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Un regalo di Pasqua meraviglioso..

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junior2014
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Viandante Residente
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Gentilissimi, vorrei farvi conoscere uno stimolante e ben argomentato editoriale che risale al sabato santo di cinque anni fa, il 7 aprile 2'012, a firma del giornalista scrittore e blogger Antonio Socci, in relazione all'Opera scritta da una mistica, certa  Maria Valtorta di Viareggio, dal titolo "L'Evangelo come mi è stato rivelato".

Nel ringraziarVi dell'attenzione che vorrete dedicare al suddetto editoriale, colgo l'occasione per augurarVi una serena Pasqua a Voi ed alle Vosre famiglie.


********************************************
Un regalo meraviglioso alla nostra generazione:
L’Evangelo come mi è stato rivelato
di Maria Valtorta

(Antonio Socci – "Libero" - sabato santo 7 aprile 2012)

E’ un paradosso, ma i moderni “non credenti” sembrano letteralmente affascinati da Gesù di Nazaret.
Ernst Renan lo definisce “uomo incomparabile, grande al punto che non mi sentirei di contraddire coloro che lo chiamano Dio”.

Un altro intellettuale “anticristiano” Paul Louis Couchoud ammetteva:
Nella mente degli uomini, nel mondo ideale che esiste sotto i crani, Gesù è incommensurabile. Le sue proporzioni sono fuori di paragone, il suo ordine di grandezza è appena concepibile. La storia di Occidente, dall’impero romano in poi, si ordina intorno a un fatto centrale, a un evento generatore: la rappresentazione collettiva di Gesù e della sua morte. Il resto è uscito di là o si è adattato a ciò. Tutto ciò che si è fatto in Occidente durante tanti secoli si è fatto all’ombra gigantesca della croce”.

E tanto gli uomini desiderano saperne di più che spesso scrittori, registi, intellettuali danno sfogo alla fantasia per ricamare storie sui Vangeli, per inventare teorie o spesso balle e magari per produrre film, telefilm o spettacoli, solitamente di basso livello, ma che mietono grandi ascolti, perché – come dice la Chiesa – “tutta la terra desidera il Suo volto”.
I Vangeli infatti sono cronache abbastanza scarne, che contengono i fatti necessari ed essenziali, ma che molto lasciano immaginare. Infatti san Giovanni conclude il suo Vangelo proprio così: “vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”.

Ebbene, se è vero che tutti desidererebbero essere stati lì, presenti, aver visto Gesù di Nazaret, il suo volto, “il più bello tra i figli dell’uomo”, averlo ascoltato in quelle piazze, su quelle strade polverose, aver assistito ai suoi sconvolgenti miracoli, si deve sapere che esiste un’opera, unica al mondo e unica nella storia, che esaudisce esattamente questo desiderio “impossibile”.
Proprio alla nostra generazione è stato fatto questo dono eccezionale. Si tratta di un’opera in dieci volumi, circa 5000 pagine, letteralmente travolgenti, dove si rivive in presa diretta, giorno per giorno, l’avventura di Gesù di Nazaret, l’uomo-Dio che ha capovolto la storia umana.
S’intitola “L’Evangelo come mi è stato rivelato
e ha la firma di Maria Valtorta.

Queste pagine sono il frutto di alcuni anni di esperienze mistiche nelle quali Gesù ha letteralmente fatto rivivere alla veggente quei giorni di duemila anni fa, proprio come se fosse stata lì allora, anzi, ancora di più perché lei vede e ascolta anche cose che gli stessi apostoli, in quei giorni, non poterono vedere, conoscere e riferire (a cominciare da tutto il lungo traviamento di Giuda, conosciuto solo da Gesù che provò in ogni modo e con un amore inaudito, per tre anni, a salvarlo).

Ma chi è Maria Valtorta?
Nasce il 14 marzo 1897. Dal 1913 i Valtorta abitano a Firenze. Lei è militante dell’Azione Cattolica e durante la prima guerra fa l’infermiera volontaria.
Sempre a Firenze, nel 1920, durante una manifestazione, un rivoluzionario colpisce alla schiena la ragazza, che si trovava lì per caso, ponendo le condizioni della sua successiva immobilità.

Infatti, dopo varie esperienze dolorose, dal 1° aprile 1934 fino alla morte, il 12 ottobre 1961, trascorse ventisette anni e mezzo ‘inchiodata’ al letto. Un calvario che lei visse con fede eroica.
Per questo, a cinquant’anni dalla morte, sono sempre di più coloro che aspettano l’apertura del processo di beatificazione. La Valtorta era una donna di forte personalità, molto razionale e concreta, per nulla incline alle suggestioni fantastiche e che mai desiderò o cercò esperienze mistiche.

I fenomeni soprannaturali iniziarono nel 1943, proprio quando lei pensava di non farcela più e di essere vicina alla morte. La mattina del 23 aprile, era il venerdì santo, Gesù entrò nella sua vita e iniziò per lei una frequentazione soprannaturale quotidiana fatta di locuzioni interiori, visioni e dettati che impegnò Maria – già sofferente su quel letto – in un lavoro di trascrizione immane: circa quindicimila pagine manoscritte.
L’opera principale è appunto ‘L’evangelo come mi è stato rivelato’. Dal 1944 al 1947 – con alcune visioni successive – la Valtorta ha rivissuto tutta la storia di Gesù, riferendo ogni episodio e descrivendo perfino gli odori e il vento.

Pagine eccezionali che, in pratica, contengono tutti i quattro evangeli e riempiono i periodi mancanti, risolvendo tanti punti enigmatici o apparenti contraddizioni.

Leggere queste pagine non è solo un’avventura straordinaria per la mente, perché rivela tutto quello che si vuole sapere e illumina tutta la verità, ma cambia il cuore e cambia la vita.
Soprattutto conferma con i fatti tutti i dogmi e l’insegnamento della Chiesa, di san Giovanni, di san Paolo, di tutti i Concili.
Dopo aver compitato per vent’anni centinaia di volumi di biblisti, posso dire che – con la lettura dell’Opera della Valtorta – si possono buttare al macero duecento anni di chiacchiere illuministe, idealiste e moderniste sui Vangeli e sulla vita di Gesù.
E questo forse è uno dei motivi per cui quest’opera eccezionale – che commosse anche Pio XII – è tuttora ignorata e “rimossa” dall’intellighentsia ufficiale, dal modernismo clericale.

Nonostante ciò, fuori dei normali canali di distribuzione, grazie a Emilio Pisani e al Centro editoriale valtortiano, l’Opera è stata letta da un mare di persone, ogni anno da decine di migliaia di nuovi lettori, ed è tradotta in 21 lingue.
Un celebre biblista, Gabriele Allegra l’ha definita “un capolavoro della letteratura cristiana mondiale”. E constatava “la sorprendente cultura scritturistica” dell’autrice, che però non aveva studiato teologia e aveva a sua disposizione solo una vecchia e popolare versione della Bibbia.
Emblematico anche il giudizio che nel 1952 espresse il padre gesuita Agostino Bea, un’autorità in campo esegetico, essendo Rettore del Pontificio istituto biblico di Roma (dove alcuni anni dopo gli succedette Carlo Maria Martini).
Bea fu anche una importante personalità della Chiesa perché – dopo essere stato il confessore di Pio XII – divenne cardinale e fu uno dei principali protagonisti del Concilio Vaticano II.
Ebbene nel 1952 scrisse di aver esaminato un estratto dell’Opera “attendendo nella lettura particolarmente alla parte esegetica, storica, archeologica e topografica”.
Ecco il suo giudizio: “Quanto all’esegesi non ho trovato, nei fascicoli da me esaminati, errori di alcun rilievo. Sono poi stato molto impressionato dal fatto che le descrizioni archeologiche e topografiche sono proposte con notevole esattezza”.

Tutto questo è umanamente inspiegabile.

Nell’Opera valtortiana si trova una ricostruzione così precisa e ricca dei fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare, specie se si pensa che è uscita dalla penna di una donna che era ignara di queste materie e di teologia, che non conosceva la Terra Santa e che non disponeva di libri da consultare trovandosi malata e immobilizzata su un letto, nella Viareggio della Linea gotica, durante i mesi più feroci la guerra. (senza i computer, internet, google, ecc. di oggi! nota mia)
Migliaia di pagine, traboccanti di notizie e riflessioni altissime, di descrizioni geografiche che solo oggi, andando sul posto, si potrebbero fare.

Centinaia di toponimi e resoconti di luoghi che erano sconosciuti a tutti e che solo le recenti ricerche e gli scavi archeologici hanno riportato alla luce.
L’Opera della Valtorta è davvero inspiegabile con mezzi umani. Perfino lo stile letterario è molto alto.
Ma, soprattutto, il gigante che attraversa quelle pagine e che affascina per potenza, bontà, bellezza, che entusiasma per parole e atti, è precisamente quel Gesù di Nazaret di cui parlano i Vangeli.
Il mondo non aveva visto e non vedrà mai niente di paragonabile.
(di Antonio Socci - da “Libero” del 7 aprile 2012)
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Ed eccovi, - visto che proprio oggi ricorre il Venerdì Santo e la Chiesa celebra la Passione di visto, -  tratto proprio dagli scritti della Valtorta, un video sulla "Via Crucis"..

Ritengo gentilissimi,/e, che una "Via Crucis" così profonda, così drammatica, così palpitante, così straziante, così coinvolgente, come si fosse a pochi metri da Gesù che sale verso il Calvario, non si era mai vista e sentita (con tutto il rispetto, ovvio,  con quanto è descritto nei Vangeli..).
Questo è il relativo link: https://www.youtube.com/watch?v=_H5nP30UyoY

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altamarea
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Junior ha scritto: “Gentilissimi, vorrei farvi conoscere uno stimolante e ben argomentato editoriale che risale al sabato santo di cinque anni fa, il 7 aprile 2'012, a firma del giornalista scrittore e blogger Antonio Socci, in relazione all'Opera scritta da una mistica, certa Maria Valtorta di Viareggio, dal titolo "L'Evangelo come mi è stato rivelato".
Nel ringraziarVi dell'attenzione che vorrete dedicare al suddetto editoriale, colgo l'occasione per augurarVi una serena Pasqua a Voi ed alle Vosre famiglie.”

Junior, se puoi, evita di usare parole vacue. Non ci conosci e ci consideri “gentilissimi”. E’ uno dei lemmi usati senza pensare a ciò che si dice. Durante la via Crucis t’invito a riflettere e a trascurare di far propaganda al libro della Valtorta.

Un altro intellettuale “anticristiano” Paul Louis Couchoud ammetteva:
“Nella mente degli uomini, nel mondo ideale che esiste sotto i crani, Gesù è incommensurabile. Le sue proporzioni sono fuori di paragone, il suo ordine di grandezza è appena concepibile. La storia di Occidente, dall’impero romano in poi, si ordina intorno a un fatto centrale, a un evento generatore: la rappresentazione collettiva di Gesù e della sua morte. Il resto è uscito di là o si è adattato a ciò. Tutto ciò che si è fatto in Occidente durante tanti secoli si è fatto all’ombra gigantesca della croce”.

Ma quante sciocchezze, quante bugie! Adatte per la religiosità popolare, fatta di riti, rituali, genuflessioni e adorazioni di false reliquie.

Ebbene, se è vero che tutti desidererebbero essere stati lì, presenti, aver visto Gesù di Nazaret, il suo volto, “il più bello tra i figli dell’uomo”, averlo ascoltato in quelle piazze, su quelle strade polverose, aver assistito ai suoi sconvolgenti miracoli, si deve sapere che esiste un’opera, unica al mondo e unica nella storia, che esaudisce esattamente questo desiderio “impossibile”.
Proprio alla nostra generazione è stato fatto questo dono eccezionale. Si tratta di un’opera in dieci volumi, circa 5000 pagine, letteralmente travolgenti, dove si rivive in presa diretta, giorno per giorno, l’avventura di Gesù di Nazaret, l’uomo-Dio che ha capovolto la storia umana.
S’intitola “L’Evangelo come mi è stato rivelato”
e ha la firma di Maria Valtorta.

Questo panegirico solo per invitare ad acquistare il libro di questa visionaria ? No ! Non merita. Lascio a te il piacere di leggere quelle cinquemila pagine.


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junior2014
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Viandante Residente

@altamarea ha scritto:Junior ha scritto: “Gentilissimi, vorrei farvi conoscere uno stimolante e ben argomentato editoriale che risale al sabato santo di cinque anni fa, il 7 aprile 2'012, a firma del giornalista scrittore e blogger Antonio Socci, in relazione all'Opera scritta da una mistica, certa  Maria Valtorta di Viareggio, dal titolo "L'Evangelo come mi è stato rivelato".
Nel ringraziarVi dell'attenzione che vorrete dedicare al suddetto editoriale, colgo l'occasione per augurarVi una serena Pasqua a Voi ed alle Vosre famiglie.”

Junior, se puoi, evita di usare parole vacue. Non ci conosci e ci consideri “gentilissimi”. E’ uno dei lemmi usati senza pensare a ciò che si dice. Durante la via Crucis t’invito a riflettere e a trascurare di far propaganda al libro della Valtorta.

Un altro intellettuale “anticristiano” Paul Louis Couchoud ammetteva:
“Nella mente degli uomini, nel mondo ideale che esiste sotto i crani, Gesù è incommensurabile. Le sue proporzioni sono fuori di paragone, il suo ordine di grandezza è appena concepibile. La storia di Occidente, dall’impero romano in poi, si ordina intorno a un fatto centrale, a un evento generatore: la rappresentazione collettiva di Gesù e della sua morte. Il resto è uscito di là o si è adattato a ciò. Tutto ciò che si è fatto in Occidente durante tanti secoli si è fatto all’ombra gigantesca della croce”.

Ma quante sciocchezze, quante bugie! Adatte per la religiosità popolare, fatta di riti, rituali, genuflessioni e adorazioni di false reliquie.

Ebbene, se è vero che tutti desidererebbero essere stati lì, presenti, aver visto Gesù di Nazaret, il suo volto, “il più bello tra i figli dell’uomo”, averlo ascoltato in quelle piazze, su quelle strade polverose, aver assistito ai suoi sconvolgenti miracoli, si deve sapere che esiste un’opera, unica al mondo e unica nella storia, che esaudisce esattamente questo desiderio “impossibile”.
Proprio alla nostra generazione è stato fatto questo dono eccezionale. Si tratta di un’opera in dieci volumi, circa 5000 pagine, letteralmente travolgenti, dove si rivive in presa diretta, giorno per giorno, l’avventura di Gesù di Nazaret, l’uomo-Dio che ha capovolto la storia umana.
S’intitola “L’Evangelo come mi è stato rivelato”
e ha la firma di Maria Valtorta.

