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Il Walhalla

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
IL WALHALLA

Al disopra dei fiumi e delle foreste, oltre le vette nevose dei monti più alti, si apriva una regione luminosa abitata dagli immortali.
Signore del luogo e di tutti gli dei era il saggio Wotan.
Lo sguardo acutissimo del re degli dei si stendeva sulla sorgente del grande Reno e sulla sua foce, sui campi, i boschi, i fiumi, i mari, gli oceani.
Nulla di quanto accadeva tra gli uomini e gli dei gli sfuggiva: stavano sulle sue spalle due corvi astuti e velocissimi che, messi in libertà la mattina, tornavano la sera presso di lui e gli riferivano quello che avevano visto e udito. Sul capo di Wotan splendeva un elmo d'oro ed al suo fianco era appesa una lancia d'acciaio. Il grande Wotan non disdegnava di scendere frequentemente tra i mortali per seguirne da vicino le vicende: si travestiva allora da vindante, con un logoro mantello sulle spalle e un cappellaccio calato sulla fronte. Il cappello a larga falda nascondeva un occhio cieco. Per ottenere la saggezza, infatti, Wotan aveva ceduto un suo occhio al Destino, e l'aveva lasciato cadere nella fonte che sgorgava ai piedi di un frassino sacro, protettore degli dei.
Un occhio solo illuminava ora il suo volto, ma il suo sguardo penetrante era ugualmente insostenibile e temuto da tutti gli altri dei.Quando vagava sulla terra, invece della lancia, Wotan portava un'asta di frassino su cui erano incisi i patti che egli stesso sanciva.
Ma il dio trascorreva la maggior parte della sua vita serena e immortale tra le delizie del Walhalla, accanto alla sposa Fricka e alla sorella di lei, Freia.
Figlie di Wotan erano nove fanciulle bellissime e invincibili nella guerra chiamate Walchirie. Erano invisibili agli uomini e solo chi era vicino alla morte aveva la facoltà di vederle.
Armate di elmo e di corazza, quando sulla terra infuriava qualche battaglia, le Walchirie, accorrevano con i loro cavalli e raccoglievano i corpi degli eroi caduti. Quindi risalivano verso il cielo dove i guerrieri morti rinascevano a vita eterna in premio del loro eroismo. Accolti nella schiera degli dei, gli eroi passavano le loro giornate nel Walhalla, gareggiando tra loro in prove di coraggio.
Il Walhalla, la reggia degli dei era proprio degna di Wotan. Il dio ne aveva ordinato la costruzione a due dei suoi giganti : Fasolt e Fafner, i più forti e i più abili architetti del mondo:
-Che cosa ci darai in cambio della nostra fatica, dio Wotan?- chiesero i giganti non appena ebbero udito la decisione del dio.- Per costruire la tua reggia dovremo inoltrarci fin nelle viscere della terra e strapparne le gemme più preziose; dovremo abbattere macigni e trasportarli, dovremo scavare la roccia e cercare i marmi più pregiati...
Il dio stette un pò pensoso  poi chiese a sua volta: - Che cosa volete come compenso della vostra fatica?
I giganti senza esitare risposero ad una voce . - Vogliamo ci venga affidata Freia, la dea della Giovinezza.
Il volto di Wotan si rabbuiò. Come poteva concedere ai rudi giganti proprio Freia, la dolce e bella Freia, sorella di Fricka sua moglie?
Freia era il dono più prezioso che i giganti potessero chiedere: Lei infatti era la sola fra tutte le divinità, che sapesse coltivare i frutti dolcissimi che avevano il potere di concedere agli dei l'eterna giovinezza...
Wotan stava quasi per rifiutare il patto, quando alle sue spalle sopraggiunse furtivo l'astuto Loge, il demone del fuoco, e lo trasse in disparte.
-Tu prometti pure ai giganti la ricompensa che chiedono- lo consigliò- Troverò io il modo di evitare che Freia cada nelle loro mani, e proporrò loro qualche altro compenso..
- Sia pure!- tuonò allora Wotan, rivolto ai giganti, e il sacro patto fu inciso sull'asta di frassino del dio. Un mattino, al primo risveglio, Wotan scorse il Walhalla che si ergeva maestoso tra le vette.
-Il Walhalla!- prorupoppe il dio con un gioioso senso di meraviglia.
Ma Fricka, preoccupata, gli chiese: - e ora come compenseremo i giganti?
Intanto sentirono da lontano i gemiti di Freia che veniva correndo sulla costa del monte.
-Wotan aiuto! Salvami dai giganti!- E così dicendo cadde sfinita ai piedi del dio.
I giganti nel frattempo erano giunti, e si fermarono immobili, alti e massicci come due torri, davanti agli dei.
-dio Wotan, l'opera è compiuta: vogliamo il compenso- Così dicendo fecero per portar via Freia.
Nello stesso istante gli dei iniziarono come d'incanto, a perdere la loro splendida giovinezza: i loro capelli diventarono bianchi e la pelle rugosa.
Fu allora che finalmente ricomparve Loge.
Wotan lo attendeva con impazienza e lo accolse rimproverandogli aspramente il ritardo.
-Ho percorso tutta la terra- rispose Loge- alla ricerca di qualcosa da poter dare ai giganti invece di Freia, la dea della giovinezza e dell'amore. Ma dovunque esista un moto di vita, in cielo, in terra, tra le onde dei fiumi e dei mari, dovunque nasca un germoglio, non c'è nulla che valga più dell'amore e della giovinezza.
Ho incontrato una sola creatura vivente che abbia maledetto l'amore: Alberico il Nibelungo.
Egli ha rinunciato alle gioie dell'amore per essere in grado di forgiarsi un anello magicocon l'oro e le acque del Reno. Questo anello ha il potere di rendere chi lo possiede Padrone del Mondo e, come se ciò non bastasse Alberico sta costringendo i nani- Nibelunghi, divenuti suoi schiavi, ad ammassare per lui, nel Nibelheim, un tesoro indescrivibile.
Le parole del demone lasciarono sbigottiti tutti gli dei, i giganti e lo stesso Wotan.
Fasolt e Fafner decisero che l'oro del Nibelungo valeva per loro ben più di Freira e si dichiararono disposti a restituirla agli dei. Wotan da parte sua pensò che, fintanto che qualcun altro aveva l'anello egli non sarebbe stato più il Signore del mondo. Per questo manifestò la sua ferma intenzione di impadronirsene a ogni costo; ma Loge lo ammonì:
-Ricordati, Wotan, che l'anello appartiene alle figlie del Reno e che esse ti invocano perchè tu lo renda loro.
Intanto giganti e dei attendevano impazienti la decisione del re del Walhalla.
Infine risuonarono come un tuono le parole di Wotan:
-Andremo da Alberico: il suo tesoro ci servirà per soddisfare i giganti.-
Wotan e il figlio Loge lasciarono subito il Walhalla e si avviarono verso il paese dei Nibelunghi.
Il Nibelheim era un regno sotterraneo formato da numerose caverne scavate nella roccia e collegate tra loro da una fittissima rete di stretti cunicoli.
Alla luce delle torce che illuminavano gli antri, Wotan e Loge videro sbucare dalle gallerie lunghe file di Nibelunghi, che avanzavano faticosamente con carri colmi di oro.
Man Mano che gli dei si inoltravano nell'intrico delle caverne aumentava sempre più il frastuono che saliva dal fondo dell'abisso.
Quando finalmente sboccarono in un immenso spiazzo, si trovarono di fronte ad una scena incredibile: davanti ai loro occhi si apriva una sterminata fucina in movimento, con mille e mille martelli che battevano senza posa, producendo un acutissimo frastuono metallico.
Dappertutto era un formicolare di nani-nibelunghi che tagliavano pietre preziose e limavano monili d'oro, costruivano capaci forzieri e picchiavano su borchie di bronzo e ferro: qua e là erano sparse casse enormi di pesante legno scuro che traboccavano di gioielli.
Senza dubbio Alberico era padrone di una ricchezza favolosa ed incalcolabile; per giunta aveva un intero popolo al suo servizio; un esercito instancabile di nani-nibelunghi che egli aveva reso schiavi e dominava con il potere che gli aveva conferito l'anello magico. ===...

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Constantin
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Wotan e Loge restarono sbigottiti, con gli occhi fissi sull'immensa fucina e gli orecchi assordati dall'ininterrotto frastuono di martelli che battevano sulle incudini.
Il più bravo dei nani, Mime, era anche colui che più spesso riceveva i rimbrotti di Alberico:
-Hai finito poltrone?- lo incalzava- Se non hai forgiato l'elmo come volevo, ti farò sentire le carezze della mia sferza. Che cosa aspetti ora?-
Mime infatti stava esaminando attentamentre l'elmo che aveva appena finito di forgiare.
-Che aspetti a darmelo?- insistè Alberico, prendendo il povero nano per le orecchie.
Mime, per la paura, lasciò cadere a terra l'oggetto che stringeva tra le mani.
Alberico lo raccolse in fretta. e dopo aver osservato Mime si mise l'elmo con molta solennità.- Mi calza alla perfezione, ma adesso vediamo se è veramente magico, visto che è stato forgiato con il metallo trovato nel Reno-.
Così pronunciò ad alta voce: - notte, nebbia, voglio subito sparire-
Aveva appena finito queste parole e svanì, mentre al suo posto si addensava una densa coltre di nebbia.
-Mi vedi Mime?- si udì chiedere.
Mime si guardò intorno meravigliato: non c'era proprio nessuno intorno e si udiva soltanto la roca voce di Alberico che rideva.
-Se non mi vedi, Mime, mi sentirai!- e Mime infatti, sentì i colpi della frusta, anch'essa invisibile, che gli colpiva le spalle sibilando.
Wotan e Loge intanto avanzavano lentamente nel fondo del crepaccio tra guizzi e lampi sinistri ed a un tratto udirono udirono dei lamenti e poco dopo videro Mime steso al suolo. - Sei ridotto piuttosto male. Che cosa ti è successo?- Gli chiese Loge con voce ironica, e si chinò per rialzarlo.
-Lasciatemi in pace. Che cosa venite a fare qui? Non sapete che questo è un paese dannato?!
-Come mai? un tempo il Nibelheimera un regno tranquillo.
-Da quando Alberico si è forgiato quell'anello, è finita la pace per noi. Ci costringe sotto i colpi della sua sferza a lavorare da mattina a sera. Anche ora...
- Che cosa ti ha fatto, Mime? Il suo furore ha colpito anche te?
