Forum di Libera Discussione. Il Luogo di Chi è in Viaggio e di Chi sta Cercando. Attualità, politica, filosofia, psicologia, sentimenti, cultura, cucina, bellezza, satira, svago, nuove amicizie e molto altro

Per scoprire le iniziative in corso nel forum scorri lo scroll


Babel's Land : International Forum in English language Fake Collettivo : nato da un audace esperimento di procreazione virtuale ad uso di tutti gli utenti Gruppo di Lettura - ideato e gestito da Miss. Stanislavskij La Selva Oscura : sezione riservata a chi ha smarrito la retta via virtuale Lo Specchio di Cristallo : una sezione protetta per parlare di te La Taverna dell'Eco: chat libera accessibile agli utenti della Valle

Non sei connesso Connettiti o registrati

 

Le due chiavi.

Condividere 

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Le due chiavi

Il lungo crepuscolo estivo sembrava addolcire i contorni della splendida città di Anversa. Le finestre delle case si illuminavano, i viandantiaffrettavano il passo; qualche lumicino a olio si accendeva davanti alle immagini sacre poste agli angoli delle strade.
Il fiume Schelda passava vorticoso sotto gli archi del grande ponte di pietra, mentre le prime stelle tra poco sarebbero comparse nel cielo.
Poco dopo tra le ombre apparve ad un tratto l'alato Principe delle Tenebre GheenroodeGenio Malefico, che con un agile balzo andò a sedersi sulla spalletta del ponte. Fece un ampio gesto circolare con la mano sinistra. Allora, pian pianointorno a lui si delinearono altre ombre sinistre e spettrali, che gli si fecero vicine, pronte ai suoi comandi. Erano fantasmi e geni del male, scaturiti dall'inferno; che, come il loro Signore, rimasero in silenzio a contemplare la sagoma ormai indistinta della grande città.
Accanto alla città sorgeva, più alta di tutte, una costruzione di pietra protesa verso il cielo come una preghiera.
Gheenroode contemplò quelle pietre a lungo e infine parlò:- Ecco là, la nuova cattedrale che i cittadini di Anversa stanno costruendo.Da decenni lavorano intorno a questa opera che dovrebbe essere dedicata al Sommo Bene, per trascinare verso il bene tutti coloro che vi entreranno. Ma io sono il Principe del Male e non posso permettere questo. Se la cattedrale sarà innalzata, costituirà un ostacolo grave, molto grave, forse insormontabile. Bisogna impedirlo:vi ho raccolti qui per ascoltare il vostro parere. Che cosa suggerite di fare?*********

Vedi il profilo dell'utente
2
Lady Joan Marie
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
Già cosa suggerirà di fare? Me lo domando anch'io Constantin...
Speriamo che in questa storia ci sia finalmente una bella fine! Alla prossima! meditare

Vedi il profilo dell'utente
3
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
****** Le ombre infernali tremarono, come scosse da un vento misterioso; poi bisbigliarono a lungo tra loro ed infine rimasero silenziose.
:- siete maestri d'astuzia, malizia e malvagità! gridò Gheenroode incollerito. : - la vostra abilità a beneficio del Male supremo non vi suggerisce proprio nulla?
Le ombre infernali tremarono nuovamente, scosse da quel vento misterioso e dalla vista dell'enorme mole della cattedrale, una di lorodisse titubante :- Nulla possiamo contro Dio.
Possiamo opporci o tentare di opporci. Ma come? gridò il Principe delle Tenebre. : Avanti dite qualcosa!
Gli spettri rimasero silenziosi, poi dal loro gruppo salì una risata stridula: - Io so che cosa si potrebbe fare...
Ed uno strano uomo venne avanti era vestito di rosso, aveva la schiena curva come il becco di un pappagallo, le mani adunche, gli occhi sfavillanti di furberia e la bocca aperta in un sorriso maligno. :- Io lo so- ripetè.
:- l'architetto che dirige i lavori in questo momento è André Vyd, un giovane pieno di entusiamo e di ambizioni: proprio il soggetto che va bene per me... Ed il gobbo malefico si stropicciò le mani.
:- Che cosa vuoi fare?- chiese Gheenroode.
:- lo indurrò ad innalzare la cattedrale in onore di se stesso e non in onore di Dio. E' facile credersi un Dio. E lo sai benissimo anche tu, che sei la superbia in persona. Dopo aver parlato cosìsi trasformò in una farfalla di fuoco e si dileguò nella notte insieme con tutte le altre ombre infernali.
Andrè e suo fratello Josse passeggiavano chiaccherando lungo l'argine del fiume. Lo Schelda in quel punto si allargava, poi faceva un gomito svoltando verso ovest. Sull'altra sponda, già ingoiata dal buio, si vedevano molti lumicini.
:- Che cosa sono? chiese Josse. :- Sono i mercanti che vengono da Gand - spiegò André. :- domattina attraverseranno il fiume. Il mercato della nostra città è molto importante.- Anche Anversa è molto importante - commentò Josse soddisfatto. - Già.... André si volse a guardare la città dalla quale emergeva la sagoma imponente della cattedrale ancora non finita.:- E la nostra chiesa sarà la più grande del mondo. Sarei proprio contento di finirla io. Voglio che la torre salga a più di duecento braccia e sia come una freccia che sfidi il cielo.
:- No! - esclamò Josse. :- Una torre dovrebbe essere come una preghiera che si innalzi a gloria del Cielo, non come una freccia che lo sfidi!
:- Metteresti forse in dubbio la mia fede in Dio?Josse esitò: - No ma mi sembra che tu abbia troppa fede in te stesso, come uomo e come artista. Una briciola di umiltà non guasterebbe.
André si allontanò irritato. Josse, rimasto solo, giunse le mani: - Signore, ti prego, libera il cuore di mio fratello dalle tentazioni della superbia.
Pregò per qualche momento, poi anch'egli ritornò a lenti passi verso casa.
La casa dei fratelli Vyd sorgeva in via dei Pellegrini, a poca distanza dalla cattedrale in costruzione. Josse e André, rimasti orfani e padroni di una cospicua sostanza, vi abitavano con la fedele governante Margherite, che li aveva visti nascere e li amava e li trattava come suoi figliuoli, mentre i giovani ritrovavano in lei un pò dell'affetto della mamma.
André aveva dimostrato sin da piccolo una spiccata attitudine per l'architettura e l'arte, e si era poi dato alla costruzione di ville e palazzi che lo avevano reso famoso in tutte le Fiandre. Poi aveva cominciato a costruire chiese, una più bella dell'altra, e spesso veniva chiamatoda principi e castellani per progettare cappelle e case di campagna. Ora gli era stata affidata dal Clero la costruzione della cattedrale di Aversa, e sperava di essere proprio lui a finirla, affinchè il suo nome durasse nei secoli più di quello degli altri architetti che lo avevano preceduto.
Josse, invece, più mite e contemplativo, si dedicava a studi di filosofia e teologia.

