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I TRE CEDRI (una storia da raccontare).

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
e Moscione  e gli altri della compagnia che fine fecero?
Moscione, Orecchio di Lepre, Accecadritto, Soffiarello e Forteschiena inseparabili amici, decisero di proseguire il cammino verso Venezia senza Folgore ormai preso dagli impegni e l'intrigante principessa….chissà quali altre avventure li avrebbero attesi lungo il cammino…
......infatti i nostri amici ripresero il cammino e nella tarda mattinata arrivarono a Venezia.
Lungo i moli, posizionate alla fonda, c'erano navi di ogni tipo: bucintori, grosse navi mercantili simili a caravelle, galee, tartane, sciabecchi, velieri dal nord e perfino giunche dal lontano oriente.
Dalle passerelle, posizionate su un lato di ogni nave, operai, marinai e facchini, sudati e sfiancati, da una parte scaricavano : sete preziose, sale, spezie (tra cui il preziosissimo zafferano), vini, olive schiacciate, oli profumati, cere, casse e barili; e dall'altra caricavano: anfore colme d'acqua, altri barili contenenti carni essiccate, aringhe sotto sale, verdure e frutta.
Tutti erano impegnatissimi con una fretta del diavolo, e capitani o altri addetti incitavano i lavoratori, anche a male parole. E per rendere peggiore la confusione c'era una gran folla di curiosi, sfaccendati, accattoni, qualche rara coppia di soldati armati di picca, e (con molta probabilità) ladri e ladruncoli.
Così Moscione, Orecchio di Lepre, Accecadritto, Soffiarello e Forteschiena, dopo aver trovato un passaggio tra la folla, proseguirono per cercare un luogo più tranquillo e magari mettere qualcosa sotto i denti.
Cammima e cammina, i moli sembravano non aver fine, trovarono un luogo con meno persone, entrarono in una piccola osteria dove mangiarono e bevvero sino ad esser sazi.
Ad un tratto Accecadritto si alzò, allungò il braccio e disse:- amici, vedo un capannello di persone poco lontano da qui, ma non sono degli operai, sono tutti fermi in cerchio attorno a qualcuno.- Si avvicinò di più alla finestra, - : potrebbero essere, giocolieri, pagliacci o menestrelli, ciò che guardano, che dite andiamo a vedere?:- Tutti si trovarono d'accordo e una volta saldato il conto si avviarono verso quel raduno di persone.
Il "poco lontano da qui" di Accecadritto erano quasi 8 miglia.... arrivarono ben sudati e toccò a Soffiarello rinfrescare un pò tutti i suoi compagni.
Moscione, curioso al suo solito, si avvicinò agli astanti posizionati in cerchio attorno a tre personaggi.
Uno era un vecchio seduto sopra una sedia che aveva visto tempi migliori, c'era una scimmietta vestita da soldatino ed una graziosa fanciulla che stava dicendo a voce alta :- Un soldino di rame signori miei, solo un soldino di rame per ascoltare una meravigliosa leggenda dei tempi antichi.
Accompagnerà le vicende di questa vera storia, mio nonno con il suo liuto, da quello strumento sà trarre fantasiose note e arcane melodie; un soldino di rame Signori....
Moscione, che voleva ascoltare la storia, si consultò con gli altri (che si trovarono d'accordo)  e tutti misero 3 soldi ciascuno nel barattolino che la scimmietta ammaestrata, porgeva quando le facevi  un cenno con la mano.
Ben presto buona parte degli altri astanti li imitarono; la fanciulla non smetteva di ringraziare. Quando parve che nessun altro allungasse la mano ad aggiungere monete, ebbe inizio il racconto.
:- Quella che oggi vi narrerò, Signore e Signori è una vera leggenda dei tempi antichi ed ha per titolo:
I TRE CEDRI
C'era una volta un re molto ricco e potente che aveva un unico figlio di nome Vincenzo. Questo principe era assai bello, intelligente e buono, ma per i suoi genitori aveva un difetto: non voleva prendere moglie.
Il re suo padre avrebbe voluto diventare presto nonno, perciò tentava in tutti i modi di indurre il figlio alle nozze ma senza riuscire mai a convincerlo. Un giorno mentre erano tutti seduti a tavola e stavano per finire il pranzo, il re riprese il solito argomento - Possibile, - chiese che non esista sul tutta la terra una principessa degna di te?
Anche il principe si era innervosito e maneggiava un coltellino proprio nel momento in cui un valletto gli deponeva davanti una torta fior di latte.
