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Mitologia celtica - due racconti-

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
"Il berretto blu"

C'era una volta, a Kintyre, un pescatore di nome Ian Mac Rae. Un giorno d'inverno, non potendo uscire a pesca per via del mare troppo agitato, decise di costruire una nuova chiglia alla propria barca e andò nei boschi tra Totaig e Glenelg a cercare un grosso tronco.
Aveva appena iniziato la sua ricerca quando una fitta nebbia bianca scese dalle montagne e si insinuò tra gli alberi.
Ian si trovava piuttosto lontano da casa e, non appena scese la nebbia, si affrettò a riprendere la strada del ritorno perchè non aveva nessuna intenzione di trascorrere la notte al freddo:
Ripercorse il cammino che aveva in mente e che sembrava riportarlo ad Ardelve.
Ben presto, però, si accorse di essersi sbagliato perchè il sentiero che stava percorrendo portava in uno strano luogo fuori dal bosco.
Quando scese la notte, si accorse disperato di essere ai piedi delle montagne e di essersi smarrito.
Stava per avvolgersi nella sua coperta e rannicchiarsi sotto un cespuglio di erica, quando vide un debole e lontano bagliore.
Continuò a camminare con passo deciso e, avvicinandosi, si accorse che la luce proveniva dalla finestra di una baita in pietra, di quelle che usano i contadini quando, d'estate, portano le greggi al pascolo.
"qui troverò di certo un focolare e un pagliericcio per la notte" pensò Ian e bussò alla porta.
Con sua grande sorpresa nessuno rispose.
"Deve pur esserci qualcuno" riflettè, " le candele non si accendono da sole".
Bussò ancora, ma anche stavolta non rispose nessuno, anche se lui sentiva delle voci provenire dall'interno.
"Che razza di gente siete, che non volete dar asilo ad un viandante stanco in una note d'inverno?".
Sentì dei passi strascicati, poi la porta si aprì quel tanto che sarebbe bastato per far entrare un gatto.
Nello spiraglio della  porta una vecchia lo squadrò severamente.
"Si, puoi rimanere qui stanotte", disse non molto cordialmente. " Non ci sono altre case per miglia e miglia. Entra, vai a scaldarti al fuoco".
La vecchia spalancò la porta. Ian entrò nel piccolo ricovero e sentì la porta richiudersi alle sue spalle. Nel camino ardeva un bel fuoco; a entrambi i lati era seduta una vecchia. Le tre vecchie non dissero una parola a Ian. Quella che gli aveva aperto condusse Ian vicino al camino, dove lui si avvolse nella sua coperta. Però non riusciva a dormire nel piccolo ricovero e pensò fosse meglio tenere gli occhi aperti. Dopo un momento una delle vecchie si alzò e andò verso una grossa cassa di legno in un angolo della stanza; probabilmente credeva che l'ospite indesiderato si fosse addormentato.
Ian trattenne il respiro e vide la vecchia aprire il pesante coperchio estrarre un berretto blu e indossarlo.
