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Lo specchio di Are

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1
Constantin
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Lo specchio di Are

Venne la notte e dai crinali dei monti calò il chiaro di luna che inondò tutta la valle. Alting mandò un urlo sinistro, poi uscì dalla casa correndo nell'ombra della selva. Dentro la casa il silenzio si fece drammatico; più nessuno dei famigliari osò parlare e tutti si guardarono con espressione di muta angoscia: il padre Amundr, il fratello maggiore Litingr e la dolce, bellissima Ingeborg che, nascosto il volto tra i biondi capelli, cominciò a piangere amaramente.
Ma non durò molto quella tensione dolorosa; Litingr ebbe uno scatto improvviso e battendo i pugni sul tavolo grido. - Perchè da un pò di tempo ogni volta che sorge la luna piena, mio fratello Alting esce di casa ululando come un lupo inferocito? Io non resisto più, voglio seguirlo, voglio vedere, voglio sapere!- il vecchio Amundr lo strinse tra le braccia cercando di acquietarlo: - Calma, Litingr, calma! Se gli dei hanno decretato che il nostro Alting debba perdere la ragione a ogni plenilunio, altro non ci resta che chinare la testa innanzi a tanto volere e attendere ciò che il destino prepara per lui... e per noi.
Ingeborg, piangendo accoratamente, aggiunse: - Io so che va  per la foresta e torna all'alba bianco come uno spettro e senza più forze.
Litingr si sciolse allora dall'abbraccio patterno e mormorò: - Io vado voglio vedere assolutamente.
E prima che il padre potesse trattenerlo, Litingr uscì velocemenre perdendosi nelle ombre della notte.
Invano Amundr lo seguì fino al limitare della foresta chiamandolo ad alta voce: Litingr era ormai scomparso!
Quando il vecchio padre rientrò, si rivolse mestamente a sua figlia- Gli dei ci siano d'aiuto in questa triste notte!
Quando Litingr si trovò nel folto della foresta, si fermò per rimanere in ascolto. Regnava il silenzio più profondo e non si scorgeva nessuna traccia di Alting. Il giovane avanzò, cauto e guardingo, finchè giunse a una radura ove la luna illuminava un piccolo lago. E, d'un tratto, un urlo orrendo scosse le fronde e dal folto della selva il giovane vide suo fratello correre in mezzo a un branco di lupi latranti. Litingr rimase agghiacciato dall'orrore mentre sotto i suoi occhi Alting si abbandonava a una sarabamda paurosa.Litingr non seppe resistere e chiamò: - Alting, Alting!...
La voce del giovane si perse nel furore degli urli bestiali e Alting si mise a correre lungo la riva.
Quando gli passò dinanzi in folle corsa, Litingr potè scorgerlo per un attimo. Quello era Alting, il suo Alting, il bellissimo ragazzo biondo dagli occhi color dello zaffiro, colui che era scelto dagli Half della regione per rappresentare il dio Odino durante le grandi saghe annuali?
Quale orrore e spavento! i capelli irsuti, il volto era un ghigno demoniaco, i denti di un lupo, gli occhi fosforescenti...Che cosa era successo allo spirito, all'animo di quel ragazzo? perchè quella tremenda metamorfosi? Guardò dalla parte dove Alting era fuggito e udì ancora le urla del fratello perdersi nel profondo della foresta.
Litingr si strinse la testa fra le mani poi, a passi lenti, tornò alla sua casa.
Quando entrò nella grande stanza a terreno, vide padre e sorella accanto al focolare spento, innanzi alla lampada nella quale bruciava l'olio sacro, in attesa. Non appena Amundr scorse il figlio e ne vide l'espressione terrorizzata, chiese con ansia:
Hai veduto Alting?
Litingr fissò il padre e la sorella, poi scoppiò in un pianto dirotto e non seppe pronunciare parola.
Ingeborg disse:
-Padre, temo proprio che gli dei ci abbiano abbandonato!
-No!- gridò il vecchio- No figlia mia, gli dei non ci abbandonano mai!
- Ma perchè- Chiese allora Litingr tra le lacrime- perchè il nostro Alting si trasforma così? E raccontò al padre ed alla sorella quello che aveva veduto. Amundr, sconvolto in viso, mormorò:
- Andrò da Are,il vecchio saggio che abita il Monte dei Giganti, per chiedere consiglio. Forse mi potrà aiutare.
Venne l'alba con i suoi blandi colori di madreperla e oro e per la porta aperta, con il vento della foresta, entrò Alting, pallidissimo come il cielo di fuori, madido di sudore freddo, le gambe e le braccia graffiate, gli occhi puri, grandi, azzurrissimi, ma spenti come se la notte vi avesse lasciato un pò della sua ombra.
I suoi lo guardarono per un poco, poi Amundr disse: povero innocente nulla sa di ciò che periodicamente gli accade, ne subisce solo le conseguenze. Io vado da Are; tu Litingr bada alla casa e a tuo fratello, e tu dolce figlia mia non piangere più. Io sarò di ritorno tra qualche giorno.-------

