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IL TUTTO, lo spirito, la materia.

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1
Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
IL TUTTO, lo spirito e la materia.

Strano paradosso quello della Vita!
Paradosso di sentirci, ciascuno di noi, così profondamente importanti attraverso l'unità del nostro Spirito, attraverso tutto ciò che costituisce la nostra Persona, attraverso il nostro Io: se questo Io scompare, tutto si annienta intorno a noi; il ricordo stesso di ciò che siamo stati, il ricordo di questo immenso universo, delle nostre gioie come delle nostre pene, tutto ritorna a ciò che non è mai esistito. Certo non possiamo rifiutare l'idea che, nella maggior parte dei casi, noi lasciamo a coloro che ci sopravvivono alcune "tracce" del nostro breve passaggio: ma per questo stesso Io, questo Io che ci era così prezioso, così fondamentale, giacchè tutto esisteva attraverso solo lui e niente esisteva senza di lui, per questo Io che costituiva la nostra Persona, non sembra restare niente  : usciamo dalla Vita altrettanto nudi e spogli, e altrettanto brutalmente, d'altronde, di quando vi siamo entrati. Non eravamo niente prima, non siamo più niente dopo.
Strano paradosso dicevo, di questo Io, ad un tempo così grande e così piccolo, così grande giacchè  è la sola luce che ci fornisce la visione del mondo e di noi stessi, così piccolo giacchè è destinato a scomparire senza conservare niente del proprio passato. Prima le tenebre; poi le tenebre. Peggio ancora: prima il Nulla, dopo il Nulla. E allora non  sarebbe forse il momento di esclamare con Paul Valéry : A CHE PRO ?
Ma ecco che questo strano piccolo Io resiste, non accetta d'adeguarsi a questo destino che lo vuole soltanto come anello sul cammino del divenire del Tutto: questo Tutto che, per contrasto con il nostro Io, sembra possedere per se l'eternità del tempo così come l'infinità dello spazio. In primo luogo, dichiara il nostro piccolo Io: cosa saresti tu, il grande Tutto, se io non ci fossi? Perchè mi hai dato modo di esistere, se non perchè io prenda coscienza di te, se non perchè io sia preso da meraviglia di fronte alle tue immensità? al tuo favoloso passato, come al tuo prodigioso avvenire? Chi ha dato un senso ai tuoi miliardi di anni, alle tue centinaia di miliardi di galassie e di stelle, chi dunque ha saputo parlare del tuo "ordine" e della tua armoniosa organizzazione, se non questo Io, e soltanto questo Io ? Avresti potuto da solo prendere coscienza di tutte queste meraviglie, se non ci fossi stato io a farle risaltare ? E a valorizzarle col Mio Spirito. Dopo tutto chi mi prova che se non ci fossi stato io, con la mia supposta "piccola" Persona, col mio "minuscolo" piccolo Io, chi mi assicura che tu il "grande" Tutto, ci saresti tu stesso? Con me non metterti dunque a fare a chi è più furbo, diamoci piuttosto la mano, e conveniamo che se io non esisto senza di te, non è certo che tu stesso abbia la possibilità di vantarti di essere capace di esistere senza di me,
E poi, tu lo sai, tu il grande Tutto, nei tuoi spazi infiniti vi è oggi ogni tipo di piccole "cose" che, anch'esse posseggono l'eternità per se stesse: sono le particelle che costituiscono tutta la Materia, tutta la M I A  Materia. I fisici ci insegnano oggi che queste particelle, i nucleoni che formano i nuclei atomici, gli elettroni che girano come soli intorno a quei nuclei, anche tutto ciò vive da miliardi di anni; non sei soltanto tu, il grande Tutto, ad avere l'eternità per te, ma c'è anche il mondo del più piccolo e io sono fatto con questo mondo del più piccolo, esso costituisce il mio corpo fin nelle sue più minuscole particelle ed è dunque, in effetti, ciò che sottende il mio Io. Sono costituito, io stesso, di "materiali" che hanno una durata di vita eterna, come te, il grande Tutto.Mi è stato spesso ricordato che io non sono altro che polvere, e che tornerò alla polvere: ma quale è il ruolo esatto di questa polvere nella mia avventura "spirituale", vorrei vederci un po più chiaro, vorrei sapere se "qualche cosa" del mio Io, grazie proprio a questa polvere "immortale" non sopravvive alla mia scomparsa corporea, e dà finalmente alla mia Persona, al mio Spirito, dalle radici che si alimentano nel Tutto, per condividere con esso l'avventura complessiva dell'Universo. Un'avventura in cui, in questo caso, il più piccolo e il più grande sarebbero inseparabili, un'avventura dell'Uno e del Tutto riuniti, l'avventura della Materia e dello Spirito armonizzati infine l'uno con l'altro.
Dimmi, grande Tutto, come si colloca la mia Persona tra te , che io abito, e la Materia che mi abita? Come chiedo alla Materia di non giocare più alle bilie negli enormi acceleratori fisici, rivelarmi un pò meglio di cosa sei fatta e ciò con esattezza tu condividi con quanto io chiamo il mio Spirito. Io, tra l'Uno e il Tutto, Io con L'Uno e il tutto. Così, alla fine potremo mettere nel sacco quello spaventoso: " A che pro ?".

