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Il Bambino dipinto sul muro

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Il bambino dipinto sul muro

Era il tramonto e mamma Gerda disse alla figlia:- Vila, vai bel bosco a cogliere un pò di mirtilli: potremo fare un'ottima marmellata.
Vila prese il cestello e rispose:- certo mamma vado.
Uscì e la mamma dall'uscio le gridò:- fà presto e torna prima del buio- E guardò la sua bella bambina allontanarsi lungo il pendio.
La donna scosse il capo, poi mormorò tra sé "che strana creatura questa mia Vila, Sempre malinconica; mai che le veda un sorriso sul faccino. Mah! Forse è troppo sola".
Rientrò e mise legna sul fuoco poi si mise seduta accanto al tavolo ingombro di verdura e pesce salato per preparare la cena. E col pensiero tornò al  tempo felice quando suo marito era vivo, lavorava al cantiere e guadagnava bene. Poi era morto di una brutta malattia ed ella rimasta sola con la piccola Vila era venuta a vivere nella casa di legno al limitare del bosco. Per vivere doveva andare tutti i giorni al di là del monte, in casa di una ricca vedova a fare la serva, e la sera tornava a casa dove Vila l'attendeva. Che cosa faceva tutto il giorno la sua bimba? Ecco, Vila sognava, e per questo non sorrideva; sognava ed attendeva...
Mamma Gerda mise la pentola sul fuoco e buttando dentro nell'acqua una manciata di sale vi lasciò cadere alcune lacrime.
Vila intanto vagava per il bosco in cerca di mirtilli. Finalmente tra un gruppo di snelle betulle , vide un cespuglio tutto scintillante di frutti. Si accostò e mentre staccava piccoli grappoli di bacche, udì una vocina sottile sottile: - Perchè mi porti via i mirtilli? Vila guardò attorno, ma non vide assolutamente nulla. Ricominciò a prendere altri frutti, ma la vocina disse ancora: - Insomma vuoi smetterla di cogliere i miei mirtilli?
Sbalordita chiese : - Ma chi è che parla?
.- Oh bella! - disse la voce. - Io.
:- Ma dove sei?- Chiese Vila,
:-Qui sotto il cespuglio.
Vila si chinò, una mano piccolissima sollevava un ramo del cespuglio e da sotto le foglie spuntava il faccino di un furbo vecchietto con un buffo cappuccio in testa e una bella barba bianca, lunga, lunga che si confondeva con i fili d'erba.Divertita, Vila chiese:- Chi sei?
L'omino si presentò con un bell'inchino. :- Sono Elgar - disse- il nano di questo bosco.
:- ma sei proprio un nano vero?
:- E cosa credi che sia?
:- non riesco a credere a cio che vedo. Posso toccarti?
:- Ma certamente.E allora Vila allungò la mano e accarezzò quel piccolo volto, la morbida barba, l'abituccio e scoppiò in una bella risata, ma tanto gaia e sonora che anche il nano si mise a ridere. Poi cessata l'allegria, Vila disse :- Ahh... come è bello ridere! Non sapevo fosse così piacevole.Ma come - chiese il nano stupefatto- una ragazzina come te non sa cosa significhi ridere?
:- Eh.. no caro Elgar, sono sempre sola in casa.
Il nano fece un salto ed esclamò: - Ho capito!  tu sei Vila la figlia di mamma Gerda. Ti conosco, ora ricordo. E' un pò di tempo che manco da questi luoghi  e tu sei tanto cresciuta e sei diventata una bella ragazzina.
Dimmi cosa ti piacerebbe avere per non sentirti più sola?
Vila si pose a sedere e disse con voce dolce :- vorrei... un fratellino.
Il nano restò perplesso, poi disse:- sarebbe difficile per la tua mamma trovare un altro bambino... Mah.. vedrò. Sai, può darsi che mi venga un'idea. Intanto sarebbe bene tu tornassi, perchè comincia a calare il sole e tra poco sarà buio.
:- E' vero ma devo raccogliere un pò di mirtilli...
:- Vieni con me: ti farò vedere i più bei mirtilli di tutta la regione.
Elgar si mosse su quelle corte gambette e Vila, tutta sorridente ed emozionata per l'avventura, lo seguì fino ad un cespuglio
di meravigliosi mirtilli.