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silena
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Bello

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Lady Joan Marie
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Bella ma inquietante...

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4
Constantin
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-----Il Monte dei Giganti sorge molto a nord in una regione chiamata Nilfheim, là dove un giorno lontanissimo, Ymer, il primo gigante, uscì dai ghiacci per volere di Surtur, il grande padre di Odino. La regione è selvaggia e aspra, percorsa da venti gelidi che non permettono agli alberi di crescere, e tutto il paesaggio è arido, fatto di rocce e di freddi laghi, azzurri e profondi.
In una grotta del Monte dei Giganti, Are il Saggio, vive in solitudine.
Are stava sull'accesso, seduto sopra un grande masso, circondato da due lupi e da alcune alci dalle grandi corna.
Quando vide Amundr, il saggio disse :- Ti aspettavo, vecchio; il tuo dolore mi ha annunciato la tua venuta.
Stanco e assetato il vecchio e Are gli offrì una ciotola di latte di alce, aspro e freddo.
- E ora dimmi cosa vuoi- disse Are-
Amundr raccontò la sua grande pena e di essere pronto a dare la vita pur di vedere suo figlio guarito dall'orribile male che lo coglieva a ogni plenilunio, e il saggio sentenziò:- Tu sei il padre di un giovane destinato a grandi cose; io ti dico che tuo figlio guarirà ma a costo di due grandi sacrifici: uno riguarderà lui e l'altro riguarderà te. Io posso aiutarti a guarire tuo figlio, ma non a cambiare il vostro destino.
- Non importa di ciò che sarà di me - rispose Amundr. Voglio che mio figlio non sia vittima di un male atroce che lo trasforma in una belva. Dimmi cosa devo fare.
- Mandalo da me, accompagnato da sua sorella Ingeborg, prima che sorga la prossima luna piena. E ora riposati: domani, nelle prime ore del mattino dovrai ripartire.
Passò la notte ed il vecchio ripartì.
Quando arrivò nella sua casa vide che i figli attendevano alle loro faccende, Ingeborg filava sulla soglia, da una grande conocchia, lana grezza; Litingr spezzava grossi ceppi con l'accetta e Alting tranquillo, stava rinchiudendo il gregge di pecore nell'ovile.
Guardandolo, Amundr si sentì commuovere innanzi alla bellezza e tranquillità di suo figlio, gli parve impossibile che poche notti prima egli vagasse per la selva, preda del suo male in compagnia di un branco di lupi.
Lo vedeva sorridergli con quei suoi grandi occhi azzurri e non potè fare a meno di pensare che forse... era stata tutta un'orribile fantasia notturna.
Ma il ricordo era troppo vivo per dubitare della triste avventura. Entrò deciso in casa chiamò accanto a sè i suoi figli e, come furono tutti radunati intorno alla tavola già apparecchiata, prima ancora di incominciare il pasto, disse:
-Figli miei, ho parlato con il saggio Are, che conosce il destino degli uomini e la sorte di tutte le umane vicende, e da lui ho saputo che Alting avrà un grande destino. Vuole quindi conoscerlo e desidera che egli vada da lui, accompagnato da sua sorella, la nostra dolce Ingeborg.
