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Le due chiavi.

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Le due chiavi

Il lungo crepuscolo estivo sembrava addolcire i contorni della splendida città di Anversa. Le finestre delle case si illuminavano, i viandantiaffrettavano il passo; qualche lumicino a olio si accendeva davanti alle immagini sacre poste agli angoli delle strade.
Il fiume Schelda passava vorticoso sotto gli archi del grande ponte di pietra, mentre le prime stelle tra poco sarebbero comparse nel cielo.
Poco dopo tra le ombre apparve ad un tratto l'alato Principe delle Tenebre GheenroodeGenio Malefico, che con un agile balzo andò a sedersi sulla spalletta del ponte. Fece un ampio gesto circolare con la mano sinistra. Allora, pian pianointorno a lui si delinearono altre ombre sinistre e spettrali, che gli si fecero vicine, pronte ai suoi comandi. Erano fantasmi e geni del male, scaturiti dall'inferno; che, come il loro Signore, rimasero in silenzio a contemplare la sagoma ormai indistinta della grande città.
Accanto alla città sorgeva, più alta di tutte, una costruzione di pietra protesa verso il cielo come una preghiera.
Gheenroode contemplò quelle pietre a lungo e infine parlò:- Ecco là, la nuova cattedrale che i cittadini di Anversa stanno costruendo.Da decenni lavorano intorno a questa opera che dovrebbe essere dedicata al Sommo Bene, per trascinare verso il bene tutti coloro che vi entreranno. Ma io sono il Principe del Male e non posso permettere questo. Se la cattedrale sarà innalzata, costituirà un ostacolo grave, molto grave, forse insormontabile. Bisogna impedirlo:vi ho raccolti qui per ascoltare il vostro parere. Che cosa suggerite di fare?*********

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2
Lady Joan Marie
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Viandante Storico
Viandante Storico
Già cosa suggerirà di fare? Me lo domando anch'io Constantin...
Speriamo che in questa storia ci sia finalmente una bella fine! Alla prossima! meditare

