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Festa della Santissima Trinità

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Viandante Forestiero
Viandante Forestiero
Gesù e i suoi discepoli insegnarono la dottrina della Trinità? Gli esponenti più rappresentativi della Chiesa dei primi secoli la insegnarono? Come ebbe origine questa dottrina? E perché è importante conoscere la verità riguardo ad essa? A iniziare da questo numero, La Torre di Guardia dedicherà a questi argomenti una serie di articoli che compariranno periodicamente in numeri successivi.
CHI accetta la Bibbia quale Parola di Dio riconosce di avere la responsabilità di far conoscere agli altri il Creatore. Si rende anche conto che ciò che insegna riguardo a Dio deve essere vero.
Dio rimproverò i “confortatori” di Giobbe perché non avevano fatto questo. “Geova diceva a Elifaz il temanita: ‘La mia ira si è accesa contro di te e i tuoi due compagni, poiché non avete pronunciato riguardo a me ciò che è veritiero come ha fatto il mio servitore Giobbe’”. — Giobbe 42:7.
L’apostolo Paolo, trattando l’argomento della risurrezione, disse che se insegnassimo qualcosa di non vero riguardo alle attività di Dio saremmo “trovati falsi testimoni di Dio”. (1 Corinti 15:15) E se questo vale per la dottrina della risurrezione, quanto più dovremmo stare attenti a ciò che insegniamo in merito all’identità di Dio!
La dottrina della Trinità
Quasi tutte le chiese della cristianità insegnano che Dio è una Trinità. The Catholic Encyclopedia definisce la Trinità “la dottrina centrale della religione cristiana”, e la spiega così:
“Nell’unità della Divinità ci sono Tre Persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e queste Tre Persone sono veramente distinte l’una dall’altra. Quindi, per dirla con le parole del Simbolo Atanasiano: ‘Dio è il Padre, Dio è il Figlio e Dio è lo Spirito Santo. Ma non ci sono tre dèi, bensì un solo Dio’. . . . Le Persone sono coeterne e coeguali: sono tutte ugualmente increate e onnipotenti”.1
The Baptist Encyclopædia dà una definizione simile:
“[Gesù] è . . . l’eterno Geova . . . Lo Spirito Santo è Geova . . . Il Figlio e lo Spirito sono posti in esatta uguaglianza con il Padre. Se egli è Geova, lo sono anch’essi”.2
Anatemi lanciati contro gli oppositori
Nel 325 E.V. un concilio di vescovi tenuto a Nicea, in Asia Minore, formulò un credo che dichiarava il Figlio di Dio “Dio vero” proprio come il Padre era “Dio vero”. Tale credo affermava in parte:
“Ma come per coloro che dicono: c’era [un tempo] quando [il Figlio] non era, e prima di essere nato Egli non era, e che Egli venne alla vita dal nulla, o che asseriscono che il Figlio di Dio è di una diversa ipostasi o sostanza, o è soggetto ad alterazione o a cambiamento — a questo la Chiesa cattolica e apostolica lancia anatema”.3
In questo modo, chiunque credeva che il Figlio di Dio non era coeterno al Padre o che era stato creato veniva consegnato alla dannazione eterna. Si può facilmente immaginare quale pressione psicologica questo esercitasse sulla massa dei credenti.
Nel 381 E.V. un altro concilio tenuto a Costantinopoli dichiarò che lo spirito santo doveva essere adorato e glorificato proprio come lo erano il Padre e il Figlio. Un anno dopo, nel 382 E.V., un altro sinodo si riunì a Costantinopoli e affermò la piena divinità dello spirito santo.4 Quello stesso anno, davanti a un concilio tenuto a Roma, papa Damaso presentò un elenco di insegnamenti che la Chiesa doveva condannare. Il documento, noto come Tomus Damasi, includeva le seguenti affermazioni:
“Se qualcuno nega che il Padre è eterno, che il Figlio è eterno e che lo Spirito Santo è eterno: è un eretico”.
“Se qualcuno nega che il Figlio di Dio è vero Dio, proprio come il Padre è vero Dio, e tutto può, e tutto sa ed è uguale al Padre: è un eretico”.
“Se qualcuno nega che lo Spirito Santo . . . è vero Dio . . . e tutto può e tutto sa, . . . è un eretico”.
“Se qualcuno nega che le tre persone, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, sono persone vere, uguali, eterne, contenenti tutte le cose visibili e invisibili, onnipotenti, . . . è un eretico”.
“Se qualcuno dice che [il Figlio che fu] fatto carne non era in cielo con il Padre mentre era sulla terra: è un eretico”.