:- Ecco disse il nano :- puoi coglierne quanti ne vuoi.
Vila si chinò ed in un batter d'occhio riempì il cestello. Poi ringrazio il nano del bosco :- Di niente, cara Vila, di niente, ribattè Elgar. Non dire alla mamma del nostro incontro, per ora, potrebbe anche non crederti. Addio!
e scomparve in un cespuglio..............

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Lady Joan Marie Online
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Viandante Storico
Viandante Storico
Simpatico il nano! Chissà cosa farà per far sentire meno sola Vila... saint

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
...... :- oh mamma, esclamò Vila- come è bello andare nel bosco!
_ Se ti piace cara Vila, potrai andarci tutte le sere. Ora fammi vedere quanti mirtilli hai raccolto-
Vila posò il cesto sul tavolo, mamma Gerda guardò e ... rimase come di pietra: quei mirtilligrossi e lucenti erano proprio belli. La donna giunse le mani e disse: Ma io non ho mai visto mirtilli tanto straordinari. Dove li hai trovati?
-Su un cespuglio nel bosco mamma! E Vila dopo aver detto così si mise a danzare per la cucina con tale leggerezza e allegria che mamma Gerda, congiunte le mani, esclamò: Senza dubbio oggi deve essere accaduto qualcosa di straordinario nel bosco, un miracolo. Non ho mai visto la mia bambina tanto allegra.
Passarono i giorni. Al tramonto Vila andava sempre nel bosco a cogliere mirtilli , more o fragoline e incontrava il nanetto Elgar che la portava nei posti dove raccoglierne di più e più belli di questi frutti, dimostrandole sempre maggior simpatia.
Il nanetto e la bambina andavano passo passo parlando delle meraviglie che quel bosco racchiudeva.
Una sera, era ormai ora di tornar a casa, Vila disse:- Elgar, mia madre domani va in casa di quella ricca vedova, al di la del monteper starci molti giorni, dato che la donna è malata, e io sarò a casa sola per parecchio tempo. Puoi mantenere la tua promessa e procurarmi un fratellino?
:- La tua mamma non teme di lasciati tutta sola in quella casa così vicina al bosco?
:- non può fare diversamente, e quindi resto sola. Io non ho paura, perchè adesso ti conosco e so che in ogni caso potrei avere un tuo aiuto.
:- Brava Vila! Mi fa piace sapere che tu hai fiducia in me: Questo dimostra che hai capito che io sono una creatura che può molto di più di quanto non si creda. Bene! Domani sera verrò a casa con te e vedremo cosa si può fare. Ma non dimenticare questo è un grande segreto che deve rimanere tra noi.
Vila tornò a casa più allegra che mai e disse alla mamma :- Guarda che bel cestello di frutti di bosco-
Stasera sembrava una selva incantata.
Mamma Gerda si convinse che nel bosco doveva essere avvenuto qualche cosa di strano, ma non chiese nulla e disse soltanto:- Sono lieta ti piaccia tanto andarci. E' come tu avessi trovato un amico. Vedo che sei allegra e quindi penso che lo stare sola non ti sarà troppo sgradevole. Sei una ragazzina giudiziosa e spero che durante la mia assenza ti comporterai in modo da non darmi preoccupazioni. Si mamma disse Vila e corse ad abbracciarla.
Il mattino dopo mamma Gerda disse alla figlia:- Vila, io devo andare, ti prego vivamente di badare alla casa, tenerla in ordine. Spero di tornare presto, baciò la ragazzina e uscì.
Vila, dalla porta la salutò a lungo, poi rientrò e cominciò le faccende.
Al tramonto andò nel bosco correndo, con il cuore in tumulto, e non ebbe quiete finchè non giunse al grande cespuglio di mirtilli sotto il quale Elgar attendeva. Come il nanetto scorse Vila, balzò sui ramie strillò:- Evviva ti aspettavo.
Vila si guardò attorno.
:- Cosa cerchi? - le chiese Elgar.
:- Il fratellino! -rispose la fanciulla-
Il nano rise divertito e disse:- Ma non è qui, è a casa tua. Vieni, andiamo--
E si incamminarono insieme.
Appena giunti esclamò:- Com'è bella la tua casa! E come la tieni bene. Sei proprio brava.