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3
Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
****** Le ombre infernali tremarono, come scosse da un vento misterioso; poi bisbigliarono a lungo tra loro ed infine rimasero silenziose.
:- siete maestri d'astuzia, malizia e malvagità! gridò Gheenroode incollerito. : - la vostra abilità a beneficio del Male supremo non vi suggerisce proprio nulla?
Le ombre infernali tremarono nuovamente, scosse da quel vento misterioso e dalla vista dell'enorme mole della cattedrale, una di lorodisse titubante :- Nulla possiamo contro Dio.
Possiamo opporci o tentare di opporci. Ma come? gridò il Principe delle Tenebre. : Avanti dite qualcosa!
Gli spettri rimasero silenziosi, poi dal loro gruppo salì una risata stridula: - Io so che cosa si potrebbe fare...
Ed uno strano uomo venne avanti era vestito di rosso, aveva la schiena curva come il becco di un pappagallo, le mani adunche, gli occhi sfavillanti di furberia e la bocca aperta in un sorriso maligno. :- Io lo so- ripetè.
:- l'architetto che dirige i lavori in questo momento è André Vyd, un giovane pieno di entusiamo e di ambizioni: proprio il soggetto che va bene per me... Ed il gobbo malefico si stropicciò le mani.
:- Che cosa vuoi fare?- chiese Gheenroode.
:- lo indurrò ad innalzare la cattedrale in onore di se stesso e non in onore di Dio. E' facile credersi un Dio. E lo sai benissimo anche tu, che sei la superbia in persona. Dopo aver parlato cosìsi trasformò in una farfalla di fuoco e si dileguò nella notte insieme con tutte le altre ombre infernali.
Andrè e suo fratello Josse passeggiavano chiaccherando lungo l'argine del fiume. Lo Schelda in quel punto si allargava, poi faceva un gomito svoltando verso ovest. Sull'altra sponda, già ingoiata dal buio, si vedevano molti lumicini.
:- Che cosa sono? chiese Josse. :- Sono i mercanti che vengono da Gand - spiegò André. :- domattina attraverseranno il fiume. Il mercato della nostra città è molto importante.- Anche Anversa è molto importante - commentò Josse soddisfatto. - Già.... André si volse a guardare la città dalla quale emergeva la sagoma imponente della cattedrale ancora non finita.:- E la nostra chiesa sarà la più grande del mondo. Sarei proprio contento di finirla io. Voglio che la torre salga a più di duecento braccia e sia come una freccia che sfidi il cielo.
:- No! - esclamò Josse. :- Una torre dovrebbe essere come una preghiera che si innalzi a gloria del Cielo, non come una freccia che lo sfidi!
:- Metteresti forse in dubbio la mia fede in Dio?Josse esitò: - No ma mi sembra che tu abbia troppa fede in te stesso, come uomo e come artista. Una briciola di umiltà non guasterebbe.
André si allontanò irritato. Josse, rimasto solo, giunse le mani: - Signore, ti prego, libera il cuore di mio fratello dalle tentazioni della superbia.
Pregò per qualche momento, poi anch'egli ritornò a lenti passi verso casa.
La casa dei fratelli Vyd sorgeva in via dei Pellegrini, a poca distanza dalla cattedrale in costruzione. Josse e André, rimasti orfani e padroni di una cospicua sostanza, vi abitavano con la fedele governante Margherite, che li aveva visti nascere e li amava e li trattava come suoi figliuoli, mentre i giovani ritrovavano in lei un pò dell'affetto della mamma.
André aveva dimostrato sin da piccolo una spiccata attitudine per l'architettura e l'arte, e si era poi dato alla costruzione di ville e palazzi che lo avevano reso famoso in tutte le Fiandre. Poi aveva cominciato a costruire chiese, una più bella dell'altra, e spesso veniva chiamatoda principi e castellani per progettare cappelle e case di campagna. Ora gli era stata affidata dal Clero la costruzione della cattedrale di Aversa, e sperava di essere proprio lui a finirla, affinchè il suo nome durasse nei secoli più di quello degli altri architetti che lo avevano preceduto.
Josse, invece, più mite e contemplativo, si dedicava a studi di filosofia e teologia.

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4
Lady Joan Marie
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Viandante Storico
Viandante Storico
Chissà come la farà questa cattedrale Andrè...
Spero bene! E mi auguro che almeno questa storia abbia un lieto fine...
amorebandiera