Poi gridò con voce gracchiante :
" Carlisle! "
Con gran stupore di Ian la vecchia scomparve. Le altre due fecero lo stesso: una dopo l'altra si alzarono presero un berretto blu dalla cassa, gridarono " Carlisle ! " e si dissolsero nell'aria in un batter d'occhio. Non appena fu solo, Ian si alzò e andò alla cassa. Dentro c'era un altro berretto blu, esattamente uguale agli altri.
Curioso di sapere in quale mondo le tre streghe (perchè sicuramente di streghe si trattava) se ne fossero involate, indossò il berretto e gridò forte come avevano fatto le altre " Carlisle ! ".
Le mura in pietra del misero ricovero scomparvero e Ian ebbe l'impressione di sfrecciare velocissimo nell'aria. Poi piombò al suolo con un grosso tonfo e, guardandosi intorno, vide che si trovava in un'enorme cantina dove le tre vecchie stavano sbevazzando smodatamente. Appena videro Ian si interruppero e gridarono:
" Kintail, Kintail, riportami indietro"
E immediatamente sparirono.
Adesso Ian non aveva nessuna voglia di seguirle poichè quel luogo gli piaceva. Osservò attentamente tutte le brocche e le bottiglie, bevve il sorso ora da questa e ora da quella, poi si trascinò in un angolo e si addormentò profondamente.
La cantina nella quale Ian era misteriosamente arrivato apparteneva al vescovo di Carlisle e si trovava nel suo palazzo in Inghilterra.
La mattina i servitori del vescovo scesero in cantina e si spaventarono nel vedere le bottiglie vuote disseminate per terra.
"già altre volte sono venute a mancare dagli scaffali", disse il dispensiere, ma non era mai accaduto che il ladro si comportasse in questo modo così sfrontato".
Poi i servitori videro Ian che stava dormendo con il berretto blu in testa. " E' Lui il ladro! è lui il ladro!" gridarono. Ian si svegliò, gli legarono le mani sulla schiena, gli incatenarono i piedi e lo trascinarono via come un'anatra al ceppo.
Il prigioniero fu condotto al cospetto del vescovo, ma prima di avvicinarsi al trono del loro signore gli strapparono il berretto dal capo perchè era mancanza di rispetto entrare al palazzo con un berretto.
Ian fu interrogato e condotto davanti al tribunale vescovile , che lo condannò al rogo.Nella piazza del mercato di Carlisle venne ammucchiata una grande catasta di legna e sopra venne legato il povero peccatore: Una grande folla si raccolse per vedere quell'uomo morire tra le fiamme.
Ian si era già rassegnato alla sua triste sorte quando improvvisamente gli venne un'idea. "Un ultimo desiderio!" gridò, " non voglio andarmene all'altro mondo senza il mio berretto blu".
L'ultimo desiderio gli fu concesso e gli misero sul capo il berretto blu. Non appena se lo sentì sulla testa lanciò un'occhiata disperata alle fiamme che già gli lambivano le punte dei piedi e gridò più forte che potè:
"Kintail, Kintail
riportami idietro !"  
 