Nella sua agitazione, si punse e una goccia di sangue cadde sulla torta.
- Ecco! - esclamò allora- ecco la fanciulla che vorrei-. Dovrebbe avere la carnagione bianca come il fior di latte e rossa come il sangue. Se per caso esiste la speserò subito-
- Che idee sono queste?- esclamò il re interdetto. - Pretendi che io mandi ambasciate per tutti i regni  del mondo per cercare una principessa dalla pelle bianca come una ricotta e rossa come il sangue?-
-Ma no! - rispose il principe tranquillamente. - Andrò io stesso a cercare la mia sposa, dovessi girare tutta la terra.
E infatti, subito dopo pranzo, fece sellare il cavallo e partì.
Viaggiò per quattro mesi, sempre scrutando il volto di tutte le fanciulle, deciso a sposare anche una pastorella, pur che avesse la carnagione bianca come il fior di latte e rossa come il sangue; ma sempre inutilmente.
Arrivò così sulla riva del mare e vide che una nave era in procinto di salpare l'ancora.
-Chissà che io non trovi la mia sposa al di là del mare?- pensò.
Concordò con il capitano il costo del viaggio e si imbarcò.
La nave era diretta verso le indie e Vincenzo si disse forse in quel paese avrebbe trovato soltanto fanciulle brune, e non bianche come il fior di latte; ma andò lo stesso e la nave spiegò le vele.
Dopo alcuni giorni di navigazione i marinai rimasero senza acqua da bere, e allora fecero scalo a un'isola sconosciuta e scesero a terra nella speranza di trovare qualche sorgente.
Vincenzo li seguì e mentre i marinai si sparpagliavano di qua e di là alla ricerca di qualche ruscello, egli si inoltrò nel fitto del bosco, e vide seduta ai piedi di un cedro gigantesco e carico di frutti una vecchia che lo guardò curiosamente e gli chiese come avesse fatto ad arrivare sin li.
Il principe si inchinò con rispetto e rispose a tutte le domande con molta gentilezza; allora la vecchia con un coltellino d'argento staccò tre frutti dall'albero.
Prendi questi tre cedri- disse- e ritorna a casa perchè hai già trovato ciò che cercavi. Ciascuno di questi frutti magici racchiude una principessa dalla carnagione bianca come il fior di latte e rossa come il sangue e tu potrai sposarla ed essere felice con lei-
Ma apri i cedri soltanto quando sarai nel tuo regno, a un giorno di viaggio dalla reggia. Allora fermati presso la prima fontana che troverai, e sta attento a offrire subito da bere alla fanciulla, altrimenti sparirà.
Il principe ringraziò, prese i tre cedri e ritornò alla spiaggia. Vide nella spiaggia una seconda nave che aveva gettato l'ancora per rifornirsi d'acqua e che era diretta verso l'Europa. Il principe esultò di gioia e dopo aver parlato con il capitano questi si dichiarò disponibile ad accettarlo sulla nave e disse che la sera stessa sarebbero ripartiti.
Dopo pochi giorni la nave raggiunse il porto da cui era partito; scese  a terra, riprese il cavallo che aveva lasciato in custodia presso una stalla del paese e galoppò allegramente verso il palazzo reale.
Giunto ad un giorno di viaggio dalla reggia vide una fontana zampillante e si fermò, prese un coltellino e con estrema delicatezza aprì il primo cedro. Subito comparve una fanciulla meravigliosa, bianca come il fior di latte, dalle labbra rosee e i capelli di un rosso-rame come raggi di sole. Vestiva di un abito tutto a fiori e disse con voce soave :- dammi da bere, per favore.- Ma il principe era rimasto incantato a guardarla, e quando finalmente affondò le mani a conca nell'acqua, la fanciulla era già sparita.
Restò malissimo e si ripromise di essere più attento; aprì il secondo cedro e immediatamente apparve un fanciulla ancora più bella della prima che gli disse con voce melodiosa - Svelto, mio bel principe, dammi da bere-. Ma ancora una volta il principe rimase affascinato e quando si ricordò dell'acqua era troppo tardi: la fanciulla non c'era più.
Vincenzo avrebbe pianto dalla rabbia e per la sua stupidità.
Aprì allora l'ultimo cedro con ogni precauzione e fu così pronto a presentare l'acqua raccolta nel cavo delle mani che la fanciulla non ebbe nemmeno il tempo di parlare. Ella bevve un poco, poi rivolse al giovane un grazioso sorriso. Era veramente la più bella fanciulla del mondo con gli occhi che sembravano pezzetti del cielo quando si rispecchia nel mare.
-Ti seguirò volentieri alla reggia, principe Vincenzo ma ...