- Ho dovuto costruirgli un elmo e soltanto perchè tardavo a consegnarglielo mi ha ridotto così-.
-A che gli serviva quell'elmo?-
-quell'elmo ha il potere di rendere invisibile chi lo porta, oppure può trasformare la persona che lo porta in qualunque cosa o animale che desideri.
Mentre raccontava, il povero Mime continuava a piangere, a lamentarsi e a inveire contro il fratello. Ma ad un tratto ecco sbucare da un corridoio Alberico, con l'elmo appeso alla cintola mentre spingeva avanti a sè una lunghissima schiera di Nibelunghi, agitando la frusta con aria terribile e minacciosa.
I nani si trascinavano a fatica, lanciando spaventose urla e strida, quasi schiacciati da carichi immani di monili e pietre preziose che gravavano sulle loro spalle.
A quella vista Mime cessò i suoi lamenti e rimase un attimo senza fiato; poi si riebbe e cercò di farsi piccolo sperando di passare inosservato: ma Alberico lo riconobbe e, a suon di sferzate, lo costrinse ad entrare nella schiera degli altri e a caricarsi un forziere pesante pieno d'oro e d'argento sulle spalle. A Poco a poco i nani sparirono tutti.
Wotan e Loge si fermarono, decisi ad aspettare Alberico.
Questi si avvicinò continuando ad incitare i nani.
Quando vide Wotan e Loge, li fissò a lungo con uno sguardo di diffidenza, poi chiese loro: - Chi siete stranieri, e cosa fate quaggiù?-
-Oh.. Nibelungo sei davvero ingrato!- rispose Loge con aria afflitta. - Non riconosci gli amici? Chi pensi che avrebbe potuto riscaldarti in questo tuo freddo paese, se non ci fossi stato io, Loge, il demone del fuoco? Chi avrebbe potuto accendere la tua fucina?-
- Ma quale è il motivo che vi ha spinto a venire fin quaggiù?- lo interruppe Alberico.
-La fama del regno dei Nibelunghi si è sparsa ovunque. Le tue gesta sono note in tutto il mondo, così la curiosità di vederti ci ha spinto a venire fin quaggiù.
-Non ci credo e non ho alcuna paura di voi- disse allora Alberico, ritraendosi un poco - Non vi temo affatto anche se so bene che tu, Loge, sei astuto e falso. Io sarò in grado di sfidarvi e vincervi tutti!.-
-Il tuo potere ti ha reso superbo, Alberico. Ma non devi temere: non siamo veneti a derubarti delle tue ricchezze. A Proposito, è vero che sei diventato così ricco?
-Guarda- rispose Alberico lo vedi il tesoro che ha adunato or ora lo stuolo dei nani?- E mostrò a Loge l'oro ammucchiato in un angolo della caverna. - E questo non è nulla: vedrai quanto ne ammucchierò ancora!-
- Ma a che ti servono tutte queste ricchezze? Che gioia può darti il regno dei Nibelunghi?-
- Le tenebre mi sono propizie ora che devo temprare i gioielli. Poi con il tesoro che avrò ammassato salirò sulla terra e compirò un'impresa immortale. Conquisterò tutto il mondo e con il pugno d'oro riuscirò a vincere anche voi, o dei!-
-Il tuo potere è davvero grande!-esclamò scaltro Loge, sempre adulando Alberico. - Ormai la luna, le stelle ed il sole non potranno far altro che ubbidirti ciecamente. So anche che fra un pò potrai comandare ai numi perchè possiedi un anello incantato. Ma se qualcuno te lo rubasse quando meno te lo aspetti, che faresti?
-Tu credi di essere l'unica persona astuta al mondo, Loge, ma t'inganni. Lo vedi quest'elmo? Ebbene, basta che io lo metta sul capo e che ordini di essere trasformato in aria pura che subito divento invisibile. Così nessuno può rubarmi l'anello; ecco perchè sono al sicuro anche da te.
-In verità- rispose Loge- ho visto molti prodigi, ma non riesco a credere che un miracolo simile possa verificarsi. Se fosse vero il tuo sarebbe un potere eterno!
-Mi credi forse falso come te, Loge?- chiese Alberico, punto sul vivo.
-Se non me lo dimostri non potrò crederti mai- lo interruppe Loge.
Alberico guardò torvamente Loge. Poi mise l'elmo sul capo e pronunciò ad alta voce:
-Drago immane, svolgi subito le tue spire!-Nello stesso istante sparì ed al suo posto comparve un  verde drago enorme, orrendo. Loge finse di restare sbalordito e terrorizzato dalla visione poi, quando Alberico riprese le sue sembianze, lo stuzzicò, dicendo in modo mellifluo: - i tuoi poteri sono veramente infiniti e mi congratulo molto con te tuttavia penso che saresti molto più sicuro di fronte alle insidie dei tuoi nemici se potessi trasformarti in qualcosa di più piccolo. Voglio dire... potresti nasconderti meglio, non è vero? Certo non è facile! Non so... potresti diventare così piccolo da passare in una stretta fenditura della roccia: un piccolo rospo ad esempio.
-E' proprio un'inezia ciò che mi chiedi- rispose Alberico, aggiustandosi l'elmo sul sul capo, e subito dopo pronunciò la formula magica:- stricia vile rospo grigioIl Nibelungo sparì di nuovo e al suo posto gli dei videro un piccolo rospo ripugnante che strisciava sulla roccia.
Subito loge fece cenno a Wotan e quesi poggiò il suo piede sul dorso della bestia, premendo spietatamente fin quasi a schiacciarla.
L'astuto Loge fu lesto a raccogliere l'elmo magico e Alberico riprese il suo consueto aspetto di nano, sprizzando rabbia e scalciando furiosamente per sfuggire alla presa di Wotan.
-Loge, ridammi l'elmo- implorava Alberico. Ma Loge non l'ascoltava trasse fuori dal suo cappuccio rosso una corda di corteccia e, aiutato da Wotan incominciò a legare le gambe del nano che si dibatteva.
Legato, ridotto all'impotenza, il Nibelungo fu issato su a forza di spinte lungo il crepaccio dove vi erano incamminati, per tornare al Walhalla.
Quando furono nuovamente all'aria libera, Loge disse ironicamente:
- Ecco, Alberico: sotto il tuo sguardo si stende il mondo che tu volevi tenere in tuo potere.-
Il nano continuava a dibattersi furiosamente, ma Wotan disse con tono fermo e risoluto:
-Prima che ti lasciamo, sai bene che devi pagare il riscatto.
-Quale riscatto?- sbuffò Alberico.
-Il tesoro naturalmente.
-E sia, - disse il nano- ma scioglietemi la mano destra.-
Loge gliela sciolse e Alberico avvicinò la mano alle labbra. Intorno a un dito splendeva l'anello; egli lo baciò e disse: - Nibelunghi, portate qui il mio tesoro!-
Subito dalle grotte sotterranee cominciarono a salire le frotte dei nani, piccoli, scuri, allineati come schiere di formiche disciplinate; portavano gemme, oro, argento e deponevano tutto ai piedi di Wotan. Poi ridiscendevano quatti quatti, guardando di sottecchi il loro padrone legato, ma rabbrividendo dinanzi al gesto minaccioso della sua mano, che portava ancora l'anello.Alberico si sentiva avvampare avvampare di vergogna al pensiero che i suoi sudditi potessero vederlo in ceppi, ma si consolava dicendo fra sè: - mi resta l'anello: con questo potrò ancora comandarli e mi farò raccogliere un immenso nuovo tesoro...-.
Quando i Nibelunghi ebbero finito e furono scomparsi, Alberico si rivolse a Loge:
-Sei soddisfatto del tesoro che è ora nelle tue mani?-
-No- lo interruppe Wotan- anche l'elmo fa parte del tesoro.- Alberico ebbe un gesto di stizza e cercò di svincolarsi; poi vedendo che non c'era più nulla da fare acconsentì e lasciò andare l'elmo - Tanto Mime è in grado di farmene un altro- pensò fra sè - e i nibelunghi potranno ammassare ancora oro e argento per me.-
Bene- Affermò alberico a voce alta- ora vi ho concesso tutto: lasciatemi andare.
Ma Wotan non era ancora soddisfatto; guardando affascinato l'anello e indicandolo a Loge, disse al nibelungo in tono che non ammetteva repliche:
-Tu devi darmelo!-
Alberico tremava.
-La mia vita, ma non l'anello!- urlò fuori di sè- L'anello è mio!-
-Tuo?- ribattè Wotan - Come osi affermare che è tuo?! Era forse tuo quando lo rubasti alle figlie del Reno? E' l'anello che voglio. Non so che farmene della tua vita.
Così dicendo glielo strappò dalla mano con violenza. Allora terribile si abbattè su Wotan la maledizione del Nibelungo :- Possa questo anello che mi ha fatto potente recare morte a chi lo porterà ! A nessuno sorrida il suo splendore, ma angoscia lo consumi e invidia lo roda, finchè l'anello non ritorni nelle mie mani! Ognuno desideri averlo ma esso non giovi mai a nessuno e chi non l'ha, si roda d'invidia. Questo è l'estremo saluto che do al mio anello! - Disse e scomparve negli anfratti del suo regno mentre la nebbia si dileguava.
I giganti avevano accordato a Wotan l'intera giornata per impadronirsi del tesoro di Alberico e, quando giunse sera, si presentarono al re degli dei portando con loro la dolce Freia. Man mano che la dea della giovinezza avanzava, si disperdeva la caligine dell'aria e gli dei riassumevano il loro aspetto giovane e splendente.
Quando i giganti si trovarono dinanzi al tesoro, tennero questo discorso al cospetto di tutti gli dei:
- Noi renderemo Freia secondo i patti ma, poichè grande è il nostro rincrescimento a staccarci da lei, dovrete ricoprirla di gemme e d'oro, affinchè, non vedendola più, non ci colga la nostalgia di lei.
Così dicendo, deposero i randelli ai lati della dea per misurarne la statura, e subito si iniziò ad erigere intorno alla dea un muro d'oro e di pietre preziose.
I giganti erano incontentabil e continuavano a suggerire:
-qui c'è una fessura! tappatela con una gemma!-
-da questo buco vediamo ancora Freia!
-il muro è ancora troppo basso. Dovete aggiungere altre pietre preziose.
Alla fine quando il tesoro fu esaurito, tutto intorno alla delicata figura della dea si innalzava una parete d'oro.
Ma Fafner, avido, esclamò:- Vedo ancora i biondi capelli di Freia! Gettatevi sopra l'elmo in modo che li ricopra del tutto!
