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Natività, iconografia

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altamarea
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Viandante Residente
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Fra  44 giorni  celebreremo il Natale, la natività di Gesù, connessa al “mistero dell’incarnazione di Dio”: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”, scrisse l’evangelista Giovanni (1, 14).

Sulla Natività voglio scrivere alcuni post riguardanti la parte letteraria, seguiti da altri con le immagini.

Nell’ambito artistico le componenti fondamentali della natività sono tre: Maria, Gesù e Giuseppe. Essi formano la cosiddetta “sacra famiglia”, alla quale si aggiungono  gli angeli, i pastori, i Magi, ed altri partecipanti immaginati dalla religiosità popolare.

Le fonti inerenti la nascita di Gesù a Betlemme sono soltanto in due  dei quattro vangeli canonici del Nuovo Testamento:  nei primi due capitoli di Matteo e di Luca, ma le notizie sono poche.

Gli studiosi sono discordi sulla data di elaborazione del testo lucano: oscilla tra gli anni 50 e 90.
Il vangelo di Matteo, invece, potrebbe essere stato scritto dal decennio 60 – 70 alla fine del I secolo.

I testi attribuiti a questi due evangelisti riguardanti la natività realizzano, secondo l'interpretazione cristiana, due profezie dell'Antico Testamento: la nascita di Gesù a Betlemme (Michea 5, 1) e la nascita di Gesù da una vergine (Isaia 7, 14).

Secondo i cristiani Michea, che visse nell’VIII sec. a.C. (ed era contemporaneo dei profeti Isaia ed Osea), profetizzò la nascita del Signore a Betlemme: "E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere tra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele" (Mi. 5,1);  quando, aggiunge Michea, "Colei che deve partorire partorirà" (Mi,5,2).

Anche nel libro del profeta Isaia ci sono pericopi che furono  interpretate con ardita immaginazione dai cristiani dei primi secoli come riferimenti a Gesù di Nazaret. Per esempio quando Isaia promise ad Acaz (re della Giudea dal 732 a.C. circa al 716 a.C. circa) un segno che il suo oracolo era veritiero. “Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (7, 14) Questo versetto viene citato nel Vangelo di Matteo in prospettiva messianica, a supporto della nascita di Gesù Cristo da una vergine: “Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: ‘Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.  Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati’.
Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
‘Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele’, che significa ‘Dio con noi’. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù”
.
(1, 18 - 25)

Nei vangeli di Luca e Matteo si racconta che la nascita di Gesù avvenne al tempo di re Erode Ascalonita; i due evangelisti riferiscono il nome dei genitori  di Gesù (Maria e Giuseppe), ed attribuiscono il concepimento verginale di Maria allo Spirito Santo.

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Constantin
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terra

acqua

aria

fuoco

sono gli elementali, esistono da sempre, fanno parte del tutto universale, sono dentro di noi, sono fuori di noi, cercarli è facile. Pensare all'albero che vedi, contemplare il tramonto su di un lago. Non avranno mai fine, seguiranno il destino del nostro mondo e quando questo dovesse finire, torneranno all'uno.Non c'è rinascita, solo la parola infinito, senza un inizio, senza una fine.

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altamarea
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Ciao Constantin, l'avatar pretesco ti si addice. In tale veste "talare" aiutami a cercare in quale testo e brano il filosofo e teologo Origene afferma quanti erano i Magi. In Internet i vari post attribuiscono a lui il numero dei Magi perché secondo il vangelo di Matteo essi portarono in dono oro, incenso e mirra.

Post scriptum: io non sono capace, se ci riesci puoi mettermi un avatar vestito da cardinale anzichè un gatto ?

ciao

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altamarea
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Viandante Residente
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Altre informazioni sulla natività e l’infanzia di Gesù sono in quattro vangeli apocrifi: protovangelo di Giacomo, vangelo dello pseudo Tommaso, Vangelo dello pseudo-Matteo, vangelo arabo dell’infanzia. Questi autori non essendo testimoni della vita di Gesù di Nazaret integrarono in modo fantasioso le narrazioni degli evangelisti Luca e Matteo. Comunque alcune notizie desunte dagli apocrifi servirono per ampliare l’iconografia della natività.

Il Protovangelo di Giacomo fu elaborato tra il 140 ed il 170. Questo libro è considerato il più antico testo cristiano che sostenga la verginità di Maria prima, durante e dopo la nascita di Gesù. Racconta di fantastici miracoli ed indica, per la prima volta, una grotta come luogo di nascita di Gesù. Ma nel vangelo in lingua greca di Luca c’è la parola "kataluma", questo termine indica il luogo dove Giuseppe e Maria cercarono alloggio, non in una grotta né in una stalla, ma in un "caravanserraglio", luogo di sosta nel passato per i carovanieri in transito.


Nablus (Cisgiordania palestinese) caravanserraglio trasformato in hotel. In epoca ottomana offriva alloggio ai viaggiatori e agli animali sulla strada dei commerci tra Damasco e Gerusalemme.

Il caravanserraglio è di solito formato da quattro corpi di fabbrica, collegati ad angolo retto in modo da racchiudere al centro un ampio cortile in cui si accede da una grande porta. Fuori dal recinto, al piano terra, c’è lo stallaggio coperto per dromedari e cammelli, cavalli e muli, con i pioli per legare gli animali. Nel cortile interno, c'è la vasca per l’abbeveraggio degli animali, i portici, negozi con merci varie e laboratori artigianali al servizio delle carovane. Spesso il caravanserraglio include un piano superiore dove ci sono stanze per i viandanti e parte del personale che lavora nella struttura ricettiva. Esempi, in disuso, sono visibili nel Medio e Vicino Oriente e nell’Africa settentrionale.