Con grande sorpresa della brava gente di Carlisle, Ian e la catasta di legna scmparvero e non furono mai più visti in Inghilterra.
Quando Ian ritornò in sé si ritrovò nei boschi tra Totaig e Glenelg, ma del vecchio ricovero delle tre streghe non c'era più traccia. La giornata dopo la nottata di nebbia era limpida, e Ian vide avanzare verso di sé un vecchio contadino.
"Mi puoi liberare da questa maledetta catasta di Legna? " chiesa Ian al vecchio.
Il contadino fee come gli era stato chiesto.
"ma perchè diavolo ti hanno legato in quella maniera?" chiese.
Ian guardò la catasta con aria colpevole, poi però vide che era della buona e robusta legna, e si ricordò del motivo per cui era uscito di casa.
"Ah.. è un carico di legna che ho portato per fare una nuova chiglia  alla mia barca" rispose " Me l'ha data il vescovo di Carlisle in persona".
Il contadino gli indicò la strada per Ardelve e Ian tornò a casa felice e fischiettante. °°°°°°°



" I doni delle Fate"

Viveva una volta in Cornovaglia, lavorando una terra arida e sassosa di nome Barbaic.
La miseria e gli stenti le avevano indurito il cuore e la spingevano a trattar male la nipote Tefanie, che come tutte le ragazze della sua età, avrebbe avuto voglia di un bel vestito e qualche momento libero per incontrarsi con l'innamorato. Ma questi, che faceva la bracciante, non incontrava l'approvazione della zia.
"E' un poveraccio, morto di fame: Se ti metterai con lui sarai costretta a lavorare dieci volte di più di adesso e ugualmente a mettere insieme il pranzo con la cena. Finirai a mendicare"
Un giorno la ragazza era andata al torrente a lavare i panni, quando vide accanto a sé una vecchina: Tefanie, che era di animo cortese,la aiutò a sedere e le offrì la sua colazione. Lei era giovane e per una volta poteva farne a meno.
La vecchina mangiò lentamente il cibo osservando la ragazza, poi le diede uno spillone e le disse "Ogni volta che metterai questo spillone sul vestito, tua zia sarà costretta ad andare nell'orto a contare i cavoli e tu potrai incontrarti con il tuo Denis:
Tefanie più in sé dalla gioia. Ringraziò la fata ( perchè altro la vecchina non poteva essere)e all'imbrunire si appuntò lo spillone sul vestito.S Subito la zia smise di mungere e come se avesse il diavolo alle calcagna si precipitò nell'orto a contare i cavoli. Tefanie sgusciò subito dall'altra parte della casa per incontrare  Denis, che le aveva dato appuntamento.
Andò avanti per un bel pò di tempo poi il giovanotto cominciò a eludere gli appuntamenti sempre più spesso.
Tefanie aveva un gran cruccio, il cuore pesante; lavorava male e la zia non faceva che rimproverarla aspramente e batterla per la sua trascuratezza.
Un giorno, mentre al torrente sciacquava i panni sospirando " se fossi più spiritosa, Denis non si annoierebbe e cercherebbe sempre la mia compagnia e non quella degli amici" udì una voce sussurrare " E' questo che desideri?, infila questa piuma tra i capelli e diventerai la ragazza più spiritosa del paese"
Così avvenne e Denis ricominciò a passare con lei ogni tempo libero. Poi però cominciò a riflettere su quel che gli dicevano spesso gli amici. Una ragazza con la lingua così affilata sarebbe stata una buona moglie? Povero marito, costretto a darle sempre ragione.
Denis smise di ridere ai commenti di Tefanie e ricomniciò a frequentare i balli di paese. Tefanie, una sera che era stata piantata in asso corse a piangere vicino al torrente.
"perchè piangi?" le chiese la fata?
"Denis fa gli occhi dolci alla più bella ragazza della Cornovaglia, una certa Aziliz !"
"Mettiti questa collana", la consigliò la fata " e va anche tu al ballo. Non ci sarà nessuna più bella di te.
Mentre Tefanie si recava al ballo, passò una carrozza dove passava un principe. Questi vide la fanciulla e se ne innamorò, era più splendente del sole.
in breve la rapì e la portò davanti ad un sacerdote per sposarla all'istante. La povera Tefanie era disperata, non voleva né principi ne baroni, solo il suo Denis; Allora per fortuna si ricordò dello spillone della fata lo puntò sull'abito e subito, sposo, testimoni e sacerdote si precipitarono nell'orto più vicino a contar cavoli. Tefanie ne approfittò per fuggir via e gettare la collana nel fiume. Era troppo pericoloso essere tanto bella!
Rimaneva tuttavia il problema di come fare per conquistare Denis "Voglio essere ricca! pensò la ragazza " Denis tornerà allora da me! "
Ancora una volta la buona fata la esaudì e le diede un unguento da spalmare sugli occhi.
Tefanie tornò a casa e volle provare il regalo della vecchina. Entrò proprio in quel momento la zia esasperata da tutto quel gran contar cavoli ogni giorno. Vide la nipote in ozio e le allungò uno scapaccione. Subito dagli occhi di Tefanie iniziarono a cadere lacrime di perla.
"perle !, Perle !" gridava la zia non credendo ai propri occhi. " Perle !, Perle ! " gridava Denis che era giunto in quel momento per vedere Tefanie. Le mollarono altri ceffoni per farla piangere e, quando ebbero le tasche piene di perle, se ne andarono in città a venderle.
La povera ragazza, pesta e dolorante, desolata per il comportamento del suo innamorato, chiamò la fata, prese spillone piuma e unguento e glieli restituì.
"Non li voglio più, mi basta come sono".
La fata riprese i suoi doni e scomparve.
Denis tornò, pentito, da Tefanie. Fecero la pace e con il ricavato della vendita delle lacrime di perla riuscirono a sposarsi.








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silena
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Molto carine!

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