A malincuore Wotan si privò dell'elmo magico, che fu deposto sopra il resto del tesoro.
Finalmente sembrava che Freia fosse interamente ricoperta di oro e gioielli e che i giganti fossero soddisfatti. Ma Fasolt si accostò ancora una volta al cunulo d'oro e pietre preziose, guardò attentamente tutte quelle ricchezze e alla fine esclamò:
-Che dolore! Non posso separarmi da Freia, mentre vedo ancora il suo sguardo fulgente! No, non posso rinunciare a lei...
-Ma il tesoro è finito!- osservò loge.
-Eppure- intervenne Fafner- al dito di Wotan vedo ancora brillare un anello. Sono sicuro che esso basterebbe a coprire lo splendido occhio di Freia,
-Come? Questo proprio non lo credo!
-Davvero?- fecero i giganti allegramente. Allora ci portiamo via Freia.
Wotan si sentì invadere da una grande tristezza, ma non sapeva risolversia cedere l'anello. Alla fine con un sospiro, lo gettò sul tesoro.
Immediatamente i giganti liberarono Freia e si buttarono sul tesoro.
Fafner per primo aprì un grosso sacco ed iniziò a riempirlo di quanto più oro poteva, ma Fasolt gli fu subito addosso.
-A ognuno di noi tocca una parte uguale- tuonò.
-Non dimenticare che sono stato io per primo a chiedere il tesoro! Tu tenevi piùa Freia che all'oro- rispose Fafner continuando a riempire il suo sacco.
Ma l'anello, quello me lo tengo io- gridò Fasolt accecato dall'ira.
-Non toccarlo, Infame!
Si avvinghiarono e cominciarono a lottare disperatamente, con tutte le loro forze, rotolandosi per terra e mandando grida disumane; alla fine Fafner afferrò il suo randello e lo abbattè furiosamente sul corpo di Fasolt:Il gigante stramazzò con un colpo tremendo. Fafner si impadronì dell'anello e lo gettò nel sacco.
Gli dei erano ammutoliti e costernati.
La maledizione del Nibelungo aveva cominciato a dare i suoi primi frutti...=====

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Viandante Mitico
Molto tempo era trascorso dalle prime vicende dell'anello del Nibelungo: sulla terra intanto gli uomini avevano incominciato a combattere tra loro, divisi in due schiere.
Da una parte erano i Welsidi, protetti da Wotan che era stato il loro creatore; dall'altra i Neidinge, favoriti dai Nibelunghi.
Tra le due razze umane infuriavano continuamente terribili battaglie.
Le Walchirire, instancabili raccoglievano le spoglie dei guerrieri più valorosi ed il Walhalla era custodito da quegli stessi guerrieri, ormai divenuti creature immortali.
Ma il ricordo dell'anello magico non si era spento nell'animo di Wotan, ed egli pensava sempre al modo di ritornarne in possesso. Il re degli dei sapeva tuttavia che non era compitosuo strappare l'anello a Fafner (il gigante), poichè egli era il dio della giustizia, ed era legato ai pati incisi sulla sua sacra asta di frassino. Sperava quindi che fosse uno dei suoi protetti, un campione dell'amato popolo dei Welsidi, a compiere l'impresa.
Quando in una misera capanna venne alla luce un biondo fanciullo, Sigmund; il dio fi certo d'avere finalmente trovato il suo eroe.
Scese sulla terra avvolto in una pelle di lupo e allevò personalmente il fanciullo, insegnandogli a cacciare e a combattere. Non appena Sigmund fu abbastanza forte e coraggioso, Wotan ritornò nel Walhalla, lasciando sulla terra soltanto la sua vecchia pelle di lupo; desiderava che il ragazzo, rimasto solo tra i mortali, imparasse a soffrire e a sopportare il dolore. Sigmund, infatti crebbe forte, generoso e i continui attacchi dei Neidinge lo abituarono alle avversità, al dolore e alla lotta. Un giorno Sigmund, dopo aver combattuto aspramente, errava stanco e ferito nei meandri della forestaAd un tratto si scatenò una tempesta furiosa e i fulmini squarciarono l'immensa volta del cielo. Le nuvole vaste e nere incombevano sui boschi e le cornacchie attraversavano il fitto velo di pioggia gracchiando.
Sigmund vagò a lungo, affranto e dolorante per le ferite finchè scorse di lontano un'abitazione. Si avvicinò raccogliendo le ultime energie, aprì la porta d'ingresso ed entrò. Non vide nessuno e, stremato si lasciò cadere su una pelle d'orso stesa davanti al focolare.
Ma la casa non era disabitata: lo scricchiolio della porta e i passi di Sigmund richiamarono da una stanza interna una giovane donna. Lei entrò lentamente nella grande sala e si avvicinò esitante allo straniero. La donna era alta, di bell'aspetto, e i sui capelli dorati brillavano illuminati dalla vivida luce del fuoco.
Sigmund schiuse gli occhi, come trasognato :- do sete- disse in un sussurro.
La giovane vedendolo in quello stato corse rapida a prendere dell'acqua.
-Bevi- disse con dolcezza. Man mano che Sigmund, ristorato dall'acqua, si risvegliava dal suo torpore, osservava con crescente interesse o commozione il volto della donna.
-Chi sei?- chiese infine.
-Mi chiamo Siglinde e sono della stirpe dei Welsidi. Mio marito è Hunding e questa è la sua casa.
-Anch'io sono un Welside- disse l'eroe sollevandosi a fatica dal giaciglio.
Torno da una battaglia disperata contro i mkie nemici. La lancia e lo scudo si sono spezzati e sono rimasto ferito.
Siglinde si alzò senza parlare e andò a prendere nella dispensa un corno di idromele. Lo porse a Sigmund che bevve lentamente. - Grazie- disse infine l'eroe - tu mi hai ristorato. Ma ora è veglio che io me ne vada...
- Perchè vuoi fuggirre? chi ti insegue?- chiese ansiosa Siglinde.
-La sventura mi accompagna ovunque io vada senza mai darmi un momento di pace. Non voglio che si abbatta anche su di te! -
-Resta, Sigmund. Tu non puoi recare sventura in questa casa, perchè essa già ne trabocca- rispose amaramente la donna.
In quell'istante l'uscio si spalancò ed entrò Hunding, il marito di Siglinde. Apparve sulla soglia armato di scudo e di lancia e scorse subito Sigmund appoggiato al focolare.
-Chi è quell'uomo?- chiese a Siglinde.
-Uno straniero ferito che ha bisogno di cure e di essere ristorato.
Hunding depose le armi e si avvicinò a Sigmund :- Salve straniero! - disse :- l'ospite è sacro nella mia casa! Riposa; intanto Siglinde ci preparerà la cena!
Quando furono a tavola, Sigmund raccontò le tristi vicende della sua vita e la terribile battaglia della giornata.
Ma una spiacevole sorpresa lo aspettava: Hunding, della stirpe dei Neidinge era suo acerrimo nemico.
-Tu devi pagare il prezzo del sangue degli uomini della mia razza che oggi hai ucciso in battaglia- disse severamente, rivolgendosi a Sigmund. - Io ti ho accolto nella mia casa e ti ho promesso ospitalità, perciò per stanotte puoi dormire tranquillo, ma domattina procurati un'arma. La mia stirpe domanda vendetta.
Ciò detto si alzò da tavola e si diresse a passi pesanti verso la stanza da letto. Siglinde era turbata e preoccupata: per un momento esitò perplessa. Poi prese il corno di idromele, vi versò un narcotico e raggiunse Hunding.
Sigmund, rimase solo nella stanza semibuia, illuminata appena dalla luce tremula del fuoco che stava spegnendosi. La notte profonda incombeva sulla casa di Hunding e Sigmund si abbandonò sul suo giaciglio. Pensoso, con lo sguardo fisso davanti a sè, si ricordò ad un tratto di Wotan che gli aveva promesso una spada per i momenti di sommo pericolo. Si guardò intorno e vide( come avvolto dal fumo) un grande tronco di frassino. Improvvisamente dalle braci scintillanti sprizzò una fiamma viva che andò ad illuminare un oggetto sporgente dal tronco: era l'ela di una spada conficcata nel legno: Sigmun guardò incredulo, ma la fiamma prese a languire e si spense lentamente. Quando nella sala fu completamente buio e Sigmund si stava assopendo, si aprì una porta e apparve Soglinde vestita di bianco.
-Dormi?- chiese  sottovoce accostandosi al focolare:
Il giovane fu sorpreso di vederla- Ascoltami, Sigmund - Cominciò Siglinde- Ho dato a Hunding un narcotico e niente potrebbe svegliarlo. Fuggi e liberami dalla schiavitù! Io non amo quest'uomo malvagio e brutale che mi ha rapita, ha incendiato la mia casa e mi ha costretta a sposarlo. Ascolta Sogmund: il giorno delle mie nozze durante il banchetto, quamdo tutti i convitati amici di Hunding ridevano e schiamazzavano allegri, entrò nella casa un vecchio mendicante avvolto in un logoro mantello. Portava un cappello calato sulla fronte e brandiva una spada di sfolgorante acciaio. Il suo sguardo acuto e dolce mi commosse profondamente e io sola fui gentile con lui. Prima di andarsene, il viandante conficcò con forza la spada nel frassino dicendo che sarebbe appartenuta a colui che avrebbe avuto la forza di estrarla. Tutti tentarono senza riuscirci anche i più forti. Se tu riuscissi ad impadronirtene... saresti salvo, Sigmund; saremmo salvi entrambi.
Sigmund improvvisamente si illuminò, ecco la spada promessa da Wotan, la spada per il momento di sommo pericolo, la spada per il più forte...
Senza esitare si avvicinò al frassino e afferrò l'elsa. Tirò con vigore e, come d'incanto, l'arma si sprigionò dal suo duro fodero di legno.
Siglinde pianse di felicità. Sigmund le si accostò e le disse:
- Vieni Siglinde, e sii la mia sposa. Questa spada ci proteggerà!-
Intanto l'uragano si era placato la foresta dormiva nella doce quiete che segue la tempestaSigmund e Siglinde si presero per mano e uscirono alla luce della luna.
Nel Walhalla, frattanto, Wotan era in ansia per la sorte del suo prediletto Sigmund. Chiamò a sè la figlia Brunilde la più fiera delle Walchirie e la più cara al suo cuore, e le disse:- Un aspro duello si svolgerà sul fare del giorno tra Hunding e Sigmund,  scendi sulla terra, Brunilde, e proteggi il Welside. Quanto a Hunding, lascia pure il suo corpo al suolo, poichè non lo voglio qui, nel Walhalla.