Luca nel suo vangelo non cita la stalla né il bue e l’asino:“Mentre (Giuseppe e Maria) si trovavano in quel luogo (a Betlemme), si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito (in greco “prōtotokos”), lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’albergo” (Lc 2, 6 -7). Nella lingua greca il termine “phathnȇ” indica la mangiatoia ma indirettamente allude anche alla stalla, perché la mangiatoia per il pasto degli animali è nella stalla.

La deposizione del neonato Gesù nella mangiatoia evoca la nascita di Mosé, che fu adagiato “nel cestino di vimini” (Es 2, 3). E l’evangelista Luca aveva sicuramente letto il biblico libro dell’Esodo.

Il Vangelo dello pseudo-Tommaso (da non confondere con il Vangelo di Tommaso, trovato in Egitto) fu scritto in lingua greca nella seconda metà del II secolo, con l'implicito intento di dare altre notizie sull’infanzia di Gesù, che in questo vangelo viene considerato un bambino capriccioso e vendicativo, incline all’uso personale ed egoistico dei “miracoli” da lui compiuti tra i 5 ed i 12 anni di età.

Il Vangelo dello pseudo-Matteo (così chiamato per distinguerlo dal canonico Vangelo di Matteo) fu scritto in latino tra il 600 ed il 625. E’ un rielaborato del Protovangelo di Giacomo e del Vangelo dello pseudo Tommaso con altre notizie irrilevanti.

Il Vangelo arabo dell'infanzia è di datazione problematica. Gli studiosi ritengono che la versione originale fosse in siriaco, in seguito tradotta in arabo. La versione siriaca sarebbe stata composta tra il V ed il XIII secolo, con maggiore probabilità per l'VIII-IX secolo.

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Constantin
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@altamarea ha scritto:Ciao Constantin, l'avatar pretesco ti si addice. In tale veste "talare" aiutami a cercare in quale testo e brano il filosofo e teologo Origene afferma quanti erano i Magi.  In Internet i vari post attribuiscono a lui il numero dei Magi perché secondo il vangelo di Matteo essi portarono in dono oro, incenso e mirra.

Post scriptum: io non sono capace, se ci riesci puoi mettermi un avatar vestito da cardinale anzichè un gatto ?

ciao
Andiamo per gradi. Per quanto concerne il teologo greco Origene io ben poco ti so dire; non sono laureato in teologia, tanto è vero che mi iscriverò il prossimo anno al'università di VR per ottenere la laurea triennale in Scienze Religiose  ( così forse capirò un pò di più su tante cose- essendomi laureato in lettere e filosofia, tanti\certi problemi me li pongo- Pensavo che quegli studi rispondessero...Ma è più che altro la curiosità che da sempre voglio soddisfare come uomo ). Detto questo, e non averti soddisfatto; posso dirti quello che so : Re Magi = non ti viene alla mente Maghi ovvero Stregoni? \ e secondo te degli stregoni andavano( seguendo una stella ), a vedere che era nato un bimbo, chissà perchè già famoso e venerato? IL DIO CHE VIENE, è arrivato?
E’ un racconto che nasce lontano, in terre esotiche e ricche di antiche tradizioni, narra di stelle annunciatrici di una miracolosa nascita e di tre mitici sovrani che si misero in cammino per venerare il nuovo salvatore.
Perchè questi sovrani erano chiamati Magi\ Maghi? In tutta questa confusione  fonti importanti diventano  i Vangeli apocrifi e tra questi "il libro della Caverna dei Tesori", di origine siriaca (pensa , e sembra assurdo, che le informazioni più importanti della religione cristiana, ci arrivano da quei paesi che i cristiani sono hanno sempre considerato dei nemici da sterminare \li sgozzano sulla riva del mare, con ripresa in videocamera) o ancora l’ "Historia Trigum Regum" di Giovanni da Hildesheim che raccoglie, mettendole in una unica vicenda, piu’ fonti apocrife sui Magi. Comunque nulla si sa sul loro vero numero e non si conoscono i loro veri nomi. Nella tradizione della Chiesa occidentale i nomi dei Re Magi sono Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma in altre culture vengono chiamati diversamente. Cosa fosse portato in dono poi?! Boh... non si sa.
Quindi per gli occidentali i Magi sono TRE e si conoscono i loro NOMI. Qua mi fermo e più non dico.\
Per il p.s. sono dolente. Io ti metterei anche l'avatar di papa, ma un utente non può cambiare l'avatar di un altro utente, o lo riesci a far tu o devi chiedere l'aiuto di un admin-
(io faccio così : mi cerco su internet un avatar che mi piace e me lo salvo sul desktop, vado sul mio profilo del forum clicco e trovo varie voci tra cui avatar, dove è scritto avatar esistente (gatto raffreddato) clicchi sotto sulla casellina cancella avatar e in fondo la pagina clicchi su salva. Fatto questo riduci la pagina che stai usando sulla prima delle tre righe che parla di URL trascini l'immagine che hai sul desktop, vedrai sulla riga il link dell'avatar scelto e di nuovo clicchi salva. Dovrebbe andar tutto dritto e ti ritrovi cardinale.)
Ciao e bonne chance pour tout.