Questo panegirico solo per invitare ad acquistare il libro di questa visionaria ? No ! Non merita. Lascio a te il piacere di leggere quelle cinquemila pagine.


Ma quale panegirico e quale risvolto economico, sulle vendite dei libri della Valtorta, d’Egitto! Sei completamente fuori strada.. Cerca di essere meno intollerante e meno capzioso.. Le opere della mistica sono facilmente reperibili in rete e lo vedrai fra poco, qui appresso.
Poi il punto centrale ed essenziale dell’editoriale del giornalista Socci, verteva sulle righe, che tu, ben fuorviante, hai evitato di attenzionare, perché poi sarebbero quelli a cui si dovrebbe dare una onesta ed obiettiva risposta..
Ecco, riprendo appunto dall’editoriale del Socci: ….

--< Nell’Opera valtortiana si trova una ricostruzione così precisa e ricca dei fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare, specie se si pensa che è uscita dalla penna di una donna che era ignara di queste materie e di teologia, che non conosceva la Terra Santa e che non disponeva di libri da consultare trovandosi malata e immobilizzata su un letto, nella Viareggio della Linea gotica, durante i mesi più feroci la guerra. (e senza usufruire di computer, di google, di internet, * nota mia *).
Migliaia di pagine, traboccanti di notizie e riflessioni altissime, di descrizioni geografiche che solo oggi, andando sul posto, si potrebbero fare>>
.

Ecco, a mia modesta opinione,  a cosa con onestà morale ed intellettuale bisognerebbe semplicemente rispondere.. Per il resto se tu non sei credente e per te sono tutte fandonie.. che ti devo dire.. liberissimo di pensarlo, ci mancherebbe,.. sono affari tuoi…
Infine, per dimostrarti che l’opera della Valtorta si può leggere su internet gratuitamente, ecco per esempio cosa scriveva la mistica in relazione all’evento della morte di Cristo, di cui ieri la Chiesa ne ha celebrato la ricorrenza:


Da “L’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta

Volume X° - CAP. 609

LA CROCIFISSIONE, LA MORTE E LA DEPOSIZIONE DALLA CROCE


Le Marie piangono tutte, col capo contro il rialzo terroso. E si sente bene il loro pianto, perché tutta la folla ora tace di nuovo per raccogliere i rantoli del Morente. Ancora un silenzio. Poi, pronunciata con infinita dolcezza, con ardente preghiera, la supplica: «Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio. Ancora un silenzio. Si fa lieve anche il rantolo. È appena un soffio limitato alle labbra e alla gola. Poi, ecco, l'ultimo spasimo di Gesù.

Una convulsione atroce, che pare voglia svellere il corpo infisso, coi tre chiodi, dal legno, sale per tre volte dai piedi al capo, scorre per tutti i poveri nervi torturati; solleva tre volte l'addome in una maniera anormale, poi lo lascia dopo averlo dilatato come per sconvolgimento dei visceri, ed esso ricade e si infossa come svuotato; alza, gonfia e contrae tanto fortemente il torace, che la pelle si infossa fra coste e coste che si tendono, apparendo sotto l'epidermide e riaprendo le ferite dei flagelli; fa rovesciare violentemente indietro, una, due, tre volte il capo, che percuote contro il legno, duramente; contrae in uno spasimo tutti i muscoli del volto, accentuando la deviazione della bocca a destra, fa spalancare e dilatare le palpebre sotto cui si vede roteare il globo oculare e apparire la sclerotica. Il corpo si tende tutto; nell'ultima delle tre contrazioni è un arco teso, vibrante, tremendo a vedersi, e poi un grido potente, impensabile in quel corpo sfinito, si sprigiona, lacera l'aria, il «grande grido» di cui parlano i Vangeli e che è la prima parte della parola «Mamma»... E più nulla... (Matteo 27, 50; Marco 15, 37. Ad esso sarà confrontato “il grande grido” al capitolo 619).
La testa ricade sul petto, il corpo in avanti, il fremito cessa, cessa il respiro. È spirato. La Terra risponde al grido dell'Ucciso con un boato pauroso. Sembra che da mille buccine dei giganti traggano un unico suono e su questo tremendo accordo ecco le note isolate, laceranti dei fulmini che rigano il cielo in tutti i sensi, cadendo sulla città, sul Tempio, sulla folla...

Credo che ci saranno stati dei fulminati, perché la folla è colpita direttamente. I fulmini sono l'unica luce saltuaria che permetta di vedere. E poi subito, e mentre durano ancora le scariche delle saette, la terra si scuote in un turbine di vento ciclonico. Il terremoto e l'aeromoto si fondono per dare un apocalittico castigo ai bestemmiatori. La vetta del Golgota ondeggia e balla come un piatto in mano di un pazzo, nelle scosse sussultorie e ondulatorie che scuotono talmente le tre croci che sembra le debbano ribaltare. Longino, Giovanni, i soldati si abbrancano dove possono, come possono, per non cadere. Ma Giovanni, mentre con un braccio afferra la croce, con l'altro sostiene Maria che, e per il dolore e per il traballio, gli si è abbandonata sul cuore.

Gli altri soldati, e specie quelli del lato che scoscende, si sono dovuti rifugiare al centro per non essere gettati giù dai dirupi. I ladroni urlano di terrore, la folla urla ancora di più e vorrebbe scappare. Ma non può. Cadono le persone l'una sull'altra, si pestano, precipitano nelle spaccature del suolo, si feriscono, rotolano giù per la china, impazziti. Per tre volte si ripete il terremoto e l'aeromoto, e poi si fa l'immobilità assoluta di un mondo morto. Solo dei lampi, ma senza tuono, rigano ancora il cielo e illuminano la scena dei giudei fuggenti in ogni senso, con le mani fra i capelli, o tese in avanti, o alzate al cielo, schernito fino allora e di cui ora hanno paura. La oscurità si tempera di un barlume di luce che, aiutato dal lampeggio silenzioso e magnetico, permette di vedere che molti restano al suolo, morti o svenuti, non so. Una casa arde nell'interno delle mura e le fiamme si alzano dritte nell'aria ferma, mettendo un punto di rosso fuoco sul verde cenere dell'atmosfera.
Maria alza il capo dal petto di Giovanni e guarda il suo Gesù. Lo chiama, perché mal lo vede nella poca luce e coi suoi poveri occhi pieni di pianto.
Tre volte lo chiama: «Gesù! Gesù! Gesù!».
È la prima volta che lo chiama per nome da quando è sul Calvario. Infine, ad un lampo che fa come una corona sopra la vetta del Golgota, lo vede, immobile, tutto pendente in avanti, col capo talmente piegato in avanti, e a destra, da toccare con la guancia la spalla e col mento le coste, e comprende. Tende le mani che tremano nell'aria scura e grida: «Figlio mio! Figlio mio! Figlio mio!».
Poi ascolta... Ha la bocca aperta, pare voglia ascoltare anche con quella, come ha dilatati gli occhi per vedere, per vedere... Non può credere che il suo Gesù non sia più... Giovanni, che anche lui ha guardato e ascoltato, ed ha compreso che tutto è finito, abbraccia Maria e cerca allontanarla dicendo: «Non soffre più».
Ma, prima che l'apostolo termini la frase, Maria, che ha capito, si svincola, gira su se stessa, si curva ad arco verso il suolo, si porta le mani agli occhi e grida: «Non ho più Figlio!».

E poi vacilla e cadrebbe se Giovanni non se la raccogliesse tutta sul cuore, e poi egli si siede, per terra, per sostenerla meglio sul suo petto, finché le Marie, non più trattenute dal cerchio superiore di armati - perché, ora che i giudei sono fuggiti, i romani si sono ammucchiati sulla piazzuola sottostante commentando l'accaduto - sostituiscono l'apostolo presso la Madre. La Maddalena si siede dove era Giovanni, e quasi si adagia Maria sui ginocchi, sostenendola fra le braccia e il suo petto, baciandola sul volto esangue, riverso sulla spalla pietosa. Marta e Susanna, con la spugna e un lino intrisi nell'aceto, le bagnano le tempie e le narici, mentre la cognata Maria le bacia le mani chiamandola con strazio, e appena Maria riapre gli occhi, e gira uno sguardo che il dolore rende come ebete, le dice:
Figlia, figlia diletta, ascolta... dimmi che mi vedi... Sono la tua Maria... Non mi guardare così!...». E poiché il primo singhiozzo apre la gola di Maria e le prime lacrime cadono, ella, la buona Maria d'Alfeo, dice: «Sì, sì, piangi... Qui con me, come da una mamma, povera, santa figlia mia»; e quando si sente dire: «Oh! Maria! Maria! hai visto?», ella geme: «Sì, sì,... ma... ma... figlia... oh! figlia!...».

Non trova più altro e piange, l'anziana Maria. Un pianto desolato, a cui fanno eco tutte le altre, ossia Marta e Maria, la madre di Giovanni e Susanna. Le altre pie donne non ci sono più. Penso siano andate via, e con esse i pastori, quando si udì quel grido femminile... I soldati parlottano fra di loro. «Hai visto i giudei? Ora avevano paura». «E si battevano il petto». «I più terrorizzati erano i sacerdoti!». «Che paura! Ho sentito altri terremoti. Ma come questo mai. Guarda: la terra è rimasta piena di fessure».
«E lì è franato tutto un pezzo della via lunga». «E sotto ci sono dei corpi». «Lasciali! Tanti serpenti di meno». «Oh! un altro incendio! Nella campagna...». «Ma è morto proprio?». «E non vedi? Ne hai dubbi?».
Spuntano da dietro la roccia Giuseppe e Nicodemo. Certo si erano rifugiati lì, dietro il riparo del monte, per salvarsi dai fulmini. Vanno da Longino.
«Vogliamo il Cadavere». «Solo il Proconsole lo concede. Andate, e presto, perché ho sentito che i giudei vogliono andare al Pretorio ed ottenere il crucifragio. Non vorrei facessero sfregio». «Come lo sai?». «Rapporto dell'alfiere. Andate. Io attendo».

I due si precipitano giù per la strada ripida e scompaiono. È qui che Longino si accosta a Giovanni e gli dice piano qualche parola che non afferro. Poi si fa dare da un soldato una lancia. Guarda le donne tutte intente a Maria, che riprende lentamente le forze. Esse hanno, tutte, le spalle alla croce. Longino si pone di fronte al Crocifisso, studia bene il colpo e poi lo vibra. La larga lancia penetra profondamente da sotto in su, da destra a sinistra. Giovanni, combattuto fra il desiderio di vedere e l'orrore di vedere, torce per un attimo il viso. «È fatto, amico», dice Longino e termina: «Meglio così. Come a un cavaliere. E senza spezzare ossa... Era veramente un Giusto!».

Dalla ferita geme molt'acqua e un filino appena di sangue già tendente a raggrumarsi. Geme, ho detto. Non esce che filtrando dal taglio netto che rimane inerte, mentre, se vi fosse stato del respiro, si sarebbe aperto e chiuso nel moto toracico addominale...
Mentre sul Calvario tutto resta in questo tragico aspetto, io raggiungo Giuseppe e Nicodemo che scendono per una scorciatoia per fare più presto. Sono quasi alla base quando si incontrano con Gamaliele. Un Gamaliele spettinato, senza copricapo, senza mantello, con la splendida veste sporca di terriccio e strappata dai rovi. Un Gamaliele che corre, salendo e ansando, con le mani nei capelli radi e molto brizzolati di uomo anziano. Si parlano senza fermarsi. «Gamaliele! Tu?». «Tu, Giuseppe? Lo lasci?». «Io no. Ma tu come qui? E così?...». «Cose tremende! Ero nel Tempio! Il segno! Il Tempio scardinato! Il velo di porpora e giacinto pende lacerato! Il Sancta Santorum è scoperto! Anatema è su noi!».
Ha parlato continuando a correre verso la cima, reso pazzo dalla prova. I due lo guardano andare... si guardano... dicono insieme: «"Queste pietre fremeranno alle mie ultime parole!". Egli glielo aveva promesso!...». Affrettano la corsa verso la città. Per la campagna, fra il monte e le mura, e oltre, vagano, nell'aria ancora fosca, persone con aspetto di ebeti... Urli, pianti, lamenti... Chi dice: «Il suo Sangue ha piovuto fuoco!». Chi: «Fra i fulmini Geové è apparso a maledire il Tempio!». Chi geme: «I sepolcri! I sepolcri!».

Giuseppe afferra uno che dà di cozzo la testa contro la muraglia e lo chiama a nome, tirandoselo dietro mentre entra in città: «Simone! Ma che vai dicendo?». «Lasciami! Un morto anche tu! Tutti i morti! Tutti fuori! E mi maledicono». «È impazzito», dice Nicodemo.
Lo lasciano e trottano verso il Pretorio. La città è in preda del terrore. Gente che vaga battendosi il petto. Gente che fa un salto indietro o si volge spaventata sentendo dietro una voce o un passo. In uno dei tanti archivolti oscuri, l'apparizione di Nicodemo, vestito di lana bianca - perché, per fare più presto, si è levato sul Golgota il manto oscuro - fa dare un urlo di terrore ad un fariseo fuggente. Poi si accorge che è Nicodemo e gli si attacca al collo con una espansione strana, urlando: «Non mi maledire! Mia madre m'è apparsa e mi ha detto: "Sii maledetto in eterno!"», e poi si accascia al suolo gemendo: «Ho paura! Ho paura!». «Ma sono tutti folli!», dicono i due.

È raggiunto il Pretorio. E solo qui, mentre attendono di essere ricevuti dal Proconsole, Giuseppe e Nicodemo riescono a sapere il perché di tanti terrori. Molti sepolcri si erano aperti sotto la scossa tellurica, e c'era chi giurava averne visto uscire gli scheletri, che per un attimo si ricomponevano con parvenza umana e andavano accusando i colpevoli del deicidio e maledicendoli.