Brunillde annuì felice al comando del padre, ma a un tratto si oscurò in volto: con grande frastuono si avvicinava il carro di Fricka trascinato dagli arieti. La Walchiria si fece in disparte e Wotan si trovò davanti la moglie palesemente irritata.
-Ascoltami Wotan_ cominciò subito Fricka.- Tu sai quanto mi siano sacre le leggi dell'ospitalità: Hunding si è rivolto a me chiedendomi vendetta. Non sopporterò che tu prenda  sotto la tua protezione un uomo che le ha violate, tradendo colui che l'ha accolto nella sua casa e ristorato con cibo e bevande. Questo non è giusto e dovresti ben saperlotu, che della giustizia sei il custode.
Allora Wotan cercò di opporsi. - Sigmund- disse- ha liberato la fanciulla tenuta prigioniera di un uomo crudele e rozzo, della stirpe dei Neidinge. Quel bruto la rapì quando era ancora una bambina e poco più tardi la costrinse a sposarlo imponendole do lavorare come una schiava. I dolori sofferti hanno avvicinato Siglinde a Sigmund, che è un giovane generoso e forte.-
Ma Fricka disse - tu cerchi di eludere il mio discorso, ma il comportamento di Sigmund non può essere giustificato in nessun modo: Egli ha violato il sacro vincolo dell'ospitalità-
Smettila Fricka- disse Wotan-  Sigmund è nato per la nostra salvezza, Per il Walhalla, per la continuità della stirpe divina! Ricordati che su di noi pesa la madelizione del Nibelungo e che l'anello e l'oro del Reno sono nelle mani del Gigante. Se Alberico se ne impadronirà nuovamente, distruggerà il nostro potere.
Sigmun è forte e coraggioso e solo lui può sottrarre l'anello magico dalle mani di Fafner. La nosta salvezza è nelle sue mani.-
Fricka ribattè duramente: e non puoi riconquistarlo tu l'anello del Nibelungo?
-Sai bene che sono legato ai patti incisi sul frassino-
Ma Sigmund da solo non potrà mai compiere questa folle impresa da solo, e aiutandolo, tradirai ugualmente i tuoi patti.-
Wotan taceva, scuro in volto.
-Che vuoi dunque?-
Abbandona Sigmund al suo destino e spezza la sua spada. E' colpevole e deve morire-
La spada è un mio dono non posso tradirlo- gridò Wotan.
Ma Fricka replicò - Ricordati che sei il dio della giustizia! E' Colpevole!
Fricka risalì sul carro e scomparve veloce all'orizzonte.
Brunilde, che aveva seguito il dialogo si avvicinò al padre - non vorrai certamente la morte dell'eroe che ti è più caro...-
-Ha infranto le sacre leggi dell'ospità e con rammarico devo dar ragione a Fricka, deve morire-
No, ho deciso, Hunding deve spraffarlo e tu non lo proteggerai, mentre combatte ti ordino di spezzargli la spada- Così disse e poi scomparve in preda all'angoscia ed allo scoramento più profondo.
All'alba il corno di Hunding, cominciò a suonare nella valle, terribile ed inesorabile.
Sigmund e Siglinde erano seduti ai piedi di un grande albero, nel cuore della foresta: Siglinde dormiva, il capo appoggiato alla spalla del suo eroe.
Brunilde, appostata sul giogo di un monte, osservò a lungo sconsolata i due giovani. Quindi traendo il suo cavallo per la briglia, avanzò verso Sigmund.
Sigmun alzò lo sguardo e la osservò con stupore - Chi sei?- chiese.
-Sono la Walchiria Brunilde e solo chi sta per morire mi può vedere. Io conduco nel Walhalla i prodi morti in battaglia ed oggi mio padre ha scelto te.
-Ma Siglinde... Siglinde potrà venire con me?-
Siglinde deve respirare ancora l'aria della terra- rispose la Walchiria-
-Non verrò mai nel Walhalla senza di lei.-
Non è possibilela morte ti ha legato a me.-
- Ma chi spezzerà la mia spada?-
-Hunding ti colpirà. Colui che ha temprato la tua spada ha deciso per te la morte e ha tolto ogni potere all'acciaio.-
-Se questo è il mio destino, ebbene morrò. Ma neppure nella morte vorrò tradire Siglinde e il Walhalla non mi potrà mai annoverare fra i suoi eroi.-
Brunilde, commossa dall'arditezza e dalla fierezza del giovane promise: -Io ti difenderò e muterò le sorti del duello.-
Da lontano veniva ancora l'eco del corno di Hunding. Le nuvole si erano addensate nel cielo, e i tuoni risuonavano da per tutto.
Brunilde si allontanò a precipizio sul suo cavallo e Sigmund la seguì con lo sguardo; poi si addentrò nella foresta alla ricerca di Hunding.
Frattanto il fragore della tempesta risvegliò Siglinde, che, non vedendo Sigmund accanto a sè, balzò in piedi e prese a correre disperatamente per la foresta in preda ai più tri sti presagi.
Ad un tratto udì un clamore di ferri che si incrociavano e in fondo, tra un tronco e l'altro, scorse Sigmund e Hunding che combattevano su uno spiazzo erboso. Nel chiarore dei lampi vide uno scudo librarsi sopra Sigmund e coprirlo dai colpi, ma proprio mentre Hunding stava per ricevere il colpo fatale, il cielo si squarciò e tra le nuvole apparve Wotan. Aveva stabilito che Sigmund doveva morire, alzò il braccio e scagliò la lancia. Il ferro piombò violentemente sulla spada di Sigmund e la lama si ruppe in tanti pezzi.
Hunding si gettò sull'avversario disarmato e gli affondò la lancia nel petto.Siglinde gettò un grido disperato e cadde a terra svenuta.
Brunilde la sollevò delicatamente e la pose sul suo cavallo; poi raccolse i frammenti della spada di Sigmund e scomparve tra i picchi. Per aver fatto quello che aveva fatto l'ira di Wotan sarebbe stata terribile====...

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
... La Walchiria volava sul suo bianco cavallo tra le vette nevose e i picchi inaccessibili, portando con sè la dolce Siglinde e i frammenti della spada di Sigmund. Sulla cima più alta l'attendevano ansiose le sorelle, e quando la videro spuntare fra le nuvole, le si fecero incontro.
-Proteggetemi sorelle- disse Brunilde con voce concitata. - Wotan mi insegue per punirmi.
- Che hai fatto Brunilde?- le domandarono in coro le Walchirie preoccupatissime stringendosi intorno a lei. - Ahimè, ho trasgredito i voleri del padre! Ho protetto col mio scudo il Welside Sigmund, nel combattimento contro Hunding, mentre Wotan mi aveva ordinato di spezzare la sua spada-. Così dicendo si volse ancora indietro affannata, temendo l'arrivo del dio.
Le Walchirie furono prese da grande terrore- Come hai potuto sfidare l'ira del padre Wotan? Sapevi bene che la sua giustizia inesorabile può colpire non soltanto te ma tutte noi!- Erano costernate e si guardavano intorno sbigottite, quando scorsero Siglinde adagiata sula cavallo di Brunilde. - Chi è costei? - chiesero additando il corpo inerte della donna. - E' Siglinde, la sposa di Sigmund, che ho raccolta svenuta accanto al suo cadavere. Ella non deve morire perchè sarà la madre di Sigfrido, il più forte dei Welsidi.
In quell'istante Siglinde si svegliò dal lungo sonno e si guardò intorno stupita. - Dove sono?- mormorò con voce flebile. - Perchè non mi hai lasciato morire, Brunilde? La mia vita è finita insieme con quella di Sigmund.-
-Tu devi vivere, Siglinde! Da te nascerà Sigfrido, il più valoroso fra i mortali, l'eroe di tutte le vittorie.-Un sorriso di gioia illuminò il volto di Siglinde, ma subito dopo si volse verso le Walchirie chiedendo preoccupata: - Dove nascerà mio figlio? Dove potrò nascondermi per sottrarmi all'ira di Wotan?-
-Và verso Oriente- suggerirono le Walchirie. - Troverai una caverna custodita da un drago; lì soltanto sarai al sicuro. Wotan teme quel luogo sopra ogni cosa.-
Siglinde prese con sè i frammenti della spada di Sigmund e si allontanò in fretta.
I quel momento tuonò possente la voce di Wotan : - Brunilde! Dove sei, figlia infida? Eri la mia difesa e hai levato il tuo scudo contro di me. D'ora in avanti il Walhalla ti sarà precluso. Io ti ripudio e ti condanno ad essere una donna mortale. Cadrai in un sonno profondo finchè un uomo non ti risveglierà. Allora diventerai la sua sposa, siederai al suo focolare, filerai la lana per lui: Per te non ci sarà più la vita del cielo! - A quelle parole le Walchirie lanciarono grida di dolore e Brunilde si buttò in ginocchiu supplicando: - Non condannarmi a diventare la schiava di un uomo, padre. O almeno concedi che colui che mi sveglierà sia forte e generoso. Circonda di fiamme la rupe del mio sonno, così che solo un eroe possa superare la barriera e ridestarmi alla vita!
E sia- disse Wotan  commosso dalle suppliche di Brunilde. Poi prese tra le mani il volto della fanciulla e lo fissò a lungo, teneramente. - Addio- la salutò - Addio orgoglio del mio cuore! Addio figlia prediletta! Non cavalcherai più fra le nuvole, non correrai al mio fianco, non mi verserai l'idromele, non mi sorriderai più. Ma io accenderò per te un fuoco nuziale, come nessuna sposa ha mai avuto, e solo un eroe forte come un dio potrà uperarlo e giungere fino a te.-
Sotto quello sguardo, Brunilde si accasciò a terra, come per incanto, con gli occhi chiusi. Wotan allora la sollevò e l'adagiò su un piccolo  rialzo di muschio, all'ombra di un grande abete. La guardò un'ultima volta a lungo poi si ritrasse. Per tre volte battè la terra con la sua lancia invocando Loge fiamme altissime cominciarono subito a salire crepitando, e in pochi istanti la rupe era tutta fasciata da un anello di fuoco.
Siglinde, per sottrarsi all'ira di Wotan, era fuggita a Oriente, verso la caverna di Fafner.
Già da qualche mese vagava sperduta nella foresta, quando un giorno finalmente giunse davanti ad un antro scavato nella roccia, ricoperto di muschio e di pietre. Sfinita dalla stanchezza vi entrò e nell'oscurità scorse un nano che armeggiava con i suoi arnesi da fabbro davanti ad una forgia.
