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II TURNO - 5° giro BIS - romanzi autori stranieri si legge : Miral-Rula Jebreal

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Secondo la nuova regola XIV si ripete il giro e si legge:

Miral-Rula Jebreal

Nascere in Israele significa nascere o ebreo o arabo.
Ogni giorno, qualcuno ti guarderà con sospetto.
Una storia di lotta, d’amore e nostalgia
per una terra dilaniata dal dolore.
Un racconto vero che è anche un coraggioso messaggio di pace.

Miral è una bambina, quando tra le mura bianche della città di Gerusalemme le vicende dello scontro tra israeliani e palestinesi cominciano a scandire la sua vita: la morte tragica della madre, il coinvolgimento della zia in un attentato terroristico, la decisione del padre di affidarla all'accoglienza del collegio di Hind Husseini. Sarà questa donna, capace di porsi con ostinata pazienza al servizio del suo popolo, a insegnarle l'ardore della lotta politica e il coraggio di sperare nella libertà, ma anche la saggezza e la pazienza. La storia rievocata da Rula Jebreal sul filo dei suoi ricordi personali unisce tre generazioni di donne accomunate da un destino che è quello di un popolo e di un Paese. Vedrà amici morire e altri perdersi nell'illusione della lotta armata, e come lei sarà salvata da un amore più forte, quello per la verità. Scegliendo la carriera di giornalista dovrà farsi sorda alle sirene della passione e dell'appartenenza e affrontare la scelta dolorosa dell'esilio. Il romanzo vero di una pluralità di vite, una scrittura capace di evocare colori e profumi di un passato perduto e tutta la nostalgia per un futuro di pace che sembra destinato a non arrivare mai.

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2
Arwen
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Ok adesso lo prenoto in biblioteca.

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Arwen
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Ritirato! Questo fine settimana inizio la lettura.
Tempo? Fino al 22 di novembre?

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4
Miss.Stanislavskij
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Ritira oggi, lo comincio domani

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Sono ben oltra la metà, se non finisco stasera penso domani. Non mi è chiaro però se è un romanzo o una storia vera (verosimile senza dubbio).
Oggi non ho il libro con me, domani voglio cercare alcuni nomi che vengono citati.

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6
Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico
Sono ancora all'inizio, ci darò dentro.
Mi sembra di capire, andando a leggere su Wikipedia, che si tratta di un romanzo basato sulle vicende del suo paese d'origine, l'autrice è palestinese ed è cresciuta a Gerusalemme, è giornalista e si prestava in attività di volontariato nei campi profughi palestinesi, quindi credo sia solo un romanzo, basata su conflitti e vicende, visto dalla parte di una araba palestinese.

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
Ho cercato il noome di Hind al-Husseini, esiste una pagina su Wiky. Ero curiosa di sapere qualcosa di più di questa donna, anche se nel libro è descritta bene, si rileva anche la stima e l'affetto.




( mi scuso in anticipo per la traduzione e la consecutio)

La Donna con più figlie di tutta Gerusalemme:
Hind al-Husseini  (25 aprile, 1916 a Gerusalemme - 13 Settembre, 1994 a Gerusalemme) è stata una donna palestinese ricordata per il salvataggio 55 superstiti orfani del massacro di Deir Yassin, dopo che erano stati lasciati a Gerusalemme e abbandonati a se stessi. In seguito ha trasformato il palazzo di suo nonno in un orfanotrofio per ospitarli, il quale divenne una scuola di istruzione agli orfani e altri bambini provenienti da città e villaggi palestinesi.

Hind si dedicò anche alla questione femminile, istituì un collegio per le donne, e operò nell' Unione delle donne arabe.


Hind è nata dalla famiglia al-Husseini di Gerusalemme,  ed era un cugina del capo militare palestinese Abd al-Qader al-Husseini. Attiva in diverse organizzazioni di assistenza sociale. Nel 1930, si è unita ai sindacati studenteschi ed è stata membro della Women's Solidarity Society. Ha completato i corsi di assistenza sociale e è diventata un' educatrice e direttrice di una scuola femminile di Gerusalemme. Più tardi nel 1940, è diventata coordinatrice dell'Unione delle donne arabe.

