esiste qualcosa in ciascuno di noi, che ci induce ad essere in un certo modo, a fare certe scelte, a prendere certe vie, anche se talvolta simili passaggi possono sembrare casuali o irragionevoli ?
Se esiste è il daimon, il "demone" che ciascuno di noi riceve come compagno prima della nascita. E' il mito di Er raccontato da Platone.
Se esiste, è ciò che si nasconde dietro parole come " vocazione", "carattere", o "chiamata".
Se esiste, è la chiave per leggere il codice dell'anima, quella sorta di linguaggio che ci spinge ad agire in un certo modo, ma che spesso non si riesce a capire; nemmeno la psicologia si è dimostrata capace di spiegare queste scelte, alcune così profonde da decidere la vita di un individuo.
Io vorrei sentire  la presenza di questo compagno segreto, dal quale, più che da ogni altro elemento, la nostra vita sembra dipendere.
D'altro canto se accetto questa idea, la vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta da eredità ancestrali.
Così scopro che in fondo sarei vittima di qualcosa da cui nessuno di noi potrebbe liberarsi, e questo fino a che non riuscissi a vedere in trasparenza i paradigmi teorici che a questa mentalità danno origine.
Questo, fino a che non fossi in grado di accantonarli.

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16
Arwen
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Viandante Storico

@tiziana ha scritto:

Dunque è il discorso del "Mondo come volontà e rappresentazione", anche il tempo è una nostra rappresentazione?

il tempo è una definizione che viene usata per definire un susseguirsi di eventi, l'intervallo di questo susseguirsi, la durata di questo intervallo, un particolare momento e non è costante, direi quindi di sì.

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17
Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico

@tiziana ha scritto:
No, non sono una seguace del creazionismo, per mio carattere non sono affiliata a nessuna causa, se vogliamo trovare un termine più esatto direi che sono agnostica, non nego l'esistenza di un Creatore ma non ho prove sufficienti a dimostrarne l'esistenza. Mi dicono, sia atei sia credenti, che questa è una posizione di comodo per legare  (o litigare ...) con tutti. Penso davvero che non tutto finisca su questo pianeta e che la vita deve continuare, non si sarebbe disturbato tanto il Creatore a costruire spirali di DNA, mitocondri, fosforilazioni ossidative se tutto doveva finire su quest'orbe terracqueo.

Un motivo valido per vivere è questo: abbiamo avuto la possibilità di far parte dell'universo, quante probabilità potevamo avere di esistere?, allora viviamo e vediamo questo universo.
Cio' che i Greci chiamavano aion, un'eternità immobile, insomma, non credo sia affatto così, credo che l'eternità non sia cristallizzata, ma cosa ci sia non lo sappiamo, ma cristallizzata e immobile non è.

Certo, Schopenhauer scrive "Il mondo come volontà e rappresentazione", ma sono due concetti diversi, la Volontà non c'entra col tempo, penso, è una Volontà che si dispiega senza finalità, una Volontà irrazionale, non è la Ragione di Hegel, è una Volontà cieca di vivere, che vuole per volere e per accrescere l'insoddisfazione e il dolore. Tutto l'universo è una manifestazione di questa Volontà.

Poi, il mondo che noi conosciamo è fenomeno, il mondo della nostra conoscenza è la nostra rappresentazione del mondo, le infinite rappresentazioni appaiono ordinate nello spazio e nel tempo  e legate tra loro dal principio di causalità. Solo in ciò posso essere d'accordo con te col concetto del fluire del tempo.  
Credo che pensare che tutto non finisca nell'esistenza terrena sia un'esigenza umana e comprensibile che giustifica il senso della nostra esistenza e l'incapacità, sempre umana, di accettare la morte come la fine di tutto.

Senso che altrimenti si ridurrebbe a semplice perpetrare la specie e la vita sul nostro pianeta.
Per questo il senso glielo diamo noi esseri umani.

Abbiamo avuto la possibilità di far parte di questo universo, quante probabilità potevamo avere di esistere?
Non saprei, ma se l'universo è talmente vasto costituito da tante galassie, soli e  pianeti, non è escluso che questa probabilità di vita sia nata ed esista anche altrove.
Per questo non è detto che esista un Dio creatore come rappresentato dalle religioni più comuni, in modo particolare da quella cristiana.
La verità è che non sappiamo, non abbiamo risposte per tutto.
Aproposito non sono un  Admin  sorriso

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18
Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico

@Constantin ha scritto:

Direi che siamo in comune accordo, Il calendario lo vedo, infine, come un percorso "pianificato" della vita dell'uomo; un "viaggio celeste", fra stelle, santi e pianeti a segnare gli attimi della nostra esistenza.
Per quanto concerne i santi, nemmeno io ci credo.

