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LO SCIOCCO (una storia da raccontare )

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Constantin
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LO SCIOCCO (una storia da raccontare).

C'era una volta un mercante molto ricco il quale aveva un unico figlio chiamato Moscione.
Il mercante sperava di arricchire ancora di più, per lasciare un giorno a Moscione un commercio fiorente e redditizio; ma  ben presto dovette accorgersi che il figlio era sciocco e non si interessava proprio di nulla. Non lavorava, non studiava, non desiderava nemmeno andare a divertirsi con i giovani della sua età. Trascorreva le giornate a letto o bighellonando nel giardino con gli occhi trasognati e fissi nel vuoto, e non c'era cosa che potesse scuoterlo dal suo intontimento.
-Mio figlio è sciocco- pensava il mercante desolato - sembra che dorma sempre a occhi aperti. Ma forse la colpa è mia, perchè l'ho tenuto in casa senza fargli conoscere il mondo. Dovrebbe viaggiare da solo e affrontare le difficoltà della vita. La necessità aguzza l'ingegno e Moscione si sveglierebbe un pò. Gli proporrò di compiere un viaggio, e forse ritornerà intelligente e fortunato-.
Moscione accettò la proposta del padre con gran gioia.
-Andrò a Venezia - dichiarò. - Ho sentito dire che Venezia è una delle città più belle del mondo.
Ma dammi un servo o un compagno, perchè non mi piace viaggiar da solo: divento triste-.
-E invece viaggerai proprio solo- rispose il padre. Hai avuto troppi servitori, fino a oggi, che pensavano e lavoravano per te. D'ora in poi provvederai tu a te stesso.-
Moscione non replicò: fece sellare il cavallo e partì alla volta di Venezia.
Cammina cammina, verso sera giunse in un bosco, e poichè non c'erano taverne o osterie in giro, decise di passare la notte sotto di un pioppo. Scese di sella e si preparò un giaciglio di foglie; ma quando stava per lasciarsi cadere su di esso, vide che dall'altra parte dell'albero c'era un altro giovane che si riposava. Contento di aver trovato compagnia, lo salutò e chiese :
- come ti chiami?
- mi chiamo Folgore- rispose l'altro,- e vengo dal paese di Saetta.-
- Come mai hai un nome tanto strano?-
-Perchè sono più veloce della folgore, cioè il fulmine: Quando corro non si riesce nemmeno a vedermi-.
-Questo è interessante! -esclamò Moscione tutto contento - Vuoi venire con me? Vado a Venezia.-
-E perchè no? - rispose l'altro. - Non so cosa fare nè dove andare domattina verrò con te.
Ed infatti dopo aver dormito saporitamente tutta la notte, i due giovani si misero in viaggio chiaccherando amichevolmente.
Non avevano percorso ancora quattro miglia quando notarono un altro giovane che stava sdraiato a terra e teneva un orecchio appoggiato al suolo.
-Che cosa fai? - chese Moscione incuriosito. - Chi sei?.
-Sono Orecchio di Lepre- rispose l'altro- e provengo dal Paese di Vallecuriosa. Il mio udito è tanto fino che mi basta mettere l'orecchio a terra per sentire tutto ciò che si dice nel mondo. Non so che cosa fare nè dove andare, perciò mi diverto ad ascoltare ciò che dice la gente appena alzata.
-Davvero?- esclamò Moscione meravigliato- Prova ad ascoltare cosa dicono in questo momento a casa mia.
Orecchio di Lepre mise la mano a conca dietro l'orecchio e riferì:
- Sento una voce d'uomo che dice " Che cosa farà in questo momento il mio Moscione? Speriamo che ritorni meno sciocco".
