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sulla vita e sulla morte. Considerazioni

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1
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
"La Morte è la nostra costante compagna. Sta sempre alla nostra sinistra, non più lontana della lunghezza di un braccio, ed è l'unico consigliere saggio di un guerriero. Ogni qualvolta sente che tutto va male, e che sta per essere annientato, il guerriero può rivolgersi alla Morte e chiederle se è davvero così. La Morte gli risponderà che si sbaglia, e che al di fuori del suo tocco nulla ha importanza. Gli dirà: "Non ti ho ancora toccato".

(Carlos Castañeda)

... fa rifettere no !? Cosa sarebbe tutto il nostro impegno a migliorare ogni cosa della nostra esistenza se poi non ci fosse la morte a fermarci, pareggiando i conti di cose giuste, vere, o sbagliate.
Se non sapessimo che nella nostra natura umana esiste un incipit ed esiste l'epilogo.
Non ci si pensa, solo in superficie, la punta di un iceberg.
La legge delle cose, la legge universale.
Niente è più sincero, imparziale. Non pensiamo ai soli aspetti negativi di una entità che è saggiamente positiva.
Chi non la vuole e chi la cerca.
La tristezza ed il sorriso.
Tutto confluisce, si mescola e scivola in quel tunnel del non ritorno di come siamo.
Si, perché noi siamo.
Unici ed irripetibili.

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2
Lady Joan Marie
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Viandante Storico
Viandante Storico
Prima o poi ci tocca...
Ma l'importante nel presente è vivere bene!

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3
silena
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Io non temo la morte, ma mi fa paura il dolore fisico che potrebbe accompagnarla. Di questo Castaneda non parla?

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4
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Castaneda non parla mai del dolore fisico, il dolore fisico è implicito nell'esistenza dell'uomo. Quello che secondo me si avvicina di più a come si può immaginare una realtà di dolore (indotto a beneficio di una reazione) è il brano che segue tratto da "il dono dell'Aquila".
“La configurazione energetica umana è un conglomerato di campi di energia tenuti insieme da una forza vibratoria che li lega in una sfera luminosa… Gli esseri umani, per chi sa “vedere”, sono esseri luminosi, simili a grandi uova o meglio palle di luce, formate da fasci di fibre in movimento. Il principale è un fascio di luce che esce dalla zona dell’ombelico, esso è di grande importanza per la vita di un uomo ed è il segreto del suo equilibrio. Le persone deboli hanno fibre molto corte, quasi invisibili; le persone forti hanno fibre brillanti e lunghe che sembrano un alone. Dalle fibre si può capire se la persona è sana o se è meschina, se è gentile o traditrice ecc..”

“Sul lato posteriore della palla luminosa c’è un punto che brilla con maggiore intensità, esso è fondamentale perché trasforma l’energia in dati sensoriali. Gli antichi lo chiamarono ‘punto d’unione’ e ritennero che là venisse elaborata la percezione.”

“Nell’uovo luminoso c’è una fessura all’altezza dell’ombelico, quando la morte arriva colpisce questo punto con la forza di una spada.”

Nel corpo il punto di unione si trova tra le scapole.“Per far spostare il mio punto di energia Don Juan mi dette un colpo tra le scapole così forte da farmi mancare il respiro.. pensai di essere svenuto.. lame accecanti sbucavano da ogni dove…Egli disse che per un attimo avevo sognato i filamenti dell’universo”.
Il punto di unione di solito sta ben fisso, così gli uomini credono che la loro visione del reale sia unica e permanente e credono di vedere l’unico mondo possibile “In realtà numerosi mondi sono a disposizione della percezione umana” si può attraversarli quando il punto di unione si sposta.
Nel mondo moderno l’abitudine e l’educazione fissano una particolare distribuzione dell’energia, da cui nasce una determinata percezione della realtà. Lo sciamano rompe questa distribuzione e dunque cambia i parametri ordinari della percezione. Ciò permette di entrare in mondi inimmaginabili.

