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Fetonte

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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Fetonte


In tempi lontanissimi, l'universo era un'immensa sfera di cristallo purissimo e trasparente, in cui stavano incastonati milioni di stelle.
Al centro di questa sfera c'era la Terra, con le sue vene di acqua chiara e le sue valli fresche, sulla quale in mezzo agli uomini vivevano anche gli dei.
Questi ultimi abitavano in sontuose regge ed il sommo Giove aveva loro affidato la cura e la sorveglianza di quella grande e perfetta costruzione.
Febo, il dio del sole, era stato incaricato di dar luce e calore alla Terra, .
Sul suo carro splendente , trainato da cavalli tanto indomiti da ubbidire solamente ad un dio, egli percorreva i sentieri dello spazio correndo sul cristallo levigato, fra le stelle.

I raggi fiammeggianti del carro passavano a giusta distanza, lungo un cammino sempre regolare, da oriente ad occidente. E sulla terra avvolta dalla luce, maturavano le messi, e gli uomini lavoravano con cuore lieto.
Fra gli uomini viveva anche il giovane Fetonte il bellissimo figlio di Febo. Spesso Fetonte, sollevava lo sguardo verso il carro fiammeggiante di suo padre con venerazione e desiderio al tempo stesso.
Febo era sempre occupato a guidare gli indomiti cavalli da oriente a occidente, tutti i giorni immancabilmente, e non gli restava tempo per Fetonte, il quale era stato allevato e viveva lontano da lui. Questa era la spina nel cuore del giovane, il quale aveva finito persino con il dubitare di essere veramente figlio del Sole.
Un giorno decise di dissipare quel dubbio e si presentò alla reggia di suo padre.
Febo lo ricevette nella sala più splendente, seduto sul suo trono di luce, circondato dalle Stagioni e dalle fedeli ancelle, le Ore. Vedendolo entrare, lo accolse con paterno amore e subito si informò: - Che c'è figlio mio? Perchè hai percorso tanto cammino? Che cosa vuoi?
Il giovane sostò rapito per un momento ad ammirare suo padre, poi disse:- O Febo, luce e vita del mondo, io vorrei chiamarti padre, ma dammi una prova, affinchè io possa credere di essere veramente tuo figlio!
Febo, commosso, abbracciò il figlio con tenerezza.
:- tu sei davvero mio figlio - disse - e per dimostrartelo chiedimi qualsiasi cosa e io tela concederò.
:- Ebbene, esclamò Fetonte con fervore- Io voglio vedere ciò che nessuon occhio umano ha visto fino ad oggi: la sfera di cristallo dell'Universo dove sono incastonate le stelle, ed il cammino che tu percorri ogni giorno, seguendo l'arco del cielo; voglio salire sul tuo carro, e guidarlo io, da oriente ad occidente, per una volta soltanto.-
A quelle parole Febo trasalì e fu subito pentito di aver fatto quella promessa che ormai lo impegnava.
:- Figlio mio - proruppe- tutto ti concederò, ma non mi chiedere una cosa tanto ardita. Occorre la mano di un dio, per domare la forza selvaggia dei cavalli celesti. Soltanto un dio può guidarli in modo così perfetto lungo l'arco del cielo. Un attimo di debolezza sarebbe la rovina della terra e la distruzione del genere umano.-
Fetonte scosse la testa. Era persuaso, adesso  di essere figlio di Febo; ma appunto per questo voleva tentare l'impresa, impossibile agli altri uomini.
E poichè Febo aveva dato la sua parola, dovette accontentarlo.
Il giorno dopo condusse il figlio nella scuderia dove i cavalli indomiti scalpitavano facendo guizzare i muscoli sotto il manto. Furono aggiogati al carro, e Febo ansioso, ripetè le ultime raccomandazioni.
:- Figlio mio, tu vuoi fare una cosa sovrumana, e spero che il sommo Giove ti conceda un vigore sovrumano. Non distogliere mai lo sguardo dal percorso, tieni le redini con tutte le tue forze affinchè i cavalli  non accelerino e non si allontanino troppo dalla Terra. Se per un solo attimo te ne sfuggirà il controllo, tu sarai perduto, e con te tutti gli uomini.-
Fetonte ardeva di impazienza. Con orgoglio cinse la corona di raggi splendenti, balzò sul carro e afferrò le redini. Subito i cavalli si slanciarono in avanti e l'incredibile impresa iniziò.