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2
altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Ciao Constantin, il tuo post pindarico è piacevole come immaginifico testo letterario, ma non spieghi cosa intendi per Spirito e ti domandi se l'Io scompare, ma come fa a scomparire finché vivi ?

Ci sentiamo "profondamente importanti attraverso l'unità del nostro Spirito", puoi spiegarci meglio ?

"...tutto ritorna a ciò che non è mai esistito." ?? Come fa a tornare a ciò che non è mai esistito se proviene dal nulla ?

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3
Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico

@altamarea ha scritto:Ciao Constantin, il tuo post pindarico è piacevole come immaginifico testo letterario, ma non spieghi cosa intendi per Spirito e ti domandi se l'Io scompare, ma come fa a scomparire finché vivi ?

Ci sentiamo "profondamente importanti attraverso l'unità del nostro Spirito", puoi spiegarci meglio ?

"...tutto ritorna a ciò che non è mai esistito." ?? Come fa a tornare a ciò che non è mai esistito se proviene dal nulla ?


ok, altamarea, seguimi.
La Gnosi è stata nel primo secolo della nostra era, un sistema filosofico i cui sostenitori (gli gnostici) affermavano di avere una conoscenza diretta di Dio. Questa affermazione si caratterizzava per il fatto che voleva avvalorare una simile dottrina non in base a dati scientifici dell'epoca. In questa filosofia esistevano soprattutto degli enti portatori dello Spirito, che intervenivano nel comportamento della Materia, chiamati Eoni (Sono gli Eoni le emanazioni della radice divina che compongono la Plenitudine o Pienezza, la sfera celeste contigua e avviluppante la radice spirituale, e formata da tutti gli Eoni medesimi), si può tranquillamente affermare che essi perdurano nell'eternità eguali a se stessi... I nuovi gnostici hanno mantenuto dell'antica filosofia l'dea che ciò che io chiamo Spirito sia totalmente indissolubile a tutti i fenomeni ai quali l'Universo ci dà la possibilità di assistere, siano essi fisici o psichici.
Un forte tentativo di avvicinarsi alla conoscenza della fondamentale importanza per aprire quella "finestra" e scoprire tutti i dettagli del paesaggio; ovvio che finchè non apro quella finestra non si vedà assolutamente niente. Il mio atteggiamento attuale, che vuole avvicinarsi (in questo momento) alla filosofia neo-gnostica è esattamente questo e quanto sopra ho riportato non ambisce per il momento a essere qualcosa in più di una nuova finestra atta ad osservare l'Universo (il Tutto), lo Spirito e la Materia, tentando di descriverlo nel linguaggio scientifico senza smettere di considerare contemporaneamente l'uno e l'altro.
Certo espresso in altra forma, in un altro linguaggio scientifico per formulare la Conoscenza (del Tutto, dello Spirito e della Materia); va ad essere uno sforzo di psicosintesi, nient'altro che una semplice dimostrazione di Vita attiva.  E con questo credo di aver chiarito il tuo primo quesito.
Concentriamoci sul secondo.
Armare gli animi contro la paura. Questo fu, anticamente, il compito della filosofia, il premio che prometteva a coloro che accettavano di seguire i suoi ammaestramenti, sentire l'unità del proprio spirito, protetta e profondamente importante. Essa insegnava a non temere la morte, a conquistare una serena indifferenza. E questo significava promettere un maggior grado di libertà: colui che non ha paura della morte non può essere costretto dalla volontà di qualsiasi Dio, Il mondo può sprofondare ma se noi abbiamo unito il nostro Spirito, non tremeremo mai di fronte al Tutto o al crollo della Materia.
Il terzo quesito nella sua semplicità sembrerebbe portatore di un controsenso. Devo tuttavia ammettere che Materia e Spirito unificati in uno spazio-tempo complesso sembrerebbe portarli verso un buco nero e quindi non dare più a loro la possibilità di tornare da quel luogo.
Il problema che mi ero posto era quello di impostare una teoria unitaria dei fenomeni "fisici" osservati dimostrando che ciascuno di essi costituiva un caso particolare di una grande legge generale ( il Tutto - La Legge Unitaria ) Ma non avevo escluso del tutto la possibilità che, nel caso riuscissi a formulare una simile legge unitaria, una delle conseguenze di questa legge sarebbe stata quella di fornirci qualche chiarimento sulla natura e sui meccanismi dello Spirito. Non è infatti lo Spirito stesso il principio che unifica tutti i fenomeni osservati? Per quanto mi riguarda, esaustivamente, è infatti avvenuto proprio questo.