Ma questo lavoro può essere fatto anche agendo sul corpo. “Se vuoi ottenere il benessere fisico e l’equilibrio mentale hai bisogno di un corpo flessibile…Devi poter trasportare l’energia da un punto all’altro dell’uovo luminoso, spostandola nei centri vitali per raggiungere l’equilibrio. “

Castaneda morì nel 1998 a causa di un cancro, ma per molti aveva il corpo già devastato dall'uso prolungato del fungo allucinogeno pejote. Un aiuto che gli shamani del nuovo messico hanno sempre usato per la congiunzione con l'infinito e le diverse realtà.

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5
paolo iovine
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6
Miss.Stanislavskij
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Viandante Mitico
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Constantin ha scritto:"La Morte è la nostra costante compagna. Sta sempre alla nostra sinistra, non più lontana della lunghezza di un braccio, ed è l'unico consigliere saggio di un guerriero. Ogni qualvolta sente che tutto va male, e che sta per essere annientato, il guerriero può rivolgersi alla Morte e chiederle se è davvero così. La Morte gli risponderà che si sbaglia, e che al di fuori del suo tocco nulla ha importanza. Gli dirà: "Non ti ho ancora toccato".

(Carlos Castañeda)

... fa rifettere no !? Cosa sarebbe tutto il nostro impegno a migliorare ogni cosa della nostra esistenza se poi non ci fosse la morte a fermarci, pareggiando i conti di cose giuste, vere, o sbagliate.
Se non sapessimo che nella nostra natura umana esiste un incipit ed esiste l'epilogo.
Non ci si pensa, solo in superficie, la punta di un iceberg.
La legge delle cose, la legge universale.
Niente è più sincero, imparziale. Non pensiamo ai soli aspetti negativi di una entità che è saggiamente positiva.
Chi non la vuole e chi la cerca.
La tristezza ed il sorriso.
Tutto confluisce, si mescola e scivola in quel tunnel del non ritorno di come siamo.
Si, perché noi siamo.
Unici ed irripetibili.

Quello che Castaneda dice quando afferma che la morte è alla tua sinistra è che stasera vai a dormire e magari domani ti risvegli morto e tu che hai fatto oggi?
Hai passato la tua vita a litigare con il collega, incazzarti nel traffico, in fila al supermercato... tutte cose che ti sottraggono attimi di vita.
La morte è alla tua sinistra per ricordarti che buttiamo via la maggior parte di essa.

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7
NinfaEco
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Viandante Ad Honorem
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Constantin ha scritto:"La Morte è la nostra costante compagna. Sta sempre alla nostra sinistra, non più lontana della lunghezza di un braccio, ed è l'unico consigliere saggio di un guerriero. Ogni qualvolta sente che tutto va male, e che sta per essere annientato, il guerriero può rivolgersi alla Morte e chiederle se è davvero così. La Morte gli risponderà che si sbaglia, e che al di fuori del suo tocco nulla ha importanza. Gli dirà: "Non ti ho ancora toccato".

(Carlos Castañeda)

... fa rifettere no !? Cosa sarebbe tutto il nostro impegno a migliorare ogni cosa della nostra esistenza se poi non ci fosse la morte a fermarci, pareggiando i conti di cose giuste, vere, o sbagliate.
Se non sapessimo che nella nostra natura umana esiste un incipit ed esiste l'epilogo.
Non ci si pensa, solo in superficie, la punta di un iceberg.
La legge delle cose, la legge universale.
Niente è più sincero, imparziale. Non pensiamo ai soli aspetti negativi di una entità che è saggiamente positiva.
Chi non la vuole e chi la cerca.
La tristezza ed il sorriso.
Tutto confluisce, si mescola e scivola in quel tunnel del non ritorno di come siamo.
Si, perché noi siamo.
Unici ed irripetibili.
la morte è la misura della vita. Non avremmo possibilità se non potessimo perderle tutte perché non ci renderemo conto di dover scegliere e che la nostra scelta a conseguenze che costruiscono la nostra vita. Quello che crea problemi alla vita e l'idea della morte che nasce nella nostra vita attraverso la morte di qualcuno che ci è caro. Allora la vita può ammalarsi di morte e parliamo di malinconia o di indecisione cronica. Almeno questa è la mia esperienza e a quanto pare ho qualche carenza a livello di elaborazione perché di lì non mi schiodo

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8
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
senza la consapevolezza dell'esistenza della morte non sapremmo vivere.
Vegeteremmo soltanto, privi di ogni pulsione

(o finiremmo tutti suicidi come in quel capolavoro di non mi ricordo chi "Gli immortali")

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9
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

Lady Joan Marie ha scritto:Prima o poi ci tocca...
Ma l'importante nel presente è vivere bene!

Si Lady è vero, è importante vivere bene, è importante la soddisfazione per qualsiasi cosa tu faccia, sentirti realizzata, avere dei valori da condividere, se ritieni sia giusto.
Tu ami l'arte, può essere l'amore per un quadro, un passo di danza o una nota di musica che ti riempie, ti rasserena.
Il mondo di oggi, pieno di ingratitudine, qualunquismo, e volgare egoismo è un mondo dove un animo gentile deve lottare per vivere.
Ma non c'è solo il buio. Gli occhi vedono la luce o i sospiri di due corpi che si amano.
La vita e la morte.
Siamo solo noi, e nessun altro.

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10
Raggiodiluna
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Viandante Storico
Viandante Storico

Constantin ha scritto:
Lady Joan Marie ha scritto:Prima o poi ci tocca...
Ma l'importante nel presente è vivere bene!

Si Lady è vero, è importante vivere bene, è importante la soddisfazione per qualsiasi cosa tu faccia, sentirti realizzata, avere dei valori da condividere, se ritieni sia giusto.
Tu ami l'arte, può essere l'amore per un quadro, un passo di danza o una nota di musica che ti riempie, ti rasserena.
Il mondo di oggi, pieno di ingratitudine, qualunquismo, e volgare egoismo è un mondo dove un animo gentile deve lottare per vivere.
Ma non c'è solo il buio. Gli occhi vedono la luce o i sospiri di due corpi che si amano.
La vita e la morte.
Siamo solo noi, e nessun altro.

Condivido in pieno! ok

Raggiodiluna

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11
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

Lucio Musto ha scritto:senza la consapevolezza dell'esistenza della morte non sapremmo vivere.
Vegeteremmo soltanto, privi di ogni pulsione

(o finiremmo tutti suicidi come in quel capolavoro di non mi ricordo chi "Gli immortali")

non voglio fare il saputello, con te assolutamente no, hai tutto il mio rispetto. Ma vorrei consigliarti un libro di Guido Morselli " Dissipatio H. G." (dove H.G. sta per Humani Generis") Adelphi Edizioni.
Se avrai tempo e voglia te lo consiglio davvero.

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12
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem

Constantin ha scritto:
Lucio Musto ha scritto:senza la consapevolezza dell'esistenza della morte non sapremmo vivere.
Vegeteremmo soltanto, privi di ogni pulsione

(o finiremmo tutti suicidi come in quel capolavoro di non mi ricordo chi "Gli immortali")

non voglio fare il saputello, con te assolutamente no, hai tutto il mio rispetto. Ma vorrei consigliarti un libro di Guido Morselli " Dissipatio H. G." (dove H.G. sta per Humani Generis") Adelphi Edizioni.
Se avrai tempo e voglia te lo consiglio davvero.

Tempo ne avrei per leggerlo, e lo farei volentieri. Ma ormai leggo pochissimo perché gli occhi sono malandati e la capacità di concentrazione peggio, purtroppo. Oltre qualche pagina mi confondo e mi perdo.
Potresti però riassumere per me qui qualche concetto essenziale, ed io potrei cercare di interpolare per intuire il resto.