Quando si trovò solo nello spazio infinito, Fetonte fu felice come non era mai stato. Sotto di lui s'incurvava l'immensa sfera di cristallo dove come gemme brillavano milioni di stelle.
Sembrava che i cavalli non si fossero accordi di aver cambiato auriga e correvano in modo regolare. Fetonte vedeva scorrere sotto di sè gli spazi infiniti del Cosmo, e finalmente vide la Terra. Essa si ridestava ai primi raggi : le acque luccicavano, gli uccelli cinguettavano, gli uomini uscivano dalle case per salutare felici l'apparire del sole.
:- Oggi guido io, il carro del sole! - pensò Fetonte. E gettò uno sguardo d'orgoglio alla Terra ed al Cielo. Fu un attimo: sentendo le briglie allentarsi sul collo, i cavalli scattarono e, sordi a tutti i richiami, abbandonarono il sentiero consueto e incominciarono a seguire sconosciuti e capricciosi percorsi sull'enorme sfera di cristallo, portando la luce ora troppo lontano, ora troppo vicino alla Terra.
Invano Fetonte si aggrappò disperatamente alle redini: il sommo Giove non gli diede il vigore di un dio. E i cavalli, sentendosi liberi, continuarono la loro corsa pazza attraverso lo spazio.
Subito la Terra rischiò la distruzione: infatti il carro del sole passò  troppo vicino a certe regioni, e le foreste s'incendiarono immediatamente, le sorgenti ed i fiumi si prosciugarono, le verdi fresche vallate divennero aridi deserti. In altri luoghi passò troppo lontanoe i fiumi gelarono, le campagne si ammantarono di neve, i monti divennero immensi ghiacciai. I raccolti furono distrutti, morirono i pesci e così tanti altri animali; la gente intirizzita dal freddo o boccheggiante per il caldo, si trascinò fuori dalle case invocando il sommo Giove.
I cavalli continuavano a galoppare disordinatamente e Fetonte non riusciva più a domarli. Qualche altro minuto di quella pazza corsa sarebbe stato fatale per l'umanità intera.
Allora Giove, padre degli dei, ma anche degli uomini, sebbene addolorato e riluttante, dovette prendere una decisione: impugnò una delle sue folgori e la scagliò.
Fetonte colpito in pieno, abbandonò le redini e precipitò dal carroI cavalli spaventati, si fermarono e Febo potè raggiungerli e riprendere la guida del cocchio. Il Sole ritrovò finalmente il suo corso, nè troppo lontano nè troppo vicino alla Terra e ricominciò a percorrere l'arco del cielo, nè troppo in fretta nè troppo lentamente.
Precipitato dal carro il corpo di Fetonte cadde attraverso lo spazio per miglia e miglia, e alcune fanciulle lo videro e corsero a raccoglierlo nel punto in cui era caduto. Il giovane giaceva su una spiaggia deserta, e i sui suoi capelli brillava la corona del padre mentre il suo volto splendeva ancora d'orgoglio.
Le fanciulle ricomposero il corpo e gli diedero degna sepoltura. Sul sepolcro fu incisa una lapide che portava scritto " Questa è la tomba del giovane Fetonte che volle condurre negli spazi il carro del Sole e non fu in grado di reggerne la guida: ma la sua morte è legata a una grande impresa ".
Da tutti fu giudicata giusta quella scritta che voleva condannare l'impudenza, ma anche lodare il coraggio.
Perciò gli uomini perdonarono Fetonte, le foreste incendiate, i campi trasformati in deserti, le terre coperte di ghiacci, e ricominciarono pazientemente a lavorare.
Febo pianse a lungo la morte del figlio, rammaricandosi di aver appagato il suo stolto desiderio; ma si sentì anche orgoglioso di lui perchè Fetonte non aveva tremato nell'accingersi all'impresa sovrumana: se il padre era stato imprudente come un mortale

il figlio aveva dimostrato il coraggio di un dio.

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2
Lady Joan Marie
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Viandante Storico
Viandante Storico
Bellissima storia! Questo Fetonte voleva a tutti i costi emulare suo padre Febo e per un attimo ci è riuscito pure, è un invito a seguire le orme dei genitori senza però esagerare! saint

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3
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Lady Joan Marie, sei molto gentile.
Grazie sorriso

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