Il luogo era umido e tenebroso, il nano poco ospitale, ma Seglinde, all'estremo delle forze, e con la mente ottenebrata dalla stanchezza, si lasciò cadere su un giaciglio d'erba.
Il Nibelungo che viveva in quella caverna era Mimeil fratello di Alberico.
Si era stabilito nella foresta per essere vicino a Fafner (il gigante), con la speranza di impadronirsi un giorno o l'altro dell'anello. Fafner infatti trasformatosi in dragomediante il magico potere dell'elmo di Alberico, viveva in una caverna nel cuore della foresta. Aveva ammassato tutto il tesoro all'interno della caverna  e con il suo mostruoso corpo ne ostruiva l'entrata.
Mime dal canto suo, aspettava l'occasione propizia per vendicarsi di Alberico derubando Fafner del tesoro e soprattutto, dell'anello magico.
Egli accolse Siglinde e le offrì ospitalità.
Durante la notte, la donna diede alla luce un bimbo. - Il suo nome è Sigfrido- disse Siglinde al nano - Egli diverrà un guerriero fortissimo e valoroso e il suo nome significherà ."Gioia della Vittoria".
Ciò detto, spossata dalla febbre e dalla debolezza morì.
Da quel momento il Nibelungo si prese cura di Sigfrido. Mime sapeva che Sigfrido era destinato a diventare un eroe fortissimo e nella sua mente aveva studiato un piano preciso.- Alleverò con cura e con amore il fanciullo- pensava - così diverrà un servo fedele e affezionato. Poi una volta quando sarà diventato forte e coraggioso lo spingerò ad uccidere il drago e così l'anello di Fafner potrà finire nelle mie mani-
Ma, per quanto il nano facesse, man mano che cresceva, Sigfrido sentiva aumentare sempre più la sua ostilità nei riguardi del Nibelungo.
Egli aveva arco e frecce, un corno appeso alla cintura, ma non possedeva ancora una spada.
Mentre il Nibelungo soffiava nei mantici e martellava senza posa il ragazzo trascorreva le sue giornate nella foresta. Aveva imparato a pescare, a cacciare, a giocare con gli animali e ad osservare attentamente la vita del bosco.
Ma la sera, quando Sigfrido tornava alla caverna rivolgeva a Mime sempre la stessa domanda. - Chi era mia madre Mime? chi era mio padre?-
-Sono io tuo padre- rispondeva il Nibelungo- tu sei sempre vissuto con me, ti ho allevato e ti ho insegnato a camminare, a cacciare...-
Ma Sigfrido non riusciva a convincersi di essere figlio del Nibelungo.
-E' impossibile- gli diceva- che tu sia mio padre- sei troppo piccolo e non mi assomigli per niente. Nei nidi invece ho visto gli uccelli in tutto simili ai loro piccoli, i cuccioli dei lupi , degli orsi e delle volpi hanno lo stesso pelo dei loro genitori, lo stesso muso, le stesse zampe...
Un giorno Sigfrido, stanco dei continui inganni di Mime, afferrò il nano per la gola e minacciando di soffocarlo lo costrinse a parlare.
Allora finalmente Mime raccontò di Siglinde, della sua nascita, dei frammenti della spada di Sigmund che Siglinde gli aveva consegnato prima di morire.
Sigfrido restò a lungo pensoso. Poi si rivolse a Mime:- Dove sono i frammenti della spada di mio padre? Il nano corse a prenderli.
Sigfrido li osservò attentamente, poi prorompendo in un grido di gioia, esclamò:- Mime, questa è la spada di cui avevo bisogno. Svelto me la devi saldare al più presto!Mime si mise al lavoro cercando di riunire un pezzo all'altro, ma subito si accorse che la saldatura non sarebbe mai riuscita.
Allora Sigfrido gli tolse di mano i frammenti, ammucchiò il carbone nella fornace, manovrò i mantici fino a provocare un grande fuoco, vi gettò i frammenti finche non diventarono un liquido incandescente. Quindi lo fece scivolare in una forma che immerse in un gran secchio d'acqua.
Si innalzarono i vapori e l'acqua sfrigolò al contatto della forma di spada incandescente. Non molto tempo dopo la lama era pronta, così l'elsa, Sigfrido felice come non mai, la agitò puntandola verso il soffitto dell'antro. Poi, impugnandola con ambedue le mani, la calò sull'incudine che si spaccò in due pezzi. A quella vista il nano sbalordito, ruzzolò dallo sgabello.
Ora Sigfrido era in possesso di una spada capace di tagliare un'incudine e di spaccare una roccia: ebbene solo quell'arma e il coraggio del giovane potevano uccidere il drago. Questo rimurginava Mime, felice che fosse finalmente suonata la sua ora.
-Sigfrido- gli disse una sera Mime - c'è una sola cosa che ancora io non ti ho insegnato a conoscere. Tu non hai imparato che cosa sia la paura.-
-Che cosa significa dunque?-
-Significa essere nella foresta sul far della notte e sentire il proprio respiro fermarsi e il cuore balzare nel petto per gli schianti degli alberi abbattuti dalla tempesta e per i lampi che guizzano con la loro con la loro luce abbagliante e sinistra. Significa udire tra gli alberi lo stridio ininterrotto e monotono degli uccelli notturni e improvvisamente sentirsi scorrere nelle vene un gelo di morte...-
-Mime! - lo interruppe Sigfrido.- Non so proprio cosa tu voglia dire. Mi sembra solo che la tua vita sia piena di strani sentimenti.
-Ebbene Sigfrido, te l'insegnerò io! Ti porterò davanti a un drago terribile e imparerai finalmente anche tu cosa sia la paura.
- Un drago, hai detto? Ma io lo colpirò in pieno petto!
Mime era felice: il suo piano iniziava a diventare realtà.
Il mattino dopo Sigfrido ed il Nibelungo si avviarono verso la caverna di Fafner. Arrivati presso un immenso tiglio si fermarono e Mime disse a Sigfrido: - Oggi tu conoscerai la paura. Il drago uscirà tra poco dalla caverna per andare ad abbeverarsi e si ergerà contro di te. Ma io ti lascio e corro alla fonte. Ti aspetterò là.-
Sigfrido restò solo all'ombra del grande tiglio: Era un mattino di sole e dovunque fremeva la vita nella foresta. Sigfrido voleva saggiare la potenza della sua spada, senza ombra di paura. Ed ecco apparire da una macchia il drago con una spessa pelle squamosa. Sigfrido lo guardò qualche istante, poi sfoderò la spada, e balzò con un salto a fianco del mostro e stette in guardia.Fafner inarcò la coda e sferrò un colpo, ma Sigfrido, abilissimo, con una mossa fulminea si fece da parte e lo evitò. La belva cominciò allora a ruggire e a sollevare la parte anteriore del corpo per avventarsi sul giovane e schiacciarlo con la sua immensa mole, ma così facendo, espose il petto ai colpi di Sigfrido. Rapido il giovane vi immerse la spada sino all'elsa. Il drago si contorse e crollò a terra.
-Sigfrido, tu hai estinto la razza dei giganti e la maledizione dell'oro del Reno si è compiuta. Ma guardati da colui che ti spinse ad affrontarmi....Sigfrido impugnò allora l'elsa della spada conficcata nel petto di Fafner e la estrasse con grande sforzo: un fiotto di sangue sprizzò dal corpo del gigante e la mano del giovane ne restò intrisa. Sigfrido la sentì bruciare e la portò alla bocca. In quello stesso istante udì un uccello del bosco che diceva: - Sigfrido ora puoi comprendere il canto degli uccelli, perchè il sangue che hai portato alla bocca ti ha dato un potere magico. Ascolta dunque: tu sei diventato padrone di un tesoro immenso. Entra nell'antro e prendi l'elmo magico e l'anello del Nibelungo che ti farà signore del mondo intero!====...

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
...Seguendo il consiglio del verde uccellino Sigfrido entrò nell'antroe si impadronì dell'elmo e dell'anello magico del Nibelungo.
Intanto Mime si avvicinò pian piano alla caverna di Fafner guardandosi intorno con aria circospetta.
Nello stesso momento sbucò fuori da una fenditura della roccia Alberico.
Guardò per un attimo Mime con odio, poi fece una rapida corsa e gli si parò davanti, sbarrandogli la via, in modo che non potesse entrare nella caverna.- Dove credi di andare?- gli chiese con scherno.
- e tu come mai da queste parti?
- Non credere di ingannarmi Mime- Rispose Alberico- tu vieni qui a rubare il mio tesoro. - Si - affermò Mine- Il tesoro spetta a me, e a me soltanto.
-Ti do forse fastidio se me ne sto qui a guardarti mentre lo rubi?- lo derise Alberico.
-Tu Alberico non puoi rapirmi il tesoro che a me costò tante fatiche.
E Alberico di rimando: - Hai rubato tu l'oro del Reno? , hai forgiato tu l'anello? Sei stato tu ad imprimere all'anello le sue magiche virtu?
-No- rispose Mime- ma io ho costruito l'elmo magico che muta l'aspetto di chi lo porta. Ho allevato Sigfrido: ora finalmente mi compenserà di tutte le cure che ho avuto per lui; è un bel pezzo che attendo il frutto dei miei sacrifici!E tu Alberico non puoi vantare alcun diritto sull'anello. Infatti i giganti te lo hanno portato via!
- Tu vuoi sfruttare- lo interruppe Alberico- l'impresa gloriosa di Sigfrido per diventare padrone del mondo? Non sfiorerai nemmeno l'anello!Mime rimase un attimo soprappensiero, poi ribattè in tono deciso: - Bene! prendi tu l'anello; sii pure il signore del mondo a me basta che tu ti ricordi di essere mio fratello. Io prenderò l'elmo. Ci spartiremo il bottino da buoni amici.
Alberico proruppe in una risata: - Dividere il bottino con te? Mai ! Chi potrebbe poi salvaguardarmi dai tuoi imbrogli?
A quelle parole Mime ebbe uno scatto d'ira: - Vuoi lasciarmi a mani vuote? non potrò avere nulla per me?
-Nulla- rispose asciutto Alberico.
Allora Mime fuori di sè gridò:- Ebbene non avrai nè anello nè cimiero. Io farò farò appello alla forza di Sigfrido e vedrai... Ah! Eccolo sta uscendo dall'antro.
Alberico aguzzò gli occhi : - ha l'elmo e l'anello.
-Cerca di fartelo dare- Rise Mime e rientrò nel bosco.