Certo che è interessante, il titolo: "La dissipazione del genere umano"
Non dispersione, frantumazione, dissoluzione, disgregazione, come suggerirebbe il mio dizionario dotto, il Ferdinando Palazzi, ma "dissipazione" che è tutte queste cose ed ancora qualcosa di più...
oggi diremmo "micronizzazione" (ma ai tempi del Nostro il termine non c'era ancora) per un successivo annichilimento... Ma che avrà fatto mai di tanto diabolico, questo povero genere umano per meritare tale sciarramento dall'Opera creata, secondo Guido Morselli?

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13
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Ma forse chissà, e qui mi lascio portare dalle perifrasi dell'ora tarda, il nostro autore si sarà fermato al senso più semplice della parola, quello più usuale, ed ha usato il latino solo per dare una maggior enfasi al suo saggio?
Forse voleva dire solo "fallimento", obiettivo fallito nel ruolo assegnatogli nel disegno di Madre Natura?...
Potrei concordare abbastanza con lui, allora, pur sempre rimanendo nel piacevole campo della speculazione filosofica. Si, anch'io ho immaginato più volte che Madre Natura nei suoi esperimenti "organici" sul pianeta Terra con l'uomo abbia voluto tentare un "marchingegno" in più.
Già altre volte (almeno sette dicono i nostri studiosi di cose preistoriche) le creature le sono sfuggite di mano e le è toccato intervenire con lo spazzolone pesante e fare delle estinzioni di massa... l'ultima volta coi Dinosauri, che rischiavano di monopolizzare il pianete e bloccarle il giocattolo...
Stavolta, con l'uomo, ho immaginato io appassionato di cose fantastiche, Madre Natura creando l'uomo ci ha inserito un marchingegno di autodistruzione automatica:
fa parte della struttura della specie che se e quando l'evoluzione dovesse diventare eccessiva e perniciosa per l'equilibrio del pianeta... zàcchete! scatta l'interruttore di sicurezza e l'uomo si annienta da solo, senza bisogno di catastrofi naturali, meteoriti o scontri planetari...

Ci scrissi anche un raccontino, credo, ma non penso di averlo conservato, in fondo non era nemmeno una ispirazione originale. Quando lo concepii, forse ero alle medie, si credeva ancora alla storia dei lemming che diventando troppo numerosi perdono l'istinto di conservazione e si lanciano nel suicidio collettivo... la storia del pifferaio magico insomma...
Ecco per me, quello dei lemming sarebbe stata un prototipo del marchingegno da inserire nella capoccia degli uomini...

Scherzi a parte, sono contento se mi fai un "estratto" tipo Selezione del Reader Digest della storia di quest'autore che citi e che non ho l'onore di conoscere.