Nel mese di aprile 1948, nei pressi della chiesa Santo Sepolcro, al-Husseini ha trovato un gruppo di 55 bambini. A causa dei pericoli posti dalla guerra in corso, ha detto ai bambini di tornare alle loro case.  Uno dei bambini spiegò di non avere più casa in cui tornare e che erano sopravvissuti al ​​massacro di Deir Yassin dove erano state  uccise le loro famiglie e abbattute le loro case.

Nel settembre 1948 nasce l'istituto Dar-Al Tifel  "La casa del bambino"

Al-Husseini ha fornito  rifugio ai bambini in due camere in affitto, si è presa cura della loro alimentazione e sopravvivenza.
Al-Husseini successivamente ha trasferito i bambini al palazzo di suo nonno dopo il cessate il fuoco. Il palazzo, che è stato costruito dal nonno nel 1891 ed era il suo luogo di nascita, è stato ribattezzata Dar al-Tifl al-Arabi (Casa dei bambini arabi). Ha trasformato il palazzo in un orfanotrofio che fornisce rifugio ai bambini sopravvissuti. Al-Husseini ha raccolto fondi provenienti da tutto il mondo. L'orfanotrofio è cresciuto, orfani provenienti da diversi villaggi e città.


Impegnata nell' l'istruzione delle donne, al-Husseini ha creato il Hind al-Husseini College for Women in 1982.



Ultima modifica di Miss.Stanislavskij il Mer 4 Nov 2015 - 10:04, modificato 1 volta

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
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"Il funerale di Hind, cui presero parte le principali autorità cittadine e palestinesi, fu una fedele rappresentazione di quella che era stata la sua vita. Ma soprattutto, fu una riscossa per le donne. Furono loro, quella volta, le protagoniste di un rito altrimenti prerogativa maschile
Hind amava ripetere alle sue studentesse che il vero leader è colui che lascia degli eredi, e così le aveva cresciute insegnando loro a perpetuare la sua opera, in modo che il collegio non morisse con lei. Sarebbe stata felice di vedere come ogni suo insegnamento avesse trovato in quel giorno di dolore una sua manifestazione
Quando la bara uscì dalla moschea stracolma di fedeli, le donne, con il capo coperto da un fazzoletto bianco in segno di purezza, portavano i doni destinati alla famiglia e quindi anche alle ragazze del collegio: riso, farina, sale, carne, frutta, vestiti, denaro, come vuole la tradizione. Il corteo si avvia in direzione del cimitero. Qui un nutrito gruppo di donne, sfidando i precetti del Corano e l'autorità del muftì, che le ammoniva di allontanarsi, si rifiutò di abbandonare il luogo della sepoltura.
Il muftì ebbe un acceso diverbio con una di loro, un'anziana insegnante di Dar Al Tifel. L'uomo la conosceva bene, era stata allieva del collegio, e aveva trascorso tutta la vita accanto a Hind. «Zeina,» le disse «ti prego, non costringermi a usare le maniere forti, ora vai.» Ma Zeina, con la stessa fierezza che le brillava negli occhi quando Hind le aveva rivolto la parola per la prima volta, appoggiata, alle mura della Città Vecchia insieme agli altri cinquantadue bambini di Deir Yassin, non si spostò di un millimetro. Allora il muftì la spinse dolcemente nel tentativo di allontanarla. La folla rimase ammutolita quando, per tutta risposta, Zeina sollevò il braccio e diede uno schiaffo alla massima carica religiosa musulmana della città.
Zeina e le altre donne l'ebbero vinta, e rimasero accanto a Hind sino alla fine. Quel giorno, molte di loro compresero che quella donna straordinaria, con il suo esempio, aveva trasmesso loro non solo la virtù della pazienza, ma anche il coraggio.
Il cordoglio per la sua scomparsa fu così sentito dalla comunità araba di Gerusalemme, che il lutto durò dieci giorni, invece dei tre abituali, e ogni sera un muezzin andava a pregare sulla sua tomba."

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Miss.Stanislavskij
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Ho scoperto che è stato fatto anche un film

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Arwen
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Del film sapevo l'esistenza, lo ha visto mia figlia, ed è sempre lei che mi ha suggerito il titolo.
Quindi i personaggi citati sono realmente vissuti, trattasi di fatti realmente accaduti come il massacro di  Deir Yassin e la scuola orfanotrofio di  Dar-Al Tifel.

" Le situazioni più drammatiche generano sempre sentimenti contrastanti. Se da un lato inducono solidarietà e reciproco sostegno, dall'altro fanno scaturire un'istintiva invidia verso chi è ritenuto più fortunato."