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altamarea
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Riepilogo delle prime due “puntate”.

Luogo di nascita di Gesù: Betlemme.

Le fonti: i vangeli di Luca e Matteo. I due evangelisti attualizzano due profezie dell'Antico Testamento risalenti ad otto secoli prima: la nascita di Gesù a Betlemme (Michea 5, 1), da una vergine (Isaia 7, 14). Per l’ebraismo le due profezie non sono inerenti con il Gesù cristiano. Infatti numerosi studiosi pensano che egli sia nato a Nazaret, distante oltre 150 chilometri da Betlemme.

L’evangelista Matteo considera Gesù come il perfetto “figlio di David” , che nasce nello stesso villaggio del grande re d'Israele e si rivela al popolo di Dio come il Messia atteso. Anche nel Vangelo di Giovanni viene evidenziato che la Scrittura dice che il Cristo (Messia) verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di David (7, 42).

Nei Vangeli di Luca e Matteo c’è la commistione tra storia e teologia. Nel cosiddetto Vangelo di Matteo ci sono circa settanta citazioni dell'Antico Testamento e continue allusioni per collegare erroneamente o volontariamente l'attesa d'Israele alla figura e alla parola di Gesù.

Perché i due evangelisti, Matteo in particolare, cercarono di collegare Gesù e l'alleanza di Dio con il popolo di Israele? La risposta è duplice. Essi (o chi scrisse i due vangeli a loro titolati) vollero evidenziare per ragioni apologetiche la continuità tra le Scritture ebraiche e il Cristo, per dire che la fede nel Signore era nella linea dell'attesa dei profeti e della Rivelazione biblica. Un'altra ragione era di ordine "catechetico" e si indirizzava ai convertiti per mostrare loro che gli eventi della vita di Gesù entravano nel disegno divino già annunziato nell'Antico Testamento. È per questo che anche elementi secondari della vicenda di Jesus venivano "appoggiati" ad un testo profetico, spesso in forma libera e non storico-letteraria.

Nascita di Gesù in una stalla o in una grotta ?

Nel Vangelo di Luca è citato il caravanserraglio. In questa struttura non c’era una stanza disponibile per ospitare Giuseppe e Maria ? Capita ! Allora si desume che siano stati fatti alloggiare in una delle stalle della "mansio".

Il Protovangelo di Giacomo afferma, invece, che nacque in una grotta, forse usata come stalla dai pastori. In quel tempo erano numerose le grotte nelle colline intorno Betlemme usate come ricovero per gli armenti. Questo protovangelo è anche considerato il più antico testo cristiano in cui si afferma la verginità di Maria non solo prima del concepimento ma anche durante e dopo la nascita di Gesù.

Il filosofo ed apologeta cristiano Giustino, nato in Palestina nell’anno 100 e morto a Roma tra il 162 ed il 168, nel suo “Dialogo con Trifone” scrisse: “Al momento della nascita del bambino a Betlemme, poiché non aveva dove soggiornare in quel villaggio, Giuseppe si fermò in una grotta prossima all'abitato e, mentre si trovavano là, Maria partorì il Cristo e lo depose in una mangiatoia, dove i Magi, venuti dall'Arabia lo trovarono”(78, 5 ).

La presunta “grotta” fu addirittura “localizzata” dalla fervida immaginazione dei fedeli, tanto da divenire venerato luogo della natività e meta di pellegrinaggi fin dal III secolo, come conferma il filosofo cristiano e teologo Origene di Alessandria d’Egitto (185 – 254) nel testo apologetico “Contra Celsum”: ”In intesa con quello scritto nei Vangeli, a Betlemme si mostra la grotta in cui nacque Gesù e dentro la grotta la mangiatoia dove fu deposto, avvolto in fasce. E questo luogo è ben conosciuto anche dalle persone lontane dalla fede; in questa grotta, si dice, è nato quel Gesù amato e adorato dai cristiani” (1, 51).

L’imperatore romano Costantino I e la madre Elena sulla grotta fecero costruire una grande basilica cristiana, consacrata il 31 maggio del 339.

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altamarea
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Il bue e l’asino: la mangiatoia evoca questi due animali, però nei Vangeli  di Luca e Matteo non si parla  di loro nel luogo della nascita di Gesù. Allora perché proprio e solo  questi due bestie erano presenti ? Esse furono scelte in base a versetti veterotestamentari, uno del profeta Isaia (1, 3) e l’altro del profeta Abacuc (3, 2)

Isaia: “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del  suo padrone, ma Israele  non conosce, il mio popolo non comprende” (1,3).  

Abacuc: “Signore, ho ascoltato il tuo annunzio,
Signore, ho avuto timore della tua opera.
Nel corso degli anni manifestala
falla conoscere nel corso degli anni
(3, 2).  

In questo versetto non si parla di animali, ma nella versione dei Settanta della Bibbia in lingua greca tradotta dall’ebraico da 72 saggi ad Alessandria d’Egitto, il terzo rigo di questo versetto (“Nel corso degli anni manifestala”) fu erroneamente interpretato:  “in mezzo ai due animali Tu ti manifesterai”. Tradotta in questo modo la frase fu considerata la conferma della predetta profezia di Isaia sulla presenza del bue e l’asino alla nascita di Gesù Cristo.