-Di certo era mio padre!- commentò Moscione meravigliato. - Se non sai dove andare vieni con noi! Assieme a te e a Folgore farò fortuna, ne sono convinto e mio padre sarà fiero di me.-
-Perchè no?! - disse Orecchio di Lepre. Subito si mise a fianco dei due giovani e tutti insieme proseguirono il viaggio.
Avevano percorso circa altre dieci miglia quando incontrarono un terzo giovane, il quale armato di una balestra, stava prendendo di mira qualcosa che non si vedeva.
-Che fai- chiese Moscione. Non vedo uccelli nè lepri, qui intorno; perchè scagli la tua freccia?
- voglio spaccare in due un pisello dell'orto del curato. E' il quinto pisello sul cespuglio a destra.
-Che orto e che pisello!?- replicò Moscione - Io non vedo niente.
-L'orto dista cento miglia da qui- disse il giovane. - Ma io ho la vista tanto acuta che riesco a vederlo benissimo. Non per niente mi chiamo Accecadiritto e vengo da Castel Tiragiusto. Non so cosa fare nè dove andare perciò mi distraggo così: spaccando in due i piselli.
-Vieni con noi!- esclamò Moscione. - Noi andiamo a Venezia, e insieme faremo fortuna sicuramente.
-Perchè no?- rispose il giovane. Così dicendo si mise la balestra in spalla e si unì alla compagnia.
Cammina cammina, dopo circa un'ora i quattro giovani giunsero sulla riva del mare. Un villaggio sorgeva sulla costa e nel piccolo porticciolo alcuni muratori stavano costruendo un molo.
Chi portava pile di mattoni, chi ceste di sassi, chi secchi di calcina. Il sole era alto, e dardeggiava sugli uomini col suo calore implacabile, specchiandosi nel mare, sembrava addirittura raddoppiare la sua luce. Tuttavia gli operai lavoravano, fischiettavano allegramente e nessuno di loro sembrava stanco e sudato; avevano tutti il volto fresco ed asciutto, nonostante il peso e la fatica.
Moscione si fermò asciugandosi la fronte e guardò meravigliato i muratori.
-Voi fate un lavoro molto pesante- disse al capomastro- Come mai nessuno di voi è rosso in viso e le vostre camice asciutte? I muratori che lavorano al mio paese, sembrano gamberi cotti e sgocciolano sudore come innaffiatoi. Che cosa vi fa sentire tanto freschi?
- Noi non ci accorgiamo del caldo- rispose il capomastro con aria soddisfatta. - Una brezzolina deliziosa ci mantiene ristorati, e nemmeno il sole di mezzogiorno riesce a farci sudare.
-Come mai?- Chiese Moscione che avvertiva anche lui la brezzolina e ne provava grande sollievo- E' qualche gola di montagna a incanalare il vento sin qui?
-Ma no! rispose il capomastro ridendo. Non abbiamo montagne, nelle vicinanze. E' arrivato qui un giovane che ha il fiato tanto potente da gareggiare con il vento. Egli sta alle nostre spalle e soffia sopra di noi. Così siamo avvolti dall'aria fresca persino sotto il sole di mezzogiorno; perciò lavoriamo senza stancarci.
"Voglio conoscere questo giovane" pensò Moscione interessato. E tornò indietro.
Trovò poco dopo il giovane che stingendo un poco le labbra dirigeva sui muratori un soffio di deliziosa aria fresca.
-Ciò che fai è meraviglioso_ disse Moscione ammirato- Chi sei e come ti chiami?.
-Mi chiamo Soffiarello- rispose il giovane cortesemente- Ho tanto fiato che potrei gareggiare con il vento.Ma non voglio esagerare, e mi accontento di mantenere un pò freschi quei poveri operai i quali altrimenti si scioglierebbero in sudore. Grazie a me possono lavorare senza troppa fatica anche a mezzogiorno.
-Da dove vieni?-
-Vengo da Torreventosa.-
-E dove vai?-