Tacque ma Liting non potè fare a meno di osservare che il viaggio era lungo e pericoloso per due ragazzi soli, specialmente per Ingeborg.
Ma il padre gli rispose che questa era la sua decisione. - Ora mangiamo- disse.
Nessuno parlò durante la cena.
Dopo aver mangiato, il padre prese il disparte il figlio maggiore Litingr e gli confidò :- Litingr, quello che faccio è per Alting, per la sua guarigione. Non temere quindi e lascia che tuo fratello vada dal saggio Are. Soltanto così potrà guarire.
Litingr chinò la testa e disse: - Va bene padre. Ma io, non so perchè, temo per Alting. Poi non capisco perchè il saggio Are voglia sia accompagnato da Ingeborg, avrei potuto andare io con lui.
-Anch'io temo- disse Amundr- ma, purtroppo non c'è altra via da seguire.
Rientrarono e videro che Ingeborg stava già avvolgendo pane e carne secca in una pelle di capra, mentre Alting, puliva la sua corta spada, la lucidò fino a farla diventare scintillante innanzi le fiamme del focolare.
All'alba del giorno dopo i due ragazzi, partirono salutati dal padre. Li accompagnò per un lungo tratto il fratello Litingr.
Giunti alla piana di Ilsen i tre giovani si salutarono e si separarono. Litingr tornò verso casa mentre Alting e Ingeborg continuarono a camminare verso l'orizzonte sul quale si stagliavano le cime della catena montuosa di Nilfheim. Giunsero alla grotta di Are mentre la notte stava calando.
Il Vecchio Saggio li accolse con un affabile saluto e sorrise ai due fratelli ammirandone il bell'aspetto e la radiosa giovinezza, poi disse:
- Gli dei vi siano propizi. Io so che per te Alting e per te Ingeborg il destino prepara grandi cose, ma potrete raggiungerle solo con grandi sacrifici. Mi auguro che abbiate la forza per superarli.
Quando i due fratelli entrarono nella grotta, malamente illuminata da un piccolo fuoco che ardeva in un angolo, Are diede loro grandi ciotole di latte e Ingeborg offrì al Saggio pane e carne. Dopo il pasto il Saggio assunse un tono grave e disse :- Mio giovane Alting, come ho detto poco prima, tu sei destinato a imprese notevoli per le quali devi temprare il tuo spirito e le tue forze. Ora tu non sai che ogni plenilunio esci dalla realtà e dimentichi la tua stessa natura di ragazzo. - Alting assunse un'espressione interrogativa-. Il vecchio continuò, -per evitare che questo si ripeta io ti darò uno specchio che una volta era nella reggia del grande  re guerriero Thorwald; questo specchiopossiede virtù magiche e può essere usato solo in occasioni eccezionali. Portalo con te, a casa tua, e fra dieci sere, quando ci sarà il plenilunio, tu, prima che appaia l'astro della notte, guardati nello specchio e chiedi che il tuo spirito non abbandoni il tuo pensiero.-
Si alzò andò in fondo alla grotta e riportò un grande specchio dalla cornice d'oro e che emetteva luce propria con i colori dell'arcobaleno. Subito Are lo avvolse in una coperta di pelle di capra. - Tienilo così sino al giorno di cui ti ho detto. Verrà un giorno che tu ritornerai qui a riportarmi questo specchio. E ora riposatevi, ragazzi miei, poichè domani all'alba dovrete ripartire.