Simile ai profughi che vengono nel nostro paese, da un lato certe immagini e scene commuovono, come il bimbo morto sulla spiaggia greca, in un servizio delle Iene la fuga di un padre siriano  che attraverso l'Europa e le carovane di migranti, ha lasciato in patria moglie e figli e ha trovato accoglienza e un lavoro in Italia da una persona che ha un'attività di vivaista,  dall'altro una certa invidia perchè più fortunato contro altri che invece anche italiani vivono in condizioni estreme nell'indifferenza delle istituzioni.

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Arwen
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[…]Quella sera stessa Beni parlò alla sua famiglia del suo amore per Nadia. Volle che sapessero tutto, senza nascondere nulla: la sua ragazza era araba, faceva la ballerina ed era incinta. I genitori non la presero bene, ma se potevano in qualche modo passare sopra al fatto che fosse araba, e che aspettasse un bambino, l'idea di avere per nuora una danzatrice del ventre era a dir poco inconcepibile. La famiglia sarebbe stata macchiata dal disonore.
Fu una notte molto lunga per Beni, combattuto fra l'amore per Nadia e il timore di inimicarsi i propri cari. Poi prese la sua decisione e non tornò più sui suoi passi.

Nadia lo aspettò per giorni. Invano. La ferì la vigliaccheria di quella fuga improvvisa, forse più dell'averlo
perduto. Ancora una volta, un uomo l'aveva umiliata. Si chiedeva se a indurlo a scappare fosse stato il suo mestiere oppure il fatto che fosse musulmana, in ogni caso era la prima volta in vita sua che si era sentita discriminata dalla sua stessa gente. Tutti la credevano israeliana, lei si sentiva integrata, e mai aveva preso in considerazione la possibilità di essere fatta oggetto di pregiudizio. Fino a quel momento la bellezza e l’emancipazione le erano valse da lasciapassare nella società israeliana, ma ora, all’improvviso, ogni certezza era venuta meno. Se Beni l' aveva ritenuta indegna di sé perché araba, significava che l'aveva respinta non in virtù delle sue scelte di vita ma della sua appartenenza a una comunità alle cui regole lei si era da tempo ribellata. Ma di cui, agli occhi del mondo, continuava inesorabilmente a fare parte.

Certo che Nadia proprio non ci ha azzeccato, credeva tutto il contrario di ciò che era.

Non era stata lasciata da Beni perchè musulmana ma perchè danzatrice del ventre quindi discriminata  per la vita che conduceva non come pensa lei perchè araba.

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Arwen
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[...]Prima di ritirarsi, i carri armati fecero fuoco a più riprese dalla cima della collina che dominava il campo. Alla fine, la casa del leader della resistenza saltò in aria in una nuvola di polvere, che si depositò su ogni cosa. Miral e Muna, insieme a un gruppo di bambini, stavano correndo verso un grande cassonetto dei rifiuti per trovarvi riparo. Prima che lo raggiungessero, però, un candelotto lacrimogeno sfiorò Miral esplodendo a pochi centimetri da lei. Il gas le bruciava gli occhi, e i bambini, terrorizzati, continuavano a gridare. Miral era incapace di calmarli. Si chiedeva che adulti sarebbero diventati quei piccini costretti a vivere immersi in tanto terrore e violenza.


[…]Ascoltami, Khaldun, siamo nati nel posto sbagliato nel momento sbagliato, ma non dobbiamo rinunciare a farci una vita, conquistandola ogni giorno, con fatica e sacrifici. Un popolo che non riesce a vedere un futuro per sé e per i suoi figli ha perso in partenza.”


Ora mettendosi nei panni di questi bambini palestinesi cresciuti fin da piccoli nella miseria dei campi profughi dove molti hanno perso i genitori per mano di soldati israeliani e non vivono altro che violenza come si può pensare che da adulti non odino chi li ha privati dei loro cari, distrutto case, espropriato terre? E così da una generazione all'altra l'odio richiama odio e vendetta.
Se si smette di sperare in un futuro migliore per le generazioni a venire un popolo ha perso in partenza.
Ho letto un po' la storia della Palestina e verrebbe proprio da dire che il peggior errore è stato quello di costituire uno stato d'Israele dove prima non c'era anche se la zona è sempre stata  una zona calda, ma forse più convivibile.