Nei primi secoli i cristiani fecero prevalente ricorso alla Bibbia dei Settanta per l’evangelizzazione e per lo studio delle profezie, anche se ci sono errori di traduzione per la poca conoscenza della lingua ebraica da parte dei traduttori. Come conseguenza ci furono errate  considerazioni da parte dei cristiani. Un esempio: il termine ebraico “almah” (= giovane donna) venne tradotto “vergine”, aprendo in tal modo la strada alla credenza della verginità di Maria prima, durante e dopo il parto.

L’unico testo che cita un bue e un asino vicino alla mangiatoia (citata dal Vangelo di Luca) in cui fu sistemato Gesù appena nato è il vangelo apocrifo del pseudo-Matteo: “Tre giorni dopo la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, la beatissima Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bambino in una mangiatoia, ove il bue e l’asino l’adorarono. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia, con le parole: ‘Il bue riconobbe il suo padrone, e l’asino la mangiatoia del suo signore’. Gli stessi animali, il bue e l’asino, lo avevano in mezzo a loro e lo adoravano di continuo. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Abacuc, con le parole: ‘Ti farai conoscere in mezzo a due animali’.
Giuseppe con Maria, rimase nello stesso luogo per tre giorni”
.
(14, 1 - 3)

Perciò nelle raffigurazioni paleocristiane e nei presepi ci sono il bue e l'asino.

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altamarea
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Adorazione dei pastori. Dal Vangelo di Luca: “C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: ‘Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia’. E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
‘Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama’.
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: ‘Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere. Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro”
(Lc 2, 8 – 20)



Il Vangelo di Luca è l'unico dei Vangeli canonici a narrare l'evento dei pastori, primi testimoni della nascita di Gesù.

Joseph Ratzinger (papa Benedetto XVI) nel suo libro “L’infanzia di Gesù” evidenzia che il Bambino nacque in un ambiente in cui i pastori portavano gli animali al pascolo. Era perciò normale che essi, in quanto i più vicini all’evento, venissero chiamati per primi alla mangiatoia.
Comunque l’episodio denota l’attenzione di Dio verso gli umili. In quel tempo gli Ebrei consideravano i pastori i reietti della società.

Anche Davide, il re di Israele da ragazzo faceva il pastore.

L’arte paleocristiana fu ispirata da mitologie, tipologie e decorazioni pagane, non avendo una propria tradizione, però ai simboli pagani si attribuivano significati e valori cristiani.
Tra le immagini ed i simboli della cultura greco-romana (che dava aspetto umano ai concetti astratti ed alla natura) ci sono espressioni artistiche con temi pastorali, come quella del moscoforo (portatore di vitello) e quella del crioforo (portatore di capretto); due epiteti attribuiti al dio greco Hermes (Mercurio per i Romani) che porta sulle spalle un piccolo vitello o un ovino.
L’iconografia greca del crioforo venne usata nell’arte romana e poi utilizzata dai cristiani come icona del “Buon Pastore, in riferimento all’omonima parabola di Gesù: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10, 11).
L’immagine del pastore che si prende cura della sue pecore divenne per i cristiani l’allegoria di Cristo salvatore, rappresentato come "agnello sacrificale o come “buon pastore”, giovane, imberbe e con i capelli lunghi, con la bisaccia e le calzature usate dai pastori, mentre trattiene con le mani le quattro zampe della pecora che porta sulle spalle.
I cristiani rappresentavano il “Buon Pastore” per comunicare la filantropia di Dio, il suo amore per l’umanità, rivelata in Cristo.

L’icona del Buon Pastore venne molto usato negli affreschi dei cubicoli nelle catacombe cristiane, nei bassorilievi sul fronte dei sarcofagi e nelle epigrafi, come simbolo dell’anima portata nella pace da Cristo pastore.



Statuetta in marmo del “buon pastore”, fine del III - inizi del IV sec. d.C.;
dalle catacombe di S. Callisto, a Roma;
Musei Vaticani, Museo Pio Cristiano.

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altamarea
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Adorazione dei Magi

L'unico Vangelo canonico che parla dei Magi è quello di Matteo, ma non dice quanti erano,  non rivela i loro nomi, né da dove provenissero: “Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: ‘Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo’. All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: ‘A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda:
da te infatti uscirà un capo
che sarà il pastore del mio popolo, Israele’.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: ‘Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo’.
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese”
(Mt 2, 1 – 12).

“Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono
” (Mt 2, 11). In questo versetto Matteo indica una casa e non una stalla o una grotta. Nella frase colpisce anche l’assenza di Giuseppe. C’è solo il Bambino e la madre durante la prosternazione  (proskynesis) dei Magi davanti al Figlio di Dio.

Con i regali  offerti dai Magi al Bambino, l’evangelista Matteo fa realizzare la profezia di Isaia (vissuto otto secoli prima):  “Uno stuolo di cammelli ti invaderà, /dromedari di Madian e di Efa, / tutti verranno da Saba, portando oro e incenso / e proclamando le glorie del Signore” (Is  60, 6).

Alcuni storici  del cristianesimo e biblisti cristiani interpretano questo racconto evangelico come un espediente letterario-propagandistico. “Matteo” (o chi per lui)  lo scrisse quando la nuova religione cristiana si stava diffondendo fuori dalla Palestina per dimostrare che Cristo è il Salvatore annunciato dalle profezie per Ebrei e non Ebrei.