chi se la sente di continuare?

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Constantin
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Viandante Mitico
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... ti seguirò volentieri alla Reggia Principe Vincenzo, ma nel tuo parco ci sono grandi cedri ? io potrò sentire ancora il profumo che rendeva così fresco e delizioso il frutto che mi ha servito da culla?-
Il principe era ancora scosso dall'apparizione della fanciulla, ma ben presto si riebbe e rispose - Certo mia bellissima principessa, ce ne sono moltissimi.- poi proseguì- Principessa, non vedo l'ora di presentarti a mio padre e di sposarti, ma non voglio che giungiamo alla reggia sullo stesso cavallo come due poveri viandanti. Ti prego aspettami qui e correrò a palazzo per ritornare con un cocchio d'oro trainato da dieci cavalli bianchi.-
Per me va benissimo anche il tuo cavallo- obiettò la principessa. - Non mi piace rimanere sola in questo bosco.-
-Ma ritornerò subito!- la rassicurò il principe.- Nel frattempo, affinchè tu non corra alcun pericolo, ti aiuterò a rifugiarti sopra un albero. Starai nascosta tra le foglie e nessuno ti vedrà.-
Così fece, sistemò la principessa sopra un ramo abbastanza comodo, poi balzò a cavallo e partì al gran galoppo. La principessa aspettò pazientemente, e ogni tanto per distrarsi sporgeva il visino tra le foglie per vedere se qualcuno veniva ad attingere acqua.
Poco dopo venne infatti una serva dalla pelle nera, una bruttissima ragazza che camminava a piedi scalzi e portava un'anfora sulla spalla. La ragazza mise l'anfora sotto il getto e sedette sull'orlo della fontana guardando nell'acqua pensierosa e corrucciata.
Quella serva si chiamava Lucia e aveva un pessimo carattere. Era sempre indispettita perchè non le piaceva essere una serva, essere nera e soprattutto vedersi tanto brutta.
Ogni volta che veniva ad attingere acqua si specchiava nella speranza di trovare che il naso era meno schiacciato, la bocca meno larga, la pelle meno nera; ma quel miracolo non accadeva mai.
Anche quel mattino si specchiò, e sussultò di gioia vedendo disegnarsi nell'acqua un visino delicato, bianco come il fior di latte, le guance rosee ed i capelli  di un colore così bello da sembrare raggi di sole.
Naturalmente, era il volto della principessa, ma Lucia non lo sospettò.
-Oh, Lucia , Lucia fortunata! Gridò.- Tu così bella stare, che non più acqua portare, e vaso spezzare!- Afferrò l'anfora e la ruppe contro una pietra, poi tornò senza fretta dalla sua padrona.
Vedendola rientrare la padrona si indispettì- Perchè hai tardato tanto? Che cosa ti è successo? Dove hai messo l'anfora?
La ragazza rispose: - Leone passato, vaso urtato, in terra caduto e tutto spezzato.
-Impossibile! esclamò la donna con ira. Non esistono leoni, da queste parti! perchè dici bugie?. Scommetto che hai spezzato il vaso tu per farmi dispetto; o lo hai lasciato cadere.
Vattene, prima che io ti bastoni!-
Afferrò davvero il manico della scopa e la serva scappò via per non essere picchiata, e anche perchè aveva deciso di andarsene. Bella come credeva di essere diventata, non avrebbe faticato a sposare un figlio di re, che avrebbe messo al suo servizio un intero esercito di serve e servi.
Ma voleva ammirarsi ancora una volta, e tornò alla fontana.
Udendo i suoi passi, la principessa si sporse di nuovo e così Lucia potè vedere nell'acqua il visino bianco e rosei e quei bellissimi occhi verde-azzurri.
Giunse le mani con estasi e gridò:
-Oh , Lucia, come tu bella stare, avere gli occhi color del mare, tu non più lavorare. Tu un figlio di re sposare!
A quelle parole la principessa non potè trattenere una piccola risata, e la serva nera guardò tra le foglie dell'albero. Potè così vedere il bellissimo viso che aveva creduto il suo, e si sentì piena di rabbia.
Dunque lei era brutta come prima. E si era illusa così. Anzi per colpa di quella sconosciuta aveva rotto l'anfora, aveva litigato con la sua padrona, e sarebbe stata sicuramente bastonata.
Decise di vendicarsi subito, ma assunse un atteggiamento mellifluo e chiese con vocetta gentile:
Cosa fare lassù bella fanciulla?
La principessa che era sempre vissuta dentro la scorza profumata di un cedro, e non conosceva le malizie del mondo, non ebbe difficoltà a raccontare la propria storia, e disse che aspettava il principe, suo promesso sposo.
Lucia si sentì più stizzita che mai!
Aveva sperato di sposarlo lei, il figlio del re. Ma non lasciò trapelare la collera, e disse in tono festoso - Mentre tu il principe aspettare, io te pettinare, e più bella ancora far diventare!
L'idea di diventare più bella non dispiacque nemmeno alla principessa, la quale scivolò dall'albero, sedette sull'orlo della fontana e sciolse i magnifici capelli.
La nera cominciò a pettinarla delicatamente, ma intanto levò di tasca uno spillo fatato e a tradimento lo conficcò nella testa della principessa.
Subito questa diventò una colomba bianca e volò via. Allora Lucia si arrampicò sull'albero e si nascose tra le foglie.
Qualche momento dopo il principe arrivò seguito da un cocchio d'oro trainato da dieci cavalli bianchi e da un festoso corteo.
Balzò da cavallo e corse sotto l'albero.
-Scendi- gridò tendendo le braccia- e io ti aiuterò.
Ma grande fu la sua sorpresa quando si vide tra le braccia il brutto muso di Lucia, con il naso rincagnato e la pelle nera come il carbone.
- Ma...ma...- balbettava interdetto. La serva non si perse d'animo. - Tu me lasciata, sole tutta scottata, nera diventata. Nel cedro non abituata.
Sentendo nominare il cedro il principe non dubitò che quella donna dalla pelle nera come il carbone, fosse davvero la sua promessa sposa, diventata così perchè non abituata al sole. Tuttavia rimase molto male! Che cosa avrebbe detto la gente di lui, che aveva girato il mondo intero per conquistare quella bruttissima donna?... °°°°°°°°°°...prochaine fois ....