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Miss.Stanislavskij
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Una regione dove tante generazioni nate e cresciute in un continuo stato si guerra e tensione, non si può pensare che la pace scoppi improvvisamente da un giorno all'altro.

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Miss.Stanislavskij
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Un padre lungimirante
La domenica, dopo il pranzo, Jamal si sedeva in soggiorno a chiacchierare con loro. In tono benevolo, impartiva consigli, ribadendo ogni volta l'importanza della loro istruzione. «L'incertezza della nostra condizione» diceva «ci pone in una posizione in cui tutto è più difficile, ogni cosa deve essere conquistata con grande fatica, e per una donna senza istruzione è ancor più difficile essere libera. Dovete studiare e imparare quante più cose possibili. Solo così sarete libere» spiegava loro accarezzandole dolcemente.

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Miss.Stanislavskij
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Diplomazia di altri tempi
Una volta all'interno della chiesa, il vecchio cominciò a illustrare come i secoli avessero lasciato il
loro segno in quello spazio, e appoggiandosi stancamente al bastone spiegò loro la storia e il significato di quanto vedevano. Miral ascoltava quei racconti racconti rapita, anche se le apparivano in parte fumosi: i copti, i copti, i siro-giacobiti, gli armeni o i greco-ortodossi di cui
parlava il vecchio erano per lei personaggi fiabeschi, nomi sospesi in una dimensione irreale. Come irreale le appariva quel luogo, dove un'infinità di uomini vestiti nei modi più disparati, con lunghe barbe e bizzarri copricapo, passavano dondolando portaincenso e intonando incomprensibili litanie. Tutta quella gente, e l'aria appesantita dall'acre fragranza della mirra, dell’incenso e delle lampade a olio, indussero in Miral un senso di spossatezza. All'esterno, un sole feroce colpì i loro occhi con violente sferzate di luce. Muovendosi verso il il suo seggiolino, il vecchio alzò il bastone per indicare un minareto a pochi passi da loro.
«Quella è la moschea di Omar,» spiegò «il califfo che fu invitato dai patriarca di Gerusalemme per ricevere le chiavi della città. Arrivò alle dodici, l'ora della preghiera, e il patriarca lo esortò a entrare nel Santo Sepolcro. Ma il califfo non volle farlo nel timore che un giorno i musulmani della città potessero avanzare la pretesa di costruire una moschea nel luogo dove lui aveva pregato. Era un uomo saggio e avrebbe fatto di tutto per proteggere le diverse comunità religiose. E questo il vero spirito dell'Islam.»

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Arwen
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@Miss.Stanislavskij ha scritto:Un padre lungimirante
La domenica, dopo il pranzo, Jamal si sedeva in soggiorno a chiacchierare con loro. In tono benevolo, impartiva consigli, ribadendo ogni volta l'importanza della loro istruzione. «L'incertezza della nostra condizione» diceva «ci pone in una posizione in cui tutto è più difficile, ogni cosa deve essere conquistata con grande fatica, e per una donna senza istruzione è ancor più difficile essere libera. Dovete studiare e imparare quante più cose possibili. Solo così sarete libere» spiegava loro accarezzandole dolcemente.

Questa citazione l'ho segnata e volevo riportarla anch'io.
La libertà si conquista con l'istruzione. La cultura apre le menti e fa vedere le cose da punti di vista diversi.
Serve anche a quelle donne musulmane che pur professando la loro fede sono aperte mentalmente e cercano di essere libere di decidere il loro destino.
Serve anche a quegli uomini che non accettano l'integrazione con altre culture e religioni e che si lasciano irretire, manipolare e condizionare dall'ideologia del fanatismo.
E' vero che la violenza, l'odio e le armi attirano altra violenza e morte però è difficile restare impotenti davanti alla morte causata da oppressori o fantatici, questo libro sembra sempre attuale, in questi giorni forse i musulmani e gli arabi saranno impopolari e visti male da molti per via dell'attentato in Francia, ma se proviamo a metterci nei panni dei palestinesi espropriati delle loro terre, senza risorse e confinati in ghetti e nella miseria, cresciuti nell'odio , nell'ignoranza si comprende anche perchè lanciano sassi ai soldati israeliani, se avessero a disposizione bombe lancerebbero quelle.
Fortunatamente tra questi ci sono anche gruppi moderati che vogliono la pace e non la guerra.



Mi manca ancora poco a finire ma credo che in questa settimana riuscirò a terminarlo.