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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dopo i quattro post, che hai piazzato, mio buon amico altamarea, dopo non aver nemmeno degnato di un cenno alle informazioni che ti davo (da te richieste) sui Magi (post del 1o novembre 2017 - Constantin) dimmi
questa dov'è finita?

e già che ci sei, narrami un pò (se vuoi)  anche di questaMirra  - figlia dell'incestuoso re di Cipro, certo Cinira.. Padre di Adone che nacque, mentre il soggetto del quesito, era un albero di Mirra e poi c'è pure Afrodite....

(certo che il passato\raccontato\riportato era un bel casino!)

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Ciao Constantin,
il tuo primo post in questo topic mi ha distratto ed ha trascinato la mia attenzione dalla teologia e dalla mitologia agli stoicheia filosofici, (terra, acqua, aria, fuoco), e quindi alla scienza, che nacque proprio riflettendo su tali elementi platonici descritti nel Timeo.

Chiedo venia.

I consigli che mi hai dato nel tuo secondo post li ho tenuti nella dovuta considerazione e li ho confrontati con un cugino prete, il quale mi ha fatto scoprire che a stabilire il numero dei Magi non fu Origene d’Alessandria ma papa Leone I, anche detto papa Leone Magno. Ma questa ed altre notizie le puoi leggere nel mio prossimo post. Nel frattempo ti ringrazio per la bella fotografia della mirra, interessante per il suo valore simbolico nel cristianesimo.

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Chi erano i Magi ? Il racconto evangelico matteiano non lo dice.

Lo storico greco Erodoto (484 a.C. – 430 a.C. circa) scrisse che i Magi (“magoi” in lingua greca) erano componenti di un’antica casta sacerdotale della religione zoroastriana, ma anche una delle sei tribù del popolo dei Medi che vivevano nell’attuale Kurdistan (1, 101).

Lo Zoroastrismo (definito anche Mazdeismo) è la religione basata sugli insegnamenti del profeta Zarathuštra (o Zoroastro).

Tra il VI sec. a.C. e il X sec. d.C. fu la religione più diffusa nell’Asia centrale.

Zoroastro elaborò anche il mito del salvatore che sarebbe apparso alla fine dei tempi per restaurare il regno di Mazda.

I Magi erano  dei sapienti, esperti di astronomia e di astrologia. Nell’Antico Testamento, in più parti, si accenna a loro: per esempio, nel Libro di Geremia (39,3 e 39,13),  nel Libro di Daniele (2, 2)  e in alcuni Salmi.  


I Magi non erano re.


Si attribuisce all’apologeta cristiano Tertulliano (155 circa – 230 circa) l’affermazione della regalità dei Magi, scritta nel capitolo IX del libro “Adversus Judaeos” (Magos reges fere habuit Oriens) e nel libro “Adversus Marcionem”.

Perché Tertulliano disse che erano re ?  Considerò profezia messianica un versetto nel salmo 71 (72, 10): “Il re di Tarsis (= Tartessos, in Spagna) e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba (= Yemen) offriranno tributi”.

Nel VI secolo il monaco francese Cesario (470 circa – 543), che nel 502 fu nominato vescovo di Arles e rimase in carica fino all’anno della sua morte, nell’appendice del suo sermone 136, parla dei Magi  come re che andarono ad adorare il Bambino Gesù: “Illi Magi tres reges esse dicuntur”.

Da segnalare sono anche il Salmo 68:"Per il tuo tempio, in Gerusalemme, a te i re porteranno doni” (v. 30), ed il versetto del profeta Isaia: “Cammineranno i popoli alla tua luce, /  e i re allo splendore del tuo sorgere”(60, 3)

E’ evidente lo sforzo per collegare la nascita di Gesù con le profezie bibliche. I primi esegeti reinterpretarono il  racconto di Matteo alla luce di queste profezie elevando i Magi al rango di re. Il biblista Mark Allan Powell rifiuta però questa interpretazione, sostenendo che l'idea di un'autorità regale dei Magi è di molto successiva, addirittura posteriore al IV secolo e strumentale alla giustificazione del ruolo dei monarchi cristiani. Comunque dal VI secolo  i commentatori adottarono la versione più diffusa che parlava di tre re, che non venne messa in discussione fino alla Riforma protestante.

Il numero dei Magi

L’evangelista Matteo non dice quanti erano i Magi.

A Roma, in alcune rappresentazioni artistiche paleocristiane nelle catacombe  il loro numero è variabile da due a quattro, Le Chiese orientali ne contarono fino a dodici.  

Fu il pontefice Leone I, detto Leone Magno (390 circa – 461) ad affermare che i Magi erano tre, basandosi sui tre doni da loro offerti al Bambino Gesù: “Quando lo splendore della nuova stella condusse i tre magi ad adorare Gesù,…” (Sermone 37, 1). Papa Leone I anche in altri sermoni e nei tre discorsi tenuti nella solennità dell’Epifania conferma che i Magi erano tre.

Il valore simbolico dei tre doni descritti dall’evangelista Matteo (l'oro, l'incenso e la mirra) appare in un trattato titolato “Excerpta et Collectanea”, talora attribuito all'erudito inglese Beda il Venerabile (672-735). L’ oro per la regalità di Cristo, l’incenso per la sua divinità, la mirra per la sua umanità mortale, trattandosi di una miscela aromatica usata anche per le imbalsamazioni.