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14
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Non sarà facile, ma ci provo Lucio.
Il romanzo è del 1973, esce postumo, in quanto lo stesso anno Morselli muore per suicidio.
Forse addirittura il romanzo riporta un consuntivo delle motivazioni che portarono lo scrittore a farla finita pochi mesi dopo.
Il romanzo, fantastico e surreale ripercorre la vicenda di un uomo che di ritorno da una caverna nella quale avrebbe voluto uccidersi, ripensandoci, esce e scopre che nel frattempo il mondo è rimasto completamente privo di esseri umani nella notte tra il 1° ed il 2 giugno. L'unico superstite è proprio lui, aspirante suicida, un ex giornalista della detestata città di Crisopoli. Di contro della sparizione (dissipazione) degli esseri umani tutto è ancora funzionante, le macchine, i tabelloni di un aeroporto che indicano i voli, gli orari nelle stazioni. Gli animali occupano gli spazi dove prima vivevano gli esseri umani, di cui non rimangono che gli inutili oggetti. La natura, ritornata padrona, accoglie l'unico uomo rimasto, pieno di paura. Dovrà forse sparire anche lui?  Si apre per l'aspirante suicida l'accesso ad un tempo eterno, in cui ripercorre eventi del tempo passato legati alla presenza degli altri esseri umani.
La sua storia coincide con la storia dell'umanità e dell'intera società.
Esiste solo lui, con il suo io. Quella città odiata, piena di banche (si presume che Crisopoli fosse in realtà Zurigo), piena di chiese, tutta in perfetto ordine, ma per chi? Ormai la vede congelata in un'epoca che gli sembra lontanissima. Il suo bisogno di un qualsiasi contatto per sentire almeno una voce si esaurisce nell'ascolto delle segreterie telefoniche, telefoni abbandonati nelle case deserte.
La sua sociopatia si trasforma lentamente in dolorosa nostalgia per gli esseri umani. Ora che più non esistono inizia a capire la loro importanza.
Per assurdo si è avverato, però, il suo sogno di una realtà legata solo a sé stesso.
Si chiede se la fine dell'uomo sulla terra vuol dire anche la fine del mondo. Perché si fa la barba? per chi si cambia abito?
Rievoca allora un amico immaginario, un medico, che lo aveva curato per una sua neurosi ossessiva.
Che era morto già prima.
Ora aspetta a lui, dice a sé stesso, la custodia di questa terra svuotata della sua specie, unico superstite, eletto o dannato, monarca o anarchico, regno con l'abbattimento della "proprietà". Può disporre di ogni cosa sino a che non verrà, forse, la sua morte. Ma tale realizzazione della solitudine (ricorda che voleva uccidersi) gli fa ora cercare quella città, lui si era ritirato prima della dissipazione di tutti gli altri in un rifugio di montagna, gli fa cercare le tracce di quel suo amico dottore, fino ad immaginarsi un incontro con lui tenendo in tasca un pacchetto di sigarette che il dottore preferiva.
Ho detto "immaginarsi". La fine è una grande immagine in cui convivono pacificati tutto ed il contrario di tutto, nelle strade di Crisopoli, cresce ormai l'erba, e l'ultimo uomo che già era stato del tutto solitario fra gli uomini, siede e aspetta.
Non ti sembra che Morselli abbia rovesciato i termini di una corrispondenza cosmica? Il suicida è vivo e i vivi sono morti (o dissipati).
Nella realtà pochi mesi dopo si tolse la vita e forse era giunto ad un lucido ed insieme astratto gioco mortale scrivendo questo splendido (almeno per me) romanzo.
La vita e la morte.
Aiutandomi, con il libro davanti agli occhi, ho cercato di riassumere. Spero che ti soddisfi, io alle volte sono prolisso e ripetitivo. Mi scuso per questo.
P.S.
ho visto la tua poesia nell'altro 3d è molto bella.

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15
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
.

Circa "Dissipatio Humanis Generis"

caro Constantin,
innanzi tutto permettimi di congratularmi con te per le notevoli capacità di sintesi che dimostri.
Il romanzo l'hai riassunto benissimo in una paginetta pur lasciandoci dentro tutto il pathos del diciamo così "aspirante suicida", fallito e deluso in vita (immagino anche se non lo dici che quella fosse la motivazione del suo entrare nella grotta), e fallito e deluso nella morte che nemmeno quella è riuscito a procurarsi…
e qui andrebbe fatta una prima caustica considerazione sui tanti "tentati suicidi", che a mio avviso hanno salvo eccezioni motivazioni assai diverse dai "suicidi veri", quelli che si realizzano.
Se un adulto vuole ammazzarsi (è la mia convinzione) ci riesce senz'altro.   Se non ci riesce è perché in realtà non voleva morire…

Ma al di là di questa considerazione, sulla quale potremmo aprire un altro topic utile a svegliare un pochino dal letargo il forum, non capisco bene perché tu me ne abbia consigliato la lettura come alternativa al concetto da me espresso dell'"essenzialità della morte" per l'uomo vivo.
Chi cerca il suicidio infatti lo fa proprio perché ha consapevolezza della morte, proprio come chi (spaventato dalla morte, e anche questa è consapevolezza!) alla vita cerca di tenersi aggrappato.