Li lascio nell'atrio del Pretorio, dove i due amici di Gesù entrano senza tante storie di stupidi ribrezzi e paure di contaminazioni, e torno sul Calvario, raggiungendo Gamaliele che sale, ormai sfinito, gli ultimi metri. Procede battendosi il petto e, quando giunge sulla prima delle due piazzuole, si butta bocconi, lunghezza bianca sul suolo giallastro, e geme: «Il segno! Il segno! Dimmi che mi perdoni! Un gemito, anche un gemito solo, per dirmi che mi odi e perdoni».
Comprendo che lo crede ancora vivo. Né si ricrede altro che quando un soldato, urtandolo con l'asta, dice: «Alzati e taci. Non serve! Dovevi pensarci prima. È morto. E io, pagano, te lo dico: Costui, che voi avete crocifisso, era realmente il Figlio di Dio!». «Morto? Morto sei? Oh!...».
Gamaliele alza il volto terrorizzato, cerca vedere fin lassù in cima, nella luce crepuscolare. Poco vede, ma quel tanto da capire che Gesù è morto lo vede. E vede il gruppo pietoso che conforta Maria, e Giovanni ritto alla sinistra della croce che piange, e Longino ritto a destra, solenne nella sua rispettosa postura. Si pone in ginocchio, tende le braccia e piange:

«Eri Tu! Eri Tu! Non possiamo più avere perdono. Abbiamo chiesto il tuo Sangue su noi. Ed Esso grida al Cielo, e il Cielo ci maledice... Oh! Ma Tu eri la Misericordia!... Io ti dico, io, l'annientato rabbi di Giuda: "Il tuo Sangue su noi, per pietà". Aspergici con Esso! Perché solo Esso può impetrarci perdono...», piange.

E poi, più piano, confessa la sua segreta tortura: «Ho il segno richiesto... Ma secoli e secoli di cecità spirituale stanno sulla mia vista interiore, e contro il mio volere di ora si drizza la voce del mio superbo pensiero di ieri... Pietà di me! Luce del mondo, nelle tenebre che non ti hanno compreso fa' scendere un tuo raggio! Sono il vecchio giudeo fedele a ciò che credevo giustizia ed era errore. Adesso sono una landa brulla, senza più alcuno degli antichi alberi della Fede antica, senza alcun seme o stelo della Fede nuova. Sono un arido deserto. Opera Tu il miracolo di far sorgere un fiore che abbia il tuo nome in questo povero cuore di vecchio israelita pervicace. In questo mio povero pensiero, prigioniero delle formule, penetra Tu, Liberatore. Isaia (53, 12) lo dice: "... pagò per i peccatori e prese su Sé i peccati di molti".

Oh! anche il mio, Gesù Nazareno... Si alza. Guarda la croce che si fa sempre più nitida nella luce che rischiara e poi se ne va curvo, invecchiato, annichilito. E sul Calvario torna il silenzio, appena rotto dal pianto di Maria. I due ladroni, esausti dalla paura, non parlano più. Tornano in corsa Nicodemo e Giuseppe, dicendo che hanno il permesso di Pilato. Ma Longino, che non si fida troppo, manda un soldato a cavallo dal Proconsole per sapere come deve fare anche coi due ladroni. Il soldato va e torna al galoppo con l'ordine di consegnare Gesù e di compiere il crucifragio sugli altri, per volere dei giudei. Longino chiama i quattro boia, che sono vigliaccamente accoccolati sotto la rupe, ancora terrorizzati dell’accaduto, e ordina che i due ladroni siano finiti a colpi di dava. Cosa che avviene senza proteste per Disma, al quale il colpo di dava, sferrato al cuore dopo aver già percosso i ginocchi, spezza a metà fra le labbra, in un rantolo, il nome di Gesù. E con maledizioni orrende da parte dell'altro ladrone. Il loro rantolo è lugubre. I quattro carnefici vorrebbero anche occuparsi di Gesù, staccandolo dalla croce.

Ma Giuseppe e Nicodemo non lo permettono. Anche Giuseppe si leva il mantello e dice a Giovanni di imitarlo e di tenere le scale mentre loro salgono con leve e tenaglie. Maria si alza tremante, sorretta dalle donne, e si accosta alla croce. Intanto i soldati, finito il loro compito, se ne vanno. E Longino, prima di scendere oltre la piazzuola inferiore, si volta dall'alto del suo morello a guardare Maria e il Crocifisso. Poi il rumore degli zoccoli suona sulle pietre e quello delle armi contro le corazze, e si allontana sempre più. Il palmo sinistro è schiodato. Il braccio cade lungo il Corpo, che ora pende semistaccato.

Dicono a Giovanni di salire lui pure, lasciando le scale alle donne. E Giovanni, montato sulla scala dove prima era Nicodemo, si passa il braccio di Gesù intorno al collo e lo tiene così, tutto abbandonato sul suo òmero, abbracciato dal suo braccio alla vita e tenuto per la punta delle dita per non urtare l'orrendo squarcio della mano sinistra, che è quasi aperta. Quando i piedi sono schiodati, Giovanni fatica non poco a tenere e sostenere il Corpo del suo Maestro fra la croce e il suo corpo. Maria si pone già ai piedi della croce, seduta con le spalle alla stessa, pronta a ricevere il suo Gesù nel grembo. Ma schiodare il braccio destro è l'operazione più difficile. Nonostante ogni sforzo di Giovanni, il Corpo pende tutto in avanti e la testa del chiodo sprofonda nella carne. E, poiché non vorrebbero ferirlo di più, i due pietosi faticano molto. Finalmente il chiodo è afferrato dalla tenaglia e estratto piano piano. Giovanni tiene sempre Gesù per le ascelle, con la testa rovesciata sulla sua spalla, mentre Nicodemo e Giuseppe lo afferrano uno alle cosce, l'altro ai ginocchi, e cautamente scendono così dalle scale.

Giunti a terra, vorrebbero adagiarlo sul lenzuolo che hanno steso sui loro mantelli. Ma Maria lo vuole. Si è aperta il manto, lasciandolo pendere da una parte, e sta con le ginocchia piuttosto aperte per fare cuna al suo Gesù. Mentre i discepoli girano per darle il Figlio, la testa coronata ricade all'indietro e le braccia pendono verso terra, e struscerebbero al suolo con le mani ferite se la pietà delle pie donne non le tenessero per impedirlo.

Ora è in grembo alla Madre...
E sembra uno stanco e grande bambino che dorma tutto raccolto sul seno materno. Maria lo tiene col braccio destro passato dietro le spalle del Figlio e il sinistro passato al disopra dell'addome per sorreggerlo alle anche. La testa è sulla spalla materna. E Lei lo chiama... lo chiama con voce di strazio. Poi se lo stacca dalla spalla e lo carezza con la sinistra, ne raccoglie e stende le mani e, prima di incrociarle sul grembo spento, le bacia, e piange sulle ferite. Poi carezza le guance, specie là dove è il livido e il gonfiore, bacia gli occhi infossati, la bocca rimasta lievemente storta a destra e socchiusa. Vorrebbe ravviargli i capelli, come gli ha ravviato la barba ingrommata di sangue. Ma nel farlo incontra le spine. Si punge per levare quella corona e non vuole farlo che Lei, con l'unica mano che ha libera, e respinge tutti dicendo: «No, no! Io! Io!», e pare abbia fra le dita il capo tenerello di un neonato, tanto va con delicatezza nel farlo. E quando può levare questa torturante corona, si curva a medicare tutti gli sgraffi delle spine con i baci.

Con la mano tremante divide i capelli scomposti, li ravvia e piange, e parla piano piano, e asciuga con le dita le lacrime che cadono sulle povere carni gelide e sanguinose, e pensa di pulirle col pianto e col suo velo, che è ancora ai lombi di Gesù. E ne tira a sé una estremità, e con quella si dà a detergere ed asciugare le membra sante. E sempre torna in carezze sul volto, e poi sulle mani, e poi carezza le ginocchia contuse, e poi risale ad asciugare il Corpo, su cui cadono lacrime e lacrime. È nel fare questo che la sua mano incontra lo squarcio del costato. La piccola mano, coperta dal lino sottile, entra quasi tutta nell'ampia bocca della ferita. Maria si curva per vedere, nella semiluce che si è formata, e vede. Vede il petto aperto e il cuore di suo Figlio.
Urla, allora.
Sembra che una spada apra a Lei il cuore. Urla, e poi si rovescia sul Figlio e pare morta Lei pure. La soccorrono, la confortano. Le vogliono levare il Morto divino e, poiché Ella grida: «Dove, dove ti metterò, che sia sicuro e degno di Te?», Giuseppe, tutto curvo in un inchino riverente, la mano aperta appoggiata sul petto, dice: «Confortati, o Donna! Il mio sepolcro è nuovo e degno di un grande. Lo dono a Lui. E questo, Nicodemo, amico, già nel sepolcro ha portato gli aromi, ché egli questo vuole offrire di suo. Ma, te ne prego, poiché la sera si avvicina, lasciaci fare... È Parasceve. Sii buona, o Donna santa!».
Anche Giovanni e le donne pregano in tal senso, e Maria si lascia levare dal grembo la sua Creatura, e si alza, affannosa, mentre lo avvolgono nel lenzuolo, pregando: «Oh! fate piano!».

Nicodemo e Giovanni alle spalle, Giuseppe ai piedi, sollevano la Salma avvolta non solo nel lenzuolo, ma appoggiata anche sui mantelli che fanno da portantina, e si avviano giù per la via. Maria, sorretta dalla cognata e dalla Maddalena, seguita da Marta, Maria di Zebedeo e Susanna, che hanno raccolto i chiodi, le tenaglie, la corona, la spugna e la canna, scende verso il sepolcro. Sul Calvario restano le tre croci, di cui quella di centro è nuda e le due altre hanno il loro vivo trofeo che muore.

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4
Constantin
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@junior2014.... Chi sei?, presentati amico..., fatti conoscere meglio scratch

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Lady Joan Marie
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Viandante Storico
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Io lo conosco il Vangelo di Maria Valtorta, e soprattutto la parte finale è la parte più toccante... imbarazzo

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6
altamarea
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Viandante Residente
Junior ha scritto:
Poi il punto centrale ed essenziale dell’editoriale del giornalista Socci, verteva sulle righe, che tu, ben fuorviante, hai evitato di attenzionare, perché poi sarebbero quelli a cui si dovrebbe dare una onesta ed obiettiva risposta..
Ecco, riprendo appunto dall’editoriale del Socci: ….
--<
Nell’Opera valtortiana si trova una ricostruzione così precisa e ricca dei fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare, specie se si pensa che è uscita dalla penna di una donna che era ignara di queste materie e di teologia, che non conosceva la Terra Santa e che non disponeva di libri da consultare trovandosi malata e immobilizzata su un letto, nella Viareggio della Linea gotica, durante i mesi più feroci la guerra. (e senza usufruire di computer, di google, di internet, * nota mia *).
Migliaia di pagine, traboccanti di notizie e riflessioni altissime, di descrizioni geografiche che solo oggi, andando sul posto, si potrebbero fare>>.

Ecco, a mia modesta opinione,  a cosa con onestà morale ed intellettuale bisognerebbe semplicemente rispondere..

Ed io ti rispondo chiedendoti la cortesia di elencarmi “i fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare”.

Il testo che hai postato col copia ed incolla è un fantasioso romanzo non attinente con i fatti narrati nel Nuovo Testamento.

Cosa ti dà la certezza che quella donna “ignara di queste materie e di teologia” le abbia scritte lei ? Chi era il prete o i preti che frequentavano la sua casa ? Chi fu il vero estensore dei suoi testi ?

Purtroppo la religione può indurre al fanatismo, alle esaltazioni mistiche, alle visioni, alle psicopatologie.

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7
Constantin
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Viandante Ad Honorem
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@junior2014 ha scritto:Gentilissimi, vorrei farvi conoscere uno stimolante e ben argomentato editoriale che risale al sabato santo di cinque anni fa, il 7 aprile 2'012, a firma del giornalista scrittore e blogger Antonio Socci, in relazione all'Opera scritta da una mistica, certa  Maria Valtorta di Viareggio, dal titolo "L'Evangelo come mi è stato rivelato".
Nel ringraziarVi dell'attenzione che vorrete dedicare al suddetto editoriale, colgo l'occasione per augurarVi una serena Pasqua a Voi ed alle Vosre famiglie.

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°°°°°°°°°°°°°°°°°
Ti propongo un'alternativa :