Vedi il profilo dell'utente
4
Lady Joan Marie
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
Chissà come la farà questa cattedrale Andrè...
Spero bene! E mi auguro che almeno questa storia abbia un lieto fine...
amorebandiera

Vedi il profilo dell'utente
5
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
**** Nonostante i loro temperamenti tanto diversi i due fratelli si amavano moltissimo e non sapevano stare un giorno senza vedersi e ... litigare.
Quella sera Josse, entrando nella sala, vide che André lo aspettava seduto accanto al camino.
:- Buona sera, santo! - salutò André.
:- Buona sera, mio carissimo fratello ed architetto eretico!
La vecchia Marghuerite, in procinto di andare a letto, si allarmò e disse preoccupata:- Per Santa Ursula! non bisticciate ancora, ragazzacci che non siete altro!
André restò per qualche tempo a guardare le fiamme che crepitavano sul focolare, poi borbottò: - la notte è tiepida. Uscirò a fare quattro passi. Chissà che l'aria fresca non mi aiuti a schiarirmi le idee!
Raccolse il mantello e uscì rapidamente.
La città di Anversa si addormentava a poco a poco; le luci nelle case si spegnevano; le finestre illuminate andavano via via spegnendosi, mentre le ombre della notteavvolgevano ogni cosa.
André camminava senza meta, quando vide un portone spalancato dietro cui si scorgeva un andito buio. In quell'andito risuonò ad un tratto l'eco di una risata stridula, mentre un soffio faceva dondolare un'enorme chiavependente dall'arco dell'ingresso, segno che in quel posto si fabbricavano e si vendevano chiavi.
André udendo quella risata, pensò fra sé " strano che qualcuno lavori ancora a quest'ora tarda! Chi potrà mai essere?".
Ma in quel momento la risata echeggiò di nuovo, poi si udi una voce sgraziatamente acuta che diceva:- Entra messer André: ti stavo proprio aspettando.
André rimase sbalordito. Chi parlava? Pieno di timore, ma ancor più di curiosità, penetrò nell'andito oscuro e giunse, quasi a tentoni fino in fondo dove si apriva una porticina.
Al di là c'era una scala, molto ripida, che sprofondava sotto terra, e quando il giovane l'ebbe discesa si trovò in un'officina piena di operai che lavoravano alacremente intorno alle incudini.
Chi tirava il mantice, chi batteva il ferro, chi correva qua e là portando attrezzi ai fabbri. I Bracieri fiammeggiavano e una leggera coltre grigia di fumo ondeggiava nell'aria.
André si guardò attorno più stupito che mai perchè in quell'officina così attiva c'era qualcosa di molto strano. Uomini e ragazzi con gli occhi sbarrati e lo sguardo assente e arroventato, martellavano, forgiavano e piegavano il ferro; ma sembrava che le loro anime non fossero presenti. Poi la cosa più stupefacente ancora, sebbene si trattasse dell'officina di un fabbro, non si sentiva alcun rumore. Sembrava che i fabbri adoperassero martelli di piume, incudini fatte d'aria; i mantici non soffiavano e persino i garzoni che correvano sui loro zoccoli di legno, non facevano alcun rumore-
André si fermò in mezzo all'officina sbigottito. Chi erano quelle creature mute e trasognate? perchè i martelli non facevano rumore? E chi infine lo aveva chiamato dall'alto della scala?
Ad un tratto si accorse che in fondo alla sala c'era un'altra scala da cui stava scendendo a precipizio un vecchietto vestito di rosso, curvo, con un naso a punta come il mento, due lunghe mani adunche e artigliate, e soprattutto una gobba arcuata come una roncola che gli dava l'aspetto di un orribile giullarema il suo viso inumano, scimmiesco, non avevano certo l'espressione burlona di un giullare.
:- Sono qui, sono qui- gridava lo sgraziatissimo gobbo; e superato l'ultimo gradino, corse verso André.
:- Eccolo, eccolo il grande artista! Ecco finalmente il grande artista - esclamò compiaciuto- Era un pezzo che ti aspettavo.
:- E come mai? Non ti conosco! - Disse Andrè-
:- Ma ti conosco io! Sapevo che dovevi finire qui per forza, perchè sei un uomo orgoglioso. Ora non puoi capire, ma capirai più tardi. Eh, eh, eh! - E il vecchio rise sinistramente. Adesso vieni con me, ti mostrerò il mio regno dall'alto.
Prese il giovane dalla manica con la sua mano ossuta ed artigliata, poi lo condusse
ad una terrazza interna, dalla quale si poteva dominare tutta la grande officina. Questo è il mio regno- io ne sono orgoglioso come sei orgoglioso tu della tua intelligenza, quindi siamo fatti l'un per l'altro. Tu mi apparterrai, e io ti darò tanto successo e tanta gloria quanta ne desideri. Ma sopra ogni cosa ti darò la facoltà di dominare gli altri uomini. Terminerai la cattedrale profondendovi la forza del tuo ingegno, il tuo nome sarà tramandato nei secoli.
A quelle parole André trasalì. Terminare la cattedrale!?, eternare il proprio nome nei secoli...Ma questo era il suo sogno! Il suo sogno da sempre!
:- che cosa dovrei fare?, disse ancora diffidente :- E chi sono quegli uomini e ragazzi?
-Erano esseri umani orgogliosi come te, che si erano rivolti a me per realizzare le loro ambizioni; ma il loro orgoglio non aveva fondamento: si trattava di gente senza valore e quindi li ho fatti miei schiavi.

Vedi il profilo dell'utente
6
Lady Joan Marie
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
L'orgoglio porta sempre guai, accidenti!
Speriamo che Andrè non ci caschi pure lui! sparirecesso

Vedi il profilo dell'utente
7
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
**** il tuo ingegno invece, ti innalza al di sopra di loro, al di sopra di tutti, e io ti ho aspettato qui (per tanto tempo) solamente per farti un regalo: ti darò una chiave diversa da ogni altra : la chiave del successo..
André, guardava tutti quegli uomini che un dì avevano voluto diventare dei dominatori ed invece erano divenuti degli schiavi che lavoravano come degli automi, senza anima, schiavi per sempre! Ma per lui, come diceva quell'uomo vestito di rosso, sarebbe stato diverso...
Guardò il compagno: vide due occhi grifagni, malefici, che lo fissavano avidamente, come quelli di un gatto che fissa un topolino, vide un sorriso astuto e trionfante che stirava le grinze di quel viso diabolico.
Trasalì:- Non mi piaci! - gridò - E non mi piace quello che dici!
Si lanciò fuori dall'officina operosa-muta-maledetta, mentre il gobbo continuava a fregarsi le mani e sogghignando gridava: - Ritornerai André Vyd: Ritornerai perchè io soltanto posso darti quello che tu più desideri al mondo ! Ritornerai ....Ha,ha,ha,ha...., ritornearai.
Ma André non lo ascoltava; era già nella strada e correva verso la sua casa, ormai era l'alba, quasi fosse un porto della salvezza. I primi viandanti, lo guardavano con sospetto, mentre correva trafelato.
La raggiunse finalmente, entrò in camera e si gettò sul letto: poi respirò a lungo sino a calmarsi- " Che strana e paurosa avventura! " pensò.
Si addormentò per la stanchezza, ma sognò soltanto fumo e fiamme che aveva visto nell'officina e il volto sinistro e sogghignante del diabolico e satanico del vecchio Al mattino tardi, quando si svegliò, André quasi non ricordava gli incubi notturni. Si sentiva riposato e allego, pieno di energie, e, soprattutto di voglia di concludere la colossale costruzione.
Feceun'abbondante colazione, poi corse verso il cantiere. Gli operai stavano arrivando, dopo la pausa del pasto, ma mastro Petrus c'era già.
Mastro Petrus era il pittore delle vetrate, e gli mostrò i cartoni con i progetti: angeli dolcissimi. volti di uomini pieni di speranza, volti di santi che irradiavano misericordia. E colori, colori, tutti i colori dei fiori e dell'arcobaleno.
C'era persino la storia di Santa Ursula e delle sue diecimila compagne trucidate dai barbari sotto le mura di Colonia.