: - E dov'è il fratellino?- chiese Vila con una vocetta sottile-
Elgar sorrise e dissi :- E' li dietro la catasta della legna
Vila guardò, ma non c'era proprio nulla e cominciò a pensare che il nano volesse prenderla in giro, che volesse averla solo illusa prendendosi gioco di lei.
:-Guarda bene Vila e vedrai-
Elgar era saltato sul tavolo e piluccava in un vaso di marmellata di mirtilli esclamando: Buona, buona.
Vila in preda ad un'ansia indicibile cominciò a muovere la legna in cerca del fratellino. Dopo aver spostato tutta la catasta, visto che non c'era nessuno cominciò a piangere e disse tra le lacrime:- Elgar, sei stato cattivo. Non c'è il fratellino-
:- Ma si che c'è, guarda bene disse il nanetto.
Vila guardò, guardò, e a un tratto tra le lacrime che le velavano gli occhi, le parve di vedere un'ombra di bambino, li, sul muro. Guardò meglio e vide realmente, sulle pietre scure del muro, spiccava un bellissimo  che la guardava sorridendoCadde in ginocchio e tendendo le mani lo chiamò- Egli però non si mosse. Era li sul muro, come dipinto. Allora Vila si volse al nano e disse: Ma così, dipinto, non mi serve a niente. E' come non lo avessi.
-Cara Vila, - rispose Elgar, - non si può avere tutto in una volta sola. Bisogna saper attendere le cose che si crede di meritare. Il fratellino è li, dipinto sul muro, proprio come tu lo desideravi: ora sta a te compiere il resto.
Vila era assai perplessa e confusa. Mormorò: ma io non sarò mai capace di far diventare vero quel bambino dipinto sul muro.
:- anche questo non si può dire; -aggiunse il nano- può essere che si presenti la buona occasione. E adesso rimetti apposto la legna, lasciando dietro la catasta una specie di pertugio dal quale egli possa uscire nel caso che...
Mi hai capito vero?
E detto ciò Elgar fece una capriola e guizzò fuori dall'uscio.
Vila Rimase proprio male.
Comunque ubbidì e rimise a posto la legna, lasciando dietro la catasta uno stretto passaggio. Dopo di che andò verso la porta della cucina e guardò fuori, verso le ombre del bosco e vide che ormaistava scendendo il buio. Chiuse la porta; mangiò un pò di pane e ricotta, e poi preparò il letto vicino al focolare e guardandosi attorno, nel grande vuoto della vasta stanza piena di ombre pensò"dovrei aver paura, tutta sola come sono...e invece..." Guardò alla catasta di legna e ricordò che dietro ai ceppi c'era un bambino dipinto che le faceva compagnia. Sorrise a quell'idea e si addormentò tutta felice.
La notte portò un forte vento che in breve provocò una vera burrascacon violenti scrosci di pioggia che battevano sul bosco e sulla casa con rumore insistente. Vila si svegliò di soprassalto e al fioco bagliore delle poche braci rimaste nel camino sgranò gli occhi guardando le grandi ombre che si annidavano nella vasta cucina. A un certo momento parve che qualcuno bussasse alla porta. Svelta scese dal letto, e si mise uno scialle, aprì la finestra e chiese:
._che cosa volete?
:- Sia lodato il cielo! esclamo l'uomo. - c'è qualcuno. Bambina , ti prego, apri e permettimi di ripararmi da questa burrasca.
-Ma io sono sola- rispose Vila - e voi mi fate un pò di paura!...
Lo sconosciuto viandante disse: ti assicuro bambina, sono un brav'uomo sorpreso dalla tempesta. Ti prego apri.
La vove rivelò un tale tono di sofferenza che Vila si sentì commuovere. Aprì e l'uomo portò una ventata fredda e umida nel caldo della cucina. Vila chiuse subito, poi disse: - aspettate che accendo la lampada. Accese, poi attizzò il fuoco, aggiungendo altra legna. La luce della lampada e delle fiamme rischiarò l'ambiente, e Vila guardando l'uomo si accorse che era un giovane di bell'aspetto.
Sorridendo disse:- Grazie bambina, se fossi rimasto fuori sarei morto di freddo.
Guardò sul tavolo, vide la marmellata di mirtilli e chiese :- Me ne dai un pò?
Vila, premurosa, rispose: ma certamente, mi dispiace però di avere poco pane.
:- e tu non mangi?