Con mitologia norrena, mitologia nordica o mitologia scandinava ci si riferisce all'insieme dei miti appartenenti alla religione tradizionale pre-cristiana dei popoli scandinavi, inclusi quelli che colonizzarono l'Islanda e le Isole Fær Øer, dove le fonti scritte della mitologia norrena furono assemblate. È da ritenersi un ramo della mitologia germanica (che include anche la mitologia anglosassone o inglese), che è il nucleo mitematico più antico. La mitologia germanica ha radici nella mitologia indoeuropea.
Per la maggior parte dell'età vichinga venne trasmessa oralmente e le nostre conoscenze al suo riguardo sono principalmente basate su testi medievali (in particolare le due versioni dell'Edda), compilati successivamente all'introduzione del Cristianesimo tra i popoli germanici.
La maggior parte della mitologia germanica, trasmessa oralmente, è andata persa. Religiosi cristiani hanno recuperato e conservato frammenti più o meno corposi della mitologia norrena, la variante più tarda (altomedievale) della mitologia germanica. I due nomi principali sono quelli di Snorri Sturluson (compilatore dell'Edda) e Saxo Grammaticus, autore delle Gesta Danorum. Questi autori adottano un'interpretazione evemeristica, per cui le divinità norrene sono eroi umani o sovrani divinizzati.
L'Edda in prosa fu scritta probabilmente tra il 1222 e il 1225 da Snorri Sturluson (è detta per questo anche Edda di Snorri). Nelle intenzioni dell'autore dovrebbe essere un manuale per aspiranti poeti. La costruzione delle complesse metafore poetiche (note come Kenningar) alla base della poesia norrena, tuttavia, richiede un'ampia conoscenza del retroterra mitologico, che qui Snorri espone estesamente.
L'Edda in poesia (detta anche Edda di Sæmundr, in quanto erroneamente attribuita all'erudito Sæmundr il Saggio) fu scritta sempre nel XIII secolo. Tuttavia, i ventinove lunghi poemi che contiene risalgono a epoche di gran lunga anteriori, anche sino al IX o X secolo. Di questi, undici trattano delle divinità, altri di eroi leggendari, come il celebre Sigurðr, il Sigfrido della germanica Canzone dei Nibelunghi.
Oltre a queste fonti sono sopravvissute diverse leggende nel folklore orale scandinavo e tedesco, e centinaia di luoghi in tutta l'Europa Germanica prendono il nome dagli dei. Esistono anche numerose pietre runiche, specialmente in Scandinavia e in Inghilterra, che ritraggono scene della mitologia norrena, come la pesca di Thor, Odino che cavalca Sleipnir, Odino divorato da Fenrir, Hyrrokkin che cavalca verso il funerale di Baldr. In Danimarca è stata ritrovata una pietra che ritrae Loki. Sono stati anche recuperati idoli che ritraggono Odino (con un occhio solo), Thor (con il suo martello) e Freyr.
Secondo la mitologia norrena il mondo sensibile è "Miðgarðr" . Circondata dalle acque, alla sua sommità si trova Asgarðr, la dimora degli dei, raggiungibile unicamente tramite Bifröst, il ponte dell'arcobaleno. I Giganti vivono all'esterno del mondo, al Nord, in un luogo chiamato Jötunheimr ("Terra dei Giganti"). La dea Hel governa il sotterraneo regno "Helheim" ("Dimora di Hel"), luogo predestinato ai defunti. Nel Sud vi è l'infuocato e misterioso reame di Muspell, il Múspellsheimr dimora dei giganti del fuoco. Ulteriori regioni dell'immaginario norreno sono Álfheimr dimora degli "elfi chiari" (ljósálfar), Svartálfaheimr dimora degli elfi oscuri (ma questa divisione tra elfi è fatta unicamente da Snorri), Niðavellir le miniere dei Nani.
Le divinità sono divise in due classi: gli Æsir (Asi) e i Vanir (Vani). La distinzione non è tuttavia netta: nel passato remoto le due fazioni si fronteggiarono in guerra, ma in seguito raggiunsero la pace, si scambiarono ostaggi e alcuni membri si unirono in matrimonio. Di determinate divinità non è chiara l'appartenenza a una delle due classi.
Alcuni studiosi hanno visto in questo racconto di successione divina una trasposizione dell'invasione delle tribù indoeuropee, che soppiantarono coi loro culti guerrieri le precedenti divinità agricole. Altri studiosi (come Georges Dumézil o Mircea Eliade) considerano la divisione tra Æsir e Vanir come l'espressione di una divisione strutturale delle diverse funzioni (divinità sovrane, guerriere e agricole) tipica delle religioni di supposta derivazione indoeuropea, e interamente spiegabile in tal senso.
Gli Æsir e i Vanir sono generalmente nemici degli Jötnar (singolare Jötunn). Paragonabili ai Titani della mitologia greca, vengono chiamati Giganti, anche se alcuni suggeriscono, come alternativa, "demoni". Da notare comunque che gli Æsir discendono dagli Jötnar, e sia Æsir che Vanir possono unirsi con loro per generare figli, quando non sono dei mostri. Esistono due classi generali di giganti: Hrímþursar, i "giganti di brina", e i Múspellsmegir o "giganti di fuoco" anche detti "Figli di Muspell".
Celebri tra gli altri enti divini sono Fenrir il lupo e il Miðgarðsormr, il grande serpente che cinge il mondo, entrambi figli che il dio Loki ha avuto da una gigantessa. Altre creature spesso citate sono Huginn e Muninn ("pensiero" e "memoria"), i due corvi che mantengono informato Odino di tutto ciò che avviene nel mondo. Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Odino, anch'esso figlio di Loki. Ratatosk, lo scoiattolo che scorrazza tra i rami di Yggdrasill, l'albero del mondo.
Come per molte altre religioni indoeuropee, la mitologia germanica presenta una debole opposizione tra bene e male, tipica invece delle tradizioni abramitiche mediorientali. Loki, principio del disordine, in molte occasioni aiuta gli dei con la sua astuzia (per preservare l'ordine cosmico), e in altrettante li insulta e ne causa i lutti. I Giganti, non tanto fondamentalmente malvagi, sono piuttosto rudi, vanagloriosi e incivili. L'opposizione è più dunque tra un Ordine e un Caos non impermeabili l'uno all'altro.
Völuspá: l'origine e la fine del mondo.
L'origine e il destino del mondo sono descritti, anche se in modo molto confuso e criptico, nella Völuspá (La profezia della völva o Profezia della Veggente), contenuta nell'Edda Poetica.
Qui Odino evoca lo spirito di una völva (cioè, una veggente) perché gli racconti il passato e il futuro. Pur riluttante, lo spirito deve cedere alle richieste di Odino, da sempre alla ricerca di nuova conoscenza, finché, dopo aver rivelato tutti i segreti del passato e del futuro, risprofonda nelle tenebre della morte.
Il passato[modifica | modifica wikitesto]
In principio c'erano il mondo del ghiaccio Niflheimr e il mondo del fuoco Muspellsheimr e tra di essi Ginnungagap, un "vuoto spalancato", nel quale non viveva niente. Qui fuoco e ghiaccio si incontrarono, dando forma al gigante primordiale, Ymir e alla vacca cosmica, Auðhumla il cui latte nutrì Ymir. La mucca leccò il ghiaccio, dando forma al primo dio Buri, che fu il padre di Borr, padre a sua volta del primo Æsir, Óðinn, e dei suoi fratelli, Víli e Vé. Da Ymir discese invece la razza dei Giganti. Quindi i figli di Bor, Óðinn, Víli e Vé, uccisero Ymir e con il suo corpo formarono il mondo.
Gli dei regolavano il passaggio dei giorni e delle notti, così come delle stagioni. I primi esseri umani furono Askr ed Embla (frassino e olmo), formati dal legno e portati in vita ancora da Óðinn, Víli e Vé[1]. Sól è la dea del Sole, una figlia di Mundilfœri, data in sposa a Glenr. Ogni giorno cavalca nel cielo sul suo carro trainato da due cavalli chiamati Alsviðr e Árvakr. Sol è perennemente inseguita da Sköll, un lupo che vuole divorarla (probabile spiegazione delle eclissi), e che prima o poi la raggiungerà. Fratello di Sol è Máni, la Luna, anch'egli inseguito da un lupo, Hati. Uno scudo, chiamato Svalinn, si interpone tra la Terra e il Sole, per impedire che questi bruci il suolo con la sua eccessiva violenza.
La veggente descrive quindi il grande albero Yggdrasill e le tre norne che tessono le trame del fato ai suoi piedi. Quindi descrive la guerra primordiale tra Æsir e Vanir e l'omicidio di Baldr. A questo punto rivolge la sua attenzione al futuro.
L'avvenire.
Al termine del tempo le forze del caos prenderanno il sopravvento, spezzando le loro catene. Guidate da Loki, daranno il via al Ragnarök, la battaglia finale tra le forze dell'ordine e le forze del disordine. Le due forze contrapposte si annienteranno a vicenda, distruggendo con loro l'intera creazione. Dalle sue ceneri, tuttavia, un nuovo mondo risorgerà, una nuova coppia originaria, Líf e Lífþrasir (salvatisi dal Ragnarök nascondendosi nel bosco di Hoddmímir o nel frassino Yggdrasill a seconda delle varie tradizioni), ripopolerà Miðgarðr, ricominciando così un ciclo di ascesa e decadenza.
La mitologia non tratta solo di dei e creature soprannaturali, ma anche di eroi e re. Molti di essi sono probabilmente esistiti e generazioni di studiosi scandinavi hanno tentato di dividere la storia dai miti delle saghe. Gli eroi più famosi sono senza dubbio Sigfrido e Svipdagr, ma anche le Skjaldmö erano protagoniste di molte vicende eroiche.

Centri della fede
Le tribù germaniche raramente o quasi mai costruirono templi nel senso moderno. Il Blót, la forma di adorazione praticata dagli antichi popoli Germanici e Scandinavi assomigliava a quella dei Celti e Baltici: poteva essere celebrata in boschi sacri o anche in casa e/o con un semplice altare di pietre impilate detto "horgr". Comunque sembra che siano esistiti alcuni centri religiosi importanti, come Skiringsal, Lejre e Uppsala. Adamo di Brema afferma che esisteva un Tempio a Uppsala con tre statue di legno di Thor, Odino e Freyr.
Sacerdoti
Mentre sembra che sia esistito qualcosa di simile a dei sacerdoti, questi non assunsero mai il carattere professionale e semiereditario dei druidi celti. Ciò perché la tradizione sciamanistica era mantenuta dalle donne, le Völva. Si dice che i re germanici abbiano avuto origine dall'ufficio sacerdotale. Il ruolo sacerdotale del re era in linea con il ruolo generale del godi che era il capo di un gruppo di famiglie imparentate (per questa struttura sociale vedi clan norreni) e che amministrava i sacrifici.
Sacrifici umani
Il racconto unico di un testimone diretto di un sacrificio umano germanico sopravvive nella narrazione di Ibn Fadlan di una sepoltura di una nave Rus' in cui una ragazza schiava si offrì volontariamente per accompagnare il suo signore nell'aldilà. Resoconti di seconda mano provengono da Tacito, Saxo Grammaticus e Adam Bremensis. L'Heimskringla racconta del re svedese Aun che sacrificò nove dei suoi figli in uno sforzo di prolungare la sua vita fino a che i suoi sudditi gli impedirono di sacrificare l'ultimo figlio, Egil.
Secondo Adamo di Brema i re svedesi sacrificavano schiavi umani ogni nono anno durante i sacrifici di Yule al Tempio di Uppsala. Gli svedesi avevano il diritto non solo di eleggere il re, ma anche di deporlo e sempre l'Heimskringla racconta che sia il re Dómaldi, che il re Olof Trätälja furono sacrificati dopo anni di carestia. Odino era associato alla morte per impiccagione e una probabile pratica del sacrificio Odinico mediante strangolamento ha un certo supporto archeologico nell'esistenza di cadaveri perfettamente conservati dall'acido delle torbiere dello Jutland (successivamente occupate dal popolo Danese), nelle quali furono gettati dopo esser stati strangolati. Un esempio è la Mummia di Tollund.

Un mondo diverso?, Marte, Venere, dall'altra parte della galassia ?


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junior2014
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Viandante Residente
Viandante Residente

@altamarea ha scritto:Junior ha scritto:
Poi il punto centrale ed essenziale dell’editoriale del giornalista Socci, verteva sulle righe, che tu, ben fuorviante, hai evitato di attenzionare, perché poi sarebbero quelli a cui si dovrebbe dare una onesta ed obiettiva risposta..
Ecco, riprendo appunto dall’editoriale del Socci: ….
--<
Nell’Opera valtortiana si trova una ricostruzione così precisa e ricca dei fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare, specie se si pensa che è uscita dalla penna di una donna che era ignara di queste materie e di teologia, che non conosceva la Terra Santa e che non disponeva di libri da consultare trovandosi malata e immobilizzata su un letto, nella Viareggio della Linea gotica, durante i mesi più feroci la guerra. (e senza usufruire di computer, di google, di internet, * nota mia *).
Migliaia di pagine, traboccanti di notizie e riflessioni altissime, di descrizioni geografiche che solo oggi, andando sul posto, si potrebbero fare>>.

Ecco, a mia modesta opinione,  a cosa con onestà morale ed intellettuale bisognerebbe semplicemente rispondere..

Ed io ti rispondo chiedendoti la cortesia di elencarmi “i fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare”.

Il testo che hai postato col copia ed incolla è un fantasioso romanzo non attinente con i fatti narrati nel Nuovo Testamento.

Cosa ti dà la certezza che quella donna “ignara di queste materie e di teologia” le abbia scritte lei ? Chi era il prete o i preti che frequentavano la sua casa ? Chi fu il vero estensore dei suoi testi ?

Purtroppo la religione può indurre al fanatismo, alle esaltazioni mistiche, alle visioni, alle psicopatologie.

Abbi la bontà di aspettare una mia risposta fino a dopo Pasquetta..  Ho impegni urgenti e poi oggi devo postare le pagine sulla Risurrezione di Cristo, ecc.

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9
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Quindi non mi ritieni degno di risposta, quindi devi postare le pagine sulla resurrezione del tuo dio...
Solo un pazzo accetterebbe il compito
di diventare un uomo di sapere.
Un uomo dalla mente lucida deve essere attirato a farlo con
l'inganno. Ci sono eserciti di individui che
si dedicherebbero volentieri a tale missione,
ma essi non contano. Di solito sono pazzi, teste vuote
che esteriormente sembrano a posto, ma
che si tradiscono appena sono messi sotto
pressione, appena sono riempiti come uova
di idee così intense tanto da farli sospettare di essere uniche derivazioni
di qualcosa che ha già visto tutto.

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junior2014
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Viandante Residente
Viandante Residente
(La grandiosa, vibrante, gloriosa risurrezione di Cristo...)


Da “L’Evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta

- Volume X° -

dai CAPITOLI  617 e 618

LA RISURREZIONE  e  GESU’ RISORTO APPARE ALLA MADRE

https://www.youtube.com/watch?v=ApABX9Jxf5o

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Junior, ma sei un emissario della Fondazione “Maria Valtorta” ?

Il tuo fervore verso questa veggente t’induce al proselitismo, al fanatismo religioso o a problemi psicologici ?

Stai dilagando anche in altri forum con gli scritti volutamente attribuiti a questa donna. In particolare quello di “Cattolici romani”, dove usi il nick “Sobiesky” ed hai scritto numerosi post. Siete arrivati a pagina 179.

"L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta è un compendio dei dieci volumi pubblicati anni prima con il titolo "Il poema dell'Uomo-Dio".

L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960 definì quel lavoro letterario una “Vita di Gesù malamente romanzata”. In precedenza, il 16 dicembre 1959 il Sant’Uffizio mise all’Indice quell’elaborato attribuito alla Valtorta. E lo sai bene, perché è scritto nella prima pagina del forum che ti ho citato.

L’Opera di Maria Valtorta non aggiunge nulla alla Rivelazione e non è il quinto Vangelo.

Uno dei preti frequentatori di Maria Valtorta fu Corrado Berti, dei Servi di Maria”. Don Ernesto Zucchini è il presidente della Fondazione Valtorta. Sempre i preti in mezzo. Per motivi economici ? A quanto ammontano le offerte ?

Junior penso che dovresti smetterla di postare gli stessi post in più forum. Se vuoi ti faccio il copia-incolla della stessa scritta in rosso nei due forum.

Se la Valtorta ti esalta non puoi pensare di coinvolgere altri nelle tue illusioni.

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junior2014
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Viandante Residente
Viandante Residente
da “L’Evangelo come mi è stato rivelato” – di Maria Valtorta
VOLUME X
CAPITOLO 620
CONSIDERAZIONI SULLA RISURREZIONE.

[21 febbraio 1944]

Dice Gesù:

«Le preghiere ardenti di Maria hanno anticipato di qualche tempo la mia Risurrezione.
Io avevo detto:
"Il Figlio dell'uomo sta per essere ucciso, ma il terzo giorno risorgerà".