I nomi dei Magi

Diversamente dai vangeli canonici, sono molti i riferimenti ai Magi nei vangeli apocrifi.

Il “Vangelo degli Ebrei”o “Vangelo secondo gli Ebrei” è il nome di questo testo della prima metà del II secolo, di cui si sono conservati solo frammenti in citazioni patristiche. Indica uno stuolo di Magi, indovini dal colorito scuro dai calzoni alle gambe", capitanati da tali Malco, Gaspare e Fadizarda.

Notizie più dettagliate ci sono nel “Vangelo dell’infanzia armeno”, giunto a noi in copia e d’incerta datazione (dal IV al XII secolo): “Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisān, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora. Subito un angelo del signore si recò nel paese dei persiani, per avvertire i re Magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. In quel momento il regno dei persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi. Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre” (Cap V par. 9). In questo testo compaiono i nomi come noi li conosciamo. Cosa significano ?
Melchiorre è un nome di origine ebraica, deriva da Melki'or e vuol dire "il mio re è luce".

Baldassarre deriva, attraverso il greco Baltássar, dall'ebraico Belsha'zar (adattamento dall'assiro-babilonese Belshar-uzur), e significa "Bel, proteggi il re" oppure "Bel protegge la sua vita", dove Bel è la divinità suprema degli Assiri.

Gaspare ha origine persiana e significa "stimabile maestro". Potrebbe però anche derivare dall'antico nome iranico Gathaspar, legato a sua volta all'antica forma Windafarmah, ed assume il significato di "splendente".

Anche altri vangeli apocrifi citano i Magi: il Protovangelo di Giacomo, il Vangelo dello Pseudo Matteo, il Vangelo dell’infanzia arabo-siriano, il Vangelo di Nicodemo.

Un altro apocrifo, “L'infanzia del Salvatore”, testo scoperto nel 1927 in due versioni e databile attorno al VI secolo, va oltre e ricostruisce la fisionomia dei Magi con elementi esotici: "la loro veste è amplissima e scura, hanno berretti frigi e alle gambe portano sarabare (gambali) orientali".

Invece il monaco inglese Beda il Venerabile (673 circa – 735), i Magi li descrive così: Melchiorre era un anziano, di barba lunga e folta; Gaspare, giovane sbarbato e biondo; Baldassarre, negro e barba spessa”.


Ravenna, basilica di Sant'Apollinare Nuovo, decorazione musiva del VI secolo:il corteo delle vergini precede i Magi; dopo di questi, sulla destra, c’è Maria assisa in trono con il Bambino Gesù poggiato sulle gambe; ai lati del trono ci sono due angeli sulla destra e due sulla sinistra.  

particolare dell'arrivo dei Magi. In alto ci sono scritti i loro nomi.

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altamarea
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Stella o cometa ?

Il secondo attore del racconto dei Magi è il segno cosmico della stella.

Dal Vangelo di Matteo:
Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: ‘Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo’.” (2, 1 – 2)
“Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra"[/b
] (2, 9 – 11).

Dall’apocrifo Protovangelo di Giacomo, del III secolo: [b]"Abbiamo visto - confessano i Magi - una stella grandissima che splendeva tra tutte le altre stelle e le oscurava tanto che le stelle non apparivano più. La stella poi si è arrestata proprio in cima alla grotta
".

Della stella si interessa anche un altro apocrifo, “L'infanzia del Salvatore”, un testo scoperto in due versioni nel 1927 e databile attorno al VI secolo: "Ecco un'enorme stella che splendeva sulla grotta dalla sera al mattino; una stella così grande non era mai stata vista dall'inizio del mondo". Ma, nel prosieguo del racconto, l'autore afferma che quella stella era in realtà "la parola di Dio ineffabile". E’ sorprendente il monologo di Giuseppe che spia da lontano con apprensione i Magi: "Mi pare siano àuguri: non stanno fermi un momento, osservano e discutono tra loro. Sono forestieri: il vestito è diverso dal nostro vestito, la veste è amplissima e scura, hanno berretti frigi e alle gambe portano sarabare [gambali] orientali". Alla domanda sull'identità del bambino, Giuseppe risponde -non si capisce se ironicamente o "teologicamente"- in questo modo: "Suppongo che sia mio figlio".

Sulla stella di Betlemme ci può dire molto di più la teologia che non l'astronomia. Nella tradizione biblica e in quella giudaica la stella è un segno messianico.

Il Cristo dell'Apocalisse, costantemente circondato da stelle, si autodefinisce così: "Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino"(22, 16).

Nel quarto degli otto sermoni sull’Epifania, il pontefice Leone Magno commenta il significato spirituale della stella apparsa ai Magi in Oriente e la simbologia dei loro omaggi:
Ai Magi, infatti, apparve la nuova luce di una stella più lucente che, mentre la guardavano, riempì i loro animi di ammirazione per il suo splendore, per cui credettero che non si doveva trascurare ciò che era annunciato con un segno tanto grande (dal sermone 34).

La stella, simbolo di luce portata da Gesù Cristo nel mondo, appare negli affreschi parietali fin dal III secolo.