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Lady Joan Marie
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Speriamo che quello specchio risolva tutto...

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Constantin
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Già da alcuni giorni i due fratelli erano tornati alla casa paterna e lo specchio di Are, appeso sul focolare ( forse avevano scordato la raccomandazione del Saggio), scintillava come una magica visione.
Il quarto giorno dopo il ritorno dei due ragazzi, giunse alla casa di Amundr, Gores, half del villaggio, e disse:
-Amico Amundr, è giunto maggio e noi ci prepariamo a festeggiare Odino. Dì a tuo figlio Alting che, come gli scorsi due anni, desideriamo che egli venga a impersonare la figura del nostro grande Signore.
Amundr rispose ringraziando per l'onore che ancora una volta veniva concesso a suo figliuolo e Gores se ne andò dopo aver bevuto nella tazza dell'ospitalità con il vecchio e suo figlio.
Disse Litingr appena Gores fu uscito :- Speriamo che gli dei ci aiutino e che veramente la promessa di Are si avveri. Sarebbe terribile se durante la festa di Odino il nostro Alting venisse preso dal suo orribile male.
Il padre guardò verso il cielo e rispose:- Io so che Are non dice mai il falso. Ho piena fiducia in lui.
-Odino ti ascolti! - esclamò Litingr, e guardò il suo bellissimo fratello che stava lucidando l'elmo d'argento brunito , la spada e la cintura con le borchie in oro che avrebbe dovuto mettere alcuni giorni dopo per interpretare la figura di Odino, dio della tempesta, Signore della Svegia e della Iceland e di tutte le terre bagnate dal mare chiamato " Mar dei Cigni".
Nove giorni dopo per tutta la vasta regione a sud di Nilfheim vi fu un grande movimento di gente; da tutti i paesi giungevano folle per le feste in onore di Odino. Anche nella casa di Amundr, uno dei più importanti capi del popolo, c'era un gran daffare per i preparativi.
Venne la decima sera, la sera del plenilunio di maggio, e Alting cominciò a dare segni di inquietudine.
Ingeborgdisse :- padre, è giunto il momento in cui Alting deve chiedere allo magico specchio quello che il Saggio Are gli ha detto di dire.
Alting, già tremante e sudato per il sopraggiungere del suo orrido male, staccò lo specchio dal camino e uscì, portandosi verso la radura che si stendeva davanti alla  casa. Lì giunto si guardò nello specchio e rimase immobile e muto. Dalla casa i suoi famigliari guardavano in un'attesa spasmodica.
D'un tratto l'ombra della sera ormai tarda fu percorsa da un improvviso chiarore: era il luminoso annuncio della luna che, ancora nascosta dai monti stava sorgendo nel cielo senza una nuvola.
Alting cadde sulle ginocchia e reggendo lo specchio con entrambe le mani, gridò con voce rotta: - Specchio, specchio magico, fa che il mio spirito non abbandoni la mia mente!-
Improvvisamente sorse la luna dai crinali della montagna e avvolse il giovane; lo specchio scintillò abbacinando Alting, che mandò un grido altissimo e lasciò cadere la lastra magica che tra l'erba continuò a scintillare come una seconda luna. Tutti corsero verso il ragazzo che teneva le mani sugli occhi. Lo raggiunsero e lo scossero, gli tolsero le mani dal volto, lo guardarono. Mai Alting era parso così bello e calmo. Chiese :- dov'è la luna?
Lo voltarono verso l'astro e gli dissero :- E' là guardala.
Alting guardò a lungo, poi esclamò :- cos'è quest'ombra nera che mi è entrata nelle pupille, non vedo più nulla!
Quel che avvenne fu terribile.
Amundr cadde a terra con il volto fra l'erba piangendo disperatamente e gridando che era tutta colpa sua. Ingeborg abbracciava le gambe del fratello chiamandolo - Alting... Alting...