Ero morto alle tre del pomeriggio di venerdì. Sia che calcoliate i giorni come nome, sia li calcoliate come ore, non era l'alba domenicale quella che doveva vedermi sorgere. Come ore, erano unicamente trentotto ore invece di settantadue quelle che il mio Corpo era rimasto senza vita.
Come giorni, doveva almeno giungere la sera di questo terzo giorno per dire che ero stato tre giorni nella tomba.
Ma Maria ha anticipato il miracolo. Come quando col suo orare ha schiuso i Cieli con anticipo di qualche anno sull'epoca prefissa, per dare al mondo la sua Salvezza, così ora Ella ottiene l'anticipo di qualche ora per dar conforto al suo cuore morente.

Ed Io, alla prima alba del terzo giorno, sono sceso come sole che scende e del mio fulgore ho sciolto i sigilli umani così inutili davanti alla potenza di un Dio, della mia forza ho fatto leva per ribaltare l'inutilmente vegliata pietra, del mio apparire ho fatto folgore che ha atterrato le tre volte inutili guardie messe a custodia di una Morte che era Vita, che nessuna forza umana poteva impedire d'esser tale.
Ben più potente della vostra corrente elettrica, il mio Spirito è entrato come spada di Fuoco divino a riscaldare le fredde spoglie del mio Cadavere, e al nuovo Adamo lo Spirito di Dio ha alitato la vita, dicendo a Se stesso:
"Vivi. Lo voglio".
Io che avevo risuscitato i morti quando non ero che il Figlio dell'uomo, la Vittima designata a portare le colpe del mondo, non dovevo potere risuscitare Me stesso ora che ero il Figlio di Dio, il Primo e l'Ultimo, il Vivente eterno, Colui che ha nelle sue mani le chiavi della Vita e della Morte?
Ed il mio Cadavere ha sentito la Vita tornare in Lui.
Guarda: come uomo che si sveglia dopo il sonno dato da una enorme fatica, Io ho un profondo respiro. Né ancora apro gli occhi. Il sangue torna a circolare nelle vene poco rapido ancora, riporta il pensiero alla mente. Ma vengo da tanto lontano!
Guarda: come uomo ferito che una potenza miracolosa risana, il sangue torna nelle vene vuote, empie il Cuore, scalda le membra, le ferite si rimarginano, spariscono lividi e piaghe, la forza torna. Ma ero tanto ferito! Ecco, la Forza opera. Io sono guarito. Io sono svegliato. Io sono ritornato alla Vita. Fui morto. Ora vivo! Ora sorgo!
Scuoto i lini di morte, getto l'involucro degli unguenti. Non ho bisogno di essi per apparire Bellezza eterna, eterna Integrità. Io mi rivesto di veste che non è di questa Terra, ma tessuta da Colui che mi è Padre e che tesse la seta dei gigli verginali.
Sono vestito di splendore. Mi orno delle mie Piaghe che non gemono più sangue ma sprigionano luce. Quella luce che sarà la gioia di mia Madre e dei beati e il terrore, la vista insostenibile dei maledetti e dei demoni sulla Terra e nell'ultimo giorno.

L'angelo della mia vita d'uomo e l'angelo del mio dolore sono prostrati davanti a Me e adorano la mia Gloria. Ci sono tutti e due i miei angeli. L'uno per bearsi della vista del suo Custodito, che ora non ha più bisogno d'angelica difesa. L'altro, che ha visto le mie lacrime, per vedere il mio sorriso; che ha visto la mia battaglia, per vedere la mia vittoria; che ha visto il mio dolore, per vedere la mia gioia.
Ed esco nell'ortaglia piena di bocci di fiori e di rugiada. E i meli aprono le corolle per fare arco fiorito sul mio capo di Re, e le erbe fanno tappeto di gemme e di corolle al mio piede che torna a calpestare la Terra redenta dopo esser stato innalzato su es¬sa per redimerla. E mi saluta il primo sole, e il vento dolce d'a¬prile, e la lieve nuvola che passa, rosea come guancia di bambino, e gli uccelli fra le fronde. Sono il loro Dio. Mi adorano.
Passo fra le guardie tramortite, simbolo delle anime in colpa mortale che non sentono il passaggio di Dio.
È Pasqua, Maria!
Questo è bene il "Passaggio dell'Angelo di Dio"! Il suo Passaggio da morte a vita. Il suo Passaggio per dare Vita ai credenti nel suo Nome.
È Pasqua! È la Pace che passa nel mondo. La Pace non più velata dalla condizione di uomo. Ma libera, completa nella sua tornata efficienza di Dio.
E vado dalla Madre. È ben giusto che ci vada. Lo è stato per i miei angeli. Ben di più lo è per quella che, oltre che mia custode e conforto, mi è stata datrice di vita. Prima ancora di tornare al Padre nella mia veste d'Uomo glorificata, vado dalla Madre. Vado nel fulgore della mia veste paradisiaca e delle mie Gemme vive. Ella mi può toccare, Ella le può baciare, perché Ella è la Pura, la Bella, l'Amata, la Benedetta, la Santa di Dio.
Il nuovo Adamo va all'Eva nuova.
Il male è entrato nel mondo per la donna, e dalla Donna fu vinto.
Il Frutto della Donna ha disintossicato gli uomini dalla bava di Lucifero. Ora, se essi vogliono, possono esser salvi. Ha salvato la donna rimasta così fragile dopo la ferita mortale.

E dopo che alla Pura, alla quale per diritto di santità e di maternità è giusto vada il Figlio-Dio, mi presento alla donna redenta, alla capostipite, alla rappresentante di tutte le creature femminee che sono venuto a liberare dal morso della lussuria. Perché dica ad esse che si accostino a Me per guarire, che abbiano fede in Me, che credano nella mia Misericordia che comprende e perdona, che per vincere Satana, che fruga loro le carni, guardino la mia Carne ornata dalle cinque ferite.
Non mi faccio toccare da lei. Ella non è la Pura che può toccare, senza contaminarlo, il Figlio che torna al Padre. Molto ha ancora da purificare con la penitenza. Ma il suo amore merita questo premio. Ella ha saputo risorgere per sua volontà dal sepolcro del suo vizio, strozzare Satana che la teneva, sfidare il mondo per amore del suo Salvatore, ha saputo spogliarsi di tutto che non fosse amore, ha saputo non essere più che amore che si consuma per il suo Dio.
E Dio la chiama: "Maria". Odila rispondere: "Rabboni!" (Maestro!)
Vi è il suo cuore in quel grido.
A lei, che l'ha meritato, do l'incarico di esser messaggera della Risurrezione. E ancora una volta sarà un poco schernita come avesse vaneggiato. Ma non le importa nulla, a Maria di Magdala, a Maria di Gesù, del giudizio degli uomini. Mi ha visto risorto, e ciò le dà una gioia che attutisce ogni altro sentimento.
Vedi come amo anche chi fu colpevole, ma volle uscire dalla colpa? Neppure a Giovanni Io mi mostro per primo.
Ma alla Maddalena.
Giovanni aveva già avuto il grado di figlio da Me. Lo poteva avere perché era puro e poteva essere figlio non solo spirituale, ma anche dante e ricevente, alla e dalla Pura di Dio, quei bisogni e quelle cure che sono connesse alla carne.
Maddalena, la risorta alla Grazia, ha la prima visione della Grazia Risorta.

Quando mi amate sino a vincere tutto per Me, Io vi prendo il capo ed il cuore malato fra le mie mani trafitte e vi alito in volto il mio Potere. E vi salvo, vi salvo, figli che amo. Voi tornate belli, sani, liberi, felici. Voi tornate i figli cari del Signore. Faccio di voi i portatori della mia Bontà fra i poveri uomini, coloro che testimoniate della mia Bontà ad essi per farli persuasi di essa e di Me.
Abbiate, abbiate, abbiate fede in Me. Abbiate amore. Non temete. Vi faccia sicuri del Cuore del vostro Dio tutto quanto ho patito per salvarvi.
E tu, piccolo Giovanni, sorridi dopo aver pianto. Il tuo Gesù non soffre più. Non ci sono più né sangue né ferite. Ma luce, luce, luce e gioia e gloria. La mia luce e la mia gioia siano in te sinché verrà l'ora del Cielo».

- - - - - -

Con questa pagina si chiude (almeno per conto mio) la pubblicazione di alcuni scritti di Maria Valtorta, che mi son permesso di far conoscere, inerenti al periodo Pasquale della Via Crucis, della morte e della Risurrezione di Gesù Cristo.
Di tutte queste eccelse pagine, mi rimane un sogno: possa arrivare il tempo in cui il Pontefice regnante, in atto Papa Francesco, possa aver letto le mirabili vibranti pagine della grandiosa Opera e, dopo, concretizzare l’idea che la mistica Maria Valtorta possa essere elevata agli altari, giacchè non fu affatto una “visionaria” ma la straordinaria penna di Dio, che si adoperò con eroico immane ardimento a redigere le migliaia di pagine de “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, (e tanto altro..), per dare all’umanità, accanto ai Vangeli canonici, un ulteriore contributo della volontà e della misericordia di Dio che vuole che gli uomini credano e si salvino.
A quanti hanno avuto l’amabilità di seguire queste straordinarie pagine, auguro pace, serenità, gioia, amore..
Che il Signore Vi benedica e protegga oggi e sempre....

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junior2014
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Viandante Residente
Viandante Residente

@altamarea ha scritto:Junior ha scritto:
Poi il punto centrale ed essenziale dell’editoriale del giornalista Socci, verteva sulle righe, che tu, ben fuorviante, hai evitato di attenzionare, perché poi sarebbero quelli a cui si dovrebbe dare una onesta ed obiettiva risposta..
Ecco, riprendo appunto dall’editoriale del Socci: ….
--<
Nell’Opera valtortiana si trova una ricostruzione così precisa e ricca dei fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare, specie se si pensa che è uscita dalla penna di una donna che era ignara di queste materie e di teologia, che non conosceva la Terra Santa e che non disponeva di libri da consultare trovandosi malata e immobilizzata su un letto, nella Viareggio della Linea gotica, durante i mesi più feroci la guerra. (e senza usufruire di computer, di google, di internet, * nota mia *).
Migliaia di pagine, traboccanti di notizie e riflessioni altissime, di descrizioni geografiche che solo oggi, andando sul posto, si potrebbero fare>>.

Ecco, a mia modesta opinione,  a cosa con onestà morale ed intellettuale bisognerebbe semplicemente rispondere..

Ed io ti rispondo chiedendoti la cortesia di elencarmi “i fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare”.

Il testo che hai postato col copia ed incolla è un fantasioso romanzo non attinente con i fatti narrati nel Nuovo Testamento.

Cosa ti dà la certezza che quella donna “ignara di queste materie e di teologia” le abbia scritte lei ? Chi era il prete o i preti che frequentavano la sua casa ? Chi fu il vero estensore dei suoi testi ?

Purtroppo la religione può indurre al fanatismo, alle esaltazioni mistiche, alle visioni, alle psicopatologie.
- - - - -

Allora adesso che ho concluso di postare il "Regalo di Pasqua meraviglioso".. eccomi a cercare di dare qualche risposta ai quesiti di sopra..

Intanto ti ringrazio di aver posto queste lecite domande.. (Oh, mai Pasqua e soprattutto pasquetta mi è stata di così grande impegno per cercare quella idonea documentazione atta a poter dare quel minimo di risposte a chi, spero con sentimenti alieni da preconcetti, ritiene che in quegli scritti tante cose non tornano e che forse è tutto un bluff..).

Perché è giusto, infatti, far buon uso della ragione che il Signore ci ha donato (almeno così la pensa chi è credente..); ed è quindi corretto esercitare la ragione e spingerla fin dove è possibile arrivare…
Nel caso dell'esperienza mistica di Maria Valtorta è la nostra stessa ragione che, spinta fino al suo limite, c'impone di riconoscere come quest'Opera non possa essere riconducibile alla sola persona che l'ha redatta, ma deve ragionevolmente aprirsi ad altri aspetti che la travalicano.

Allora andiamo a vedere come l'uso corretto della ragione umana può essere applicata alle descrizioni valtortiane.
Sono proprio, come scriveva il Socci e riportato nel mio primo intervento , "i fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare" che mi fanno dire ciò.

Per prima cosa però, mi permetto far notare, una incongruenza, ovvero non è possibile non evidenziare come risulti assai curioso che mi chiedi di elencarli,  manifestando così di sconoscere la tematica, mentre poi, al contempo, ti permetti di giudicare l'Opera di Maria Valtorta come un romanzo fantasioso o comunque non direttamente riconducibile a Maria Valtorta stessa, frutto quindi di un inganno.

Prima di emettere dei giudizi così trancianti, occorrerebbe quantomeno conoscere di che cosa si stia parlando, e/o non solo per sentito dire.. altrimenti risulta fin troppo facile tacciare di grave pregiudizio l'interlocutore che osa porsi in modo così banale davanti ad una tematica che invece è così complessa.
Assomiglia all'atteggiamento del bambino supponente che pretende di giocare con delicate apparecchiature professionali che travalicano le sue capacità e le sue conoscenze.

A partire dal 2012, infatti, sono usciti dei testi che si approcciano all'Opera di Maria Valtorta con il taglio della scienza, conducendo delle serrate analisi scientifiche su oltre  5000 dettagli dell’Opera. I risultati preliminari (c’è ancora  molto da scoprire infatti) sono stupefacenti.
È la  disciplina della matematica ad indicare che le probabilità a  favore di un’origine puramente umana del "L’Evangelo come mi è stato  rivelato" siano talmente infinitesimali da dover invocare il concetto d'inflazione statistica.
E allora proviamo a dare un breve e parzialissimo elenco di dettagli e descrizioni storiche, geografiche e astronomiche che oltrepassano le capacità di Maria Valtorta e... anche di quelle di altri, possibili, ma inesistenti, autori umani.