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Miss.Stanislavskij
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Allora attendo a postare il prossimo brano perché è verso la fine.

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Arwen
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Viandante Storico
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Finito!

[…]Più il popolo è arrabbiato, più la rivolta è violenta.

[...]La violenza è un'arma a doppio taglio, una trappola che stiamo stupidamente tendendo a noi stessi. Dobbiamo usare i nostri cervelli, non i nostri istinti. Siamo due popoli che combattono sullo stesso fazzoletto di terra; abbiamo entrambi le nostre ragioni e siamo entrambi vittime. Loro hanno subìto l'Olocausto, e noi stiamo soffrendo perché il mondo si sentiva in colpa e ci ha usato come merce di scambio.›› .



Dal diario di Lisa figlia di un generale israeliano:

Una mano calda stringe la mia. Mi aspettavo un'accoglienza ostile e invece mi ritrovo circondata da volti sorridenti. Mi portano a fare il giro del campo, sempre tenendomi per mano. Sono bambini vestiti malamente, con i pantaloni rammendati e le magliette scolorite e bucate. Mi mostrano le loro case, piccole e buie, dove le madri cucinano chine su fuochi di fortuna, o cuciono sedute davanti alla porta della baracca. Mi parlano in arabo, i più grandi in un inglese stentato, ma non servono le parole per capire quello che mi vogliono dire, quello che comunicano i loro occhi.
Solo un ragazzo mi ha inquietato un po'. Aveva un ciuffo di capelli neri sulla fronte e mi osservava da lontano. Aveva una sigaretta spenta al lato della bocca, e mi guardava come se sapesse che sono israeliana. Ho visto Miral parlarci', sembravano seri, ma lei non me lo ha presentato. Comunque è vero, questo mondo noi non possiamo neppure immaginarlo. Sarebbero questi i nostri nemici?


E la lettera di Khaldun a Miral, profugo palestinese cresciuto in un campo profughi nella miseria e odio, il padre morto come combattente per la liberazione:

[...]mi ha incoraggiato a scrivere perché come dicevi anche tu, diceva che ero troppo intelligente per tenere un fucile in mano. E così in mano mi ha messo una vecchia macchina per scrivere e mi ha suggerito di raccontare la mia storia, di descrivere tutto ciò che bo visto, come ero cresciuto in un campo profughi e come ero uscito dall'inferno. E stato come vivere tante vite assieme, ma sembra che alla fine io ce l'abbia fatta.
A un certo punto, ci sei anche tu, non poteva essere altrimenti. In questo periodo bo capito tante cose, Miral, soprattutto che avevi ragione quando dicevi che spesso per la nostra causa una penna è un 'arma più efficace di un fucile. Ma siamo sempre in meno a pensarla cosi, si preparano anni difficili, l'eco delle esplosioni sommergerà il suono delle parole. Temo che la demagogia avrà gioco facile con le masse, ma più di ogni altra cosa ho paura dell'impatto che potranno avere i fanatici religiosi. Da dove sono saltati fuori? Siamo sempre stati un popolo laico... Ne bo visti abbastanza qui in Libano per capire che il problema non è nei libri sacri, ma nella testa di coloro che l’ interpretano. Sono loro i veri «predicatori del demonio››.


Il libro mi è piaciuto, non ho capito se si tratta di storia vera, cioè dell'autrice anche lei cresciuta come la protagonista del collegio di Dar-At-Tifel, oppure trae ispirazione dal contesto storico, politico in cui dev'essere vissuta da bambina e l'ambiente, creando il personaggio di Miral.
Hind donna di grande valore sembra sia realmente vissuta come hai riportato tu notizie, i fatti storici come manifestazioni  violente, le ribellioni dei bambini nei campi a lanci di pietre anche.
Quello che mi sorprende è che Gerusalemme è una cosa e nei campi profughi si respira solo odio verso l'oppressore, mentre esiste una città raccontata nel libro, quella di Haifa, che sembra un'altra cosa.
Dove ebrei e musulmani sono addirittura amici, escono insieme vivono vicini in pace, sembra un'oasi felice ed infatti secondo me contribuisce molto al percorso di crescita e cambiamento di Miral nei confronti dell'ideologia della politica per la liberazione del suo paese.
Bello poi il bacio tra Miral e Lisa, l'amicizia tra una ragazza palestinese-araba e israeliana può esistere.