A Roma, nel soffitto di una nicchia che ospitava una tomba nelle catacombe di Priscilla, c’è un residuo d’intonaco sul quale si vede un piccolo affresco realizzato nel III secolo, negli anni 220 – 230: rappresenta Maria assisa mentre sorregge il Bambino che guarda verso un ipotetico spettatore. La donna indossa una stola ed ha il capo velato.
Vicino c’è un individuo che con il dito indice della mano destra indica una stella mentre nella mano sinistra ha un rotolo in pergamena. L’immagine fa ipotizzare la profezia di Balaam:
“Io lo vedo, ma non ora,
io lo contemplo, ma non da vicino:
Una stella spunta da Giacobbe
e uno scettro sorge da Israele…
” (Nm 24, 17)
In altre parole: vedo quel che accadrà, ma non in questi giorni; scorgo un avvenimento, ma avverrà più tardi: compare un astro tra i discendenti di Giacobbe, sorge un sovrano dal popolo di Israele. Tale “veggenza” veterotestamentaria non ha nulla a che fare con la nascita di Gesù, ma nei primi secoli del cristianesimo si volle credere che questo evento realizzò la profezia balaamitica. “La stella che spunta da Giacobbe” non si riferisce ad un astro, ma che dalla stirpe di 12 figli del patriarca Giacobbe (dai quali furono create le 12 tribù che formavano il popolo di Israele) nascerà il loro re-messia;
“e uno scettro sorge da Israele”: lo scettro è il simbolo dell’autorità regale, citato prima di morire da Giacobbe al quarto figlio, Giuda (questo nome in ebraico significa “loderò”, Dio):
Non sarà tolto lo scettro da Giuda
né il bastone del comando tra i suoi piedi,
finché verrà colui al quale esso appartiene
e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli”
(Gen 49, 10)
Dalla tribù di Giuda poi nacque re Davide.
Anche i suddetti versetti non c’entrano nulla con Gesù. E’ palese la forzatura nel collegare il Messia dei cristiani con profezie bibliche.

Pure il visionario profeta Isaia narra di una grande "luce", che aveva già preannunciato agli israeliti prigionieri a Babilonia:
Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse
” (9, 1).
Spiegazione: Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce che illuminò il popolo che viveva nell’oscurità.
I cristiani dei primi secoli vollero interpretare questo versetto di Isaia come allusione all’avvento di Dio sulla Terra con l’incarnazione in Gesù.

L’evangelista Matteo dette compimento teologico alla profezia di Balaam con l’astro che indica ai Magi il luogo della nascita di Gesù.

Ma fu una stella od una cometa ad indicare ai Magi la via per giungere nel luogo della Natività di Gesù ?

Per sintesi viene erroneamente usata la frase “stella cometa”, ma una stella e una cometa sono due corpi celesti molto diversi.

Autorevoli esegeti , come ad esempio Rudolf Pesch, pensano che sia superfluo chiedersi se era una stella o una cometa, perché il racconto è teologico e non astronomico.

Nel III secolo l’apologeta cristiano Origene di Alessandria d’Egitto (185 – 254) assimilò per primo l’aster (la stella indicata dall’evangelista Matteo) ad una luminosa cometa. Nel suo libro “Contro Celso”, afferma che le comete annunciano buone novelle, come quella che annunciò la nascita di Gesù (1, 59).

Il pittore Giotto di Bondone 1267 – 1337) raffigurò in affresco la cometa nel riquadro dedicato all’Adorazione dei Magi nella Cappella degli Scrovegni, a Padova.


Giotto: “Adorazione dei Magi”, Padova, Cappella degli Scrovegni.
La cometa, rappresentata da Giotto in forma sferica con scia luminosa, è visibile sul lato sinistro della tettoia che simboleggia la capanna della Natività.


Foto della cometa di Halley, con la scia luminosa formata dai gas e dal pulviscolo sotto l’azione del Sole.

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Constantin
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O.T.

Pensiero.


Ho passato i migliori anni della mia vita
a far e farmi domande
su ogni cosa
ho provato a conformarmi a religioni
a discipline d’essere
alla meditazione e allo studio di cose
che l’uomo che ti vive di fronte
semplicemente nemmeno sa che esistono
non ho mai ottenuto risposte che dicessero
o concludessero con pienezza
accontentando il parziale delle mie domande
la storia di un uomo non può essere fatta sulla ricerca della conoscenza
quella montagna di ghiaccio che galleggia siamo noi
solo questo.


( 6 ottobre 2015 )

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altamarea
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Epifania: questo nome deriva con lo stesso significato dal sostantivo femminile greco “epifàneia”: = apparizione,  manifestazione della divinità in forma visibile.

Il 6 gennaio, il calendario ricorda l’Epifania del Signore; in questo giorno  la Chiesa cattolica celebra la manifestazione della divinità di Gesù ai Magi in visita a Betlemme.  Invece la tradizione orientale il 6 gennaio evoca il battesimo di Gesù nel fiume Giordano.

Gli Ortodossi della Chiesa d'Oriente di rito Bizantino  usano il calendario Giuliano e  commemorano l'Epifania il 19 gennaio, ma anziché Epifania La chiamano “teofania” (=manifestazione di Dio).

Il teologo ed apologeta Clemente Alessandrino (Tito Flavio Clemente d’Alessandria, 150 circa – 215 circa) afferma che le prime comunità cristiane ad Alessandria d’Egitto, formate dallo gnostico Basilide, celebravano la Natività di Gesù insieme all’Epifania nel 15/esimo giorno del mese di Tybi dell’antico Calendario Alessandrino, corrispondente al nostro 6 gennaio.