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Arwen
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Ho letto la prima parte della storia, bella!
La seconda in un altro momento...con questo caldo ho il cervello in pappa  inizio a sorridere
Per continuare ci vuole  una pausa di fresco e meditazione all'ombra di un cedro sorriso
Constantin fa troppo caldo per pensare....e scrivere al piccì

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Constantin
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Viandante Mitico
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@Arwen ha scritto:Ho letto la prima parte della storia, bella!
La seconda in un altro momento...con questo caldo ho il cervello in pappa  inizio a sorridere
Per continuare ci vuole  una pausa di fresco e meditazione all'ombra di un cedro sorriso
Constantin fa troppo caldo per pensare....e scrivere al piccì


" Ma va là, Elfa, ma dò stèto ! Nel Togo o in Uganda ?!?, tàca el climatisàtor o el ventilàtor, ostiaMadòna !!, pòca hoia de scrivàr.... halà che t'hò càpio..., ma và ben istéso, va là,  solo parché te si ti....." sorriso

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Constantin
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Arwen
  Constantin ferito da Arwen arrabbiata, sta tirando le cuoia.


  ... tanto noi vampiri non muoriamo mai !!! inizio a sorridere  sorriso  SGHIGNAZZARE

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Lady Joan Marie
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Viandante Storico
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L'ho già letta la favola dei Tre Cedri e so come va a finire e non lo dico per correttezza...
Mi interessa di più ciò che fanno dopo la favola gli strambi amici!
KleanaInfoiata

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Arwen
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Viandante Affezionato
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@Constantin ha scritto:

" Ma va là, Elfa, ma dò stèto ! Nel Togo o in Uganda ?!?, tàca el climatisàtor o el ventilàtor, ostiaMadòna !!, pòca hoia de scrivàr.... halà che t'hò càpio..., ma và ben istéso, va là,  solo parché te si ti....." sorriso
Sotu venexian? Mi no ostrega!
Constantin fa caldo!  inizio a sorridere
Mi ci vuol tempo a leggere, pensare e scrivere...dammi il tempo che non ho, aspetta.

p.s. non sono arrabbiata inizio a sorridere



Ultima modifica di Arwen il Lun 26 Giu 2017 - 18:33, modificato 1 volta

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Arwen
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@Lady Joan Marie ha scritto:L'ho già letta la favola dei Tre Cedri e so come va a finire e non lo dico per correttezza...
Mi interessa di più ciò che fanno dopo la favola gli strambi amici!
KleanaInfoiata
I tre cedri?Ma allora è una storia che già esiste, ma non la conosco, si può dare un finale diverso e carina l'idea della storia dentro alla storia.

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Lady Joan Marie
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@Arwen ha scritto:
@Lady Joan Marie ha scritto:L'ho già letta la favola dei Tre Cedri e so come va a finire e non lo dico per correttezza...
Mi interessa di più ciò che fanno dopo la favola gli strambi amici!
KleanaInfoiata
I tre cedri?Ma allora è una storia che già esiste, ma non la conosco, si può dare un finale diverso e carina l'idea della storia dentro alla storia.
Lo penso anch'io! Ma preferirei, ripeto, sapere cosa fanno gli amici di Moscione dopo questa favola...
saint

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Arwen
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Ok, vediamo di pensarci su...
Pure  Moscione, che nel frattempo avendo ascoltato la favola, s' ammosciò ancora di più.
"Possibile che le storie con le principesse finiscano sempre male? Uno spera di trovare una bellissima principessa con tutte le qualità che un uomo desidera e...c'è sempre di mezzo un incantesimo o una magia che ti fa svanire il  sogno più bello!"

E intanto guardando il  povero vecchio che si guadagnava da vivere come cantastorie, immaginava che da giovane pure lui dovesse aver avuto la sua storia d'amore con qualche bellissima fanciulla...e se...se fosse lui il protagonista della storia, il giovane e bel principe Vincenzo, sposato alla nera e brutta Lucia? E la giovane fanciulla che l'accompagnava fosse invece sua figlia?
Ma che ci faceva un principe in una piazza di Venezia a raccontar storie per guadagnarsi da vivere?
Continua....