Vedi il profilo dell'utente
8
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
André chiuse gli occhi per un attimo; immaginò di vedere quelle meravigliose vetrate già collocate al loro posto, in cui filtravano i raggi del sole che disegnavano sui marmi del pavimento le figure multicolori, mentre le vetrate stesse brillavano in alto, in una gloria di luce, come fulgide gemme incastonate negli archi delle navate.
Desiderò ardentemente che quella meraviglia fosse pronta al più presto, domani, subito!
:-Mastro Petrus- esclamò allora- quanto tempo vi occorre per realizzare questa vostra opera d'arte?
il pittore fece mentalmente dei calcoli, poi rispose:- un anno.
:- Capisco- disse André- Avrei preferito che foste più sollecito, ma ammetto che occorra non meno di un anno per dipingere simili opere meravigliose. Lavorate sodo; io vi prometto che nel frattempo, lavoreremo sodo anche noi e fra un anno esatto avremo portato a termine la cattedrale.
Mastro Petrus trasalì... alzò gli occhi alle volte ancora scoperte, alla torre che si intravedeva mozza alle pareti non finite e disse:-Che? Pensate dunque che un lavoro come questo possa essere terminato in un anno?
:- Lo sarà-
Mastro Petrus strinse le labbra:- fate pure.Vi consiglio soltanto di non condurre le cose malamente, perchè opere come queste richiedono tempo, e non vorrei che per orgoglio voi rovinaste tutte le cose belle realizzate nel passato.
Mastro Petrus arrotolò i suoi fogli li mise sotto braccio, e seccato se ne andò.
André rimase male. Ebbene, mastro Petrus si sarebbe ricreduto, perchè lui, André voleva terminare veramente la cattedrale in un anno!
Uscì rapidamente sul piazzale che era tutto una confusione di travi, di pietre, di uomini... :- Avanti, avanti fannulloni! - gridò André piombando in mezzo al gruppo - Svelti al lavoro, e in fretta, se non volete che io vi tolga l'intervallo per la colazione o vi trattenga qua a lavorare un'ora in più. Non voglio vedere lazzaroni con le mani in mano! E sia l'ultima volta che devo ripetere queste cose!Gli operai della cattedrale guardarono André Vyd con immensa sorpresa. Che cosa aveva l'architetto quel giorno? Non era mai stato così prepotente, brutale e maleducato: aveva sempre trattato tutti i suoi lavoratori come suoi amici e collaboratori, non come dei servi.
Gli operai lo guardarono allontanarsi, provando un senso di disagio.
Alla sera, come facevano sempre i due fratelli sedettero dopo cena sulle panche accanto al fuoco e presero a chiacchierare, mentre la vecchia governante sparecchiava e riordinava la cucina.
Ma quella sera André era taciturno. Batteva con le molle sul ciocco acceso e ne faceva sprigionare nembi di faville.
Josse lo interrogò.
:- Che ti succede André, Hai qualche preoccupazione?
Il giovane trasalì e alzò la testa; poi la riabbassò bofonchiando:
Ho qualche preoccupazione si; temo che se non troverò altri lavoratori un pò più svelti di quelli che ho, non riuscirò a terminare la cattedrale entro un anno.
:- Entro un anno?! esclamò Josse sorpreso. - Come è possibile portare avanti tutto quel lavoro entro un anno? Sono decenni che architetti e operai ci lavorano, la portano avanti alla perfezione, un poco alla volta e si accontentano. Che cosa pretendi?
:- Io non sono come gli altri! -replicò seccamente André- Adesso sono io che dirigo i lavori e ti assicuro che la cattedrale sarà finita entro un anno!
:- Ma come? insistè Josse, che non riusciva a riaversi dalla sorpresa. Mancano pareti, mancano le volte, manca il campanile, mancano i fre e le rifiniture. E tu vuoi terminare entro un anno? E' una pazzia! Gli operai non fanno miracoli.
:- ma io ne assumerò degli altri- interruppe vivacemente André. - Ne assumerò moltissimi altri. Li solleciterò di continuo, abolirò le ore di riposo. E tu vedrai che entro un anno il mio grandioso monumento sarà finito.:- Hai ragione a chiamarlo tuo- disse Josse amamente- Infatti tu vuoi finirlo non per onorare il Signore, ma per onorare te stesso, ma la cattedrale è stata innalzata per la gloria di Dio. Credi forse di Essere Dio?
:- Basta! non fai che rimproverarmi, mentre io mi agito e lavoro per tutti. Avrò questo successo, te l'assicuro lo avrò a tutti i costi!
Josse cercò di replicare dolcemente: André tu non sei Dio. Non cercare di superare i limiti concessi all'uomo. Dio non perdonò il peccato di superbia nemmeno a Lucifero che voleva sostituirsi a lui, e nemmeno ai primi uomini, che si accontentavano di essergli soltanto simili. Io ho timore per te!
:- E io sono annoiato dei tuoi sermoni!- urlò André con molta violenza- Pensa ai fatti tuoi e lasciami in pace! .

Vedi il profilo dell'utente
9
Lady Joan Marie
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
La fede è la cosa più importante e non un bel lavoro... meditare