“Se qualcuno, nel dire che il Padre è Dio e il Figlio è Dio e lo Spirito Santo è Dio, . . . non dice che sono un solo Dio, . . . è un eretico”.5
Gli studiosi gesuiti che hanno tradotto dal latino in inglese il brano precedente hanno aggiunto questo commento: “A quanto pare Papa S. Celestino I (422-32) considerava questi canoni leggi; essi si possono considerare definizioni di fede”.6 E lo studioso Edmund J. Fortman asserisce che il Tomus rappresenta una “dottrina trinitaria valida e chiara”.7
Se appartenete a una chiesa che accetta l’insegnamento della Trinità, queste affermazioni rispecchiano quello in cui credete? E vi rendevate conto che per credere nella dottrina della Trinità com’è insegnata dalle chiese dovete credere che Gesù era in cielo mentre era sulla terra? Questo insegnamento è simile a ciò che l’ecclesiastico del IV secolo Atanasio asserì nella sua opera De incarnatione verbi:
“[Gesù] non era chiuso in un corpo, né era in un corpo senza essere altrove; né dava il movimento ad esso lasciando l’universo privo della sua azione e provvidenza. . . . Vivificava ugualmente tutti gli esseri ed era in tutti ed era al di fuori dell’universo”.8
Cosa significa la dottrina della Trinità
Alcuni hanno concluso che la dottrina della Trinità significhi semplicemente ascrivere a Gesù la divinità. Per altri, credere nella Trinità significa semplicemente credere nel Padre, nel Figlio e nello spirito santo.
Tuttavia, esaminando con attenzione le credenze della cristianità si scopre che alla luce dell’effettiva dottrina queste idee sono irrimediabilmente inadeguate. Dalle definizioni ufficiali emerge chiaramente che la dottrina della Trinità non è un concetto semplice. È invece un insieme complesso di concetti separati che sono stati raccolti e collegati insieme durante un lungo periodo di tempo.
Da ciò che è emerso dal concilio di Costantinopoli del 381 E.V., dal Tomus Damasi del 382 E.V., dal Simbolo Atanasiano, che risale a un periodo successivo, e da altri documenti, possiamo determinare chiaramente ciò che la cristianità intende per dottrina della Trinità. Essa include chiaramente i seguenti concetti:
1. Nella Divinità esistono tre persone divine: il Padre, il Figlio e lo spirito santo.
2. Ciascuna di queste persone distinte è eterna, e nessuna viene prima o dopo l’altra nel tempo.
3. Ciascuna è onnipotente, e nessuna è maggiore o minore dell’altra.
4. Ciascuna è onnisciente, in quanto conosce tutte le cose.
5. Ciascuna è vero Dio.
6. Nondimeno, non ci sono tre dèi, ma un solo Dio.
È evidente che la dottrina della Trinità è un complesso insieme di concetti che include perlomeno gli elementi essenziali elencati sopra e che implica molto di più, come si nota quando la si esamina nei particolari. Ma limitandoci ai concetti fondamentali riportati sopra, è evidente che se qualcuno di essi viene a mancare, quello che rimane non è più la Trinità della cristianità. Per avere il quadro completo, tutti questi elementi devono essere presenti.
Dopo aver capito meglio cosa si intende per “Trinità”, possiamo chiederci: La insegnavano Gesù e i suoi discepoli? In tal caso, questa dottrina avrebbe dovuto comparire pienamente formulata nel I secolo dell’era volgare. E visto che gli insegnamenti di Gesù e dei suoi discepoli si trovano nella Bibbia, quello che bisogna stabilire è se la dottrina della Trinità è un insegnamento biblico oppure no. Se lo è, deve essere insegnata chiaramente nella Bibbia.
Non è ragionevole pensare che Gesù e i suoi discepoli insegnassero alla gente riguardo a Dio e tuttavia non dicessero chi è Dio, specialmente dal momento che alcuni credenti sarebbero stati chiamati a cedere persino la vita per Dio. Pertanto, Gesù e i suoi discepoli avrebbero dovuto dare priorità assoluta all’insegnamento di questa dottrina fondamentale.
Esaminate le Scritture
In Atti capitolo 17, versetto 11, alcune persone sono definite ‘di mente nobile’ perché quando l’apostolo Paolo insegnò loro alcune cose essi si diedero da fare “esaminando attentamente le Scritture ogni giorno per vedere se queste cose stavano così”. Costoro furono incoraggiati a usare le Scritture per controllare tali insegnamenti, anche se provenivano da un apostolo. Voi dovreste fare la stessa cosa.
Ricordate che le Scritture sono ‘ispirate da Dio’ e che vanno usate “per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona”. (2 Timoteo 3:16, 17) La Bibbia è dunque completa per quanto riguarda le questioni dottrinali. Se la dottrina della Trinità fosse vera, dovrebbe esservi contenuta.