Ad un tratto Ingeborg si alzò e disse a voce alta e decisa: - Are ha detto che nulla di ciò che sarebbe avvenuto avrebbe portato male, ma soltanto sacrifici  da superare. Dunque superiamoli. Prepariamo Alting per la parte di Odino e andiamo alla saga. Soltanto così seguiremo i suggerimenti del Saggio.
Una folla immensa si era riversata nella grande pianura inondata dal chiaro di luna
e riverberante di mille fuochi accesi ovunque.
Improvvisamente si vide giungere dall'occidente un grande corteo , e tutti fecero ala al suo passaggio. Era il corteo di Hialmar, uno dei capi più potenti, e di suo figlio Oddir, un giovane di magnifico aspetto ma dall'espressione torva e superba.
Hialmar si pose su di un alto masso, e di li, imponente e maestoso, gridò: Genti della Iceland e della Svevia, da due anni Alting, il figlio di Amundr, personifica Odino; anch'io ho un figlio di ormai diciotto anni il cui aspetto non è meno degno di quello di Alting. In nome del mio valore e della mia potenza io voglio che questa notte sia mio figlio Oddir a personificare Odino!
Grandi urla accolsero la proposta di Hialmar e subito la folla si divise in due partiti.
Ad un certo punto nella grande confusione, avanzò Thern il più anziano degli half, e disse con tono grave a Hialmar:
- se tuo figlio ti sembra degno della parte, se crede di poter rappresentare Odino, dio delle tempeste, e delle nostre terre, come tu dici, lo dimostri.
Canti la canzone che inneggia allo scudo di Odino, quella canzone che i guerrieri intonano prima di partire per la guerra. Canti la canzone e noi giudicheremo.
Il giovane Oddir diede un'occhiata un pò sgomenta al padre, ma questi con uno sguardo imperioso lo invitò alla prova. Allora egli prese la cetra e andò su di un alto sasso, preparandosi a cantare l'antica canzone. Ma aveva appena posato le dita sulle corde, che dalla parte orientale della pianura si vide avanzare lentamente Alting; lo seguivano Amundr che recava un gran bacile d'argento con le offerte e Litingr che reggeva un'immensa torcia fiammeggiante; dietro la bellissima Ingeborg, che accompagnava due grandi alci bianche come la neve e dalle corna infiorate.
Alting salì su un grande masso, alzò la cetra d'oro, la fece scintillare ai raggi della luna, poi iniziò il suo canto.
Silenzio assoluto. Mai nella notte di Odino si udì un canto più dolce e struggente.
Quando Alting finì di cantare si levarono applausi e grida di entusiasmo.
Dall'alto del masso il giovane udiva e non vedeva nulla. Attendeva che Ingeborg venisse a prenderlo. E già la fanciulla stava per avviarsi quando Oddir con un grido di furore si gettò verso il rivale, armato di una lunga lancia. Un grido si levò dalla folla, ma la lancia scagliata con tutte le forze, stava per colpire il giovane immobile per la sua cecità, fu allora che Litingr con un balzo gli si gettò davati e l'arma lo colse in pieno petto trafiggendolo,
Padre e sorella si precipitarono verso uno e verso l'altro giovane. Ma Litingr nel suo estremo gesto di amore fraterno era già privo di vita, mentre Alting non si era nemmeno reso conto di quanto fosse successo.
Nel tumulto che ne seguì Hialmar fuggì, trascinandosi dietro il figlio:
Sulle fiamme ora sinistre dei roghi si accesero feroci duelli. Ora Alting fu trascinato via dal padre, seguito da una gran folla che chiedeva vendetta contro Oddir.
Solo Ingeborg rimase da sola tenendo stretto tra le braccia il corpo di Litingr, bagnandone il viso di lacrime. Sembrava che la follia avesse penetrato la mente di tutti, mentre la pozza di sangue sotto la schiena del fratello mostrava la cruda realtà alla fanciulla.