:- io ho già mangiato prima di coricarmi-
:-Grazie, disse lo sconosciuto:- E domani come farai se non hai pane?
:-Domani lo faccio- rispose Vila sorridendo:- così sarà fresco.
:- Molto bene, disse il giovane, -sei una brava banbina. E vivi sola?
:-No ho la mamma, ma è lontana, al di là del monte per un servizio.
:- E non hai paura a startene qui tutta sola?
Vila lanciò una rapida occhiata alla catasta della legna e rispose:
:- No! io non mi sento sola.
Anche il giovane lanciò un'occhiata alla catasta: poi disse :- E con chi sei se io non vedo nessuno?
Vila guardò l'uomo che aveva di fronte e vide sul suo viso un'espressione così serena e rassicurante che sentì una gran voglia di confidarsi, disse:- ho un fratellino.
:- Ah si?!? e dov'è? disse l'uomo.
Vila esitò un attimo, poi disse:- è li dietro la catasta di legna... E'... è dipinto sul muro.
Il giovane sorrise, e andò alla catasta cominciando a togliere i ceppi, finchè vide il bambino dipinto. Vila gli era dietro e, ad un tratto si accorse che che il bambino dipinto assomigliava moltissimo al giovane sconosciuto. Giunse le mani ed esclamò:- Santo cielo, sembra sia il vostro fratellino, tanto è uguale a Voi.
E restò li incantata a guardare i due volti: quello vero e quello dipinto, poi disse ancora:- ma come si spiega?
Il giovane sorrise e mormorò:- Vila è difficile spiegare certe cose, specialmente ai ragazzi, ma tu sei molto giudiziosa e per la tua età sei quasi una donnina. Ti dirò quindi che io assomiglio a quel bambino dipinto perchè sono veramente suo fratello.
Vila Allargò i suoi occhioni e disse :- Voi, fratello di quel bambino dipinto? E come mai?
:- Perchè io sono il Re dei boschi, Vila ed il nano Elgar mi ha chiesto per te un piccolo miracolo. Tu volevi un fratellino e io l'ho creato per te facendolo apparire sul muro. E questa notte tu mi hai accolto, e io ero venuto per conoscerti, sotto l'aspetto di un viandante. Tu mi hai accolto con serenità senza nemmeno sapere chi fossi ed ora io farò per te una magia.
Mormorò alcune parole incomprensibili a fior di labbra.
:- Ecco ora il tuo fratellino sarà vivo, ma tu ricorda una cosa: devi permettergli di ritornare sul muro quando lui lo vorrà.
Io vado Vila, ricorda le mie parole, ed uscì e disparve nelle tenebre.
Dalla porta aperta, entrò il vento e le fiamme del camino oscillarono provocando grandi ombre sui muri, ombre che si muovevano come fossero notturni folletti.
D'un trattoil bambino dipinto si staccò dal muro e con un breve salto fu nel mezzo della cucina.............

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Lady Joan Marie Online
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Viandante Storico
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Che bella storia! Chissà chi è quel viandante misterioso, io un'idea ce l'avrei... saint

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Constantin
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Viandante Mitico
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... Ciao,  Vila! - disse allegramente.
Vila, turbata e allegra allo stesso tempo, battè le mani e gridò:- Fratellino mio!-   poi corse ad abbracciare quel bambino meraviglioso e gli chiese :- Come ti chiami?
Il bambino rispose :- Mi chiamo Gunnar- Rise e disse ancora .- Ho fame hai qualche cosa da mangiare?
Vila un pò mortificata, esclamò:- sono proprio confusa ma non ho che un poco di marmellata di mirtilli. C'era un pò di pane ma l'ha finito quel giovane che ha detto di essere tuo fratello:- E io mangio la marmellata! esclamò Gunnar.
Poi ad un certo momento Gunnar disse: - Vila ho sonno.
La fanciulla si riscosse dall'incantamento e con voce dolce disse: - Qui, qui, mio piccolo Gunnar, nel mio letto: è morbido e caldo.
:- E tu? disse ancora Gunnar.
: Io..., rispose Vila, dormirò nel letto della mia mamma.
Gunnar con un salto agile da gattino, fu sul letto, tolse gli zoccoli, il giubbetto i pantaloncini ed entrò sotto le coperte con una camicina tutta d'oro.