Vi invitiamo a cercare nella Bibbia, specialmente nei 27 libri delle Scritture Greche Cristiane, per vedere da voi stessi se Gesù e i suoi discepoli insegnarono una Trinità. Nel fare questa ricerca, chiedetevi:
1. C’è qualche versetto che menzioni la parola Trinità?
2. C’è qualche versetto che dica che Dio è composto da tre persone distinte, Padre, Figlio e spirito santo, ma che i tre sono un solo Dio?
3. C’è qualche versetto che dica che il Padre, il Figlio e lo spirito santo sono uguali sotto ogni aspetto, ad esempio in quanto a eternità, potenza, posizione e sapienza?
Per quanto cerchiate, non troverete nemmeno un versetto che usi la parola Trinità o che dica che Padre, Figlio e spirito santo siano uguali sotto ogni aspetto, ad esempio in quanto a eternità, potenza, posizione e sapienza. Non c’è nemmeno un versetto che dica che il Figlio sia uguale al Padre sotto questi aspetti; e anche se un versetto del genere esistesse, non sosterrebbe una Trinità, ma al massimo una “dualità”. La Bibbia non afferma in nessun luogo che lo spirito santo sia uguale al Padre.
Il parere di molti studiosi
Molti studiosi, anche trinitari, ammettono che la Bibbia non contiene una vera e propria dottrina della Trinità. Ad esempio, The Encyclopedia of Religion afferma:
“Gli esegeti e i teologi oggi convengono che la Bibbia ebraica non contiene una dottrina della Trinità . . . Anche se la Bibbia ebraica raffigura Dio come Padre di Israele e personifica Dio come Parola (davar), Spirito (ruah), Sapienza (hokhmah) e Presenza (shekhinah), collegare questi concetti alla dottrina trinitaria posteriore significherebbe andare oltre l’intento e lo spirito dell’Antico Testamento.
“Inoltre, gli esegeti e i teologi convengono che nemmeno il Nuovo Testamento contiene un’esplicita dottrina della Trinità. Dio Padre è fonte di tutto ciò che è (Pantokrator) ed è anche padre di Gesù Cristo; ‘Padre’ non è un titolo conferito alla prima persona della Trinità bensì un sinonimo di Dio. . . .
“Nel Nuovo Testamento non c’è alcuna riflessiva consapevolezza della natura metafisica di Dio (‘Trinità immanente’), né il Nuovo Testamento contiene il linguaggio tecnico della dottrina posteriore (hupostasis, ousia, substantia, subsistentia, prosōpon, persona). . . . È innegabile che la dottrina non può essere dimostrata solo in base a prove scritturali”.9
Circa gli aspetti storici, The New Encyclopædia Britannica afferma:
“Né la parola Trinità né l’esplicita dottrina compare nel Nuovo Testamento . . .
“La dottrina si sviluppò a poco a poco nel corso di diversi secoli e attraverso molte dispute. . . .
“Fu solo nel IV secolo che la distinzione fra i tre e la loro unità furono condensate in un’unica dottrina ortodossa di una sola essenza in tre persone”.10
La New Catholic Encyclopedia fa un’osservazione analoga riguardo all’origine della Trinità:
“Esegeti e teologi biblici, incluso un numero sempre crescente di cattolici, riconoscono che non si dovrebbe parlare di trinitarismo nel Nuovo Testamento senza serie riserve. Da parte degli storici dogmatici e dei teologi sistematici si riconosce inoltre in modo strettamente parallelo che, quando si fa riferimento a un’esplicita dottrina trinitaria, vuol dire che ci si è spostati dalle origini del cristianesimo all’ultimo venticinquennio circa del IV secolo. Fu solo allora che quello che si può definire il definitivo dogma trinitario ‘un Dio in tre persone’ fu completamente assimilato nella vita e nel pensiero cristiano. . . .
“La formula stessa non riflette l’immediata consapevolezza del periodo delle origini; è il prodotto di 3 secoli di evoluzione dottrinale”.11
È forse “implicita”?
I trinitari potrebbero dire che nella Bibbia l’idea della Trinità è implicita. Ma questa asserzione viene fatta molto tempo dopo la stesura della Bibbia. È un tentativo di leggere fra le righe della Bibbia ciò che ecclesiastici posteriori decisero arbitrariamente che si dovesse insegnare come dottrina.
Chiedetevi: Perché mai la Bibbia dovrebbe contenere solo in forma implicita il suo insegnamento più importante, l’identità di Dio? La Bibbia è molto chiara su altri insegnamenti fondamentali; perché mai non dovrebbe esserlo su questo, che è il più importante? Se il Creatore dell’universo fosse una Trinità, non avrebbe fatto scrivere un libro da cui questo fatto risultasse chiaramente?
Il motivo per cui nella Bibbia la dottrina della Trinità non è insegnata in maniera esplicita è semplice: non è un insegnamento biblico. Se Dio fosse stato una Trinità, l’avrebbe senz’altro spiegato chiaramente, in modo che Gesù e i suoi discepoli lo potessero insegnare ad altri. Tale informazione essenziale sarebbe stata inclusa nell’ispirata Parola di Dio, senza costringere uomini imperfetti a scervellarsi secoli dopo per risolvere il problema.
Quando esaminiamo i versetti biblici che i trinitari presentano come prove per dimostrare che la Bibbia insegnerebbe “implicitamente” la Trinità, cosa riscontriamo? Un esame onesto rivela che i passi biblici presentati non parlano della Trinità insegnata dalla cristianità. Sono invece i teologi a forzare i passi biblici per adattarli alle loro idee preconcette sulla Trinità. Ma i passi biblici non contengono tali idee trinitarie. Anzi, queste idee sono in contrasto con la chiara testimonianza che si ricava dalla Bibbia nella sua totalità.
Un esempio di tali passi biblici è quello di Matteo 28:19, 20, che menziona insieme il Padre, il Figlio e lo spirito santo. Alcuni sostengono che questo implichi una Trinità. Ma leggete voi stessi questi versetti. Vi è qualcosa che indichi che i tre siano un solo Dio e siano uguali in eternità, potenza, posizione e sapienza? No, non c’è nulla del genere. E questo vale anche per altri brani biblici in cui i tre vengono menzionati insieme.
Quanto a quelli che vedono implicazioni trinitarie in Matteo 28:19, 20 per il fatto che la parola “nome” è singolare pur riferendosi sia al Padre che al Figlio che allo spirito santo, confrontate l’uso di “nome”, al singolare, sia per Abraamo che per Isacco in Genesi 48:16. — CEI; Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture.
I trinitari indicano anche Giovanni 1:1 in alcune traduzioni, dove si dice che “la Parola” era “con Dio” ed era “Dio”. Altre traduzioni bibliche, invece, dicono che la Parola era “un dio”, o che era “divina”, cioè non necessariamente Dio, ma solo un essere potente. Oltretutto, questo versetto biblico dice che “la Parola” era “con” Dio. Ragionevolmente, questo escluderebbe che “la Parola” fosse quello stesso Dio. E indipendentemente dalla conclusione che si trae in merito alla “Parola”, resta il fatto che in Giovanni 1:1 sono menzionate solo due persone, non tre. Uno dopo l’altro, tutti i versetti usati per cercare di sostenere la dottrina della Trinità si dimostrano totalmente inadeguati di fronte ad un onesto esame.
Un altro fattore da considerare è il seguente: Se Gesù e i suoi discepoli avessero insegnato la dottrina della Trinità, senz’altro eminenti personaggi della Chiesa che vissero subito dopo di loro l’avrebbero insegnata anch’essi. Ma tali uomini, oggi chiamati Padri Apostolici, insegnarono forse la dottrina della Trinità? Questo argomento sarà preso in esame in un numero successivo della Torre di Guardia, nella Parte II di questa serie di articoli.
Riferimenti bibliografici
 1. The Catholic Encyclopedia, 1912, volume XV, pagina 47.
 2. The Baptist Encyclopædia, a cura di William Cathcart, 1883, pagine 1168-9.
 3. John Norman D. Kelly, I simboli di fede della Chiesa antica, traduzione di B. Maresca, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1987, pagine 213-4.
 4. Bernhard Lohse, A Short History of Christian Doctrine, edizione del 1980, pagine 64-5.
 5. The Church Teaches, traduzione inglese e note a cura dei gesuiti John F. Clarkson, John H. Edwards, William J. Kelly e John J. Welch, 1955, pagine 125-7; confronta J. P. Migne, Patrologia latina, volume 13, colonne 361-4.