Intanto inizio con un caso eclatante, quello delle descrizioni delle fasi della luna presenti nell'Opera di Maria Valtorta.
Molte volte, infatti, la Valtorta parla di  un sabato notte e ci indica la presenza della luna piena visibile in cielo.
Una fase lunare di luna piena risulta visibile per soli tre giorni in un mese.
Dal punto di vista matematico possiamo esprimere che la probabilità che una luna piena coincida con un sabato sia del 1,5%.
Ma Maria Valtorta  aggiunge, ad esempio, che in quel sabato di luna piena "gli ulivi sono già in fiore e i grani  sono maturi".
Questo è un periodo che dura meno di 30 giorni all’anno e quindi la probabilità sale ad 1 su 1000.
Ma Maria Valtorta aggiunge ancora che ciò che descrive è un avvenimento identificato in rapporto ad una ben precisa festività ebraica.
Questo incrementa a 3 probabilità su 1  milione la possibilità di descrivere correttamente l'evento astronomico.
Occorre notare che queste descrizioni di date-chiave sono presenti nell'Opera valtortiana molte volte, circa una settantina di volte.
Ebbene oggi noi sappiamo che queste date-chiave sono inserite nel testo con inconcepibile precisione perchè sono state verificate avvalendosi dei moderni computer e delle mappe astronomiche fornite dalla NASA ed è stato quindi possibile verificare le fasi lunari nei giorni descritti da Maria Valtorta.
Il risultato è che sono tutte esatte!
Si può quindi dimostrare matematicamente che la  probabilità che tutte queste datazioni siano esatte "per caso" è di  circa 4 su 100 milioni.
Questo è un esempio d’inflazione  statistica che di fatto indica l'impossibilità  che Maria Valtorta, o un altro autore per lei, potesse con le proprie conoscenze e senza alcun accesso all'odierna tecnologia, indovinare con esattezza anche una sola di queste descrizioni chiave!

Ora messe da parte le cartine stellari,  passo ad un esempio curioso ma indicativo che riguarda la descrizione geografica di un episodio appartenente all'infanzia di Gesù e precisamente la fuga in Egitto.
Intanto, per prima cosa, faccio osservare: nel Vangelo di Matteo si parla che Giuseppe per sottrarsi alla persecuzione di Erode, prese con se Maria ed il bambino Gesù e li portò in Egitto e vi restò fino alla scomparsa di Erode. Perché cito ora questo episodio? perché ne “L’Evangelo come mi è stato rivelato”,  la Valtorta, mica scrive  che Giuseppe, Maria e Gesù, per sfuggire ad Erode sono andati, in Libano, nò! dice proprio la stessa cosa, ovvero che si rifugiarono in Egitto, ma con l’aggiunta, come vedremo, di altri eloquenti particolari.. (Questo per dire che l’opera della Valtorta in questo episodio come in moltissimi altri, non è in contrasto con i Vangeli ufficiali, solamente è più ricco di tanti piccoli e/o grandi particolari, ma senza mai uscire dalla sostanza di quanto è descritto nei quattro Vangeli!).

Ed è proprio su questo viaggio in Egitto che, intanto, mi soffermo per evidenziare che:
Nella descrizione della fuga in Egitto della Sacra Famiglia,  Maria Valtorta indica con precisione il luogo dove si stabiliscano: Matarea.
Nella scena alla quale Maria Valtorta assiste viene descritta, in lontananza, la figura di una grande piramide che conferma la presenza in Egitto.
Matarea  (oggi El Matariya) era un quartiere dell'antica città di  Heliopolis, posta a circa 20 Km  a nord/nord-est delle tre piramidi di Giza.
Come è possibile quindi che, in lontananza, Maria Valtorta vedesse una sola delle tre piramidi ?
Qualsiasi romanziere avrebbe facilmente descritto le tre piramidi e... si sarebbe sbagliato!
Matarea, infatti,  si trova esattamente lungo l'asse delle tre piramidi e dunque, solo in questo ristretto  settore, la piramide di Cheope è davanti a quelle di Chefren e  di Micerino, che rimangono nascoste proprio dietro di essa!
Si tratta quindi di un esempio semplice ed intuitivo che ci porta a considerare come un romanziere si sarebbe certamente sbagliato nella sua personale e fantasiosa descrizione della vista da quel luogo così particolare e così sconosciuto alla conoscenza di chi, effettivamente, non si fosse recato proprio in quel preciso luogo.

Ma di episodi come questo ce ne sono moltissimi altri:
- C'è la descrizione di Alessandroscène,   città antica e praticamente sconosciuta ai nostri  giorni; e Maria Valtorta fornisce   descrizioni precise e dettagliate della sua  localizzazione.

- C'è la descrizione precisissima di Antiochia e dei suoi dintorni, le cui rovine confermano le posizioni descritte da Maria Valtorta e di cui una cartina dettagliata è stata resa disponibile solo a partire dal 1963 ,circa vent'anni dopo che Maria Valtorta l'aveva descritta.

- C'è l'incredibile localizzazione del paesino di Betsaida dove era la casa di Pietro e che era posta lungo le rive del lago di Genezaret (detto pure lago di Tibertiade o Mar di Galilea). Nell'Opera di Maria Valtorta si spiega come le acque del lago si siano ritirate in duemila anni e che oggi le rovine di questo villaggio di pescatori siano poste nell'interno. Solo successivamente, nel 1987, gli archeologi hanno localizzato su una collinetta interna il villaggio di Betsaida. Identica cosa per le rovine di Hatzor che Maria Valtorta descrive come ciclopiche e che sono state effettivamente rinvenute nel 1955.

- C'è la descrizione del tunnel segreto del Tempio di Gerusalemme che viene utilizzato da Gesù e dai suoi discepoli per sfuggire a dei tumulti. Oggi l'archeologia ci conferma la presenza di questi tunnel sotterranei.

- C'è la scoperta, recentissima, delle rovine di una antica e ricca dimora a Gerusalemme e che coincide con la descrizione che Maria Valtorta fa del Palazzo di Lazzaro in Gerusalemme.

- C'è l'acquedotto di Kafr Sabt descritto da Maria Valtorta e rinvenuto solo nel 1989 e proprio nel luogo dove viene menzionato nell'Opera. Così come l'abitato di Jotapa localizzato e scoperto nel 1992 e sconosciuto precedentemente.

- C'è il termine unico e particolare che Maria Valtorta scrive così come lo sente pronunciare: "sciemanflorasc" e di cui la stessa Maria Valtorta ignora il significato. Si tratta, infatti, della traduzione fonetica del termine "Schem Hammephoras", ovvero un rituale magico ebraico proveniente da antichi culti segreti e noto solo a pochi studiosi.

Ma come detto si potrebbe andare oltre nell'elenco, ma mi fermo perché diventerebbe una impresa titanica!
Come detto, infatti, sono più di 5 mila i dati raccolti sulle  descrizioni di Maria Valtorta e oggi verificati.
Il prof. Emilio Biagini, nella sua recensione del libro “Enigma Valtorta” scrive:

«Maria Valtorta descrive con assoluta precisione il  succedersi delle stagioni, la flora, la fauna (inclusa la sorprendente  presenza di coccodrilli nella pianura di Saron), le attività rurali e pescherecce nei loro  esatti ritmi stagionali quali esistevano in Palestina nel primo secolo,  fra l’altro spiegando dettagliatamente la misteriosa (per gli  scienziati) fabbricazione della porpora.
Delinea  con competenza pari, e talora superiore, ai migliori orientalisti gli  usi e i costumi ebraici dell’epoca, comprese le differenze regionali di  pronuncia. Itinerari, tempi di percorrenza, strade e ponti della  Palestina all’epoca di Cristo non hanno segreti per Maria Valtorta, che  con la massima naturalezza ne dà notizie precise, insieme a dettagliate descrizioni dei panorami che  via via si presentavano ai viandanti. Parimenti senza segreti per la  grande veggente sono i sistemi monetali tutt’altro che semplici vigenti  in Palestina all’età di Gesù.
Delinea i paesaggi dell’epoca in modo assolutamente esatto e sorprendente, come vera testimone oculare.
Descrive e situa con precisione  assoluta decine di centri abitati, taluni dei quali ignoti alla sua  epoca e solo molti anni dopo la morte della Valtorta scoperti dagli  archeologi. Fornisce descrizioni architettoniche accurate e verificabili  di numerosissimi antichi edifici, più tardi dissotterrati, e fra  l’altro descrive la ricca casa di Lazzaro e delle sue sorelle Marta e  Maria Maddalena, quando il palazzo era ancora sconosciuto agli  archeologi.
Inutile precisare che per poter farne una profonda analisi è necessario uno studio intenso delle opere in questione»
. (fonte: I Trigotti).

Si rimanda quindi:
Ai testi dell'ing. Jean-Françoise Lavere e del dott. Liberato De Caro pubblicati in questi ultimi anni, rispettivamente “Enigma Valtorta” e “I Cieli Raccontano” usciti in tre tomi. Agli studi astronomici del prof. Lonnie Lee Van Zandt  e a quelli storici del prof. Fernando La Greca;
Ai Convegni Valtortiani, l'ultimo tenutosi a carattere internazionale, che si approcciano all'Opera di Maria Valtorta non certo con fanatismo o con forme di esaltazione della mistica di Viareggio.
Infine, in merito alle psicopatologie, è bene sapere che il primario dell’ex-manicomio di Maggiano, il prof. Giovanni Alfonso Gemignani, ebbe modo di conoscere personalmente Maria Valtorta e di dichiarare che chi dice che Maria Valtorta era una pazza, al contrario, è lui il pazzo! Questo perché la persona di Maria Valtorta era ampiamente sana d'intelletto e tutto ciò è attestato, oltre che dalla vasta documentazione valtortiana, anche dalle numerose persone che hanno conosciuto Maria Valtorta e hanno rilasciato la loro testimonianza.

Poi vorrei concludere con le parole del prof. Emilio Biagini, già citato precedentemente:

«L’Evangelo come mi è stato rivelato” è un’Opera di sterminata  ricchezza e d’incredibile complessità, che rivela innumerevoli  profondissime conoscenze umanamente inaccessibili alla Valtorta, e per  interpretare la quale occorrono gli sforzi di innumerevoli specialisti  nelle più diverse discipline. E questa sovrumana impresa, per la quale non sarebbero bastate le risorse umane e finanziarie di un’intera grande (e seria) università,  può essere stata compiuta da una donna paralitica dal 1934, da sola,  confinata a letto, di limitati studi tecnici, priva di accesso a  significative documentazioni ?», ovvero senza l’ausilio dei moderni odierni sistemi di accesso ad internet, google, ecc. ecc.?

Ecco, questo è l'orizzonte che si pone davanti a noi. È dunque necessaria una profonda preparazione,  magari teologica, ma anche storica per poter affrontare l’Opera in maniera più  oggettiva, senza cadere in estremismi o pregiudizi che compromettono un  giusto discernimento.
Banalizzare con poche righe un Opera come quella redatta da Maria Valtorta, che sfugge alle logiche della ragione umana, ritengo, potrebbe rivelare il segno di una insufficiente conoscenza della immensa e complessa tematica, oltrechè una preconcetta ostilità verso la materia che si va a trattare.
Spero cmq di essere riuscito a condensare in questa pagina alcuni punti del tuo quesito, ma non son certo di aver potuto esaudire le tue perplessità, sulla Valtorta e sull’Opera medesima… Ho cercato di fare del mio meglio cercando, interrogando, approfondendo, scandagliando e confrontando (i Vangeli con "L'Evangelo come..") con tutta una serie di riferimenti attinenti ai “fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù”.. .

Ma mi affido alla tua buona fede che di sicuro vuoi la verità (o quanto meno quella che più si avvicina ad essa..) e non tutto quel “panegirico”, come definisci l’Opera Valtortiana. Ma d'altronde Gesù stesso nel Vangelo disse: “"Non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti" .. e questo lo si può constatare in tantissimi campi, non escluso quello della possibile rivelazione privata a Maria Valtorta.
Cordialmente..
 

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kohkarunagi
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Viandante Storico
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'codio che spasso questo topic.
Le scie chimiche ci starebbero di giustezza.

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Junior-Sobiesky,  dialogare con persone come te intrise di religiosità popolare  è proficuo ?

Non hai risposto a nessuna delle mie domande e mi ringrazi per “aver posto lecite domande” ?  Ma per favore vai a prendere in giro qualcun altro.

mai Pasqua e soprattutto pasquetta mi è stata di così grande impegno per cercare quella idonea documentazione atta a poter dare quel minimo di risposte

Impegno nel fare copia ed incolla ? Cosa pensi di ottenere ?

Nel caso dell'esperienza mistica di Maria Valtorta è la nostra stessa ragione che, spinta fino al suo limite, c'impone di riconoscere come quest'Opera non possa essere riconducibile alla sola persona che l'ha redatta, ma deve ragionevolmente aprirsi ad altri aspetti che la travalicano.

Infatti già ti ho detto che non è farina del suo sacco ma dei preti che la frequentavano e non di Dio.

risulti assai curioso che mi chiedi di elencarli,  manifestando così di sconoscere la tematica, mentre poi, al contempo, ti permetti di giudicare l'Opera di Maria Valtorta come un romanzo fantasioso o comunque non direttamente riconducibile a Maria Valtorta stessa, frutto quindi di un inganno.

sconoscere la tematica delle cose noiose che hai scritto ? che il Vaticano considera romanzo mal riuscito e messo all’Indice ? Perché non parli di questo ? Ma a chi vuoi ciurlare per il manico ?

Dilaghi nei forum con la Valtorta, citi autori che pensi diano sostegno alle tue vacuità e parli di ragione ? Continua a credere nelle tue sciocchezze ma non pensare che altri stiano tutti in ginocchio ed in estasi come santa Teresa d’Avila mentre leggono le amenità che scrivi, a quale fine ancora devi dirmelo.

Prima di emettere dei giudizi così trancianti, occorrerebbe quantomeno conoscere di che cosa si stia parlando

so bene di cosa stai parlando. Ho letto tutte quelle pagine nel forum “Cattolici romani” e mi sorprendo che quei solerti moderatori abbiano sopportato le vostre sciocchezze ed ancora non ti abbiano bannato.

“tematica complessa “ Forse per te !

Assomiglia all'atteggiamento del bambino supponente che pretende di giocare con delicate apparecchiature professionali che travalicano le sue capacità e le sue conoscenze.

Il bambino sei tu, perché la tua religiosità è infantile. Invece di limitarti ed esaltarti per la Valtorta studia la storia del cristianesimo e la teologia. Con me sbagli, perché ciò che scrivi non travalica le mie conoscenze in fatto di cristianesimo. Domandati perché il Vaticano non ha ancora beatificato quella donna.

A partire dal 2012, infatti, sono usciti dei testi che si approcciano all'Opera di Maria Valtorta con il taglio della scienza, conducendo delle serrate analisi scientifiche su oltre  5000 dettagli dell’Opera.

Scienza ? Prima studia cos’è la scienza e poi ne riparliamo !

È la  disciplina della matematica ad indicare che le probabilità a  favore di un’origine puramente umana del "L’Evangelo come mi è stato  rivelato" siano talmente infinitesimali da dover invocare il concetto d'inflazione statistica.

Matematica ? Statistica ? “Ma mi faccia il piacere..,ti direbbe Totò.