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5
Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
**** Nonostante i loro temperamenti tanto diversi i due fratelli si amavano moltissimo e non sapevano stare un giorno senza vedersi e ... litigare.
Quella sera Josse, entrando nella sala, vide che André lo aspettava seduto accanto al camino.
:- Buona sera, santo! - salutò André.
:- Buona sera, mio carissimo fratello ed architetto eretico!
La vecchia Marghuerite, in procinto di andare a letto, si allarmò e disse preoccupata:- Per Santa Ursula! non bisticciate ancora, ragazzacci che non siete altro!
André restò per qualche tempo a guardare le fiamme che crepitavano sul focolare, poi borbottò: - la notte è tiepida. Uscirò a fare quattro passi. Chissà che l'aria fresca non mi aiuti a schiarirmi le idee!
Raccolse il mantello e uscì rapidamente.
La città di Anversa si addormentava a poco a poco; le luci nelle case si spegnevano; le finestre illuminate andavano via via spegnendosi, mentre le ombre della notteavvolgevano ogni cosa.
André camminava senza meta, quando vide un portone spalancato dietro cui si scorgeva un andito buio. In quell'andito risuonò ad un tratto l'eco di una risata stridula, mentre un soffio faceva dondolare un'enorme chiavependente dall'arco dell'ingresso, segno che in quel posto si fabbricavano e si vendevano chiavi.
André udendo quella risata, pensò fra sé " strano che qualcuno lavori ancora a quest'ora tarda! Chi potrà mai essere?".
Ma in quel momento la risata echeggiò di nuovo, poi si udi una voce sgraziatamente acuta che diceva:- Entra messer André: ti stavo proprio aspettando.
André rimase sbalordito. Chi parlava? Pieno di timore, ma ancor più di curiosità, penetrò nell'andito oscuro e giunse, quasi a tentoni fino in fondo dove si apriva una porticina.
Al di là c'era una scala, molto ripida, che sprofondava sotto terra, e quando il giovane l'ebbe discesa si trovò in un'officina piena di operai che lavoravano alacremente intorno alle incudini.
Chi tirava il mantice, chi batteva il ferro, chi correva qua e là portando attrezzi ai fabbri. I Bracieri fiammeggiavano e una leggera coltre grigia di fumo ondeggiava nell'aria.
André si guardò attorno più stupito che mai perchè in quell'officina così attiva c'era qualcosa di molto strano. Uomini e ragazzi con gli occhi sbarrati e lo sguardo assente e arroventato, martellavano, forgiavano e piegavano il ferro; ma sembrava che le loro anime non fossero presenti. Poi la cosa più stupefacente ancora, sebbene si trattasse dell'officina di un fabbro, non si sentiva alcun rumore. Sembrava che i fabbri adoperassero martelli di piume, incudini fatte d'aria; i mantici non soffiavano e persino i garzoni che correvano sui loro zoccoli di legno, non facevano alcun rumore-
André si fermò in mezzo all'officina sbigottito. Chi erano quelle creature mute e trasognate? perchè i martelli non facevano rumore? E chi infine lo aveva chiamato dall'alto della scala?
Ad un tratto si accorse che in fondo alla sala c'era un'altra scala da cui stava scendendo a precipizio un vecchietto vestito di rosso, curvo, con un naso a punta come il mento, due lunghe mani adunche e artigliate, e soprattutto una gobba arcuata come una roncola che gli dava l'aspetto di un orribile giullarema il suo viso inumano, scimmiesco, non avevano certo l'espressione burlona di un giullare.
:- Sono qui, sono qui- gridava lo sgraziatissimo gobbo; e superato l'ultimo gradino, corse verso André.
:- Eccolo, eccolo il grande artista! Ecco finalmente il grande artista - esclamò compiaciuto- Era un pezzo che ti aspettavo.
:- E come mai? Non ti conosco! - Disse Andrè-
:- Ma ti conosco io! Sapevo che dovevi finire qui per forza, perchè sei un uomo orgoglioso. Ora non puoi capire, ma capirai più tardi. Eh, eh, eh! - E il vecchio rise sinistramente. Adesso vieni con me, ti mostrerò il mio regno dall'alto.
Prese il giovane dalla manica con la sua mano ossuta ed artigliata, poi lo condusse
ad una terrazza interna, dalla quale si poteva dominare tutta la grande officina. Questo è il mio regno- io ne sono orgoglioso come sei orgoglioso tu della tua intelligenza, quindi siamo fatti l'un per l'altro. Tu mi apparterrai, e io ti darò tanto successo e tanta gloria quanta ne desideri. Ma sopra ogni cosa ti darò la facoltà di dominare gli altri uomini. Terminerai la cattedrale profondendovi la forza del tuo ingegno, il tuo nome sarà tramandato nei secoli.
A quelle parole André trasalì. Terminare la cattedrale!?, eternare il proprio nome nei secoli...Ma questo era il suo sogno! Il suo sogno da sempre!
:- che cosa dovrei fare?, disse ancora diffidente :- E chi sono quegli uomini e ragazzi?
-Erano esseri umani orgogliosi come te, che si erano rivolti a me per realizzare le loro ambizioni; ma il loro orgoglio non aveva fondamento: si trattava di gente senza valore e quindi li ho fatti miei schiavi.