- In nessun posto. Non so che cosa fare nè dove andare. Mi sono fermato qui per aiutare quei muratori, ma hanno quasi terminato il molo e domattina ripartirò verso non so dove.
-Perchè non vieni con noi?- gridò Moscione entusiasmato- Ho già tre amici straordinari, e con te sono sicuro che faremo fortuna.
-Perchè no?- rispose il giovane.
Lanciò verso i muratori un ultimo sospiro che parve davvero il soffio della brezza vespertina, poi si unì alla comitiva e tutti ripresero il cammino per Venezia.
Moscione era contento. Sapeva di valere poco, ma aveva avuto l'avvedutezza di procurarsi amici straordinari che lo avrebbero aiutato nel momento del bisogno e forse egli intuiva che un giorno essi sarebbero serviti.
Anche gli amici erano stati fortunati incontrando lui, che aveva saputo apprezzarli.
Tutti insieme avrebbero fatto fortuna.
Cammina cammina, già in cielo si accendevano le prime stelle e i giovani stavano studiando il modo di dove passare la notte, quando scorsero sdraiato proprio sulla riva del mare, un giovane che certo si preparava a dormire giusto li dove si trovava.
Era un giovane aitante, alto e muscoloso, e Moscione, che aveva imparato come spesso il merito sia nascosto e non si presenti agli occhi di tutti con bandiere e fanfare, volle interrogare anche lui : - Come ti chiami ?
-Mi chiamo Forteschiena- rispose il giovane con molta cortesia.
E' uno strano nome, da dove vieni?
-Vengo dal paese di Fortezza.
E dove vai?- Non so dove andare e non so cosa fare, perciò ho  deciso di dormire qui- e si stava mettendo un braccio sotto la testa per iniziare a dormire, quando Moscione gli domandò:
-Ma perchè ti chiamano così?-
- Perchè ho molta forza. Potrei caricarmi una montagna sulle spalle e mi sembrerebbe una piuma. Ma ora con tanti attrezzi che vengono in aiuto agli uomini per i lavori più pesanti, nessuno cerca più la mia forza.
Moscione pensò un momento. Aveva con sè degli amici fuori del comune. Perchè dunque anche Forteschiena non avrebbe potuto far parte della comitiva?
-Noi siamo diretti a Venezia- disse.
-Io sono lo sciocco- è una qualità non invidiata da nessuno. Con me viaggiano: Folgore che corre veloce più del fulmine, tanto che non riesci nemmeno a vederlo da come corre; Orecchio di Lepre, che ha l'udito tanto fino da riuscire ad ascoltare tutti i discorsi che si tengono nel mondo; c'è Accecadritto che riesce a spaccare in due un pisello a cento miglia di distanza; c'è Soffiarello, che soffia brezze rinfrescanti o venti di tempesta, solo se lo vuole.
Vieni con noi! a Venezia, o altrove faremo fortuna.
Il giovane non ci pensò nemmeno un momento. Subito si alzò e si unì alla comitiva.
E così si misero in cammino: Moscione, Folgore, Orecchio di Lepre, Accecadritto, Soffiarello e Forteschiena.
Dopo alcuni giorni di viaggio giunsero ad un reame che si chiamava Belfiore.
In questo reame viveva un re che aveva una figlia bellissima, per la quale ancora non aveva trovato marito.
A questo riguardo, si deve sapere che la principessa era insuperabile nella corsa e aveva deciso di sposare soltanto l'uomo che fosse riuscito a superarla in una gara di velocità.
Perciò il re suo padre aveva emesso un bando: "Chiunque ritenga di essere tanto veloce da superare mia figlia nella corsa può gareggiare con lei. Se vincerà diventerà mio genero; ma se perderà, gli verrà tagliata senza indugio la testa:".
Molti principi di tutte le parti del mondo avevano chiesto di partecipare alla gara; ma la principessa era davvero veloce come la folgore; arrivava sempre prima dei concorrenti, e le restava il tempo di sorbire un bicchierino di rosolio fresco in attesa che il concorrente arrivasse.
Quando questi giungeva, finalmente, rosso e accaldato, gli sgherri lo conducevano alla morte.
Da molto tempo, di conseguenza, nessuno si presentava più alla gara e la principessa si annoiava.
Quando Moscione ebbe letto il bando, si offrì di correre con la principessa. Il re guardò ben bene in viso il giovane e poichè gli sembrava un sempliciotto, si sentì in dovere di avvisarlo del pericolo a cui andava incontro.
-Non mi sembri molto intelligente. Ti avverto che se mia figlia vincerà, tu sarai messo a morte.-
-Non mi sembri molto intelligente neanche tu- rispose il giovane senza batter ciglio- altrimenti avresti cancellato una legge tanto crudele.
Tuttavia io sono pronto a correre il rischio. Anzi, visto che la principessa mette tutta la sua gloria nella velocità, farò gareggiare con lei un mio servo.
Naturalmente, se egli vincerà, sarò io che sposerò la principessa. E, se perderà tu farai tagliare la testa a me.-
Il re pensò un momento, poi disse:
-Va bene. Mia figlia cerca soltanto un paio di gambe più veloci delle sue, e tanto valgono per lei le tue come quelle del tuo servo. Resta inteso che sarai tu, non lui, colui che pagherà con la morte.-
La principessa che aveva visto dalla finestra il nuovo pretendente, si fece una bella risata e invitò tutti ad assistere alla gara. La mattina dopo, infatti, le finestre e le terrazze erano piene di spettatori che, in fondo, ammiravano il coraggio del giovane sconosciuto.
Quando fu il momento la principessa scese in pista e, allo squillo delle trombe, partì come un razzo.
Nessun occhio umano riusciva a seguirla: era più veloce del vento. Ma Folgore, vestito con gli abiti di Moscione, era più veloce del fulmine, e giunse al traguardo per primo.
-Viva, viva lo straniero!- gridava la folla.
Quando la principessa arrivò trafelata, e si accorse di essere stata preceduta, avrebbe voluto sprofondare mille braccia sottoterra per la vergogna.
Secondo lei, la gloria sua e del regno era soltanto nelle sue gambe, perciò, ritornata alla reggia chiese udienza al re.
- Non so come mai sono stata vinta- gli disse rossa in volto per l'ira- ma domando la rivincita. Faremo un'altra gara.-
-Questo non è secondo le regole- replicò il re, il quale non aveva mai saputo opporsi ai capricci di sua figlia- Tuttavia acconsento; ma se lo straniero vince, lo sposerai.-
La principessa fece una smorfia. Era tanto convinta di essere una creatura straordinaria che non riteneva esistesse, su tutta la terra, un principe degno di lei. Era stata vinta però, e questo era un fatto incontestabile. Perciò era meglio correre ai ripari.
Si ritirò nelle sue stanze, e aperto uno scrigno fatato, dono della sua madrina di battesimo che era una maga potente, ne tolse un anello ornato da una pietra nera.
-Questa pietra ha la facoltà di paralizzare i movimenti di chiunque l'abbia al dito - spiegò alla sua ancella- Tu lo porterai alla locanda dove alloggia il mio rivale, e lo pregherai di metterlo per farmi piacere. E vedremo se domani sarà capace di correre.
L'ancella prese l'anello e si recò alla locanda, dove fu ricevuta da Folgore.
Credendo di trovarsi davanti Moscione disse: La mia padrona ti prega di infilare al dito questo anello per farle piacere.-
Subito Folgore ubbidì.
L'ancella se ne andò soddisfatta, ma un attimo dopo nella stanza entrò... ************°°°°**********°°°°°
                                 

E........ ADESSO CONTINUA TU...........  

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silena
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Bella! ma è troppo difficile continuare, ci sono troppi giovani....

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Lady Joan Marie
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...Orecchio di Lepre che disse a Folgore di togliersi l'anello dal dito perchè era una trappola della principessa. Moscione saputolo, disse a Forteschiena di bastonare la principessa finchè non avesse ammesso di volerla sposare, e dopo le forti bastonate di Forteschiena ammise sia il suo tranello che di volerlo sposare. Ma Moscione non voleva sposare una donna solo perchè aveva avuto delle forti bastonate, perciò la lasciò e partì con i suoi cinque amici per Venezia.
cavernicolo

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Constantin
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Nessun altro prende il testimone?.... va beh... poteva essere un bel gioco\novità tipo i racconti di Canterbury o il Decameron.... Ok continuo io*******************************
L'ancella se ne andò soddisfatta, ma un attimo dopo nella stanza entrò Orecchio di Lepre, il quale grazie al suo udito finissimo, aveva ascoltato tutto quanto si era detto alla reggia.
-Sta attento: quell'anello è magico e ti impedirà di correre- spiegò.
Ma Folgore aveva troppa fiducia in se stesso, per temere gli incantesimi. Perciò il giorno dopo fu pronto alla gara, e anzi ostentava il magnifico anello senza ombra di timore.
Orecchio di Lepre salì sulla terrazza  della locanda assieme a tutti gli altri.
Lungo il percorso si assiepavano tutti gli abitanti della città, che non desideravano altro che la principessa fosse sconfitta perchè finalmente mettesse termine alle sue inutili stragi.
La principessa e Folgore, che camminava impacciato, si allinearono vicini.
Quando le trombe diedero il segnale, la principessa partì veloce come il vento, ma Folgore non riusciva a muovere un passo perchè l'anello fatato lo immobilizzava.
Moscione era inquieto: non aveva mai visto il suo amico comportarsi così.
-Che cosa succede a Folgore?- chiese agli altri.
-Io lo so- rispose Orecchio di Lepre- Ho udito quanto si sono dette la principessa e l'ancella ieri sera- E riferì ogni cosa: Moscione divenne pallido. - E così finirò con la testa tagliata, mio padre di certo non penserà che questo viaggio mi abbia reso intelligente. Anzi, morirò come uno sciocco.-
-Perchè?- interloquì Accecadritto- Che ci sto a fare io?-
Tirò giù dalla spalla l'inseparabile balestra e prese la mira. Diresse il tiro esattamente verso la pietra dell'anello che Folgore teneva al dito, e la freccia la colpì facendola volar via. Liberato dalla pieta e dal suo maleficio, Folgore si sentì ad un tratto quello di prima, leggero e veloce come il fulmine.
Spiccò la corsa, e in un batter d'occhio superò la principessa e giunse al traguardo.
-Ho vinto ancora io!- gridò alzando le braccia. Gli rispose il tuono  lontano della folla che applaudiva.
La principessa tornò alla reggia più furiosa che mai.
-Non voglio sposare quello sconosciuto-dichiarò al re suo padre. - E' un uomo privo di ogni senso di cavalleria, che non mi ha permesso di vincere!-
-Veramente era in gioco la su testa- obiettò il re. - Tuttavia nemmeno io sarei contento di averlo per genero.E' uno stupido, sempliciotto. Che cosa possiamo fare?-
I ministri accorsero e ciascuno aveva un consiglio da dare. Alla fine fu accettato quello del Ministro del Tesoro.
- Maestà, non c'è cosa che non si possa comprare con il denaro. Offri a quel giovane tanti scudi quanti ne vorrà, purchè rinunci alla principessa. Egli acconsentirà di sicuro.-
Il re accettò il consiglio e fece venire Moscione alla sua presenza.
-Non potresti rinunciare a sposare mia figlia?- domandò.- Come ricompensa, io sono disposto fin d'ora a regalarti tutte le ricchezze che vorrai.
Veramente Moscione era pieno di paura all'idea di sposare quella ragazza ambiziosa e crudele, e avrebbe rinunciato alla sua mano anche per niente.
Ma pensò che il re meritava una lezione e rispose : - Rinuncio, ma voglio in cambio tanto denaro quanto può portarne sulle spalle uno dei miei compagni.
Il re fece una smorfia di compatimento. Quanto avrebbe potuto portare sulle spalle, un uomo, se non qualche chilo d'oro?
- Va bene_ disse con disprezzo- - Venga avanti il mio tesoriere.
Subito Moscione chiamò l'amico Forteschiena, il quale gli si mise a fianco e attese.
Venne il tesoriere seguito da alcuni valletti che portavano uno scrigno pieno di monete d'oro. Forteschiena se lo caricò sulle spalle come se sollevasse una piuma. Giunsero altri servi con un sacco pieno di monete d'argento, poi altri con un cofano colmo di gioielli.
Forteschiena raccoglieva tutto sulle spalle senza batter ciglio. Il re iniziò ad impallidire.
Scrigni, casse, sacchi, sacchetti, pieni di anelli, di collane, di monete, si accumularono sul dorso di Forteschiena, che tutto accettava senza piegarsi di un millimetro.
E quando le casse del tesoro reale furono vuote e pulite come il palmo della mano, Moscione disse:
- Non mi hai pagato abbastanza, ma non insisterò. Addio-. E si incamminò seguito dai suoi amici.
Il re si era messo a piangere:
-Che cosa sarà di me, ora?- chiese disperano ai ministri- Non soltanto mi resta mia figlia, ma ho anche perduto tutte le mie ricchezze.
-Infine, non si tratta che di sei persone- dissero i ministri.- Manda il tuo esercito a inseguire quei forestieri e riavrai il tuo tesoro.
Il re non se lo fece dire due volte: fece schierare l'esercito, e lo lanciò all'inseguimento dei sei ragazzi.
Ma orecchio di Lepre aveva udito tutto, e avvisò i compagni:
-il re ha mandato un esercito contro di noi-.
Tutti si spaventarono, ma Soffiarello li rassicurò: - Lasciare fare a me e non temete.-
Infatti, non appena l'esercito fu in vista, gonfiò le guance e cominciò a soffiare.
In un batter d'occhio tutti i soldati volarono lontano come pagliuzze; i cannoni sembravano foglie secche incerte sul luogo dove posarsi; i cavalli facevano le capriole prima di piombare in un fosso o in un pantano.
Un attimo dopo l'esercito intero era scomparso.
I sei amici proseguirono allegramente la strada, e giunsero ben presto alla casa del mercante, il quale li accolse con grida di meraviglia.
Infatti, in tanti anni di lavoro, non era mai riuscito ad assicurarsi ricchezze tanto cospicue e amici tanto fedeli.
Abbracciò suo figlio riconoscendo che di certo non era uno sciocco e che forse si era sempre sbagliato.
Da allora i sei compagni abitarono tutti insieme, e, aiutandosi l'un l'altro, vissero a lungo felici e fortunati.



Ultima modifica di Constantin il Lun 12 Giu 2017 - 18:05, modificato 1 volta

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Arwen
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Aspe' non demoralizzarti Constantin, non è facile continuare una storia a più mani però è un'idea interessante e divertente ma occorre avere del tempo, in passato ho già contribuito a scrivere un racconto saga a più mani, con punte d'ironia, non al tuo livello, cioè non so mica scrivere io, al massimo 4 righe eh.inizio a sorridere
Se non hai fretta mi leggo tutto fino a qui per capire la storia e poi ci penso se mi viene qualche ispirazione a continuare, ma non prometto niente eh.

Ma ci vuole tempo e aver la testa libera da altro.

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Constantin
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@Arwen ha scritto:Aspe' non demoralizzarti Constantin, non è facile continuare una storia a più mani però è un'idea interessante e divertente ma occorre avere del tempo, in passato ho già contribuito a scrivere un racconto saga a più mani, con punte d'ironia, non al tuo livello, cioè non so mica scrivere io, al massimo 4 righe eh.inizio a sorridere
Se non hai fretta mi leggo tutto fino a qui per capire la storia e poi ci penso se mi viene qualche ispirazione a continuare, ma non prometto niente eh.

Ma ci vuole tempo e aver la testa libera da altro.


scusami, ma sono partito in 4° facepalm , puoi sempre dare alla storia una fine diversa, davvero.... mi piacerebbe Arwen.... sorriso, quando hai tempo, ispirazione, testa libera e voglia.

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Arwen
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Acc! Non mi ero accorta che l'hai conclusa tu inizio a sorridere
Vabbè la leggo, semmai  proverò a dare un finale differente. YES

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Constantin
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@Arwen ha scritto:Acc! Non mi ero accorta che l'hai conclusa tu inizio a sorridere
Vabbè la leggo, semmai  proverò a dare un finale differente. YES

no no, mi spiego male non è solo il finale, io intendevo.... si certo se vuoi un finale... ma anche un altro tratto di racconto,  lasciando la possibilità a qualcun altro (se vuole) anche di cambiarlo completamente.... Porc********°°##, adesso capisci perchè sono rimasto così tipo sbandamento termo nucleare?!?!? perchè mi spiego male... causa dei miei mali e delle mie vicissitudini.... facepalm no au

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Arwen
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Ok ho letto l'intera storia, simpatica ci medito su e poi vedremo i prossimi giorni cosa ne vien fuori. YES

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Lady Joan Marie
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Scusa Constantin la mia continuazione della storia almeno alla fine non ti è piaciuta? Io l'ho trovata appropriata per una principessa così spocchiosa!

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Constantin
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Ma certo Lady, era quella che più o meno assomiglia alla mia, non prendertela se non te l'ho detto.... scusami nascondersi nonvolevo , certo che mi è piaciuta.
(perdono.... imbarazzo )

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Arwen
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L'ancella se ne andò soddisfatta, ma un attimo dopo nella stanza entrò Orecchio di Lepre che sentì tutto e mise in guardia Folgore.
Nel frattempo arrivò anche Moscione e seppe dell’anello magico e l’inganno attuato dalla principessa.

La principessa che sembrava tanto spocchiosa, superba e crudele in realtà lo era divenuta per ribellione al padre e l’etichetta di corte,  non aveva alcuna intenzione di sottostare alla  tradizione di ogni principessa di maritarsi con un pretendente scelto dal padre.
“Le principesse moderne non hanno affatto bisogno di avere accanto un marito per governare, io non mi sposerò mai per dovere o volontà di mio padre!
Mi sposerò solo se troverò un uomo capace di farmi innamorare per le sue qualità e non stupidità o per arricchirsi e governare al mio posto!”


Quindi la prova della velocità, sapeva di essere imbattibile, poco importa se poi il pretendente perdente fosse destinato a morte, in fondo non le aveva scelte lei le regole di mandare a morte ma suo padre.
In cuor suo sperava che nessun pretendente si facesse avanti a chiedere la sua mano e rimase molto sorpresa di Moscione che anche dal nome tutto sembrava fuorchè sveglio, intelligente e capace di vincere la prova, oltretutto privo di coraggio.

Ma Moscione l’aveva sorpresa, com’era possibile avesse vinto la prima volta?
In fondo pure lei era stata ingannata non sapeva che a vincere la gara non era stato Moscione  ma un suo servo….solo  poi grazie alla sua fidata ancella scoprì l’inganno quindi…inganno per inganno avrebbe stroncato le gambe al servo di Moscione, sicura che avrebbe usato di nuovo il servo per vincere.

Ma non aveva previsto che anche il suo inganno potesse essere  scoperto.
Il giorno della gara Folgore non indossò l’anello e vinse.

La principessa che non aveva alcuna intenzione di dargliela vinta così davanti al popolo venuto ad assistere allo spettacolo gridò: “ E’ un inganno! Non sposerò mai lo sconosciuto talmente sciocco e…moscio da farsi sostituire da un servo per vincere la mano di una principessa  e conquistare un regno!” continuò rivolta a suo padre: “ E voi padre lo sapevate ma avete permesso che ciò accadesse stringendo un patto con lo sconosciuto, tutto questo a causa delle regole assurde e ridicole… demodé che al perdente sarebbe stata tagliata la testa! E’ giunto il momento di cambiare le regole! Più nessuna principessa dovrà essere costretta a sposare qualcuno per compiacere al Re padre”

Moscione a quel punto impallidì, temeva per la sua testa...e il Re diventò livido dalla vergogna e la rabbia, il popolo contrariato per l’inganno esultò per la principessa coraggiosa.
La principessa provò un’immensa simpatia per Folgore che dal canto suo non restò insensibile alla sua bellezza, non capitava ogni giorno d’incontrare qualcuno tanto bravo nella corsa  e decisero  da quel giorno  di aprire insieme una palestra.

Il Re continuò a regnare solo e senza  eredi  ma mal visto dal suo popolo.

E Moscione  e gli altri della compagnia che fine fecero?
Moscione, Orecchio di Lepre, Accecadritto, Soffiarello e Forteschiena inseparabili amici decisero di proseguire il cammino verso Venezia senza Folgore ormai preso dagli impegni e l'intrigante principessa….chissà quali altre avventure li avrebbe attesi lungo il cammino…

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Constantin
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@Arwen ha scritto:L'ancella se ne andò soddisfatta, ma un attimo dopo nella stanza entrò Orecchio di Lepre che sentì tutto e mise in guardia Folgore.
Nel frattempo arrivò anche Moscione e seppe dell’anello magico e l’inganno attuato dalla principessa.

La principessa che sembrava tanto spocchiosa, superba e crudele in realtà lo era divenuta per ribellione al padre e l’etichetta di corte,  non aveva alcuna intenzione di sottostare alla  tradizione di ogni principessa di maritarsi con un pretendente scelto dal padre.
“Le principesse moderne non hanno affatto bisogno di avere accanto un marito per governare, io non mi sposerò mai per dovere o volontà di mio padre!
Mi sposerò solo se troverò un uomo capace di farmi innamorare per le sue qualità e non stupidità o per arricchirsi e governare al mio posto!”


Quindi la prova della velocità, sapeva di essere imbattibile, poco importa se poi il pretendente perdente fosse destinato a morte, in fondo non le aveva scelte lei le regole di mandare a morte ma suo padre.
In cuor suo sperava che nessun pretendente si facesse avanti a chiedere la sua mano e rimase molto sorpresa di Moscione che anche dal nome tutto sembrava fuorchè sveglio, intelligente e capace di vincere la prova, oltretutto privo di coraggio.

Ma Moscione l’aveva sorpresa, com’era possibile avesse vinto la prima volta?
In fondo pure lei era stata ingannata non sapeva che a vincere la gara non era stato Moscione  ma un suo servo….solo  poi grazie alla sua fidata ancella scoprì l’inganno quindi…inganno per inganno avrebbe stroncato le gambe al servo di Moscione, sicura che avrebbe usato di nuovo il servo per vincere.

Ma non aveva previsto che anche il suo inganno potesse essere  scoperto.
Il giorno della gara Folgore non indossò l’anello e vinse.

La principessa che non aveva alcuna intenzione di dargliela vinta così davanti al popolo venuto ad assistere allo spettacolo gridò: “ E’ un inganno! Non sposerò mai lo sconosciuto talmente sciocco e…moscio da farsi sostituire da un servo per vincere la mano di una principessa  e conquistare un regno!” continuò rivolta a suo padre: “ E voi padre lo sapevate ma avete permesso che ciò accadesse stringendo un patto con lo sconosciuto, tutto questo a causa delle regole assurde e ridicole… demodé che al perdente sarebbe stata tagliata la testa! E’ giunto il momento di cambiare le regole! Più nessuna principessa dovrà essere costretta a sposare qualcuno per compiacere al Re padre”

Moscione a quel punto impallidì, temeva per la sua testa...e il Re diventò livido dalla vergogna e la rabbia, il popolo contrariato per l’inganno esultò per la principessa coraggiosa.
La principessa provò un’immensa simpatia per Folgore che dal canto suo non restò insensibile alla sua bellezza, non capitava ogni giorno d’incontrare qualcuno tanto bravo nella corsa  e decisero  da quel giorno  di aprire insieme una palestra.

Il Re continuò a regnare solo e senza  eredi  ma mal visto dal suo popolo.

E Moscione  e gli altri della compagnia che fine fecero?
Moscione, Orecchio di Lepre, Accecadritto, Soffiarello e Forteschiena inseparabili amici decisero di proseguire il cammino verso Venezia senza Folgore ormai preso dagli impegni e l'intrigante principessa….chissà quali altre avventure li avrebbe attesi lungo il cammino…

... bella, non c'è che dire ... brava, mi complimento.

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Constantin
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dai... c'è nessun altro che prosegue? mica mi vorrete lasciare qua in attesa a giocare con sti due ladri...

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Arwen
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Dai il tempo di pensarci, altrimenti con calma e senza fretta andiamo avanti noi mano a mano che viene l'ispirazione.

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