Vedi il profilo dell'utente
10
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
... :- André io ti voglio molto bene. Pregherò per te, visto che non posso fare altro.
E si ritirò nella sua stanza dove pregò a lungo, in ginocchio per il fratello.
André non riusciva a dormire; aprì la finestra e rimase a lungo con i gomiti appoggiati al davanzale a guardare il buio. Gli pareva di udire nell'ombra una risata stridula, spiacevole ad ascoltarsi, ma udiva anche parole che lo affascinavano "io ti darò il successo, il successo, il successo...".
Si immaginava già mentre mostrava ai maggiorenti di Anversa la cattedrale completamente terminatanobilicardinaliprincipi.
Non seppe più resistere: si avvolse nel mantello ed uscì.
Scivolò per le vie silenziose e deserte senza voltarsi indietro, ansioso soltanto di raggiungere il portone dal cui architrave pendeva una grossa chiave.
Ma anche Josse non dormiva, preoccupato per il fratello travolto da quei sogni di grandezza troppo superiori alle forze umane. Per quanto André si muovesse silenziosamente, Josse udì il pavimento in legno scricchiolare, udì il cigolio della porta di casa. Allora si gettò giù dal letto, si mise qualcosa addosso in fretta e scivolò fuori, per le strade dietro di lui.
André camminava sempre senza voltarsi indietro, svoltando di vicolo in vicolo; e Josse ne ricalcava le orme, nascondendosi ogni tanto dietro gli spigoli delle case o nel vano dei portoni.
Giunse così all'ingresso dalla cui volta pendeva la grande chiave, penetrò l'andito buio, spinse la porticina in fondo, entrò nell'officina.
Si nascose dietro una colonna e guardò esterrefatto.
Che luogo era mai quello? E chi erano quegli uomini che lavoravano affannosamente nell'ora notturna in cui tutta la brava gente era a letto a riposare? e soprattutto come mai non si sentiva alcun rumore. nonostante il divampare dei fuochi il soffiare dei mantici, il battere dei martelli sulle incudini ed il correre frettoloso dei garzoni?
E come mai suo fratello era entrato li dentro, in un luogo stregato e spaventoso, con tanta sicurezza e tanta fretta?
Si sporse cautamente dalla colonna per guardare André, e soltanto in quel momento notò la scala in fondo, dalla quale scendeva rapidamente un vecchio gobbo tutto vestito di rosso che fissava Andrè con occhi sfavillanti e maligni e si stropicciava le mani adunche.
:- Benvenuto! Benvenuto!- gridò con voce stridula- Ti aspettavo, sapevo saresti tornato, presto o tardi.
Il vecchio scendeva quasi volando ed il suo mantello rosso si agitava dietro di lui sventolando come una fiamma.
André, come per istinto, fece un passo indietro: Non potevo farne a meno ringhiò con rabbia, ti ringrazio per la tua accoglienza, Messer...come ti chiami?
Il vecchio sogghignò in quel suo modo sinistroe quasi in un sussusso disse...:- che importanza ha il mio nome?
Sono un fabbricante di chiavi, uno che può fabbricare chiavi di qualunque tipo, ma specialmente quella, unica al mondo, che si chiama chiave del successo! L'ho fabbricata anche per altri, ma non erano dotati come te. Tu sarai il mio capolavoro, sarai l'uomo capace di compiere un'impresa sovrumana, se io ti aiuterò.
Josse, che si sporgeva cautamente e non perdeva una parola, rabbrividì. Ecco chi era colui che istillava nella mente accecata di suo fratello quei folli sogni di grandezza e lo convinceva di essere assai più di un uomo! Era quel vecchietto, grinzoso, astuto, diabolico... Si ! veramente diabolico. Ed era stato veramente il diavolo a provare per primoe poi a istillare negli uomini la cattiveria ed il pazzesco desiderio di assomigliare, forse persino di sostituire il Signore.
Josse giunse le mani ed iniziò a pregare mentalmente; poi si interruppe un momento per tendere l'orecchio al dialogo che si svolgeva poco lontano e che si sentiva distintamente nonostante la frenesia intorno.Ebbene?- disse André, non son venuto qui per nulla!, adesso cosa devo fare? E cosa soprattutto farai tu per me!- Il vecchietto si stropicciò ancora le mani e sogghignò- ... E adesso ti darò la chiave.
:- E io che ne farò di una chiave? per cosa la adoperò?
:- he,he,he... questo è il bello, non devi far niente di speciale se non tenerla sempre al collo, sul cuore, appesa ad una catenella. Finché la terrai sul cuore, avrai ogni potere sugli altri uomini, o meglio sulla loro mente, sulla loro coscienza, sulla loro volontà: cioè su tutto! Essi ti ubbidiranno ciecamente, diventeranno tuoi schiavi, come lo sono diventati per me questi altri che tu vedi.
André si volse verso i fabbri che lavoravano alacremente, ma dai loro occhi era sparita ogni luce, come non avessero più l'anima. Lavoravano e basta; ubbidivano e basta; erano morti dentro; gusci vuoti.
Con riluttanza e un ultimo senso di disgusto che lo fece quasi esitare chiese al diabolico gobbo:- ho io diritto di rendere schiavi i miei simili?
:- Oh, si - esclamò il vecchio con calore, come se l'obiezione di André lo spaventasse. - Non devi soffermarti ad almanaccare su queste cose. Tutti questi uomini erano già servi anche prima, servi del loro orgoglio e della loro presunzione. Anch'io sono servo del mio orgoglio, anche tu: ma il tuo orgoglio è fondato, perchè tu possiedi più intelligenza, più ingegno, più valore di tutti; perciò ha non soltanto il diritto ma anche il dovere di dominare sugli altri. Altrimenti saresti nessuno, ti perderesti nella folla anonima, e nessuno conoscerebbe nei secoli futuri il nome di André Vyd.
A quelle parole ogni ombra di timore o di dubbio si dissipò dal volto di André:
Egli fece un passo avanti protese la mano e disse:- dammi quella chiave, subito!
I suoi occhi scintillavano della stessa luce che rendeva scintillanti gli occhi del vecchio.
Josse lo notò, era pronto ad intervenire, voleva salvare il fratello, impedirgli di precipitare in quell'abisso di folli promesse, di perdizione, di superbia, anche se avesse dovuto combattere contro forze maligne e soprannaturali. Pregava fervidamente, chiedendo aiuto al Cielo perchè sapeva che non sarebbe mai riuscito, da solo, a vincere il diabolico vecchietto e ad aiutare André.
Ma il vecchio già risaliva la scala rapidamente e, dopo un attimo, ritornò stringendo in mano qualcosa di luccicante.
Quando fu ridisceso, anche Josse potè vederla bene: era una  chiave d'oro, tutta lavorata, che recava incastonati dei rubini simili a pezzetti di fuoco.
Il vecchio la presentò sul palmo della mano e André l'afferrò avidamente, l'accarezzò, la sollevò verso l'alto guardandola con volto estasiato.Sembrava che la chiave emettesse una luce che faceva male agli occhi, che faceva male al cuore.

Vedi il profilo dell'utente
11
Lady Joan Marie
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
E poi? Questa storia mi sta appassionando non vedo l'ora di sapere il finale! Spero non una tragedia... lolpc