Alberico invece si nascose di nuovo dietro la fenditura della roccia. : -quell'anello deve essere mio!-
Sigfrido contemplò a lungo i due tesori  : - voglio ornarmi di voi a ricordo della mia impresa gloriosa-.... mentre parlava tra sè, udì ancora la voce dell'uccellino misteriosoche diceva: - Guardati da Mime, Sigfrido! Egli ha deciso di sopprimerti ed ha preparato un intruglio per addormentarti! Poi ti ucciderà con la tua stessa spada. Ma il sangue del drago dà il potere di leggere nel pensiero, così capirai la verità nascosta dietro parole subdole e melliflue.
Intanto Mime si avvicinava ridacchiando sornione " con le mie insidie e false parole lo farò cadere in trappola". - Allora figliolo, hai ucciso il drago? Hai imparato cos'è la paura?
-No disse Sigfrido.
Era orribile e terribile il drago?
-L'ho ucciso con facilità!- Mi fa pena se penso che al mondo ci son ladri ben peggiori di lui.-
Più del drago detesto chi mi ha spinto ad ucciderlo-
-Pazienza disse Mime... tanto non mi vedrai a lungo perchè ho deciaso di ucciderti e di derubarti del tesoro-
-Cospiri contro di me?-
-Ho detto questo?- disse Mime- Ebbene Sigfrido io ti ho sempre odiato ed il mio unico scopo era quello di impadronirmi del tesoro di Fafner- se non me lo darai di tua spontanea volontà io ti ucciderò-
Devo lasciarti la mia vita?- Sigfrido sentiva tutte le parole che Mime pensava-
- Ma cosa hai capito? io non ho mai detto così: Ti ho preparato una bevanda che ti rifocillerà dalle fatiche fatte.- Come? disse Sigfrido-
-Ho detto che questa bevanda ti chiuderà gli occhi nel sonno eterno, perchè è un potente veleno.
Dunque è con quella bevanda che vuoi uccidermi!-
Ma cosa vai dicendo? hai capito male, io voglio ristorarti con la bevanda che ti ho preparato- ma le vere parole erano " un'oscurità profonda calerà sulla tua mente, Tu diverrai incosciente e il tuo corpo inerte e io con la tua spada ti taglierò la gola"
Così versò la bevanda nel corno e lo porse a Sigfrido.
Sigfrido al colmo del disgustosnudò la spada e l'abattè sul Nibelungo che stramazzò al suolo.
Intanto dalla fenditura si udì il riso soddisfatto di AlbericoSigfrido raccolse il cadavere del nano e lo gettò nella caverna. Nano malvagio resta pure nella caverna vicino al tesoro, L'hai cercato tutta la vita e ora goditi le sue delizie. Io ti darò un vigile custode.
Con grande sforzo trascinò il drago davanti l'ingresso della caverna.
Finalmente libero , Sigfrido si adagiò sotto il grande tiglio per riposarsi. Ma non riusciva a dormire, pensava alla sua vita ed alla sua solitudine. Guardò in alto e vide l'uccellino, l'unico che lo aveva consigliato bene, in fondo il suo unico amico.
Amico uccello, io mi rivolgo a te per chiederti se sai indicarmi un amico fedele. Io sono solo:- Dimmi non vuoi darmi ancora un saggio consiglio?
- Sigfrido, disse il canto proveniente dai rami. non sarai più solo! Sopra ad un'alta rupe, protetta da un muro di fuoco, dorme una bellissima fanciulla: Solo un uomo coraggioso che ignori la paura, può ardire di raggiungerla, superando l'anello di fuoco. Và Sigfrido risveglia Brunilde!
Ma chi mi indicherà la strada?
Io- rispose il verde pennuto, fece un giretto sopra Sigfrido e lo precedette.
Il giovane si mise dunque in cammino e attraversò tutta la foresta. Sul far della notte, quando finalmente arrivarono ai piedi della montagna rocciosa, l'uccello volò via, lasciando l'eroe da solo.
Fu allora che gli venne incontro un viandante, avvolto in un logoro mantello ed un grosso cappellaccio calato sulla fronte: - Che cosa cerchi? - chiese il vecchio:
Cerco una rupe avvolta dalle fiamme ed una fanciulla addormentata che voglio risvegliare-
- Ma chi ti ha raccontato queste cose? e poi vennero tante altre domande su come avesse ucciso il drago, e come poteva avere una spada così potente da uccidere Fafner, - Ma da chi hai ricevuto l'acciaio per temprarla?
Non so disse Sigfrido ma ci sono riuscito, se non ci avessi messo tutta la mia forza e volontà quei pezzi non valevano nulla-
Il vindante allora scoppiò in una fragorosa risata: - lo credo bene!
Sigfrido stanco di tanta invadenza disse:- perchè fai tutte queste domandese conosci la via che porta alla rupe indicamela, altrimenti prosegui per la tua strada!
Tu non sai chi sono e rispetta comunque chi è un vecchio!-
-Per tutta la vita ho avuto accanto un nano vecchio e petulante ed ora mi trovo davanti un altro vecchio che mi sbarra la strada! Dimmi chi sei! perchè porti quel cappellaccio che ti nasconde metà della faccia?
Sono il custode della rupe! io ho addormentato la fanciulla e l'ho circondata dall'anello di fuoco. Io che ho sempre protetto la tua stirpe. Ma ora allontanati da questa immensa fornace che distrugge ogni cosa!
Ma Sigfrido non capiva e le parole di Wotan gli sembravano prive di significato, provocando in lui soltanto un'ira furibonda.
-Allontanati- gridò infine.
-Con la mia lancia ti fermerò- disse allora Wotan sbarrandogli la strada- Sappi che impugni una spada che io avevo già infranto un'altra volta.
-Tu!- Urlò Sigfrido- Tu hai ucciso mio padre! Finalmente potrò compiere la mia vendetta! - Levò la spada e colpì con tutte le sue forze la lancia del dio, che andò in mille pezzi.
Intorno alla rupe il bagliore delle fiamme divenne più intenso e il fuoco oscillò con un rombo pauroso.
Wotan raccolse tranquillamente i pezzi della sua lancia e disse:- Và io non posso più arrestarti- ciò detto sparì.
Dalla rupe intanto le fiamme cominciarono a calare verso Sigfrido e a lambire il suo intrepido corpo. Simili a enormi rose di fuoco. Ma il giovane che non conosceva la paura avanzava inpavido, sorridendo felice e aprendosi un varco attraverso la barriera di fuoco. ed al suo passaggio le fiamme si scostavano docili. - E' là che devo recarmi, , là troverò Brunilde.
Sigfrido si avvicinò verso un altissimo abete e sotto l'abete vide la fanciulla addormentata. Ma come posso fare per svegliarla?- si chinò sulla fanciulla e delicatamente la baciò.
Come per incanto, Brunilde si svegliò e l'osservò stupita.
Chi sei? - chiese.
-Mi chiamo Sigfrido- Rispose il giovane. Ho attravversato la parete di fiamme per risvegliarti ed ora voglio chiederti in sposa..

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Viandante Mitico
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Nel Walhallaintanto regnava una tristezza di morte. Una luce autunnale pesava sulla splendida reggia degli dei e i loro animi immortali erano in preda ai più tristi presagi di battaglie e di morte.
Wotanrifiutava ormai il dolce idromele e la frutta che Freia ansiosamente gli offriva. Il re degli dei era certo che si stava avvicinando l'ora della sua morte, del crollo del walhalla, della fine della stirpe divina. Wotan, il dio della giustiza, si rendeva conto che per molto tempo aveva avuto desideri, invidie, atti d'ira come un qualsiasi mortale.
E l'anello del Nibelungo? che aveva fatto per restituirlo alle Ninfe del Reno?Nulla, anzi aveva cercato di impossessarsene. E la maledizione che ancora gravava sul Walhalla? Era pensoso, con i frammenti della sua lancia tra le mani.Sconfitto da un mortale...
Intanto giù sulla terra, Sigfrido e Brunilde, vivevano felici in una caverna scavata nella roccia. Brunilde gli aveva regalato il suo destrierodi nome "Grane" che aveva perso pari a lei le sue proprietà di volare tra le nuvole.
Ma un eroe come Sigfrido non riusciva a trascorrere la vita nella quiete e nell'inerzia. Così fu che un giorno dopo aver dato in dono l'anello magico alla sua sposa, si imbarcò su un grosso battello che risaliva il corso del RenoLungo il corso del fiume alla sua destra si stendeva il paese dei Ghibicunghi, di cui il principe era Gunther, uomo debole e vanito. Sorella di Gunther era Gutrune, una fanciulla mite e poco graziosa. Essi erano i figli di Gibich, il fondatore della stirpe e di Crimilde. Loro fratellastro era un uomo falso e astuto di nome Hagen figlio di Crimilde e del Nibelungo Alberico.
Hahen aveva saputo dal nano che l'anello delle ninfe del Reno era finito nelle mani di Sigfrido e fu preso dal desiderio di impadronirsene a ogni costo.
Egli pensava continuamente al modo di rubare l'anello magico, quando venne a sapere che Sigfrido stava risalendo il Reno. Forse finalmente l'occasiane si era presentata.Un giorno il principe Gunther gli chiese :- Tu che sei molto intelligente, molto più intelligente di me e di Gutrune, rispondi a questa domanda: ti pare che io sia degno di mio padre?
-Non c'è alcun dubbio: ne sei degno- rispose Hagen con astuzia.
- Però sia a te che a Gutrune manca ancora qualcosa.-
-Che cosa?-
-A te manca una sposa fedele e a Gutrune uno sposo forte e ardito.-
-E tu chi proponi Hagen? Forse una donna del mio popolo?-
-Oh no!- disse Hagen continuando a mettere in atto il suo piano malefico.-
-C'èper te una donna meravigliosadi nome Brunilde, che giace addormentata su una rupe avvolta dalle fiamme. Soltanto Sigfridol'eroe che ha ucciso il drago, potrebbe attraversare le fiamme, prenderla e dartela in moglie.-
-Ma tu credi che Sigfrido farebbe una cosa simile per me?-
-Lo farà senz'altro- rispose il sinistro consigliere- Se tu gli concederai la mano di Gutrune.-
Gutrune, in disparte, aveva seguito tutto il discorso.
-Sigfrido sposare me?- chiese incredula- Non dimenticarti che egli èil più forte ed il più bello di tutti i Welsidi e ambirà senz'altro ad una sposa molto più bella di me.