P.S. Ahh.... volevo ringraziarti per una tua definizione, perchè io amo fare immaginifici voli pindarici SGHIGNAZZARE

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4
altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Constantin ha scritto:
La Gnosi è stata nel primo secolo della nostra era, un sistema filosofico i cui sostenitori (gli gnostici) affermavano di avere una conoscenza diretta di Dio.
Conoscenza di Dio ? In che modo ? Tramite la sintesi di filosofie ellenistiche, religioni ed astrologia ?

In questa filosofia esistevano soprattutto degli enti portatori dello Spirito, che intervenivano nel comportamento della Materia, chiamati Eoni
Enti portatori dello Spirito tramite eoni ? Equiparati ai biblici angeli ? In caso affermativo puoi fare alcuni esempi del loro intervento sulla materia.

Lo spirito o pneuma appartiene al dio che dà vita. Ma quale dio ? Quello dei cristiani non è quello degli gnostici e nemmeno dei neognostici.

Da Spirito deriva spiritualità: considerata sinonimo di religione, di misticismo, come attività dello spirito umano in funzione della perfezione o come attività dello Spirito Santo.
Ma secondo te l’ateo può ambire alla spiritualità ? Anche l’ateo ha bisogno di spiritualità, chiamala trascendenza se vuoi, contrapposta all’immanenza.
L’anelito alla trascendenza, l’esperienza interiore verso il trascendente, verso l’assoluto, può emergere in modo spontaneo nell’individuo, non ha bisogno di una religione.

Un forte tentativo di avvicinarsi alla conoscenza della fondamentale importanza per aprire quella "finestra" e scoprire tutti i dettagli del paesaggio; ovvio che finchè non apro quella finestra non si vedà assolutamente niente. Il mio atteggiamento attuale, che vuole avvicinarsi (in questo momento) alla filosofia neo-gnostica è esattamente questo e quanto sopra ho riportato non ambisce per il momento a essere qualcosa in più di una nuova finestra atta ad osservare l'Universo (il Tutto), lo Spirito e la Materia, tentando di descriverlo nel linguaggio scientifico senza smettere di considerare contemporaneamente l'uno e l'altro.
Penso che ti sia impossibile descriverlo con linguaggio scientifico. Sono antitetici.
E' ambizione o presunzione l’illusione di formulare la “conoscenza (del tutto, dello Spirito e della Materia), non è sforzo di “psicosintesi”.

sentire l'unità del proprio spirito
?
In che modo  ? E' forse frammentato o iridescente ?

Non è infatti lo Spirito stesso il principio che unifica tutti i fenomeni osservati? Per quanto mi riguarda, esaustivamente, è infatti avvenuto proprio questo.
Per me no ! Lo Spirito non unifica i fenomeni osservati. Ma io non sono credibile, sono un seguace della scienza.

A me sembra che il tuo anelito a sfondo religioso sia motivato dal significato della morte, che sottende la domanda sul senso della vita. E se ti va possiamo soffermarci su tale significato.