Io affermavo che senza la consapevolezza della morte non sapremmo vivere e vegeteremmo solo come (sembra) facciano molti animali inferiori capaci solo di azioni semplici.
Come il bruco della farfalla per esempio, che continua ad intripparsi fino alla fine, senza saper far altro, senza voler far altro, diresti indifferente alla vita  e teso a quel suo unico scopo immediato.
Quando sarà pieno, e solo allora scatteranno altri istinti a portarlo verso quella che per lui è la fine del mondo, e che per noi tutti invece si chiama farfalla.   Se non riuscirà ad intripparsi a sufficienza, se farà troppo caldo o troppo freddo, se mancheranno le foglie, lui non farà nulla per cercare di "vivere comunque il suo tempo".   Non diventerà farfalla, punto, ma non se ne rammaricherà nemmeno.

Diverso l'atteggiamento di tanti altri animali invece e dell'uomo, in qualche modo consci di avere un destino, un traguardo da raggiungere, un "perché esistere".   Quelli si battono per vivere, anche a costo di far pensare a tutti che sono pronti a morire (Pannella ed i suoi digiuni).
Gli atei convinti (non quelli che solo per comodo dicono di esserlo ma quei pochi che davvero si sentono così!) non hanno motivo di porsi degli obbiettivi, di lottare per delle mete di cercare delle motivazioni alla vita.   Se la vita è un nulla affidato alle mutevoli bizzarre brezze del tempo, che senso ha "andare da qualche parte"?... proprio come il bruco che se lo sposti da una foglia ad un'altra nemmeno girerà il capo, ma continuerà a brucare da dove si trova, e questo coerentemente con la sua natura.
Ecco perché io credo che sia molto difficile trovare un ateo "vero".   Perché comunque l'uomo (per sua natura, non perché lo dicono i preti di mille religioni), ha la sua tensione verso un progresso, verso una direzione, un obiettivo, lontano ed irraggiungibile… un valore di riferimento assoluto… il suo dio.

Torniamo al personaggio del libro.   Esce dalla caverna: perché?... se era andato pi per suicidarsi, perché non è morto?... che cosa non ha funzionato?... che cosa era "sbagliato" nella sua determinazione di farla finita, tanto "sbagliato" da aver fatto fallire il progetto?... non lo sappiamo e non facciamo illazioni… per ora.

Esce, e rimane "deluso" dall'assenza dell'uomo.   Perché?... non era dall'umanità che fuggiva, ritirandosi nella caverna?... se non fosse stato per la gente, quale il senso di rintanarsi?   avrebbe potuto tranquillamente suicidarsi in Bahnhofplatz come avrebbe fatto un suicida "vero" che se ne fotte della gente.   Lui va in grotta per togliere "banalità" all'evento della sua morte, considerandola quindi una cosa importante, da ricordarsene… dopo!

Dopo?... ma allora esiste, un "dopo"?... e perché dovrei preoccuparmene più di quanto mi sia preoccupato del "prima" che io nascessi? se del nulla che ero torno ad essere nulla?

Come vedi, ragionandoci su un attimo certi dubbi vengono… e come!

L'alternativa infatti è una sola.   Violentarsi a non pensarci per niente, come il baco che mangia la foglia; se domani ci sarà un'altra foglia, mangerà ancora.   Ma non è facile e non è naturale; ecco perché un dio ce l'hanno tutti, anche chi lo nega.

La chiudo qui, per ora, che sto diventando prolisso.   E mi dispiace non averti parlato di James White nel suo "Vita con gli automi" che parte proprio dal profondo choc di scoprirsi ultimo uomo sulla Terra…

e mi dispiace anche non aver approfondito il secondo periodo del mio intervento che nega l'immortalità per l'uomo…
Magari ci torneremo su, qui o in un altro momento, ma voglio lasciarti con il più piccolo, più agghiacciante racconto del terrore.   Non so di chi sia ma fa così:

"L'ultimo uomo della Terra si sedette sull'unica sedia della stanza rivolta verso il mondo vuoto, oltre i vetri.
Qualcuno bussò alla porta…."