Ti domando ancora una volta il perché della tua fissazione con la Valtorta e non spazi anche verso altri personaggi.

Rimani con le tue illusioni, le tue sciocche credenze ma non t’illudere di far proseliti.

La tua ottusità religiosa e degna dei noiosi “testimoni di Geova” e non di un cattolico !

Ma mi affido alla tua buona fede che di sicuro vuoi la verità (o quanto meno quella che più si avvicina ad essa..)

Voglio la Verità ? Cos’è per te la verità ? Lo chiese anche Ponzio Pilato a Jesus.  Parliamo di questo argomento se vuoi continuare il dialogo con me, altrimenti ti lascio alla comprensione altrui. Non sono disponibile a perdere tempo con le tue esaltazioni.

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junior2014
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Viandante Residente
Viandante Residente
Certo che devi essere un tipo veramente “originale”, nel senso che mai mi sarei sognato di incontrare  un forumista così spericolato e settario come te!
Il giorno di Pasqua mi fai richiesta di elencarti  “i fatti storici, geografici e umani della vita pubblica di Gesù che è impossibile da spiegare”.
Ebbene, due giorni dopo ho esaudito questa tua cortese richiesta, elencandoti proprio tutta una serie di notizie, attinenti a fatti storici, geografici ed anche archeologici, inerenti la vita pubblica di Gesù che dal punto di vista umano sono impossibili da spiegare; ovviamente non potevo proseguire sine die, perché mi sarebbe stato impossibile!
Ma nonostante la detta elencazione, per niente ancora pago, nel tuo ultimo post della sera del 18 aprile, mi accusi, in modo pretestuoso: «Non hai risposto a nessuna delle mie domande e mi ringrazi per “aver posto lecite domande” ? Ma per favore vai a prendere in giro qualcun altro».
Ecco, basterebbe questa tua perentoria menzognera affermazione per rendersi conto del tuo disinvolto concetto di trasparenza, di rispetto delle idee altrui e dell’obiettività che anima il tuo operare...,  visto che manipoli a tuo piacimento quanto, nella fattispecie, ti avevo invece elencato con tanto di argomenti e riferimenti storici, geografici, archeologici, astronomici...
Devo dedurne che li reputi delle quisquilie, che non significano nulla, che non contano nulla, che son tutte fantasticherie scritte da gente esaltata; libero di pensarlo, ma resta il fatto che all’immensa Opera valtortiana, da qualche tempo si stanno avvicinando, fior di cattedratici, scienziati, studiosi e teologi, italiani e stranieri e fino adesso tutti concordano che è umanamente impossibile poter scrivere circa 15.000 pagine restando, per quasi trent’anni, immobilizzata, perché paralitica, in un letto fra dolori vari, visite mediche e dando vita a pagine descriventi, minuziosamente, la vita terrena di Gesù, dalla nascita fino alla Risurrezione, e certamente non in modo “malamente romanzato”, come titolò “L’Osservatore Romano” del 6 gennaio 1960.
Oggi, infatti, questo richiamo ha solo il sapore di voler strumentalizzare un articolo, vecchio di oltre cinquant’anni, che non poteva tenere in nessun conto tutto ciò che poi è stato scoperto.
L’invito è quindi quello di ‘aggiornarsi’ invece che strumentalmente  sbandierare la pagina del “L’Osservatore Romano” che si è espresso solamente sulle 5.000 pagine del “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, ignorando totalmente le restanti 10.000 pagine che formano le altre opere così dette minori quali: “L’Autobiografia”, i tre volumi intitolati rispettivamente “I Quaderni del 1943”, “I Quaderni del 1944” e “I Quaderni del 1945-1950” che raccolgono una miscellanea di scritti su temi ascetici, biblici, dottrinali, nonché descrizioni di scene evangeliche e di martirio dei primi cristiani. Quindi di un volume, intitolato “Libro di Azaria”, che offre commenti ai testi (esclusi quelli del Vangelo) del messale festivo e l’ultimo volume delle “Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani” a commento delle lettere paoline. I restanti scritti sparsi, rimasti inediti per lunghi anni, sono stati raccolti e pubblicati sotto il titolo “Quadernetti”.
Poi, ammesso e non concesso, come vuoi insinuare, che gli scritti non sono “farina del sacco della Valtorta”, ma di personaggi, es. preti ecc. che la frequentavano, resta il fatto che quelle pagine contengono dei dati geografici, astronomici, storici, topografici, archeologici, che nel periodo in cui furono descritti, (anni dal 1944 al 1947, l’epoca tremenda della 2° guerra mondiale e del dopoguerra), non erano assolutamente conosciuti, né sull’atlante e mappe geografiche, né nei libri di storia, né negli studi e ricerche degli archeologi. Solo Maria Valtorta ne fa menzione!
Difatti, moltissimi particolari storici, geografici, topografici ed archeologici, ecc. descritti nel “L’Evangelo come mi  stato rivelato”, sono state scoperti e riscontrati, solo decine di anni dopo che lei li aveva descritti; ed anche, ammesso e non concesso, come dici tu, che sono stati scritti da altri, in ogni caso, non potevano con le semplici conoscenze dell’epoca essere esternati nella gigantesca Opera, perché esulavano dalle possibilità umane... per cui, quanto meno, non resta che un eclatante mistero ancora da spiegare!
Faccio poi osservare che la stessa Maria Valtorta confessa ripetutamente che lei è solo un “portavoce”, un fonografo, una che scrive quello che vede e sente, mentre sta “crocifissa” a letto.
Quindi secondo lei, il Poema non è suo, non le appartiene; le è stato rivelato, mostrato, essa altro non ha fatto che descrivere quello che ha visto, riferire quello che ha sentito, pur partecipando con tutto il suo cuore di donna e di devota cristiana alle visioni.
A riprova di ciò è evidente anche la ‘tempistica’ con il quale il corpo principale dei suoi scritti prende forma. Si tratta degli anni della guerra e del terribile dopoguerra, Maria Valtorta scrive di getto, senza correzioni, in soli tre anni un Opera che per vastità, dimensioni, estensione e contenuti, avrebbe richiesto un pool di esperti di varie discipline delle scienze umane e in un momento nel quale la preoccupazione principale era quella di salvare la propria vita dalle atrocità della guerra.
In aggiunta, questi scritti (così come si evince dai manoscritti originali), sono stati redatti “in ordine sparso” con gli episodi descritti non in modo cronologico e che solo successivamente, in fase redazionale, sono stati ricomposti come un “incastro” che si è rilevato essere perfetto.
Ora tu, ignorando volutamente quel mio elenco da te stesso richiesto, ti riposizioni sul fatto che le gerarchie vaticane abbiano dato pareri negativi sull’Opera e posta pure all’indice!
Allora proprio su questa vicenda, ovvero sul negativo pronunciamento delle gerarchie vaticane, datate, come indicato prima, il 16 dicembre 1959 e 6 gennaio 1960, faccio presente che da quegli anni, molta acqua è passata sotto i ponti, e probabilmente, all’epoca non è stata ponderata e studiata con certosina attenzione tutta l’immensa Opera valtortiana.
Per cui si arrivò a quei negativi pronunciamenti solo per motivi riconducibili ad un provvedimento disciplinare contro quei religiosi che stavano curando la pubblicazione dell’Opera.
Ma la verità che tu stesso richiedi per questa discussione, impone di ricordare anche i fatti a favore della mistica Maria Valtorta. Ebbene quei religiosi si mossero a pubblicare l’Opera solamente dopo che il pontefice regnante, in un udienza privata del 26 febbraio 1948 e anch’essa documentata  dalle pagine del “L’Osservatore Romano”, gli aveva confermati nella loro intenzione di  far conoscere al mondo quegli scritti. Papa Pio XII disse testualmente a quei religiosi:
Pubblicate l'opera così come è. Non c'è motivo di dare un'opinione sulla sua origine, che sia straordinaria o no. Coloro che leggeranno comprenderanno”.
Confortati dalla sollecitazione del papa a pubblicare l’Opera valtortiana, i religiosi dell’Ordine dei Servi di Maria hanno proseguito incappando poi in quel provvedimento disciplinare del Sant’Uffizio.
Ma contro l’Opera, oggi come ieri, non è mai stato possibile rilevare errori contro la fede e la morale del Magistero della Chiesa. Lo stesso articolista, che in verità ha preferito scrivere in modo anonimo, ha cercato, invano, di sollevare accuse contro l’Opera dovendo poi ripiegare su questioni marginali che oggi fanno sorridere vista la mutata sensibilità su certi argomenti. Affermare che “Gesù e Maria fanno discorsi troppo lunghi”, che “il racconto si svolge lento, quasi pettegolo”, che “alcune pagine poi sono piuttosto scabrose” ridimensiona a semplici pareri e gusti personali le accuse mosse contro l’Opera.
Quando poi l’articolista anonimo si spinge ad ipotizzare che “gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili” viene pesantemente smentito nel suo auspicio proprio da quegli specialisti biblici che oggi hanno rilevato l’esattezza dei contenuti presenti nell’Opera. In termini sportivi un clamoroso autogol!
Sempre la verità impone di rilevare come il Sant’Uffizio si mosse solo dopo la morte di papa Pio XII che aveva di fatto, con il suo giudizio positivo, avvallato la pubblicazione e ‘protetto’ gli scritti.
E ancora per verità e giustizia occorre rilevare come l’articolo del “L’Osservatore Romano” che diede notizia del provvedimento, fu pubblicato proprio il giorno dopo le dimissioni, per raggiunti limiti di età, dell’arcivescovo Alfonso Carinci che, per ben trent’anni era stato il segretario della Sacra Congregazione per le cause dei Santi e aveva operato in Vaticano proprio a favore della causa di Maria Valtorta aiutandola in più modi e facendosi perfino promotore di una petizione a favore della mistica di Viareggio che fu sottoscritta e perorata anche da altri eminenti ecclesiali dell’epoca come il card. Agostin Bea, mons. Ugo Lattanzi, mons. Maurizio Raffa e molti altri.
In verità, con la pubblicazione in tale data, si volle colpire, in modo indegno, anche mons. Carinci, morto in odore di santità e che papa Paolo VI elogiò per il suo decennale operato definendolo  “decoro del popolo romano”  elevandolo con titolo ecclesiale di “decano del clero romano”.
Ma soprattutto all’epoca, ovvero in quel fine 1959 ed inizio 1960, le gerarchie ecclesiastiche si sono basate su quello che leggevano ma non potevano sapere che, nei decenni successivi, si sarebbero riscontrate fattivamente i luoghi dei riferimenti storici-geografici-toponomastici, inerenti le circostanze degli spostamenti di Gesù nella Palestina di 2000 anni fa e che solo gli scavi archeologici degli anni ’90, ne constatavano la materiale rispondenza con quanto descritto nelle migliaia di pagine del “L’Evangelo che mi è stato rivelato”!

Leggiamo da un articolo della Fondazione Maria Valtorta intitolato
: Anno 2012, la svolta!
« Poi, d’un tratto, nel marzo 2012, tutto è cambiato. Un ingegnere francese, da poco in pensione, pubblicava in Francia il volume "L’enigma Valtorta", con un sottotitolo provocatorio:
«Une vie de Jésus romancée?» [una vita di Gesù romanzata?].
E quello che moltissimi avevano intuito, ma che erano altresì incapaci di provare, finalmente vedeva la luce. Cos’era successo?
La moglie di Jean-François Lavère quasi costringe il marito ad ascoltarla intanto che, a letto, legge a voce alta la versione francese dell’Evangelo di Maria Valtorta. Sulle prime l’ingegnere si mostra un po’ tra l’annoiato e l’infastidito, ma poi è attratto da alcuni particolari apparentemente secondari: il nome dei luoghi, i fiori e le piante, la posizione del sole, della luna ecc., che l’autrice testardamente continua a citare senza neppure rendersene tanto conto. A un certo punto decide di verificare la validità storica, geografica e astronomica di questi dati. Sono coerenti o sono messi a casaccio, senza logica e quasi casuali? Intanto scopre che un altro francese, Jean Auligner, seguendo gli scritti di Maria Valtorta e verificando le sue indicazioni astronomiche, è riuscito a descrivere giorno per giorno la vita di Gesù, senza mai cadere in errore. L’ingegner Lavère comincia le sue analisi. Così scopre, e fa scoprire ai suoi lettori, qualcosa di sorprendente e assolutamente inaspettato: Maria Valtorta non sbaglia mai i nomi di luoghi, dati geografici e astronomici e coltivazioni; perfino circa 200 sui 705 nomi delle persone citate sono rintracciabili storicamente. In altre parole, come il fotografo Secondo Giuseppe Felice Pia, che scattò la prima foto alla Sindone di Torino, scoprì che il negativo dava la visione precisa e dettagliata del corpo su cui era stata avvolta, così gli scritti valtortiani indicano dati sorprendenti e coerenti in tutto. Maria Valtorta descrive il mondo vero della Palestina prima della distruzione di Gerusalemme del 70 dopo Cristo. Strade, fontane, scalinate, persone, ville, rituali liturgici e quant’altro sembrano risorgere. Quello che gli esegeti biblici con grande fatica hanno scoperto dopo il 1950, Maria Valtorta lo mostra senza dubbi o errori. Vista la dimensione dell’Opera valtortiana stampata ci si deve domandare come abbia fatto.
I risultati sono a dir poco straordinari se non miracolosi. Più recentemente,  nel  2014 un professore italiano del “CNR”, Liberato De Caro, riprende in mano "l’Evangelo"  e verifica anche lui la validità dei dati astronomici. I risultati sono perfettamente in linea con quelli di Auligner e Lavére. In un secondo volume che prosegue il lavoro del primo, Lavère giunge a questa conclusione: “elaborando i dati della cronologia astronomica scritti nell’Evangelo e applicando a essi un modello matematico, si scopre che la probabilità che Maria Valtorta non sbagliasse nulla era una su miliardi di miliardi (per l’esattezza, 10 alla 84, cioè 1 seguito da 84 zeri)!
Dunque bassissima, eppure lei non sbaglia mai! Mai! Certo, incredibile. Sì, ma anche verissimo!
Da questi fatti oggettivi l’invito a riprendere in mano il caso Maria Valtorta per farle quella giustizia che le è dovuta»
.
(cit. dal sito Fondazione Maria Valtorta: http://www.fondazionemariavaltorta.it/it/anno2012.php)

Infine, egregio Altamarea, devo far osservare, fra l’altro, che mi hai ripreso, dicendo che io dilago nei forum con gli scritti di Maria Valtorta con l’intento di far proseliti! Niente di più falso!...
È stato solo per il periodo pasquale che ho ritenuto pubblicare alcuni scritti tratti da “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, solamente perché eravamo nella settimana Santa di Pasqua e ho proposto delle pagine sulla Via Crucis, sulla morte e risurrezione di Gesù e stop! Ecco perché la discussione in questione ha il titolo: “Un regalo di Pasqua meraviglioso..” ovvero, il regalo di far conoscere delle pagine, che a me avevano tanto impressionato per la ricchezza di particolari, esplicitando i tradizionali Vangeli canonici che descrivono in modo più sintetico la vita dei tre anni di Gesù trascorsi nella terra di Israele. In ogni caso gli scritti di Maria Valtorta, non sono per nulla in contrasto con il Vangelo, ma piuttosto sono un commento ad esso. Nessun intento di far proselitismo: tutto qui!!
Che aggiungere ancora?...
Intellettuali (vedi, tanto per fare un esempio, lo scrittore e blogger Antonio Socci), studiosi che hanno esaminato e/od esaminano il fenomeno della mistica Maria Valtorta, sono tutti degli  esaltati che fantasticano per vendere libri?  
Son tutti falsi, son tutti mercenari della scrittura, per farsi notorietà e vendere copie su copie di libri alla ricerca del “sensazionale” dediti a strumentalizzare gli scritti della Valtorta per un risvolto economico?
Potrebbe anche essere, dico solo che se “L’Evangelo come mi è stato rivelato” è stato redatto, come afferma Maria Valtorta, sotto dettatura ed a seguito di visioni celesti, allora possiamo mettere in pace le nostre anime perché prima o poi la Verità sarà manifestata e la Chiesa potrà rivedere il proprio attuale giudizio riconoscendo le virtù eroiche di Maria Valtorta ed elevarla agli onori degli altari (come è già accaduto in passato per altri casi analoghi).
Se invece, come dici tu, si tratta di descrizioni fantasiose e romanzate, che nulla hanno a che vedere con il Cristo e con il divino, stanne certo che tutto si affloscerà e quest’Opera pian piano cadrà nel dimenticatoio fino a non interessare più nessuno e la storia si concluderà da sola.
Staremo a vedere..