Vedi il profilo dell'utente
12
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
... :- Quando avrai questa chiave al collo - proseguì il vecchio- non dovrai assolutamente preoccuparti più del tuo prossimo. Mi hai chiesto se hai il diritto di trasformare in schiavi gli altri uomini e io ti ho risposto di si, perchè io stesso l'ho fatto, e perchè l'assoluto potere conduce a questo risultato. Se tu ti preoccupassi degli altri, se tu li considerassi simili a te, dove finirebbe la tua supremazia?
Quando avrai questa chiave al collo, ti sembrerà fatta di fuoco, come fosse stata appena arroventata sulle fiammeafferrata dalle tenaglie, piegata dal martello.
Ma non ti farà male, non ti ucciderà, almeno per ora. Ti darebbe un dolore mortale soltanto se tu, ad un tratto, ti pentissi, pensassi di aver sbagliato. Allora si che la chiave fatta di fuoco ti brucerebbe le carni e l'anima. Ma adesso la tua anima si è addormentata, e tu addormenterai quella degli altri. Hai una catenella?
André portò le mani al collo e strappò via una catenella d'oro a cui era stata appesa un medaglia benedetta. L'aprì, cacciò la medaglia in tasca, poi protese la mano per riavere la chiave che nel frattempo il vecchio si era ripresa nel palmo dell'adunca mano sinistra.
In quel momento Josse balzò fuori dalla colonna e si gettò tra i due :- André non prendere quella chiave!
André, sgomento per l'improvvisa apparizione, ritrasse la mano, mentre il vecchio fissava il nuovo venuto con il viso stravolto dalla collera.
Passato il primo sgomento, André riconobbe il fratello.
:- Josse! tu Qui? che cosa sei venuto a fare? Mi hai seguito dunque!?
:-Si, ti ho seguito,- balbettò il giovane con impeto- Ti ho seguito perchè ero in ansia per te, perchè volevo impedirti di commettere una pazzia. Lascia a quel diabolico vecchio la sua chiave infernale. Vieni via, vieni con me. Andremo alla cattedrale a pregare insieme, e il Signore ti aiuterà forse a concludere la tua opera come vuoi tu. Solo il Signore ti concederà la gloria, non questo spirito maligno che vuole soltanto la tua rovina!
Parve che un'ombra di esitazione passasse sul volto di Andé, ma il vecchio che nascondeva la collera furiosa sotto un falso sorriso, fu pronto a intervenire:- non credergli, André. Sai benissimo che non avrai nessuna gloria, se non ti aiuto io. Senza la chiave che concede ogni potere, non sarai altro che un uomo fra milioni di altri uomini, il tuo nome non verrà pronunciato e nemmeno conosciuto da nessuno; farai la fine degli altri architetti che hanno lavorato a quella chiesa, di cui nessuno si ricorda!
Ma tu sarai superiore a tutti, come ti ho promesso.
L'antico orgoglio parve ridestarsi in André. Protese di nuovo la mano.
:- E poi- proseguì il vecchio malignamente- chi ti assicura che tuo fratello non sia giunto fin qui per impossessarsi proprio lui della chiave? Il potere piace a tutti, la gloria piace a tutti. Perchè dovrebbe dispiacere proprio a lui? Egli vuole solo soppiantarti.
A quelle ultime parole Andrè non esitò più. Afferrò rapidamente la chieve come se temesse che Josse volesse portargliela via, e l'infilò nella catenella con mani tremanti; poi se la cinse al collo.
Josse, si mise il viso tra le mani.
Già il volto di André appariva alterato. I suoi lineamenti si erano fatti freddi e duri come il marmo, i suoi occhi freddi e duri come il ghiaccio. Sembrava che la luce dello spirito si fosse spenta in lui. Alzò verso il cielo la fronte, il mento, con espressione di orgogliosa sicurezza.
:-Vattene Josse - disse- qui le nostre strade si dividono appena uscirò di qui, lo farò per dominare il mondo. Devo seguire la mia strada.
Uscì dall'officina, correndo su per le scale, con passo fermo. Il passo di un dominatore.
Josse, cadde in ginocchio e si mise a pregare.
Il vecchio lo rialzò e lo interruppe immediatamente:- vattene! hai sentito tuo fratello, le vostre strade si dividono. Egli ha scelto la sua. E questo non è luogo di preghiera. Vattene!
Josse attraversò quell'orrenda officina simile ad un inferno dove lavoravano fantasmi frenetici e muti, uomini che una volta erano stati, prima schiavi dell'orgoglio, poi schiavi del demonio.
L'alba perlacea iniziava appena a rischiarare il cielo, e contro l'orizzonte spiccava l'immensa mole della cattedrale che avrebbe dovuto essere una invocazione al Cielo, e che André avrebbe trasformato in una sfida al Cielo.
Come, come poteva salvare quel suo fratello, dalla dannazione ,dalle insidie dei demoni, quel vecchio satanicamente ghignante
Come avrebbe mai potuto salvare Andrè?

Vedi il profilo dell'utente
13
Lady Joan Marie
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
Con la testardaggine di Andrè cosa potrà mai fare il povero Josse?

Vedi il profilo dell'utente
14
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
...Dopo aver pianto e pregato tutta la notte, (tanto era l'amore fraterno di Josse), si asciugò gli occhi ed incominciò a riflettere.
Era perfettamente inutile disperarsi così: bisognava invece cercare di aiutare André,caduto in mano agli spiriti del male. Ma come avrebbe potuto combatterli e vincerli da da solo?
Solo una persona poteva aiutarloil vescovo di Anversa, Hubert, che con le sue mani alleviava la sofferenza, impartiva benedizioni consolanti, metteva in fuga le forze del male.
Animato da una speranza nuova, Josse partì di corsa e raggiunse la casa del vescovo.
L'Illustre prelato ascoltò il racconto del giovane stringendo le mani come se pregasse, poi disse :- mio caro ragazzo, ciò che mi riporti è di una eccezionale gravità- Certo le potenze del male si sono stabilite nella nostra città, e per il momento non riesco a capire dove tentino di arrivare. Non so se la chiave di cui mi parli sia dotata davvero di forza soprannaturale, e non so nemmeno che uso André potrà farne. Ma di una cosa sono sicuro il male non prevarrà sul bene se la Divina provvidenza sarà con noi. Io non credo che il cuore di tuo fratello sia davvero corrotto: egli è semplicemente caduto nel tranello che quello spirito demoniaco gli ha teso, approfittando della sua naturale aspirazione alla gloria. Io ti sarò vicino con tutte le mie forze e la mia assistenza, ma tu intanto vigila su André, non abbandonarlo mai.