Entrando nella sfera più propriamente "personale" io posseggo tre calendari, gli stessi che si rinnovano di anno in anno, e non ho alcuna intenzione di cambiare: Calendario pellerossa 2018 - A cura di Edizioni Il Punto d'Incontro- zona ingresso


calendario a strappo dei numeri del giorno, molto utile- zona cucina, sopra pianta cactus sedile della suocera-


infine Calendario 2018 Fantasy - Alchemy. Europosters.it - con le figure del grande disegnatore Luis Royo camera da letto.
Mi sorge una curiosità Constantin...ma che ci fai con il calendario in camera da letto? inizio a sorridere

Io invece ne ho uno in cucina, quello con una grafica simpatica e numeri belli grandi e con le fasi lunari del supermercato.
Uno  da tavolo al computer che quest'anno non ho, mi manca. bocca giù
Ma in camera da letto no, che ci faccio conto le lune di notte? No meglio le pecorelle  inizio a sorridere

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19
altamarea
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Viandante Residente
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Tiziana ha scritto
Constantin e Arwen sono entrambi admin?

Sono due “fiancheggiatori” del capo, due  “cellule dormienti” pronte a scatenarsi. no   SGHIGNAZZARE  YES  sorriso

Constantin ha proposto questo topic e la netiquette pretende l’osservanza del tema.
Arwen si attendeva da me una risposta, che ho disatteso, sul “fluire” del tempo, per dilungarmi nell’articolata risposta che meritava il tuo post, perciò ho nominato anche lei, che ha definito meglio di me cosa intendevo dire per “fluire del tempo”. Arwen ha scritto
il tempo è una definizione che viene usata per definire un susseguirsi di eventi, l'intervallo di questo susseguirsi, la durata di questo intervallo, un particolare momento e non è costante, direi quindi di sì.

Costantin che ne pensi del quinto carme del tuo “compaesano” Catullo ? Questo poeta  nei primi versi manifesta la sua opinione sul tempo che corre veloce, sulla morte e sull’eternità.

"Viviamo, mia Lesbia, ed amiamoci,
e le dicerie dei vecchi pedanti
tutti insieme non consideriamoli un soldo.
I giorni tramontano e risorgono;
ma noi quando cade la breve luce della vita,
dobbiamo dormire un’unica notte eterna.
…”

Il filosofo stoico Lucio Anneo Seneca, invece, afferma che il tempo che ci viene concesso di vivere non è breve ma diventa esiguo per la nostra incapacità di usarlo in modo proficuo. Ed aggiunge: “il tempo è il nostro bene più prezioso” ma non ce ne rendiamo conto.

Per rendercene conto è necessario guardare spesso il calendario: i giorni, i mesi, gli anni si susseguono, sembra in modo lento quando si è giovani, in modo veloce quando si è anziani.


Auguste Rodin: “il pensatore” (scultura in bronzo realizzata tra il 1880 e il 1902; Museo Rodin, Parigi). Rappresenta un uomo che medita. Questa immagine è a volte utilizzata per raffigurare la filosofia.

Tiziana, dopo il nostro dialogo possiamo dire che chi crede nella vita eterna ha a che fare con il mistero, sostiene l’esistenza di un aldilà dopo la morte, invece chi non ci crede afferma che la vita è quella temporanea, biologica ?  Sono due ideologie che coinvolgono le personali riflessioni sul senso del tempo, il rapporto vita-morte, l’aldilà, l’eternità, la fides e la  ratio. E la mia e la tua divergono, a cominciare dalla parola “dio”. Io non ho remore a scriverlo minuscolo o maiuscolo, perché non credo che esista. Invece tu hai timore nel pronunciarlo. Vedo che lo interrompi con un asterisco. Perché non lo scrivi in ebraico ?