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Lady Joan Marie
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Viandante Storico
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L'orgoglio porta sempre guai, accidenti!
Speriamo che Andrè non ci caschi pure lui! sparirecesso

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
**** il tuo ingegno invece, ti innalza al di sopra di loro, al di sopra di tutti, e io ti ho aspettato qui (per tanto tempo) solamente per farti un regalo: ti darò una chiave diversa da ogni altra : la chiave del successo..
André, guardava tutti quegli uomini che un dì avevano voluto diventare dei dominatori ed invece erano divenuti degli schiavi che lavoravano come degli automi, senza anima, schiavi per sempre! Ma per lui, come diceva quell'uomo vestito di rosso, sarebbe stato diverso...
Guardò il compagno: vide due occhi grifagni, malefici, che lo fissavano avidamente, come quelli di un gatto che fissa un topolino, vide un sorriso astuto e trionfante che stirava le grinze di quel viso diabolico.
Trasalì:- Non mi piaci! - gridò - E non mi piace quello che dici!
Si lanciò fuori dall'officina operosa-muta-maledetta, mentre il gobbo continuava a fregarsi le mani e sogghignando gridava: - Ritornerai André Vyd: Ritornerai perchè io soltanto posso darti quello che tu più desideri al mondo ! Ritornerai ....Ha,ha,ha,ha...., ritornearai.
Ma André non lo ascoltava; era già nella strada e correva verso la sua casa, ormai era l'alba, quasi fosse un porto della salvezza. I primi viandanti, lo guardavano con sospetto, mentre correva trafelato.
La raggiunse finalmente, entrò in camera e si gettò sul letto: poi respirò a lungo sino a calmarsi- " Che strana e paurosa avventura! " pensò.
Si addormentò per la stanchezza, ma sognò soltanto fumo e fiamme che aveva visto nell'officina e il volto sinistro e sogghignante del diabolico e satanico del vecchio Al mattino tardi, quando si svegliò, André quasi non ricordava gli incubi notturni. Si sentiva riposato e allego, pieno di energie, e, soprattutto di voglia di concludere la colossale costruzione.
Feceun'abbondante colazione, poi corse verso il cantiere. Gli operai stavano arrivando, dopo la pausa del pasto, ma mastro Petrus c'era già.
Mastro Petrus era il pittore delle vetrate, e gli mostrò i cartoni con i progetti: angeli dolcissimi. volti di uomini pieni di speranza, volti di santi che irradiavano misericordia. E colori, colori, tutti i colori dei fiori e dell'arcobaleno.
C'era persino la storia di Santa Ursula e delle sue diecimila compagne trucidate dai barbari sotto le mura di Colonia.