Vila rimboccò le coltri, lo baciò in fronte mormorando un "buona notte" affettuoso, poi si allontanò. Salendo la scala con la lampada accesa guardò il ragazzino, era bellissimo, e le parve di vedere una delle creature della selva, chiare e limpide.
Quante cose erano successe quella notte!
Quando il mattino, con le sue chiare luci, giunse a illuminare le finestre della casa di Vila, questa fu destata dal rumore che proveniva dalla cucina; in fretta si vestì e scese. Vide che il piccolo Gunnar ed il nano Elgar stavano impastando allegramente la farina per fare il pane.
Meravigliata esclamò:- ma è già così tardi? Santo cielo, ma ora lasciate fare a me!
E si accostò alla tavola per fare il pane.
Disse poi a Gunnar: Tu, fratellino mio, fatti aiutare da Elgar ad accendere il fuoco nel forno.
I due piccoli amici si diedero da fare e scaldarono per bene il forno dove Vila pose il pane. Poco dopo un buon profumo si sparse per casa e quando il forno fu riaperto ne uscirono pani così grossi e fragranti che Mila restò sbalordita.
Il bambino batteva le mani gridando:- ho fame, ho fame! oh che bel pane!
Elgar spalancò la madia e disse:- Guarda Mila quanto bel formaggio ti ho portatoerano formaggi di ogni tipo e colore e noci, e frutta....
:- Ah.. se ci fosse la mamma qui !
Poi si misero a tavola e mai colazione fu più allegra. Quando ebbero finito Gunnar gridò:- Voglio andare nel bosco!
Ormai era giorno fatto, i tre uscirono nel bosco. Vila preso per mano Gunnar cominciò a correre: Corri, corri, corri, alla fine stanchi si buttarono ridendi tra le erbe.
Molto dopo giunse il povero Elgar affannato:- insomma, dico! volete farmi scoppiare? Non ho mai corso tanto.
Sedette ansante e Vila Abbracciandolo gridò! :- Elgar come sono felice!
-: Sta attenta Vila, perchè la felicità dura poco. Tu sei felice perchè sei ancora una ragazzina; il tempo però passa veloce-
Vila sorrire e rispose:- si ma ora sono felice, Elgar felice con il mio bellissimo Gunnar;Il bambino era sdraiato tra i fiori e giocava con le lumachine che in fila, lente lente, si arrampicavano sulle foglie in cerca di cibo.
Il tempo passava e Vila, Gunnar ed Elgar erano immersi nelle meraviglie del bosco
mai stanchi di vagare in cerca di nuove emozioni. Era ormai quasi sera e Vila non si accorgeva che la sua casa era lontana.
:- Elgar, dove siamo?
Il nano guardò Vila con quei suoi furbi occhietti, li socchiuse in un sorriso ed esclamò: - Siamo in un luogo dove finisce l'incantesimo. Guarda là!
Vila guardò avanti a sè e si accorse che erano giunti agli ultimi alberi del bosco.
Oltre le piante, una landa di erbe secche, mosse da un vento freddo, e magre piante con aridi sterpi si vedevano qua e là. Un paesaggio desolato che metteva i brividi.
Vila disse con voce preoccupata:- il bosco è finito. Dov'è la mia casa?
:- dall'altra parte, lontanissimo.
:- ma allora abbiamo perso la strada?
:- forse si, abbiamo seguito per tanto tempo la fantasia e adesso siamo fuori strada.
:- E come faremo?
:- rientriamo nel bosco - disse Elgar... e vedremo.
Ritornarono fra le piante e Vila Esclamò :- Come è tutto bello qui! Peccato si debba ritornare.
Guardò il suo Gunnar: era pallido quasi evanescente e Vila rimase attonita.
Elgar strillò:- presto, presto! bambini!
-Ma chiese Gunnar :- chi di noi conosce la strada?
:-Ecco fatto! ridacchiò Elgar. Battè le mani e uno sciame di lucciolevenne ad illuminare le prime ombre della sera, avvolse i tre amici e li guidò attraverso le piante del bosco.
Sembrava che i tre amici fossero avvolti da un fiume luminoso, come  nella scia lucente di una straordinaria cometa, scesa sulla terra per segnare loro la strada del ritorno.
E per quella stupenda via: Vila, Gunnar, e Elgar andarono felici e dimentichi, finchè giunsero al lato opposto del grande bosco e la ragazza vide la sua casa, là tra i cespugli.