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5
Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
[Per quanto mi riguarda tengo ad informarti che non sono nè cristiano nè ateo, bensì studioso, ma non adepto, del neo- paganesimo della mitologia norrena-nordica, ho quindi un immaginario della morte, mio e particolare- ].
°°°°°°
Ricordo solo le lunghe discussioni, interminabili affermazioni sulla certezza di ogni definizione, dall'Universo come insieme dei possibili. Le considerazioni dell'Universo formato da questo e da quello. Vado ad affermare semplicemente che l'immensa ed inimmaginabile regione Universale è formata da due parti, la sua Esistenza (A) e la sua Essenza (A): le due parti riunite formano l'Universo intero, che vado a rappresentare con il n. 1 (Unità) A + A= 1. Una reazione immediata è il fatto che l'intersezione di A e della sua essenza (complementare) A è nulla (insieme vuoto). Qua mi fermo dicendo solo di aver voluto paragonare l'Universo alla teoria degli insiemi.
Voglio farti un esempio, un professore di filosofia giapponese dell'università di Tokyo diceva " un fiore è un fiore; e, tuttavia, esso non è un fiore; è anche il contrario di un fiore; e malgrado tutto ciò, esso è un fiore".
Chiaro che l'occidentale scuote la testa, per sottolineare la sua disapprovazione, e nel migliore dei casi dirà che non comprende niente di questo linguaggio.
Peccato, giacchè si tratta del linguaggio dell'intuizione, il linguaggio del paradosso. E' un linguaggio assai importanteper considerare l'Universo. Soprattutto quando si comprende che ciò che non toglie niente al linguaggio della Ragione, è semplicemente un'altra logica, quella detta anche dei "tralicci di Boole" invece di quella del "terzo escluso".
Quando ci si vorrà infine render conto che si vede meglio con due occhi piuttosto che con uno solo?
Ma dove vuole condurci "praticamente"questo approccio intuitivo dell'Universo? In prima istanza sembra che non possiamo fare niente di "Scientifico" della proposizione "un fiore è un fiore e il contrario di un fiore?"
Questa intuizione non fornisce un'immagine dell'Universo identica a quella della Ragione, è un'immagine che reca sensazioni, direi quasi "sensazioni primordiali". Una versione intuitiva dell'universo, un'elevazione della Coscienza? (nuovamente lo Spirito?).
Questa brusca "sensazione primordiale" potrebbe essere costruita con gli ingredienti del quotidiano? Chi può dirlo ? io so, in ogni caso, che quella emozione aveva una sapore di libertà, e mi trasportava dove non ero ancora mai stato, ma dove qualche cosa, o qualcuno, aveva scelto di andare e di condurmi. Oggi so che questa esperienza, questa sensazione primordiale, era il mio Spirito che mi offriva un momento di comunione con il Tutto.
La Ragione inglobata nell'Intuizione ci ha mostrato la sua incompiutezza, e che arriva sempre ad incappare in una contraddizione. Ma la Ragione sa effettuare con estrema precisione una faccia dell'Universo... ma una faccia che si sa che deve essere "provvisoria" dicendoci che la visione di domani non potrà essere quella di oggi.
L'intuizione, al contrario, tende a presentarci una faccia mai falsa, che potremo contemplare a volontà, e sarà una visione completa dell'Universo, visione mai falsa, ma sempre cangiante, come se ci apparisse in un caleidoscopio. Ciascuna di queste visioni intuitive ci presenterà l'Universo come un insieme "ben ordinato", un insieme che sarà "una" delle visioni autentiche dell'Universo, una visione mai falsa. La Ragione al contrario a "complemento" ci fornisce  una visione particolareggiata di una parte dell'Universo... ma che si sa che un giorno diverrà falsa.
Alla fine, forse, sarebbe preferibile non scegliere mai, non cercare mai di dimostrare che una delle visioni è "migliore" dell'altra: ma utilizzare i due modi di accesso all'Universo, la Ragione e l'Intuizione. Questo mi sembra anche un mezzo per dilatare la mia Coscienza.
Stringendo e sommando, ricercando la grande Unificazione, in uno stesso modello della Teoria, arrivando ad assommare al modello della Materia, le proprietà della Memoria Cumulativa e Previsionale. Un Universo formato dal Tutto, dallo Spirito e dalla Materia, che come risultato di estrema importanza, non mancherà di avere, negli anni futuri, una profonda influenza su tutte le discipline della Conoscenza: la Vita e ciò che siamo. nell'Universo.

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altamarea
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Viandante Residente
Viandante Residente
Vado ad affermare semplicemente che l'immensa ed inimmaginabile regione Universale è formata da due parti, la sua Esistenza (A) e la sua Essenza (A): le due parti riunite formano l'Universo intero
Per evitare fraintendimenti dovresti spiegare cosa intendi per esistenza ed essenza dell’Universo. A me sembra che basti l’esistenza dell’universo.L’apporto dell’essenza a cosa serve ? Un fiore è un fiore, il resto è un gioco di parole.

Peccato, giacchè si tratta del linguaggio dell'intuizione
L’intuito, o anche sesto senso come comunemente viene denominato, ci può aiutare nelle scelte, a volte può far sbagliare. Entra all’improvviso fra i pensieri dell’individuo e permette una scelta diversa. Psicologicamente l’intuito è solo un meccanismo mentale di pre-selezione fra alternative, condizionate dalla propria personalità, dalle esperienze.
Non riesco a seguire i tuoi pensieri arabescati tra astronomia, psicologia della mente ed algebra di Boole. Non vedo la connessione.