 6. The Church Teaches, cit., pagina 125.
 7. Edmund J. Fortman, The Triune God, edizione del 1982, pagina 126.
 8. L’incarnazione del Verbo, traduzione di E. Bellini, Roma, Città Nuova Editrice, 2a edizione, 1987, pagina 67.
 9. Mircea Eliade, The Encyclopedia of Religion, 1987, volume 15, pagina 54.
10. The New Encyclopædia Britannica, 15a edizione, 1985, Micropædia, volume 11, pagina 928.
11. New Catholic Encyclopedia, 1967, volume XIV, pagina 295.

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NEL 325 E.V. l’imperatore romano Costantino convocò un concilio di vescovi a Nicea, città dell’Asia Minore. Lo scopo era quello di risolvere le continue dispute religiose sulla relazione che c’è tra il Figlio di Dio e l’Iddio Onnipotente. In quanto ai risultati di quel concilio, l’Encyclopædia Britannica dice:
“Costantino stesso presiedette, guidando attivamente le discussioni, e propose personalmente . . . la formula cruciale che esprimeva la relazione fra Cristo e Dio nel simbolo formulato dal concilio, ‘consustanziale [homooùsios] col Padre’. . . . Intimoriti dall’imperatore, i vescovi, con due sole eccezioni, firmarono il simbolo, molti fondamentalmente contro la loro volontà”.1
Questo governante pagano intervenne forse nella questione per le sue convinzioni bibliche? No. Il libro A Short History of Christian Doctrine afferma: “Basilarmente Costantino non aveva la minima idea delle questioni sollevate dalla teologia greca”.2 Quello di cui si rendeva conto era che le dispute religiose minacciavano l’unità del suo impero, e voleva che fossero appianate.
Il concilio affermò la Trinità?
Il Concilio di Nicea affermò la Trinità come dottrina della cristianità? Molti lo pensano, ma i fatti indicano altrimenti.
È vero che il credo o simbolo formulato da quel concilio diceva del Figlio di Dio cose che indurrebbero vari ecclesiastici a considerarlo sotto certi aspetti uguale a Dio Padre. Tuttavia è illuminante notare ciò che il Simbolo Niceno non diceva. Nella versione originale esso recita:
“Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili e invisibili;
“E in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato dal Padre, unigenito, della sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato e non creato, della stessa sostanza del Padre, per mezzo del quale tutte le cose vennero alla vita, le cose del cielo e le cose della terra, che per noi uomini e per la nostra salvezza discese e si incarnò, e divenne uomo, e patì e il terzo giorno risuscitò, ascese ai cieli, e verrà di nuovo a giudicare i vivi i morti;
“E nello Spirito Santo”.3
Questo credo dice forse che il Padre, il Figlio e lo spirito santo siano un Dio in tre persone? Dice forse che i tre siano uguali in eternità, potenza, posizione e sapienza? No. La formula tre-in-uno non viene menzionata affatto. L’originale Simbolo Niceno non affermò la Trinità.
Al massimo questo credo uguaglia il Figlio al Padre dicendo che è “della stessa sostanza”. Ma non dice nulla di simile per quanto riguarda lo spirito santo. Tutto ciò che dice è: “Crediamo . . . nello Spirito Santo”. Questa non è la dottrina trinitaria della cristianità.
Anche l’espressione chiave, “della stessa sostanza” (homooùsios), non significa necessariamente che il concilio credesse nell’identità numerica fra Padre e Figlio. La New Catholic Encyclopedia afferma:
“È dubbio se il Concilio volesse affermare l’identità numerica della sostanza del Padre e del Figlio”.4
Anche se il concilio avesse inteso dire che il Figlio e il Padre erano numericamente uno, non si sarebbe ancora trattato di Trinità. Sarebbe stato solo un Dio in due persone, non in tre come vuole la dottrina della Trinità.
“Opinione di una minoranza”
A Nicea, i vescovi in generale credevano che il Figlio fosse uguale a Dio? No, c’erano opinioni diverse. Una, ad esempio, era quella rappresentata da Ario, secondo cui il Figlio aveva avuto un principio in senso temporale e non era quindi uguale a Dio, bensì era subordinato a lui sotto tutti gli aspetti. Atanasio, invece, credeva che il Figlio fosse in un certo senso uguale a Dio. E c’erano anche altre opinioni.
In quanto alla decisione del concilio di considerare il Figlio della stessa sostanza di Dio, o consustanziale, Martin Marty afferma: “Nicea rappresentò in effetti l’opinione di una minoranza; l’accordo fu difficile e risultò inaccettabile per molti che non condividevano il punto di vista ariano”.5 Similmente un’opera sui Padri niceni e postniceni fa notare che “solo una minoranza assunse una posizione dottrinale chiaramente formulata in contrapposizione all’arianesimo, anche se questa minoranza riuscì a raggiungere il suo obiettivo”.6 E il libro A Short History of Christian Doctrine osserva:
“Ciò su cui molti vescovi e teologi orientali trovarono particolarmente da ridire fu il concetto introdotto nel credo da Costantino stesso, cioè l’homoousios [“della stessa sostanza”], che divenne l’oggetto del contendere nella susseguente controversia fra ortodossia ed eresia”.7
Dopo il concilio la disputa andò avanti per decenni. Per qualche tempo i sostenitori dell’idea che voleva il Figlio uguale all’Iddio Onnipotente caddero addirittura in disgrazia. Per esempio, Martin Marty dice di Atanasio: “La sua popolarità conobbe alti e bassi ed egli fu esiliato così spesso [negli anni che seguirono il concilio] che divenne una specie di pendolare”.8 Atanasio trascorse anni in esilio perché esponenti politici e religiosi si opponevano alle sue opinioni che uguagliavano il Figlio a Dio.