Si può vivere in pace se si vuole e se non si respira odio continuo e morte fin da bambini, soprattutto attraverso l'istruzione, si hanno altre vedute e un'apertura mentale.
Se si conosce solo la guerra e odio saranno l'unica motivazione ed arma per cambiare.
Se si conoscono altre realtà si comprende che la pace è solo una questione di accordi per il rispetto reciproco e libertà.

Però dietro a tutto questo, agli sforzi per andare in una direzione di pace,  c'è sempre qualcuno che sfrutta l'ignoranza per interessi che sono opposti alla pace.

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paolo iovine
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i cattolici stanno ai mussulmani come i protestanti agli ebrei; questo è.
Gerusalemme è come Belfast 40 anni fa.

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
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L'atmosfera di Haifa era completamente diversa quella che si respirava a Gerusalemme lì il vecchio il nuovo convivevano pacificamente. Era una città moderna, movimentata, sempre alla ricerca di un’identità, come i suoi abitanti Nonostante i quartieri arabi con i loro pittoreschi vicoli, le strade piene buche e gli intonaci scrostati fossero stati in parte battuti e rimpiazzati da moderne costruzioni residenziali, la vita era piacevole Era una città soleggiata, accogliente, gioiosa, con i negozi colorati aperti ventiquattr'ore al giorno e una striscia di verde che correva dal mare al Monte Carmelo, decorata come un albero di Natale da ristoranti dai quali si udivano provenire canzoni in tutte le lingue. Qui la coesistenza tra arabii e israeliani era una realtà, non un'utopia, nata dalla coraggiosa decisione di includere nello Stato d'Israele gli arabi rimasti lì Qui le ferite inferte dalla guerra, dall’abandono delle proprie case – che venivano subito assegnate agli ebrei tornati in Israele dall'Europa in macerie dopo la seconda guerra mondiale - avevano avuto più tempo per rimarginarsi.

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico

@Arwen ha scritto:Finito!

[…]Più il popolo è arrabbiato, più la rivolta è violenta.

[...]La violenza è un'arma a doppio taglio, una trappola che stiamo stupidamente tendendo a noi stessi. Dobbiamo usare i nostri cervelli, non i nostri istinti. Siamo due popoli che combattono sullo stesso fazzoletto di terra; abbiamo entrambi le nostre ragioni e siamo entrambi vittime. Loro hanno subìto l'Olocausto, e noi stiamo soffrendo perché il mondo si sentiva in colpa e ci ha usato come merce di scambio.›› .



Dal diario di Lisa figlia di un generale israeliano:

Una mano calda stringe la mia. Mi aspettavo un'accoglienza ostile e invece mi ritrovo circondata da volti sorridenti. Mi portano a fare il giro del campo, sempre tenendomi per mano. Sono bambini vestiti malamente, con i pantaloni rammendati e le magliette scolorite e bucate. Mi mostrano le loro case, piccole e buie, dove le madri cucinano chine su fuochi di fortuna, o cuciono sedute davanti alla porta della baracca. Mi parlano in arabo, i più grandi in un inglese stentato, ma non servono le parole per capire quello che mi vogliono dire, quello che comunicano i loro occhi.
Solo un ragazzo mi ha inquietato un po'. Aveva un ciuffo di capelli neri sulla fronte e mi osservava da lontano. Aveva una sigaretta spenta al lato della bocca, e mi guardava come se sapesse che sono israeliana. Ho visto Miral parlarci', sembravano seri, ma lei non me lo ha presentato. Comunque è vero, questo mondo noi non possiamo neppure immaginarlo. Sarebbero questi i nostri nemici?


E la lettera di Khaldun a Miral, profugo palestinese cresciuto in un campo profughi nella miseria e odio, il padre morto come combattente per la liberazione:

[...]mi ha incoraggiato a scrivere perché come dicevi anche tu, diceva che ero troppo intelligente per tenere un fucile in mano. E così in mano mi ha messo una vecchia macchina per scrivere e mi ha suggerito di raccontare la mia storia, di descrivere tutto ciò che bo visto, come ero cresciuto in un campo profughi e come ero uscito dall'inferno. E stato come vivere tante vite assieme, ma sembra che alla fine io ce l'abbia fatta.
A un certo punto, ci sei anche tu, non poteva essere altrimenti. In questo periodo bo capito tante cose, Miral, soprattutto che avevi ragione quando dicevi che spesso per la nostra causa una penna è un 'arma più efficace di un fucile. Ma siamo sempre in meno a pensarla cosi, si preparano anni difficili, l'eco delle esplosioni sommergerà il suono delle parole. Temo che la demagogia avrà gioco facile con le masse, ma più di ogni altra cosa ho paura dell'impatto che potranno avere i fanatici religiosi. Da dove sono saltati fuori? Siamo sempre stati un popolo laico... Ne bo visti abbastanza qui in Libano per capire che il problema non è nei libri sacri, ma nella testa di coloro che l’ interpretano. Sono loro i veri «predicatori del demonio››.


