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II TURNO - 5° giro - romanzi autori stranieri si legge : Le quattro stanze del cuore Anaïs Nin

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Arwen
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Viandante Storico
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@Miss.Stanislavskij ha scritto:


Finito ieri sera. Mi aspettavo qualcosa di più appassionato e appassionante, almeno nelle prime pagine. Non mi è piaciuto ma neanche dispiaciuto.
La storia è raccontata tutta da Lei. Attendo che arrivi al punto in cui entra a far parte della loro relazione la moglie.

Ok, grazie vedo di darci dentro in questo fine settimana.

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27
Arwen
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Viandante Storico
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Finito, anche se non ho compreso alla fine se Djuna s'è suicidata o no, oppure è morta la parte interiore di lei che la incatenava in un amore sbagliato, insomma ha preso completamente coscienza del suo non vivere. Domani pubblicherò qualche citazione. La storia non è ciò che mi aspettavo, pensavo ad un romanzo erotico, visto il genere di lettura di Anais Nin, invece non è per nulla un romanzo erotico anche se parla della passione amorosa insana a tre. Di lei avevo letto solo Il Delta di Venere.

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28
Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
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Non si è suicidata, come dici tu, è comunque "morta" perché ha scavato a fondo, ha analizzato e ha chiarito le figure in gioco, lei che non sarà mai la regina, Zora capricciosa e accentratrice e Rango che è solo un bambino in un corpo di uomo troppo grande.
Quella parte dove descrive il farsi trascinare dalla corrente mi ha fatto pensare ad Ofelia, precisamente a questa Ofelia



Comincio io con le citazioni:
(...) perché ha perso tutto, non per amore, ma per i suoi giochi d'amore, e quando ami come se fosse un gioco, perdi tutto (...)  

detto per il padre di DJuna.

ps. anche io venendo dalla lettura del "Il delta di Venere" mi aspettavo qualcosa di simile. Però devo dire che non mi è dispiaciuto affatto.

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29
Arwen
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Viandante Storico
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@Miss.Stanislavskij ha scritto:


Comincio io con le citazioni:
(...) perché ha perso tutto, non per amore, ma per i suoi giochi d'amore, e quando ami come se fosse un gioco, perdi tutto (...)  

detto per il padre di DJuna.

ps. anche io venendo dalla lettura del "Il delta di Venere" mi aspettavo qualcosa di simile. Però devo dire che non mi è dispiaciuto affatto.

Quindi la bambola nel fiume è solo la parte di lei che ha preso coscienza e compreso il gioco distruttivo.Ma mi sembra fosse intenzionata ad abbandonare il gioco.

Quindi se avesse amato veramente non come un gioco, soprattutto se stessa, non si sarebbe lasciata trascinare in questo gioco distruttivo.

[...]L’attore non soffre di crampi, perché conosce il ruolo che sta recitando ed è in grado di distaccarsene quando vuole e tornare ad esser se stesso.
Ma il ruolo che Djuna recitava nella vita sembrava senza via di scampo. Era destinata ad essere devota a una causa in cui non credeva. Zora non sarebbe mai guarita; Rango non sarebbe mai stato libero. Soffriva di dolori che erano come crampi, perché in tutte queste innaturali posizioni che assumeva, in queste contorsioni nel dare e nel cedere, il filo conduttore era la consapevolezza che non avrebbe mai potuto, finché amava Rango, essere libera e se stessa di nuovo.
[...]


Imprigionata da un amore assurdo, in un ruolo che non voleva recitare ma suo malgrado continuava a portare avanti credo per timore di perdere Rango.
Almeno gli attori quando finisce la scena smettono i panni e sono di nuovo se stessi, per Djuna invece non c'era la fine della recita, della scena, era una tragedia portata avanti all'infinito.

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
"La magica bellezza della simultaneità, vedere il tuo amato che si precipita incontro a te nello stesso istante in cui tu vai incontro alui, il magico potere di incontrarsi esattamente a mezzanotte pre raggiungere l'unione, l'illusione di un ritmo comune raggiunto superando ostacoli, abbandonando amici, spezzando altre catene, tutto questo fu presto dissolto dalla sua pigrizia, dalla sua abitudine a perdere ogni momento, a non mantenere la parola data, a vivere perseverando in uno stato di caos, a nuotare con più naturalezza in un mare di intenzioni fallite, di promesse non mantenute e di desideri abortiti"

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31
Arwen
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Viandante Storico
Viandante Storico
[...]…toccando il fondo dell’abissale solitudine che entrambe le relazioni le avevano
lasciato, sentì di nuovo la presenza di Dio, come quando l’aveva sentita da bambina, o come quando
una volta era stata vicina alla morte.
Sentì di nuovo questo Dio, chiunque fosse, che la prendeva teneramente, la abbracciava, la metteva a letto. Si sentì protetta, i suoi nervi sciolti, sentì la pace.
Si addormentò, tutte le sue ansie dissolte. Quanto ne aveva bisogno, chiunque fosse, quanto aveva bisogno di sonno, aveva bisogno di pace, aveva bisogno del Dio padre…[...]

[...]Sapeva che ciò che amiamo negli altri è qualche altro
io represso. Nel consolare Rango, nel rassicurarlo,
stava forse consolando una Djuna segreta che era stata
una volta gelosa e che non aveva osato rivelarlo?
(Amiamo le ombre dei nostri io nascoste negli altri).

[...]Repulsione. Esiste un senso di colpa non solo per gli atti commessi, ma anche per i propri pensieri. Ora che la trappola era cresciuta, diventata grottesca, futile, soffocante, Djuna sperava ogni giorno che Zora morisse.[...]

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Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
"Sorrideva di fronte a questo grande desiderio che ha l'uomo di costruire città, quando è tanto più difficile costruire rapporti, a questo bisogno di conquistare nuove terre quano è tanto più difficile conquistare anche un solo cuore, soddisfare un bambino, creare una perfetta vita umana. Il bisogno dell'uomo di inventare, circumnavigare lo spazio quando è tanto più difficile vincere lo spazio che separa gli esseri umani, il bisogno dell'uomo di organizzare sistemi filosofici quando è tanto più difficile comprendere anche un solo uomo, e quando i più grandi abissi dell'umana natura giacciono per metà inesplorati."

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