Josse , rincuorato, si inginocchiò e il vescovo gli posò la mano sul capo e lo benedisse. Poi il giovane uscì dal vescovado e tornò a casa.
Si sentiva animato da una speranza che dissipava in lui ogni timore, a tal punto che quando passò nuovamente davanti al portone dalla cui volta pendeva la grande chiave, provò l'impulso di entrare, di affrontare a viso aperto il diabolico gobbo vestito di rosso.
Penetrò nell'andito oscuro, spinse la porticina in fondo, scese la scaletta. Non udiva alcun rumore, e questo era naturale perchè sapeva che quei fantasmi erano muti; ma rimase impietrito per la sorpresa quando vide che l'officina era completamente vuota. Restava soltanto nell'aria un vago odor di fumo, e una fiaccola solitaria che fiammeggiava infissa in un pannello sulla parete.
Josse, sbigottito, si guardò intorno, poi credette di aver capito, le forze del male, ritenendo terminato il loro compito, erano dileguate.
Si sentì sgomento, ma per fortuna ricordò le parole del vescovo Hubert: il male non avrebbe mai sopraffatto il bene!
Un pò rincorato uscì dal misterioso locale, fu nella strada in pochi minuti e raggiunse la sua casa.
Giunto alla soglia vide Marguerite, la governante che in vestaglia e cuffia da notte, era ferma sulla porta e scrutava con ansia il fondo della via.
Scorgendolo, la vecchia esclamò:- dov'è tuo fratello?
Josse allarmato disse._ come non è in casa?
- no. ha tardato altre volte a rincasare, ma mi informava quasi sempre, ed io, non so cosa mi piglia, ma non mi sono mai sentita inquieta come stasera.
Su! Su... disse il giovane fingendo di essere tranquillo e nascondendo l'intimo sgomento... André è tanto preso dal suo lavoro che forse è andato al cantiere, sarà capace di starci tutta la notte.
Josse aveva quasi indovinato, l'intenzione di André era infatti quella di recarsi al cantiere, ma prima voleva assicurarsi che la chiave fosse davvero dotata di poteri magici.
Desiderava essere solo, e non trovò di meglio che rifugiarsi in una vecchia casa di legno,, al limitar della città, appartenuta una volta a suo padre.
Abbandonata da tempo, la casa aveva la porta scardinata e le assi del pavimento erano sconnesse, ma era vuota. André accostò la porta e sfilò con mani tremanti la chiave d'oro dalla catenella, la contemplò alla luce della luna che entrava dalla finestra e disse:- prodigiosa chiave, dimostra in qualche modo che hai la facoltà di rendermi padrone degli altri uomini.
Attese con ansia, e per un attimo la chiave fiammeggiò come fosse appena sta forgiata poi il bagliore scomparve, e André era sicuro del fatto suo. Aprì la porta sgangherata e guardò la città di Anversa addormentata sotto la luna. La Guardò con occhi da dominatore, come se si sentisse il padrone del mondo. Poi si avviò a grandi passi verso il cantiere della cattedrale.
Quel mattino gli operai, gli scalpellini, i falegnami, i muratori, si guardarono l'un l'altro sgomenti: non riconoscevano più messer André.
L'architetto appariva completamente trasformato con occhi duri e freddi, con voce secca e tagliente, dava ordini continui, balzando sui ponti, e salendo per poi ridiscendere le varie scale, comparendo in tutti gli angoli, come indemoniato.
Bisognava lavorare, lavorare, lavorare: in fretta, sempre più in fretta!
Guai agli sfiancati, guai a chi sostava appena per asciugarsi il sudore, guai a chi sedeva per un momento sopra una pietra per riprendere fiato. Messer André gli compariva subito davanti con minacce e comandi che si susseguivano senza interruzione.
L'intervallo di mezzogiorno fu salutato con gioia dagli operai, i quali sedettero qua e là a mangiare parlottando a bassa voce come se desiderassero svegliardi da un brutto sogno.
Ma il sogno, purtroppo perdurò, perchè il tempo del riposo fu ridotto a metà. Un secco batter di mani annunciò che il lavoro doveva immediatamente riprendere, e messer André ricomparve dappertutto, più frenetico e furioso di prima. E tutti ricominciarono a lavorare, muti e sconsolati, e assomigliavano proprio agli operai dell'officina, quelli che si affannavano in silenzio, privi di ogni volontà e di ogni gioia.
Strano a dirsi, nessuno, tuttavia, tentò di ribellarsi. Si sentivano tutti costretti ad ubbidire, comandati da una forza superiore.
André vedendo le figure grigie che salivano e scendevano dai ponti portando calcina e pietre, che dipingevano muri e stucchi come se le loro mani fossero guidate da una forza estranea si stringeva la chiave sul petto con un sorriso di trionfo.
La cattedrale sarebbe stata terminata entro un anno ed il suo nome ripetuto nei secoli.
Quando Mastro Rokox, lo scultore di statue, giunse al cantiere, non potè credere a quanto vedeva: ebbe l'impressione che i suoi connazionali non fossero più Fiamminghi intenti liberamente e volontariamente a fabbricare la loro cattedrale, ma un esercito di schiavi che sotto la frusta degli aguzzini costruivano una piramide al Faraone.
Pieno di indignazione, lo scultore raggiunse André e gli si avvicinò.
:- Messer André che significa tutto questo? disse con voce vibrante ;- perchè questa furia? volete che la cattedrale crolli per la troppa fretta?
André parve esitare un attimo, ma toccò la chiave sotto il mantello e subito il suo volto ridivenne duro ed imperioso come prima.
:-Lieto di vedervi mastro Rokox, disse André con voce gelida vi aspettavo proprio! -voglio dirvi che tutte le statue dovranno essere finite entro sei mesi, non un giorno di più. Altrimenti..., si,...  altrimenti... mi troverò costretto a  congedarvi e chiamerò a mio servizio uno scultore più svelto, "magari migliore" di voi: il viso gelido atteggiato ad un accenno di sorriso.
:-Sei mesi?
:-avete capito.
Lo scultore allibì, avrebbe voluto ribattere, ma si sentiva soggiogato da quello sguardo che aveva una potenza alla quale non poteva resistere: balbettò :- Si messer André. Vi accontenterò-
-Così va bene.