Perciò asserire che il Concilio di Nicea del 325 E.V. abbia affermato la dottrina della Trinità non è esatto. Quello che poi divenne l’insegnamento trinitario, a quel tempo non esisteva. L’idea che il Padre, il Figlio e lo spirito santo fossero ciascuno vero Dio e che i tre fossero uguali in eternità, potenza, posizione e sapienza, formando nel contempo un unico Dio — un Dio in tre persone — non fu formulata né da quel concilio né dai primi Padri della Chiesa. In The Church of the First Three Centuries leggiamo infatti:
“L’attuale diffusa dottrina della Trinità . . . non trae alcun sostegno dal linguaggio di Giustino [Martire]: e questa osservazione può essere estesa a tutti i Padri preniceni, cioè a tutti gli scrittori cristiani dei primi tre secoli dopo la morte di Cristo. È vero che parlano di Padre, Figlio e Spirito santo o profetico, ma non dicono che sono coeguali, che sono un’unica essenza, che sono Tre in Uno, in nessuno dei significati oggi accettati dai trinitari. È vero l’esatto contrario. La dottrina della Trinità, com’è spiegata da questi Padri, era essenzialmente diversa da quella attuale. Lo affermiamo come un fatto dimostrabile alla stessa maniera di qualsiasi fatto della storia delle opinioni umane”.
“Sfidiamo chiunque a menzionare un solo scrittore di rilievo, nei primi tre secoli, che sostenga questa dottrina [della Trinità] nel senso che essa ha oggi”.9
Nicea segnò comunque una svolta. Aprì la porta all’accettazione ufficiale dell’uguaglianza del Figlio col Padre e spianò la strada alla successiva formulazione della Trinità. Nel libro Second Century Orthodoxy si osserva:
“Almeno sino alla fine del II secolo la Chiesa universale rimase unita su un punto fondamentale; tutti accettavano la supremazia del Padre. Tutti consideravano Dio Padre Onnipotente come il solo supremo, immutabile, ineffabile e senza principio. . . .
“Scomparsi gli scrittori e i personaggi di spicco del II secolo, la Chiesa si ritrovò . . . a scivolare lentamente ma inesorabilmente verso il punto . . . in cui al Concilio di Nicea si raggiunse il culmine di questa progressiva erosione della fede originale. Lì una piccola ma agguerrita minoranza impose la sua eresia a una maggioranza acquiescente e, col sostegno delle autorità politiche dietro le quinte, costrinse, circuì e intimidì quelli che cercavano di mantenere incontaminata l’originaria purezza della loro fede”.10
Il Concilio di Costantinopoli
Nel 381 E.V. il Concilio di Costantinopoli confermò il Simbolo Niceno. E vi aggiunse qualcosa. Chiamò lo spirito santo “Signore” che “dà la vita”. Questo credo ampliato del 381 E.V. (che corrisponde praticamente a quello in uso oggi nelle chiese e che è conosciuto come “Simbolo Niceno”) mostra che la cristianità stava per formulare un dogma trinitario pienamente elaborato. Ma neppure questo concilio completò la dottrina. La New Catholic Encyclopedia riconosce:
“È interessante notare che 60 anni dopo il Nicea I il Concilio di Costantinopoli I [381 E.V.] evitò di usare homoousios nella sua definizione della divinità dello Spirito Santo”.11
“Gli studiosi rimangono perplessi davanti alle espressioni piuttosto blande usate in questo credo; per esempio, esso evita di applicare il termine homoousios allo Spirito Santo come consustanziale col Padre e col Figlio”.12
La stessa enciclopedia ammette: “Homoousios non compare nelle Scritture”.13 Infatti la Bibbia non usa questo termine né in riferimento allo spirito santo né al Figlio come se fossero consustanziali col Padre. È un termine non biblico che contribuì all’elaborazione della dottrina non biblica, o meglio, antibiblica, della Trinità.
Anche dopo Costantinopoli passarono secoli prima che l’insegnamento della Trinità venisse accettato da tutta la cristianità. La New Catholic Encyclopedia dice: “In Occidente . . . sembra sia invalso il silenzio generale per quanto attiene al Costantinopoli I e al suo credo”.14 La stessa fonte indica che il credo promulgato dal concilio non fu estesamente riconosciuto in Occidente fino al VII o VIII secolo.