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
André chiuse gli occhi per un attimo; immaginò di vedere quelle meravigliose vetrate già collocate al loro posto, in cui filtravano i raggi del sole che disegnavano sui marmi del pavimento le figure multicolori, mentre le vetrate stesse brillavano in alto, in una gloria di luce, come fulgide gemme incastonate negli archi delle navate.
Desiderò ardentemente che quella meraviglia fosse pronta al più presto, domani, subito!
:-Mastro Petrus- esclamò allora- quanto tempo vi occorre per realizzare questa vostra opera d'arte?
il pittore fece mentalmente dei calcoli, poi rispose:- un anno.
:- Capisco- disse André- Avrei preferito che foste più sollecito, ma ammetto che occorra non meno di un anno per dipingere simili opere meravigliose. Lavorate sodo; io vi prometto che nel frattempo, lavoreremo sodo anche noi e fra un anno esatto avremo portato a termine la cattedrale.
Mastro Petrus trasalì... alzò gli occhi alle volte ancora scoperte, alla torre che si intravedeva mozza alle pareti non finite e disse:-Che? Pensate dunque che un lavoro come questo possa essere terminato in un anno?
:- Lo sarà-
Mastro Petrus strinse le labbra:- fate pure.Vi consiglio soltanto di non condurre le cose malamente, perchè opere come queste richiedono tempo, e non vorrei che per orgoglio voi rovinaste tutte le cose belle realizzate nel passato.
Mastro Petrus arrotolò i suoi fogli li mise sotto braccio, e seccato se ne andò.
André rimase male. Ebbene, mastro Petrus si sarebbe ricreduto, perchè lui, André voleva terminare veramente la cattedrale in un anno!
Uscì rapidamente sul piazzale che era tutto una confusione di travi, di pietre, di uomini... :- Avanti, avanti fannulloni! - gridò André piombando in mezzo al gruppo - Svelti al lavoro, e in fretta, se non volete che io vi tolga l'intervallo per la colazione o vi trattenga qua a lavorare un'ora in più. Non voglio vedere lazzaroni con le mani in mano! E sia l'ultima volta che devo ripetere queste cose!Gli operai della cattedrale guardarono André Vyd con immensa sorpresa. Che cosa aveva l'architetto quel giorno? Non era mai stato così prepotente, brutale e maleducato: aveva sempre trattato tutti i suoi lavoratori come suoi amici e collaboratori, non come dei servi.
Gli operai lo guardarono allontanarsi, provando un senso di disagio.
Alla sera, come facevano sempre i due fratelli sedettero dopo cena sulle panche accanto al fuoco e presero a chiacchierare, mentre la vecchia governante sparecchiava e riordinava la cucina.
Ma quella sera André era taciturno. Batteva con le molle sul ciocco acceso e ne faceva sprigionare nembi di faville.
Josse lo interrogò.
:- Che ti succede André, Hai qualche preoccupazione?
Il giovane trasalì e alzò la testa; poi la riabbassò bofonchiando:
Ho qualche preoccupazione si; temo che se non troverò altri lavoratori un pò più svelti di quelli che ho, non riuscirò a terminare la cattedrale entro un anno.
:- Entro un anno?! esclamò Josse sorpreso. - Come è possibile portare avanti tutto quel lavoro entro un anno? Sono decenni che architetti e operai ci lavorano, la portano avanti alla perfezione, un poco alla volta e si accontentano. Che cosa pretendi?
:- Io non sono come gli altri! -replicò seccamente André- Adesso sono io che dirigo i lavori e ti assicuro che la cattedrale sarà finita entro un anno!
:- Ma come? insistè Josse, che non riusciva a riaversi dalla sorpresa. Mancano pareti, mancano le volte, manca il campanile, mancano i fre e le rifiniture. E tu vuoi terminare entro un anno? E' una pazzia! Gli operai non fanno miracoli.
:- ma io ne assumerò degli altri- interruppe vivacemente André. - Ne assumerò moltissimi altri. Li solleciterò di continuo, abolirò le ore di riposo. E tu vedrai che entro un anno il mio grandioso monumento sarà finito.:- Hai ragione a chiamarlo tuo- disse Josse amamente- Infatti tu vuoi finirlo non per onorare il Signore, ma per onorare te stesso, ma la cattedrale è stata innalzata per la gloria di Dio. Credi forse di Essere Dio?
:- Basta! non fai che rimproverarmi, mentre io mi agito e lavoro per tutti. Avrò questo successo, te l'assicuro lo avrò a tutti i costi!
Josse cercò di replicare dolcemente: André tu non sei Dio. Non cercare di superare i limiti concessi all'uomo. Dio non perdonò il peccato di superbia nemmeno a Lucifero che voleva sostituirsi a lui, e nemmeno ai primi uomini, che si accontentavano di essergli soltanto simili. Io ho timore per te!
:- E io sono annoiato dei tuoi sermoni!- urlò André con molta violenza- Pensa ai fatti tuoi e lasciami in pace! .