Ciao alla prossima

Lucio Musto 11 settembre 2015

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16
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
@ Lucio.
tua citazione:

" non capisco bene perché tu me ne abbia consigliato la lettura come alternativa al concetto da me espresso dell'"essenzialità della morte" per l'uomo vivo.

No, io non ti indicavo la lettura come un'alternativa. Era quasi una conferma di quanto da te postato ( forse un ulteriore rivelazione )

Nel libro si possono  identificare 4 macro-fasi.
Il protagonista 1. Tenta il suicidio desiderando di ribellarsi al mondo. 2. rinuncia, scopre che l'umanità è scomparsa e cerca di farsene una ragione, investigando sul come e perchè. 3. non riuscendo a estrapolare un significato e una soluzione si abbandona alla totale disperazione. 4. si riprende in parte, vuole raggiungere l'umanità dissipata, aspetta una "chiamata", nello specifico anche qui nel "miracoloso" amico medico.
L'uomo, il protagonista è già un uomo morto, ma per assurdo è un non-morto nella non-morte, dissipazione (come spreco, sublimazione o vaporizzazione) del genere umano.

Quindi essenzialità della morte per l'uomo vivo. Ma se l'uomo è per sé stesso un già "potenzialmente morto" ?

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17
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
ora si, mi ci ritrovo appieno!... ed hai aperto un'altra porta!

L'uomo si, lo possiamo considerare già "potenzialmente morto", infatti la pienezza della sua realizzazione (la "potenzialità" che si attua e si realizza) è oltre.

Riprendendo il paragone l'uomo sulla terra è il bruco sulla foglia. Si intrippisce di materia in
previsione di diventare farfalla, bellezza, libertà, amore!
E proprio come il bruco che non può penetrare il suo diventare farfalla così l'uomo non riesce
a percepire il suo destino.... semplicemente perché non ha ancora gli strumenti, gli organi giusti!

Però l'uomo a differenza del bruco è intelligente, e ragionando, e nel fondo del suo cuore comprende
che non ha senso che tutto finisca nel bozzolo.

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18
luci62
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Viandante Mitico
Viandante Mitico

Constantin ha scritto:Castaneda non parla mai del dolore fisico, il dolore fisico è implicito nell'esistenza dell'uomo. Quello che secondo me si avvicina di più a come si può immaginare una realtà di dolore (indotto a beneficio di una reazione) è il brano che segue tratto da "il dono dell'Aquila".
“La configurazione energetica umana è un conglomerato di campi di energia tenuti insieme da una forza vibratoria che li lega in una sfera luminosa… Gli esseri umani, per chi sa “vedere”, sono esseri luminosi, simili a grandi uova o meglio palle di luce, formate da fasci di fibre in movimento. Il principale è un fascio di luce che esce dalla zona dell’ombelico, esso è di grande importanza per la vita di un uomo ed è il segreto del suo equilibrio. Le persone deboli hanno fibre molto corte, quasi invisibili; le persone forti hanno fibre brillanti e lunghe che sembrano un alone. Dalle fibre si può capire se la persona è sana o se è meschina, se è gentile o traditrice ecc..”

“Sul lato posteriore della palla luminosa c’è un punto che brilla con maggiore intensità, esso è fondamentale perché trasforma l’energia in dati sensoriali. Gli antichi lo chiamarono ‘punto d’unione’ e ritennero che là venisse elaborata la percezione.”

“Nell’uovo luminoso c’è una fessura all’altezza dell’ombelico, quando la morte arriva colpisce questo punto con la forza di una spada.”