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kohkarunagi
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Viandante Storico
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Cazzo, tra "gli intellettuali", gli "studiosi" e balle varie vai proprio a citare quello stordito di Socci? rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere
L'animaccia incancrenita, pustolosa e putrescente, uno squatter strafatto di crocodil tagliato con polvere d'angelo e bostik sarebbe in grado di fare discorsi che al confronto con quelli di So(r)ci parrebbe di assistere ad una lectio magistralis di Majorana o Fermi...
Oh, non ti azzardare ad eclissarti dopo 15 minuti come l'ultimo estremista cattolico che è passato di qui perché siete troppo spassosi da leggere... rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere rotolarsi dal ridere

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junior2014
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Viandante Residente
Viandante Residente
Gentilissimi/e, allora per cercare di approfondire un po’ meglio il “fenomeno” di Maria Valtorta,  riprendo un articolo, che, pone l’attenzione – in via generale – sugli studi, ricerche, analisi, specie a livello internazionale, inerenti le non comuni caratteristiche storiche e mistiche della donna oggetto di così stupefacenti e speciali tematiche.

Vi ringrazio dell'attenzione ed auguro una buona serata..


SONO MOLTI GLI SCIENZIATI CHE SI SONO AVVICINATI ALLA SUA OPERA

CON LA VOGLIA DI CONTESTARLA,

PER RIMANERE POI ….

A F F A S C I N A T I


Da “Frammenti di pace” – mese di febbraio 2017

L’ EVANGELO COME MI E' STATO RIVELATO” di Maria Valtorta

Rita Ricci

In molti si chiedono chi sia Maria Valtorta e il motivo di tanta attenzione intorno alla sua vita e ai suoi scritti, ed è proprio per questo che è stato organizzato dalla Fondazione Valtorta un primo convegno internazionale per diffondere universalmente i suoi prodigi, noti già negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, in Oceania, in Australia, oltre che in Italia, dove la mistica ha vissuto fino alla sua morte, nel 1961.

Un convegno di due giorni, il 22 e il 23 ottobre 2016, per conoscerne l’opera: L’Evangelo come mi è stato rivelato, che racconta la vita di Gesù, di sua madre Maria e di tutti gli apostoli in maniera chiara e semplice; l’opera è arricchita di più fatti rispetto ai Vangeli canonici di Luca, Giovanni, Matteo, Marco. E sono esaminati, in particolare, alcuni aspetti: i dati astronomici e geologici, che trovano corrispondenza scientifica, tra il racconto della Valtorta e i cieli di 2000 anni fa, come attestano i programmi della Nasa.

Ed è appunto il dato scientifico che stupisce e cattura l’attenzione. Sono molti gli scienziati – astronomi, fisici e geologi – che si sono avvicinati alla sua opera, dapprima con la voglia di contestarla, per rimanere poi talmente affascinati dalla vividezza delle sue descrizioni sulle condizioni climatiche dell’epoca, sui tanti luoghi ignoti in Terra Santa, sui moti delle stelle e dei pianeti. Il tutto è scientificamente comprovato.

Tra i primi ad appassionarsi alle scoperte della Valtorta si annovera l’ingegnere francese Jean-François Lavère – assente al convegno internazionale – che per 25 anni ha studiato l’Evangelo in modo sistematico, raccogliendo oltre 10.000 evidenze, per confrontarle e analizzarle, in campi diversi: arte, astronomia, fauna, etnologia, geografia, geologia, storia e geopolitica, metrologia, scienze sociali e religione. Il risultato, trascritto nei suoi Enigma Valtorta I (2012) e II (2016) è una convalidazione scientifica del 99,6% dei dati: un esito a dir poco sconcertante per una donna semplice come Maria Valtorta, bloccata in un letto, semiparalizzata dal 1934, che non possedeva né gli strumenti tecnici per ricostruire un’epoca così remota, né tantomeno quelli conoscitivi.

Sulla stessa scia dell’ingegner Lavère si colloca lo studio più recente di un altro ingegnere, lo statunitense Stephen Austin, un giovane trentenne che approfondì l’Evangelo al solo scopo di confutarlo, per poi rimanerne conquistato a tal punto da dedicare quattro anni di ricerca alla compilazione del suo e-book in lingua inglese “Summa and Encyclopedia to Maria Valtorta Extraordinary Work” e presentarla al pubblico in questo consesso internazionale. Un’opera costantemente aggiornata che conta 13 capitoli, 49 sotto-capitoli e nella quale si introduce ai lettori L’Evangelo come mi è stato rivelato, noto anche come Poema dell’Uomo-Dio. Sono qui sviscerate le obiezioni teologiche della Chiesa nei confronti delle rivelazioni private, con la disamina dell’approvazione ricevuta, invece, da santi e prelati: padre Pio, santa Teresa di Calcutta, papa Pio XII, cardinali, arcivescovi e vescovi, 23 dottori della chiesa, 16 professori universitari etc.

Stephen Austin compara poi le visioni della Valtorta con quelle delle altre mistiche: la beata Anna Katharina Emmerick e la venerabile Maria di Agreda. Entrambe le mistiche hanno dato descrizioni meno dettagliate e precise. Austin pone l’accento, inoltre, sulla correlazione quasi assoluta tra il Vangelo e il testo della mistica viareggina, con la differenza che 141 sono i giorni del ministero di Gesù nelle Sacre Scritture, mentre 500 nell’Evangelo: più articolati e storicamente validi per le preziose informazioni sulla botanica, la geografia, l’etnografia e l’astronomia.L’e-book di Austin è attualmente conosciuto sino in Oceania e in Australia, grazie alla sua opera di promozione e alla partecipazione televisiva al programma australiano a carattere religioso “Spirit of life”.

Da un punto di vista astronomico, gli studi sono stati diversi. Tra questi, per accuratezza e completezza, si distingue l’italiano Liberato De Caro, fisico e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che ha indagato l’opera della mistica dal punto di vista storico-astronomico, verificando la veridicità astronomica dell’opera valtortiana con quella riportata dai calcolatori Nasa.
Nel suo "I cieli raccontano" del 2014 si stabilisce che la crocifissione di Gesù – contrariamente alla data del 30 d.C. fissata dall’ingegner Lavère – sia avvenuta il 23 aprile del 34 d.C. (calendario giuliano), nel mese di Nisan, di un anno embolismico (di 13 mesi). Un esito a riprova dell’attendibilità della mistica – la cui percentuale di errore scende così allo 0,84% – spiegando che la Pasqua per quei due anni consecutivi sia caduta sempre di venerdì: dato improbabile per il calendario ebraico, a eccezion fatta di questo particolare anno, il 34 d.C. Di grande importanza per consentirne la puntuale datazione è stato il riferimento cronologico dell’Evangelo alla notte del 15 marzo 33 alle Terme di Gadara, di cui Maria Valtorta parla con precisione, indicano la posizione di Marte e delle altre costellazioni, come se ne fosse stata testimone oculare.

Stesse conclusioni anche per il geologo americano Thomas Dubé di Seattle, che per 25 anni ha analizzato le corrispondenze storico-cronologiche tra il Vangelo e l’Evangelo, al fine di ricostruire gli aspetti cruciali della natività di Gesù. Per lo scienziato, che ha calcolato le differenze tra il calendario ebraico e quello gregoriano, confrontandosi con gli studi del fisico teoretico Lonnie Lee Van Zandt, Gesù sarebbe vissuto 1738 settimane e un giorno: nato la notte del 27/28 dicembre dell’I a.C. e crocifisso nel 34 d.C., il 23 aprile (calendario giuliano), per noi il 21 aprile del 34. Per i due scienziati, un esito così speculare è prova dell’attendibilità scientifica degli scritti valtortiani, che hanno permesso a studiosi di diverse latitudini e studi di giungere alle medesime conclusioni.

L’universalità, la chiarezza e la specificità sono i punti cardine del messaggio valtortiano, che per queste sue caratteristiche uniche ha conquistato sempre più l’attenzione di scienziati, santi, teologi, artisti e gente comune, favorendo così la diffusione del messaggio di Cristo in tutto il mondo, senza nuocere alla dottrina della Chiesa, ma contribuendo all’evangelizzazione dei più scettici.

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kohkarunagi
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Fottesega degli articoli, vogliamo i tuoi delir..ehm pensieri al riguardo.

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kohkarunagi
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Che due coglioni però, possibile che non durino mai più di una settimana? facepalm

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terranovas
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@kohkarunagi ha scritto:Fottesega degli articoli, vogliamo i tuoi delir..ehm pensieri al riguardo.

@kohkarunagi ha scritto:Che due coglioni però, possibile che non durino mai più di una settimana? facepalm

Vorrei segnalare all'amministratore del forum La Valle dell'Eco i post di questo utente che, in modo volgare e offensivo, si permette di prendere in giro personalmente gli altri utenti.
Chiedo cortesemente di rimuovere questi post per ripulire il forum da questi attacchi ingiusti e ingiustificati.

Tra l'altro se una persona intende criticare, può farlo in modo educato e civile.
Qui invece c'è pure assenza totale di contenuti.

Grazie

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paolo iovine Online
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@terranovas ha scritto:
@kohkarunagi ha scritto:Fottesega degli articoli, vogliamo i tuoi delir..ehm pensieri al riguardo.

@kohkarunagi ha scritto:Che due coglioni però, possibile che non durino mai più di una settimana? facepalm

Vorrei segnalare all'amministratore del forum La Valle dell'Eco i post di questo utente che, in modo volgare e offensivo, si permette di prendere in giro personalmente gli altri utenti.
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Grazie

non concordo, Koker è un cagaglione, come si dice dalle mie parti; ma ha un suo perché.

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paolo iovine Online
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Viandante Mitico
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@paolo iovine ha scritto:
@terranovas ha scritto:
@kohkarunagi ha scritto:Fottesega degli articoli, vogliamo i tuoi delir..ehm pensieri al riguardo.

@kohkarunagi ha scritto:Che due coglioni però, possibile che non durino mai più di una settimana? facepalm

Vorrei segnalare all'amministratore del forum La Valle dell'Eco i post di questo utente che, in modo volgare e offensivo, si permette di prendere in giro personalmente gli altri utenti.
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Grazie

non concordo, Koker è un cagaglione, come si dice dalle mie parti; ma ha un suo perché.

PS
a volte ci siamo presi a schiaffi e pugni, ma va bene; dopo che glie le ho suonate è anche più carino. E lui è contento così. Si piace coi labbroni e gli occhi cerchiati. Non gli piace il naso, dice che è troppo viola.

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paolo iovine Online
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Viandante Mitico
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@paolo iovine ha scritto:
@paolo iovine ha scritto:
@terranovas ha scritto:
@kohkarunagi ha scritto:Fottesega degli articoli, vogliamo i tuoi delir..ehm pensieri al riguardo.

@kohkarunagi ha scritto:Che due coglioni però, possibile che non durino mai più di una settimana? facepalm

Vorrei segnalare all'amministratore del forum La Valle dell'Eco i post di questo utente che, in modo volgare e offensivo, si permette di prendere in giro personalmente gli altri utenti.
Chiedo cortesemente di rimuovere questi post per ripulire il forum da questi attacchi ingiusti e ingiustificati.

Tra l'altro se una persona intende criticare, può farlo in modo educato e civile.
Qui invece c'è pure assenza totale di contenuti.

Grazie

non concordo, Koker è un cagaglione, come si dice dalle mie parti; ma ha un suo perché.

PS
a volte ci siamo presi a schiaffi e pugni, ma va bene; dopo che glie le ho suonate è anche più carino. E lui è contento così. Si piace coi labbroni e gli occhi cerchiati.  Non gli piace il naso, dice che è troppo viola.

ri PS

dice che ho un cazzo di sinistro...

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terranovas
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Viandante Forestiero
Viandante Forestiero
Paolo sei un amministratore del forum ?
Hai compreso quello che ho scritto precedentemente ?
Se il vostro rapporto di schiaffi e pugni ti sta bene non è detto che stia bene anche ad altri.
Nei forum, come nella vita, ci sono delle regole da rispettare.
Le offese gratuite e nemmeno motivate, oltre ad essere da vigliacchi mostrano la propria pochezza come persone.
Se questo forum non è in grado di tutelare le persone che scrivono su di esso e tollera questo genere di comportamenti offensivi senza degnarsi di intervenire penso proprio che non sia un forum da frequentare.
Io ho chiesto una cosa precisa e credo condivisibile in una società di persone civili.

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