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Lady Joan Marie
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Viandante Storico
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La fede è la cosa più importante e non un bel lavoro... meditare

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Constantin
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Viandante Mitico
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... :- André io ti voglio molto bene. Pregherò per te, visto che non posso fare altro.
E si ritirò nella sua stanza dove pregò a lungo, in ginocchio per il fratello.
André non riusciva a dormire; aprì la finestra e rimase a lungo con i gomiti appoggiati al davanzale a guardare il buio. Gli pareva di udire nell'ombra una risata stridula, spiacevole ad ascoltarsi, ma udiva anche parole che lo affascinavano "io ti darò il successo, il successo, il successo...".
Si immaginava già mentre mostrava ai maggiorenti di Anversa la cattedrale completamente terminatanobilicardinaliprincipi.
Non seppe più resistere: si avvolse nel mantello ed uscì.
Scivolò per le vie silenziose e deserte senza voltarsi indietro, ansioso soltanto di raggiungere il portone dal cui architrave pendeva una grossa chiave.
Ma anche Josse non dormiva, preoccupato per il fratello travolto da quei sogni di grandezza troppo superiori alle forze umane. Per quanto André si muovesse silenziosamente, Josse udì il pavimento in legno scricchiolare, udì il cigolio della porta di casa. Allora si gettò giù dal letto, si mise qualcosa addosso in fretta e scivolò fuori, per le strade dietro di lui.
André camminava sempre senza voltarsi indietro, svoltando di vicolo in vicolo; e Josse ne ricalcava le orme, nascondendosi ogni tanto dietro gli spigoli delle case o nel vano dei portoni.
Giunse così all'ingresso dalla cui volta pendeva la grande chiave, penetrò l'andito buio, spinse la porticina in fondo, entrò nell'officina.
Si nascose dietro una colonna e guardò esterrefatto.
Che luogo era mai quello? E chi erano quegli uomini che lavoravano affannosamente nell'ora notturna in cui tutta la brava gente era a letto a riposare? e soprattutto come mai non si sentiva alcun rumore. nonostante il divampare dei fuochi il soffiare dei mantici, il battere dei martelli sulle incudini ed il correre frettoloso dei garzoni?
E come mai suo fratello era entrato li dentro, in un luogo stregato e spaventoso, con tanta sicurezza e tanta fretta?
Si sporse cautamente dalla colonna per guardare André, e soltanto in quel momento notò la scala in fondo, dalla quale scendeva rapidamente un vecchio gobbo tutto vestito di rosso che fissava Andrè con occhi sfavillanti e maligni e si stropicciava le mani adunche.
:- Benvenuto! Benvenuto!- gridò con voce stridula- Ti aspettavo, sapevo saresti tornato, presto o tardi.
Il vecchio scendeva quasi volando ed il suo mantello rosso si agitava dietro di lui sventolando come una fiamma.
André, come per istinto, fece un passo indietro: Non potevo farne a meno ringhiò con rabbia, ti ringrazio per la tua accoglienza, Messer...come ti chiami?
Il vecchio sogghignò in quel suo modo sinistroe quasi in un sussusso disse...:- che importanza ha il mio nome?
Sono un fabbricante di chiavi, uno che può fabbricare chiavi di qualunque tipo, ma specialmente quella, unica al mondo, che si chiama chiave del successo! L'ho fabbricata anche per altri, ma non erano dotati come te. Tu sarai il mio capolavoro, sarai l'uomo capace di compiere un'impresa sovrumana, se io ti aiuterò.
Josse, che si sporgeva cautamente e non perdeva una parola, rabbrividì. Ecco chi era colui che istillava nella mente accecata di suo fratello quei folli sogni di grandezza e lo convinceva di essere assai più di un uomo! Era quel vecchietto, grinzoso, astuto, diabolico... Si ! veramente diabolico. Ed era stato veramente il diavolo a provare per primoe poi a istillare negli uomini la cattiveria ed il pazzesco desiderio di assomigliare, forse persino di sostituire il Signore.
Josse giunse le mani ed iniziò a pregare mentalmente; poi si interruppe un momento per tendere l'orecchio al dialogo che si svolgeva poco lontano e che si sentiva distintamente nonostante la frenesia intorno.Ebbene?- disse André, non son venuto qui per nulla!, adesso cosa devo fare? E cosa soprattutto farai tu per me!- Il vecchietto si stropicciò ancora le mani e sogghignò- ... E adesso ti darò la chiave.
:- E io che ne farò di una chiave? per cosa la adoperò?
:- he,he,he... questo è il bello, non devi far niente di speciale se non tenerla sempre al collo, sul cuore, appesa ad una catenella. Finché la terrai sul cuore, avrai ogni potere sugli altri uomini, o meglio sulla loro mente, sulla loro coscienza, sulla loro volontà: cioè su tutto! Essi ti ubbidiranno ciecamente, diventeranno tuoi schiavi, come lo sono diventati per me questi altri che tu vedi.
André si volse verso i fabbri che lavoravano alacremente, ma dai loro occhi era sparita ogni luce, come non avessero più l'anima. Lavoravano e basta; ubbidivano e basta; erano morti dentro; gusci vuoti.
Con riluttanza e un ultimo senso di disgusto che lo fece quasi esitare chiese al diabolico gobbo:- ho io diritto di rendere schiavi i miei simili?
:- Oh, si - esclamò il vecchio con calore, come se l'obiezione di André lo spaventasse. - Non devi soffermarti ad almanaccare su queste cose. Tutti questi uomini erano già servi anche prima, servi del loro orgoglio e della loro presunzione. Anch'io sono servo del mio orgoglio, anche tu: ma il tuo orgoglio è fondato, perchè tu possiedi più intelligenza, più ingegno, più valore di tutti; perciò ha non soltanto il diritto ma anche il dovere di dominare sugli altri. Altrimenti saresti nessuno, ti perderesti nella folla anonima, e nessuno conoscerebbe nei secoli futuri il nome di André Vyd.
A quelle parole ogni ombra di timore o di dubbio si dissipò dal volto di André:
Egli fece un passo avanti protese la mano e disse:- dammi quella chiave, subito!
I suoi occhi scintillavano della stessa luce che rendeva scintillanti gli occhi del vecchio.
Josse lo notò, era pronto ad intervenire, voleva salvare il fratello, impedirgli di precipitare in quell'abisso di folli promesse, di perdizione, di superbia, anche se avesse dovuto combattere contro forze maligne e soprannaturali. Pregava fervidamente, chiedendo aiuto al Cielo perchè sapeva che non sarebbe mai riuscito, da solo, a vincere il diabolico vecchietto e ad aiutare André.
Ma il vecchio già risaliva la scala rapidamente e, dopo un attimo, ritornò stringendo in mano qualcosa di luccicante.
Quando fu ridisceso, anche Josse potè vederla bene: era una  chiave d'oro, tutta lavorata, che recava incastonati dei rubini simili a pezzetti di fuoco.
Il vecchio la presentò sul palmo della mano e André l'afferrò avidamente, l'accarezzò, la sollevò verso l'alto guardandola con volto estasiato.Sembrava che la chiave emettesse una luce che faceva male agli occhi, che faceva male al cuore.