Nel corpo il punto di unione si trova tra le scapole.“Per far spostare il mio punto di energia Don Juan mi dette un colpo tra le scapole così forte da farmi mancare il respiro.. pensai di essere svenuto.. lame accecanti sbucavano da ogni dove…Egli disse che per un attimo avevo sognato i filamenti dell’universo”.
Il punto di unione di solito sta ben fisso, così gli uomini credono che la loro visione del reale sia unica e permanente e credono di vedere l’unico mondo possibile “In realtà numerosi mondi sono a disposizione della percezione umana” si può attraversarli quando il punto di unione si sposta.
Nel mondo moderno l’abitudine e l’educazione fissano una particolare distribuzione dell’energia, da cui nasce una determinata percezione della realtà. Lo sciamano rompe questa distribuzione e dunque cambia i parametri ordinari della percezione. Ciò permette di entrare in mondi inimmaginabili.

Ma questo lavoro può essere fatto anche agendo sul corpo. “Se vuoi ottenere il benessere fisico e l’equilibrio mentale hai bisogno di un corpo flessibile…Devi poter trasportare l’energia da un punto all’altro dell’uovo luminoso, spostandola nei centri vitali per raggiungere l’equilibrio. “

Castaneda morì nel 1998 a causa di un cancro, ma per molti aveva il corpo già devastato dall'uso prolungato del fungo allucinogeno pejote. Un aiuto che gli shamani del nuovo messico hanno sempre usato per la congiunzione con l'infinito e le diverse realtà.




Castaneda si fa

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19
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
non credo

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20
Lucio Musto
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
comunque probabilmente non più! sorriso

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21
luci62
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Viandante Mitico
Viandante Mitico
ho letto poco di Castaneda,non riesco a trovarci mai il verso giusto

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22
Constantin
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Viandante Ad Honorem
Viandante Ad Honorem
Vorrei riaprire un attimo questo tipic, visto i thead successivi e poi la discussione con Lucio.
Premetto che io sono estimatore e seguace della discipline Castanediane, ma credo ormai lo sappiate.
Carlos Castaneda ha scritto libri bellissimi: l'arte del sognare, il dono dell'aquila, il fuoco dal profondo, l'isola del tonal, il potere del silenzio, la ruota del tempo, il secondo anello del potere, tensegrità, e altri.
Come ebbi a dire il 19 giugno 1998 viene diffusa la notizia della sua morte, si dice che una volta cremato le sue ceneri siano state disperse in un luogo segreto del deserto messicano.
Il suo ultimo libro, un libro profetico, insieme testamento spirituale, metodo di conoscenza e ricerca interiore, "Il lato attivo dell'infinito", è stato per Castaneda il modo con il quale egli si è servito per andare incontro (da perfetto guerriero ) con serenità e consapevolezza al proprio destino.
Cos'è il LATO ATTIVO DELL'INFINITO?, esso è la regione, reale e concreta, a cui accedono gli shamani dopo la morte. Per prepararsi all'ultimo viaggio verso l'ignoto, Castaneda ha ripensato e rivissuto i momenti fondamentali della sua vita, per comprenderne le emozioni, le conoscenze e infine la propria energia vitale.
E' il libro più bello, il riassunto di tutta la sua vita fatta di ricerca, studio ma sopra tutto di bramosia per scoprire motivo e perché della vita dell'uomo.
Per chi non volesse leggere nessuno degli altri libri di Castaneda, raccomando, consiglio questo.
Agnostici, credendi, atei, pagani, affetti dal pragmatismo materiale, credo possa solo essere un aiuto, o almeno un argomento di discussione.

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Constantin
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Viandante Ad Honorem
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ancora un ripescamento di questo thread con una breve frase, assioma, di Juan Matus : " ... essendo la morte l'imprescindibile destino dell'uomo, tu non puoi aver paura di lei, in quanto potenzialmente sei già morto; quindi il guerriero ride al di là del suo tocco, ride egualmente se verrà toccato, la paura per lui, per te, non potrà mai manifestarsi. Chi ha visto la morte da vicino non avrà mai paura di nulla. Che questo principio ti guidi sempre....."

Io la trovo di un minimalismo esplicito ed essenziale. Perfetto.

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