Successivamente, nel Vicino Oriente, all'Epifania vennero collegati tre segni rivelatori di Gesù Cristo (tria miraculi): l’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù nel fiume Giordano, il primo miracolo di Gesù, avvenuto a Cana durante un banchetto di nozze.

Alcuni “Padri della Chiesa” considerarono l’episodio della manifestazione della divinità di Gesù ai Magi come una “rivoluzione” cosmologica, causata dall’ingresso nel mondo del Figlio di Dio. Ad esempio, nel 386  teologo e secondo patriarca di Costantinopoli Giovanni d'Antiochia (344/ 354 circa – 407), per la sua eloquenza definito “crisostomo” (in lingua greca “chrysòstomos”), che significa “bocca d’oro”, scrisse: "Quando la stella giunse sopra il bambino, si fermò, e ciò poteva farlo soltanto una potenza che gli astri non hanno: prima, cioè, nascondersi, poi apparire di nuovo, e infine arrestarsi" (Omelie sul Vangelo di Matteo, 7, 3).

Il teologo e vescovo Gregorio Nazianzeno (329 – 390 circa) scrisse che la nascita di Cristo impresse nuove orbite agli astri (cfr Poemi dogmatici, V, 53-64: PG 37, 428-429). Tale fantasiosa affermazione è da intendersi solo dal punto di vista simbolico e teologico.

Sul finire del IV secolo, l’adorazione dei Magi e il battesimo di Gesù divennero due ricorrenze separate.

Natale uguale Epifania ?


Il 25 dicembre si celebra la nascita di Gesù in sostituzione della festa pagana dedicata al “Sol invictus”, il 6 gennaio la Chiesa cattolica commemora l’Epifania, sovrapposta all’antico rito dedicato al “Sole vittorioso” in ambito orientale, in particolare in Egitto.

Il vescovo Epifanio di Salamina (315 circa – 403) scrisse  che nella notte tra il 5 il 6 gennaio, in diverse regioni dell’Egitto i pagani celebravano una festa in onore del dio Sole, Aion, partorito dalla vergine Kòre; nel contempo si svolgevano rituali per festeggiare la piena del Nilo. Durante la notte che precedeva la festa c’era la veglia, illuminata con la fiamma delle torce, da cui il nome di “Festa delle Luci”. All’alba si svolgeva la processione sulla riva del fiume, poi veniva  benedetta l’acqua del Nilo, si recitavano preghiere e si donavano offerte rituali.

Nel IV secolo tra Oriente ed Occidente ci fu uno “scambio culturale”. L’Occidente prese dall’Oriente la celebrazione dell’Epifania del Signore e trasmise all’Oriente la festa del Natale. Le due feste prevedevano un tempo di preparazione spirituale ed uno di epilogo.

Quando la festa del Natale entrò nelle liturgie dell’Oriente cristiano, il battesimo di Gesù da parte di Giovanni Battista  rimase il contenuto centrale della festa dell’Epifania, attestata nel  372 in Cappadocia (Turchia)  da Gregorio di Nazianzo; nel 380 a Gerusalemme dalla pellegrina Egeria;  nel 386 ad Antiochia di Siria (attualmente nel territorio turco) da Giovanni Crisostomo.

La pellegrina Egeria, anche nota come Eteria, è autrice di un “Itinerarium” in cui racconta il suo viaggio in Palestina nei luoghi sacri alla cristianità: nella notte dal 5 al 6 gennaio, il clero e il popolo cristiano di Gerusalemme si recano in processione a Betlemme e si uniscono al clero e ai fedeli di Betlemme. Dopo una stazione nel luogo presunto dell’annuncio dell’angelo ai pastori,  detto dei pastori”, tutti si riuniscono nella basilica della Natività per una veglia notturna che termina con la celebrazione dell’Eucarestia. Dopo i fedeli di Gerusalemme tornano nella loro città.  Al mattino del 6 gennaio c’è un’altra Messa.  

In Occidente la prima menzione della celebrazione dell’Epifania è nella Gallia. Lo storico  Ammiano Marcellino (330 circa – 397 circa) narra che nel 361 a Vienne (Francia meridionale) l’imperatore pagano Flavio Claudio Giuliano, detto “Giuliano l’apostata” dai cristiani, assistette alle cerimonie religiose per l’Epifania, considerata soltanto come “adventus Salvatoris”. Successivamente in questa festa religiosa confluirono i “tria miraculi” suddetti.

La comunità cristiana di Roma accolse la celebrazione dell’Epifania nel V secolo, durante il pontificato di Innocenzo I, dal 401 al 417, anno della sua morte.

La commemorazione del Natale e dell’Epifania da parte della Chiesa fu una scelta ideologica,  come opposizione al culto del “Sole vittorioso”, ultimo simbolo del paganesimo.

Estrapolando alcune frasi bibliche, come ad esempio queste: “per voi sorgerà il Sole di giustizia” (Malachia 3, 20); “Di nuovo Gesù parlò loro: ‘Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita’” (Gv 8, 12) la Chiesa affermò l’avvenuta presenza di Dio sulla Terra tramite l’incarnazione in Gesù.

Nei primi secoli del cristianesimo i fedeli celebravano una sola festa annuale: la risurrezione di Cristo, il mistero pasquale. Nel IV secolo aggiunsero la Natività di Gesù e l'Epifania.

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