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20
tiziana
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Viandante Forestiero
Viandante Forestiero

@Constantin ha scritto:@tiziana
Ma io credo che D*o deve esistere, anche se non posso dimostrarlo, poi l'immortalità dell'anima  e la risurrezione sono due concetti diversi che non si autoescludono. Credo che veramente Gesù sia risorto al terzo giorno, mi dirai che la storia dei tre giorni è vecchia, persino Inanna scende negli inferi e torna sulla terra al terzo giorno, e così Mitra, e così Dioniso, sì, e anche Gesù Cristo, e perchè no? Con lui si conchiude tutta la sfera celeste, ma non ho prove. Penso che appena moriamo saremo al cospetto di D*o che ci interrogherà sulla carità. Come vedo io l'eternità, mi chiedi. Un contatto perenne con D*o, certo se avremo ascoltato le sue leggi e i suoi comandi, senno' guai a noi, sarà pianto e stridor di denti.
La B.J. scrive in una nota: L'uomo tende all'immortalità, che finalmente gli sarà concessa.
Chiudo qua anche io.*****


E quindi, esiste qualcosa in ciascuno di noi, che ci induce ad essere in un certo modo, a fare certe scelte, a prendere certe vie, anche se talvolta simili passaggi possono sembrare casuali o irragionevoli ?
Se esiste è il daimon, il "demone" che ciascuno di noi riceve come compagno prima della nascita. E' il mito di Er raccontato da Platone.
Se esiste, è ciò che si nasconde dietro parole come " vocazione", "carattere", o "chiamata".
Se esiste, è la chiave per leggere il codice dell'anima, quella sorta di linguaggio che ci spinge ad agire in un certo modo, ma che spesso non si riesce a capire; nemmeno la psicologia si è dimostrata capace di spiegare queste scelte, alcune così profonde da decidere la vita di un individuo.
Io vorrei sentire  la presenza di questo compagno segreto, dal quale, più che da ogni altro elemento, la nostra vita sembra dipendere.
D'altro canto se accetto questa idea, la vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta da eredità ancestrali.
Così scopro che in fondo sarei vittima di qualcosa da cui nessuno di noi potrebbe liberarsi, e questo fino a che non riuscissi a vedere in trasparenza i paradigmi teorici che a questa mentalità danno origine.
Questo, fino a che non fossi in grado di accantonarli.
Scusa, Constantin, e dove io ho parlato di necessità? Ho solo detto che forse, per me, D*o esiste, ma non ho prove, non mi sembra di aver parlato di necessità. Sono anzi per il libero arbitrio, sappiamo che la libertà è il più grande dono che D*o ha fatto all'uomo.
Parli del mito di Er e di un Daimon che ci viene affibbiato, ma già nel mito di Er ciascuno il Daimon se lo sceglie. Io non credo che ci sia Qualcuno che determini le nostre scelte,  a parte i condizionamenti esterni ricevuti che ci influenzano, da quando siamo scesi dagli alberi la nostra corteccia cerebrale si è sviluppata fortemente per cui siamo arbitri del nostro destino. Il compagno segreto non è un Daimon, è D*o, sembri l'Innominato se così parli, se lo cerchi lo trovi, si fa trovare sempre, soprattutto nei momenti più difficili della nostra vita, non ci asfissia e ci rende liberi di agire, le leggi ce le ha date, facessimo come crediamo meglio.
Il Daimon del mito di Er mi ha fatto tornare in mente la Daimon parmenidea e panta kuberna ( la Daimon che pilota il corso di tutte le cose), che poi è l'alma Venùs, Astarte, Isthtar,  ma soprattutto la Dea che nella Natura di Parmenide fa da tramite tra il Mythos e il Logos. Parmenide inizia il suo poema in versi con questa bellissima scena della Dea sul carro di fuoco ( è cara questa immagine del carro di fuoco, dalla Bibbia a Euripide, con Medea che va verso l'orizzonte col carro di fuoco trainato da draghi alati,)  che gli spiega la via dell'essere che tiene dietro alla Persuasione e alla Verità, e la via del non -essere. Il frammento n°3 è il più suggestivo, è scritto: Infatti lo stesso è pensare ed essere. Non bisognava arrivare a Cartesio.
Questa Daimon di Parmenide che permette di pensare e di essere è davvero diversa dal duo Daimon del mito di Er, che tu hai anche storpiato volendo alterare il significato del mito, che si basa invece sulla libertà dell'uomo.
D*o non si identifica con l'Anankè, è un grosso equivoco.Ciao.

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21
Constantin
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Viandante Ad Honorem
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@Arwen ha scritto:
@Constantin ha scritto:

Direi che siamo in comune accordo, Il calendario lo vedo, infine, come un percorso "pianificato" della vita dell'uomo; un "viaggio celeste", fra stelle, santi e pianeti a segnare gli attimi della nostra esistenza.
Per quanto concerne i santi, nemmeno io ci credo.