Entrando in casa si lasciò cadere sfiancata e stanca sul letto e sospirò:- Oh... che stanchezza.
Elgar disse :- sarà bene pensare al riposo. Mi pare che anche Gunnar sia stanco,
Vila guardò Gunnar e... strano... vide che era pallido pallido, quasi trasparente. Gridò: Gunnar, mio piccolo Gunnar che cos'hai?
Il bambino sorrisee lieve lieve, tra strane luci, mormorò con un filo di voce:- vorrei riposare.
Vila tese le mani per abbracciare il suo fratellino, ma Elgar la fermò.
:- No, Vila, non toccarlo, adesso Gunnar andrà a riposare.
:- Ma perchè è così?
:- Perchè le creature della fantasia si stancano molto quando si fanno vive. E tu oggi non l'hai risparmiato.
:- Ma allora mettiamolo a letto.
:- No, disse ancora Gunnar con la sua vocetta di angelo mattutino- :- no vado là, dietro la catasta.
Vila, comprese che Gunnar stava per tornare sul muro e gettò un grido, cadendo in ginocchio.
:- No, no Gunnar fratellino mio, no, non tornare su quel muro, perchè io so che non ne discenderai mai più.
Ma il bambino non ascoltò il pianto e le accorate parole della fanciulla, andò dietrola catasta, si appoggiò al muro, parve che vi entrasse, si appiattì simile ad un velo, sulle pietre e... restò li!
Vila, iniziò a piangere, a piangere disperatamente.
Quanto tempo Vila rimase li, accasciata ai piedi del dipinto?
Non lo seppe mai-
Ad un tratto Vila vide accanto a sè un'ombra e una voce le disse:
:- Vila, Cosa fai qui tutta sola?
Vila alzò la faccia umida di pianto e vide la sua mamma, e la mamma rivide la sua Vila e mai le era parsa tanto bella:- Dimmi Vila quel che ti fa piangere.
Vila Abbracciò stretta la sua mamma e con un filo di voce, vibrante di emozione, raccontò la sua storia.
La mamma la ascoltò accarezzandole i capelli e alla fine disse:- Vila, ascoltami: tu hai vissuto un giorno stupendo pieno di incantesimi e di magia, ed era l'ultimo giorno della tua fanciullezza. Ora sei una donnina e le tue lacrime hanno cancellato ogni ricordo di quella che era ancora la tua infanzia. Vieni a vedere.
Portò la figlia davanti al muro dove era dipinto il bambino meraviglioso e di quella deliziosa pittura non v'era più traccia: il muro era tornato ad essere quello di prima. Vila giunse le mani e gridò:- Allora è stato tutto un sogno?
:- No bambina cara, disse la mamma:- no! è stata la fine di un tuo mondo. Oramai, Vila sei diventata una donna. Và guardati in quello specchio che è sopra la mensola.
Vila andò a guardarsi in uno specchio appeso al muro sopra il camino e si vide più alta, più bella con i capelli che scendevano sulle sue spallein ampi morbifi riccioli; gli occhi erano più profondi e la bocca aveva labbra diverse.
Allora Vila sorrise a quella sua nuova immagine e si volse alla mamma dicendo:- Mamma, ora comprendo, come ti sono grata! E capisco anche perchè Gunnar è scomparso dal muro. E' finito per me il tempo dei giochi. Ora sono diversa.
Sono contenta mamma di essere così diversa.- Corse ad abbracciare sua madre Gerda e sentì in quell'abbraccio tutta la stanchezza che la sua mamma aveva dentro di sè.
Da quel momento, pensò fra sè Vila, avrebbe dovuto pensare lei alla povera mamma che da anni lavorava, lavorava, lavorava sempre, senza mai fermarsi.
In un angoletto scuro della cucina il nanoElgar si fregava le mani con una furba espressione di contentezza- Guardava la sua simpatica e cara amichetta Vila, stretta a quella sua mamma ora un pò più curva e come spruzzata dalla brina sui capelli: il mondo di quelle persone era cambiato, come cambia il mondo di tutte le persone... è solo questione di tempo...
Aveva Agito bene, e senza dubbio il Re dei boschi sarebbe stato contento.

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Com'è duro crescere a volte...
Ma anche da adulti non si può fare a meno di sognare... mito

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