Gli studiosi riconoscono pure che il Simbolo Atanasiano, spesso citato a sostegno della Trinità e come definizione standard, non fu scritto da Atanasio, ma da un autore ignoto d’epoca molto più tarda. La New Encyclopædia Britannica osserva:
“Il simbolo fu sconosciuto alla Chiesa Orientale fino al XII secolo. A partire dal XVII secolo gli studiosi hanno generalmente convenuto che il Simbolo Atanasiano non fu scritto da Atanasio (morto nel 373), ma fu probabilmente composto nella Francia meridionale durante il V secolo. . . . L’influenza del simbolo sembra si sia sentita per lo più nel sud della Francia e in Spagna nel VI e VII secolo. Era in uso nella liturgia della chiesa in Germania nel IX secolo e qualche tempo dopo a Roma”.15
Come si sviluppò
La dottrina della Trinità si sviluppò lentamente nell’arco di alcuni secoli. Le idee trinitarie di filosofi greci come Platone, vissuto diversi secoli prima di Cristo, si infiltrarono gradualmente negli insegnamenti ecclesiastici. Il libro The Church of the First Three Centuries dice:
“Possiamo affermare che la dottrina della Trinità si andò formando gradualmente e relativamente tardi; che trasse origine da una fonte del tutto estranea alle Scritture Ebraiche e Cristiane; che si sviluppò e fu innestata sul cristianesimo per mano dei Padri platonisti; che all’epoca di Giustino, e per molto tempo dopo, la distinta natura e inferiorità del Figlio erano universalmente insegnate e che allora solo i primi vaghi contorni della Trinità erano divenuti visibili”.16
Prima di Platone, le triadi erano comuni in Babilonia e in Egitto. E i tentativi fatti dagli uomini di chiesa per attirare i non credenti del mondo romano fecero sì che il cristianesimo assorbisse gradualmente alcuni di quei concetti. Questo portò infine ad accettare l’idea che il Figlio e lo spirito santo fossero uguali al Padre.
La parola stessa “Trinità” venne accettata solo gradualmente. Fu nell’ultima metà del II secolo che Teofilo, vescovo di Antiochia di Siria, scrivendo in greco, introdusse la parola triàs, che significa “triade” o “trinità”. Successivamente Tertulliano, scrittore latino di Cartagine, nell’Africa settentrionale, introdusse nei suoi scritti la parola trinitas, “trinità”. Ma il termine triàs non compare nelle Scritture Greche Cristiane, e trinitas non si trova nella traduzione latina della Bibbia, la Vulgata. Nessuna delle due parole è biblica. Ma la parola “Trinità”, basata su concetti pagani, penetrò nella letteratura ecclesiastica e dopo il IV secolo nel dogma.
Gli eruditi non esaminarono la Bibbia per vedere se tale dottrina vi fosse insegnata. La dottrina fu elaborata in gran parte per ragioni di politica secolare ed ecclesiastica. Nel suo libro The Christian Tradition, Jaroslav Pelikan richiama l’attenzione sui “fattori non teologici del dibattito, molti dei quali sembrarono più volte sul punto di determinarne l’esito, solo per essere poi sopraffatti da altre forze simili. Spesso la dottrina parve essere la vittima — o il prodotto — della politica ecclesiastica e dei conflitti di personalità”.17 E. Washburn Hopkins, docente presso l’università di Yale, affermò: “La definizione ortodossa finale della trinità fu in gran parte una questione di politica ecclesiastica”.18
Com’è irragionevole la dottrina della Trinità in paragone col semplice insegnamento biblico che Dio è supremo e senza uguali! Come dice Dio stesso, “a chi mi assomiglierete o mi uguaglierete o mi paragonerete affinché somigliamo l’uno all’altro?” — Isaia 46:5.
Cosa rappresentò
Cosa rappresentò il graduale sviluppo dell’idea trinitaria? Fu un aspetto dell’allontanamento dal vero cristianesimo predetto da Gesù. (Matteo 13:24-43) Anche l’apostolo Paolo aveva predetto l’insorgere dell’apostasia:
“Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole”. — 2 Timoteo 4:3, 4, La Bibbia di Gerusalemme (cattolica).
Una di queste favole fu la dottrina della Trinità. Un po’ alla volta se ne svilupparono altre, anch’esse estranee al cristianesimo: l’immortalità innata dell’anima umana, il purgatorio, il limbo e il tormento eterno nell’inferno di fuoco.
Cos’è dunque la Trinità? È una dottrina pagana camuffata da dottrina cristiana. È stata promossa da Satana per ingannare, per rendere Dio qualcosa di confuso e misterioso per gli uomini. Questo li rende più vulnerabili ad altre idee e pratiche religiose false.
“Dai loro frutti”
In Matteo 7:15-19 Gesù indicò un modo per distinguere la vera religione dalla falsa:
“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in manto da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Non si coglie uva dalle spine né fichi dai cardi, vi pare? Similmente ogni albero buono produce frutti eccellenti, ma ogni albero marcio produce frutti spregevoli . . . Ogni albero che non produce frutti eccellenti è tagliato e gettato nel fuoco”.