Entrando nella sfera più propriamente "personale" io posseggo tre calendari, gli stessi che si rinnovano di anno in anno, e non ho alcuna intenzione di cambiare: Calendario pellerossa 2018 - A cura di Edizioni Il Punto d'Incontro- zona ingresso


calendario a strappo dei numeri del giorno, molto utile- zona cucina, sopra pianta cactus sedile della suocera-


infine Calendario 2018 Fantasy - Alchemy. Europosters.it - con le figure del grande disegnatore Luis Royo camera da letto.
Mi sorge una curiosità Constantin...ma che ci fai con il calendario in camera da letto? inizio a sorridere

Io invece ne ho uno in cucina, quello con una grafica simpatica e numeri belli grandi e con le fasi lunari del supermercato.
Uno  da tavolo al computer che quest'anno non ho, mi manca. bocca giù
Ma in camera da letto no, che ci faccio conto le lune di notte? No meglio le pecorelle  inizio a sorridere

sono immagini fantasy del disegnatore L. Royo, mi piace sognare, e comunque un calendario in camera da letto è utile, appena sveglio ad es. -- io ho tendenza a dimenticare i giorni--, che ci vuoi fare? se mi serve un riferimento preciso, perchè non dovrebbe essere bello? sempre meglio che contar pecorelle... sorriso

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Constantin
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@tiziana ha scritto:
@Constantin ha scritto:@tiziana
Ma io credo che D*o deve esistere, anche se non posso dimostrarlo, poi l'immortalità dell'anima  e la risurrezione sono due concetti diversi che non si autoescludono. Credo che veramente Gesù sia risorto al terzo giorno, mi dirai che la storia dei tre giorni è vecchia, persino Inanna scende negli inferi e torna sulla terra al terzo giorno, e così Mitra, e così Dioniso, sì, e anche Gesù Cristo, e perchè no? Con lui si conchiude tutta la sfera celeste, ma non ho prove. Penso che appena moriamo saremo al cospetto di D*o che ci interrogherà sulla carità. Come vedo io l'eternità, mi chiedi. Un contatto perenne con D*o, certo se avremo ascoltato le sue leggi e i suoi comandi, senno' guai a noi, sarà pianto e stridor di denti.
La B.J. scrive in una nota: L'uomo tende all'immortalità, che finalmente gli sarà concessa.
Chiudo qua anche io.*****


E quindi, esiste qualcosa in ciascuno di noi, che ci induce ad essere in un certo modo, a fare certe scelte, a prendere certe vie, anche se talvolta simili passaggi possono sembrare casuali o irragionevoli ?
Se esiste è il daimon, il "demone" che ciascuno di noi riceve come compagno prima della nascita. E' il mito di Er raccontato da Platone.
Se esiste, è ciò che si nasconde dietro parole come " vocazione", "carattere", o "chiamata".
Se esiste, è la chiave per leggere il codice dell'anima, quella sorta di linguaggio che ci spinge ad agire in un certo modo, ma che spesso non si riesce a capire; nemmeno la psicologia si è dimostrata capace di spiegare queste scelte, alcune così profonde da decidere la vita di un individuo.
Io vorrei sentire  la presenza di questo compagno segreto, dal quale, più che da ogni altro elemento, la nostra vita sembra dipendere.
D'altro canto se accetto questa idea, la vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta da eredità ancestrali.
Così scopro che in fondo sarei vittima di qualcosa da cui nessuno di noi potrebbe liberarsi, e questo fino a che non riuscissi a vedere in trasparenza i paradigmi teorici che a questa mentalità danno origine.
Questo, fino a che non fossi in grado di accantonarli.
Scusa, Constantin, e dove io ho parlato di necessità? Ho solo detto che forse, per me, D*o esiste, ma non ho prove, non mi sembra di aver parlato di necessità. Sono anzi per il libero arbitrio, sappiamo che la libertà è il più grande dono che D*o ha fatto all'uomo.
Parli del mito di Er e di un Daimon che ci viene affibbiato, ma già nel mito di Er ciascuno il Daimon se lo sceglie. Io non credo che ci sia Qualcuno che determini le nostre scelte,  a parte i condizionamenti esterni ricevuti che ci influenzano, da quando siamo scesi dagli alberi la nostra corteccia cerebrale si è sviluppata fortemente per cui siamo arbitri del nostro destino. Il compagno segreto non è un Daimon, è D*o, sembri l'Innominato se così parli, se lo cerchi lo trovi, si fa trovare sempre, soprattutto nei momenti più difficili della nostra vita, non ci asfissia e ci rende liberi di agire, le leggi ce le ha date, facessimo come crediamo meglio.
Il Daimon del mito di Er mi ha fatto tornare in mente la Daimon parmenidea e panta kuberna ( la Daimon che pilota il corso di tutte le cose), che poi è l'alma Venùs, Astarte, Isthtar,  ma soprattutto la Dea che nella Natura di Parmenide fa da tramite tra il Mythos e il Logos. Parmenide inizia il suo poema in versi con questa bellissima scena della Dea sul carro di fuoco ( è cara questa immagine del carro di fuoco, dalla Bibbia a Euripide, con Medea che va verso l'orizzonte col carro di fuoco trainato da draghi alati,)  che gli spiega la via dell'essere che tiene dietro alla Persuasione e alla Verità, e la via del non -essere. Il frammento n°3 è il più suggestivo, è scritto: Infatti lo stesso è pensare ed essere. Non bisognava arrivare a Cartesio.
Questa Daimon di Parmenide che permette di pensare e di essere è davvero diversa dal duo Daimon del mito di Er, che tu hai anche storpiato volendo alterare il significato del mito, che si basa invece sulla libertà dell'uomo.
D*o non si identifica con l'Anankè, è un grosso equivoco.Ciao.