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Constantin
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Viandante Mitico
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(fine della storia)....Che cosa avrebbe detto la gente di lui, che aveva girato il mondo intero per conquistare quella bruttissima donna?
.... Ma non restava che fare buon viso a cattiva sorte e sperare che questa specie di maleficio si dissipasse.
Prese la nera per mano e di corsa la condusse al cocchio d'oro, abbassando subito le tendine: così il popolo non la vide.
Ma quando il corteo giunse alla reggia il re scese lo scalone per accogliere la futura nuora, un silenzio esterrefatto calò su tutti all'apparizione della bruttissima donna nera.
Era costei, la bellissima tra le belle che il figlio aveva cercato per mare e per terra?
Il principe balbettava confuse spiegazioni parlando di cedri, di incantesimi, ma Lucia lo interruppe:
-quando tu me sposare, io bellissima ridiventare- affermò; e il re comandò allora che le nozze fossero celebrate al più presto.
Il principe non aveva altrettanta fretta, tanto più che la donna nera si era dimostrata ignorante e maleducata; ma non sapeva come tirarsi indietro. Perciò, tutto sconsolato, lasciò che si facessero i preparativi.
Sale e saloni furono tirati a lucido; vennero accuratamente spolverati stucchi, dorature e corone reali; i suonatori di corte provarono e riprovarono la marcia nuziale, le guardie lustrarono le corazze.
Giunto il giorno delle nozze, il capocuoco stava passando da un tegame all'altro per assaggiare gli intingoli quando vide una colomba bianca come la neve posarsi sul davanzale della finestra.
La colomba cantò
-cuoco, cuoco, è noto anche a te che è una serva la sposa del re?
Il capocuoco restò tanto meravigliato nell'udire quelle parole, che corse fuori e le riferì al maggiordomo.
Il maggiordomo le ripetè al cerimoniere che corse fuori e le riferì al capitano delle guardie, il capitano delle guardie al primo ministro, e il primo ministro che stava per sedersi a tavola con gli sposi, non seppe trattenersi e le sussurrò all'orecchio del re.
Stupito, il re le ripetè a voce alta : Cuoco, cuoco, e noto anche a te che è una serva la sposa del re?
Il principe trasalì.
- Chi afferma questo?- domandò.
Il re accennò al primo ministro, il primo ministro chiamò il capitano delle guardie; il capitano delle guardie fece venire il cerimoniere, il cerimoniere si trascinò dietro il maggiordomo, il maggiordomo diede la colpa al cuoco e il cuoco, e il cuoco infine si presentò stringendo tra le mani una bella colomba bianca.
Il principe la prese e iniziò ad accarezzarla dolcemente, ma vide sulla testa della bestiola la capocchia di uno spillo. Lo tolse e in quel momento la colomba sparì e d'incanto apparve una bellissima fanciulla dai capelli rossi come raggi di sole e con la pelle bianca come il fior di latte.
-Eccola mia vera sposa!- gridò Vincenzo esultante.
Allora la serva nera Lucia balzò alla porta e fuggì a gambe levate, preferendo le bastonate della padrona, alle probabili frustate che avrebbe ricevuto dal re, se non di peggio.
Tutto venne spiegato; il principe sposò la bellissima fanciulla e fu sempre felice con lei; e il re ebbe attorno una schiera di nipotini sorridenti e rosei.
Rossi come il sangue e bianchi come il fior di latte.
"Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia"



Ultima modifica di Constantin il Mar 27 Giu 2017 - 17:51, modificato 1 volta

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Lady Joan Marie
