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III TURNO - 4 giro - fantasy/fantascienza- si legge: Tre millimetri al giorno - Richard Matheson

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Storico
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Allora anticipiamo.

..." guardava attraverso la sudicia finestra Catherine, che stava distesa bocconi, e leggeva una rivista.
Giaceva di fianco rispetto a lui, distesa su una coperta, il mento appoggiato ad una mano, mentre l'altra cirava oziosamente le pagine"...



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27
Miss.Stanislavskij
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Viandante Storico
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@Miss.Stanislavskij ha scritto:Allora anticipiamo.

..." guardava attraverso la sudicia finestra Catherine, che stava distesa bocconi, e leggeva una rivista.
Giaceva di fianco rispetto a lui, distesa su una coperta, il mento appoggiato ad una mano, mentre l'altra cirava oziosamente le pagine"...





Ammetto che da un altro autore, dopo tutta la tirata su Catherine:
"quant'è brutta ma mi fa sangue"
mi sarei aspettata la descrizione di una sega... ma questo Richard Matheson è un pudìco.

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28
Arwen Online
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Viandante Affezionato
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"sapeva che c’'era una confezione di cracker sul frigorifero da prima che rimanesse intrappolato li dentro. L'aveva lasciata li per sé un pomeriggio di tanto tempo prima. No,non tanto tempo prima, se si misurava il tempo trascorso. Ma, in qualche modo, ora i giorni sembravano più lunghi. Era come se "le ore valessero per le persone normali. Per chiunque fosse più piccolo, le ore andavano ingrandite in proporzione. Era un'illusione, naturalmente, ma, nel suo piccolo, lui era affetto da svariate illusioni ; l’illusione di non stare rimpicciolendo, ma che fosse il mondo ad ingrandire; l’illusione che gli oggetti siano quello che si pensa che siano solo quando la persona che li ha pensati è di grandezza normale. Per lui- non poteva farci niente- la caldaia a gasolio aveva virtualmente perso il suo ruolo di impianto per la produzione di calore. Era, quasi a tutti gli effetti, una torre gigantesca nei cui recessi ruggiva una fiamma magica. E il tubo dell'acqua era, quasi a tutti gli effetti, una vipera in letargo ….."

Dipende da quale punto di vista si guarda, per chi è piccolo e sta diventando sempre più piccolo il mondo s'ingrandisce.
La sensazione contraria di quando si era bambini e tutto sembrava più grande, crescendo ad esempio quello che mi sembrava un vasto spazio, il cortile dove abitavo, visto dopo tanti anni da adulta in realtà era piccolissimo.

E poi gli oggetti pensati per le persone di una certa dimensione, per chi diventa sempre più piccolo perdono la funzione e l'aspetto originario per "trasformarsi" in altro oggetto, una scatola ad esempio un piccolo rifugio. La realtà è relativa e per il protagonista la realtà per lui sarebbe stata cancellata, non dalla morte ma da un atto di sparizione.

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29
Miss.Stanislavskij
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Viandante Storico
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Preparatevi i titoli, lunedì partono le proposte "romanzi autori stranieri".

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30
Arwen Online
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Viandante Affezionato
Viandante Affezionato

@Miss.Stanislavskij ha scritto:
@Miss.Stanislavskij ha scritto:Allora anticipiamo.

..." guardava attraverso la sudicia finestra Catherine, che stava distesa bocconi, e leggeva una rivista.
Giaceva di fianco rispetto a lui, distesa su una coperta, il mento appoggiato ad una mano, mentre l'altra cirava oziosamente le pagine"...





Ammetto che da un altro autore, dopo tutta la tirata su Catherine:
"quant'è brutta ma mi fa sangue"
mi sarei aspettata la descrizione di una sega... ma questo Richard Matheson è un pudìco.
Anch'io mi sarei aspettata almeno una sega, invece no niente. inizio a sorridere

Finito.
A tratti un po' noioso,  incentrato a cercar di sopravvivere alla sua nuova condizione con dei flashback.
Tutto è relativo,  la realtà  e il mondo visto da un umano normale è diversa da quella di un umano  che misurasse solo pochi millimetri come un insetto.
Mi ha dato spunti di riflessione la diversità, l'essere nano e rimpicciolirsi via via di più in un mondo fatto a misura di uomo normale.
Dove tutto ad un certo punto diventa nemico da combattere, anche la stessa figlia ad un certo punto diventa un pericolo per lui.
La perdita di autorità nei confronti non solo della figlia ma anche un mondo estraneo che lo vede come un ragazzino e poi fenomeno da baraccone.

La perdita degli affetti mano a mano che lui rimpicciolisce e gli affetti diventano giganti.
La lotta per la sopravvivenza e l'istinto che prevale sul lasciarsi andare senza lottare ad una morte certa.
Però tutta la storia è una lotta per sopravvivere anzichè godere del tempo che gli era concesso fino a quando le dimensioni lo permettevano.

E poi questa realtà relativa, la convinzione che sarebbe finito tutto una volta raggiunto la misura zero, pensiamo con pregiudizi in termini umani partendo dalle nostre dimensioni.
riporto anche queste citazioni:

"Non sarebbe mai riuscito a raggiungere la vetta in un unico sforzo, quello era chiaro.
Fu allora che gli venne da pensare. Perché sto facendo tutto questo?
Per un istante quel pensiero lo fece fermare di botto. Perché lo stava facendo? Questione di giorni e sarebbe finito tutto. Sarebbe sparito nel nulla. Perché allora tanti sforzi?
Perché questa pretesa di continuare un'esistenza che era già segnata?
Scosse la testa. Era pericoloso pensare in questi termini. Fermarsi troppo a ragionare poteva significare la fine. Poiché, in ultima analisi, tutto ciò che aveva fatto e stava facendo era illogico. Eppure non poteva fermarsi. Forse non credeva che sabato tutto sarebbe finito? Come poteva dubitarne? Quel processo aveva mai perso un colpo una volta -almeno una volta - da quando era cominciato? No. Tre millimetri al giomo, preciso come un orologio. Avrebbe potuto elaborare un sistema matematico sull'assoluta costanza della sua discesa nell'inevitabile nulla.
[...]
Come poteva essere meno di nulla?
Poi capí. La notte precedente aveva visto l'universo dal di fuori. Allora ci doveva essere anche un universo interno. Forse vari universi.
Si rialzò di nuovo. Perché non ci aveva mai pensato, ai mondi microscopici e sub-microscopici? Che esistessero lo aveva sempre saputo. Eppure non aveva mai fatto l'ovvio collegamento. Aveva sempre pensato in termini umani e partendo dalle dimensioni limitate di un uomo. Quel mondo lo aveva concepito imponendo i suoi pregiudizi alla natura. In effetti il centimetro era un concetto umano, non naturale. Per un uomo zero centimetri non significa nulla.
Zero non equivale a nulla.
Ma in natura lo zero non esiste. L'esistenza procede in cicli senza fine. Adesso sembrava cosí semplice. Non sarebbe mai scomparso, perché non c'è alcun punto di non-esistenza nell'universo."

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