Non vedo questa gran casualità, mi riferisco alla mia interpretazione del mito di Er (che io avrei storpiato) Nel suo libro La Repubblica viene tuttavia così riportato: pur avendo già dimostrato che l'anima è eterna in modo razionale, Platone si serve poi di un mito, il celebre mito di Er ,un guerriero della Panfilia morto in battaglia.Il suo corpo viene raccolto e portato sul rogo, proprio prima che gli diano fuoco si risveglia e racconta ciò che ha visto nell'aldilà, affermando che gli dei gli han concesso di ritornare sulla terra per raccontare agli altri uomini ciò che ha visto. Dice di aver visto 4 passaggi attraverso i quali le anime salgono nella dimensione ultraterrena,da un passaggio le buone,dall'altro le malvagie,e tramite i quali ritornano sulla terra. Infatti,dice,le anime buone finivano in una sorta di Paradiso dove godevano,le cattive in una sorta di Purgatorio (l'Inferno era un fatto raro,destinato solo ai più malvagi). I giusti ricevono premi per 1000 anni, i malvagi invece per 1000 anni soffrono. Dopo questi 1000 anni le anime buone e quelle cattive si devono reincarnare. Esse si recano al cospetto delle 3 Moire che devono stabilire il loro destino.

Le anime vengono radunate da una specie di araldo che distribuisce a caso dei numeri, seguendo una prassi che può ricordarci quella dei supermercati;
infatti prende i numeri e li getta per aria ed ogni anima prende quello che le è caduto più vicino. Il numero serve per dare un ordine alle anime che devono scegliere in chi reincarnarsi; chiaramente chi ha il numero 1 è avvantaggiato perchè ha una scelta maggiore, ma deve comunque saper scegliere bene. Dunque c'è sì una componente di casualità, ma  la nostra vita non ce la scegliamo noi: quindi è chiaro che per chi nasce, ad esempio in una famiglia agiata, è più facile essere onesti rispetto a chi nasce in una famiglia povera,oppure chi nasce in una famiglia onesta è avvantaggiato rispetto a chi nasce in una disonesta.
Quelli che hanno numeri sfavorevoli non sono necessariamente svantaggiati perchè scelgono dopo. Er racconta che nel suo caso chi scelse per primo scelse la tirannide che gli aveva fatto una buona impressione (infatti lassù si vedono le cose sotto forma di oggetti: forse la tirannide aveva dei bei colori, mah...?). Costui, non appena si era accorto di ciò che comportava l'essere tiranno, non voleva più esserlo, ma era troppo tardi: le Moire gli danno l'incarico di tiranno e lo lanciano sulla terra,dopo averlo immerso nel fiume Lete perchè dimentichi (Er ovviamente, che avrebbe dovuto raccontare per conto degli dei, non era stato immerso). Er dice che per ultima era arrivata l'anima di Ulisse e che, stanca della passata vita "movimentata", pregò di avere la vita di un comune cittadino. Il seguito non si sa..., cosa davvero divenne Ulisse...
Pare quindi un circolo vizioso, ma in realtà Platone dice che il motivo per cui si sceglie una vita buona o una cattiva può derivare da doti naturali: ci sono infatti persone portate a comportarsi bene per inclinazione naturale: vi è anche chi ha conoscenze basate sulla doxa (l'opinione) e che può cogliere alte realtà,  ma solo casualmente, senza riuscire a fornire motivazioni: costoro,che conducono una vita buona per caso, non radicata nella coscienza, si smontano facilmente nel Paradiso quando godono e finiranno (anche per sfortunata sorte) per scegliere male. Chi ha invece raggiunto il bene in sè, la super-idea del bene, non cadrà mai nel male.
Ecco come la vede Platone.
ciao