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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Il corpo di Litingr venne deposto sulla pira rituale e il mattino del giorno dopo le ceneri vennero raccolte e secondo la tradizione delle genti di Svegia e Iceland sepolte in un luogo sacro.
Dopo aver pianto a lungo il fratello ed essendo venuto a conoscenza di quanto era accaduto, durante la notte Alting pregò gli dei perchè gli ridonassero la vista, ma nei suoi occhi le tenebre erano sempre profonde e senza speranza.
Dopo aver pregato tutta la notte,  alla fine Alting disse:- Ingeborg, dammi lo specchio! - - Figlio mio cosa vuoi fare?!?!- chiese Amundr-
- Datemi lo specchio!- urlò il giovane.
Ingeborg, con gli occhi pieni di sgomento prese lo specchio e lo porse al fratello. Questi lo afferrò, uscì a tentoni dalla casa e quando capì di essere all'aperto afferrò lo specchio con entrambe le mani e gridò: specchio ridammi la vista che mi hai tolto!
Attese, passarono alcuni attimi e, lentamente dallo specchio si soffuse una luce azzurra che si riflettè sul volto del giovane. E questi a poco a poco, vide il suo volto apparire, prima indistinto e poi sempre più chiaro, nel limpido cristallo.
Un grido di gioia uscì dalla gola di Alting, poi il ragazzo disse " ci vedo- ci vedo!", corse in casa e disse :- Ci vedo... vedo di nuovo!
Padre e sorella lo guardarono stupefatti, il giovane prese la spada appoggiata ad una trave, indossò l'elmo, andò in stalla, balzò sul suo cavallo e galoppò nelle prime luci del giorno come un dio.
Il luogo detto Hialmar- land era assai lontano e Alting cavalcò tutto il giorno e tutta la notte, sino a sfiancare il cavallo e sè stesso.
Quando, il mattino vide le staccionate che cingevano il possedimento di Hialmar, tirò un sospiro di sollievo. Ma non era ancora finita...
Tutto era silenzio, come se all'interno ci fosse il deserto.
Alting, con la nuda spada in pugno, si fermò alcuni istanti, poi deciso, spinse il cavallo verso i battenti della grande porta. Cigolando la porta si aprì. Nel mezzo della radura, sullo sfondo di una grande casa, vi era tutta la tribù radunata in silenzio. In mezzo ad essa troneggiava l'imponente figura di Hialmar.
Alting avanzò sul suo cavallo, la faccia indurita da una furente decisione.
Dinanzi alla folla gridò: - Hialmar sono qui per vendicare la morte di mio fratello secondo le leggi del costume e dell'onore della nostra gente. Dov'è Oddir? -
-Ti aspettavo- disse Hialmar. Poi nel silenzio drammatico, Oddir uscì dalla folla e si piantò alto e robusto, con la spada a due mani, davanti al cavallo di Alting e disse:- scendi e sii leale.
Alting scese da cavallo e mentre stava per allontanare la bestia, Oddir con un urlo orrendo si avventò a spada alzata contro Alting. Dalla folla partì uno scompiglio di grida, il cavallo si impennò scompostamente interponendosi fra i due giovani... e il terribile fendente cadde sul collo della povera bestia.
Alting mandò un urlo: -Oddir traditore!
Cominciò così un duello terribile fra i due giovani entrambi forti ed abili nell'uso dell'arma. Tutta la folla intorno incitava i combattenti, perchè Alting raccoglieva simpatie anche nella tribù di Hialmar. Il Capo osservava il figlio e ogni tanto lanciava grida feroci.
Ad un certo momento Alting cadde, mise un piede in fallo scivolando sull'erba umida del mattino. Oddir gli fu sopra mandando un grido di vittoria; alzò l'arma a due mani e si accinse a colpire ma Alting con un velocissimo movimento del braccio piantò la spada nel petto dell'uccisore di Litingr.
Per un attimo Oddir rimase in piedi con le mani alzate che stingevano spasmodicamente l'arma, poi cadde all'indietro, senza un gemito, gli occhi sbarrati; il sangue sgorgò copioso, bagnando l'erba ed allargandosi presto in una pozza... il cuore spaccato in due.
Urla terribili salutarono la vittoria di Alting, molti odiavano quel giovane impostore che ora giaceva morto e i modi violenti del padre, che invece impietrito dall'orrore era immobile, simile ad una statua.
I giovani corsero incontro ad Alting e sollevandolo sulle spalle lo portarono in trionfo nella grande casa urlando :- viva Alting il nuovo half di Hialmar-land-.
Alting rimase assente due giorni, durante i quali il vecchio Amundr e Ingeborg, pregarono spesso gli dei per lui, perchè lo proteggessero.
Al venire della sera del secondo giorno si udì un gran rumore di folla, Amundr e la figlia uscirono e videro il loro Alting che cavalcava, la spada sguainata tenuta alta in segno di trionfo e una grande torma di popolo osannante.
Finalmente la gioia era nelle parole del padre e della sorella e Alting narrò del duello, della fuga e scomparsa di Hialmar e, avvenimentoto straordinario, della sua acclamazione a capo supremo, half, della gente di Hialmar-land rimasta senza guida e vinta dal valore e audacia del giovane.
Ingeborg esclamò: -il Saggio Are aveva detto che tu eri destinato a grandi cose. Lode agli dei che questo hanno voluto.-  - Hai vendicato il sangue di tuo fratello- disse Amundr- e questo andava fatto secondo le nostre tradizioni e secondo la giustizia  del nostro popolo.-
Domani vado alla Montagna dei Giganti e riporto lo specchio al Saggio. E andò, seguito da tutto il suo popolo, al quale Are disse che il giovane Alting sarebbe un giorno diventato re di tutta la grande regione.
E anche questo si avveròAlting divenne re di Svegia e di Iceland.
E lo specchio tornò nell'ombra della grotta di Are in attesa di un altro eroe.


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P.S.

mah...... hahahahahahhhaahhahh.....

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Lady Joan Marie
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Che strana storia...
Però piacevole! mito

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