Questa intuizione non fornisce un'immagine dell'Universo identica a quella della Ragione, è un'immagine che reca sensazioni, direi quasi "sensazioni primordiali". Una versione intuitiva dell'universo, un'elevazione della Coscienza? (nuovamente lo Spirito?).
? ?

Questa brusca "sensazione primordiale" potrebbe essere costruita con gli ingredienti del quotidiano? Chi può dirlo ? io so, in ogni caso, che quella emozione aveva una sapore di libertà, e mi trasportava dove non ero ancora mai stato, ma dove qualche cosa, o qualcuno, aveva scelto di andare e di condurmi. Oggi so che questa esperienza, questa sensazione primordiale, era il mio Spirito che mi offriva un momento di comunione con il Tutto.

Questi rapimenti estatici da cosa ti derivano ?

La Ragione inglobata nell'Intuizione ci ha mostrato la sua incompiutezza, e che arriva sempre ad incappare in una contraddizione.

Scusami se te lo dico, ma il tuo logos mi sembra distorto.

Ma la Ragione sa effettuare con estrema precisione una faccia dell'Universo
?

Non so come considerare il tuo ragionamento: sconclusionato ? illogico ? Non è filosofico, non è psicologico. Ed io non riesco a capire, scusami sono testardo.

ma una faccia che si sa che deve essere "provvisoria" dicendoci che la visione di domani non potrà essere quella di oggi.
L'intuizione, al contrario, tende a presentarci una faccia mai falsa, che potremo contemplare a volontà, e sarà una visione completa dell'Universo, visione mai falsa, ma sempre cangiante, come se ci apparisse in un caleidoscopio. Ciascuna di queste visioni intuitive ci presenterà l'Universo come un insieme "ben ordinato", un insieme che sarà "una" delle visioni autentiche dell'Universo, una visione mai falsa. La Ragione al contrario a "complemento" ci fornisce  una visione particolareggiata di una parte dell'Universo... ma che si sa che un giorno diverrà falsa.

Puoi provare a spiegarti con altri esempi ?

Alla fine, forse, sarebbe preferibile non scegliere mai, non cercare mai di dimostrare che una delle visioni è "migliore" dell'altra: ma utilizzare i due modi di accesso all'Universo, la Ragione e l'Intuizione. Questo mi sembra anche un mezzo per dilatare la mia Coscienza.
Se lo dici te.

le proprietà della Memoria Cumulativa e Previsionale.

Questa tipologia di memoria non c’è nei libri di medicina e psicologia. Me sembra ovvio che sia cumulativa, ma non previsionale.

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Constantin
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
@altamarea, guarda, ieri mi sono giocato 1\2 giornata di riposo settimanale per ragionare con te (non solo quello). Ovvio, che ho di fronte una persona colta ed abituata a discussioni di un certo livello.
Comunque, l'oggetto del topic lo vedo e lo sento così. Il Tutto, lo Spirito e la Materia sono solo un confronto fra il proprio io a cui ognuno dà forte importanza essendo limitato e composto di materia, in un colloquio con l'incommensurabile tutto universale da cui proviene. E' un concetto semplice e ora io mi domando.... a che pro?
lo diceva Valery, magari dopo 3\4 bicchieri di assenzio.

LES VAINES DANSEUSES  (Le vane ballerine)

Quelle che sono fiori leggeri son venute,
figurine d’oro, bellezze minute
dove iride diviene, debole luna… Eccole
fuggire melodiose nel bosco rischiarato.
Di malva e d’iris e di notturne rose
le grazie nella notte, sotto la loro danza, schiuse.
Che velati profumi, da quelle dita d’oro!

Ma si sfoglia l’azzurro in questo morto bosco
e riluce a fatica un filo d’acqua sottile,
riposata, come tesoro pallido di antica
rugiada, da cui il silenzio in fiori sale. Eccoli
melodiosi fuggire nel bosco rischiarato.

Graziose quelle mani verso gli amati calici;
un po’ di luna dorme sulle devote labbra
e le loro braccia splendide, dai gesti addormentati
dipanano piacevolmente sotto gli amici mirti
i fulvi loro vincoli, carezze… Ma talune
del ritmo meno schiave e delle arpe lontane
verso un sepolto lago vanno con passo lieve
a bere dai gigli la gracile acqua in cui dorme l’oblio.
(PAUL VALÉRY)

Te la dedico, in tutta sincerità e ad ogni buon conto, pur non conoscendo il tuo sesso ( donna o uomo, di fronte ad una poesia di Valéry, cè solo da leggere per assorbirne le parole musicali).  Magari un'altra volta, se ne avremo voglia, discuteremo di un argomento che scegli tu.

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