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Lady Joan Marie
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Viandante Storico
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E poi? Questa storia mi sta appassionando non vedo l'ora di sapere il finale! Spero non una tragedia... lolpc

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
... :- Quando avrai questa chiave al collo - proseguì il vecchio- non dovrai assolutamente preoccuparti più del tuo prossimo. Mi hai chiesto se hai il diritto di trasformare in schiavi gli altri uomini e io ti ho risposto di si, perchè io stesso l'ho fatto, e perchè l'assoluto potere conduce a questo risultato. Se tu ti preoccupassi degli altri, se tu li considerassi simili a te, dove finirebbe la tua supremazia?
Quando avrai questa chiave al collo, ti sembrerà fatta di fuoco, come fosse stata appena arroventata sulle fiammeafferrata dalle tenaglie, piegata dal martello.
Ma non ti farà male, non ti ucciderà, almeno per ora. Ti darebbe un dolore mortale soltanto se tu, ad un tratto, ti pentissi, pensassi di aver sbagliato. Allora si che la chiave fatta di fuoco ti brucerebbe le carni e l'anima. Ma adesso la tua anima si è addormentata, e tu addormenterai quella degli altri. Hai una catenella?
André portò le mani al collo e strappò via una catenella d'oro a cui era stata appesa un medaglia benedetta. L'aprì, cacciò la medaglia in tasca, poi protese la mano per riavere la chiave che nel frattempo il vecchio si era ripresa nel palmo dell'adunca mano sinistra.
In quel momento Josse balzò fuori dalla colonna e si gettò tra i due :- André non prendere quella chiave!
André, sgomento per l'improvvisa apparizione, ritrasse la mano, mentre il vecchio fissava il nuovo venuto con il viso stravolto dalla collera.
Passato il primo sgomento, André riconobbe il fratello.
:- Josse! tu Qui? che cosa sei venuto a fare? Mi hai seguito dunque!?
:-Si, ti ho seguito,- balbettò il giovane con impeto- Ti ho seguito perchè ero in ansia per te, perchè volevo impedirti di commettere una pazzia. Lascia a quel diabolico vecchio la sua chiave infernale. Vieni via, vieni con me. Andremo alla cattedrale a pregare insieme, e il Signore ti aiuterà forse a concludere la tua opera come vuoi tu. Solo il Signore ti concederà la gloria, non questo spirito maligno che vuole soltanto la tua rovina!
Parve che un'ombra di esitazione passasse sul volto di Andé, ma il vecchio che nascondeva la collera furiosa sotto un falso sorriso, fu pronto a intervenire:- non credergli, André. Sai benissimo che non avrai nessuna gloria, se non ti aiuto io. Senza la chiave che concede ogni potere, non sarai altro che un uomo fra milioni di altri uomini, il tuo nome non verrà pronunciato e nemmeno conosciuto da nessuno; farai la fine degli altri architetti che hanno lavorato a quella chiesa, di cui nessuno si ricorda!
Ma tu sarai superiore a tutti, come ti ho promesso.
L'antico orgoglio parve ridestarsi in André. Protese di nuovo la mano.
:- E poi- proseguì il vecchio malignamente- chi ti assicura che tuo fratello non sia giunto fin qui per impossessarsi proprio lui della chiave? Il potere piace a tutti, la gloria piace a tutti. Perchè dovrebbe dispiacere proprio a lui? Egli vuole solo soppiantarti.
A quelle ultime parole Andrè non esitò più. Afferrò rapidamente la chieve come se temesse che Josse volesse portargliela via, e l'infilò nella catenella con mani tremanti; poi se la cinse al collo.
Josse, si mise il viso tra le mani.
Già il volto di André appariva alterato. I suoi lineamenti si erano fatti freddi e duri come il marmo, i suoi occhi freddi e duri come il ghiaccio. Sembrava che la luce dello spirito si fosse spenta in lui. Alzò verso il cielo la fronte, il mento, con espressione di orgogliosa sicurezza.
:-Vattene Josse - disse- qui le nostre strade si dividono appena uscirò di qui, lo farò per dominare il mondo. Devo seguire la mia strada.
Uscì dall'officina, correndo su per le scale, con passo fermo. Il passo di un dominatore.
Josse, cadde in ginocchio e si mise a pregare.
Il vecchio lo rialzò e lo interruppe immediatamente:- vattene! hai sentito tuo fratello, le vostre strade si dividono. Egli ha scelto la sua. E questo non è luogo di preghiera. Vattene!
Josse attraversò quell'orrenda officina simile ad un inferno dove lavoravano fantasmi frenetici e muti, uomini che una volta erano stati, prima schiavi dell'orgoglio, poi schiavi del demonio.
L'alba perlacea iniziava appena a rischiarare il cielo, e contro l'orizzonte spiccava l'immensa mole della cattedrale che avrebbe dovuto essere una invocazione al Cielo, e che André avrebbe trasformato in una sfida al Cielo.
Come, come poteva salvare quel suo fratello, dalla dannazione ,dalle insidie dei demoni, quel vecchio satanicamente ghignante
Come avrebbe mai potuto salvare Andrè?

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Lady Joan Marie
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Con la testardaggine di Andrè cosa potrà mai fare il povero Josse?

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