Ma Hagen proseguì: - tu sai che i miei filtri rendono possibile ogni cosa. Prepareremo per Sigfrido una bevanda magica che gli farà perdere la memoria e che gli farà vedere te sola fra tutte le donne del mondo.
I due principi impallidirono. Improvvisamente ebbero paura del loro fratellastro che li guardava con uno sguardo sinistro. Ma non seppero respingere la sua proposta allettante: Dove trovare una fanciulla più bella di Brunilde e un principe più valoroso di Sigfrido?.
Intanto Sigfrido aveva risalito un buon tratto del Reno ed era giunto al paese dei Ghibicunghi. Quando vide dalla barca il paese do Gunther, diede fiato al corno per avvertire della sua presenza.
Subito Hagen si precipitò ad incontrarlo.
-Salve nobile Sigfrido. dove sei diretto?-
-Cerco Gunther, principe deo Ghibicunghi. Fino a me infatti è giunta la su fama di principe nobile e giusto. Vengo ad offrirgli la mia amicizia e mettere al suo servizio la mia spada. E tu chi sei?-
-Sono Hagen e ti dò il benvenuto nella terra di Gunther.-
Il giovane accostò alla riva la barca, la legò ad un tronco e insieme con Hagen si avviò al palazzo.
Il principe gli si fece incontro festosamente: - Sii il benvenuto nella reggia di mio padre - disse- e considerati a casa tua. Tutto quello che posseggo lo metto a tua disposizione.
-Ti ringrazio, ma non saprei come ricambiare la tua generosità- rispose Sigfrido, -non ho portato nulla con me-.
-Nulla?- intervenne Hagen con un sorriso malizioso. - Eppure tu hai un tesoro, non è vero?
- Già me ne scordavo- si scusò Sigfrido con candore- Avevo un anello, ma l'ho lasciato in pegngo ad una fanciulla. In questo momento ho con me soltamto un elmo e non so neppure a cosa serva...-
-Come?- disse Hagen- Non sai a cosa serva? Se tu lo metti in capo ti puoi trasformare in ciò che vuoi!, ti pare poco? Ma ora non parliamone più. Tu avrai certamente bisogno di riposare e di dissetarti. Ecco mia sorella Gutruneti offre di che ristorarti...
Ad un suo cenno, Gutrune si avvicinò con una coppa e porgendola a Sigfrido disse:
-ti dò il benvenuto nella mia casa. Accetta questa dolce bevanda.-
Sigfrido si inchinò, prese la coppa e bevve, rivolgendo il suo pensiero a Brunilde. Ma non appena ebbe bevuto la pozione, la sua mente si annebbiò e dimenticò la Walchiria. Davanti a lui stava Gutrune che gli sembrava la creatura più incantevole che avesse mai incontrato. Sigfrido l'ammirò a lungo poi chiese a Gunther: - Sei sposato? - Non ancora- rispose Gunther, mentre Hagen in disparte, li guardava con malignità.
-Vorrei sposare Brunilde, ma giace addormentata su una rupe circondata da una parete di fiamme.
-Brunilde?- disse Sigfrido, e già quel nome  non gli ricordava più nulla. - La conquisterò io per te, se mi prometti in sposa Gutrune.-
-Te la concederò volentieri. Ma come farai a presentarti a Brunilde con il mio aspetto?-
- Con l'elmo magico assumerò le tue sembianze e la fanciulla credendo di essere conquistata da te, ti sposerà.-
Il disegno malvagio di Hagen si stava realizzando appieno. Sigfrido e Gunther brindarono al patto dopo aver versato nel vino alcune gocce del loro sangue. In questo modo si giurarono amicizia e fedeltà sino alla morte.
Poco dopo fecero preparare una barca, vi misero dentro le armi e partirono insieme.
Sulla sponda del Reno, Hagen rimase a salutarli finchè la barca scomparve all'orizzonte, sommersa nella nebbia che si addensava sul fiume.
La barca arrivò alla sponda dove Brunilde attendeva con ansia Sigfrido, finchè sentì risuonare il corno, felicissima si avvicinò all'entrata ma grande fu il suo stupore nel vedere che quell'uomo non era il suo sposo ma un cavaliere dal volto sconosciuto! Anche il suono della sua voce era diverso.
-Ho vinto il fuoco e ti ho conquistata Brunilde-
Chi sei?- gridò la donna sbalordita. -ho già uno sposo e si chiama Sigfrido, non avvicinarti-
Sono Gunther, il principe dei Ghibicunghi e tu devi seguirmi nel mio paese; diverrai la mia sposa.
-Mai! L'anello che porto mi rende più forte e finchè sarà in mano mia, tu non potrai portarmi via.
-Allora sarò costretto a togliertelo con la forza! gridò il guerriero.
Brunilde urlava ma il falso Gunther le afferrò la mano, gliela torse e le sfilò l'anello.
-E ora andiamo- conclese.
Brunilde fu  gettata in malo modo sulla barca in riva al Reno dove attendeva il vero Gunther.
E mentre la barca si allontanava dalla riva per raggiungere il centro del fiume, Sigfrido si calò sul capo l'elmo magico ed espresse il desiderio di ritornare al castello.
Immediatamente fu nel paese dei Ghibicunghi.
Hagen gli si fece subito incontro. -Dov'è Brunilde?-
-L'ho vinta e ora viene con Gunther. Stanno risalendo il fiume con la navicella. Saranno qui tra poco-
Frattanto era sopraggiunta Gutrune e si era affiancata a Sigfrido.
-Hagen- disse rivolta al fratellastro - prepara splendide accoglienze per l'arrivo di Gunther  e di Brunilde e chiama a raccolta il popolo perchè venga a festeggiare le nostre duplici nozze.
Ma Brunilde appena arrivò si accorse di Sigfrido che nel frattempo aveva ripreso il suo vero aspetto.
-Tu mi hai tradito infame!-
Ma Sigfrido non poteva ricordare: il filtro magico di Hagen aveva cancellato ogni sua memoria.
-Brunilde, perchè parli di tradimento?-
-Non mentire- Esclamò Brunilde- Sei stato tu a prendermi l'anello, non Gunther. Non sei dunque tu il mio sposo Sigfrido?
Alle parole accorate di Brunilde, Gunther rimase sconvolto. Gutrune si guardava intorno dubbiosa , la folla rumoreggiava. Ma Sigfrido era risoluto.
-Giuro che Brunilde dice il falso. Così dicendo diede il braccio a Gutrune e si incamminò con lei, seguito da un corteo di uomini e donne.
Sullo spiazzo antistante restarono soli Hagen, Gunther e Brunilde. Gunther era smarrito e, seduto in disparte, sembrava interrogare Hagen che aveva seguito la scena senza esserne minimamente sconvolto. E Hahen capì che era giunto il momento di vibrare il colpo decisivo a Sigfrido.
Si avvicinò a Brunilde e le disse sottovoce:- se ti fidi di me ti saprò vendicare.-
- E come potresti fare? - chiese la donna- Non sai dunque chi è Sigfrido? E' colui che ha ucciso il drago, nessuno ha il suo valore, è il più forte di tutti i Welsidi, non conosce paura...
-Si conosco il valore e la forza di Sigfrido, ma ci sarà pure qualche punto debole.. -
Brunilde era accecata dall'ira e dal dolore. - Ho reso Sigfrido invulnerabile: Solo il dorso ho risparmiato dai sortilegi perchè sapevo che egli non avrebbe mai voltato le spalle al nemico.

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Nel frattempo tutta la città si stava preparando a festa per le duplici nozze : giocolieri, menestrelli, funamboli, tavole imbandite e botti di vino iniziavano ad arrivare, sui prati si stendevano tovaglie e grossi spiedi avrebbero ospitato, cervi, cinghiali, montoni, e cacciagione di ogni genere per essere arrostiti mentre all'interno del palazzo, servi, sguattere e valletti correvano come pazzi per sistemare il salone delle feste e apparecchiare i tavoli per nobili, cavalieri ed i novelli sposi===...

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
I festeggiamenti durarono tutta la notte, tra canti, danze, abbondanti libagioni di vino e idromele.
Sul far del mattino, Hagen organizzò una battuta di caccia, secondo i piani stabiliti durante la notte con Gunter, per uccidere Sigfrido. Ora che sapeva il suo punto debole, dopo averlo ucciso, avrebbe raccontato a tutti, che era stato un incidente di caccia al cinghiale.
L'aria era fredda e pungente e il Reno luccicava ai primi bagliori dell'alba. Il drappello dei cavalieri si diresse verso la foresta, preceduto dai caniche abbaiavano festosamente.
Sigfrido, non appena scorse la sagoma bruna di un orso, si staccò dal gruppo e cominciò a rincorrere la belva che ora appariva e ora spariva nel groviglio dei tronchi.
Sigfrido si era inoltrato nel bosco ed era giunto sulla sponda del fiume.
Accaldato e stanco, sedette, posando il suo sguardo lungo il nastro argenteo del fiume.
Quel giorno le figlie del Reno si erano destate ai raggi caldi del sole. Con poche bracciateavevano raggiunto la cresta delle onde ed emerse felici assaporando i caldi raggi. Flosshilde si volse alle compagne ed indicando il sole esclamò: - Vedete sorelle che raggi dorati ci manda l'astro divino. Nell'abisso invece, un tempo splendente d'oro, è notte fonda.
D'un tratto nel bosco echeggiò uno squillo di corno.
Le tre figlie del Reno. stettero un attimo immobili ed in ascolto.
:-Che venga a noi l'eroe e ci restituisca l'anello - implorò Flosshilde.
-Se riavremo l'anello- incalzò Wellgunde- non invidieremo più il tuo splendore, o sole.
Woglinde emerse dalle onde e vagando con lo sguardo scorse da lontano la sagoma di un cavaliere.
-E' Sigfrido- Esclamò Woglinde.
Le figlie del Reno intimorite, si tuffarono rapidamente nelle onde. Poco dopo riemersero e nuotarono verso riva.
-Siete voi che avete nascosto il mio orso?- chiese l'eroe rivolto alle ninfe- E' un bel pezzo che mi aggiro per la foresta ma sono ancora a mani vuote.
Le fanciulle risero forte, poi Woglinde disse:
-Quale compenso avremo se ti consegnamo la preda?
Veramente non ho ancora catturato nessuna preda e poi cosa potrei mai offrirvi?-
-L'anello che ti brilla al dito- propose coraggiosamente Wellgunde.