Il libro mi è piaciuto, non ho capito se si tratta di storia vera, cioè dell'autrice anche lei cresciuta come la protagonista del collegio di Dar-At-Tifel, oppure trae ispirazione dal contesto storico, politico in cui dev'essere vissuta da bambina e l'ambiente, creando il personaggio di Miral.
Hind donna di grande valore sembra sia realmente vissuta come hai riportato tu notizie, i fatti storici come manifestazioni  violente, le ribellioni dei bambini nei campi a lanci di pietre anche.
Quello che mi sorprende è che Gerusalemme è una cosa e nei campi profughi si respira solo odio verso l'oppressore, mentre esiste una città raccontata nel libro, quella di Haifa, che sembra un'altra cosa.
Dove ebrei e musulmani sono addirittura amici, escono insieme vivono vicini in pace, sembra un'oasi felice ed infatti secondo me contribuisce molto al percorso di crescita e cambiamento di Miral nei confronti dell'ideologia della politica per la liberazione del suo paese.
Bello poi il bacio tra Miral e Lisa, l'amicizia tra una ragazza palestinese-araba e israeliana può esistere.

Si può vivere in pace se si vuole e se non si respira odio continuo e morte fin da bambini, soprattutto attraverso l'istruzione, si hanno altre vedute e un'apertura mentale.
Se si conosce solo la guerra e odio saranno l'unica motivazione ed arma per cambiare.
Se si conoscono altre realtà si comprende che la pace è solo una questione di accordi per il rispetto reciproco e libertà.

Però dietro a tutto questo, agli sforzi per andare in una direzione di pace,  c'è sempre qualcuno che sfrutta l'ignoranza per interessi che sono opposti alla pace.

Se non è autobiografica è verosimile, può essere che a costruire la storia di Miral convergano le storie di diverse donne e compagne di studi.

Lunedì si parte con il prossimo giro.

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22
Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico
@paolo iovine ha scritto:i cattolici stanno ai mussulmani come i protestanti agli ebrei; questo è.
Gerusalemme è come Belfast 40 anni fa.

Sì però alla fine sono giunti a qualche forma di accordo e di pacifica convivenza, almeno il conflitto è terminato. Ebrei israeliani  e musulmani arabi ancora no.

@Miss.Stanislavskij ha scritto:


Se non è autobiografica è verosimile, può essere che a costruire la storia di Miral convergano le storie di diverse donne e compagne di studi.

Lunedì si parte con il prossimo giro.

Sì lo penso anch'io è verosimile e basato su fatti storici accaduti, a proposito per curiosità ho letto che Miral è il nome dato alla figlia dell'autrice.
E' stata comunque una lettura interessante.

Ok allora si parte col nuovo giro.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico

@Arwen ha scritto:
@paolo iovine ha scritto:i cattolici stanno ai mussulmani come i protestanti agli ebrei; questo è.
Gerusalemme è come Belfast 40 anni fa.

Sì però alla fine sono giunti a qualche forma di accordo e di pacifica convivenza, almeno il conflitto è terminato. Ebrei israeliani  e musulmani arabi ancora no.


il conflitto è 'terminato' con l' accordo del venerdì santo del 1998, dopo 400 anni di rivalità; accordo supportato da referendum. Ciò significa che, in qualche modo, la democrazia ha prevalso sulle 'questioni di famiglia'.

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Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico
Mi pare che ancora oggi non si possano definire territori in pace visto che il conflitto nella striscia di Gaza è proseguito con l'occupazione nel luglio 2014 dopo l'uccisione di tre giovani israeliani.

Come dire...la pace non s'ha da fa'.

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paolo iovine
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
la pace non s' ha da fa' è un ottima e appropriata citazione manzoniana. Però mi viene in mente un posto del mondo in cui, quando entri, se ti offrono da bere e non accetti, rischi una coltellata, perché se non bevi non sei uomo.

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