Facciamo un esempio. In Giovanni 13:35 Gesù disse: “Da questo tutti conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore fra voi”. Inoltre, in 1 Giovanni 4:20 e 21 l’ispirata Parola di Dio dichiara:
“Se qualcuno fa la dichiarazione: ‘Io amo Dio’, eppure odia il suo fratello, è bugiardo. Poiché chi non ama il suo fratello, che ha visto, non può amare Dio, che non ha visto. E abbiamo da lui questo comandamento, che chi ama Dio ami anche il suo fratello”.
Applicate il principio fondamentale secondo cui i veri cristiani devono avere amore fra loro a ciò che è accaduto in entrambe le guerre mondiali di questo secolo, come pure in altri conflitti. Seguaci delle varie religioni della cristianità si sono scontrati sui campi di battaglia e hanno massacrato i loro stessi correligionari a causa di contrasti nazionalistici. Entrambe le parti in lotta si dichiaravano cristiane, e ciascuna aveva l’appoggio del suo clero, che affermava di avere Dio dalla propria parte. Il massacro di “cristiani” da parte di altri “cristiani” è un frutto marcio. È la negazione dell’amore cristiano, una violazione delle leggi di Dio. — Vedi anche 1 Giovanni 3:10-12.
La resa dei conti
Così l’allontanamento dal vero cristianesimo non produsse solo dottrine empie, come quella della Trinità, ma anche pratiche empie. Verrà però il giorno della resa dei conti, perché Gesù disse: “Ogni albero che non produce frutti eccellenti è tagliato e gettato nel fuoco”. Per questo la Parola di Dio esorta:
“Uscite da essa [dalla falsa religione], o popolo mio, se non volete partecipare con lei ai suoi peccati, e se non volete ricevere parte delle sue piaghe. Poiché i suoi peccati si sono ammassati fino al cielo, e Dio si è rammentato dei suoi atti d’ingiustizia”. — Rivelazione 18:4, 5.
Presto Dio ‘metterà nel cuore’ delle autorità politiche l’intento di volgersi contro la falsa religione. Esse “la renderanno devastata e . . . mangeranno le sue carni e la bruceranno completamente col fuoco”. (Rivelazione 17:16, 17) La falsa religione con le sue filosofie pagane sull’identità di Dio sarà distrutta per sempre. In effetti Dio dirà a coloro che praticano la falsa religione quello che Gesù disse ai suoi giorni: “Ecco, la vostra casa vi è abbandonata”. — Matteo 23:38.
La vera religione non sarà colpita dai giudizi di Dio, e così, alla fine ogni onore e gloria andrà a Colui che Gesù definì “il solo vero Dio”. Egli fu identificato dal salmista che dichiarò: “Tu, il cui nome è Geova, tu solo sei l’Altissimo su tutta la terra”. — Giovanni 17:3; Salmo 83:18.
Riferimenti bibliografici
 1. Encyclopædia Britannica, 1971, volume 6, pagina 386.
 2. Bernhard Lohse, A Short History of Christian Doctrine, 1963, pagina 51.
 3. John Norman D. Kelly, I simboli di fede della Chiesa antica, traduzione di B. Maresca, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1987, pagina 213.
 4. New Catholic Encyclopedia, 1967, volume VII, pagina 115.
 5. Martin E. Marty, A Short History of Christianity, 1959, pagina 91.
 6. Philip Schaff e Henry Wace, A Select Library of Nicene and Post-Nicene Fathers of the Christian Church, 1892, volume IV, pagina xvii.
 7. A Short History of Christian Doctrine, cit., pagina 53.
 8. A Short History of Christianity, cit., pagina 91.
 9. Alvan Lamson, The Church of the First Three Centuries, 1869, pagine 75-6, 341.
10. J. A. Buckley, Second Century Orthodoxy, 1978, pagine 114-15.
11. New Catholic Encyclopedia, cit., volume VII, pagina 115.
12. Ibid., volume IV, pagina 436.
13. Ibid., pagina 251.
14. Ibid., pagina 436.
15. The New Encyclopædia Britannica, 1985, 15a edizione, Micropædia, volume 1, pagina 665.
16. The Church of the First Three Centuries, cit., pagina 52.
17. Jaroslav Pelikan, The Christian Tradition, 1971, pagina 173.
18. E. Washburn Hopkins, Origin and Evolution of Religion, 1923, pagina 339.

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Esticazzi proprio questi pipponi copia incollati dalla torre di guardia, piuttosto, a quando avete spostato la prossima fine del mondo?

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