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Arwen
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@altamarea ha scritto:
[...] Io non ho remore a scriverlo minuscolo o maiuscolo, perché non credo che esista. Invece tu hai timore nel pronunciarlo. Vedo che lo interrompi con un asterisco. Perché non lo scrivi in ebraico ?
Vedo che Tiziana non è intervenuta a dare una risposta intervengo io perchè questo curioso modo di non scrivere il nome di Dio da parte di Tiziana l'avevo notato anch'io e mi sono posta la domanda sul perchè, in fondo non si tratta di invocare il nome di Dio invano dal momento che se ne parla nel contesto di un discorso serio senza offenderne il nome, non si bestemmia e non si deride, curioso poi tanto più se ci si dichiara agnostici, sembra quasi un timore di nominarlo o timore di mancar di rispetto? Boh!
Eppure che si sia atei o credenti non ci dovrebbe essere questo timore nel nominare il nome di Dio.

@Constantin ha scritto:
sono immagini fantasy del disegnatore L. Royo, mi piace sognare, e comunque un calendario in camera da letto è utile, appena sveglio ad es. -- io ho tendenza a dimenticare i giorni--, che ci vuoi fare? se mi serve un riferimento preciso, perchè non dovrebbe essere bello? sempre meglio che contar pecorelle... sorriso

Constantin non era una critica ma una curiosità, è piuttosto insolito appendere un calendario in camera da letto, in effetti non avevo pensato ai sogni, certo se ha quelle immagini lì bello lo è certamente ma ugualmente non ce lo metterei nella mia camera, ma tu mica devi essere me inizio a sorridere

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24
Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ho letto la discussione, mi interessa, ma non riesco a stare dietro ai vostri voli pindarici, pertanto dico la mia in base ai punti che hanno attratto la mia attenzione

Il lunario è nato per tenere a mente quando è bene piantare, concimare, vangare, tagliare, partire , arrivare, spostare le tende...

Oggi il calendario mi serve per ricordare che con il passare degli anni la mia vista già manchevole comincia a fare un po' come le pare, dunque mi appunto che il prossimo mese devo fare una visita completa dall'oculista.

Per quanto riguarda il senso della vita, non c'è un senso della vita, è la Vita che ha il suo senso, sostanzialmente è quello di perpetrare se stessa alla faccia dei viventi, non resta che lasciarla fare o abbandonarla.

Sono per il godersela quando possibile, mi pare la soluzione più saggia, con il fine (solo nostro non della vita per la quale siamo sono una delle sue innumerevoli variazioni) di arrivare agli ultimi con pochi rimorsi (nessuno mi pare impossibile) e magari pure contenti, che sì, mi sono pure divertita.

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25
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

@Miss.Stanislavskij ha scritto:Ho letto la discussione, mi interessa, ma non riesco a stare dietro ai vostri voli pindarici, pertanto dico la mia in base ai punti che hanno attratto la mia attenzione

Il lunario è nato per tenere a mente quando è  bene piantare, concimare, vangare, tagliare, partire , arrivare, spostare le tende...

Oggi il calendario mi serve per ricordare che con il passare degli anni la mia vista già manchevole comincia a fare un po' come le pare, dunque mi appunto che il prossimo mese devo fare una visita completa dall'oculista.

Per quanto riguarda il senso della vita, non c'è un senso della vita, è la Vita che ha il suo  senso, sostanzialmente è quello di perpetrare se stessa alla faccia dei viventi,  non resta che lasciarla fare o abbandonarla.

Sono per il godersela quando  possibile, mi pare la soluzione più saggia, con il fine (solo nostro non della vita per la quale siamo sono una delle sue innumerevoli variazioni) di arrivare agli ultimi con pochi rimorsi (nessuno mi pare impossibile) e magari pure contenti, che sì, mi sono pure divertita.

ciao superMiss...... abbraccio

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