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E gli amici strambi che fine hanno fatto? Erano loro che mi incuriosivano! fischio

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Arwen
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@Constantin ha scritto: (fine della storia)....Che cosa avrebbe detto la gente di lui, che aveva girato il mondo intero per conquistare quella bruttissima donna?
.... Ma non restava che fare buon viso a cattiva sorte e sperare che questa specie di maleficio si dissipasse.
Prese la nera per mano e di corsa la condusse al cocchio d'oro, abbassando subito le tendine: così il popolo non la vide.
Ma quando il corteo giunse alla reggia il re scese lo scalone per accogliere la futura nuora, un silenzio esterrefatto calò su tutti all'apparizione della bruttissima donna nera.
Era costei, la bellissima tra le belle che il figlio aveva cercato per mare e per terra?
Il principe balbettava confuse spiegazioni parlando di cedri, di incantesimi, ma Lucia lo interruppe:
-quando tu me sposare, io bellissima ridiventare- affermò; e il re comandò allora che le nozze fossero celebrate al più presto.
Il principe non aveva altrettanta fretta, tanto più che la donna nera si era dimostrata ignorante e maleducata; ma non sapeva come tirarsi indietro. Perciò, tutto sconsolato, lasciò che si facessero i preparativi.
Sale e saloni furono tirati a lucido; vennero accuratamente spolverati stucchi, dorature e corone reali; i suonatori di corte provarono e riprovarono la marcia nuziale, le guardie lustrarono le corazze.
Giunto il giorno delle nozze, il capocuoco stava passando da un tegame all'altro per assaggiare gli intingoli quando vide una colomba bianca come la neve posarsi sul davanzale della finestra.
La colomba cantò
-cuoco, cuoco, è noto anche a te che è una serva la sposa del re?
Il capocuoco restò tanto meravigliato nell'udire quelle parole, che corse fuori e le riferì al maggiordomo.
Il maggiordomo le ripetè al cerimoniere che corse fuori e le riferì al capitano delle guardie, il capitano delle guardie al primo ministro, e il primo ministro che stava per sedersi a tavola con gli sposi, non seppe trattenersi e le sussurrò all'orecchio del re.
Stupito, il re le ripetè a voce alta : Cuoco, cuoco, e noto anche a te che è una serva la sposa del re?
Il principe trasalì.
- Chi afferma questo?- domandò.
Il re accennò al primo ministro, il primo ministro chiamò il capitano delle guardie; il capitano delle guardie fece venire il cerimoniere, il cerimoniere si trascinò dietro il maggiordomo, il maggiordomo diede la colpa al cuoco e il cuoco, e il cuoco infine si presentò stringendo tra le mani una bella colomba bianca.
Il principe la prese e iniziò ad accarezzarla dolcemente, ma vide sulla testa della bestiola la capocchia di uno spillo. Lo tolse e in quel momento la colomba sparì e d'incanto apparve una bellissima fanciulla dai capelli rossi come raggi di sole e con la pelle bianca come il fior di latte.
-Eccola mia vera sposa!- gridò Vincenzo esultante.
Allora la serva nera Lucia balzò alla porta e fuggì a gambe levate, preferendo le bastonate della padrona, alle probabili frustate che avrebbe ricevuto dal re, se non di peggio.
Tutto venne spiegato; il principe sposò la bellissima fanciulla e fu sempre felice con lei; e il re ebbe attorno una schiera di nipotini sorridenti e rosei.
Rossi come il sangue e bianchi come il fior di latte.
"Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia"
Mi piace questo finale inizio a sorridere