Vedi il profilo dell'utente
15
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
André guardò lo scultore allontanarsi, barcollante come ubriaco o stordito.
Naturalmente in Anversa si seppe quanto avveniva nel cantiere della cattedrale, e tutta la gente andò a vedere
.... al cantiere si lavorava anche di notte, adesso, alla luce delle fiaccole, e tutti correvano muti, ma pieni di frenetica attività.
La gente si accalcava intorno alla piazza in silenzio, ma gli occhi che seguivano André erano pieni di rimprovero, qualche mormorio, talvolta anche minaccioso, sorgeva dalla folla accalcata.
André lo udì, si volse a guardare quella gente che aveva il coraggio di giudicarlo, forse di biasimarlo, mentre era lui, e lui solo, che aveva questo diritto, perchè era un uomo superiore agli altri. Ma prima o poi si sarebbe vendicato.
Strinse la chiave in pugno, e camminò deciso verso quella folla che lo guardava con occhi torvi.
:- Avanti schiavi! - gridò- Animo, al lavoro e bando alle infingardaggini. Vi sono Massi da trasportare, pietre da squadrare, cemento da impastare. Muovetevi fannulloni!
La sua voce vibrava come una sferza e la gente, senza nemmeno tentare di resistere, ubbidì soggiogata.Ad uno ad uno tutti si diressero verso secchi di calcina, verso le travi, verso le pietre, che per magia sembravano mai finire. La nuova folla si unì agli altri, ora uomini, donne, vecchi e fanciulli, nessuno risparmiato.
La casa di Dio continuò a crescere ad innalzarsi nel silenzio, nella tristezza, con fatica di tanta gente che non sapeva più accompagnare il suo lavoro con la preghiera.
Josse tornò dal venerato vescovo Hubert. :- Padre, - gli disse- La nostra città va in rovina. Tutti lavorano alla cattedrale, e nessun fornaio più cuoce il pane, nessun mercante apre bottega, nessun avvocato discute in tribunale, nessun maestro sale in cattedra.
Anversa sembra una città mortae, forse morirà davvero. se tu non provvedi...
Il vescovo sospirò...
:- Non posso far niente da solo- disse il vescovo- se non mi aiuta Dio prima di tutto e poi anche tu devi chiedere al Cielo di aiutarti, che ti ispiri il modo per aiutare André; per conto mio farò quanto posso per salvare la città.
E infatti la sera dopo, mentre centinaia di fiaccole e di falò illuminavano la chiesa in costruzione, tra l'andare e venire dei frenetici, muti, automi, ecco apparire in lontananza una ghirlanda di stelline d'oro che erano invece ceri accesi; in mezzo c'era il vescovo vestito dei suoi paramenti, maestoso sotto la mitria d'oroStringeva in mano il pastorale e l'aspersorio e avanzò sicuro tra la folla dei poveri cittadini che lavoravano e mostrarono di non riconoscerlo.
:- Non temi il Signore, André?- chiese quando giunse davanti al giovane, il quale si era arrestato sogghignando.:- non sai che la superbia è soltanto diabolica? Come puoi tu, uomo, arrogarti il diritto di rendere tuoi schiavi e tuoi servi gli altri uomini?
Ma André rispose in tono di scherno:- Come osi condannarmi, e condannare l'opera mia? Dovresti ringraziarmi, invece perchè io sto creando la cattedrale più bella del mondo. Tutti entreranno a pregare in questa chiesa, e anche tu, vescovo.
:-No, sciagurato! Non potrai mai comandare a Dio. Nessuno entrerà mai in questa chiesa a pregare, perchè questa non sarà mai una chiesa.- André posò una mano sulla chiave sotto il giustacuore.
:-cosa vuoi dire vescovo?- chiese sospettoso.
:-Questa non sarà mai una chiesa- Ripetè Hubert con fermezza- perchè io non la consacrerò mai.
Andrè trasalì. Gli balenò alla mente un nuovo pensiero. Era vero: senza la benedizione del Signore, quella chiesa non sarebbe mai stata una chiesa, Esisteva dunque una forza superiore alla sua, una forza che gli sfuggiva e che egli non avrebbe mai potuto dominare, nonostante la chiave che gli pendeva al collo.
:- Non mi fai paura, Vescovo! - gridò pieno di rabbia.
Ma in quel momento Hubert sollevò l'aspersorio, vi immerse le dita e tracciò sul cantiere e sugli schiavi un gran croce.
Come per incanto gli occhi di tutti parvero rianimarsi, quasi si destassero da un lungo e torbido sogno; i falò accesi diedero un ultimo guizzo e si spensero, cos' fecero le torce infisse ai muri un pò ovunque. Nel cielo risplendette la luna, e a quella luce la folla gettò un urlo di gioia.
Poi tutti cominciarono a correre verso le proprie case, spingendosi, affrettandosi con grida di felicità. Tornavano alle loro famiglie, ai loro focolari, al loro umile lavoro che li aveva resi  felici sino a quel giorno. Su tutte le labbra rifiorirono il sorriso, i canti, le preghiere. Il vescovo seguì sorridendo la folla che scappava come impazzita, e André rimase solo.
Si era rifugiato nella cella campanaria, il luogo più lontano e isolato, come sopraffatto da un ignoto terrore.
Una forza superiore alla sua gli aveva impedito di lanciarsi contro il vescovo, come forse avrebbe voluto.
Quando lo vide allontanarsi dalla torre fra le grida della folla esultante ebbe un sospiro di sollievo; poi piano piano discese la scaletta della torre, fu nuovamente nella navatacentrale, con la volta non ancora finita. In un angolo a mucchi gli attrezzi di lavoro, buttati e precipitosamente abbandonati: pile di mattoni, secchi rovesciati, pialle e cazzuole, martelli, torce spente; c'era un gran silenzio intorno, un'immobilità di mortee buio, troppo buio...
Si lanciò come un forsennato, gli abiti strappati, senza cappello, senza guanti, verso l'unica torcia che ancora fiammeggiava, conficcata nel suo supporto. L'afferrò e con quella riaccese tutte le altre torce e tutti i falò, anche il più piccolo fuoco: ben presto il luogo fu pieno di luce, animato da ombre tremolanti al chiarore improvviso delle vampate. Ma non c'era il movimento consueto, non c'erano gli uomini. E senza uomini da dominare André non era più un dominatore.
Ma gli restava la chiave magica, la chiave infernale che bruciava sul duo petto come fuoco e lo gelava come ghiaccio.
Stringendola furiosamente, corse per le strade di Anversagridando :- Popolo! non puoi sottrarti al mio dominio. Sei condannato a ubbidire, come io sono condannato a comandare: Ritornate al lavoro, ritornate alla cattedrale o guai a voi!
A quelle tremende parole gli usci di tutte le case si socchiusero e le persone a testa china ne uscirono, avviliti e ammutoliti dirigendosi verso il cantiere fiammeggiante.
L'attività frenetica ricominciò.
André continuò la sua strada. Come per istinto, svolto di vicolo in vicolo finchè raggiunse una casa dove era stato umile ma molto più felice di adesso: la sua casa.
Sulla soglia lo aspettava una figura materna che scrutava qua e là ansiosamente. Marguerite, scorgendolo lanciò un grido di gioia.
:-André, bambino mio, finalmente! Entra, mangia e poi riposati:
A quella voce dolce come quella di sua madre e che quasi induceva ad un placido sonno con il suo semplice suono, André non seppe resistere.
Una dolcezza squisita, dimenticata a cui sarebbe stato delizioso abbandonarsi un'ultima volta lo invase.
Entrò dietro Margherite e fu felice di sedersi a tavola davanti ad un bel piatto di minestra calda, di cambiarsi d'abito, calzare le pantofole pronte davanti al focolare; fu felice di distendersi più tardi nel letto fra le lenzuola profumate, e di chiudere gli occhi avendo accanto la vecchia Marguerite che lo vegliava infondendogli un senso di pace e di sicurezza.
Più tardi nella sala da pranzo Marguerite disse a Josse: -Ragazzo mio io ho ottenuto senza mio merito, questo miracolo. André è nel suo letto e dorme come un bambino, mentre tutta la popolazione di Anversa lavora freneticamente alla cattedrale: adesso fà tu ciò che devi fare.-
Josse si alzò di scatto, ma non aveva la minima idea di cosa dovesse fare!?!...
Poi ricordò la raccomandazione del vecchio Hubert, ... "tieni sempre sotto controllo tuo fratello!" e allora capì. Allora capì cosa doveva fare...
Entrò in camera di André e lo vide addormentato placidamente.Gli aprì la camicia sul petto e vide subito la maledetta chiave appesa alla catenella, Una chiave tutta d'oro; che scottava, ma Josse la staccò dalla catenella e se la mise in tasca. Poi uscì a precipizio...