-Si: dacci il tuo anello, Sigfrido- dissero in coro le tre figlie del Reno:
-Ho affrontato un drago terribile per impadronirmi dell'anello, e ora dovrei barattarlo per un orso?-
Allora Flosshilde tentò di provocarlo: - Ma come, sei così poco generoso? Cos'è infine un anello? potresti essere un pò più gentile con noi.
Sigfrido allora replicò:- Gutrune, la mia sposa, ne sarebbe troppo addolorata.
-E' così crudele?- chiese ridendo Flosshilde.
-Forse ti picchierebbe?- incalzò Wellgunde.
Le ninfe del Reno continuarono a prendersi gioco di lui:
-Così bello!
-Così prode!
-Così forte!
-Peccato però che sia così avaro!
E ridendo si gettarono nell'acqua chiara.
Sigfrido restò un attimo pensoso: - perchè non offrire loro l'anello?- se affiorano di nuovo potrei darglielo-
Sporgendosi sull'orlo del fiume chiamò fanciulle, venite! Non voglio mi crediate un avaro. Ecco l'anello, e così dicendo se lo sfilò dal dito e lo mostrò al fiume
Le ninfe riemersero con aria grave e solenne.
:- Sigfrido, - dissero- osserva bene questo piccolo oggetto d'oro: sapessi quanto male racchiude! Se ce lo restituirai sarai ben contento di esserti liberato dalla terribile maledizione che da tempo lo accompagna.
-Quale maledizione? - chiese Sigfrido.
-Sigfrido- disse allora una ninfa parlando a nome di tutte.-
-Sigfrido. è una triste storia quella che ora ti narrerò. Il tuo anello ti porta sventura. Molto tempo fa fu sottratto dall'oro del Reno. Alberico, che rubò l'oro e che forgiò per sè l'anello e ne fu derubato a sua volta, lanciò una maledizione per colui che ne sarebbe venuto in possesso.
Tu hai abbattuto una drago per averlo, ma oggi stesso a tua volta morrai: Tutti coloro che entreranno in possesso dell'anello moriranno finchè il monile non sarà restituito al Reno, da dove è stato strappato con la forza e l'inganno.
Sigfrido. udendo la terribile profezia, si irritò moltissimo e si rimise l'anello con spavalderia.
-Volete incutermi paura?con le vostre stupide chiacchiere e inutili minacce?
Sappiate che nulla mi spaventa e nulla può fermare la mia spada.-
-Sigfrido- lo interruppero le figlie del Reno- ti supplichiamo di ascoltarci. Quello che ti abbiamo detto è vero!_
-Ho spezzato una lancia divina e così saprò spezzare la trama di questo destino! Anche il drago mi parlò dell'anatema ma non so ancora cosa significhi la paura.- Contemplò l'anello a lungo e aggiunse : - Io sarei disposto, per amore, a regalare l'anello, anche se esso potesse donarmi il mondo intero; ma se vedo che si cerca di carpirmelo con le minacce o l'inganno, non lo dò nemmeno non avesse alcun valore, il minimo valore! E per quanto riguarda la mia vita, la so gettar via così... E prese una manciata di terra e la scagliò versò le ninfe con noncuranza.-
-Andiamo sorelle, lasciamo quel folle alla sua sventura! Egli crede d'essere un eroe ed è invece cieco e stupido. Addio Sigfrido, una donna diverrà proprio oggi l'erede del tuo anello-.
Sigfrido scosse la testa e s'incamminò verso la foresta dove aveva lasciato il cavallo.
Si sentivano intanto i richiami dei corni dei cacciatori. Sigfrido cavalcò dirigendosi dove maggiore era il frastuono e ben presto raggiunse i compagni in uno spiazzo.
La selvaggina cacciata era stata ammassata in un sol punto, e i cacciatori bevevano da otri e corni per ristorarsi dalle fatiche della giornata.
-Finalmente ritorni! - disse Hagen, - lo hai poi catturato quell'orso?-
-No, ho avuto altro da fare, ho trovato tre uccellini d'acqua che mi hanno fatto perder preda e tempo, hanno predetto addirittura la mia morte oggi!-
Udendo queste parole Gunther impallidì e guardò Hagen.
-Bevi e non pensare a queste cose tristi!-
Sigfrido iniziò a bere lentamente, ma la sua mente man mano che beveva si offuscava, e vecchi ricordi affioravano alla sua mente, un muro di fuoco, una donna bellissima....:- Brunilde disse, la mia vera sposa era Brunilde, che porta ancora l'elmo del potere e suo era l'anello-
-Ti sei risvegliato infine! - disse acre Hagen, brandendo la lancia- Ma ora dimmi senti il gracchiare dei corvi?
Sigfrido si volse e disse:- quali corvi?-
- vicino alla fonte dell'acqua-  Sigfrido la vide e si chinò per rinfrescarsi- in quello  stesso istante la lancia di Hagen lo colpì profondamente al dorso.
L'eroe cadde a terra con l'asta di Hagen conficcata nella schiena. Aprì un attimo gli occhi, sembrava volesse dire qualcosa, invece cadde riverso, senza vita tra gli astanti che guardavano allibiti.
Il corpo di Sigfrido venne sollevato e tutti si incamminarono muti verso la reggia.
Era ormai sopraggiunta la notte ed il corteo funebre procedeva molto lentamente.
Gutrune attendeva con ansia il ritorno dei cacciatori.
Quando udì squillare il corno di Hagen ebbe un brivido e si precipitò fuori dalla stanza. E andò a cercare Brunilde, ma Brunilde non c'era. Allora Gutrune si affacciò ancora una volta alla finestra della camera e tese l'orecchio.
- E' il corno di Sigfrido? No, non si ode più nulla-
Ad un tratto udì la voce di Hagen:- Presto, presto! Svegliatevi tutti! portate tizzoni e fiaccole, rechiamo una splendida preda. Su, Gutrune, saluta il tuo Sigfrido: il tuo eroe torna a te!-
:- ma che è accaduto Hagen? Non ho udito lo squillo del suo corno.-
-Ormai l'eroe non si preannuncia più con suoni di corno; non va più a caccia; non scende in campo a combattere con valore...- rispose Hagen con perfidia.
Gutrune con crescente terrore osservò il corteo funebre.
- Che cosa stanno portando? ... E' Sigfrido! urlò con angoscia.
E' morto- rispose lugubre Hagen. - Un cinghiale l'ha ucciso.
:- non è vero - gridò la donna con voce straziata. - Chi l'ha ucciso? Gunther, dimmi: chi l'ha ucciso?!?
Gunther stava immobile e guardava fisso davanti a sè. Si avvicinò alla sorella e l'abbracciò.
Ma Gutrune lo respinse.
:- vattene, maledetto! sei tu che l'hai ucciso!
-Non imprecare contro di me! Non sono io che l'ho ucciso. E' Hagen il malefico cinghiale che l'ha ammazzato!
- Si - disse Hagen, avanzando con audacia sfrontata- l'ho trafitto per bene e l'anello sarà mio, l'anello è la mia preda!-
Non lo toccherai- proruppe Gunther- L'anello spetta a Gutrune che era sua moglie-
- L'anello era di Alberico, mio padre, prima ancora che di Sigfrido, e spetta a me, solo a me- Poi, sfoderando la spada affermò:- con questa salvaguarderò i miei diritti!
Si abbattè contro Gunther e lo trafisse a morte.
I guerrieri intorno al principe si ritirarono, sorpresi e sbigottiti. Le donne levarono alti lamenti e gutrune si piego piangendo sul corpo del fratello.
Intanto Hagen non perdeva tempo. Si avvicinò al cadavere di Sigfrido e fece per sfilargli l'anello dal dito, ma la mano dell'eroe morto si alzò lentamente, mostruosamente, minacciosa. Tutti osservarono la scena atterriti: Gutrune, le donne, i guerrieri e Brunilde che stava arrivando in quel momento.
Hagen indietreggiò terrorizzato e la mano ricadde a lato del cadavere.
Allora si levò solenne la voce di Brunilde:
-Cessate il vostro pianto lamentoso: ergete piuttosto una pira su di una nave e date il degno destino di morte  a Sigfrido. Io lo seguirò nel suo ultimo viaggio.
Così gli uomini accatastarono legna su di una nave sulla sponda del Reno e quando all'interno la pira fu pronta vi adagiarono la salma di Sigfrido e gettarono sotto la pira un gran numero di torce infuocate.
Brunilde si avvicinò alla pira sfilò l'anello dalla mano del morto, poi esclamò: Ninfe del Reno, vi rendo l'anello affinchè ne siate sempre le custodi. Prima però lasciate che questo fuoco lo purifichi- detto questo si gettò tra le fiamme del rogo per morire con il suo eroe.
Le fiamme sembravano divorare pira e nave e in un baleno Brunilde e Sigfrido furono inghiottiti dal fuoco, poi il bagliore delle vampe languì a poco a poco, finchè non rimase che una grossa nuvola di vapore.
Hagen come impazzito si tuffò dove era sprofondata la nave ma i flutti subito lo inghiottirono e lui fu trascinato dalle onde della rapida corrente del Reno, annegando molto più in giù da lì.
Le Ninfe nuotarono con grida di giubilo levando in alto il trofeo finalmente riconquistato.
Fu allora che il cielo si squarciò in un'enorme ferita fino a mostrare il Walhalla. Le fiamme turbinavano nelle sale, tra le colonne e i marmi; sugli dei sugli eroicrollavano le immani pareti costruite dai giganti. Alla fine un uragano di fuoco sommerse gli dei e la sua sede gloriosa.
L'anello del nibelungo ha espresso il suo tragico potere mediante una catena continua di dolore: ne sono stati colpiti i perfidi come Mime, Hagen e lo stesso Alberico, e gli avidi come i giganti. Ma come destino inesorabile la maledizione ha colpito anche gli innocenti come Sigmund e Sigfrido. La brama di ricchezza e di potere ha travolto un'intera stirpe umana e persino l'immortale ed invincibile stirpe divina.
L'anello simboleggia la cupidigia e l'insaziabilità, l'avidità di potere e la ricchezza.
Lo stesso Wotan non ha rispettato la giustizia, benchè ne dovesse essere il supremo custode.
Per questo lo splendore degli dei si è affievolito fino a spegnersi e il Walhalla è crollato in un mare di fuoco.
E così i raggi del sole eterno che illuminava le giornate degli dei si sono smorzati in un crepuscolo di morte.


FINE






liberamente tratto dall'Anello del Nibelungo " Der Ring des Nibelunge "  di Richard Wagner

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Bellissima storia ma con una fine tristissima... imbarazzo meditare Be Happy

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