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Constantin
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Viandante Mitico
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@Lady Joan Marie ha scritto:E gli amici strambi che fine hanno fatto? Erano loro che mi incuriosivano! fischio
Moscione, Orecchio di Lepre, Accecadritto, Soffiarello e Forteschiena, avevano ascoltato estasiati la favola (o vera storia)narrata dalla fanciulla e come del resto gli altri astanti, erano rimasti immobili e prigionieri, immersi in una fluida nebbia da sogno e avevano vissuto con il principe Vincenzo le sue avventure. Colpa della vellutata voce della ragazza o degli accordi di  musica tratti dalle abili dita, sulle corde del suo strumento, dal vecchio menestrello?
Nessuno lo sapeva, Moscione guardò i visi dei suoi amici, poi guardò la fanciulla e facendosi strada tra la folla arrivò davanti a lei. Subito non sapeva cosa dire (in effetti la giovane era molto bella, e rimase un attimo a guardare i suoi profondi occhi neri). Poi le parole uscirono lentamente dalle sue labbra. :- chi sei dolce fanciulla? e perchè ti guadagni da vivere raccontando fiabe lungo i moli di Venezia?- La ragazza stava per rispondere, quando un forte tuono, seguito da vento di tempesta e grosse gocce di pioggia, iniziarono a cadere con violenza. In pochi minuti tutti sgombrarono la piazzetta dove aveva avuto luogo il racconto,e come gli altri anche il vecchietto, presa la piccola scimmia in braccio e per mano la nipote, fuggì in cerca di riparo.
Iniziarono a piovere pure grossi chicchi di grandine " per la miseria" - disse Accecadritto - questa è una burrasca che arriva dritta, dritta dal mare, consiglierei che anche noi ci prendessimo la briga di cercare un rifugio, a quanto vedono i miei occhi, le cose tra poco peggioreranno, non si scherza con le trombe d'aria- . Infatti di quello si trattava, una temibile tromba d'aria si stava abbattendo su Venezia, causata forse dal troppo caldo di quei giorni che si scontrava con le fredde correnti portate dal mare.
Sempre Accecadritto disse - vedo poco lontano da qui, una taverna presa d'assalto da molte  persone- se corriamo la, forse troveremo un posto dove poterci riparare.
Tutti si trovarono d'accordo e gambe in spalla, corsero velocemente seguendo Accecadritto che segnava la direzione. Beh.. lo sapete, ormai come Accecadritto misura le distanze! Arrivarono, fradici, ansimanti e sfiancati. Ma riuscirono ad entrare nella taverna. continua...

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