Vedi il profilo dell'utente
16
Constantin
avatar
Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
... Mastro Hans, l'orefice, dormiva alla grossa, quando Josse iniziò a bussare alla porta della sua casa. Un garzone venne ad aprire e un attimo dopo Josse irrompeva nella stanzetta.
:- Mastro Hans, caro Mastro Hans, - gridò con voce di supplica e di comando insieme- Soltanto voi potete salvare mio fratello e con lui la città ed il popolo di Anversa.
:- Piano, piano, ragazzo- esortò il vecchio mettendosi a sedere sul letto.
:- io non posso salvare nessuno, nemmeno una mosca caduta nel latte. Siedi e parla chiaramente.
Josse gli mostrò la chiave d'oro.:- quanto tempo vi occorre per fabbricarne un'altra esattamente uguale?
Mastro Hans mugulò.
:- Prima di tutto sono ammalato e non posso lavorare subito. E poi ti dico che un lavoro come questo, di alta oreficeria richiederebbe almeno un mese-
:- E invece no- proruppe Josse:- dovete fabbricarmi la chiave entro ventiquattr'ore-
:-Impossibile!
Parve che mastro Hans avesse addirittura voglia di nascondersi sotto le coperte, pur di respingere quell'incarico; Ma Josse strinse forte la chiave d'oro nella mano, era disposto a tutto pur di salvare suo fratello e tutta la gente di Anversa e così fece una cosa che, non avrebbe mai nemmeno lontanamente pensato di arrivare a fare, dopo aver stretto la chiave nella mano pronunciò :- amuleto che hai tanto potere, metti questo poltrone sotto l'influenza della mia volontà-
Subito Mastro Hans divenne docile come un agnellino.Raccolse gli arnesi del suo mestiere e si avviò presso il laboratorio; prese la chiave e la immerse in una bacinella di gesso liquido. Quando il gesso si fu indurito, ripetè l'operazione ed ebbe lo stampo delle due facce della chiave. Poi prese una sbarretta di oro puro e dopo averlo portato a forma liquida lo colò nelle forme di gesso indurito; appena raffreddato, ruppe il gesso e ottenne una chiave splendida e perfetta come la prima. Allora, aperto un bauletto ne tolse un astuccio con dentro dei rubini e li fissò negli incavi che il metallo presentava; immerse la chiave in un'acqua del colore dell'ambra, l'asciugò  e la consegnò a Josse.
:- Ecco fatto, padron mio- disse.
Josse l'afferrò uscì di corsa gridando:- Sarete pagato mille doppie!
Sempre correndo, entrò nella chiesa di San Giacomo- Teneva nrlla destra la chiave malefica e nella sinistra la copia perfetta. :- Signore , aiutami- pregò; poi gettò la chiave stregata nella piccola vasca dell'acqua santa.
Subito dal bacile di marmo si sprigionò una fiammata altissima che odorava di zolfo, mentre la splendida chiave d'oro. divenuta d'un tratto color ruggine si accartocciava sul fondo. Josse la raccolse e uscì dalla chiesa.
Tornò a casa, raggiunse in punta di piedi la camera di André, poi appese alla catenella d'oro la nuova chiave e uscì.
Quando al mattino André aprì gli occhi, incominciò a gridare come un ossesso: - Marguerite! Josse! Perchè mia avete lascito dormire per una notte intera, mentre al cantiere c'è tanto da fare? Sono stato un pazzo a fidarmi di voi!
Marguerite e Josse accorsero: la donna piangeva.
:- lo senti Josse? è tutto come prima: singhiozzo! ma Josse la confortò sorridendo. :- E' tutto come prima per lui ma noi sappiamo benissimo, invece , che tutto è cambiato.
Senza aspettarli André si era vestito e correva verso il cantiere. Josse lo seguì e giunsero alla cattedrale quasi contemporaneamente.
Gli operai,le donne, i vecchi e i bambini, c'erano ancora ma nessuno lavorava più:- Che fate lì fannulloni. Presto al lavoro!
Ma nessuno si mosse, chi scuoteva gli abiti dalla polvere e dalla calcina, chi sbatteva gli zoccoli, chi chiacchierava; si preparavano ad andarsene.
André come una cavalletta, balzava dall'uno all'altro urlando: -tu prendi quell'ascia e squadra le travi, tu raccogli quei mattoni, e tu, presto, porta quei secchi lassù.
Ma nessuno lo ascoltava, nessuno ubbidiva, nessuno lo temeva. I ragazzi correvano allegramente incontro al sole, le donne si incamminavano tenendosi a braccetto e ridevano, gli uomini caricavano i bimbi più piccoli a cavalluccio sulle spalle e se ne andavano allegramente.
Ben presto il cantiere fu vuoto e inutilmente  André stringeva la chiave d'oro ripetendo:- Chiave dotata dai magici poteri, fà che mi ubbidiscano! Ma nessuno si prese la briga d'ascoltarlo- :- E' inutile -  disse Josse - quella chiave non ha alcun potere, anche perchè è un'altra chiave non quella stregata!-
Come è possibile?, Tu menti - Rispose André - e te lo dimostrerò-
Ma non dimostrò nulla perchè se si avvicinava a qualche operaio ritardatario per dargli un'ordine, l'altro lo guardava sorridendo e poi scuoteva la testa in segno di compassione.
André si guardò intornocon occhi terrorizzati, Josse riprese:- Fratello mio è inutile che ti affanni così-Quella che porti al collo è una chiave fatta da mastro Hans, e non dai demoni degli inferi: Ma se proprio vuoi rivedere la tua, tela mostrerò-
E Josse gettò a terra quello che era solo un contorto ferrovecchio, ripescato dall'acquasantiera. Poi Aggiunse:
-: André basta con questa tua follia.Il Vescovo Hubert, la buona Marguerite e io abbiamo fatto tutto il possibile per salvarti: adesso devi aiutarti un poco anche tu.
Ma André non ascoltava. Si gettò a braccia tese verso la chiave che giaceva al suolo e fece per afferrarla. Ma in quello stesso momento il terreno si spaccò come in un terremoto e la chiave scivolò nel profondo.
Intanto vicino ai due giovani, si era assiepata nuovamente una folla immensa, ma una folla libera da incantesimi, questa volta, una fola che vedeva, giudicava, approvava, disapprovava.
- André non imitare Caino...La voce pacata parve eccitarlo ancora di più: Era il vescovo Hubert che parlava, e intorno a lui c'erano tutti i suoi chierici e tutto il popolo.
Ma André era ormai troppo infuriato; si lanciò all'inseguimento di Josse che intanto era fuggito verso la torre campanaria.
Salivano tutti e due di corsa la tortuosa scaletta che conduceva alla cella delle campane, e André stava quasi per agguantare il povero Josse, quando tutta la terra tremò, la cattedrale parve crollare, pietre, legno, impalcature di ogni genere. si sfasciavano da tutte le parti, fra tonfi cupi e nuvoloni di polvere.
Crollò anche la torre costruita da André a regola d'arte. Le travi precipitavano e anche Josse precipitò in una voragine che si era aperta proprio alla base.
Non tutta la cattedrale di Anversa era crollata, però, soltanto la parte costruita dall'uomo in onore della propria superbia e non di Dio.
Ancora una volta André si guardò intorno smarrito, gli sembrò perfino di sentire la risata gracchia del demoniaco gobbo, quasi volesse prenderlo in giro, la rovina di tutti i suoi sogni. Ma fu cosa di un momento, i sogni di grandezza non avevano più valore per lui. Cercava disperatamente il fratello, scomparso un attimo prima nella voragine, e poi sepolto sotto un cumulo di travi.
:- Josse! Josse!
Incominciò disperandosi di pianto a gettare lontano pietre e calcinacci a tentare di scostare le travi, aiutato dai paesani.
:- Josse! fratello mio, dove sei?
In quel momento vide una mano sporca e insanguinata che sbucava da sotto le travi. Udì la voce di Josse: - André, toglimi di qui!
Con sua immensa gioia, aiutato da tutti gli altri, André potè sgombrare le macerie e far uscire dalla buca il povero Josse, un pò malconcio ma salvo.
Poi i due giovani si strinsero in un abbraccio che pareva non voler finire.
:-Ora posso dire che questa veramente è, e sarà la casa di Dio.- Commentò il vescovo Hubert- la casa dell'amore, del Sommo bene, della misericordia.La cattedrale di Anversa,( la Onze-Lieve-Vrouwekathedraal, in fiammingo) fu completata nel 1487, circa un secolo dopo.
Ma l'impronta del genio di André Vyd è ancora evidente; e tutti l'ammirano, anche se non tutti ricordano il suo nome.

Vedi il profilo dell'utente
17
Lady Joan Marie
avatar
Viandante Storico
Viandante Storico
Finalmente dopo tanto patire la cattedrale che non era di Dio ma del demonio è crollata ed ha lasciato spazio alla vera casa di Dio! Sono veramente soddisfatta di questa storia, anche perchè alla fine finisce bene! Grazie!
amorebandiera

Vedi il profilo dell'utente
18
Contenuto sponsorizzato

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto  Messaggio [Pagina 1 di 1]

Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum