Forum di Libera Discussione. Il Luogo di Chi è in Viaggio e di Chi sta Cercando. Attualità, politica, filosofia, psicologia, sentimenti, cultura, cucina, bellezza, satira, svago, nuove amicizie e molto altro

Per scoprire le iniziative in corso nel forum scorri lo scroll


Babel's Land : International Forum in English language Fake Collettivo : nato da un audace esperimento di procreazione virtuale ad uso di tutti gli utenti Gruppo di Lettura - ideato e gestito da Miss. Stanislavskij La Selva Oscura : sezione riservata a chi ha smarrito la retta via virtuale Lo Specchio di Cristallo : una sezione protetta per parlare di te La Taverna dell'Eco: chat libera accessibile agli utenti della Valle

Non sei connesso Connettiti o registrati

 

Anima

Condividere 

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Andare in basso  Messaggio [Pagina 1 di 1]

1
altamarea
avatar
Viandante Residente
Viandante Residente
Cos’è l’anima ? Una nozione ?  Un concetto ?

La nozione allude alla conoscenza intuitiva, elementare di qualcosa. Invece il concetto scaturisce da un’idea, poi viene espressa con un procedimento che raccoglie ed aggrega i vari aspetti di una realtà oggettiva o di un’astrazione com’è l’anima.

Il concetto permette di avere chiari i caratteri essenziali e costanti di una specifica realtà, l’essenza, ciò che rimane stabile, al di là  della mutevolezza del dato e della molteplicità delle apparenze.

Il concetto di anima compare la prima volta con Socrate, che ne fece il centro degli interessi della filosofia. Dal “Fedone” di Platone sappiamo che Socrate considerava l'anima una virtù, in greco “areté”, non solo virtù in senso etico ma anche come “funzione”, capacità.

Per Socrate, come per Platone ed Aristotele, la “virtù dell’anima” consiste nel raggiungere il suo fine: l’eudaimonia: la felicità.

Prima di loro, da Omero sappiamo che l’anima ha un connotato mitologico: l’assimila ad un soffio” che abbandona il corpo nel momento della morte. Come un’ombra sopravvive nell’Ade ma senza poter esplicare la sua energia vivificatrice.

Il nome Ade è di origine greca, deriva da “Aidhs”, composto da “a” privativa e dalla radice “ id –“ (= vedere); significa "luogo dove non si può vedere", buio, e dove  confluiscono tutte le anime dopo la morte degli individui.

Nell'Odissea Omero descrive il regno dei morti buio e vuoto, popolato da anime che si aggirano tristi fra i grigi campi rimpiangendo la vita e la luce del sole. Tutto è in contrapposizione al mondo dei vivi. L'oltretomba o Ade  è uno spazio tenebroso all'interno della terra, posto all'estremo occidente dell'Oceano, con un'entrata e un vestibolo.

Da Socrate, e  dal suo discepolo Platone, l’anima viene detta“psyché” e designa il mondo interiore dell’individuo.


Psiche, personificazione dell'anima nella mitologia greca

Socrate diceva che il compito dell'uomo è la cura dell'anima: nel nostro tempo la chiamiamo “psicoterapia”. .  

Il sostantivo anima è connesso col greco ànemos (= soffio, vento). Da alcune religioni l'anima è considerata la parte vitale e spirituale di un essere vivente, distinta dal corpo fisico. Originariamente espressione dell'essenza di una personalità, intesa come sinonimo di "spirito", o "io", dall'età moderna venne progressivamente identificata soltanto con la coscienza dell'individuo.  

Le religioni rivelate, come quella cristiana, affermano che sia Dio a creare o generare le anime.

Molti, sbagliando, pensano che il concetto di anima sia una creazione cristiana, invece è di derivazione orfico-pitagorica. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell'anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l'apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche deriva da alcuni filosofi greci.

Vedi il profilo dell'utente
2
Constantin
avatar
Viandante Mitico
Viandante Mitico

@altamarea ha scritto:Cos’è l’anima ? Una nozione ?  Un concetto ?

La nozione allude alla conoscenza intuitiva, elementare di qualcosa. Invece il concetto scaturisce da un’idea, poi viene espressa con un procedimento che raccoglie ed aggrega i vari aspetti di una realtà oggettiva o di un’astrazione com’è l’anima.

Il concetto permette di avere chiari i caratteri essenziali e costanti di una specifica realtà, l’essenza, ciò che rimane stabile, al di là  della mutevolezza del dato e della molteplicità delle apparenze.

Il concetto di anima compare la prima volta con Socrate, che ne fece il centro degli interessi della filosofia. Dal “Fedone” di Platone sappiamo che Socrate considerava l'anima una virtù, in greco “areté”, non solo virtù in senso etico ma anche come “funzione”, capacità.

Per Socrate, come per Platone ed Aristotele, la “virtù dell’anima” consiste nel raggiungere il suo fine: l’eudaimonia: la felicità.

Prima di loro, da Omero sappiamo che l’anima ha un connotato mitologico: l’assimila ad un soffio” che abbandona il corpo nel momento della morte. Come un’ombra sopravvive nell’Ade ma senza poter esplicare la sua energia vivificatrice.

Il nome Ade è di origine greca, deriva da “Aidhs”, composto da “a” privativa e dalla radice “ id –“ (= vedere); significa "luogo dove non si può vedere", buio, e dove  confluiscono tutte le anime dopo la morte degli individui.

Nell'Odissea Omero descrive il regno dei morti buio e vuoto, popolato da anime che si aggirano tristi fra i grigi campi rimpiangendo la vita e la luce del sole. Tutto è in contrapposizione al mondo dei vivi. L'oltretomba o Ade  è uno spazio tenebroso all'interno della terra, posto all'estremo occidente dell'Oceano, con un'entrata e un vestibolo.

Da Socrate, e  dal suo discepolo Platone, l’anima viene detta“psyché” e designa il mondo interiore dell’individuo.


Psiche, personificazione dell'anima nella mitologia greca

Socrate diceva che il compito dell'uomo è la cura dell'anima: nel nostro tempo la chiamiamo “psicoterapia”. .  

Il sostantivo anima è connesso col greco ànemos (= soffio, vento). Da alcune religioni l'anima è considerata la parte vitale e spirituale di un essere vivente, distinta dal corpo fisico. Originariamente espressione dell'essenza di una personalità, intesa come sinonimo di "spirito", o "io", dall'età moderna venne progressivamente identificata soltanto con la coscienza dell'individuo.  

Le religioni rivelate, come quella cristiana, affermano che sia Dio a creare o generare le anime.

Molti, sbagliando, pensano che il concetto di anima sia una creazione cristiana, invece è di derivazione orfico-pitagorica. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell'anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l'apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche deriva da alcuni filosofi greci.

Anima... !?!? Secondo me se si parla di anima, ci avviciniamo più ad un concetto che ad una nozione.
Il concetto in senso lato, come idea astratta e generale  che raccolga o aggreghi una molteplicità di aspetti sensibili.
Ma andando ad uniformarci a quello che è il concetto base sostenuto da una qualsiasi persona, l'anima ha qualcosa a che fare con una vita ultraterrena.
( Vox populi, vox Dei) \ speranza.
L'uomo continua a nutrire attraverso i secoli (tranne l'ateo) che possa esistere una vita ultraterrena.
Una teorizzazione sull'energia psichica che potrebbe, almeno per un certo tempo dopo la morte, conservare reminiscenze; tanto che dell'argomento si sono occupati e si occupano eminenti studiosi.
Sosteneva Nils-Olof Jacobson, (psichiatra svedese), membro di lunga data del consiglio della SPF, la Società di Ricerca Parapsicologica."Svariate esperienze umane sembrano deporre a favore di una possibilità di continuazione dell'esistenza dopo la morte... però tutto ciò sarebbe solo illusione se con l'ausilio della logica si potesse dimostrare che non è vero, oppure se per mezzo della neurofisiologia, quella scienza che studia le funzioni del sistema nervoso, si potesse accertare che la coscienza spirituale non è altro che un processo chimico cerebrale".
Per Jacobson la questione veniva così risolta una volta per tutte.
D'altro canto debbo però riconoscere che ci sono svariate deposizioni e descrizioni dell'altro mondo  da parte di credenti, medium, e anche in parte da persone che sostengono di aver fatto una breve visita all'aldilà.
Ci si muove nell'ambito delle speculazioni e delle congetture.
Coscienza spirituale\ anima. Puro spirito dopo la morte.
Forse, solo un'enorme sete di sopravvivenza.

Vedi il profilo dell'utente
3
altamarea
avatar
Viandante Residente
Viandante Residente
Constantin ha scritto
Coscienza spirituale\ anima. Puro spirito dopo la morte.
Forse, solo un'enorme sete di sopravvivenza.

Bene, allora proseguiamo, vediamo più da vicino l'anima e lo Spirito.

La parola ebraica “adam” (="uomo") ha la stessa radice di “adamà” (= "terra"), con questa Dio creò Adamo: gli soffiò nelle narici un alito di vita, non gli diede un’anima ma lo trasformò in un’anima vivente (Genesi 2, 7).

Nella Bibbia la parola “anima” traduce il termine ebraico “nèfesh” (= creatura che respira) e quello greco “psiché” (= essere vivente). L’individuo biblico ha corpo ed anima., ma questa non sopravvive alla morte del corpo: numerosi passi biblici veterotestamentari fanno riferimento all’anima come a qualcosa di mortale. Alcuni esempi, in Ezechiele: “L’anima che pecca morirà” (18, 4); “quell’anima deve essere stroncata”, con riferimento ai colpevoli di gravi reati (Esodo 12, 15, Levitico 7, 20, ecc.).

Fra le numerose contraddizioni bibliche si può però anche trovare l’anima come sinonimo di vita, come in Giobbe (33, 22; Esodo 4, 19, ecc.).

La religione cristiana che professa di credere nell’immortalità dell’anima trae questa convinzione non dall’Antico Testamento ma dalla filosofia greca.

Anima è sinonimo di Spirito ? No ! L’anima è il principio vitale dell’individuo, di cui costituisce la parte immateriale nel materiale corpo. Invece lo Spirito, principio immateriale e immortale, è il “soffio divino” che vivifica l’universo.

Nella teologia cristiana lo Spirito confluisce nello “Spirito Santo”, lo Spirito di Dio.

Lo Spirito Santo è la terza persona della Trinità, associata con Dio –Padre e Dio-Figlio.

La divinità dello Spirito Santo viene declamata nella recita del Credo: “…Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti”. …

Nella lingua ebraica lo “Spirito Santo” è “ruah haQodesh”. Ruah significa soffio, aria, respiro. Per la religione ebraica lo Spirito Santo è la potenza divina.

Nell’Antico Testamento lo Spirito Santo ha tre funzioni: creante (partecipa alla creazione), generante (il soffio vitale di Dio), conducente (lo Spirito di Dio guida il suo popolo, quello di Israele).

Dal Nuovo Testamento sappiamo che lo Spirito Santo accompagna la vita di Gesù dal suo concepimento alla Pentecoste. Nel suo battesimo appare sotto forma di colomba; è con lui durante i miracoli.

Gesù nel discorso di addio, riportato nel Vangelo di Giovanni, promette ai suoi discepoli di non lasciarli mai soli, ma di mandare loro un “consolatore”, lo Spirito Santo, il “Paraclito”, dal greco “paracletos” = difensore, soccorritore. Nel Vangelo di Giovanni (14, 16) lo Spirito è denominato “altro paraclito”, perché il primo paraclito è Gesù-Figlio di Dio e Dio stesso.

Vedi il profilo dell'utente
4
Constantin
avatar
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ciao altamarea, mi viene gradita la tua ottima conoscenza della religione ( in questo caso cristiana ed ebraica), però tu hai preso a proseguire (refutare...confutare?) solo le mie ultime due frasi del post.
Ho anche asserito che ci si muove nell'ambito delle speculazioni e della congetture. E come potrebbe essere diversamente? Solo chi ha una piena coscienza di se ( o una persona sommersa nell'ortodossia) può affermare che ciò che dice è cosa certa.
Ma quando parliamo di puro spirito, di anima, mi fermo. Ognuno ha una propria credenza\valori. Uno scrigno dove conserva non solo le cose più intime, ma anche le paure, e le vive convinzioni.

... ad esempio tu hai scritto: Anima è sinonimo di Spirito ? No ! L’anima è il principio vitale dell’individuo, di cui costituisce la parte immateriale nel materiale corpo. Invece lo Spirito, principio immateriale e immortale, è il “soffio divino” che vivifica l’universo.

Vedi il profilo dell'utente
5
altamarea
avatar
Viandante Residente
Viandante Residente
Nella Bibbia il sostantivo “anima” è polisemico.

Nella Bibbia ebraica non c’è una definizione dell’anima, ma più termini collegati al concetto di anima. Invece nella letteratura rabbinica ci sono diverse descrizioni dell’anima dell’Uomo.

La Chiesa cattolica insegna che ogni anima è creata e donata da Dio ad ogni individuo, non è “prodotta dai genitori”. L’unione di corpo ed anima forma un'unica natura.

L’anima è immortale: non perisce al momento della sua separazione dal corpo a causa della morte, e di nuovo si unirà al corpo nel momento della risurrezione finale.

Talvolta l'anima è distinta dallo Spirito. Paolo di Tarso pregava perché il nostro essere tutto intero, “Spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore” (1 Ts 5,23), ma la sua tripartizione non aveva nulla di originale perché già descritta dal filosofo Platone.

Anche la fede nella risurrezione dei corpi non fu un’invenzione cristiana, era già diffusa nell'ebraismo dal II secolo a.C. (vedi 2 Maccabei 7), ma non faceva parte della dottrina "ufficiale".

I Vangeli narrano di una disputa sulla resurrezione dei corpi tra Gesù e alcuni Sadducei, i quali la negavano.

Il Cristianesimo afferma che la risurrezione di Gesù, risorto in anima e corpo, anticipa e preannuncia la risurrezione dei corpi dei defunti. Per la Chiesa cattolica la risurrezione dei corpi è un dogma, una verità di fede: promette che il corpo si riunirà all'anima dopo il Giudizio universale.

Nel suo catechismo ci sono alcuni articoli del sesto paragrafo dedicati all’unità di anima e di corpo “Corpore et anima unus”: l'anima non esiste "da sola" convive nel corpo dell’individuo, come il software non può esistere senza l’hardware.

Convive nel mio corpo ? Allora mi domando: “Dove sei anima persa ? Persa senza il mio corpo, ed io perso senza di te ?” “Animula vagula, blandula”: è il cosiddetto titolo della breve poesia attribuita a Publio Elio Traiano Adriano, che si prepara a congedarsi dalla sua anima e si rivolge ad essa salutandola, quasi come fosse sulla soglia che separa la vita dalla morte e si apprestasse a separarsi da una cara compagna. L'incipit è stato usato anche dalla scrittrice Marguerite Yourcenar per dare il titolo a uno dei capitoli che compongono il suo libro “Memorie di Adriano”, il suo capolavoro sulla vita dell'imperatore letterato vissuto tra I e II sec. d.C..

Ecco la famosa allocuzione che l’imperatore Adriano rivolge alla sua anima, destinata ad abbandonare il suo corpo e a vagare nell’ignoto:

“Animula vagula, blandula,
hospes comesque corporis
quae nunc abibis in loca
pallidula, rigida, nudula,
nec, ut soles, dabis iocos.


traduzione:

“Piccola anima smarrita e soave,
ospite e compagna del corpo,
che ora ti appresti a scendere in luoghi
incolori, freddi, spogli,
mai più ti abbandonerai ai giochi preferiti”.


(Publius Aelius Adrianus, imperator)

A questo punto si pone il problema del rapporto tra materia-pensiero (cervello-mente), o materia-coscienza (cervello-coscienza). formulazioni, costrutti ed astrazioni.

Vedi il profilo dell'utente
6
Constantin
avatar
Viandante Mitico
Viandante Mitico

@altamarea ha scritto:Nella Bibbia il sostantivo “anima” è polisemico.

Nella Bibbia ebraica non c’è una definizione dell’anima, ma più termini collegati al concetto di anima. Invece nella letteratura rabbinica ci sono diverse descrizioni dell’anima dell’Uomo.

La Chiesa cattolica insegna che ogni anima è creata e donata da Dio ad ogni individuo, non è “prodotta dai genitori”. L’unione di  corpo ed anima forma un'unica natura.

L’anima è immortale: non perisce al momento della sua separazione dal corpo a causa della morte, e di nuovo si unirà al corpo nel momento della risurrezione finale.

Talvolta l'anima è distinta dallo Spirito. Paolo di Tarso pregava perché il nostro essere tutto intero, “Spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore” (1 Ts 5,23), ma la sua tripartizione non aveva nulla di originale perché già descritta dal filosofo Platone.

Anche la fede  nella risurrezione dei corpi non fu  un’invenzione cristiana, era già diffusa nell'ebraismo dal II secolo a.C. (vedi 2 Maccabei 7), ma non faceva parte della dottrina "ufficiale".

I Vangeli narrano di una disputa sulla resurrezione dei corpi tra Gesù e alcuni Sadducei, i quali la negavano.

Il Cristianesimo afferma che la risurrezione di Gesù, risorto in anima e corpo, anticipa e preannuncia la risurrezione dei corpi dei defunti. Per la Chiesa cattolica la risurrezione dei corpi è un dogma, una verità di fede: promette che il corpo si riunirà all'anima dopo il Giudizio universale.

Nel suo catechismo ci sono alcuni  articoli del sesto paragrafo dedicati all’unità di anima e di corpo “Corpore et anima unus”:  l'anima non esiste "da sola" convive nel corpo dell’individuo, come il software non può esistere senza l’hardware.

Convive nel mio corpo ? Allora mi domando: “Dove sei anima persa ? Persa senza il mio corpo, ed io perso senza di te ?”   “Animula vagula, blandula”: è il cosiddetto titolo della breve poesia attribuita a Publio Elio Traiano Adriano, che si prepara a congedarsi dalla sua anima e si rivolge ad essa salutandola, quasi come fosse sulla soglia che separa la vita dalla morte e si apprestasse a separarsi da una cara compagna. L'incipit è stato usato anche dalla scrittrice Marguerite Yourcenar per dare il titolo a uno dei capitoli che compongono il suo libro “Memorie di Adriano”, il suo capolavoro sulla vita dell'imperatore letterato vissuto tra I e II sec. d.C..

Ecco la famosa allocuzione che l’imperatore Adriano rivolge alla sua anima, destinata ad abbandonare il suo corpo e a vagare nell’ignoto:

“Animula vagula, blandula,
hospes comesque corporis
quae nunc abibis in loca
pallidula, rigida, nudula,
nec, ut soles, dabis iocos.


traduzione:

“Piccola anima smarrita e soave,
ospite e compagna del corpo,
che ora ti appresti a scendere in luoghi
incolori, freddi, spogli,
mai più ti abbandonerai ai giochi preferiti”.

(Publius Aelius Adrianus, imperator)



A questo punto si pone il problema del rapporto tra materia-pensiero (cervello-mente), o materia-coscienza (cervello-coscienza). formulazioni, costrutti ed astrazioni.

************************


A questo punto si pone il problema del rapporto tra materia-pensiero (cervello-mente), o materia-coscienza (cervello-coscienza). formulazioni, costrutti ed astrazioni.

L'essere umano è un agglomerato di campi energetici che è sempre esistito nell'universo e che riguarda lui unicamente.
Gli antichi sciamani gli davano il nome di forma umana perchè questi campi di energia sono piegati e distorti dalla vita (abitudini con dimenticanza della sua armoniosa organizzazione) di ogni uomo.
Il mondo di ogni uomo va su e giù, e gli uomini seguono il moto del saliscendi.Siamo creature umane. E ognuno si pone questa domanda: Chi può mai sapere cosa ci aspetta? L'ignoto è sempre presente, ma è estraneo alla possibilità della nostra consapevolezza ordinaria. L'ignoto è la parte superflua dell'uomo comune, ed è superfluo perchè noi uomini non siamo in grado di impadronircene. Il maggior limite degli esseri umani è che rimangono incollati all'inventario della ragione. La ragione non si confronta con l'uomo in quanto essere di energia. La ragione ha a che fare con strumenti che creano energia, ma non ha mai seriamente valutato il fatto che noi siamo più che strumenti : siamo organismi che creano energia.
Siamo bolle di energia.
Il mistero della consapevolezza dell'esistenza di un "anima" è oscurità.
Ogni essere umano emana quel mistero, emaniamo cose inesplicabili. Considerarci in termini diversi è un errore. Se potessimo modificare anche solo minimamente questa  valutazione di "anima", questa realtà, quali misteri potrebbero attenderci? C'è l'assoluto bisogno di una curiosità insopprimibile e di coraggio in abbondanza. In questa maniera l'uomo "intuisce" le proprie risorse nascoste, ma non osa utilizzarle ( per ignoranza o condizione). Più che mai ora l'uomo ha bisogno di apprendere idee nuove che concernono solo il suo mondo interiore, non legate alla dimensione sociale, idee per un uomo posto di fronte all'ignoto e alla sua stessa morte.
Alle volte morte si attorciglia al concetto di libertà, da un mondo e da un pensiero dato per scontato, e da  quant'altro sia umanamente possibile. L''uomo rabbrividisce davanti alla prospettiva della propria libertà, ma una strana pace diventa la forza dominante in questo preciso istante se ha assimilato le circostanze, se le ha utilizzate in un modo da definire corretto, coerente, la sua via sgombra sarà il Distacco.
Allora vedrà le emanazioni fluide in perenne movimento, tuttavia immutabili ed eterne. Ogni cosa c'è oltre noi stessi, oltre la nostra condizione umana, forse lo spirito, l'energia universale, forse l'anima.

Vedi il profilo dell'utente
7
altamarea
avatar
Viandante Residente
Viandante Residente
Ciao Constantin, hai messo in “pentola” dei topic interessanti, meritevoli di sviluppo. Parteciperò con alcuni miei post quando mi sarà possibile. Oggi mi soffermo ulteriormente su questo topic dedicato all’anima.

Ho concluso il mio precedente post evidenziando il problema del rapporto tra mente (= pensiero) e coscienza (= consapevolezza), ora aggiungo l’anima: principio vitale.

Essere animato, essere cosciente, essere pensante: ontologicamente divisi perché hanno funzioni diverse, ma dinamicamente e gerarchicamente dipendenti.

Hai ragione Constantin nel dire che l’essere umano è un agglomerato di campi energetici “emanazioni fluide in perenne movimento, tuttavia immutabili ed eterne. Ogni cosa c'è oltre noi stessi, oltre la nostra condizione umana, forse lo spirito, l'energia universale, forse l'anima”.

Furono i filosofi stoici ad usare in modo intercambiabile i termini “spirito” e “pneuma”. Ma l’antica nozione di “spirito” col significato di “soffio igneo” (soffio unito al fuoco) viene espressa nel nostro tempo con la parola “energia”, che tu hai usato, come ad esempio l’energia vitale di un individuo.

Il lemma “spirito” deriva dal verbo latino "spirare" (= "soffiare"), da cui “spiritus” (= aria, respiro, soffio vitale), usato per tradurre il lemma greco “pneuma”, che aveva lo stesso significato.

Nella concezione panteistica lo spirito è il soffio divino che pervade l’universo.

I filosofi pitagorici credevano nell’anima di origine divina ed immortale, che si reincarnava nei corpi, anche degli animali, la metempsicosi: parola composta che deriva dal greco “metem” (= trasferimento) + psỷchồsis (=anima), indica il trasferimento dell’anima dopo la morte del corpo. L’anima trasmigra da un corpo ad un altro, fino a che non si sia resa del tutto indipendente e libera dalla materia.

La teoria della metempsicosi ha attinenza con la morte. Essa ci parla della sopravvivenza dell’anima dopo la morte. Ci dice del suo distacco dal corpo e del suo destino. E’ collegata al mistero, all’espiazione delle colpe che le anime credono di aver commesso. Ma espiazione non è necessariamente sofferenza. E’ purificazione dell’anima. Da un corpo l’anima riusciva a liberarsi purificata (catarsi) per ricongiungersi all'anima del mondo, alla divinità.

La dottrina orfico-pitagorica della metempsicosi è diversa dalla credenza cristiana della reincarnazione dei corpi.

Nei vangeli ci sono diversi riferimenti alla reincarnazione. Nel vangelo di Giovanni (III, 3), Gesù dice a Nicodemo:"In verità, in verità ti dico che se uno non nascerà di nuovo non può vedere il regno di Dio". Nicodemo gli chiese: "Come può un uomo rinascere quand'è già vecchio? Può forse rientrare nel grembo della madre per essere rigenerato?"

Gesù gli risponde: "Bisogna che voi siate generati di nuovo"

Le Chiese cristiane interpretano questo "nascere di nuovo" come una rinascita simbolica e non fisica. Nicodemo, invece, interpretò in senso fisico il dover nascere di nuovo, dopo essere stati vecchi, dal grembo di una nuova madre.

Nei primi secoli del cristianesimo alcuni Padri della Chiesa credettero vera la reincarnazione, infatti Origene nel suo saggio “Sui Principi” spiega che le anime vengono assegnate al loro "luogo o regione o condizione" in base alle loro azioni "prima della vita presente". "Dio ha organizzato l'universo sul principio di una retribuzione assolutamente imparziale", scrive Origene. Dio non creò "secondo alcun favoritismo" ma "diede alle anime un corpo secondo i peccati di ognuno". Origene era sostenitore della teoria della rinascita, nei suoi scritti per indicarla usava il termine “metensomatosi”.

Agostino nelle “Confessioni”, scrisse: "Prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo".

Ma nel 553, nel secondo Concilio di Costantinopoli il concetto della reincarnazione, fu considerato crimine meritevole della scomunica e dannazione: “Contro chiunque dichiari o pensi che l’anima del Signore preesisteva ed era unita con Dio il Verbo prima della Incarnazione e della Concezione della Vergine, anatema sia”.

Nel nostro tempo il “Catechismo della Chiesa cattolica” nella sezione seconda (professione della fede cristiana), capitolo terzo, articolo 11: “Credo la risurrezione della carne”, afferma che il credo cristiano culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti.
“Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno”. (989)
La “risurrezione della carne” significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i nostri “corpi mortali” (Rm 8,11) riprenderanno vita. (990)

“Credere nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede cristiana fin dalle sue origini. « Fiducia christianorum resurrectio mortuorum; illam credentes, sumus – La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani: credendo in essa siamo tali: “Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede [...]. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti » (1 Cor 15,12-14.20). (991)

992 La risurrezione dei morti è stata rivelata da Dio al suo popolo progressivamente. La speranza nella risurrezione corporea dei morti si è imposta come una conseguenza intrinseca della fede in un Dio Creatore di tutto intero l'uomo, anima e corpo. (992)

“Fin dagli inizi, la fede cristiana nella risurrezione ha incontrato incomprensioni ed opposizioni. ‘In nessun altro argomento la fede cristiana incontra tanta opposizione come a proposito della risurrezione della carne’. Si accetta abbastanza facilmente che, dopo la morte, la vita della persona umana continui in un modo spirituale. Ma come credere che questo corpo, la cui mortalità è tanto evidente, possa risorgere per la vita eterna?”. (996)

“Che cosa significa ‘risuscitare’? Con la morte, separazione dell'anima e del corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù”. (997)

“Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: « Usciranno [dai sepolcri], quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Gv 5,29). (998)
Il ‘modo con cui avviene la risurrezione’ supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede”. (1000)
“Quando? Definitivamente ‘nell'ultimo giorno’ (Gv 6,39-40.44.54; 11,24); ‘alla fine del mondo’. Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla parusia di Cristo: ‘Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo’ “ (1 Ts 4,16).

Constantin dopo aver letto questi articoli della dottrina cattolica adatti per la religiosità popolare, per i fanciulli, si può essere credenti ?

Vedi il profilo dell'utente
8
Constantin
avatar
Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ancora oggi si può andare al Santo sepolcro, e cosa vede il credente? Niente! E' di fronte al problema di un’assenza, l’unica assenza indebita.
Sappiamo che si nasce per caso, si vive non si sa come e non si sa quanto, si è sicuri di morire. Ma il credente va in chiesa va a Gerusalemme e lì  rimane in santa preghiera  e\o meditazione. E Lui non è lì. Dio non è li.
Il sepolcro vuoto infrange l’unica certezza che ha l’uomo, l’unico ricordo. In greco, la lingua dei vangeli, la parola ricordo e sepolcro sono la stessa parola; anche morte ha la stessa radice. Praticamente è infranta la memoria di morte che ha l’uomo. Ma non basta che il sepolcro sia vuoto, come faccio a incontrare il risorto?
C’è un cammino da fare. Tra l’altro, il segno dell’incontro col risorto è una cosa semplicissima. Già Nietzsche lo diceva: "Non è vero che Cristo è risorto, se no i cristiani avrebbero un’altra faccia". Cioè l’incontro con il risorto vorrebbe dire  " risorgere ".

Tratto (abbastanza liberamente) da Giovanni (20, 1-10) :
Il primo giorno dei sabati, Maria Maddalena va all’alba, al sepolcro e guarda la pietra levata dalla chiusura della tomba. Corre allora e va da Pietro e presso l’altro discepolo del quale Gesù era amico. E dice loro -hanno levato Gesù dal sepolcro e non si sa dove l'hanno messo- (Ma a chi potrebbe aver chiesto,  informazioni su cosa era successo? [ ...non si sa dove l'hanno messo]).
Allora Pietro e l’altro discepolo vanno al sepolcro. Correvano insieme i due, ma l’altro discepolo corre  più veloce di Pietro e arriva per primo al sepolcro, e chinatosi, guarda i lini stesi a terra, tuttavia non entra.
Arriva allora anche  Pietro, seguendo lui. Ed entra nel sepolcro, contempla i lini stesi e il sudario che era stato avvolto attorno la testa di Gesù , lo vede deposto non con i lini, ma separato, avvolto in un determinato luogo.
Allora entra dunque anche l’altro discepolo che vede e "crede".
Infatti non aveva ancora capito la scrittura e che bisognava che Gesù Cristo risorgesse dai morti. Così i due se ne andarono di nuovo, ognuno per conto proprio.
Dal sepolcro vuoto parte la ricerca. Fra l’altro, nella filosofia come nelle scienze, ogni ricerca che fa l’uomo non è altro che evitare il sepolcro. Principio di ogni tecnica umana per come vincere in qualche modo la morte: è il nostro grande desiderio. Ma la morte resta l’unica certezza che abbiamo.
Il primo giorno: letteralmente, “il giorno uno”.  Il racconto inizia con il giorno primo (uno) e poi con la parola sabato, che è l'ultimo giorno. Cosa vuol dire giorno uno dei sabati? Il giorno uno è il giorno che contiene tutti i giorni: nel racconto della creazione viene detto "giorno primo" ( "giorno uno" ). Dentro quel giorno c’è già tutta una storia. Questo giorno uno è insieme anche al sabato, il giorno del riposo di Dio.
Era un grande giorno quel sabato, era il sabato di Pasqua. Di quel grande giorno il credente sa ben poco, se non che Gesù è stato nel vuoto del sepolcro. Cosa ha fatto in quel giorno Gesù? Sarà quello che scoprono Pietro e Giovanni: ha preparato il letto nel sepolcro, i lenzuoli sono stesi, il sudario avvolto a parte e dal momento che in quel letto ci entreremo tutti, allora potrebbe voler dire che il nostro giorno ultimo sarà il giorno uno, sarà il congiungimento con il nostro principio. Dicendo nulla di quel giorno, dice tante cose: il giorno uno (principio di tutto), il giorno ultimo (l’arrivo di tutto). E Pasqua? come la vede la Pasqua un credente? Io penso la veda come la rinascita, la vittoria a nuova vita.
Il grosso inganno per l'essere umano è intendere male e la vita e la morte: vive in lotta con sé, con gli altri e con la vita, e poi finisce lì, in un sepolcro.
Per il credente,
però, entrare in quel sepolcro vuol dire capire che non è così. Cioè entrare in quel sepolcro è guarigione dalla memoria di morte che è dentro la sua esistenza che, altrimenti, la chiuderebbe con egoismo e paura.
Pietro e l’altro discepolo corrono al sepolcro. L’altro discepolo corre più veloce e arriva primo: perché l’amore (Giovanni amava Gesù) dà ali al cuore ma anche ai piedi; e alla mente: arriva primo a capire. E il segno che lui ama è che non entra e aspetta Pietro: il più grande amore aspettare l’altro. Per noi importante è arrivare primi e fregare l’altro, ma l’amore sa aspettare l’altro, mettersi dietro. Per questo lui è l’altro discepolo.
Il discepolo non entra ma si china e guarda. I lini che prima erano avvolti intorno al corpo, ora sono stesi: cioè il letto è preparato. Lui non è stato rubato, altrimenti il letto\ base dove distendevano il morto, sarebbe tutto arruffato e i lini non sarebbero stesi, Lui non vi è più avvolto dentro come un cadavere, Lui dov'è? Ha preparato il letto con i lini stesi, che nella sepoltura erano stati profumati. Vede che il sepolcro non è più il luogo della morte, ma profuma di vita.
Viene allora anche Pietro, seguendo lui. Ed enta nel sepolcro. E contempla i lini stesi e il sudario che era sulla sua testa, non con i lini, ma separato, avvolto in un determinato luogo.
Pietro arriva seguendo lui. È l’amore che va seguito per incontrare il Signore. Cosa trova nel sepolcro? Non il cadavere, non la puzza, ma lenzuola di lino, stese, pronte, preparate con il profumo. Il sudario che era sulla sua testa non è più con i lini, ma è avvolto in un determinato luogo, separato; nell'immaginario del credente il sudario "in un determinato luogo, separato" richiama il luogo per eccellenza: il tempio. Il sudario è il velo della morte. Alla morte di Gesù si squarciò il velo del tempio. Dio non è più lì, la gloria non sta più nel tempio ma nella fede del credere all'impossibile, alle parole uno, considerato dai romani e da una parte degli ebrei del suo tempo, un pazzo ed un criminale.
La Resurrezione, per un credente, non è un teorema ma un incontro con il suo Dio\Cristo risorto.
Certo, altamarea, si può essere credenti.

Vedi il profilo dell'utente
9
altamarea
avatar
Viandante Residente
Viandante Residente
Per Socrate l’anima era un’entità monolitica, invece  il filosofo Aristotele la  immaginava divisa in parti e la felicità era la realizzazione della parte migliore dell’anima.

Per l’ “etica cristiana” la felicità non può essere raggiunta durante la vita, viene conquistata nel cosiddetto “regno dei cieli”.  

Per alcuni aspetti il concetto di anima e di immortalità dell'anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l'apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyché è una creazione di alcuni filosofi greci.

Lo scrittore Aldo Palazzeschi in un suo elaborato titolato “spazzatura”, pubblicato  nel 1915 sulla rivista letteraria fiorentina “Lacerba), afferma: “Lo zaino più pesante che spalle umane possano reggere sul loro cammino è quello di un’anima”.  E “salvare un’anima”, come intesa da Palazzeschi, nel linguaggio comune, in particolare religioso, significa  impegno nel sostenere, confortare, redimere una persona travolta dalla disperazione o dal “male”. E’ una mansione impegnativa, necessita della donazione di una parte del proprio tempo e di affetto.

Anche la propria anima, per chi crede che esista entro il corpo, può diventare un carico gravoso, ed è forte la tentazione di ignorarne la “voce”. Ma questa è la voce dell’anima o della coscienza ?

Mentre gli Orfici ed i Pitagorici consideravano l’anima come un demone divino, Socrate la fa coincidere con l’io, con la coscienza pensante di ognuno o “autocoscienza”: l’attività riflessiva del pensiero con cui l’io diventa cosciente di sé; l’attività riflessiva serve anche per l’introspezione.

Autocoscienza come presupposto della conoscenza, sintetizzato dal motto delfico “conosci te stesso”, il quale con Socrate  diventa esortazione morale.

Le riflessioni sull'autocoscienza e sulla natura della conoscenza furono elaborate per gran parte da Socrate, Platone e Aristotele. Questi filosofi affermavano che non  sono i sensi a dare l'identità di un essere umano, come insegnavano i sofisti, l'uomo non è solo corpo ma anche ragione, conoscenza intellettiva.

Il sostantivo “coscienza” deriva dal latino "conscientia", a sua volta derivato da conscire: il lemma è composto da “con” (cum) + “scientia” (“scire”) , sematicamente collegato con “conoscenza” e “scienza” e significa “essere consapevole”, la consapevolezza che la persona ha di sé e dei propri contenuti mentali. In questo senso il termine "coscienza" viene genericamente assunto non come primo stadio di apprendimento di una realtà oggettiva, ma come sinonimo di "consapevolezza" della totalità delle esperienze vissute, ad un dato momento o per un certo periodo di tempo.

Rientrano nella definizione di coscienza sia la semplice percezione sensibile di stati o condizioni interne ed esterne, sia la capacità dell'Io di organizzare e sintetizzare in un insieme organico percezioni, sentimenti e conoscenze. Perciò è limitativo relegare la coscienza a "distinguere il bene dal male o il giusto dall'ingiusto". Questo tipo di coscienza viene denominata "coscienza morale", la quale ci permette di discernere il valore ed il significato del comportamento proprio e degli altri.

Platone scrisse “Apologia di Socrate”, in questo testo presenta anche lo specifico messaggio filosofico di Socrate: il nuovo concetto di anima e l’esortazione alla “cura dell’anima”.

Socrate è considerato il fondatore del concetto occidentale di anima – la psyché – come luogo originario delle qualità intellettive e morali dell’individuo.

Vedi il profilo dell'utente
10
Constantin
avatar
Viandante Mitico
Viandante Mitico
I confini dell'Anima, nel tuo andare, non potrai scoprirli,
neppure se percorrerai tutte le strade: così profonda
è l'espressione che le appartiene.
Eraclito


Anelo all'eternità perché lì troverò i miei quadri non dipinti
e le mie poesie non scritte.
Kahlil Gibran


.... poi, visto che la maggior parte di noi è occidentale, battezzata, e qualcuno andrà pure in chiesa (forse), ti metto giù qualcosa del mio filosofo preferito:
(anima dentro la religione, senza sfumature. L'anima appartiene alla religione, non c'è da girarci attorno, altrimenti non chiamiamola più anima, ma spirito, sfera universale di ogni profondo ed intimo sentimento, psiche o come vuoi tu, non anima...)

Io condanno il cristianesimo, io levo contro la chiesa cristiana la più terribile accusa che mai un accusatore abbia pronunciato. Essa è per me la più grande di tutte le corruzioni pensabili, essa ha voluto l'estrema corruzione possibile. La chiesa cristiana non ha lasciato intatto niente nel suo pervertimento, ha fatto di ogni valore un non-valore, di ogni verità una menzogna, di ogni onestà un'abiezione dell'anima.
Questa eterna accusa contro il cristianesimo io voglio scriverla dovunque ci siano dei muri - ho dei caratteri che faranno vedere anche i ciechi... Io dichiaro il cristianesimo l'unica grande maledizione, l'unica grande e più intima depravazione, l'unico grande istinto di vendetta per cui nessun mezzo è abbastanza velenoso, segreto, sotterraneo, meschino; lo dichiaro l'unico immortale marchio d'infamia dell'umanità. L'Anticristo

Sono stato capito? - Quello che mi divide, che mi esclude rispetto a tutto il resto dell'umanità, l'avere scoperto la morale cristiana. Perciò avevo bisogno di una parola che abbia il senso di una sfida a tutti. Non avere aperto gli occhi su questo punto è per me la più grossa porcheria che l'umanità abbia sulla coscienza, un autoinganno divenuto ormai istinto, la volontà di fondo di non vedere nessun accadere, nessuna causalità, nessuna realtà, una falsificazione psicologica che sconfina nel crimine. La cecità di fronte al cristianesimo è il crimine par excellence - il crimine contro la vita. Ecce Homo

Cristianesimo come antichità. - Quando la domenica mattina sentiamo rimbombare le vecchie campane ci chiediamo: Ma è mai possibile! suonano per un ebreo crocifisso duemila anni fa, che diceva di essere figlio di Dio. La prova di una tale asserzione manca. - Certo per i nostri tempi la religione cristiana è un'antichità arrivata fino a noi da un lontano passato, e il fatto che si creda a quell'asserzione - mentre di solito si è così severi nella verifica di eventuali rivendicazioni - è forse la cosa più vecchia di questa erediti. Un dio che genera un figlio con una donna mortale, un saggio che invita a non lavorare più, a non giudicare, e a fare attenzione invece ai segni dell'imminente fine del mondo; una giustizia che accetta l'innocente come vittima vicaria; uno che ordina ai suoi discepoli di bere il suo sangue; preghiere di interventi miracolosi; peccati commessi contro un dio, espiati da un dio; paura di un Aldilà la cui porta è la morte; la figura della croce come simbolo, in un'epoca che non conosce più il significato e l'ignominia della croce - che vento di orrore soffia da tutto ciò, come dalla tomba di un passato antichissimo! Chi crederebbe che si creda ancora a cose simili? Umano, troppo umano

L'idea di un Dio inquieta e umilia finché ci si crede, ma su come essa sia nata, allo stadio attuale della scienza che si occupa di comparazione dei popoli non ci può più essere alcun dubbio; e quando si ha consapevolezza di questo processo si spegne ogni fede. Il cristiano che paragona la propria natura a Dio si sente come Don Chisciotte, che sottovaluta il suo coraggio perché ha in mente i prodigi degli eroi dei romanzi cavallereschi; il metro usato per misurare in entrambi i casi appartiene al regno del mito. Ma se scompare l'idea di Dio, scompare anche il sentimento del «peccato» in quanto trasgressione delle prescrizioni divine, in quanto macchia su una creatura votata a Dio. Umano, troppo umano

Dunque: una certa falsa psicologia, un certo tipo di fantasia nell'interpretazione dei motivi e delle esperienze sono il presupposto necessario per diventare cristiani e sentire il bisogno della salvezza. Quando ci si rende conto di questo smarrimento della ragione e della fantasia, si cessa di essere cristiani. Umano, troppo umano

Friedrich Nietzsche

Vedi il profilo dell'utente
11
Contenuto sponsorizzato

Vedere l'argomento precedente Vedere l'argomento seguente Tornare in alto  Messaggio [Pagina 1 di 1]

Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum